Citazioni di Mao sull’istruzione da: pmli.it

1927

La cultura è sempre stata, in Cina, fin dai tempi più antichi, un privilegio dei grandi proprietari fondiari; è sempre stata inaccessibile ai contadini. Eppure tutta questa cultura, riservata ai ricchi, deve la sua esistenza ai contadini, poiché tutto ciò che ha contribuito a formarla è stato creato col sangue e col sudore del contadino. Il 90% della popolazione cinese non è ancora stato iniziato alla cultura, non ha ricevuto alcuna istruzione. La stragrande maggioranza di questa parte della popolazione è formata da contadini. Con la caduta del potere dei grandi proprietari fondiari è incominciato nelle campagne il movimento dei contadini per la cultura. Guardate con quanto entusiasmo i contadini, che avevano sempre odiato le scuole, aprono ora scuole serali. (…) I libri adottati nelle scuole primarie rurali non rispondevano alle esigenze della campagna, poiché trattavano unicamente temi adatti alle scuole urbane. Gli insegnanti delle scuole elementari si comportavano molto male con i contadini: non solo non li aiutavano, ma, al contrario, con la loro condotta si attiravano il loro odio. I contadini preferivano quindi alle scuole di Stato (che chiamavano “d’oltremare”) le scuole private di vecchio tipo (e queste le chiamavano “cinesi” e ai maestri statali preferivano i maestri privati. Oggi i contadini creano dappertutto le loro scuole serali e le chiamano scuole contadine. In alcune località già funzionano, in altre si stanno organizzando. Vi sarà in media una scuola per ogni mandamento. I contadini hanno intrapreso quest’opera con immenso entusiasmo e pensano che solo queste scuole siano veramente le loro scuole. (…) Con lo sviluppo del movimento contadino il livello culturale si è rapidamente elevato nelle campagne. Non passerà molto tempo che in tutta la provincia sorgeranno decine di migliaia di scuole rurali. Non si tratta più delle chiacchiere di intellettuali o di cosiddetti “uomini di cultura” “sull’istruzione generale”, che per quanto rumorose fossero, sono sempre rimaste parole vuote.
Rapporto d’inchiesta sul movimento contadino dello Hunan, marzo 1927. Traduzione basata su Scritti scelti di Mao Zedong, vol. 1, Ed. Rinascita, 1955.
1929
Metodi per l’insegnamento:
1. per suggerimento (eliminare il metodo nozionistico);
2. dal vicino al lontano;
3. dal superficiale all’approfondito;
4. parlare nel linguaggio corrente;
5. parlare in modo comprensibile;
6. parlare in modo vivace;
7. accompagnare le parole con la mimica;
8. ripassare i concetti della volta precedente;
9. pianificare;
10. le classi dei quadri devono adottare il metodo della discussione.
Risoluzione del IX Congresso del Partito Comunista Cinese della IV Armata dell’Esercito rosso, dicembre 1929.
1936
In una scuola militare, moltissima importanza ha la scelta del direttore, dei quadri per l’insegnamento, l’elaborazione del programma di addestramento.
Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina, dicembre 1936. Traduzione basata su op. cit.
Imparare sui libri è studio, ma studio è anche l’applicazione pratica di quanto si è imparato, ne è una forma ancor più importante. Imparare a combattere nel corso della guerra: questo è il nostro metodo principale. Anche coloro che non hanno la possibilità di entrare in una scuola possono imparare a combattere, imparare in guerra. La guerra rivoluzionaria è una causa popolare; in questa guerra spesso si combatte quando ancora non si è imparato a farlo, ma combattendo si impara.
Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina, dicembre 1936. Traduzione basata su op. cit.
1937
Bisogna formare schiere di individui, che andranno a comporre l’avanguardia della rivoluzione. Questi individui devono avere lungimiranza politica ed essere permeati di spirito di lotta e sacrificio. Devono essere onesti, leali, entusiasti e integri. Non devono ricercare vantaggi personali ma aspirare solamente alla liberazione nazionale e sociale. Devono essere impavidi e fermi di fronte alle difficoltà e coraggiosi nell’avanzata. Non devono essere individualisti od opportunisti, ma avere le radici ben piantate in terra e ricchi di vigore reale. La Cina ha bisogno di tanti elementi d’avanguardia di questo tipo. La causa della rivoluzione cinese potrà allora andare velocemente incontro alla vittoria.
Dedica commemorativa della fondazione della scuola pubblica dello Shanbei.
1939
(…) se gli intellettuali non si uniranno con le masse degli operai e dei contadini, essi non potranno giungere ad alcun risultato. La linea di demarcazione tra gli intellettuali rivoluzionari, da una parte, e gli intellettuali non rivoluzionari e controrivoluzionari, dall’altra, è segnata dalla volontà o meno di unirsi strettamente, in teoria e in pratica, alle masse degli operai e dei contadini.
Il Movimento del 4 maggio, maggio 1939. Traduzione basata su op. cit., vol. 3
L’insegnamento dell’Università antigiapponese si ispira ai seguenti principi: un orientamento politico fermo e giusto, uno stile di lavoro sodo e semplice, una strategia e una tattica elastiche e dinamiche. Questi tre principi sono irrinunciabili per la formazione di un soldato rivoluzionario della resistenza antigiapponese. È sulla base di questi principi che il personale amministrativo, gli insegnanti e gli studenti della resistenza antigiapponese intraprendono il loro lavoro e i loro studi.
Essere attaccati dal nemico è un bene, non un male, 26 maggio 1939.
I giovani devono mettere il consolidamento di un orientamento politico corretto al primo posto.
Discorso alla cerimonia per il conferimento dei premi ai giovani modello, Giornale della nuova Cina dell’8 giugno 1939.
I principi orientativi del lavoro delle scuole politico-militari formate dagli intellettuali e dei gruppi di insegnamento sono i seguenti:
1) Trasformare i giovani intellettuali, mediante l’addestramento, in combattenti o simpatizzanti del proletariato, in quadri dell’VIII Armata, è senza dubbio un lavoro difficile. Noi dobbiamo sforzarci di trasformare la loro ideologia, prestare attenzione a condurre il processo di trasformazione della loro ideologia, organizzare nei modi appropriati momenti di dibattito fra gli studenti a proposito dell’ideologia. In realtà, in queste scuole si contendono il campo l’ideologia borghese e l’ideologia proletaria.
2) Tutto il lavoro delle scuole politico-militari è rivolto alla trasformazione ideologica degli studenti. L’educazione politica è quella preminente. È sconsigliabile appesantire le materie di studio. L’educazione di classe, l’educazione e il lavoro di Partito devono essere notevolmente rafforzati. L’Università antigiapponese non è una scuola di fronte unito, bensì una scuola per la formazione dei quadri dell’VIII Armata sotto la direzione del Partito.
3) L’educazione dei giovani intellettuali si fonda sui seguenti principi:
1. educare a padroneggiare il marxismo-leninismo, debellare l’ideologia borghese piccolo-borghese;
2. educare alla disciplina e all’organizzazione, combattere l’anarchismo e il liberalismo sul piano organizzativo;
3. educare a partecipare con decisione al lavoro manuale, respingere la sottovalutazione della partecipazione al lavoro manuale;
4. educare a legarsi agli operai ed ai contadini, a mettersi risolutamente al servizio degli operai e dei contadini, a combattere il disprezzo nei confronti degli operai e dei contadini.
Istruzioni della Commissione militare del CC del PCC sulla riorganizzazione dell’Università antigiapponese, luglio 1939.
Oggi si studia e contemporaneamente si partecipa al lavoro produttivo, in futuro si combatterà e contemporaneamente si parteciperà al lavoro produttivo: questo è lo stile di lavoro dell’Università antigiapponese, che le permetterà di prevalere su qualsiasi nemico.
Dedica all’Università antigiapponese, 1939.
I giovani, che portano sangue fresco e vitalità fra le file della rivoluzione, a prescindere dal fatto che siano membri del Partito Comunista Cinese oppure senza partito, sono un tesoro, in quanto, senza di loro, le file rivoluzionarie non potrebbero progredire e la rivoluzione non potrebbe vincere. Tuttavia i compagni giovani peccano, com’è naturale, di mancanza di esperienza. Per acquisire esperienza rivoluzionaria occorre lanciarsi anima e corpo nella lotta rivoluzionaria, a partire dal più umile dei lavori, svolgendo attività non superficiali, ma concrete e reali.
Dedica celebrativa per il secondo anniversario della Scuola giovanile di Anwu, ottobre 1939.
1940
La cultura imperialista e la cultura semifeudale sono sorelle, e hanno formato una alleanza culturale reazionaria per combattere la nuova cultura cinese. La cultura reazionaria serve gli imperialisti e la classe feudale, e deve essere spazzata via. Se non la spazzeremo via, non potrà sorgere una nuova cultura. La nuova cultura e la cultura reazionaria sono impegnate in una lotta in cui una dovrà morire e l’altra sopravvivere. Senza distruzione non c’è costruzione, senza sbarramento non c’è corrente, senza risposo non c’è movimento: la lotta fra queste due culture è una lotta a morte.
Sulla nuova democrazia, gennaio 1940. Traduzione basata su op. cit., vol. 3.
La Cina deve assorbire in larga misura la cultura progressiva degli altri paesi per farne materia della propria cultura; in passato questo non è stato fatto in maniera sufficiente. Noi dobbiamo assorbire tutto ciò che può esserci utile non solo dalla odierna cultura dei paesi socialisti o di nuova democrazia, ma anche dalla cultura straniera del passato, come quella dei paesi capitalistici nell’età dell’illuminismo. Noi dobbiamo però considerare questo materiale straniero come un alimento che va masticato nella bocca e digerito nello stomaco e nell’intestino, mescolandolo con la saliva, i succhi gastrici e le secrezioni intestinali, finché se ne scarta il materiale di rifiuto e se ne assimila la sostanza nutritiva: solo attraverso questo processo un alimento arreca beneficio al nostro organismo; in nessun caso noi dobbiamo accogliere acriticamente e inghiottire questi alimenti come fa lo struzzo. La cosiddetta “occidentalizzazione in blocco” è un errore.
