comunicato stampa: una riforma di destra

Il 13 Ottobre il Senato ha polverizzato l’identità della Repubblica nata dalla Resistenza votando la peggiore legge Costituzionale, che stravolge radicalmente l’impianto della Costituzione del 1948 . La cancellazione della elezione diretta dei senatori, la drastica riduzione dei componenti — lasciando immutato il numero dei deputati —colpiscono il principio della rappresentanza politica e gli equilibri del sistema istituzionale. Ne risente anche l’elezione del Capo dello Stato, dei componenti della Corte costituzionale, del Csm. E ne esce indebolita la stessa rigidità della Costituzione. L’Assemblea Costituente, che scrisse la Costituzione, trovò fondamento nella condivisione di essenziali obiettivi di eguaglianza e giustizia sociale, di tutela di libertà e diritti. Sul progetto politico fu costruita un’architettura istituzionale fondata sulla partecipazione democratica, sulla rappresentanza politica, sull’equilibrio tra i poteri.
Il disegno di legge Renzi-Boschi, di pura destra classica, stravolge radicalmente l’impianto della Costituzione del 1948, concentra il potere sull’esecutivo e riduce la partecipazione democratica, mettendo il bavaglio al dissenso, di fatto “una destra di regime”.
Bisogna dunque battersi contro questa modifica della Costituzione con una battaglia referendaria come quella che fece cadere nel 2006, con il voto del popolo italiano, la riforma approvata dal centrodestra.
La presidente ANPI Provinciale Catania
Santina Sconza

Catania 14/10/2015

Bolognina e dintorni. Chi ha ucciso la sinistra in Italia? da: esseredisinistra

di Massimo RIBAUDO

Non è soltanto l’assassino che torna sul luogo del delitto. Dovrebbero farlo anche i detective e i giornalisti seri: per individuare l’assassino, a volte.

Il giornalista d’inchiesta Stefano Santachiara, con molto rigore e serietà, è andato a ricercare le tracce di quel delitto politico che si compì nel distruggere la storia e le idealità del partito comunista italiano, “il maggior partito comunista in Occidente”, tra il 1989 e il 1991.

Il suo articolo pubblicato su Left Avvenimenti di questa settimana ci rivela alcuni elementi – i fatti, di cui spesso gli articoli che leggiamo sono privi – che permettono di capire perché non abbiamo più una sinistra in Italia, se non nelle nostre necessità politiche.

Per i più giovani si può sintetizzare così quel periodo: quasi tutta la dirigenza del PCI decise che si doveva far pagare agli italiani l’errore di aver studiato (e in parte seguito) solo il comunismo sovietico, spesso senza aver letto né Marx, né Gramsci, e quindi autoeliminarsi con il crollo dello stesso.

Nel fare questo, però, bisognava fondersi “a freddo” con la parte progressista cattolica e liberaldemocratica che oggi, come sappiamo, governa in Germania sotto il nome di Angela Merkel. Il modello ordoliberista che parla di mercato sociale, di eticità del mercato, di banche etiche. Pubblicità ingannevole. Non c’è nessuna etica nel volere i siriani (bianchi e laureati) e rifiutare i ghanesi. E’ razzismo purissimo. Quindi, fate ancora più schifo a chi vi guarda.

Poteva andare a finire bene? No.

Ma c’era Berlusconi dall’altra parte (dal 1994), il rigurgito fascista, la voglia di vincere e di governare, e così accettammo, come militanti e elettori di sinistra, qualsiasi cosa: tutte le narrazioni più assurde, pur di non ammettere che c’era qualcosa di strano, di sbagliato in tutto quello che si creò dal 1989 in poi.

I fatti, quindi. Una lettera inviata a Walter Veltroni prima della Bolognina e pubblicata in esclusiva nell’articolo di Santachiara su Left Avvenimenti ci fornisce indizi interessanti. Sul delitto e sugli assassini del comunismo in Italia. 

Francesco Martelloni, esponente del Pci (area berlingueriana) della sezione Gramsci di Lecce (lui, probabilmente, Gramsci l’aveva letto), consigliò a Veltroni  ”Una trasformazione senza strappi alle radici, cambiando il nome in Partito Comunista Libertario e inserendo un nuovo simbolo: l’albero della libertà della rivoluzione francese, nonché della Repubblica partenopea e di quelle giacobine del ’99″.

Si legge ancora: ”Martelloni, redattore della rivista ‘Itinerari di ricerca storica’, faceva riferimento agli scritti degli anni ’60 di Galvano della Volpe, nei quali il filosofo marxista critico prospettava il superamento della III Internazionale per realizzare, in un sistema di libertà e garanzie, la socialdemocrazia dinamica contrapposta a quella statica di Bad Godesberg”. I passi salienti della lettera di Martelloni delineavano “la rottura con ogni cultura autoritaria e violenta” e “il recupero dell’ispirazione originaria dell’equivalenza tra comunismo e libertà”.

Ve la ricordate Bandiera Rossa, vero? Finisce con: “Evviva il Comunismo e la Libertà“.

Non vogliamo essere dipendenti della burocrazia di un partito che si mangia lo Stato, non vogliamo un comunismo che si leghi agli aspetti più retrogradi e antimoderni del cattolicesimo, che ponga, insomma, vicino al lavoro della falce e martello i sempiterni feticci della destra: dio, patria e famiglia. Aria, per favore. Apriamo le finestre.

Respiriamo il vento della libertà che ci descrissero Marx e Engels: “…appena il lavoro comincia ad essere diviso ciascuno ha una sfera di attività determinata ed esclusiva che gli viene imposta e dalla quale non può sfuggire: è cacciatore, pescatore, o pastore, o critico, e tale deve restare se non vuol perdere i mezzi per vivere; laddove nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, cosí come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico”.

Ma le finestre non si aprirono, come ricorda Stefano Santachiara, anzi si spinse nella tomba il marxismo, il socialismo continentale, il lavoro e si rifiutò di inserire nel nome del nuovo partito “il termine socialista o laburista […], e di accogliere le analisi di Pietro Ingrao contro la rinuncia esplicita alla lotta anticapitalista“.

Si fece tutt’altro: si parlò solo di “questione morale” senza alcuna convinzione e senza il rigore berlingueriano, “apertura alla società civile” (avete visto che fine ha fatto Ignazio Marino) e “contaminazione con le migliori forze liberal democratiche e cattoliche progressiste” (la Binetti, la Fiat  e la banche che davano i soldi).

Fuffa. Ce n’è ancora molta nei convegni delle minoranze del Pd, lo sapete.

E con la fuffa si perdono le elezioni e la dignità. Iniziata male, la progressione autodistruttiva non poteva che proseguire peggio. Quindi, Renzi è il prodotto dell’adesione di gran parte della dirigenza del defunto PCI al neoliberismo. Negli Usa si chiamano neoconservatori. Ex accademici di sinistra (anche provenienti dal mondo accademico marxista) a cui piacciono i soldi. In Europa si chiamano Blair, Gerhard Schröder, Veltroni, D’Alema. Gente che serve, a suo modo, il capitale.

Santachiara è definitivo: Renzi è la prosecuzione del veltronismo con altri mezzi, vale a dire il nuovismo anagrafico dissimulante l’origine democristiana e il gotha della finanza che l’ha sostenuto nella scalata a partito e Palazzo Chigi.

Chiaro, adesso arrivano i pentiti. Come Walter Tocci che si rifiuta, giustamente, di votare la riforma del Senato. Con parole gravi. “Viene a compimento un inganno trentennale. La classe politica di destra e di sinistra ha nascosto la propria incapacità di governo attribuendone la colpa alle istituzioni. Ha surrogato la perdita dei voti con i premi di maggioranza, provocando ulteriore distacco dalle urne. Il governo maggioritario nella democrazia minoritaria ha accentuato la crisi italiana“.

Ammissione importante.

L’inganno è ora sotto gli occhi di chi vuole leggerlo e comprenderlo. E’ nelle vite di chi non sa come creare un futuro per i propri figli. La sua prole. E non perché doveva crearlo lo Stato, ma, almeno, a norma di Costituzione, non doveva sparargli nelle gambe per impedirglielo. E invece i responsabili della sinistra lo hanno fatto. Scientemente. Per proteggere solo il proprio entourage e il proprio ceto.
Walter Veltroni non ha mai risposto alla lettera di Martelloni. Ha solo ucciso il comunismo, la sua declinazione libertaria, e si è tenuto l’albero, rubando l’idea. Per attaccarci le sue palle di Natale. Quelle del santa Claus, della Coca Cola: l’unico simbolo in cui crede.

