Lo ammetto: faccio il docente per fare tre mesi di vacanza… Stupenda lettera di un insegnante al Ministro Poletti ed a Matteo Renzi – leggetela tutta, ne vale la pena !Scritto il luglio 18, 2015 by lapillolarossa15

Lettera

 

Lo ammetto: faccio il docente per fare tre mesi di vacanza… Stupenda lettera di un insegnante al Ministro Poletti ed a Matteo Renzi.

 

La lettera con cui Matteo Saudino, docente di storia e filosofia a Torino. distrugge il Ministro Poletti e Matteo Renzi.

Egregio Ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere. Mi sono laureato, ho preso due abilitazioni a numero chiuso, ho fatto un concorso nazionale e sono precario da 13 anni (assunto il primo di settembre e licenziato il 30 giugno) non tanto perché volevo far l’insegnante, ma per godermi tre mesi di vacanze estive, oltre ovviamente a quelle natalizie, pasquali, di carnevale e ai ponti dei santi, dell’immacolata, del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno. Peccato non si stia a casa anche il giorno della festa della mamma, del papà, della donna e magari dei nonni.
Egregio ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere, la volgarità e la disonestà intellettuale che caratterizza lei e tutto il governo Renzi è squallida e imbarazzante, sintomo di un paese sempre più allo sbando, retto da personaggi di piccolo cabotaggio, corrotti, prepotenti e mediocri.
Probabilmente signor Ministro lei è troppo impegnato in cene e feste con importanti esponenti di Mafia Capitale per conoscere la professione dei docenti e la realtà in cui vivono gli studenti italiani; altrimenti saprebbe che il numero di giorni di scuola in Italia è pari a quello dei principali stati europei (Germania, Francia, Spagna. ..).
Le vacanze sono solo distribuite in modo diverso.
Se conoscesse le condizioni in cui versano gli edifici scolastici italiani e l’ubicazione geografica del Paese che governa, saprebbe, inoltre, che andare a scuola a luglio e agosto nella maggior parte delle città (Napoli, Bari, Palermo, Roma, Sassari, Milano) sarebbe impossibile.
Infine, signor Ministro, le ricordo che ormai anche il mio macellaio di fiducia (purtroppo sono carnivoro) non pensa che un insegnante faccia tre mesi di vacanza. Tra esami di stato, esami di riparazione, riunioni e programmazione le ferie dei docenti (trenta giorni più le domeniche) si concentrano per lo più da metà luglio al 31 agosto.
Comunque Egregio Ministro e Esimio Premier, fate bene ad umiliare costantemente noi insegnanti. Ce lo meritiamo. Negli ultimi decenni abbiamo accettato tutto supinamente: blocco salariale, classi pollaio, precarietà, aumento dell’orario di lavoro, edifici insicuri, cattedre spezzatino e concorsi truffa.
Ed ora, sprezzanti ma con il sorriso sulle labbra, state realizzando la privatizzazione della scuola e la sua trasformazione in un’azienda senza che il corpo docente italiano dia un sussulto di vitalità. Tra chi aspetta la pensione e chi pensa che un salario fisso anche se basso è meglio che niente, tra chi è stanco di lottare e chi si considera intellettuale, tra chi “tanto mio marito è un dirigente o libero professionista” e chi è solo e disperato, tra chi “o si blocca il paese per settimane o uno sciopero non serve a nulla” e chi ” ora servirebbe la rivoluzione”, gli insegnanti stanno assistendo inerti e rassegnati alla lenta morte della scuola pubblica, democratica e costituzionale.
Il nostro silenzio è complice. E non basta più (se mai è servito a qualcosa) sfogarsi solo sui social network.
Per chi non si vuole arrendere non vi è altra strada che la lotta, per la nostra dignità e per il futuro dei nostri figli e dei nostri studenti.
Una terza via non ci è data.

Matteo Saudino, docente di storia e filosofia a Torino.
Libero pensatore e cittadino del mondo.
(da https://www.facebook.com/pages/Matteo-Saudino/1400008323610329?fref=nf)

Fonte: http://zapping.altervista.org/lo-ammetto-faccio-il-docente-per-fare-tre-mesi-di-vacanza-stupenda-lettera-di-un-insegnante-al-min-poletti-ed-a-matteo-renzi-leggetela-tutta-ne-vale-la-pena/

Intercettazioni, con stretta su audio e video rubati sono a rischio indagini per mafia e terrorismo. L’allarme dei magistrati da: Redazione, L’Huffington Post

Pubblicato: 26/07/2015 10:10 CEST Aggiornato: 26/07/2015 20:31 CEST
CANTONE

È a rischio l’efficacia delle indagini sulla criminalità organizzata, sulla mafia e sul terrorismo. L’allarme giunge dall’Autorità Nazionale Magistrati (Anm) e da Raffaele Cantone, magistrato oggi presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione. Ncd non intende correggere la sostanza del provvedimento che prevede il carcere per chi diffonde audio e video “rubati”, ma il Pd cercherà una mediazione.

