ANPInews n. 171

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

 

Sui rapporti tra generazioni

 

Ancora sulla Grecia

Anpinews n.171

Rifiuti nucleari nell’Ennese La consegna del silenzio da: siciliainformazioni.com

Rifiuti nucleari nell’Ennese
La consegna del silenzio

Rifiuti nucleari nell’Ennese <br /> La consegna del silenzio

Ben 90 mila metri cubi di rifiuti nucleari italiani potrebbero arrivare presto in Sicilia. La scelta ricadrebbe su un’ex miniera di salgemma perché i depositi salini, per la loro bassa permeabilità, si prestano ad ospitare, a lungo termine, rifiuti nucleari. Gabriele Urzì, presidente di siAmo la Sicilia, è preoccupato per “le indiscrezioni sulla possibilità che la Sicilia potrebbe essere scelta come sede per lo stoccaggio di rifiuti nucleari. I ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, avverte Urzì, “hanno individuato un’ex miniera di salgemma nei pressi dei comuni di Agira, Leonforte e Nissoria, nell’Ennese”.

La Sogin – azienda dello Stato incaricata della dismissione degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi – di concerto con i Ministeri sopra citati – sospetta Urzì – avrebbe “lanciato una subdola campagna informativa in ordine al progetto in argomento, finalizzata a convincere gli italiani ad accettare il materiale tossico nel proprio ‘giardino’”.

“Le miniere, casomai, vanno usate, insieme al turismo e all’agricoltura, per rilanciare l’economia siciliana, non per contenere rifiuti”, auspica Urzì, lamentando che “ovviamente la “politica regionale è totalmente assente”. Ed è qui che l’emerita associazione di cittadini siciliani, intenzionata a mettersi di traverso, si sbaglia. Stavolta a mantenere la consegna del silenzio è stata l’informazione siciliana, tutta intera.

La notizia è stata anticipata da SiciliaInformazioni, che ne è venuta a conoscenza grazie ad autorevoli referenti. E’ stata illustrata, commentata, ripresa più volte con dettagli e considerazioni, ma non ha trovato spazio, nonostante sia stata rilanciata dalle agenzie, Ansa e Italpress fra le altre.

Avrebbe potuto essere smentita dalle autorità di governi, nazionale e regionale, come notizia non rispondente al vero. Invece niente. Come se fosse stata data una consegna del silenzio. Eppure le associazioni ambientalisti che non l’hanno trascurata, l’hanno rilanciata. E’ vero, non ne hanno fatto un cavallo di battaglia, ma ciò è dovuto al fatto che ad ogni denuncia era come lanciare una pietra nello stagno.

Se le “indiscrezioni” sono solo tali, il problema non esiste. Basta una nota ufficiale del Ministero competente o della Sogin per ripristinare la verità. I rifiuti nucleari non saranno stoccati in Sicilia? Bene, scrivetelo e il fascicolo si chiude.

L’altra ipotesi è che si voglia saggiare l’entità delle reazioni, l’impatto sul territorio, e decidere di conseguenza. Se le cose stessero così, la consegna del silenzio equivarrebbe a complicità, magari inconsapevole.

Dal momento che quei “90 mila metri cubi di rifiuti nucleari” non sarebbero accolti con favore da alcuno, sarebbe il caso di coinvolgere le comunità interessate in modo trasparente. Nessuno può sottrarsi alla parte di responsabilità che gli compete in un Paese moderno e civile. Ma la parte deve essere distribuita. La Sicilia è diventata negli anni Sessanta la pattumiera petrolchimica. Cinque anni or sono rischiò di diventare anche la pattumiera dei rifiuti italiani con i quattro mega-termovalorizzatori. Ed ora i rifiuti nucleari?

Toh! La buona scuola non funziona… ma chi l’avrebbe mai detto. Si comincia l’anno con il caos supplenze. Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Mentre il sindacato confederale annuncia una mobilitazione per l’11 settembre contro la “Buona scuola” l’Anief apre la strada alla class action del personale Ata. La scuola è nel caos. Quello che si sta verificando nel concreto è che mancano all’appello circa 20mila insegnanti per le cosiddette immissioni in ruolo. Il motivo è facile da immaginare, l’adesione al “trasferimento” da una provincia all’altra è avvenuta senza una ratio e quindi su molte materie ci si ritrova in difficoltà. E bisognerà ricorrere alle supplenze.