 

p.s. Nel Manifesto del Movimento Essere Sinistra si legge che “Essere Sinistra è un Movimento libertario“. Quella radice è ancora viva, quindi.

 

(Nella foto dal web: Walter Veltroni, Achille Occhetto, Gianni Cuperlo)

Lorenzin boccia il piano di Lucia Borsellino Ospedali, cliniche e concorsi: tutto da rifare da: livesiciliacatania

di Accursio Sabella

I Ministeri della Salute e dell’Economia hanno “censurato” il documento che ridisegna la rete sanitaria e la mappa dei posti letto in Sicilia. Nel mirino le piccole strutture pubbliche e private. A rischio le assunzioni. Avviso alla Regione: “Ignori le proposte delle associazioni esterne”. Tutti i rilievi tratti dal documento ufficiale.

PALERMO – Ospedali pubblici, cliniche private e piante organiche: è tutto da rifare. Con una nota congiunta, e molto dura, del Ministero della Salute e del Ministero dell’Economia, il governo Renzi ha “bocciato” il Piano della rete ospedaliera di Lucia Borsellino, approvato nel gennaio del 2015. Un documento che delinea la distribuzione dei posti letto nell’Isola, così come la chiusura e l’accorpamento di aziende ospedaliere e unità operative e complesse. E i rilievi adesso rischiano di far saltare in aria il progetto per le cinquemila assunzioni nella Sanità siciliana. È proprio sulla rete ospedaliera, infatti, che si basa la predisposizione delle dotazioni organiche che avrebbero dovuto aprire, appunto, ai concorsi.

Il Piano della rete ospedaliera, come detto, è stato pubblicato con decreto dell’assessore Borsellino il 14 gennaio del 2015. Alla fine, a dire il vero, di un lungo e complesso iter. Che ha visto anche come attori principali, molti deputati dell’Assemblea regionale, che non hanno fatto mancare il proprio “pressing” legato a logiche soprattutto territoriali. E quindi, almeno potenzialmente, elettorali.

Di certo c’è che, secondo i ministri Beatrice Lorenzin Pier Carlo Padoan e – aspetto quasi paradossale – secondo anche i rilievi dell’Agenas, proprio l’agenzia nella quale adesso Lucia Borsellino svolge un ruolo di primo piano, il Piano “prevede alcuni elementi di novità che tuttavia non appaiono risolutivi delle criticità evidenziate” nei precedenti incontri tra la Regione e il governo nazionale. Il direttore generale della Programmazione sanitaria Renato Botti, che firma il documento con i rilievi, sottolinea il “permanere dell’eccessiva frammentazione dell’offerta ospedaliera siciliana. Tale criticità – si legge nel documento – comporta, tra l’altro, la difficoltà di individuare reti per le patologie complesse tempo-dipendenti che rispondano ai reuisiti di efficacia ed efficienza”.

Questo, in generale. Ma il governo nazionale ovviamente scende nel dettaglio. E i rilievi sono parecchi. A cominciare dalla scelta di mantenere in vita strutture pubbliche e private “monospecialistiche” nonostante il numero di interventi sia inferiore a quello fissato dalle soglie ministeriali. Si fa riferimento in particolare alle strutture psichiatriche e ai punti nascita siciliani. E il ministero sembra lanciare un monito, probabilmente indirizzato al dialogo intrapreso dall’assessorato con l’Associazione delle cliniche private (Aiop): “La definizione del fabbisogno assistenziale, organizzativo e strutturale – scrive il governo Renzi – è di esclusiva competenza regionale e non può essere basato sulla proposta da parte di un soggetto o associazione esterna alla regione”.

Sulla rete ospedaliera, come detto, non sono mancate le pressioni della politica. Che si sono concretizzate nell’intervento della commissione Salute dell’Ars alla quale è stato attribuito anche il compito di valutare tutte le unità operative sia semplici che complesse del Sistema sanitario regionale, sia nel settore pubblico che nel settore privato. Una valutazione che avrebbe dovuto condurre alla rimodulazione dei posti letto per acuti (quelli economicamente più vantaggiosi) e alla “rifunzionalizzazione” dei nosocomi in Ospedali di comunità (cioè presìdi con funzioni quasi unicamente assistenziali). Il problema è che nel Piano, la Regione non prevede la tempistica. Cioè non spiega quando questa valutazione debba concludersi. Col rischio di mantenere lo stato transitorio per troppo tempo. Ma non solo. Nel Piano mancherebbe anche la distribuzione dei posti per “acuti” per singolo presidio e non sono stati individuati gli ospedali da riconvertire in ospedali di comunità.

A questo proposito, i ministeri “bocciano” anche l’ipotesi di mantenere in vita come veri e propri ospedali (e non come strutture territoriali) le strutture di Ribera, Mazzarino, Giarre, Leonforte, Barcellona, Scicli e Salemi. Una scelta incomprensibile, secondo il governo nazionale, perché l’attività in presìdi di così piccole dimensioni metterebbe “a rischio la sicurezza dei pazienti”. Contestati anche alcuni errori nelle “somme” dei posti letto. Mentre in alcune Asp, l’ultimo Piano prevede posti letto in più rispetto a quelli previsti dalle tabelle originarie. Un caos.

Al quale vanno aggiunte le altre contestazioni. A cominciare da quelle relative alla Rete dell’emergenza territoriale del 118, “in particolare – scrivono i ministeri – riguardo l’assetto dei mezzi di soccorso di base e avanzati per territorio governato dalla Centrale operativa di competenza, il loro numero e la tipologia, attuale e programmata, compreso un aggiornamento sulle prospettive di implementazione delle automediche: quante, quali e dove siano già state attivate”. E ancora, ecco il capitolo Pta, finiti anche al centro di inchieste giudiziarie. Quei centri, ricorda il governo nazionale, “devono contenere unicamente atività di tipo territoriale e non attività di emergenza-urgenza”.

Questi i rilievi. Ma già da adesso ci si interroga sulle conseguenze. Quelle, cioè, che riguarderanno i piccoli ospedali, che il Ministero ha chiaramente destinato alla chiusura, alla ridefinizione dei posti letto, alla determinazione delle strutture interne agli ospedali (aspetto che riguarda, ovviamente, anche la nomina di primari e dirigenti). Ma soprattutto, in bilico adesso sono, chiaramente, gli annunciati nuovi concorsi nella Sanità siciliana. Mentre dall’assessorato sembrano piovere nuove contestazioni sulle piante organiche delle aziende, infatti, quelle stesse dotazioni sono basate proprio sui dati della rete ospedaliera. Quella che, secondo il governo nazionale, è quasi da riscrivere.

Renzi querelato per Alto Tradimento per l’adesione al Trattato (SEGRETO) T.I.S.A da: attivo.it. – (VIDEO)

“QUERELA CONTRO MATTEO RENZI E COMPLESSO PARLAMENTARE ITALIANO PER IL REATO DI ALTO TRADIMENTO ED ALTRO PER L’ADESIONE AL TRATTATO T.I.S.A.” (Trade In Services Agreement) IN SFAVORE DELLA NAZIONE ITALIANA

ROMA, 21/07/2014

Al Comando stazione dei Carabinieri

Alla Procura Della Repubblica  Competente

Alla Alta Corte Penale Internazionale de l’Aia

Alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

E, p.c.  Ad  Altri

querela a matteo renzi alto trad trattato segreto sfavore italiani relata

QUERELA/DENUNCIA PER INCOSTITUZIONALE, ILLEGALE ED ILLECITA ADESIONE AL TRATTATO INTERNAZIONALE “T.I.S.A.” (Trade In Services Agreement) DEL 014/04/2014.

CONTRO :

1) Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano;

2) Il Presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi

3) Il Presidente dellaCamera Laura Boldrini

4) Il Presidente del Senato Pietro Grasso;

5) Tutti i componenti dello governo dei tecnici nominati da Matteo Renzi;

6) Tutti i Parlamentari votanti a favore del trattato internazionale ”T.I.S.A.;

7) E quant’altri coinvolti nei fatti qui descritti che si ravvisassero nel corso delle indagini.