Sulla nuova democrazia, gennaio 1940. Traduzione basata su op. cit., vol. 3.
Una splendida cultura fu creata anticamente durante il lungo periodo della società feudale cinese. Render chiaro il processo di sviluppo di questa antica cultura, eliminarne le scorie feudali e assorbirne l’essenza democratica è una condizione necessaria perché si sviluppi la nostra nuova cultura nazionale e la nazione aumenti la sua fiducia in sé stessa; ma in nessun modo dobbiamo assorbire questi elementi acriticamente. Dobbiamo separare tutte le cose decrepite della vecchia classe dominante feudale dalle buone cose della antica cultura popolare, che ha un carattere più o meno democratico e rivoluzionario. Così come l’attuale nuova politica e nuova economia cinese si è sviluppata dalla vecchia politica e dalla vecchia economia, anche la nuova cultura cinese si è sviluppata dalla vecchia cultura, e noi dobbiamo rispettare la nostra storia e non tagliarci fuori da essa. Questo rispetto per la storia significa però solo che dobbiamo dare alla storia un posto definito fra le scienze, rispettare il suo sviluppo dialettico, ma non esaltarne l’antico e disprezzare il moderno, o lodare indiscriminatamente ogni vecchio elemento feudale. Riguardo alle masse popolari e ai giovani studenti, è essenziale insegnar loro a non guardare al passato, ma all’avvenire.
Sulla nuova democrazia, gennaio 1940. Traduzione basata su op. cit., vol. 3.
1941
Noi studiamo il marxismo-leninismo, ma molti di noi, studiandolo, adottano un metodo che è esattamente l’opposto del marxismo. In altre parole, costoro non rispettano il principio fondamentale che Marx, Engels, Lenin, Stalin ci ricordano costantemente: il principio dell’unità tra la teoria e la pratica. Nel violare questo principio, essi hanno inventato il loro principio, opposto al primo: il principio del distacco tra la teoria e la pratica. Tanto nei nostri istituti di insegnamento quanto nei corsi annessi alla produzione, gli insegnanti di filosofia non guidano gli studenti nello studio delle peculiarità economiche della Cina, gli insegnanti delle materie politiche non guidano gli studenti nello studio della tattica della rivoluzione cinese, gli insegnanti delle materie militari non guidano gli studenti nello studio della strategia e della tattica militari conformemente alle caratteristiche della Cina, ecc. Ne consegue che gli errori si diffondono e si aggravano, e che si arreca un danno non indifferente a coloro che seguono questi corsi.
Riorganizziamo il nostro studio, maggio 1941. Traduzione basata su op. cit., vol. 4.
1943
Un istituto d’insegnamento frequentato da un centinaio di studenti non sarà in condizioni di lavorare bene, se non sarà diretto da un gruppo di pochi o anche da una dozzina e più di uomini emersi naturalmente (e non messi assieme artificiosamente) tra gli elementi più attivi, più fedeli e più capaci del corpo insegnante, dei funzionari e degli studenti.
Sui metodi di direzione, 1 giugno 1943. Traduzione basata su op. cit., vol. 4.
1944
(…) nel settore dell’istruzione pubblica sono necessarie non solo scuole primarie e secondarie di tipo normale, frequentate dalla maggior parte degli scolari, ma anche scuole rurali di tipo più elementare, disposte in varie località, circoli per la lettura dei giornali e circoli per l’eliminazione dell’analfabetismo.
Il fronte unico nel lavoro culturale, maggio 1944. Traduzione basata su op. cit., vol. 4.
1945
Per quanto riguarda il metodo dei corsi di addestramento, occorre sviluppare un movimento di addestramento di massa nel quale gli ufficiali istruiscono i soldati, i soldati istruiscono gli ufficiali, i soldati istruiscono i soldati.
Politiche nelle zone liberate per il 1946, 15 dicembre 1945.
1953
La nuova Cina deve premurarsi dei giovani e prendersi cura della maturazione delle nuove generazioni. I giovani devono studiare e lavorare, ma la gioventù è il periodo della crescita del fisico, pertanto occorre bilanciare adeguatamente il lavoro e lo studio dei giovani, da una parte, con il loro divertimento, l’attività fisica e il riposo, dall’altra.
Auguro a tutti voi buona salute, buono studio e buon lavoro.
Indicazioni orientative per il lavoro della Lega della Gioventù, 15 dicembre 1945.
[Riportato nel vol. V delle Opere scelte, con testo in parte modificato, sotto il titolo: Nell’attività della Lega della Gioventù bisogna tener conto delle caratteristiche dei giovani. N.d.T.]
1957
La nostra politica nel campo dell’educazione deve permettere a chi la riceve di formarsi moralmente, intellettualmente e fisicamente e divenire un lavoratore con una buona cultura e una coscienza socialista.
Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo, 27 febbraio 1957.
Traduzione conforme a quella presente nell’edizione della collana “Piccola biblioteca marxista-leninista”.
Sia gli intellettuali che gli studenti devono studiare con impegno. Oltre a occuparsi delle loro materie specifiche, devono fare progressi sia in campo ideologico che politico, e ciò significa che devono studiare il marxismo, i problemi di attualità e la politica. Non avere una giusta visione politica è come non avere anima.
Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo, 27 febbraio 1957.
Traduzione conforme a quella presente nell’edizione della collana “Piccola biblioteca marxista-leninista”.
I nostri artisti, letterati, tecnici, scienziati, professori, insegnanti istruiscono il popolo, gli studenti. Dato che sono gli educatori, fanno i maestri, hanno il dovere di ricevere prima una educazione. soprattutto in questo periodo di grandi sconvolgimenti del sistema sociale, devono essere educati. Possiamo insegnare se studiamo: sotto un certo aspetto siamo insegnanti, sotto un altro studenti. Per essere un buon insegnante, bisogna essere prima un bravo studente. Molte cose non si imparano solo dai libri, devono essere studiate da coloro che producono, dagli operai, dai contadini; nelle scuole bisogna imparare dagli studenti, da quelli che sono i destinatari del nostro insegnamento.
Discorso alla Conferenza nazionale di propaganda del Partito Comunista Cinese, 12 marzo 1957.
Traduzione conforme a quella presente in Rivoluzione e costruzione. Scritti e discorsi 1949-1957, Einaudi Editore, 1979.
Quella di annettere classi inferiori alle scuole primarie, è un buon metodo su cui dobbiamo acquisire esperienza. Ai figli dei contadini fa comodo che le scuole non siano lontane, così, dopo il diploma, potranno tornare al lavoro produttivo.
Per quanto riguarda la questione delle scuole gestite dalle cooperative e dalle unità di base, è una cosa che va consentita laddove ne esistono le condizioni.
Il materiale didattico deve essere locale. Sarebbe bene se si incrementasse il materiale didattico locale. I libri di testo sull’agricoltura devono essere redatti nella propria provincia. Bisogna insegnare la letteratura del luogo da cui si proviene. Lo stesso vale per le scienze naturali.
Verbale di una conversazione con i direttori degli uffici all’istruzione di sette province e municipalità, 7 marzo 1957.
1958
L’istruzione deve essere al servizio del proletariato ed essere integrata al lavoro produttivo. I lavoratori devono svolgere attività intellettuale, e gli intellettuali devono svolgere lavoro manuale.
Un discorso del 1958.
Il rapporto fra l’essere rossi e l’essere esperti, fra la politica e il campo in cui si è specializzati, costituisce un caso di unità fra due opposti. Occorre certamente criticare la tendenza a tralasciare la politica. Da una parte vanno combattuti i politicanti, ma dall’altra parte va combattuto anche chi si dedica solo all’aspetto pratico perdendo l’orientamento.
Sull’unità fra la politica e l’economia, fra la politica e la tecnica, non deve esserci il minimo dubbio: sarà così anno dopo anno, per sempre. Ecco cosa significa essere rossi ed esperti. In futuro il termine “politica” forse esisterà ancora, ma cambierà di significato. Non prestare alcuna attenzione all’ideologia ed alla politica e passare tutto il tempo sulle mansioni amministrative, potrebbe far perdere l’orientamento e portare all’economicismo e al tecnicismo. Ciò è assai pericoloso. Il lavoro ideologico e il lavoro politico sono la garanzia di poter adempiere al lavoro economico ed al lavoro tecnico. Sono al servizio della base economica. L’ideologia e la politica sono i comandanti, costituiscono l’essenza. Se solo allentiamo il nostro lavoro ideologico e politico, il lavoro economico e tecnico prenderanno senza dubbio una strada nefasta.
Progetto di Metodi di lavoro in sessanta punti.
Le scuole tecniche e meccaniche di grado inferiore, senza eccezione, devono sperimentare l’apertura di officine o fattorie dove svolgere lavoro produttivo e impegnarsi per raggiungere l’autosufficienza o la semi-autosufficienza. Gli studenti devono intraprendere programmi di metà lavoro, metà studio. Dove le condizioni lo consentono, queste scuole possono immettere un maggior numero di studenti, senza però provocare un aumento della spesa statale.
Tutte le scuole tecniche di grado superiore possono creare laboratori od officine annesse nei quali svolgere lavoro produttivo. Esclusi casi di salvaguardia dell’istruzione e della ricerca scientifica, tutte le scuole devono fare del proprio meglio per svolgere lavoro produttivo. Inoltre, si possono anche stipulare accordi con fabbriche locali che fornirebbero lavoro manuale agli studenti ed agli insegnanti.
