13 settembre 2015

Plessi inagibili e sprovvisti di certificazioni antincendio, cantieri aperti in una scuola su tre e corsa ai finanziamenti da parte dei Comuni per mettere gli istituti in sicurezza. Nell’anno probabilmente decisivo della riforma della “Buona scuola”, con gli ex provveditorati e l’ufficio scolastico regionale che hanno dovuto fronteggiare mille problemi legati al futuro dei docenti, il nuovo anno scolastico in Sicilia parte fra tante difficoltà. Domani mattina la campanella tornerà a suonare. Quest’anno in Sicilia ci saranno 6 mila studenti in meno, colpa del decremento demografico degli ultimi quindici anni. Si avvierà così una razionalizzazione dei plessi scolastici, puntando a eliminare gli spazi in affitto di cui la Sicilia detiene il record. Circa il 10 per cento, contro il 4 della media nazionale. Per la prima volta, invece, aumentano i docenti per gli alunni disabili, quasi in un rapporto di uno a uno, grazie ai posti in deroga scattati per i docenti di sostegno. Per gli oltre 23 mila alunni disabili siciliani, sono pronti 14 mila prof. Il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, oggi inaugura l’anno scolastico del liceo linguistico Ninni Cassarà di Palermo. Insieme a lui anche don Luigi Ciotti. Il liceo linguistico “Ninni Cassara’” è stato riqualificato e reso opera d’arte grazie al lavoro dei volontari e degli studenti coinvolti nel progetto “Sos Scuola”.

Finanziamenti. I Comuni con le casse vuote cercano ogni forma di finanziamento per mettere le scuole in sicurezza. Oltre il 50 per cento degli istituti dell’Isola, infatti, è inagibile e sprovvisto delle certificazioni antincendio. A Palermo la metà dei lavori avviati all’inizio dello scorso anno è stata completata, ma c’è tanto ancora da fare. In una quarantina di plessi, infatti, l’anno partirà con i cantieri aperti. E nonostante siano stati spesi in due anni 18 milioni di euro per le scuole, servono ancora fondi. Così gli uffici lavorano ai progetti Pon e con l’Accordo quadro partiranno a tappeto in tutte le scuole delle circoscrizioni lavori per 10 milioni di euro. Ma i tempi sono lunghi. Una media di due anni per stilare i progetti, ottenere tutte le autorizzazioni e partire. E quando qualcosa va storto tutto si ferma. Come è accaduto per il plesso di via Giafar a Palermo, dove i lavori vanno avanti da 15 anni e sono stati ritardati da intoppi burocratici. Nessun progetto a Palermo, invece, è stato ancora finanziato per il capitolo “Scuole sicure”, previsto dal governo. «Tempi troppo stretti e alto livello di progettazione», dicono dagli uffici del Comune di Palermo. Ma neanche Catania e Messina al momento hanno usufruito dei fondi disponibili. «Il quaranta per cento dei progetti che arrivano dalla Sicilia — dice Mario Ridulfo della Cgil — viene bocciato per inadeguatezza tecnica. Ecco che i tempi si allungano e che si perdono occasioni di finanziamento». Ma se i grandi Comuni sono rimasti indietro sulle “Scuole sicure”, alcuni piccoli centri hanno beccato i finanziamenti. Come il Comune di Ustica che con oltre 4 milioni di euro di “Scuole sicure” ha avviato i lavori di ristrutturazione della media.

Per il programma “Scuole belle”, invece, il 90 per cento delle piccole manutenzioni è stato ultimato, con Palermo in testa che su 279 plessi interessati fra il 2014 e il 2015 deve ultimare una quarantina di interventi entro i primi mesi dell’anno prossimo. Fra il 2014 e il 2015 per “Scuole belle” sono arrivati in Sicilia circa 25 milioni di euro. «Siamo a buon punto», dice Federico Passaro, responsabile dell’edilizia all’ex provveditorato di Palermo.

Sicurezza. Il 50 per cento delle scuole di Catania è ancora sprovvisto di certificato di prevenzione incendi e il 70 necessita di prove per la valutazione della vulnerabilità sismica. Negli ultimi due anni sono state messe a norma 22 scuole. «Abbiamo ben 8 plessi da governare con 900 alunni — dice Cetti Tumminia, dirigente dell’istituto comprensivo Fontanarossa di Catania — In uno dei plessi devono partire importanti lavori di ristrutturazione e dobbiamo spostare le classi altrove». A Messina solo 10 scuole su 129 hanno tutte le certificazioni in regola. A Palermo 14 plessi hanno la certificazione di inizio attività per l’adeguamento alle norme antincendio, ma per altrettanti sono in corso le stesse procedure da ultimare entro la fine dell’anno. Intanto rimangono inagibili palestre e aule. Come la palestra di Villa Gallidoro, all’interno della scuola Garibaldi di Palermo, che aspetta lavori per la pavimentazione e per i bagni, e la palestra dell’istituto Cruillas. E ancora è in corso il ripristino delle coperture alla scuola elementare Tomaselli con i fondi Pon. Sono cinque anni ormai che gli alunni prendono un bus ogni mattina per essere trasferiti in un’altra scuola, visto che un interno piano è inagibile. All’anagrafe dell’edilizia scolastica nazionale, mancano ancora numerosi dati delle scuole siciliane. Dirigenti ed enti locali hanno ancora qualche mese per fornire tutta la documentazione necessaria per quello che diventerà una sorta di data-base della sicurezza scolastica. E vanno avanti a Palermo i lavori per l’installazione della videosorveglianza. Su 158 scuole che dovevano essere dotate degli impianti, 22 sono quelle che hanno ancora bisogno di una pianificazione. Entro novembre si concluderanno i lavori.

Scuole superiori. Con la soppressione delle province le scuole superiori da anni non ricevono fondi per l’ordinaria manutenzione. Adesso, con l’approvazione del disegno di legge da parte dell’Assemblea regionale sui liberi consorzi, le cose dovrebbero cambiare. Intanto, al liceo scientifico Cannizzaro l’anno comincia con i doppi turni perché nella succursale ospitata nella sede del Vittorio Emanuele III sono in corso lavori di ristrutturazione. Il plesso Cascino, succursale del classico Vittorio Emanuele II, è stato dichiarato inagibile. L’ex Provincia dovrebbe intervenire per risolvere il problema. Intanto alcune classi saranno sistemate al plesso del Giusino, mentre vengono ultimati i lavori nella sede centrale. Al liceo Danilo Dolci 5 aule sono chiuse per problemi al soffitto e anche in quelle ospitate all’istituto Volta servono urgenti interventi strutturali. «Ci organizziamo con i pochi fondi disponibili — dice Giovanni Marchese, dirigente dell’istituto tecnico industriale Vittorio Emanuele III di Palermo — e con progetti europei. Speriamo che quest’anno le cose cambino».