Per le ipotesi dei reati p. e p. dagli articoli:

1) Alto tradimento (art.90 Costituzione);

2) Concorso formale in reato continuato (art.81 c.p.);

3) Pene per coloro che concorrono nel reato (art.110 c.p.);

4) Circostanze aggravanti (art.112 c.p.);

5) Attentato contro l’integrità l’indipendenza e l’unità dello Stato (art.241 c.p.);

6) Attentato contro la Costituzione dello Stato (art.283 c.p.);

7) Usurpazione di potere politico o comando militare (art.287 c.p.):

8) Attentati contro i diritti politici del cittadino (art.294 c.p.);

9) Abuso d’ufficio (art.323 c.p.);

10) Usurpazione di funzioni pubbliche (art. 347 c.p.);

11) Associazione a delinquere (art.416 bis);

12) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.476 c.p.);

13) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in  certificati (art.477 c.p.);

14) Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.479 c.p.);

15) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati (art.480 c.p.);

16) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.481 c.p.);

17) Falsità materiale commessa dal privato (art.482 c.p.);

18) Falsità ideologica commessa dal privato in atti pubblici (art.483 c.p.);

19) Falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di un pubblico servizio (art. 493 c.p.);

20) Riduzione in schiavitù (art.600 c.p.);

21) Furto (art.624 c.p.);

22) Truffa (art.640 c.p.);

23) Circonvenzione di persone incapaci (art.643 c.p.);

24) Abuso della credulità popolare (art.661 c.p.);

25) Ed eventuali altre fattispecie di reato che venissero rilevate nel corso delle indagini.-

LUOGO DI COMMISSIONE : Territorio nazionale

TEMPO DI COMMISSIONE : Reati in corso di esecuzione;

Persone offese:  la Repubblica italiana, tutti i Cittadini italiani, la Nazione italiana.

CARDINI E FONDAMENTA DI RIFERIMENTO :

Costituzione : Artt. 1; 3; 11; 22; 25; 35; 41; 42; 53; 54; 72; 76; 77; 80; 87; 89; 91; 95; 96.-

Il testo della Costituzione all’articolo 1 comma 2 dice :  < ….La Sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.>;

Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, …..

Art. 11.L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 22.Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, …..

Art. 25. Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge…..

Art. 35. La Repubblica tutela il lavoro …… Omissis …. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro……

Art. 41. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 42.. … omissis …. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti….. omissis ….

Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Art. 54. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

Art. 72. …. Omissis ….. La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

Art. 76. L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principî e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

Art. 77. Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

Art. 80. Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.

Art. 87. Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.

… omissis ….

Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.  … omissis …

ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.

…. Omissis ….

Art. 89. Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità. … omissis …

Art. 91. Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.

Art. 95. …. Omissis …. I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

Art. 96. Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.

 

PREMESSA

Le rivelazioni di Wikileaks hanno portato alla luce IL TRATTATO T.I.S.A. che anche il governo italiano ll giorno 14 aprile ha stipulato segretamente ….e già questa è una gravissima violazione della Costituzione repubblicana (come riportato anche dalla stampa ufficiale – vedi riferimenti in fondo all’allegato) …. un accordo con altri 50 Paesi, che dovrebbe rimanere riservato per altri 5 anni e con il quale vengono imposti alla cittadinanza vincoli molto stringenti in tema di servizi e di modello sociale.

Non si tratta semplicemente di qualche nuova regola ma della realizzazione di un nuovo assetto della comune convivenza nazionale ed internazionale.

Si tratta del TISA (Trade In Services Agreement), fortemente voluto da Inghilterra e Usa, che affianca e completa il già noto AGCS. Qui in fondo in allegato ne è riportata la bozza originale, fornita da Wikileaks.

Come si può constatare, l’accordo prevede l’abolizione delle normative nazionali che “ostacolano” la piena libertà di sviluppo e innovazione nella attività finanziaria.

Una libertà già divenuta pericoloso arbitrio in un recente passato e considerata causa prima della grave crisi ancora in atto.

Questo incredibile trattato vuole fare “tabula rasa” all’emancipazione sociale di secoli.

Prevede infatti la totale liberalizzazione delle assicurazioni e dei sistemi pensionistici, onde favorire la speculazione privata, dispone la completa riservatezza sulle operazioni effettuate nei paradisi fiscali da parte delle istituzioni finanziarie, l’esclusione di ogni limite alla dimensione di questi ultimi (qualcuno aveva suggerito dei drastici ridimensionamenti per evitare il ripetersi dei costosissimi salvataggi governativi di banche “troppo grandi per fallire”). Vieta l’instaurazione di ogni sistema di autorizzazione per nuovi strumenti finanziari e garantisce posizioni di privilegio normativo al grande capitale.

L’accordo prevede addirittura l’instaurazione di un canale di Giustizia speciale, in dipendenza del quale lo Stato stipulante si dichiara soggetto alle decisioni di un collegio arbitrale cui può ricorrere ogni azienda che si ritenga danneggiata … da norme approvate dal Parlamento e quindi il completo svilimento dello stesso.

Si instaura anche un meccanismo particolare che predetermina ogni scelta in materia di politica economica e finanziaria, esautorando il Parlamento da ogni competenza in merito.

Queste intese incostituzionali, illegali e delegittimanti, di molti aspetti della vita sociale, relazionale, politica nazionale fra cui la determinazione degli indirizzi di politica economica, l’istituzione di un sistema di giustizia parallela e l’ introduzione di  norme restrittive e palesemente lesive delle conquiste sindacali in tema di diritto del lavoro e l’impossibilità di gestire correttamente l’imposizione fiscale rievocano quelle stesse azioni ed intenti che si stanno elaborando tra Ue e Usa con il c.d. TTIP (Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti) con il quale si intende concedere alla finanza ed alle multinazionali la più ampia libertà d’azione con ogni franchigia da possibili interventi governativi.

Per certi aspetti, entrambi i trattati si configurano come una specie di Statuto universale, blindato, inossidabile, inattaccabile, eterno  del Capitale … della finanza internazionale.. un ulteriore tassello finalizzato al raggiungimento del Nuovo Ordine Mondiale…

Nessun politico a nessun livello ha dato mostra di essersi accorto e percepito la drammatica ed immanentistica urgenza del contesto e nemmeno ha posto in rilievo il problema, ma la sua estrema gravità impone immediatamente l’apertura di un dibattito approfondito frenare ed impedire questa furbesca prassi di aggirare e superare i parlamenti nazionali mediante “accordi” internazionali.

La Convenzione di Vienna del 1969 sul Diritto dei Trattati è sufficientemente indicativa nel qualificare il Trattato internazionale come lo strumento per definire e regolare eventuali controversie fra Stati sovrani e fonte, quindi, del diritto internazionale.

E’ pertanto del tutto illegittimo e contrario anche al concetto stesso di diritto costituzionale come sistema con il quale una collettività stabilisce le regole della propria convivenza, utilizzare siffatto strumento quale fonte di diritto interno in aperto contrasto con la consolidata ed indefettibile disciplina dettata dalla carta costituzionale .

Per tal via il governo tenta di aggirare il Parlamento escludendolo dalle sue funzioni e violando, con la Costituzione, anche le scelte politiche espresse dall’elettorato.

Si potrebbe obbiettare che – comunque – il Trattato ddovrebbe essere approvato dal Parlamento. Ma l’osservazione non regge: ben diverso è ratificare un testo già elaborato e deciso in sede internazionale, dall’approvare regole sotto lo sguardo dell’opinione pubblica.

I Trattati poi non vengono neppure letti da chi li ratifica: il pacchetto è di solito asinescamente, votato come atto dovuto verso i Paesi “partners”. Nessuna discussione, nessun esame approfondito, nessuna analisi specifica e di sistema, nessuna riflessione. Tutto avviene fideisticamente ad ordine del padrone multinazionlfinanziario altrimenti detto “disciplina di partito”.

E invece si tratta di uno stupro della democrazia e del parlamento elettivo. I Trattati europei addirittura autorizzano Organi esterni al Paese ad emettere norme che entrano direttamente a far parte dell’ordinamento giuridico e politico/sociale interno con valenza superiore a legge nazionale.

Noi sappiamo (e per questo infinite volte denunciato in ogni sede) che coloro che redigono ed elaborano questi trattati lavorano per conto ed a vantaggio di interessi lobbistici, contrari ed antitetici a quelli generali del Paese e delle sue leggi statutarie, in perversa associazione con i governanti. Questa violazione, oltraggio eversione, deve cessare immediatamente.