Tutti gli istituti agrari, fatta eccezione per quelli che già svolgono lavoro produttivo nelle proprie fattorie, possono a loro volta stipulare accordi con le cooperative agricole locali per prendere parte al lavoro manuale, nonché inviare gli insegnanti ad abitare presso la cooperativa, in modo da integrare la teoria con la pratica. Gli istituti agrari devono accettare l’iscrizione dei candidati proposti dalle cooperative, se rispondono ai criteri.
Le scuole secondarie e primarie delle zone rurali devono stipulare accordi con le cooperative agricole locali, prendere parte al lavoro produttivo agricolo ed alle attività ausiliarie. Gli studenti provenienti dalle campagne dovrebbero inoltre sfruttare i periodi di ferie, i giorni festivi o il doposcuola per tornare al villaggio di origine e partecipare alla produzione.
Gli istituti universitari e le scuole urbane di grado superiore, quando le condizioni lo consentono, possono, congiuntamente, aprire fabbriche od officine, oppure stipulare accordi per lavorare nelle fabbriche, nei siti edili e nei servizi.
Tutte le università e le scuole secondarie e primarie che hanno a disposizione degli appezzamenti di terra, devono istituire fattorie ausiliarie. Le scuole prive di terra o che si trovano nelle periferie urbane, possono prendere parte al lavoro delle cooperative agricole.
Progetto di Metodi di lavoro in sessanta punti.
Non ci trovate nulla di strano a vedere università agrarie dentro le città? Tutte le università agrarie devono spostarsi nelle campagne.
Discorso del 17 agosto 1958.
Sin dall’antichità, tutte le scuole di pensiero innovative sono state composte da giovani inesperti: gli basta uno sguardo che scruti qualcosa di nuovo, ed ecco che dichiarano guerra all’antico. E così i vecchi eruditi si pongono sempre contro di loro. (…) Tutto sta nel capire se la direzione che si è presa è giusta o sbagliata. Dai tempi antichi, non appena i giovani fondatori di nuove scuole di pensiero giungono alla verità, subito disprezzano ciò che è vecchio e inventano cose nuove.
Discorso alla conferenza di Chengdu, 22 marzo 1958.
Dai tempi antichi ad oggi, gli inventori e i saggi che crearono nuove scuole di pensiero, all’inizio, erano tutti giovani, con un’istruzione relativamente scarsa alle spalle, erano disprezzati e oppressi. Costoro successivamente divennero adulti, poi vecchi, e si tramutarono in eruditi. Questa è una legge universale? Non possiamo esserne completamente certi, occorre fare delle indagini, ma si può dire che, per molti, la regola sia questa. Perché? Il motivo sta nel fatto che seguirono la giusta condotta. Non importa quanto si è eruditi: se la condotta è sbagliata, tutto questo sapere è inutile.
“Le persone temono di diventare famose come il maiale teme di ingrassare”. Le persone famose sono le più arretrate, le più spaventate e le meno creative. Perché mai le cose stanno in questi termini? Perché si sono già fatte una fama. Naturalmente non si possono screditare tutte le persone famose. Esistono delle eccezioni. Ci sono molti esempi che dimostrano che i giovani rovesciano gli anziani e gli ignoranti rovesciano gli eruditi.
Molti bravissimi quadri dei villaggi e delle campagne sono giovani. (…) Ho citato così tanti esempi per dimostrare che i giovani devono superare gli anziani e che i meno istruiti possono rovesciare i più istruiti. Non bisogna essere spaventati dall’autorità o dalle persone famose, né dai grandi saggi. Bisogna osare pensare, osare parlare, osare agire, e non avere paura del pensiero, della parola e dell’azione. Dobbiamo liberarci dei lacci che legano le nostre mani e i nostri piedi.
Discorso alla seconda Sessione dell’VIII Congresso del PCC, 8 maggio 1958.
In breve, tutto quello che vi ho esposto (nota: sono stati esposti dei dati riguardanti inventori di ogni epoca e ogni provenienza) dimostra un fatto: non è forse vero che chi sta più in basso è più intelligente e chi sta più in alto è più stupido, quando si tratta di spogliare i saccenti alti intellettuali delle loro presunzioni? Ci vuole un po’ meno servilismo e un po’ più autostima. Gli operai, i contadini, i vecchi quadri e gli intellettuali di basso livello devono essere incoraggiati ad avere stima di sé stessi ed alla creatività.
Discorso alla riunione dei capidelegazione alla seconda Sessione dell’VIII Congresso del PCC, 18 maggio 1958.
1961
Compagni,
appoggio nella maniera più assoluta il vostro progetto. I programmi metà lavoro-metà studio e il sistema misto lavoro-studio non richiedono allo Stato nemmeno un centesimo. È una cosa fattibile da tutte le scuole primarie e secondarie e dalle università, su tutte le montagne e nelle pianure della provincia. Questo tipo di scuola non può che essere ottimo. Nelle scuole la maggioranza è composta dai giovani, ma ci sono anche alcuni quadri di mezza età. Io spero che questo tipo di scuola non verrà sviluppato soltanto nel Jiangxi, ma che verrà fatto proprio da tutte le province, le quali sarebbe bene inviassero compagni responsabili capaci e lungimiranti a studiare l’esperienza del Jiangxi, farla propria e, una volta tornati nella provincia d’origine, mettere in campo degli esperimenti. Gli studenti all’inizio dovrebbero essere pochi, per poi aumentare gradualmente, e fare così in modo che vadano nel Jiangxi più o meno cinquantamila persone.
Inoltre, anche le organizzazioni del Partito, del governo e le organizzazioni popolari (sindacati, lega della gioventù, associazione delle donne) devono aprire delle scuole basate su programmi metà lavoro-metà studio, che non dovrebbero comunque essere identici ai programmi metà lavoro-metà studio del Jiangxi. Difatti il lavoro, nel Jiangxi, è agricoltura, selvicoltura e pastorizia, perciò bisognerà studiare la coltivazione, i boschi, il bestiame. Ma il lavoro nel Partito, nel governo e nelle organizzazioni popolari deve corrispondere al lavoro che viene svolto nel Partito, nel governo e nelle organizzazioni popolari, quindi occorrerà studiare le scienze culturali, l’attualità e la teoria marxista-leninista. In questo senso sono dissimili. A livello centrale esistono già due scuole. Una è quella del corpo della Guardia centrale, che va avanti da sei-sette anni. I soldati e i quadri imparano a leggere e scrivere nella sezione primaria, poi accedono alla sezione secondaria e infine alla sezione superiore. Nel 1960 erano già alla sezione superiore. Ne sono stati entusiasti e mi hanno scritto una lettera. Si potrebbe inviarvela per vostra conoscenza. L’altra scuola è stata istituita l’anno scorso (1960) ed è gestita dagli uffici del Partito a Zhongnanhai. Anche questa scuola si basa su un programma metà lavoro-metà studio. La metà lavorativa è occupata dal lavoro amministrativo e comprende il personale amministrativo, chi si occupa dei servizi, chi si occupa dei ricevimenti, il personale medico, il personale di guardia e altri impiegati di questi uffici. La Guardia centrale è composta da militari che assolvono compiti di sicurezza, come stare di guardia o fare la ronda, e questo è il loro lavoro. Inoltre hanno corsi di addestramento militare molto duri. La loro è diversa dalle scuole civili.
Questo agosto ricorre il terzo anniversario dell’Università comunista del lavoro del Jiangxi1 e i suoi responsabili mi hanno chiesto di scrivere qualche parola. Si tratta di un grande avvenimento, per il quale ho scritto questa lettera.
Lettera all’Università comunista del lavoro del Jiangxi, 30 luglio 1961.
1964
Il periodo di studio può essere accorciato. Così facendo i diplomati dalla scuola media avrebbero quindici o sedici anni, cioè troppo giovani per il servizio militare, ma potrebbero comunque fare qualche esperienza di vita militare. Questo devono farlo non solo i ragazzi, ma anche le ragazze, che potrebbero andare a costituire un “rosso distaccamento delle donne”. Consentiamo alle ragazze dai sedici ai diciassette anni di farsi sei mesi o un anno di vita militare.
I programmi accademici che esistono attualmente sono troppo densi. È una cosa tremendamente pericolosa, in quanto tiene gli studenti delle scuole medie e primarie e delle università in uno stato di tensione costante.
I programmi possono essere tagliati per metà. Gli studenti passano le giornate sui libri, il ché non va per niente bene, in quanto dovrebbero avere il tempo per partecipare a qualche tipo di lavoro produttivo ed avere la debita vita sociale.
Gli esami, come vengono fatti attualmente, adottano metodi tipici delle contraddizioni fra il nemico e noi: compiono attacchi a sorpresa, presentano domande scombinate e oscure e mettono gli studenti in difficoltà. È lo stesso metodo del saggio in otto parti. Io non sono per niente d’accordo. Va cambiato del tutto. Per me bisognerebbe pubblicare l’argomento e tenere l’esame solo dopo aver dato il tempo agli studenti di documentarsi e studiare. Poniamo che ci siano venti domande: se uno studente risponde bene a dieci domande, e magari ad alcune risponde in modo eccellente, esponendo idee originali, costui si meriterebbe un 100. Se invece risponde a tutte e venti le domande e le risposte sono esatte, ma mediocri, fredde, prive di originalità, ebbene a questo studente si dovrebbe riconoscere un 50, o un 60. Durante gli esami dovrebbe essere consentito bisbigliare: significherebbe soltanto che, se non riesco a capire una cosa, la chiedo a qualcun altro per chiarirmi le idee. Capire veramente le cose è profittevole; per quale motivo invece si insiste nel fare imparare le cose a memoria, meccanicamente? Se io copio una cosa giusta, anche la mia è da considerarsi giusta. Si potrebbe fare un tentativo.
Io sono del tutto contrario al vecchio sistema di insegnamento, che rovinava i talenti e i giovani.
