Lettera ANPI Catania a Questore e Prefetto di Catania per vietare manifestazione Forza Nuova a Palagonia

anpi

Catania 4/9/2015
Al Signor Questore di Catania
A Sua Eccellenza Prefetto di Catania

Il movimento neofascista “Forza Nuova” ha deciso di scendere in piazza a Palagonia il prossimo 6 settembre con manifestazione per “la formazione di comitati di cittadini per il controllo del territorio specie nelle zone isolate” una riedizione delle vecchie ronde a carattere razzista vietate dalla nostra Costituzione Repubblicana.
La nostra associazione si stringe al dolore della famiglia delle vittime dell’efferato omicidio dei due coniugi Solana, effettuato dall’ivoriano. Tutta questa violenza non giustifica il razzismo e la nascita di “comitati di cittadini” per la vendetta contro i migranti presenti al CARA di Mineo.
Da anni l’ANPI di Catania ha chiesto la chiusura del centro e ne ha denunciato il malaffare che prolifica sulla pelle dei migranti.
Da tempo denunciamo il rifiorire di rigurgiti fascisti, in tante forme, ma sempre con i soliti vessilli, i soliti richiami a ideologie fasciste e naziste, da tempo sconfitte e superate. Ci sarà qualcuno che abbia il coraggio di vietarle? Ci sarà qualcuno nelle istituzioni pubbliche che abbia chiara la concezione che emerge da tutta la Carta Costituzionale, di assoluta contrarietà ad ogni forma di fascismo e che ricorderà che il fascismo è anche quello delle leggi razziali e delle persecuzioni contro gli ebrei e che questo basta, da solo, per rendere penalmente illegittima, ai sensi della legge Mancino, qualunque manifestazione che a quella ideologia si richiami, o ne faccia apologia o mostri di volerne continuare, in qualunque forma, la tragica esperienza?
Vorremmo tanto che Lei Signor Prefetto e Signor Questore aveste presente la  Carta Costituzionale e  verificaste l’incompatibilità con essa della manifestazione preannunziata, traendone le conseguenze. Vorremmo ricordarvi che aggressioni ai migranti e agli attivisti della rete antirazzista sono già avvenute. Soprattutto, vorremmo che si considerasse che non si tratta (solo) di un problema di ordine pubblico, ma di coerenza con i principi costituzionali.
La democrazia deve essere difesa e garantita, prima di tutto,  da parte dei pubblici poteri. Ad essi ci rivolgiamo perché vogliamo che revochino questa manifestazione e non autorizzino manifestazioni future.

Santina Sconza
presidente ANPI Provinciale di Catania

Palagonia, interrotta diretta televisiva su Rai3 «Sputi» contro militante della Rete antirazzista da: meridionewes

Palagonia, interrotta diretta televisiva su Rai3
«Sputi» contro militante della Rete antirazzista

Simone Olivelli 3 Settembre 2015

Cronaca – Durante una trasmissione condotta da Gianni Riotta, l’inviata nel Comune etneo ha dato la parola ad Alfonso Di Stefano, da sempre in prima linea per garantire i diritti dei migranti. Un intervento che non è piaciuto alla folla né ad alcuni esponenti di Forza nuova: «Mi hanno sputato contro», racconta Di Stefano

Un clima di tensione sfociato nell’aggressione di un attivista della Rete antirazzista catanese. È quanto andato letteralmente in onda due sere fa a Palagonia, nel corso della puntata di 47-35 Parallelo Italia, la trasmissione televisiva condotta su Rai3 da Gianni Riotta. Vittima dell’accaduto è Alfonso Di Stefano, da anni impegnato nella difesa dei migranti e proprio per questo divenuto oggetto delle invettive di decine di di persone, che lo hanno accusato di essere tra coloro che hanno permesso che gli stranieri trovassero ospitalità nel comune catanese: «Ero stato invitato in trasmissione per parlare della situazione nel Cara di Mineo – racconta Di Stefano a MeridioNews – in un momento in cui i recenti fatti di cronaca rischiano di accrescere ancor di più un sentimento popolare che vede negli stranieri, indiscriminatamente, una minaccia».

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Ciò, però, non è stato possibile per via della crescente intolleranza con cui il pubblico presente in piazza ha accompagnato l’attesa dell’intervento di Di Stefano, fino a costringere l’inviata a interrompere il collegamento: «Che l’aria non fosse delle migliori l’ho percepito fin da subito – continua l’attivista -. I commenti che sentivo attorno a me erano colmi di insofferenza e riferimenti al fatto che io, insieme ad altri membri della Rete, nel dicembre 2013 fummo tra i promotori dell’arrivo dei migranti a Palagonia». A manifestare l’astio nei confronti della presenza dell’attivista catanese non solo semplici cittadini, ma anche un drappello di esponenti del partito di estrema destra Forza Nuova: «Non posso dire quanti fossero di preciso, so che distribuivano volantini e che alcuni di loro sono finiti con lo sputarmi contro e darmi calci per impedirmi di esprimermi».