Non possiamo consentire a nessuno di calpestare il Diritto e di sovvertire i principi di base su cui si basa la nostra società democratica.

Detto “Trattato”, la cui summa di oltraggio alla costituzione, lo stravolgimento dell’essenza dei valori repubblicani di controllo ed indirizzo dei cittadini dei diritti garantiti  … nonché della soppressione del corpus delle leggi e della logica giuridico/legislativa dei codici nazionali ed indice inequivocabile della ulteriore sottrazione di capacità di manifestazione ed espressione di libertà, democraticità e volontà politica dei cittadini ….è inarrivabile ed ulteriore fase di criminale sopruso.

George Orwell … che come sappiamo bene, fece parte dei servizi segreti inglesi sotto la classica copertura della figura di “addetto commerciale”, sia in estremo oriente che successivamente in Russia per molti anni nel periodo fra le due guerre mondiali… approfittò delle conoscenze e delle informazioni riservatissime (inerenti ovviamente la sua epoca) per desumerne e distillarne poi le estreme e crude verità fondamentali dell’animo umano e sociale/politico…. di cui pervase ed intrise tutta la sua eccezionale, seppure limitatissima produzione, a causa della sua grave malattia (?) che lo catturò prematuramente a morte.

Egli aveva perfettamente previsto (o semplicemente era al corrente?) quello che sarebbe accaduto a distanza di circa settanta/ottanta anni (forse sarebbe il caso di pensare e riflettere che già allora si conducevano studi sulla psiche umana – come anche la cinematografia andava evidenziando – Dottor Mabuse & Co. – seppure sotto altri aspetti che tuttora pervadono il tema che andiamo ad analizzare… tutte sfaccettature di prese di consapevolezza che prendevano appunto atto di una scienza che stava compiendo grandi passi nel suo consolidamento ed effettiva capacità di utilizzazione nel controllo del comportamento delle “masse” e delle singole persone…. E come al solito avviene nelle tecnologie e scienze della “frontiera estrema” queste vengono immediatamente “fagocitate” dai servizi segreti … o comunque dai militari in qualunque epoca e qualunque luogo…

Quindi sulla base di queste considerazioni ed osservazioni si può sostenere che Orwell chiaramente conosceva (avendone descritto perfettamente nelle sue opere letterarie i risultati finali), e aveva avuto certamente accesso alla conoscenze e alle sperimentazioni da cui aveva tratto questi parametri, elementi e codifiche. Conoscenze che lo avevano quindi portato a scrivere (come sempre accade in questi casi) sotto veste di allegoria/parabola a persuaso per la loro epocale drammaticità a rischiare la vita conscio della “missione” che casualmente gli si era appiccicata addosso  e portato a decidersi a divulgare le terrificanti possibili applicazioni (o peggio già orchestrate decisioni di conquista dell’”essere umano” sparso sull’orbe terracqueo  – come oggi sta avvenendo…) in modo da attenzionare sottilmente il pensiero e le personalità più brillanti ai possibili tragici coinvolgimenti e ripercussioni che il violento e criminale utilizzo di questa “tecnologia” poteva condurre… ed ha effettivamente raggiunto.

Nonostante le grida di allerta che andiamo urlando, lontano appare il risveglio dell’attenzione dell’opinione pubblica. Da decenni la cosiddetta Sovranità Popolare garantita dall‘art. 1 della Costituzione viene sottratta con subdole azioni di malgoverno, legiferazione lobbistica, usurpazione ed estorsione di diritti…. Tutto questo alla luce del sole ma anche in questo caso, come stiamo qui dimostrando, in modo ILLEGALE, DISPOTICO, SPIETATO .

La realtà dei fatti è del tutto agli antipodi; ed infatti nel corso di molti decenni apaticamente e bovinamente i Cittadini lasciandosi depauperare della propria libertà e cedendola oziosamente nelle mani di entità incorporee, evanescenti, quasi inconsistenti e comunque intangibili, inattaccabili .. ma fini esecutrici di quel folle racconto di Orwell e quindi manipolatrici, interpolatrici, circonvenzionatrici del senno e delle azioni dei cittadini si rendono complici più o meno consapevoli del furto e degli altri reati a loro stesso danno perpetrati… questo al presumibile scopo finale di accentrare in pochissime mani oligarchiche e plutocratiche il potere dei cittadini che da questi era stato demandato allo Stato oramai svuotato di ogni valenza di qualunque ambito.

Come infinite volte ripetuto in tutte le occasioni in cui abbiamo avuto un “pulpito” a disposizione io, Giorgio Vitali  ed altri abbiamo sempre urlato al vento il grido di dolore delle nostre sovranità e diritti svaniti, dissolti nel nulla a causa delle leggi infami prodotte in questi ultimi anni.

Come visto all’inizio è in atto da decenni la progressiva spoliazione dei diritti dei cittadini da parte del potere arbitrario, usurpativo e discrezionale, sperequativo,  della élite finanziaria mondiale attraverso il controllo dei parlamenti nazionali e degli organismi internazionali dalla facciata apparentemente presentabile.

Lo Stato negli ultimi anni con la serie continua di pseudo leggi che limitano la libertà degli individui le sperequazioni fra individui e piccole imprese in sfacciato ed intollerabile favore alle multinazionali,.. in particolare quelle finanziarie … fatto che corrisponde esattamente a quanto descritto da Orwell da noi citato all’inizio…..

Se non si pone fine a questo occulto, perverso e sotterraneo lavorìo legislativo, giuridico nazionale ed internazionale di svuotamento dello Stato e della Costituzione ci ritroveremo tutti a Diventare a tutti gli effetti schiavi, succubi, soggiogati, prigionieri di un regime sovranazionale oligarchico del tutto sconosciuto ed occultato nelle identità dei suoi componenti…

Si appalesa a questo punto sempre il solito dilemma ….. costoro (i governanti) sono dei poveri idioti incapaci di intendere e di volere, e legiferano a casaccio?… Oppure sono collusi con la mafia dell’alta finanza che qui denunciamo congiuntamente?? In ogni caso anche loro devono essere inquisiti da una magistratura che sia degna dei grandi valori di cui dovrebbe essere portatrice…….

Questa denuncia/querela è per gridare ancora una volta che non si possono svendere senza il loro esplicito consenso, ed impunemente……., i Cittadini , lo Stato, la Nazione, … e soprattutto non si possono annullare  i loro “naturali e costituzionali diritti”… Nè annichilire, modificare e stravolgere il senso delle leggi e della Costituzione CHE DEVE SEMPRE ESSERE IN FAVORE DELLA TOTALITA’ DEI CITTADINI E DELL’INTERESSE NAZIONALE …. E NON SPEREQUATIVE IN FAVORE DELLE BANCHE/FINANZA INTERNAZIONALE….

Le violazioni alla Costituzione conteggiate ed evidenziate in apice sono previste nei 19 articoli violati, stravolti, disattesi…. I tanto decantati esaltati, magnificati dalla costituzione : rispetto, tutela, garanzia dei/sui poteri inerenti il diritto di proprietà, di impresa, dei singoli e delle famiglie…. L’equità legale, sociale, economica, imprenditoriale….. la parità di diritti dei cittadini di fronte alla legge ed allo Stato …. la rimozione degli ostacoli che limitano di

fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini…. E viceversa la inderogabile (art.42) funzione sociale dell’impresa (le banche così strutturate sono socialmente utili, …a chi?… (art.41) Non recano danno alla sicurezza, alla libertà…. alla dignità umana???….

E vogliamo anche aggiungere Art.3 della Costituzione…e tutti gli altri richiamati in calce??

Dove è andata a finire l’effettiva eguaglianza di tutti i lavoratori/cittadini…?????

È quindi è dovere di ogni cittadino degno di questo nome (anche Magistrato, giudice, …… opporsi con ogni mezzo e modo allo scempio dei diritti costituzionalmente garantiti messi

in atto da questi usurpatori ed annichilitori  dei valori costituzionali e delle leggi conseguenti che costoro emanano e promulgano in barba ai dettati istituzionali……..