Confucio proveniva dall’aristocrazia schiavistica in declino e non aveva nemmeno fatto la scuola superiore o l’università. Cominciò come sostituto celebratore dei funerali e sostanzialmente non faceva altro che suonare il tamburino. Quando moriva qualcuno, andava a suonare. Sapeva suonare il liuto, tirare con l’arco e guidare i carri, e aveva una certa comprensione delle condizioni delle masse. Poi ricevette un primo incarico governativo di basso rango, in quanto si occupava degli approvvigionamenti e del bestiame. Successivamente divenne un alto funzionario governativo dello stato di Lu e si fece sordo ai problemi delle masse. In seguito aprì una scuola privata e respinse la partecipazione degli studenti al lavoro manuale.
Li Shizhen, esistito durante la dinastia Ming, inizialmente andava di persona in montagna a raccogliere le erbe mediche e così poté scrivere il Compendio di erboristeria. Nemmeno il saggio Zu Chongxi, vissuto ancora prima, aveva frequentato alcuna scuola media o università.
L’americano Benjamin Franklin era un apprendista tipografo e un venditore di giornali, eppure è ricordato come il grande scopritore dell’elettricità. L’inglese Watt era un operaio, prima di diventare il grande inventore del motore a vapore.
Gorkij apprese tutto il suo sapere da autodidatta. Si dice che abbia frequentato appena due anni di scuola primaria.
Allo stato attuale, i corsi e i libri da leggere sono tanti e perciò c’è molta pressione. Non tutti i corsi devono concludersi necessariamente con un esame, come i brevi studi di logica e grammatica alla scuola media: tuttora che si è imparato cosa sono la grammatica e la logica, basta così. Solo l’esperienza del lavoro pratico permetterà, gradualmente, di capirle per davvero.
A lezione si parla troppo. È scolasticismo. Lo scolasticismo deve estinguersi in ogni ambito. Per esempio, nello studio dei classici veniva impiegato un numero spropositato di annotazioni, ma ora non se ne fa più alcun uso. Sono convinto che questo metodo, che sia impiegato in Cina o in un altro paese, finirà per muoversi al suo opposto e per estinguersi. Non sta scritto da nessuna parte che bisogna leggere una montagna di libri. I libri marxisti vanno letti, ma anche assorbiti. Se si legge troppo, diventa poi impossibile assorbire quanto si è letto, e si potrebbe finire per passare dalla parte opposta e trasformarsi in topi di biblioteca, dogmatici e revisionisti.
Conversazione al convito per il capodanno cinese, 23 febbraio 1964.
Oggi i corsi scolastici sono troppo pieni e la pressione esercitata sugli studenti è eccessiva. Per di più, le lezioni non vengono condotte con molto metodo. Durante gli esami, gli studenti vengono considerati alla stregua del nemico e fatti bersaglio di attacchi a sorpresa. Questi tre aspetti non sono per niente benefici alla spontanea e vivace crescita caratteriale, culturale e fisica dei giovani.
Nota alle Proposte del preside di una scuola media di Pechino per alleviare il carico di lavoro sulle spalle degli studenti medi, 10 marzo 1964.
Nell’Unione Sovietica è apparso il revisionismo e lo stesso potrebbe accadere da noi. Come impedire la comparsa del revisionismo, come educare i successori rivoluzionari del proletariato? Io penso che ci vogliano cinque requisiti.
Primo requisito: dobbiamo insegnare ai quadri a padroneggiare una certa dose di marxismo, meglio ancora nella misura in cui questa dose è ampia. In altre parole, praticare il marxismo, non il revisionismo.
Secondo requisito: dobbiamo ricercare il bene della grande maggioranza del popolo cinese e dei popoli del mondo, non di una piccola minoranza, né degli sfruttatori, della borghesia, dei proprietari terrieri, dei contadini ricchi, dei controrivoluzionari, degli elementi negativi o dei destrorsi. Chi non soddisfa questo requisito non può fare nemmeno il segretario di cellula, figurarsi entrare nel Comitato Centrale. Krusciov è per una piccola minoranza, noi siamo per la grande maggioranza.
Terzo requisito: bisogna unirsi alla grande maggioranza in misura soddisfacente. Quando parliamo di unità con la grande maggioranza, intendiamo anche con chi in passato ha lottato erroneamente contro di noi: a prescindere dalla sua fazione di appartenenza, non dobbiamo serbare rancori, né applicare il metodo “un imperatore, una corte”. La nostra esperienza dimostra che, senza la giusta politica di unità adottata al VII Congresso, la nostra rivoluzione non avrebbe mai potuto vincere. Nei confronti di chi ricorre a intrighi e complotti, bisogna stare ben attenti: ad esempio, il CC ha escluso gente della risma di Gao, Rao, Peng e Huang. Ogni cosa si fonda sul principio dell’uno che si divide in due. C’è chi vuole a tutti i costi cospirare e lo farà, potrà cambiare metodo, ma lo farà! L’esistenza dei cospiratori è un fatto oggettivo, che ci piaccia o non ci piaccia.
Ogni cosa è un’unità degli opposti. La mano riesce ad afferrare qualcosa soltanto se quattro dita sono rivolte da una certa parte, e il pollice da un’altra parte.
La purezza assoluta non esiste, ma in molti non hanno ancora raggiunto questa consapevolezza. È sull’impurità che si fondano la natura e la società. La purezza assoluta è del tutto inconcepibile nella natura e nella società e non corrisponde alle leggi della dialettica. L’impurità è assoluta, la purezza è relativa: ecco l’unità degli opposti. Se in un giorno si spazza per terra per ventiquattr’ore, resterà comunque della polvere. Pensate alla storia del nostro Partito: quando mai c’è stato un momento di purezza? Eppure questo non ci ha annientati. Che esista pure l’imperialismo, che il revisionismo si faccia pure strada nel nostro Partito, tutto questo non avrà la meglio su di noi. Dopo la Liberazione sono apparsi Gao Gang, Rao Shushi e Peng Dehuai, ma ci hanno forse distrutti? Nient’affatto. Distruggerci non è cosa facile: è l’esperienza storica che lo dice.
Gli individui possono cambiare. Solo una piccola minoranza non può farlo. Costoro campano sulle illazioni e ne esistono in tutte le province, ma sono solo una minoranza. Non vogliono trasformarsi? Lasciate che continuino nelle loro illazioni. In riferimento a chi commette degli errori, dobbiamo persuaderli a correggersi. Dobbiamo fornire il nostro aiuto affinché tutti possano rimettersi nella giusta direzione. Fintanto che chi commette errori si corregge coscienziosamente, non bisogna criticarlo fino allo sfinimento.
È necessario unirsi alle vaste masse e alle larghe masse dei quadri, che insieme costituiscono il 95%.
Quarto requisito: su tutte le questioni occorre consultarsi con i compagni, tenere adeguate discussioni preliminari, ascoltare tutte le opinioni e permettere anche che vengano espresse le opinioni contrarie alle nostre. Dobbiamo essere democratici, non unilaterali: il metodo unilaterale consiste, nelle riunioni, nel riservare svariate ore soltanto per il nostro discorso, senza permettere agli altri di aprire bocca. Non è possibile nemmeno dare la propria approvazione ad una determinata questione nel corso di una riunione, e poi, a riunione conclusa, ribaltare il verdetto o esprimere disapprovazione. I comunisti devono adottare uno stile di lavoro democratico, mentre è inammissibile che facciano proprio uno stile di lavoro di tipo patriarcale.
Quinto requisito: quando si commette un errore, bisogna autocriticarsi. Se un comandante vince due battaglie e ne perde una, può continuare benissimo a fare il comandante. Se in un piano c’è una parte elevata di cose giuste in aggiunta a poche cose sbagliate, va bene così. Non bisogna credere di poter essere sempre nel giusto, come se avessimo la verità in tasca. Non bisogna convincersi di essere gli unici a fare le cose per bene, e che gli altri non ne siano in grado, o dire: “Il mondo gira grazie a me”. La natura e la società umana progrediscono in base alle proprie leggi. Non è forse vero che i grandi eroi del proletariato, come Marx, Engels, Lenin e Stalin, non ci sono più? Eppure la rivoluzione mondiale continua ad avanzare.
Ciononostante, la questione dei successori richiede ancora di essere disposta in un certo modo. Occorre svolgere un buon lavoro di preparazione. I successori proletari rivoluzionari si formano sempre sfidando le raffiche delle tempeste e i colpi delle onde.
Conversazione sulla formazione dei successori, giugno 1964.
Bisogna essere autodidatti, studiare affidandosi alle proprie capacità. Xiao Chunü2 non aveva frequentato nessuna scuola, nemmeno privata. Io lo apprezzo molto. Per studiare, il movimento contadino si affidava principalmente a lui, il quale, pur non essendo che un cameriere della casa del tè di Wuchang, riusciva a scrivere in modo splendido. Quando si trattava di istruire i contadini, noi adoperavamo il metodo di diffondere gli opuscoli del movimento contadino di questa o quella provincia. Oggi le università non diffondono il materiale didattico. I professori tengono la lezione e vogliono che gli studenti copino meccanicamente. Che motivo c’è di non diffondere il materiale didattico? Si dice che c’è il timore che dopo ci si potrebbe sbagliare. Ché forse non è la stessa cosa? Copiare meccanicamente è un metodo infallibile? Il materiale didattico andrebbe stampato e messo a disposizione dello studio e della ricerca degli studenti. Parlate di meno! L’importante è che gli studenti possano studiare il materiale, che il materiale giunga a tutti. Questo materiale va diffuso per intero, non soltanto in parte. Il mio Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina non era altro che materiale di studio universitario per l’Esercito rosso. Un’opera scritta non necessita di un’esposizione orale. Quando vi vengono inviati dei libri, vi viene chiesto di leggerli per conto vostro.
Discorso sui problemi dell’istruzione, 8 giugno 1964.
