Inceneritori, Renzi fa il portaborse delle lobby. Fino a domani la mobilitazione contro dodici nuovi mostri Fonte: help consumatoriAutore: redazione (bs)

Tre giorni di mobilitazione contro l’idea del governo di costruire nuovi inceneritori. Altro che riuso, recupero, riciclo: quello che si prospetta è la creazione di nuovi inceneritori, 12 in tutta Italia, che verrebbero classificati come infrastrutture strategiche nazionali. Una rete di associazioni locali e nazionali ha lanciato una serie di mobilitazioni da fino a domani 9 settembre, quando si riunirà la Conferenza Stato-Regioni per approvare il decreto attuativo dell’art. 35 dello Sblocca Italia.

Denuncia l’associazione Zero Waste Italy: “Se approvato, l’incenerimento diverrebbe “attività di recupero” (anziché di smaltimento) e si aprirebbe la strada a nuovi impianti di incenerimento, addirittura non previsti dai Piani regionali, insieme a una miriade di “ristrutturazioni” di impianti obsoleti allo scopo di bruciare rifiuti da tutta Italia. Il Governo, invece di impegnarsi a promuovere un Piano Nazionale del Riciclo e della Riparazione-Riuso (ed anche la reintroduzione del vuoto a rendere), misura che darebbe lavoro a centinaia di migliaia di persone (pensiamo ad esempio a tutte le operazioni di estrazione di metalli preziosi dai Rifiuti elettrici ed elettronici!) ancora una volta con l’accoppiata Renzi-Galletti si sdraia ai piedi della lobby degli inceneritori e delle fameliche multi utilities”.

Alla mobilitazione aderisce anche il WWF, che chiede di invertire la rotta e ritirare il decreto. “L’intervento dirigistico voluto dal Governo per la realizzazione nel nostro Paese di 12 nuovi inceneritori di rifiuti (che si andrebbero ad aggiungere ai 42 già attivi e ai 6 già autorizzati) classificati come infrastrutture strategiche nazionali è teso a imporre alle Regioni una politica retrograda sul piano ambientale ed economico-sociale, che non ha spazio in Europa e non ha futuro in Italia”, denuncia il WWF, che ricorda come già oggi l’Italia sia il terzo paese europeo per numero di inceneritori dopo Francia e Germania. L’associazione chiede al Governo di “ritirare il decreto legislativo che contiene il piano dei nuovi impianti previsto dall’art. 35 del decreto legge Sblocca Italia e che il 9 settembre, in occasione della Conferenza Stato-Regioni convocata per approvare il decreto, si discuta di come definire piani regionali di gestione del ciclo dei rifiuti, che puntino decisamente in tutta Italia alla loro riduzione, al riuso e al riciclaggio dei materiali, conseguendo e superando al più presto su scala nazionale la soglia del 65% di raccolta differenziata, obiettivo che doveva essere conseguito entro il 2012”.

Favorire una politica che si basi sugli inceneritori contrasta con tutta una serie di iniziative e realtà che dovrebbero invece suggerire politiche diverse. Il WWF ricorda che gli obiettivi chiesti dall’Europa sono quelli di far sì che dal 2025 entri in vigore il divieto di trattamento termico per tutti i rifiuti che risultino riciclabili; la raccolta di rifiuti da imballaggi sia portata fino all’80% entro il 2030; nel 2050 si consegua l’obiettivo del riciclaggio totale. Inoltre la gestione del ciclo dei rifiuti e alcune tendenze virtuose, come l’aumento della raccolta differenziata di carta e plastica, “renderà a breve non economici i nuovi impianti di incenerimento previsti dal Governo, che entrerebbero in funzione alle soglie del 2020 e dovrebbero restare in esercizio almeno fino al 2050, avendo un tasso di vita – e anche un periodo di ammortamento dell’investimento – di diverse decine di anni”, spiega il WWF, che ricorda come diversi studi nazionali e internazionali siano concordi nel registrare un aumento del rischio sanitario fra i residenti nei territori vicini agli inceneritori.

Denuncia inoltre il WWF: “Già oggi Paesi europei come Germania, Olanda, Danimarca, Svezia, che hanno puntato in passato sull’incenerimento, pur di rientrare nelle spese di costruzione di queste impianti accettano rifiuti provenienti dall’estero a prezzi stracciati per alimentare impianti industriali che altrimenti non si ripagherebbero. È un gioco perverso che l’Italia non deve alimentare”.

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