Il diritto di resistenza ed autodifesa è implicitamente legittimato dal dovere di fedeltà (alla Repubblica), stabilito dall’art. 54 e dal principio della sovranità popolare, diritto di ogni singolo cittadino come membro del popolo, e non solo al popolo nel suo insieme. Ciò è definito all’art. 1 della Costituzione che sancisce che la resistenza attiva (non solo passiva) ad un pubblico ufficiale o ad un corpo politico è legittima.(anche il Parlamento e il Consiglio dei Ministri…

Il diritto alla resistenza è equivalente, corrispondente, analogo e simbiotico al diritto alla sicurezza ed ordine pubblico che impone al cittadino di attivarsi in carenza di interventi di ufficiali di polizia giudiziaria in presenza del verificarsi di un qualsiasi reato affinché  se ne ostacoli ed impedisca la realizzazione, …

Questa  condizione io la chiamo RIDUZIONE IN SCHIAVITU’

TUTTO CIÒ PREMESSO CHIEDIAMO :

a) di voler procedere con gli atti di competenza in ordine alla configurazione della fattispecie di attentato contro la Costituzione dello Stato, rimettendosi alle valutazioni delle autorità competenti anche in ordine al gravissimo, reale pericolo di un reato quale l’attentato alla Costituzione.

b) di procedere per la penale punizione dei colpevoli, ai fini di impedire la continuazione dei reati ravvisati in calce;

Ricordo, sottolineo ed enfatizzo ad uso di chi mi legge rammentando l’ obbligatorietà dell’azione penale (art.112 Costituzione) in caso di evidenti violazioni di legge e l’altrettanto obbligatorio arresto in caso di flagranza di reato, ricordo altresì il giuramento prestato nei confronti della Legge, delle Istituzioni, della Repubblica, dello Stato e dei Cittadini italiani tutti, a cui l’operato di questo giudice si deve uniformare e deve rispondere, e di cui noi a nostra volta saremo severi giudici.

Ci riserviamo inoltre di costituirci parte civile nell’instaurando procedimento penale;

e, ai sensi dell’ex art. 408 c.p.p., chiediamo di essere avvisati in caso di richiesta di archiviazione.

IN FEDE.

(FONTE)

Tutti i nemici del Papa da:repubblica.it

Tutti i nemici del Papa
(agf)

Non solo i cardinali della lettera che scuote il Sinodo, definita da padre Lombardi un “atto di disturbo”, ma anche gruppi economici e di potere che vogliono sovvertire la rivoluzione di Francesco

di PAOLO RODARI

 CITTÀ DEL VATICANO – Lo chiamano “Papa argentino ” per screditarlo. Per rimarcare la distanza, culturale e ideologica, fra loro e lui. Sono cardinali di curia e vescovi, certo, che tuttavia hanno dietro di loro anche gruppi di potere e di pressione precisi, consorterie fin dal 13 marzo del 2013 in-sofferenti verso il magistero sociale del Pontefice.

Ieri padre Federico Lombardi ha sminuito la portata deflagrante della lettera dei cardinali inviata a Francesco e pubblicata da L’Espresso . “Chi a distanza di giorni ha pubblicato la lettera ha compiuto un atto di disturbo non inteso dai “firmatari”, almeno da alcuni dei più autorevoli”, ha detto il portavoce vaticano. Che ha chiesto anche di “non lasciarsi condizionare”, in quanto l’azione di disturbo è mossa da seconde linee. Eppure, l’effetto è il medesimo dei tempi di Vatileaks, quando le carte passavano da dentro il Vaticano e arrivavano fino ai media. La vera pistola fumante del Sinodo, ha scritto non a caso il sito d’informazione Il Sismografo vicino alla Santa Sede, “è l’esistenza di una cordata di eminenti vaticanisti che hanno abbandonato il nobile mestiere dell’informazione per passare, con corpo e anima, a quello del velinaro (per di più maldestro)”. Certo, per molti Oltretevere una differenza almeno apparente esiste fra l’ultimo periodo del pontificato di Ratzinger e oggi. Mentre allora c’erano cordate interne alla Santa Sede che si combattevano per ragioni di potere, oggi le posizioni eterogenee sembrano essere principalmente ideali, culturali. Ma, si chiedono nello stesso tempo ancora in Vaticano, può essere tanta insofferenza causata soltanto da posizioni divergenti sulla dottrina?

Per Nello Scavo, giornalista di Avvenire e autore di “I nemici di Francesco” (Piemme) appena uscito, gli avversari del Papa sono anche coloro che lo screditano cercando di metterlo a tacere. “C’è una battaglia ideologica  –  dice  – , questo è vero, condotta anche in buona coscienza. Tuttavia, in questi anni, dentro la curia c’è anche chi ha provato a rifilare a Francesco qualche polpetta avvelenata. Oltre al Sinodo e al recente caso del teologo omosessuale Charamsa, c’è stata la vicenda di un progetto che prevedeva la costituzione da parte dello Ior di una Sicav  –  fondo di investimento a capitale variabile  –  in Lussemburgo. Il Papa se ne accorse all’ultimo momento e bloccò il progetto. Certo, non era niente di illegale, eppure l’immagine del Papa ne sarebbe stata compromessa. A significare che dentro c’è anche chi manovra per indebolire il carisma e la forza di Francesco”.

Una tesi, quella di Scavo, che combacia, in parte, con quanto affermato da uno dei teologi sudamericani più vicini a Bergoglio, Leonardo Boff. Pur aperto sull’omosessualità  –  la visione dei vescovi che essa debba essere vissuta castamente “è riduttiva “, ha affermato ad Oggi  –  il paladino della teologia della liberazione ritiene che dentro il Vaticano vi sia chi ordisce trappole contro il Papa. Boff pensa in particolare che dietro il coming out di Charamsa vi sia “una trappola montata dagli ambienti di destra nella Chiesa che si oppongono al Papa. Perché non lo ha fatto in modo semplice ma provocatorio, per creare un problema al Sinodo e a Francesco. Ostentare in quel modo la sua scelta, il suo compagno… Non si deve giocare per mettere il Papa alle strette”.

Francesco dà l’impressione di sapere bene chi sono gli amici e chi i nemici. E che se c’è chi lo ama e lo segue, vi è anche chi farebbe volentieri a meno di lui. Nello stesso tempo, tuttavia, non vuole cedere alle teorie cospirative, all’idea che il Vaticano sia un covo di serpi. Eppure, spiega Massimo Faggioli, storico del cristianesimo alla University of St. Thomas a Minneapolis, “è questo il momento più visibile e temerario nella lotta condotta da parte dell’establishment ecclesiastico contro di lui”. E ancora: “Fin dal marzo 2013 si era percepito il montare della resistenza al pontificato, e si sapeva che il Sinodo dei vescovi era il punto chiave. Il fatto che la lettera sia stata consegnata al Papa il 5 ottobre, primo giorno del Sinodo, è prova che si tratta di un’iniziativa coordinata ben prima dell’inizio dell’assemblea a Roma (ed è a questa iniziativa che Francesco rispose col discorso sulla “ermeneutica cospirativa” del 6 ottobre in aula sinodale). È anche chiaro che mentre Francesco era in visita in America, alcuni vescovi americani, tra un abbraccio e l’altro al Papa, stavano preparando contro Bergoglio un attacco che non si sarebbero mai sognati di fare contro i sinodi per finta di Papa Wojtyla e Papa Ratzinger”. In sostanza si riferisce al caso del saluto ricevuto presso l’ambasciata di Washington da parte di Kim Davis, l’impiegata comunale del Kentucky che ha rifiutato la licenza matrimoniale a diverse coppie gay, e che per questo è stata arrestata. La Davis, e parte del mondo conservatore statunitense, ha fatto passare questo saluto come un appoggio papale alle sue battaglie anti gay.