La lotta di classe è il vostro principale corso di studi. Sarebbe bene se il vostro istituto andasse a fare le “quattro pulizie” nelle campagne e i “cinque anti” nelle fabbriche. Senza fare le “quattro pulizie”, sarà impossibile capire i contadini, e, senza fare i “cinque anti”, sarà impossibile capire gli operai. Se non conoscete la lotta di classe, come potreste considerarvi dei laureati?
L’intero sistema dell’istruzione è fatto così: spinge pubblicamente a lottare per il voto. Qualcuno però riesce a vedere oltre i voti degli esami e prendere coraggiosamente l’iniziativa nello studio. Tuttora che si smaschera questo fatto, si studia anche con iniziativa. Ho sentito dire che uno studente di una certa università, il quale non prendeva mai appunti, era solito prendere 3,5 o 4 agli esami, ma la sua tesi di laurea è stata la migliore della classe. Se si eccelle a scuola, non necessariamente si eccellerà anche nel lavoro. La storia cinese è stracolma di primi classificati agli esami imperiali, ma il loro sapere era instabile, al contrario, sorprendentemente, di alcuni candidati bocciati agli esami inferiori. Non bisogna prestare troppa importanza ai voti, piuttosto è necessario concentrare le proprie energie per sviluppare una capacità di analisi e soluzione dei problemi. Non bisogna correre dietro al professore, senza alcuna iniziativa.
La lotta contro la pedagogia nozionistica cominciò già all’epoca del Movimento del 4 maggio, grazie ai pedagoghi borghesi; per quale motivo non la facciamo nostra? Sarebbe già un bene non considerare gli studenti nemici da combattere.
Il metodo d’insegnamento che vi viene impartito assomiglia all’irrigazione. Andate a lezione tutti i giorni, e quante parole dovete sorbirvi? I professori dovrebbero far stampare i manoscritti delle lezioni e darveli. Che c’è da temere? Bisogna consentire agli studenti di indagare da sé sull’argomento della lezione. Tenere segreti i manoscritti delle lezioni e permettere agli studenti di prendere appunti soltanto in classe, li limita terribilmente. Gli studenti universitari, specialmente quelli degli anni superiori, devono imparare principalmente ad analizzare ed approfondire i problemi. A che servono tante chiacchiere?
La riforma dell’istruzione è essenzialmente un problema che riguarda gli insegnanti. Essi sono pieni di libri e non sono assolutamente in grado di staccarsi dal manoscritto della lezione. Perché non darvi i manoscritti e ragionare sui problemi insieme a voi? Se i professori sanno rispondere soltanto a metà delle domande che gli vengono poste dagli studenti superiori, potrebbero consultarsi con gli studenti per rispondere a quelle che non sanno: anche questo sarebbe un ottimo metodo. Mai darsi delle arie e diventare arroganti per spaventare gli altri.
Verbale della conversazione con Mao Yuanxin del 5 luglio 1964.
La potenza viene dalle masse popolari. Chi non risponde alle richieste delle masse popolari, finirà per fallire. Bisogna studiare fra le masse popolari, elaborare le politiche da adottare, e solo successivamente educare le masse popolari. Perciò, chi vuole insegnare, deve prima fare da studente, e questo sarebbe inconcepibile senza un maestro. Dopo essere divenuti maestri noi stessi, dovremo ugualmente imparare dalle masse popolari e conoscere le condizioni dei nostri allievi.
Conversazione con una delegazione nepalese del settore dell’istruzione, agosto 1964.
L’Università Tsinghua dispone di una fabbrica. Dal momento che ci sono facoltà di scienze e ingegneria, sarebbe inammissibile se gli studenti avessero solo conoscenze libresche e nessuna esperienza di lavoro pratico. Tuttavia, le facoltà umanistiche non sono altrettanto capaci di aprire le loro fabbriche: non sanno aprire fabbriche di letteratura, fabbriche di storia, fabbriche di economia, né fabbriche di romanzi. Le facoltà umanistiche devono fare della società intera la loro fabbrica. Gli insegnanti e gli studenti devono toccare con mano la realtà dei contadini e degli operai urbani, delle fabbriche e delle campagne. Altrimenti, dopo la laurea, questi studenti non saranno di grande utilità. Se, per esempio, gli studenti di giurisprudenza non entrano a contatto con situazioni reali della società in cui vengono commessi dei crimini, il bilancio del loro studio non potrà essere positivo. Non si possono aprire fabbriche di legge, perciò è la società stessa che va usata come fabbrica.
Conversazione con una delegazione nepalese del settore dell’istruzione, agosto 1964.
1965
Il carico sulle spalle degli studenti è eccessivo. Ciò non può che avere conseguenze negative e priva lo studio di ogni sua utilità. Propongo di tagliare un terzo del totale delle attività. Dovremmo invitare dei rappresentanti degli insegnanti e degli studenti per vari momenti di discussione e per decidere il da farsi. Stabilite come.
Nota a La vita ipertensiva peggiora lo stato di salute degli studenti di una classe della Scuola normale di Pechino, 3 luglio 1965.
La gestione dell’istruzione a sua volta dipende dai quadri. Se una scuola viene diretta bene o male, in ultima analisi dipende dal suo preside e dal suo comitato di Partito, dal livello politico in base al quale prendono le decisioni.
I rettori, i presidi e i professori sono al servizio degli studenti, non il contrario.
Conversazione con una delegazione guineana del settore dell’istruzione, 8 agosto 1965.
Ho molti dubbi nei confronti dell’attuale sistema di istruzione. Dalla scuola primaria alla laurea, in tutto trascorrono sedici, diciassette anni. Gli ultraventenni non sanno niente di riso, sorgo, legumi, frumento, miglio, non sanno come lavorano gli operai, come i contadini coltivano la terra, non sanno niente del commercio di beni, e per di più ne risente la loro salute. Tutto questo può portare davvero a conseguenze disastrose. Una volta dissi ai miei figli: “Andate in campagna a parlare con i contadini poveri e medio-bassi, e dite loro: il mio papà dice che, a forza di studiare per anni, più si studia sui libri, più si diventa stupidi. Per favore, vecchi e giovani, fateci da maestri, siamo venuti a imparare da voi”. Invero, prima di cominciare ad andare a scuola, i bambini fino ai sette anni toccano direttamente molte cose. A due anni imparano a parlare, a tre anni bisticciano con gran baccano e, quando sono un po’ più grandini, usano piccoli utensili per scavare la terra, imitando il lavoro degli adulti. Questo è quello che significa esaminare il mondo. I bambini piccoli hanno quindi già imparato qualche concetto. “Cane” è un concetto di grande importanza; “cane rosso” e “cane giallo” sono concetti di importanza minore. Il cane giallo che vive in casa è una cosa concreta. Il concetto “persona” non tiene conto di svariate complessità, perde la differenza fra maschio e femmina, fra adulto e bambino, fra cinese e straniero, (…) mentre resta soltanto quella rispetto agli altri animali. Qualcuno ha mai fatto la conoscenza di “Persona”? Noi conosciamo soltanto Tizio, Caio e Sempronio. Nemmeno il concetto di “casa” è concreto: noi conosciamo soltanto case concrete, come i palazzi in stile straniero di Tianjin o le abitazioni con cortile di Pechino.
L’istruzione universitaria deve trasformarsi. Non va bene stare così tanto tempo a lezione. Mancare di trasformare le facoltà umanistiche avrebbe conseguenze negative. Potranno formare dei filosofi, senza essere trasformate? Potranno formare degli scrittori? Potranno formare degli storici? Attualmente i filosofi non sanno fare filosofia, gli scrittori non sanno scrivere romanzi, gli storici non sanno studiare la storia, e tutti si interessano soltanto di imperatori, re, generali e primi ministri.
Dobbiamo trasformare le facoltà umanistiche e mandare gli studenti a lavorare nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi. La situazione non cambia per quanto riguarda le discipline ingegneristiche e scientifiche: certo, queste facoltà dispongono di officine e laboratori, dove lavorano e conducono esperimenti, ma bisogna anche scoprire la realtà della società.
Dopo il diploma superiore, per prima cosa bisogna svolgere un po’ di lavoro concreto. Non è sufficiente limitarsi a inviare gli studenti nelle campagne: essi devono andare anche nelle fabbriche, nei negozi, nelle compagnie militari. Potrebbe fare questo tipo di lavoro per qualche anno, e poi passare altri due anni a studiare. Poniamo che l’università duri cinque anni, il periodo di lavoro sarebbe di tre anni. Anche i professori devono svolgere lavoro manuale: lavorare e insegnare allo stesso tempo. Forse che la filosofia, la letteratura e la storia non possono essere insegnate anche sul posto di lavoro? Bisogna per forza insegnare all’interno di grandi palazzoni in stile straniero?
Discorso alla conferenza di Hanzhou, 21 dicembre 1965.
1966
Lo sviluppo scientifico passa da un livello inferiore ad un livello superiore, dal semplice al complicato, ma l’insegnamento non può seguire questa sequenza: nello studio della storia, bisogna dare la priorità alla storia moderna. Per adesso abbiamo tremila anni di storia scritta, ma quando arriveremo a diecimila anni, come faremo a insegnarli tutti?
Nei corsi di fisica atomica non c’è bisogno di cominciare dalle primissime teorie, altrimenti non riuscirete a diplomarvi nemmeno dopo dieci anni di studio. Quando studiate le scienze naturali, dovete imparare ad usare la dialettica.
Conversazione con Mao Yuanxin, febbraio 1966.
Compagno Lin Biao,
ho ricevuto il rapporto del Dipartimento generale di logistica che mi hai inviato il 6 maggio. Penso sia un ottimo piano. È possibile distribuire questo rapporto a tutti i distretti militari e invitarli a discuterlo con i quadri di armata e di divisione? Le loro idee in merito dovranno essere trasmesse alla Commissione militare, quindi sottoposte all’approvazione del Comitato centrale, in modo da stabilire le giuste direttive da ritrasmettere alle forze armate. Ti chiedo di riflettere su questa proposta.
