Taormina-Cannizzaro, 11 ore andata e ritorno «Ci sto meno ad andare e tornare da Milano»

Foto di: Marco Di Mauro

Marco Di Mauro 26 Settembre 2015

Cronaca – L’autobus numero 48 dell’Amt ha costretto due residenti del Comune ionico a due ore d’attesa sotto il sole estivo, dopo una visita medica nella struttura sanitaria. Ma secondo altri passeggeri abituali i ritardi su quella tratta «sono la regola tutto l’anno»

Taormina-Ospedale Cannizzaro, 11 ore andata e ritorno. «Ho impiegato meno tempo a fare ritorno a casa da Milano», dice a MeridioNews Maria, che qualche settimana fa ha accompagnato la sorella a sostenere una visita medica. «L’autobus che doveva riportarci alla stazione – il numero 48 dell’Amt – è passato due ore dopo il previsto». Ritardo che è «la regola» anche secondo altri pendolari. E che ha fatto saltare il loro piano di viaggio.

Da Taormina il treno che porta alla stazione centrale di Catania parte alle 7 del mattino e arriva in un’ora circa. Per spostarsi all’ospedale Cannizzaro va poi preso un autobus dell’Amt, «il 48, ne passa uno ogni 45 minuti – dice Maria – e nel tragitto di andata è stato puntuale». La visita medica «il motivo per cui ho accompagnato mia sorella, è durata un quarto d’ora». Le due donne, quindi, erano in tempo per prendere l’autobus «di mezzogiorno, che doveva riaccompagnarci alla stazione entro le 14». Quando era prevista la partenza del treno per Taormina.

La tabella di marcia dei pendolari è fatta di coincidenze da non perdere. Ma nel viaggio di ritorno di Maria e di sua sorella qualcosa ha fatto saltare i piani. «Il 48 è passato con due ore di ritardo». Un tempo che le due donne, di 59 e 53 anni, hanno trascorso «sotto il sole, rischiando un colpo di calore». A tenere loro compagnia solo «un po’ di venticello e l’insofferenza di chi come noi aspettava lo stesso autobus». Altri passeggeri in attesa che lamentavo il ritardo non come «un’eccezione, ma la regola almeno durante il periodo estivo». Dal 15 settembre è scattato l’orario autunnale ma nulla sarebbe cambiato, «io sto aspettando da dalle 14.10 – dice, alle 16.00 un anziano – non ne posso più, sempre la stessa storia».

Quando il numero 48 ha aperto le porte davanti alla fermata dell’ospedale «erano le due del pomeriggio – riprende il racconto di Maria – l’orario esatto in cui avremmo dovuto prendere il treno», perso. Alla richiesta di spiegazioni «l’autista non ha dato alcuna risposta, è rimasto muto». Arrivate alla stazione alle 17 «siamo salite sulla carrozza e arrivate a destinazione alle 18». Undici ore, «ho impiegato meno quando per una visita – dice Maria – sono andata a Milano e tornata lo stesso giorno». E la prossima volta che dovrà viaggiare a Catania, piuttosto che usare i mezzi pubblici «cercherò un amico per farmi accompagnare in macchina».

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