Certo, il punto è che un quadro completo delle assunzioni lo si avrà soltanto a novembre. Prima di allora i supplenti non potranno entrare in classe. Insomma, come aveva già annunciato molti sindacalisti, senza la collaborazione dei docenti la cosiddetta riforma sarà un flop senza precedenti. “I problemi veri arriveranno a settembre – sostengono i presidi – quando bisognerà determinare i comitati di valutazione o votare i piani triennali. Potremmo trovarci di fronte ad atteggiamenti di netto ostruzionismo da parte di molti docenti. Non sarebbe una sorpresa”. Secondo i presidi se gli insegnanti dovessero rifiutarsi di collaborare, i dirigenti scolastici si troveranno nell’impossibilità di gestire una macchina che, di fatto, non si avvia. Paolino Marotta, presidente dell’Associazione nazionale dirigenti scolastici (Andis), sottolinea che il rinvio di un anno del perfezionamento dell’assunzione dei precari che, in caso di un eccessivo allontanamento potranno comunque scegliere la supplenza vicino casa senza perdere il diritto all’immissione in ruolo, “non va bene”. “Ma già a marzo avevamo annunciato che sarebbe andata in questo modo. Il sistema di assunzioni a tappe così ha una partenza difficile. L’Amministrazione lo sapeva e ora aggrava la situazione”, dichiara Marotta. Intanto, come spiega la Cgil, “incombe la sentenza della Corte di Giustizia europea sul diritto alla stabilizzazione per chi ha 36 mesi di servizio”.
Il sindacato Anief avvia una class action contro il ministero del Tesoro e il ministero dell’Istruzione per sbloccare 6mila assunzioni del personale ATA ed educativo sul turn over. L’Anief spiega che possono partecipare collaboratori scolastici, assistenti amministrativi ed educatori precari.
L’adesione inoltre è gratuita per chi ha aderito al ricorso per la stabilizzazione, dopo 36 mesi di servizio su posto vacante anche al 30 giugno. In caso contrario, è possibile contestualmente aderire anche al suddetto ricorso dalla specifica sezione.
“I primi danni prodotti dalla riforma sono sotto gli occhi del Paese”, spiega Domenico Pantaleo, segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil. “Si stanno costringendo migliaia di precari, sopratutto del sud, a trasferimenti forzati verso altre regioni solo perché‚ non si è voluto mettere in campo, come richiesto ripetutamente dalle organizzazioni sindacali, un piano pluriennale di immissioni in ruolo o almeno unificare le varie fasi in modo da tener conto del rapporto tra iscritti nelle graduatorie e posti disponibili”

Caporalato, la Cgil vuole i fatti: «Una Commissione d’inchiesta» Fonte: rassegna

La Flai Cgil chiede l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura. La richiesta arriva in un comunicato diffuso oggi (20 agosto), che condanna duramente lo sfruttamento crescente nel lavoro agricolo. “I casi di morti sul lavoro, e le tragedie umane, che si stanno susseguendo in questi giorni in agricoltura denunciano un sistema che non regge più. Essi parlano di caporalato, che è un odioso sistema di collocamento al lavoro e di “servizio all’impresa”, che sa di anni passati e che si pensava non esistesse più. Le denunce della Flai Cgil, che da anni vengono fatte in tutto il paese, hanno portato alla luce questa pratica ripugnante che solo da pochi anni è riconosciuta come reato penale e punita da una legge che, seppure abbiamo fortemente voluto, risulta di difficile applicazione perché non interviene verso le aziende che si servono dei caporali e non tutela i lavoratori, soprattutto se immigrati, nel momento in cui vogliono sporgere denuncia”. Lo dichiara Giovanni Mininni, segretario nazionale Flai Cgil.

“Queste tragedie – spiega il sindacalista – parlano però di un sistema di sfruttamento, di cui il caporalato è solo un aspetto, nel quale sono costretti a cadere i lavoratori agricoli in molte zone del nostro Paese. O si accettano quelle regole (sotto salario, orari di lavoro lunghissimi, tutele e diritti inesistenti) oppure non si lavora. E chi ha bisogno di un reddito per la propria famiglia accetta in silenzio e spesso nella paura. E ciò che accade denuncia un’altra cosa che alla Flai Cgil è stata sempre nota: il caporalato e lo sfruttamento degli operai agricoli non riguarda solo i lavoratori immigrati ma anche gli italiani”.

La Flai quindi prosegue: “Il ministro Martina fa bene a prendere posizione e il caporalato va combattuto in maniera ferma e decisa come la mafia, anche perché la situazione è molto complessa. Oltre a punire chi si serve dei caporali, si devono escludere dai finanziamenti pubblici e della PAC quelle imprese scoperte a sfruttare gli operai agricoli. Inoltre, non esiste un luogo di incontro della domanda e offerta di manodopera in agricoltura e la Rete del Lavoro di Qualità, che pure potrebbe essere un utile strumento di controllo del mercato del lavoro agricolo, rischia di partire monca di quella parte che ancora giace alla Camera nel “Collegato agricolo” e di essere poco efficace se non sarà in grado di espellere le imprese illegali dalla Rete stessa. Perciò chiediamo al ministro che spinga per una rapida approvazione del Collegato agricolo e che alla “Rete” possano iscriversi, e restare iscritte, solo quelle imprese che applicano le leggi ed i contratti di lavoro”.

L’agricoltura italiana, per il sindacato, “è fatta anche da eccellenze dove ci sono imprese che rispettano le regole e subiscono la concorrenza sleale di chi le viola. Perciò, a maggior ragione, questa catena di sfruttamento dei lavoratori va combattuta con tutte le forze possibili di un paese civile e democratico. Senza alcun tentennamento e nessuna ambiguità anche da parte delle istituzioni, di coloro cioè, che devono fare i controlli e portare avanti le denunce. Perché, se un’altra cosa ci dicono questi casi, è proprio il fatto che queste tragedie si consumano in un clima di silenzio, paura ed omertà, nel quale molti sanno e fanno finta di non sapere e molti altri, che sarebbero deputati ai controlli, si sono arresi al fatto che questo sia un sistema che esiste da sempre e che non si possa sconfiggere riportando la legalità”.

“Ci chiediamo: quante morti come Paola o ricoveri come Arcangelo si verificano ancora oggi e passano come infortuni o malori che non sono avvenuti sul lavoro? Se tutto resta nel silenzio e nessuno denuncia, il clima di ricatto e sottomissione nel quale gli operai sono costretti a lavorare non verrà mai sconfitto. È per questi motivi che chiediamo al ministro Martina e al governo l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura perché la complessità del tema coinvolge diversi aspetti istituzionali, sociali ed economici che vanno indagati in maniera approfondita, anche alla luce dei cambiamenti degli ultimi anni della struttura produttiva agricola del nostro paese”, conclude la Flai.