In assenza di una guerra mondiale, il nostro esercito deve essere una grande scuola. Persino in caso di terza guerra mondiale sarebbe possibile trasformarlo in una scuola così grande: oltre al combattimento, può svolgere anche altre attività. Negli otto anni della seconda guerra mondiale, non facevamo forse così in tutte le basi antigiapponesi? In questa grande scuola si devono studiare la politica, gli affari militari, la letteratura e l’arte, e ci si può occupare della produzione agricola come attività secondaria. Essa può anche realizzare le proprie officine medie e piccole per produrre alcuni beni di cui necessita e scambiarli con altri beni di eguale valore. Può prendere parte al lavoro di massa ed al movimento di educazione socialista e delle quattro pulizie nelle fabbriche e nelle campagne. Terminate le quattro pulizie, ci sarà sempre del lavoro di massa di cui l’esercito potrà occuparsi, così che il popolo e l’esercito possano diventare perennemente una cosa sola. L’esercito deve prendere parte anche alla lotta rivoluzionaria per criticare la cultura borghese. In questo modo, si potranno eseguire allo stesso tempo il lavoro militare e quello educativo, il lavoro militare e quello agricolo, il lavoro militare e quello industriale. Naturalmente ci vuole il giusto coordinamento e stabilire l’ordine delle priorità fra il lavoro educativo, agricolo e industriale: ciascuna unità può eseguirne soltanto uno o forse due alla volta, ma non tutti e tre contemporaneamente. In questo modo sarà possibile sprigionare l’enorme potenza di milioni di soldati.
Lo stesso vale anche per i lavoratori, i quali, oltre al prioritario lavoro di fabbrica, devono studiare gli affari militari, la politica, la letteratura e l’arte. Anche loro devono occuparsi delle quattro pulizie e prendere parte alla critica della borghesia. Laddove ce ne sono le condizioni, devono dedicarsi anche alla produzione agricola come attività secondaria, seguendo l’esempio del campo petrolifero di Daqing.
I contadini, a loro volta, con il lavoro agricolo (che comprende la selvicoltura, l’allevamento, le attività ausiliarie e la pesca) come priorità, devono anche studiare gli affari militari, la politica, la letteratura e l’arte. Quando le condizioni lo consentono, devono altresì organizzare qualche piccola officina, nonché criticare la borghesia.
Per gli studenti il discorso è lo stesso: lo studio è il loro compito prioritario, ma devono imparare a fare anche altre cose, per esempio il lavoro industriale, agricolo e militare, e devono criticare la borghesia. I periodi di studio vanno accorciati, l’istruzione va rivoluzionarizzata e non bisogna permettere che continui il dominio degli intellettuali borghesi sulle nostre scuole.
Lo stesso devono fare gli impiegati nel commercio, nei servizi e nelle organizzazioni del Partito e dello Stato, quando le condizioni lo permettono.
Quanto ho detto sopra non è nulla di nuovo od originale: da diversi anni questo metodo è già applicato da molti, ma non è stato generalizzato. L’esercito lavora in questo modo da decenni, ma adesso è sul punto di realizzare nuovi sviluppi.
Mao Zedong
7 maggio 1967
Lettera al compagno Lin Biao, 7 maggio 1967.
Tenere alta la grande bandiera della rivoluzione culturale proletaria, denunciare a fondo la posizione reazionaria borghese di questo gruppo di “autorità accademiche” antipartito e antisocialiste, criticare tutte le idee reazionarie borghesi negli ambienti accademici, pedagogici, giornalistici, letterari, artistici, e editoriali, e assicurarsi la direzione in tutti questi campi della cultura.
Circolare del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, 16 maggio 1966.
Senza distruzione non esiste costruzione. La distruzione significa critica, significa rivoluzione. Per la distruzione è necessario il ragionamento e questo significa costruzione. In primo luogo viene la distruzione, che naturalmente porta in sé la costruzione.
Circolare del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, 16 maggio 1966.
Che le masse si educhino in questo grande movimento rivoluzionario e imparino a distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, il corretto modo di agire da quello non corretto.
Decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sulla Grande Rivoluzione culturale proletaria, 8 agosto 1966.
Riformare il vecchio sistema d’istruzione, i vecchi principi e metodi d’insegnamento, è un compito estremamente importante della Grande Rivoluzione culturale proletaria.
In questa grande rivoluzione, il fenomeno degli intellettuali che dominano le nostre scuole deve essere completamente eliminato.
Decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sulla Grande Rivoluzione culturale proletaria, 8 agosto 1966.
Il periodo di studio deve essere ridotto. I programmi devono essere ridotti e migliorati. Le materie d’insegnamento devono essere radicalmente riformate, e alcune devono essere subito semplificate. Pur dedicandosi principalmente agli studi propriamente detti, gli studenti devono apprendere anche altre cose. Devono cioè non solo istruirsi sul piano culturale, ma anche su quello della produzione industriale e agricola e dell’arte militare, e devono partecipare alle lotte della rivoluzione culturale per criticare la borghesia.
Decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sulla Grande Rivoluzione culturale proletaria, 8 agosto 1966.
Il metodo che consiste nell’incaricare i quadri militari di addestrare gli insegnanti e gli studenti rivoluzionari è eccellente. Tra tenere alcuni corsi di formazione e non tenerne affatto, c’è una differenza abissale. Così facendo, sarà possibile studiare la politica, gli affari militari, i quattro primati, lo stile di lavoro tre-otto e le tre regole della disciplina e gli otto punti da tenere a mente e rafforzare la disciplina organizzativa.
Tratto da Circolare del CC del PCC e del Consiglio di Stato sull’istituzione di brevi corsi di addestramento per gli insegnanti e gli studenti rivoluzionari, 31 dicembre 1966.
1) Primato nel fattore umano, primato nel lavoro politico, primato nel lavoro ideologico, primato nella vivacità ideologica.
2) Il presidente Mao ha sintetizzato l’eccellente stile di lavoro dell’Esercito popolare di Liberazione in tre principi: stabile e corretto orientamento politico; stile fondato sulla semplicità e sul duro lavoro; flessibilità nella strategia e nella tattica; e otto caratteri: unità, allerta, fermezza, entusiasmo.
1967
Le forze armate, gradualmente e per gruppi, dovrebbero condurre l’addestramento militare nelle università, nelle scuole medie e nelle scuole primarie di grado superiore, nonché contribuire al lavoro di apertura dell’anno scolastico, di riorganizzazione e costituzione del sistema dirigente basato sulla triplice combinazione e di applicazione della lotta-critica-trasformazione. Prima occorre fare degli esperimenti per acquisire esperienza, dopodiché si potrà estendere progressivamente il metodo. Bisognerà anche persuadere gli studenti ad applicare quanto detto da Marx: per emancipare sé stesso, il proletariato deve emancipare l’intera umanità. Nei corsi di addestramento militare, non vanno esclusi gli insegnanti ed i quadri che hanno commesso errori: fatta eccezione per gli anziani e i malati, bisogna permettergli di partecipare, così da favorire la loro rieducazione. Se tutto questo verrà fatto con serietà ed impegno, i problemi verranno risolti senza difficoltà.
Nota all’articolo: L’esperienza degli insegnanti e studenti della scuola media “Yan’an” di Tianjin nel realizzare fondamentalmente la grande alleanza e nel riorganizzare, consolidare e sviluppare le guardie rosse, 7 marzo 1967.
Combattere l’egoismo, criticare il revisionismo.
Importante istruzione data durante il giro d’ispezione della Cina settentrionale, centro-meridionale e orientale.
La rivoluzione proletaria nell’istruzione deve fare affidamento sulle larghe masse degli studenti rivoluzionari, degli insegnanti rivoluzionari e degli operai rivoluzionari all’interno delle scuole, sugli intellettuali che esistono fra di loro, in altre parole sui rivoluzionari proletari decisi a portare fino alla fine la Grande Rivoluzione culturale proletaria.
Renmin Ribao, 3 novembre 1967.
Note del traduttore (Federico Picerni)
1. L’Università comunista del lavoro del Jiangxi fu istituita nel giugno 1958 prefissandosi lo scopo di applicare al meglio i programmi di metà lavoro-metà studio. Gli studenti si impegnavano in particolare nel lavoro agricolo e nella fertilizzazione di aree brulle, diventando un esempio per tutta la Cina e aprendo sedi distaccate anche nel resto del Paese. Secondo dati odierni, fra il 1958 a il 1980 si laurearono qui oltre 210.000 studenti, prima che l’istituto fosse riorganizzato sotto il nome di Università agraria del Jiangxi il 20 novembre 1980.
2. Xiao Chunü nacque nell’aprile del 1893 da una famiglia umile dello Hubei. Sin da giovanissimo svolse numerosi lavori manuali per guadagnarsi da vivere. Nel 1919 partecipò al Movimento del 4 maggio e nell’agosto del 1922 entrò nel Partito Comunista Cinese, facendo un duro lavoro nel settore della stampa, dove vennero molto apprezzate le sue notevoli capacità di scrittura e critica. Nel 1924 venne inviato a dirigere il lavoro del PCC nel Sichuan, dove tra l’altro fondò la Società di studio della gente comune. Successivamente ricoprì vari incarichi all’interno del Kuomintang (all’interno del quale si iscrivevano anche i comunisti per fare fronte unito), occupandosi in particolare di corsi sulla politica, il movimento giovanile, il movimento contadino e il movimento femminile. Fu arrestato dopo il colpo di Stato anticomunista di Chiang Kai-shek e ucciso il 22 aprile 1927, a soli 34 anni.
16 settembre 2015