Chi ha consegnato, e con ogni probabilità ideato, la lettera al Papa critica sui lavori del Sinodo è il cardinale australiano George Pell. Zar dell’economia vaticana, ha posizioni dure sulle aperture papali. Ritiene che concedere l’eucaristia ai divorziati risposati sia un male. Una posizione simile a quella di altri firmatari della lettera, fra cui il cardinale Robert Sarah per il quale pensare di dare l’eucaristia ai divorziati è opera del Maligno. La costituency di Pell è quella della finanza americana. Ritenuto vicino ai potenti Cavalieri di Colombo, quando deve tenere una conferenza va sempre al Pontifical North American College sul Gianicolo, il luogo in cui i circuiti curiali finanziari americani danno sfoggio di sé nella capitale. Così anche altri due cardinali firmatari della lettera: Daniel N. Di Nardo, arcivescovo di Galveston- Houston e vicepresidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti, e Timothy Dolan, arcivescovo di New York e capo dei vescovi Usa. Gran parte dell’opposizione mossa a Francesco viene dal mondo conservatore nord americano. È ancora Scavo, nel suo volume, a ricordare che a sostenere le battaglie dei “neocon” anti-Bergoglio ci sono uomini come Dick Cheney e capitali come quelli messi a disposizione dalla Halliburton. Scrive Scavo: “Bastano questi due nomi per farsi un’idea precisa degli ambienti “antipapisti” a stelle e strisce da cui partono alcuni degli attacchi a Bergoglio su vari fronti: economia, teologia, visione geopolitica “. Cheney è l’uomo ombra dell’American Enterprise Institute, di cui è stato

vicepresidente e nel quale mantiene incarichi direttivi sua moglie Lynne, già consigliere d’amministrazione di Lockheed Martin, il principale produttore mondiale di sistemi di difesa: dai velivoli caccia ai missili a testata nucleare, dai radar ai blindati per il trasporto delle truppe.

Fisco, medici contro governo per le multe a chi non invia dati alle Entrate: “Non collaboriamo più con il Tesoro” da: ilfattoquotidiano.it

 

img_1195935990962631Le nuove norme sul 730 precompilato prevedono sanzioni fino a 50mila euro nei confronti dei dottori che non inviano le informazioni sulle spese sostenute dai pazienti. La Federazione: “La semplificazione della pubblica amministrazione scaricata sulle nostre spalle”

Per i medici, già sul piede di guerra per il decreto sugli esami “non necessari” e i tagli al Fondo sanitario nazionale attesi nella legge di Stabilità, è la goccia che fa traboccare il vaso. Una direttiva del ministero delle Finanze pubblicata in Gazzetta ufficiale il 7 ottobre e in vigore dal 22 aumenta a 50mila euro la multa massima che potrà essere inflitta a chi non trasmette per tempo e senza errori all’Agenzia delle Entrate i dati sulle spese sostenute dai pazienti ai fini della nuova dichiarazione dei redditi precompilata. Al contrario, sostiene la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), via XX Settembre aveva assicurato che non ci sarebbero state sanzioni. Il presidente degli odontoiatri Giuseppe Renzo e il segretario della Federazione dei medici di base Giacomo Milillo hanno sollevato il caso e martedì la Fnomceo ha di fatto dichiarato guerra al Tesoro: per reazione non collaborerà più con il ministero. Da ora in poi “non fornirà alcun dato relativo agli Albi dei professionisti” e gli Ordini provinciali, “non svolgeranno alcun ruolo per il rilascio delle credenziali ai singoli iscritti”.

Come è noto il modello 730 precompilato non comprende, nella sua prima versione, le spese sanitarie. Il decreto sulla Semplificazione fiscale ha previsto che tutti i soggetti che erogano servizi sanitari (medici, ospedali, ambulatori e farmacie) debbano trasmettere le informazioni al fisco in modo che siano integrate nella dichiarazione. La direttiva di via XX Settembre, che integra la legge, ha specificato che “in caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati (…) si applica la sanzione di euro 100 per ogni comunicazione, con un massimo di euro 50.000″. Il tetto si riduce a 20mila euro se la comunicazione è trasmessa in modo corretto entro 60 giorni, mentre la multa non si applica se il medico rimedia entro cinque giorni.

“Ancora una volta la semplificazione della pubblica amministrazione è scaricata su spalle dei medici”, attacca Milillo, chiedendo “se il ministero dell’Economia consideri che gli studi medici dispongano di un apparato amministrativo in grado di sostituirsi all’amministrazione fiscale, se i professionisti se ne debbano accollare l’onere delegando commercialisti esterni o se ritenga invece che il medico se ne debba occupare personalmente togliendo tempo all’ascolto e alla cura delle persone”. Tutto questo, peraltro, “si aggiunge alla minaccia di sanzioni del prossimo cosiddetto decreto sull’appropriatezza e al continuo appesantimenti burocratico della professione”.

Lo “stupore” per il provvedimento, sostengono i medici, “è tanto maggiore se si pensa che era stato lo stesso ministero dell’Economia e della Finanze a convocare la Fnomceo, per comunicare – a decisioni ormai prese – l’obbligo e le modalità di trasmissione e a richiedere la collaborazione della Federazione per l’invio nel formato opportuno dei dati degli iscritti agli Albi e quella degli Ordini provinciali per il rilascio delle credenziali ai professionisti. In quest’occasione, proprio il ministero assicurava che non vi sarebbero state sanzioni“.

Berlino e Bruxelles guardano con preoccupazione alla Turchia. Le elezioni del primo novembre comunque vadano rischiano di portare il paese nel caos Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

E’ di almeno tre morti il bilancio degli scontri e delle proteste che si sono registrati nel sud-est della Turchia in seguito all’attentato di due giorni fa ad Ankara. Nella provincia di Diyarbakir una bimba di 12 anni è stata uccisa da alcuni spari alla testa durante un corteo. Ad Adana un’altra bimba di tre anni è morta per una pallottola vagante che l’ha colpita mentre si trovava in strada in braccio alla madre. La protesta è stata sedata dalla polizia con lacrimogeni e idranti. Sempre ad Adana, un gruppo di persone che partecipava ai funerali di alcune delle vittime dell’attentato di Ankara si è scontrato con gli invitati a un matrimonio, che si sono rifiutati di mettere fine alla festa in segno di lutto. Un uomo di 28 anni è morto e altre due persone, tra cui un 14enne, sono rimaste ferite. Intanto, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) ha annunciato che manterra’ il suo impegno al rispetto del cessate-il-fuoco, in onore delle decine di vittime della strage di sabato scorso ad Ankara. A ribadire la decisione, anche dopo che Erdogan ha spedito i suoi jet a bombardare alcune zone del Kurdistan, un alto comandante del Pkk in un sito web vicino gruppo.

Mentre tutti i partiti in lizza per le elezioni hanno sospeso in segno di lutto i comizi elettorali il clima che si è instaurato sta portando oggettivamente un vantaggio sul campo a Erdogan. “Da ora in poi non faremo più grandi manifestazioni, sarebbe impossibile e sbagliato. Come potremmo, in questo clima? La vita di una persona è più importante dei nostri successi elettorali”, annuncia il portavoce del partito filo-curdo Demirtas. “Noi possiamo garantire la nostra sicurezza da soli, non siamo preoccupati di questo. Ma vogliamo proteggere la nostra gente”, aggiunge.

L’Europa è allarmata dalla piega che potrebbe prendere la tornata elettorale del primo novembre, con il risveglio degli odi etnici. La situazione e’ cosi’ gravida di conseguenze per l’intera area che domenica, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, andra’ ad Ankara: incontrera’ il presidente Erdogan e il premier Davutoglu per discutere di lotta al terrorismo, ma anche del conflitto siriano e della crisi dei migranti. Anche la Commissione europea si e’ detta pronta a partire non appena terminati i tre giorni di lutto.
Secondo lo scrittore e attivista politico turco (uno dei protagonisti della rivolta di Gezi park) Burhan Sonmez, Akp mira a creare una “situazione di caos permanente” che legittimi il suo potere anche nel caso in cui dovesse perdere le elezioni. Sonmez si dice certo che dietro l’attentato ad Ankara di sabato scorso ci sia la mano dell’Akp. L’obiettivo, secondo lo scrittore curdo, autore del romanzo ‘Gli innocenti’ pubblicato in Italia da Del Vecchio, non è solo vincere le elezioni del primo novembre, ma si tratta di una strategia per “il periodo post-elettorale”.

“Se l’Akp – argomenta – non otterrà la maggioranza in parlamento (come già accaduto alle elezioni del 7 giugno, ndr) potrebbe avere in mente di dipingere la realtà del paese come una situazione di caos permanente, che lo legittimerebbe a rimanere al potere sotto ‘condizioni straordinarie'”. Non è un caso, quindi, secondo Sonmez, che “questo genere di attentati vada avanti da mesi, senza che il governo sia mai riuscito a individuare i responsabili”.