A rendere tutto più pesante, poi, il recente omicidio dei due coniugi di Palagonia, per il quale è stato fermato un ivoriano ospitato al Cara di Mineo. A riguardo il commento di Di Stefano è netto: «È un episodio criminale che come tale va affrontato, con rigore e volontà di fare chiarezza sull’accaduto. I crimini sono crimini, quello che però non deve accadere – sottolinea l’attivista – è prendere spunto da un singolo episodio per costruirci sopra una campagna d’odio, come se la colpa potesse essere estesa a tutti i migranti». Fenomeno che però si starebbe sviluppando con una preoccupante velocità: «In attesa del collegamento non erano poche le persone che sostenevano che i migranti andrebbero fatti morire in mare, che sono inequivocabilmente cattivi e a riprova di ciò – conclude Di Stefano – c’è chi mostrava foto di tavole chiodate che avrebbero usato i migranti per violenze che però appartengono alla fantasia di una popolazione che per quanto provata rischia di lasciarsi trascinare in una spirale di xenofobia».

Nei confronti di Di Stefano, intanto, sono iniziate ad arrivare i messaggi di solidarietà, tra cui quello del coordinamento regionale dei comitati No Muos: «La nostra più sincera e massima solidarietà va ad Alfonso di Stefano del comitato No Muos/No Sigonella nonché instancabile attivista della Rete antirazzista catanese – si legge in una nota -. Questa vicenda è anche la cartina al tornasole di un’insofferenza, alimentata dalle solite forze razziste e xenofobe, nei confronti di chi scappa dalle guerre e di chi tenta in tutti i modi di rispettare anche i più elementari diritti umani».

Migranti, l’emergenza tra “marcia scalza” e messa in discussione del regolamento di Dublino Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Una ‘marcia scalza’ per denunciare il dramma degli immigrati. E’ l’iniziativa promossa al Lido di Venezia in occasione della mostra del cinema. Tra i primi firmatari dell’appello per la ‘Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi’ che si terrà venerdì 11, dalle 17, al Lido, figurano tanti attori, registi e giornalisti. Dopo la solidarietà più o meno spontanea che sta caratterizzando l’azione della società civile, anche in Europa sembra muoversi qualcosa. E anche a livello istituzionale ormai è una rincorsa continua dell’emergenza.
Ieri Paolo Gentiloni, Laurent Fabius e Frank-Walter Steinmeier hanno firmato una lettera congiunta e un documento inviati all’Alto rappresentante Federica Mogherini in vista dell’informale Esteri di venerd e sabato prossimo a Lussemburgo che già aveva all’ordine del giorno l’immigrazione ed il possibile passaggio alla “fase 2” della missione navale europea antiscafisti.
Il regolamento di Dublino ha “difetti” e quindi occorre “rivedere il sistema d’asilo” e “riflettere su una risposta adeguata con l’obiettivo di raggiungere una giusta distribuzione dei profughi in Europa”, è il senso della richiesta comune,che ribadisce l’urgenz di un agire unitario sulla crisi dei rifugiati.

Tra le firme dell’appello della “marcia scalza”: Lucia Annunziata, don Vinicio Albanesi, Marco Bellocchio, Elio Germano, Gad Lerner, Valerio Mastrandrea, Giusi Nicolini, Marco Paolini, Norma Rangeri, Roberto Saviano, Andrea Segre, Toni Servillo, Sergio Staino, Jasmine Trinca e Daniele Vicari.
“In centinaia cammineremo scalzi fino al cuore della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica -si legge in una nota-. Ma invitiamo tutti ad organizzarne in altre città d’Italia e d’Europa. Per chiedere con forza i primi tre necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:
1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature;
2. accoglienza degna e rispettosa per tutti;
3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti;
4. Creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino. Perché la storia appartenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro camminare insieme”.

Anche per la leader della Cgil Susanna Camusso, “è’ fondamentale cambiare il regolamento di Dublino, anche perchè vedo tornare in Europa cose simbolicamente drammatiche come i numeri sulle braccia o muri che si alzano: tutte simbologie che nel nostro continente dovrebbero davvero allarmare”. Parlando dell’emergenza migranti, a margine della Festa dell’Unità di Bologna, Camusso, inoltre, ha aggiunto che “bisognerebbe cominciare con l’avere una regia, perchè mi pare stia succedendo di tutto ed il contrario di tutto, con il rischio che si torni indietro anche sull’idea della libera circolazione in Europa”.

L’accoglienza dei profughi a Barcellona e Madrid: due esempi virtuosi Fonte: Il ManifestoAutore: Jacopo Rosatelli

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Men­tre il governo con­ser­va­tore del pre­mier Mariano Rajoy frena sull’accoglienza dei pro­fu­ghi, i muni­cipi di sini­stra mostrano l’altro volto della Spa­gna. Quello soli­dale. E le dif­fe­renze fra oppo­sti schie­ra­menti poli­tici, come dovrebbe essere sem­pre, emer­gono molto chiaramente.

