Legge di stabilità, i deboli restano scoperti Fonte: Il ManifestoAutore: Antonio Sciotto

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Tra il mini­stero dell’Economia e Palazzo Chigi si pre­para la legge di Sta­bi­lità che com­por­terà una mano­vra da 27 miliardi, e già il mini­stro Pier Carlo Padoan è costretto a fare un impos­si­bile zig zag tra le richie­ste a cui il governo pre­fe­ri­rebbe non rispon­dere: ma la mani­fe­sta­zione degli eso­dati di due giorni fa, che ha visto i sin­da­cati som­mati alla Lega di Sal­vini, non poteva pas­sare sotto silen­zio. E così ieri Padoan, nel corso di un que­stion time alla Camera, ha dovuto riba­dire che l’esecutivo «rico­no­sce il disa­gio» e che «valuta un nuovo inter­vento». Se man­cano i panini, forse arri­ve­ranno le brio­che , ma fatto sta che per ora le risorse non sono ancora state repe­rite: e invece il taglio dell’Imu e della Tasi per tutti — anche per i ric­chi con case di lusso e castelli — resta una priorità.

I sin­da­cati hanno aggiunto almeno altri due capi­toli urgenti, con richie­sta di rela­tiva rispo­sta, ma per il momento le loro quo­ta­zioni restano molto basse: l’adeguamento degli asse­gni da pen­sione e il rin­novo dei con­tratti del pub­blico impiego, come dispo­sto dalla Corte costi­tu­zio­nale con due dif­fe­renti sen­tenze (solo una, finora, ha avuto par­ziale sod­di­sfa­zione, con il pic­colo rim­borso già ero­gato ai pen­sio­nati lo scorso agosto).

Ma ieri è stata una gior­nata piut­to­sto posi­tiva per il governo, almeno sul fronte eco­no­mico, per­ché la poli­tica di Renzi è stata pre­miata dall’Ocse, che ha rivi­sto al rialzo le pre­vi­sioni del Pil per il 2015, rico­no­scendo un merito alla riforma del lavoro e più in gene­rale al Jobs Act. L’organizzazione pari­gina pre­vede che il Pil ita­liano cre­scerà dello 0,7% nel 2015, e quello dell’area euro dell’1,6%: in entrambi i casi la stima è supe­riore dello 0,1% rispetto alle pre­vi­sioni del mag­gio scorso.

Sono invece rivi­ste al ribasso di 0,2 punti le pre­vi­sioni per la cre­scita del 2016, all’1,3% per l’Italia e all’1,9% per l’eurozona. Per il nostro paese, tra le prin­ci­pali cause del mag­giore otti­mi­smo sul 2015 c’è il miglio­ra­mento del mer­cato del lavoro, con l’aumento della par­te­ci­pa­zione e della crea­zione d’impiego. Que­sto «ha dato un sup­porto ai con­sumi pri­vati, che quest’anno sono cre­sciuti più di quanto si fosse pre­vi­sto», dando un mag­giore con­tri­buto alla cre­scita. Inol­tre, nell’ultimo periodo «sono state fatte riforme impor­tanti, che stanno dando un traino all’economia». L’Italia bene­fi­cia inol­tre dell’impatto posi­tivo della cre­scita nell’area euro. Che però, avverte l’Ocse, ha fatto «meno di quanto si spe­rava viste le spinte favo­re­voli di prezzo del petro­lio più basso, euro più debole e tassi d’interesse a lungo ter­mine più bassi». Inol­tre, a fre­nare la nostra eco­no­mia, come anche quella euro­pea, potreb­bero essere le dif­fi­coltà pre­vi­ste nei pros­simi mesi per i paesi emer­genti, a par­tire dalla Cina.

La revi­sione in posi­tivo della stima sul Pil comun­que è un inco­rag­gia­mento per il pre­mier Renzi, che spera pro­prio nella cre­scita per poter attin­gere alla famosa «fles­si­bi­lità» Ue e avere in gene­rale più mar­gini: spera di otte­nere da Bru­xel­les il via libera per poter uti­liz­zare almeno 7 miliardi in più, gio­strando sul defi­cit (che comun­que vuole man­te­nere sotto il 3%), senza con­tare l’eventuale bene­fi­cio del calo degli inte­ressi sul debito.

«Smen­ti­sco che il governo abbia alcuna inten­zione di fare cre­scere l’indebitamento e farlo veleg­giare verso il 3%», ha spie­gato ieri Padoan. Il disa­vanzo, ha aggiunto, sarà «al 2,6% quest’anno e in discesa» negli anni suc­ces­sivi. Sul nego­ziato con Bru­xel­les per una mag­giore fles­si­bi­lità sui conti, il mini­stro ha riba­dito che «il governo ha già otte­nuto dalla Com­mis­sione Ue la clau­sola per le riforme» e adesso punta a quella per «gli inve­sti­menti». Il tutto, «per costruire una legge di Sta­bi­lità che faci­li­terà un’uscita non ciclica ma strut­tu­rale dalla reces­sione».
«Il governo sta valu­tando la pos­si­bi­lità» di «un nuovo prov­ve­di­mento di sal­va­guar­dia», ha poi detto il mini­stro dell’Economia sul nodo esodati.

Quanto alle indi­scre­zioni su circa 3 miliardi di pos­si­bili risparmi per una sovra­stima di alcune sal­va­guar­die, Padoan ha spie­gato che tali even­tuali risorse «a par­tire dal 2013 non hanno cer­tezza in quanto non è stata con­clusa la pro­ce­dura di cer­ti­fi­ca­zione». Ma, se que­sti risparmi fos­sero accer­tati, ser­vi­rebbe comun­que una «dispo­si­zione nor­ma­tiva» appo­sita per l’utilizzo.

«Non con­fon­diamo le acque — dichiara la Cgil — Le risorse per gli eso­dati e l’opzione donna ci sono. Nella legge di Sta­bi­lità va affron­tato il pro­blema dell’uscita fles­si­bile» in riforma della legge For­nero. La Cisl chiede di «ade­guare le pen­sioni e rin­no­vare i con­tratti pub­blici», e appog­giando «il taglio delle tasse sulla casa, ma non per i più ric­chi», vor­rebbe in più una riforma radi­cale del fisco, «che dia la pos­si­bi­lità di pagare meno tasse, mille euro in meno, a tutti coloro che, pen­sio­nati e lavo­ra­tori, non arri­vano ai 40 mila euro»

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