“Le politiche di Erdogan – dice lo scrittore – si basano sull’insulto alla metà della società che non lo sostiene, tra cui i curdi, gli aleviti, i sindacati, i partiti di sinistra e tanti altri. L’attacco di Ankara accentua questa spaccatura in modo drammatico. Erdogan e la sua classe dirigente non hanno intenzione di comunicare con il resto della società e sono soddisfatti del loro autoritarismo. Vogliono opprimtre chiunque non sia di destra, conservatore e islamico. La violenza è l’unico strumento di potere in cui credono”.

La disuguaglianza? Un carburante necessario Autore: Emiliano Brancaccio da: controlacrisi.org

Il Nobel 2015 per l’economia assegnato allo scozzese Angus Deaton, per i suoi studi sul consumo, sulla povertà e sul benessere. Fautore di una macroeconomia fondata sull’analisi del comportamento razionale dei singoli individui, le sue analisi empiriche hanno spesso smentito i suoi stessi postulati. Sebbene impegnato nella lotta alla povertà nei paesi meno sviluppati, ha attribuito alla disuguaglianza un ruolo di traino dello sviluppo.

L’Accademia reale svedese delle scienze ha assegnato il premio Nobel 2015 per l’Economia allo scozzese Angus Deaton, docente negli Stati Uniti presso l’Università di Princeton, per i suoi studi dedicati all’analisi dei consumi, della povertà e del benessere [1].

Nato a Edinburgo nel 1945, Deaton ha dedicato buona parte della sua attività di ricerca all’arduo compito di sciogliere uno dei nodi chiave dell’individualismo metodologico, sul quale la teoria neoclassica dominante tuttora si basa: indagare sull’andamento di grandi variabili aggregate, come la composizione della domanda di beni o l’andamento nel tempo del consumo nazionale, partendo sempre da un’analisi del comportamento dei singoli individui. Per questo scopo, assieme a Muellbauer, Deaton elaborò nel 1980 il cosiddetto “sistema di domanda quasi ideale”. Per la sua notevole duttilità, questo criterio ha risolto vari problemi di aggregazione degli approcci precedenti e costituisce tuttora un punto di riferimento per la ricerca economica sulle decisioni di consumo. Esso tuttavia lascia irrisolta una questione rilevante, appena accennata dall’Accademia svedese delle scienze. Questo intero filone di studi poggia infatti sull’ipotesi di razionalità individuale tipica della teoria prevalente. Si suppone, ad esempio, che i consumatori non siano affetti da illusione monetaria, per cui un aumento di tutti i prezzi accompagnato da un pari aumento del reddito destinato ai consumi non dovrebbe modificare le loro decisioni di spesa. Deaton ha giustamente insistito sull’opportunità di concepire sistemi di analisi della domanda che consentano di verificare se l’assunzione di razionalità dei singoli individui trovi conferma nei dati. Il problema è che le verifiche empiriche effettuate da lui e da molti altri, al riguardo, tendono a smentire tale ipotesi. Un risultato che non crea alcuna difficoltà ai filoni di ricerca alternativi che rifiutano a monte l’individualismo metodologico e l’ipotesi di comportamento razionale, ma che determina invece notevoli complicazioni per la teoria neoclassica prevalente.

Negli anni più recenti Deaton ha concentrato i suoi studi nell’ambito dell’analisi della povertà e del benessere nei paesi meno sviluppati. In collaborazione con la Banca Mondiale, egli ha realizzato varie indagini dedicate alla raccolta e alla elaborazione di dati sui comportamenti di consumo delle famiglie. Tali ricerche, tra l’altro, hanno contribuito a definire criteri consolidati di calcolo degli standard di vita a livello mondiale. La difficoltà principale di questi studi riguarda l’annoso problema della carenza di dati disponibili, specialmente nei paesi più poveri. Per superare questo ostacolo Deaton ha dovuto ideare diverse strategie. Una prova della sua inventiva è rappresentata dal modo in cui cercò di verificare se fosse vero che nei paesi più poveri le famiglie tendono sistematicamente a discriminare le figlie femmine rispetto ai figli maschi. In assenza di dati diretti sulla ripartizione delle risorse tra i generi all’interno di ciascun nucleo familiare, egli suggerì il seguente criterio empirico: se alla nascita di un figlio maschio il consumo totale degli adulti della famiglia tende a contrarsi di più rispetto al caso in cui nasce una figlia femmina, ciò può indicare che al maschio vengono assegnate maggiori risorse. Adottando questa metodologia, è stato rilevato che tale discriminazione di genere, pur non essendo sistematica, trova conferme nelle fasi in cui le famiglie sono colpite da eventi avversi.

Nelle dispute sulla politica economica Deaton è intervenuto in varie occasioni, soprattutto attraverso le sue “Letters from America” pubblicate periodicamente dalla Royal Economic Society britannica [2]. Allo scoppio della crisi del 2008 egli appoggiò la politica di rilancio della domanda di merci avviata da Obama e criticò gli economisti vicini al partito repubblicano che la avversavano. La sua visione politica generale, tuttavia, è emersa più chiaramente nel 2013 a seguito della pubblicazione del libro “The great escape”, in cui celebra la “grande fuga” dalla povertà che ha caratterizzato gran parte dell’economia mondiale negli ultimi due secoli e mezzo. In varie parti del volume Deaton sembra abbandonare l’aplomb dell’accademico di rango per rispolverare una vecchia, confutatissima apologia del capitalismo concorrenziale, secondo cui la disuguaglianza costituirebbe un carburante necessario dello sviluppo economico: «Se un governo assicurasse a ciascuno lo stesso reddito, la gente lavorerebbe molto meno e di conseguenza persino i più poveri starebbero peggio che in un mondo che ammette le diseguaglianze» [3]. Da qui alla tipica esortazione dei repubblicani americani, di lasciare in pace i ricchi e di accontentarsi delle briciole che cadranno (si spera) dalla loro tavola, in effetti poco ci manca.

Riforma costituzionale, via dal politicismo. E’ l’unica strada percorribile per la sinistra. Intervento di Franco Astengo da:controlacrisi.org

“Il Manifesto” di oggi titola “ La legge costituzionale che il Senato voterà oggi dissolve l’identità della Repubblica nata dalla Resistenza”.
E’ vero: oggi si cancella d’imperio un pezzo di storia d’Italia e soprattutto si segna la resa senza condizioni al nuovo corso del “personalismo autoritario” di quella parte del PD di provenienza dall’asse ereditario PCI PDS -DS.
Una resa senza condizioni avvenuta, per ironia della sorte, proprio nei giorni in cui si scatenava un profluvio di parole in memoria di Pietro Ingrao, probabilmente il teorico più attento ai temi della “democrazia progressiva” anche grazie alla forza delle elaborazioni sviluppate dal Centro di Riforma dello Stato.

Una lezione, quella arrivata attraverso il CRS, completamente dimenticata se si pensa che, nel corso di questo disgraziato dibattito, a nessuno è venuto in mente che le vere riforme costituzionali da fare erano altre, muovendosi nel senso delle grandi novità intervenute nel tempo cercando di assicurare a tutti il rispetto dei temi della difesa dell’ambiente, la possibilità di usufruire ed esercitare le nuove tecnologie comunicative, l’estensione dei diritti civili derivanti da una importante stagione di mutamento nel costume, di difesa dei consumatori.

Una resa senza condizioni che ha dimostrato ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, tutta la fragilità culturale e politica degli esponenti di quell’area come del resto si era ben dimostrata già quasi trent’anni fa nella fase di liquidazione del Partito avvenuta, è bene ricordarlo sempre, al di fuori da un preciso indirizzo di carattere ideologico e politico ma all’insegna di un genericissimo “sblocco del sistema politico” che, in pratica, non significava altro che “liberi tutti” sulla via del tanto agognato approdo alla logica della governabilità.

L’assenza di un vero dibattito politico all’interno del PCI che durava ormai da molti anni (almeno dall’XI congresso, il primo celebratosi in assenza di Togliatti) aveva rappresentato la causa prima di questa assenza d’indirizzo politico apparsa in una fase culminante della Storia d’Europa (quasi contemporaneamente si verificarono, infatti, la caduta del Muro di Berlino e la stipula del trattato di Maastricht: due avvenimenti accolti con assoluta passività e, in assenza, di una analisi approfondita e realistica dei mutamenti in atto).