Rosario Livatino ucciso dalla mafia -Noi non dimentichiamo

Noi non dimentichiamo
In ricordo di Rosario Livatino, il giudice ragazzino ucciso dalla mafia a 38 anni. Video commovente che ripercorre le tappe della sua breve ma intensa carriera. Martire della giustizia e della fede.
Il lavoro è stato realizzato da Fabiola Poggi, la voce è di Corrado Gentile, si ringrazia lo staff de La Web Tv per la collaborazione

In Italia tenere aperto il Colosseo è “essenziale” ma per una mammografia servono anni da: fanpage.it

In Italia tenere aperto il Colosseo è “essenziale” ma per una mammografia servono anni
Il Governo equipara la fruizione di siti archeologici e luoghi di cultura ai servizi essenziali. Intanto quelli veri colano a picco, tra sanità inefficiente, corruzione e sfruttamento. Ecco l’Italia “renziana”, falsa come una vecchia donna piena di botulino.
Italia
Politica
ultime notizie
20 settembre 2015 15:09
di Davide Falcioni

Mia madre qualche giorno fa ha dovuto prenotare una mammografia in un ospedale pubblico italiano. Un normale esame di controllo su una donna di 60 anni. Se tutto va bene dovrà attendere più di un anno, a meno che non deciderà di rivolgersi a una struttura privata. I tempi di attesa, nell’efficiente Regione Marche, baluardo del PD, sono infatti abissali: 438 giorni per una mammografia, 135 per una visita cardiologica, 249 per una colonscopia. Sarebbero servizi sanitari di prima necessità, ma se sei malato e non hai soldi per abbreviare l’attesa fai tranquillamente in tempo a morire.

Da ieri sera anche Musei e luoghi di cultura sono servizi pubblici essenziali: l’assemblea dei lavoratori del Colosseo, che ieri hanno ritardato l’apertura dell’Anfiteatro Flavio di tre ore, ha avuto un epilogo farsesco nel corso della serata, quando il Consiglio dei Ministri ha varato un provvedimento che sostanzialmente equipara la fruibilità dei grandi siti archeologici e dei monumenti all’accesso ai servizi sanitari. Siamo però al paradosso: un turista che voglia visitare i Fori Imperiali non deve trovare impedimenti di tipo sindacale, ma una donna che voglia prenotare una mammografia o un cittadino che abbia bisogno di una risonanza magnetica è costretto ad attendere mesi, anzi anni.

Quel che più è grave è che una normalissima assemblea dei lavoratori è stata trasformata, dall’efficiente propaganda renziana, in una sorta di sabotaggio del diritto di migliaia di turisti di visitare le bellezze italiane. Il premier ha twittato da par suo: “Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l’Italia. Oggi decreto legge #colosseo #lavoltabuona”. Renzi e i suoi sodali dimenticano che quello di sciopero è un diritto riconosciuto dalla Costituzione, che ne prevede il ricorso “nell’ambito delle leggi che lo regolano” (articolo 40). Esattamente quello che è accaduto ieri.

Riepiloghiamo: un gruppo di lavoratori del Ministero dei Beni e delle Attività culturali chiede da mesi il pagamento “delle indennità di turnazione e delle prestazioni per le centinaia di aperture straordinarie (dal primo maggio a quelle notturne) che rappresentano il 30% del salario”, oltre all’apertura di una trattativa sul rinnovo del contratto. I soldi non si vedono (a proposito: con la cultura spesso non si mangia, ed è vero), così l’11 settembre i sindacati (CGIL, Cisl e Uil) comunicano l’intenzione di scioperare per due ore e mezzo il 18 settembre: “L’assemblea, proprio per ridurre al minimo i disagi dei visitatori, è stata calendarizzata ad inizio turno, ha comportato la chiusura per due ore e mezza al pubblico e alle 11 i cancelli sono stati regolarmente riaperti”, spiegano i sindacati.

Chiunque capirebbe che non c’è nulla da eccepire. Invece il governo decide di cavalcare l’onda e in serata vara un decreto legge “contenente misure urgenti per il patrimonio storico-artistico della Nazione. Il testo è composto da un unico articolo e chiarisce che l’apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura rientra tra i servizi pubblici disciplinati dalla legge 146 del 1990”. Cosa dice tale norma? Che “sono considerati servizi pubblici essenziali, indipendentemente dalla natura giuridica del rapporto di lavoro, anche se svolti in regime di concessione o mediante convenzione, quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione ed alla libertà di comunicazione”. L’accesso a monumenti e siti archeologici evidentemente non rientra in nessuna di queste fattispecie.

Eppure da giorni monta la rabbia dei cittadini, fomentati da una narrazione di quanto accaduto completamente squilibrata e fasulla. Non solo il PD, ma anche il Movimento 5 Stelle, hanno rispolverato l’armamentario adorato dai benpensanti, carico di ovvietà e luoghi comuni tanto cari alle maggioranze rumorose, che accomunano corruzione politica e morale, immigrati “ciucciasoldi”, sindacalisti venduti e lavoratori scansafatiche. Il governo, da par suo, continua a millantare un’efficienza che semplicemente non esiste. L’abbiamo visto con l’Expo, evento diventato terra di saccheggio delle mafie e degli speculatori, che hanno realizzato il “grande evento” sfruttando il lavoro di migliaia di persone. Lo vediamo con i veri “servizi pubblici essenziali”: sanità e lavoro, ridotti ai minimi termini, tra tempi d’attesa estenuanti, disoccupazione galoppante e sempre più giovani che “fuggono” all’estero. Per non parlare della millantata “ripresa economica”. Il risultato è che l’Italia renziana somiglia sempre più a una vecchia prostituta d’alto bordo, carica di botulino, silicone e trucco, ma in verità vuota, finta e squallida.

continua su: http://www.fanpage.it/il-italia-tenere-aperto-il-colosseo-e-essenziale-ma-per-una-mammografia-servono-anni/
http://www.fanpage.it/

Mafie, Gratteri: “per sconfiggere la malapianta bisogna partire dall’istruzione”

gratteriLa ‘ndrangheta e’ un problema politico e morale che si nutre di consenso. Occorre partire dall’istruzione, dai fondamenti della conoscenza, dalle parole che sono importanti ma nella le mafie lo sono anche i silenzi. La scuola e’ una possibile, ragionevole risposta, facendo appassionare i giovani alla lettura e allo studio per avere tra qualche tempo generazioni piu’ avvertite. Ma questo richiede progetti politici di vasto respiro, non appiattiti sul consenso del giorno dopo. Solo cosi ci possono essere possibilita’ di successo, modificando profondamente le regole giudiziarie e legali, cosi’ come i comportamenti personali e familiari“. E’ quanto ha affermato il giudice Nicola Gratteri nella lezione conclusiva dell’universita’ estiva di Soveria Mannelli che, su iniziativa della fondazione ‘Italia Domani’ e della Rubbettino Editore, si e’ tenuta presso la biblioteca ‘Michele Caligiuri’, completamente stipata con centinaia di persone presenti nella sala e nell’adiacente giardino dove e’ stato necessario allestire uno schermo. La manifestazione e’ stata la introdotta da Mario Caligiuri dell’universita’ della Calabria che ha illustrato il tema discusso in questi giorni: ‘Ripartire dalle parole. Come reagire all’educazione da TV e alla malapianta della criminalita”. Ha poi presentato il docente della serata, Nicola Gratteri, che “unisce l’impegno e la responsabilita’ del magistrato con quello del divulgatore della cultura della legalita’ per conoscere la ‘ndrangheta, una delle organizzazioni criminali piu’ pericolose del mondo“.