A gui­dare le città che dicono «refu­gia­dos bien­ve­ni­dos» è Bar­cel­lona, la cui sin­daca Ada Colau (nella foto reu­ters) è stata la prima a pren­dere l’iniziativa. La giunta gui­data dall’ex atti­vi­sta dei movi­menti anti-sfratti ha deciso di creare un «regi­stro dell’accoglienza»: tutte le fami­glie che inten­dono dare un aiuto con­creto ai migranti – ospi­tan­doli a casa pro­pria o sem­pli­ce­mente donando denaro o generi di prima neces­sità – saranno cen­site e inse­rite in tale spe­ciale «lista della solidarietà».

In que­sto modo il comune potrà sapere su quante risorse in tutto con­tare, al di là delle pro­prie: un buon esem­pio di come la par­te­ci­pa­zione dei cit­ta­dini può incon­trare vir­tuo­sa­mente l’amministrazione. «Non si tratta di carità, l’asilo è un diritto umano», ha chia­rito il vice­sin­daco Gerardo Pisa­rello, che non a caso è un apprez­zato costi­tu­zio­na­li­sta molto sen­si­bile al tema dei diritti.

Sulla scia della capi­tale cata­lana, mol­tis­sime altre città del Paese si stanno muo­vendo per alle­viare le sof­fe­renze dei richie­denti asilo. Nella Madrid della sin­daca Manuela Car­mena si dedi­che­ranno risorse eco­no­mi­che straor­di­na­rie all’accoglienza, e così faranno tutte ammi­ni­stra­zioni comu­nali gui­date dalle forze pro­gres­si­ste: quelle ascri­vi­bili all’area di Pode­mos (come le stesse Bar­cel­lona e Madrid, ma anche Sara­gozza e Cadice), quelle gover­nate dai socia­li­sti del Psoe (come le anda­luse Cor­doba e Huelva), e quelle di altre movi­menti come gli indi­pen­den­ti­sti baschi di Eh Bildu (Pam­plona, capo­luogo della Navarra). Tutte insieme for­me­ranno una «rete delle città acco­glienti», che fun­zio­nerà da forma di coor­di­na­mento e con­fronto per­ma­nente sull’emergenza-profughi. A Valen­cia è mobi­li­tato anche il governo regio­nale, retto da una mag­gio­ranza di «sini­stra plu­rale» for­mata da Psoe, Com­pro­mís (auto­no­mi­sti pro­gres­si­sti) e Pode­mos, che ha messo a dispo­si­zione i pro­pri media­tori cul­tu­rali, ma soprat­tutto che ha chie­sto alle ban­che pro­prie­ta­rie di appar­ta­menti vuoti di met­terli a dispo­si­zione dei migranti.

Pie­na­mente in linea con il loro lea­der Rajoy, i popo­lari di Bar­cel­lona hanno cri­ti­cato le inten­zioni della giunta di Colau: «La nostra città non può risol­vere da sola i pro­blemi del mondo», ha affer­mato il capo­gruppo in con­si­glio comu­nale Alberto Fer­nán­dez Díaz, fra­tello del più noto e anziano mini­stro degli interni Jorge, l’artefice della fami­ge­rata legge anti-proteste che gli spa­gnoli chia­mano ley mor­daza (noi diremmo «legge bavaglio»).

Due uomini di ampie vedute. E non bril­lano per empa­tia e soli­da­rietà nem­meno i cen­tri­sti (che guar­dano a destra) di Ciu­da­da­nos, nati pro­prio in Cata­lo­gna come par­tito «spa­gno­li­sta» anti-indipendenza: quella della giunta bar­cel­lo­nese è, secondo loro, una fuga in avanti «individualista».

Ben più apprez­zato, evi­den­te­mente, è l’immobilismo dell’esecutivo. Il ruolo del governo spa­gnolo nella vicenda che sta scon­vol­gendo l’intera Europa è par­ti­co­lar­mente nega­tivo: frena sul mec­ca­ni­smo di ripar­ti­zione dei richie­denti asilo, che con molte dif­fi­coltà sta appron­tando l’Unione euro­pea, e si rifiuta di accet­tare il numero di per­sone che le auto­rità di Bru­xel­les vor­reb­bero asse­gnare alla Spa­gna (esat­ta­mente 5849, in un Paese di 46 milioni di abitanti).

«Al mas­simo ne pren­diamo 2739», dicono dal palazzo della Mon­cloa. Motivo per il quale un gruppo di per­so­na­lità pub­bli­che – fra i quali l’ex diret­tore di El País Joa­quín Este­fa­nía o l’ex pre­si­dente del Con­si­glio di Stato Fran­ci­sco Rubio Llo­rente – hanno sot­to­scritto un appello che chiede a Rajoy non solo di acco­gliere tanti richie­denti asilo quanti indica la Ue, ma di aumen­tare tale cifra «in pro­por­zione alla dimen­sione della cata­strofe uma­ni­ta­ria che si sta svi­lup­pando nel Mediterraneo».