Il PCI era così imploso e nessuna delle due parti emerse da quel frangente, PDS e Rifondazione, poteva rivendicarne l’eredità concreta essendo esse, per certi versi, omologate alla subalternità al pensiero dominante: il PDS alla logica della governabilità maggioritaria, Rifondazione al movimentismo globalistico.
Gli amari frutti di questo stato di cose non tardarono mostrarsi influenzando tutta la lunga fase della “transizione italiana” protrattasi per circa 20 anni nella ricerca affannosa di un impossibile equilibrio all’interno delle mutate condizioni dello scambio economico e politico a livello internazionale e, specificatamente, rispetto al tema dell’allargamento di una Unione Europea rivelatasi incapace di costituzionalizzarsi quale soggetto politico.
Nel frattempo si verificava il prevalere, soprattutto sul piano culturale a dimensioni egemoniche, della destra che imbracciava l’arma della distruzione della soggettività e della rappresentatività politica in favore della spettacolarizzazione personalistica dell’azione di governo.

Un vero e proprio disastro culturale e politico al riguardo del quale non si è verificata alcuna seria opposizione alternativa, neppure nel momento in cui appariva chiaro l’obiettivo del superamento del modello di democrazia costituzionale che aveva retto la difficile fase della ricostruzione del Paese nel post – seconda guerra mondiale e dentro la difficile temperie del dominio della logica dei blocchi (mutamento che si verificava anche nello stesso linguaggio politico: seconda repubblica, governatori, leadership, ecc..).

Intanto svanivano, all’interno del dibattito politico, gli stessi elementi portanti del confronto di classe (che pure avrebbero avuto ragione di essere esaltati, nell’acutizzarsi evidente delle logiche di sfruttamento capitalistico collocate ben oltre gli usati confini del rapporto classico struttura/sovrastruttura ed emergevano nuove fortissime e drammatiche contraddizioni sociali e territoriali: guerra, ambiente, genere, migranti).
Si chiudeva così definitivamente quel rapporto tra identità ed egemonia che aveva rappresentato il nesso portante della presenza dei comunisti in Italia, ben oltre l’appartenenza e i legami ai tentativi d’inveramento statuale dei fraintendimenti marxiani che avevano attraversato il ‘900.

Eliminando questi elementi dal proprio bagaglio culturale gli esponenti del PD che erano appartenuti al filone PCI PDS ~DS, non sono riusciti a comprendere quale fosse, in effetti, la posta in palio rispetto alle modifiche elettorali e costituzionali propugnate dal governo: si tratta, infatti, del compimento di un passaggio definitivo dal tipo di democrazia repubblicana disegnato dalla Costituzione (dalla quale Togliatti pensava di poter muoversi in avanti verso la “democrazia progressiva”) a un sistema “governante” fondato sulla centralità di un Partito Unico fondato sull’essenza di una leadership personalistica, scambiando il momento elettorale (a tutti i livelli) in una sorta di costante plebiscito sulla persona (e sulle persone, andando giù per li rami ai livelli territoriali di governo).
Insomma una “cosa” che se può essere definita secondo gli antichi canoni di pura destra classica, ben al di là dei riferimenti sociali: una destra di regime.

L’area comunista è rimasta così presidiata, in Italia, da forze, sicuramente nobili nei loro intenti, ma legate a filoni minoritari e parziali (se non contrari) a quello che era stato il movimento complessivo della presenza dei comunisti nella storia d’Italia attraverso tre grandi passaggi storici: l’antifascismo, la Resistenza e la Costituzione, il ruolo progressivo della classe operaia in diretta relazione con i settori portanti della modernità dell’intellighenzia italiana (il cinema, le grandi case editrici, lo sviluppo delle arti visive).

Il partito a integrazione di massa, nell’accezione specifica realizzata concretamente dal PCI per un periodo non breve della storia d’Italia (si è discusso a lungo tra “socialdemocrazia” e “espressione del sistema sovietico”: andrebbe ricordato anche lo “strano animale” identificato nella giraffa) e originalmente inseritosi nella realtà della sinistra europea dell’epoca, ha svolto una funzione fondamentale dal punto di vista pedagogico.

Non si tratta, qui, di richiamare semplicemente il lavoro dei grandi centri studi (CRS, CESPE, CESPI) e le scuole di partito, all’interno delle quali la funzione pedagogica era esercitata con grande rigore e qualità (Frattocchie, in primis, ma anche Albinea, Faggeto Lario, ecc) ma soprattutto di pensare alla funzione di “alfabetizzazione di massa” che il partito aveva svolto, non soltanto al riguardo della “identificazione politica” ma, più complessivamente rispetto alla cultura nel suo insieme, agli aspetti storici, filosofici, letterari, artistici.
Non si accenna qui al ruolo degli intellettuali ma, piuttosto, a quello della classe operaia: laddove, ad esempio (un esempio che svolgiamo soltanto per circoscrivere il nostro discorso) la classe operaia appariva davvero “forte, stabile e concentrata” la penetrazione del partito non si limitava a essere semplicemente ideologico – organizzativa; la frequentazione delle sue sedi, le scadenze di incontro, di discussione, anche la ritualità stessa del suo concreto agire politico aveva, senza dubbio, fornito la realtà di un “partito pesante” ma anche di una comunità “pensante”, di un agire collettivo rispetto a temi fondamentali della vita civile associata.

La tensione culturale della base comunista (soddisfatta anche da una produzione imponente dal punto di vista editoriale: collane, riviste, ecc) risultava essere una tensione complessiva: non solo finalizzata strumentalmente all’agire politico.
Si trattava di una tensione di “crescita” verso una dimensione etica, sicuramente molto “includente” se non totalizzante (su questo ci sarebbe da analizzare ancora adesso con attenzione), ma capace di fornire ai singoli e al collettivo un bagaglio tale che, alla fine, consentiva all’universo comunista di esprimere sul serio una dimensione da “intellettuale collettivo”.
Certo, esistevano limiti importanti in questa azione: limiti evidenziatisi poi nel momento dell’esplosione della modernità e del superamento – oggettivo – di una “dimensione di classe” che faceva fatica ad accettare e comprendere nuovi valori, di quelli del tipo definito “post- materialista”.

Era quella però la vera forza del partito, unita a quella di una grande qualità intellettuale complessiva del gruppo dirigente: una forza, quella dell’intellettuale collettivo, che ha permesso di costruire anche una rete di “intellettualità diffusa” che si esprimeva a livello di quadri intermedi, essenzialmente nelle Federazioni che rappresentavano un cuore pulsante.
L’alto livello culturale e politico dei quadri intermedi rappresentava il terzo punto su cui poggiava la struttura complessiva del PCI (gruppo dirigente, quadri intermedi appunto, e base in grado di esprimere “intellettualità diffusa”) secondo lo schema poi raccolto da Maurice Duverger negli anni’50.
Dunque, tra limiti, errori, interrogativi si è discusso a lungo su quando questa storia sia finita davvero: ci permettiamo un accenno interpretativo, sotto questo aspetto. Forse quando l’intreccio tra queste tre realtà è finito e il “quadro intermedio” ha pensato che fosse il momento di liberarsi del “fardello” lavorando all’obiettivo del “liberi tutti”, dello “sblocco del sistema politico, nel momento in cui appariva possibile vivere “di politica” e non più “per la politica”.
Oggi, imperversante la personalizzazione si esalta il dialogo diretto tra il capo e le masse quale sintomo di corretta interpretazione della modernità (senza alcuna accenno agli anni’20 e ’30 del XX secolo) potrà apparire del tutto inutile rievocare i temi che abbiamo cercato di riprendere in questo intervento.

La pensiamo esattamente al contrario: rievocare i tratti salienti dell’originalità specifica rappresentata dal PCI proprio nel suo essere “partito di massa” ( comprensivo al suo interno, ovviamente nel bene e nel male soprattutto per chi ne ha patito concretamente le contraddizioni, di una applicazione molto rigida della “teoria dell’elite”, da Weber a Michels, da Mosca a Pareto) significa compiere assieme una operazione controcorrente sul piano storiografico, ma anche portare avanti una iniziativa politica.
La sinistra italiana appare ormai da molti anni del tutto squassata da una crisi verticale, senza precedenti, che potrebbe portarla alla definitiva estinzione: forse varrebbe la pena tornare ai fondamenti di quella che è stata, prima ancora di un’imponente presenza politica, una fortissima espressione di carattere pedagogico – culturale tralasciando la miseria del politicismo attuale , tornando invece senza alcun timore ad esaltare la nobiltà della cultura politica.