“Alle ore 9 di un mercoledì di Luglio mi sono presentato alla Commissione medico legale dell’Inps di Pisa, composta da: un’urologa, una cardiologa e un’otorinolaringoiatra. A far scattare l’accertamento è stata la mia richiesta per pensioni pregresse e non riscosse. Ai medici spetta accertare se soffra ancora oggi di un’epilessia “farmaco resistente” (cioè non guaribile con la terapia medica), per cui la Commissione ASL mi riconobbe un’invalidità civile al 75% nel 2006.

L’indagine, più che medica, sembra poliziesca. “Io di queste tre righe non me ne faccio proprio nulla”. E’ la battuta d’esordio di una delle dottoresse, che rilancia il certificato che ho messo sul tavolo. Cosa c’è scritto? Che l’ospedale mi segue da quando avevo 4 anni, momento in cui manifestai le prime crisi epilettiche (“epilessia focale”, ndr), che oggi continuano con “frequenza media plurisettimanale”.

Le altre commissiarie intervengono con domande del tipo: “Perché non ha mai riscosso la pensione d’invalidità?”; “Ne ha bisogno per quale motivo?”; “Non lavora, adesso?”; “E lavoratore dipendente?” o “svolge la libera professione?”.

Ma è un accertamento medico? Perché nessuna domanda sullo sviluppo e/o l’eventuale evoluzione delle crisi? Altre poche battute e mi chiedono di aspettare fuori per “discutere il caso”. Quel che sento da fuori conferma l’impressione iniziale: c’è da fare cassa e risparmiare. Mi spettano, questi soldi? La domanda, pur priva di senso (si tratta di diritti pregressi non prescrivibili, ndr), focalizza la loro attenzione: “Se gli spettano, glieli devono dare”, dice una voce femminile, mentre un’altra, con cipiglio più venale: “Anche perché, capito, sono anni di arretrati e lui li prende tutti!!”.

Rimango esterrefatto quando iniziano a discutere della patologia: non sanno di che cosa parlano. C’è un passaggio, del certificato, esemplificativo. Quello che più li mette in difficoltà, ed è questo: “Il paziente riferisce crisi con frequenza media plurisettimanale”. Sarà vero, si chiedono? Ecco alcuni stralci della discussione udita dalla sala d’attesa: “Questo non si può dire, perché mica il neurologo può sapere quante crisi c’ha …” E un’altra voce: “Infatti … dovrebbe vivere con lui!” (sic!). E ancora: “Come fa (il neurologo, ndr) a sapere se è vero o no …”; “E poi, se ci pensi bene, come può sapere che prende la terapia?”.

Il sospetto, a giudicare dal tenore delle domande, è che io sia un potenziale mistificatore. La discussione prosegue: “Se gli facciamo rifare la risonanza e viene fuori che c’ha sempre questa lesione … che ci frega a noi, dal punto di vista della decisione – o no?” Le tre commissarie sono confuse. Che fare? Decidono di chiamare il responsabile. Escono, mi scorgono lì e mi allontanano. Ma quando vedo entrare il responsabile mi riavvicino alla porta. All’inizio le voci si accavallano, le dottoresse stanno “ricapitolando” la situazione: hanno bisogno di “qualcosa di oggettivo”. Ma anche il dirigente brancola nel buio: “Non so! Non so come … eheheh!!”.

Le dottoresse incalzano: “Quali accertamenti gli possiamo chiedere?” La loro attenzione torna sul solito punto: “il problema è quel ‘riferisce'”. E cioè che ho più crisi durante la settimana. Il responsabile legge il referto e sgombra il campo dal dubbio: “‘Il quadro configura un’epilessia focale (…)’ E’ un certificato pesante …”. Che il gioco sia poco pulito, lo sento per voce di una dottoressa: “Anche fare questa visita qua forse è un abuso … perché lui ha un 75 per cento senza revisione”. Il responsabile decide, incalzato dalla Commissione, per una nuova risonanza. Esame inutile, per dirimere il quesito che li affligge. Anzi, un dispendio di risorse pubbliche, ma, per riprendere le parole del dirigente – così “intanto prendiamo tempo .. anche se la vedo dura”. Non si preoccupano di abbassare il tono della voce.

Rientro nella stanza, sono teso. Il responsabile riprende con la solita domanda: “Perché non ha mai riscosso l’invalidità?” E’ surreale. Ma decido di mostrarmi collaborativo. “Farsi riconoscere come invalido civile pesa sul piano psicologico e l’idea di prendere una pensione d’invalidità mi metteva molto a disagio, lo feci per esplorare la legge sul collocamento obbligatorio (la Legge 68/99 per le Categorie Protette, ndr) …”. Il dirigente è perplesso: “Mica si escludono, poteva cercare lavoro e riscuotere”. “Sì, ma volevo farcela con le mie forze”, rispondo. Del resto, che un giovane voglia sentirsi riconosciuto per le proprie capacità, e non in forza di un certificato medico o di una legge, non mi sembra complicato da capire.

Alla fine mi congedano, richiedendo una documentazione integrativa. Non c’è stato diniego clinico, dunque, ma la pratica di ostracismo istituzionalizzato verso una storia di vita e di sofferenza – come molte altre. La legge sull’invalidità civile offre, oltre alle tutele sanitarie ed economico-sociali, una importante occasione di riconoscimento. E’ una conquista dello Stato moderno che pochi paesi possono vantare. Ma se da questo stesso Stato arriva il messaggio opposto – “stai mentendo, ci vuoi solo truffare” – allora l’effetto è una lesione della dignità della persona. E questo non è giustificabile con il fatto che, poiché c’è da tagliare le spese, si trasformino i medici in burocrati/poliziotti.

Siamo al cuore di un cortocircuito: la commissione ASL che determina l’invalidità è altamente qualificata (risente meno dell’input politico di “stringere sulle pensioni”), mentre quella dell’Inps è improvvisata e fa capo al Ministero delle Finanze, un referente che poco ha a che fare con Ippocrate. Non solo, l’Inps sembra non saper affrontare con strategie d’intelligence la problematica vera dei “falsi invalidi”, rispondendo con una sorta di “pesca a strascico” che calpesta essenzialmente le persone senza mezzi. Come quell’anziano sulla sedia a rotelle che si chiedeva, in sala d’attesa: “Chissà, magari alla visita di oggi mi dicono che hanno trovato il modo per farmi camminare”. Su una cosa avevano ragione, mentre discutevano tra loro: ‘Comunque senti, questo è un giornalista… finiamo sui giornali'”.

* Giornalista investigativo scientifico freelance