nicola_gratteriCaligiuri ha poi ricordato i numerosi testi scritti dal magistrato spesso insieme ad Antonio Nicaso e pubblicati da Aliberti, Pellegrini e Mondadori, che sono stati anche scelti come materia di studio nelle scuole. Si e’ quindi intrattenuto sull’impegno di Gratteri sul versante scolastico, essendo stato l’ispiratore del progetto ‘Una scuola per la legalita”, che ha comportato l’attuazione del tempo pieno nelle scuole dei comuni calabresi ad alta densita’ criminale, valorizzando i docenti precari nelle scuole. Infine, ha ricordato l’inaugurazione presso la scuola di Palmi del giardino della memoria dedicato alle vittime della ‘ndrangheta, la gran parte delle quali dimenticate. Nel corso della lezione Gratteri ha svolto analisi sulla stagione di sequestri che ha caratterizzato la Calabria nei decenni passati ma che ancora non sono state adeguatamente indagate le conseguenze che ha comportato per l’intera regione. Per stroncare il traffico della cocaina, che rende la ‘ndrangheta anche una potenza economica mondiale “non esiste nessuna attivita’ piu’ redditizia del commercio della droga“, occorrono regole internazionali adeguate “nel mondo non c’e’ l’idea di come contrastare le mafie, come evidenziano le carenti legislazioni europee e i dibattiti dell’Onu“.

Nicola-GratteriHa poi avanzato la proposta di riconvertire in Colombia, Peru’ e Bolivia le piantagioni di droga in coltivazioni produttive di altre essenze, incentivandole economicamente. Il magistrato ha poi affrontato il tema dei beni confiscati, dicendo che “Bisogna rifondare l’agenzia, che non deve essere un pennacchio ma diventare, con una riforma profonda della normativa, una struttura efficiente che va gestita non da magistrati o prefetti ma da manager che sappiano gestire i beni confiscati, tenendo conto che le imprese mafiose rappresentano un’anomalia del mercato, perche’ la criminalita’ distorce l’economia e la democrazia”. Gratteri, commentando anche la sua mancata nomina a ministro della giustizia nel governo Renzi, ha concluso dicendo che “il mio lavoro mi emoziona ancora e credo che sarebbe stata una bella sfida poter tentare di concretizzare le riforme di cui parlo e scrivo perche’ e’ fondamentale per il paese avere un servizio giudiziario efficiente“.

Elezioni Grecia. La disfatta di Varoufakis: la sua scommessa, Unità popolare, non entra in Parlamento da: l’huffngitonpost

Pubblicato: 20/09/2015 21:49 CEST Aggiornato: 20/09/2015 22:04 CEST
VAROUFAKIS

Aveva provato a fare lo sgambetto. All’ultimo minuto di campagna elettorale. Al fischio dell’arbitro sul finale di partita, Yanis Varoufakis ha detto la sua: “Voterò per Unità popolare”, gli scissionisti di Syriza, quelli che hanno abbandonato Alexis Tsipras dopo la firma del memorandum Ue e che lo hanno costretto ad andare al voto anticipato. Perché, è l’argomentazione dell’ex ministro delle Finanze dimesso dal premier dopo il referendum del 5 luglio, queste elezioni hanno “due obiettivi: annullare il no del referendum di luglio e legittimare il memorandum della Troika”. “Ha fallito”, riflettono dentro Syriza con un sorriso più che beffardo. Per ora, è la debacle per chi ha mollato: Unità popolare non supera nemmeno la soglia del 3 per cento per entrare in Parlamento, stando ai dati ancora parziali.

Eppure oltre al sostegno di Varoufakis, hanno avuto quello di alcuni dirigenti di Podemos. Sono arrivati ad Atene da Madrid per appoggiare la nuova forza politica dell’ex ministro dell’energia Panagiotis Lafazanis. Proprio come il loro leader Pablo Iglesias è venuto in piazza Syntagma per sostenere ‘senza se e senza ma’ Alexis Tsipras. Insomma, non è roba da niente: la scissione di Syriza ha fatto discutere tutta la sinistra europea, ha prodotto lacerazioni e spaccature vere. Ma il voto greco di questa domenica di settembre chiude quanto meno un primo round: Tsipras uno, Varoufakis zero.

Ne parlano al partito del leader greco. Esultano non una punta di amarezza ai primi exit poll. Succede proprio nella stanza di Yanis Bournous, responsabile Esteri, al quinto piano dell’edificio di piazza Eleftheria. E pensare che proprio lì, di fianco a Bournous, fino alla fine di agosto, c’era l’ufficio di Vassilis Primikiris, parlamentare di Syriza che ha seguito Lafazanis nella scissione. Fianco a fianco per tanti anni, ora separati al governo e anche in Parlamento.

Qui in piazza Klothmonos, al tendone elettorale di Syriza, mentre si attende l’arrivo di Tsipras, si dice che Varoufakis non si sia arreso. Resta convinto che il nuovo Tsipras, quello post-memorandum, fallirà. Così dice ai suoi. Si vedrà. A Syriza intanto assistono contenti alla sua disfatta, lui che due giorni prima del voto ha deciso di legarsi agli scissionisti di Unità popolare che tutti i sondaggi davano al limite della soglia del 3 per cento. E chissà se anche la sua ‘costruenda’ rete di sinistra europea resterà legata ai perdenti, pronta a inabissarsi sotto il nuovo astro Tsipras. Di certo, c’è discussione anche all’interno della stessa rete di Varoufakis, così ampia da coprire un fronte che va dal socialismo alla sinistra più radicale, dall’ex presidente dell’Fmi Dominique Strauss-Kahn all’economista Thomas Piketty fino all’ex Pd Stefano Fassina. Il quale infatti sabato scorso ha invece dichiarato di sostenere la vittoria di Tsipras. Uno l’ha azzeccata.

COMUNICATO/ La vittoria di Tsipras, una vittoria del popolo greco e della Sinistra europea da: L’altra Europa con Tsipras

COMUNICATO/ La vittoria di Tsipras, una vittoria del popolo greco e della Sinistra europea

COMUNICATO/ La vittoria di Tsipras, una vittoria del popolo greco e della Sinistra europea

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L’altra Europa con Tsipras esprime tutta la sua gioia per l’affermazione di Tsipras e di Syriza che si sta profilando. Il popolo greco ha risposto con la forza della democrazia a chi ha fatto di tutto per cacciare Tsipras e il suo governo. Tsipras vince e con lui vince la democrazia e vince la Sinistra Europea. Una vittoria che parla alle forze del cambiamento di tutta Europa dalla Spagna all’Irlanda. La lotta contro l’austerità continua, con più forza. La troika, l’austerità, il potere delle banche, l’Europa fortezza devono diventare, loro sì, una parentesi.

L’altra Europa con Tsipras continuerà con tutto il proprio impegno a lavorare affinché anche l’Italia partecipi a questa battaglia compiendo un deciso salto di qualità. Occorre anche in Italia una forza unita e grande della sinistra, capace di combattere con convinzione, partecipazione popolare, senza settarismi minoritari e con l’aspirazione a vincere.

Scuola, Bernocchi (Cobas) lancia un appello a nome degli insegnanti: “Il 24 ottobre a Roma per travolgere Renzi” autore fabrizio salvatorida:controlacrisi.org

“Il popolo della scuola pubblica chiede ai sindacati che hanno indetto i grandi scioperi di maggio-giugno di convocare una manifestazione nazionale e uno sciopero generale contro gli effetti nefasti della legge 107 – la cattiva scuola di Renzi – e per un forte recupero salariale”. Il portavoce nazionale dei Cobas, Piero Bernocchi, propone che “il 24 ottobre si svolga a Roma una oceanica manifestazione nazionale e che lo sciopero della scuola venga effettuato nella prima parte di novembre, dopo la presentazione della Legge di stabilità”.
“Nonostante la straordinaria lotta del popolo della scuola pubblica (e in primo luogo di docenti ed Ata con i grandi scioperi del 5, 6 e 12 maggio e il plebiscitario blocco degli scrutini dal 3 al 14 giugno), il governo, – denuncia Bernocchi in una nota – pur vacillando, ha imposto dittatorialmente la legge 107/2015. Ma, contrariamente alle previsioni governative, nelle scuole non c’è stata la resa e l’abbandono del conflitto!”. Bernocchi fa presente che “nella seconda parte di ottobre sarà nota la Legge di Stabilità, da cui apparirà chiaro che, pur obbligato dalla Corte Costituzionale a rinnovare il contratto, il governo non ha alcuna intenzione di restituire neanche una parte del salario perso nell’ultimo decennio da docenti ed Ata: ci saranno solo ridicole briciole, in cambio delle quali Renzi vorrebbe imporre nel contratto l’applicazione normativa della 107; dunque, la volontà dei lavoratori/trici di recuperare il maltolto salariale potrà aggiungere altra benzina nella macchina del conflitto. Perciò, si può impostare la lotta su due giornate, una di manifestazione nazionale e una di sciopero generale”.L’appello è volto a fare sì che “si possa lanciare insieme la manifestazione nazionale a Roma per il 24 ottobre e lo sciopero generale nella prima parte di novembre; e invitiamo tutti i lavoratori/trici della scuola, i comitati locali e nazionali – nonché gli studenti che sciopereranno e manifesteranno già nella prima decade di ottobre – affinché si lavori congiuntamente per la realizzazione unitaria di questi due momenti cruciali di lotta”.