Raffaele Cantone, in un’intervista al Corriere della Sera, dice che “molte volte la captazione nascosta di colloqui tra le persone ci è servita per individuare dei fatti gravi e colpire, di conseguenza, la criminalità organizzata. Ecco, vorrei che si tenesse conto di questo dato nella formulazione della futura norma”. Secondo Cantone il tema “impatta certamente sulla privacy delle persone ed anch’io trovo giusto che ci siano limiti alla divulgabilità delle intercettazioni”, ma quante volte, spiega, “vittime di estorsioni, penso a tanti imprenditori, sono andati all’appuntamento coi loro aguzzini con un registratore nascosto. È proprio grazie a quei colloqui rubati che è stato possibile inferire dei colpi seri alla criminalità organizzata. È uno strumento invasivo, può danneggiare immagini e reputazioni. Ma intanto l’estorsore è finito in cella”.

Su Repubblica Rodolfo Maria Sabelli, presidente dell’Anm, afferma che sono “a rischio tutte le grandi indagini per terrorismo, mafia, corruzione. Un’inchiesta come Mafia capitale, con questa norma, non sarebbe stata possibile”. Il magistrato precisa che “non difendo chi danneggia gli altri con la diffusione di registrazioni fraudolente, anche se mi chiedo se sia proprio una norma necessaria visto che nel codice ci sono già due articoli per punire condotte di questo tipo. Mi riferisco alla diffamazione e all’interferenza illecita nella vita privata”. Secondo Sabelli poi “il diritto all’informazione va assolutamente salvaguardato. Quindi le strade possibili sono due: prevedere un’aggravante nella diffamazione per chi offende utilizzando registrazioni fraudolente. Oppure dire espressamente che l’attività del giornalista è esclusa, secondo la nota giurisprudenza in tema di rapporto tra reato di diffamazione e diritto di cronaca e di critica”.

Sul Fatto quotidiano spazio alle dichiarazioni del carabiniere Pietro Campagna, che grazie alle registrazioni nascoste ha scoperto gli assassini di sua sorella Graziella, uccisa dalla mafia a soli 17 anni. “Con la legge bavaglio non avrei mai trovato i killer” dice Campagna. “Cominciai a indagare da solo – ricorda – dopo che avevano insabbiato tutto. Giravo sempre con un registratore e alla fine riuscii a registrare la cognata di un boss del luogo, che copriva i latitanti”. E conclude: “Se una persona è onesta, che cosa deve temere? Mi creda, le registrazioni servono, eccome. una norma del genere sarebbe un vero disastro”.

Sul fronte parlamentare, l’autore del provvedimento contestato come “legge bavaglio” sui giornalisti, il deputato di Area Popolare Alessandro Pagano, in un’intervista alla Stampa, afferma che “l’impianto del mio emendamento resta così com’è”. Infatti il diritto all’informazione resta garantito: “è punito chiunque diffonda registrazioni fraudolentemente effettuate al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui. Se uno fa giornalismo vero di certo non potrà essere punito”. Tuttavia “sulle pene siamo pronti a confrontarci. Non sono un dogma. Ma bisogna restare dentro questa logica. L’alternativa è la logica dei Cinque stelle, mentre questa è una battaglia di civiltà. Non si può tornare indietro”. Pagano riflette poi sulle dichiarazioni del ministro della Giustizia: “siamo rimasti molto sorpresi dalle parole del ministro Orlando. Credo che dovrebbe chiarire il senso delle sue parole, ma innanzitutto a se stesso. La maggioranza è una. Il governo è uno”.

Anche per il vice ministro della Giustizia, Enrico Costa, la norma sulle intercettazioni passata in Commissione “è un principio di civile convivenza”. Costa si dice disponibile a migliorarla, “ma non abbiamo nessuna intenzione di sopprimerla”. Quanto all’attività investigativa dei giornalisti dice: “E’ ora di finirla con le accuse di voler dare la caccia ai giornalisti. Esiste il diritto di cronaca che prevale laddove ci sia l’interesse pubblico della notizia. Sarebbe utile riportare il dibattito nei limiti della realtà”.

Il Pd pensa a un emendamento all’emendamento che chiarisca la volontà di non toccare il diritto di cronaca, tutelando, allo stesso tempo, quello alla privacy. Si presenterà in questi termini la modifica alla quale in queste ore sta lavorando il Partito democratico per chiudere il caso. Domani mattina, entro il termine per la presentazione degli emendamenti fissato alle ore 13, il nodo potrebbe essere sciolto.

Il debito pubblico italiano al massimo storico e le profezie del ministro Padoan da: www.resistenze.org – osservatorio – italia – politica e società – 20-07-15 – n. 553

Attilio Folliero | umbvrei.blogspot.it

18/07/2015

Annualmente, in primavera c’è la riunione del Fondo Monetario Internazionale. Quest’anno si è svolta a Washington dal 16 al 18 aprile. Nel corso di questi lavori è intervenuto per l’Italia il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che come riportato da tutti i media (1) ha dichiarato: “Non è vero che il debito italiano sale… il debito pubblico quest’anno si stabilizzerà e dall’anno prossimo scenderà in maniera sostenuta, rispettando le regole”.

Il 18/06/2015, Padoan in una conferenza stampa, rispondendo a chi gli chiedeva se un default greco comportasse dei rischi per l’Italia asseriva: “L’ho già detto e lo ripeto: l’Italia è assolutamente solida, l’euro è assolutamente solido, non siamo sicuramente nel 2012” (2).

Dunque Padoan, il ministro dell’Economia, è tranquillo, ottimista e contento per il futuro dell’Italia. A guardare i dati, però non sembra proprio che Padoan sia un buon profeta.

Il supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia (3) “Finanzapubblica, fabbisogno e debito n. 20” pubblicato il 15 aprile (il giorno prima dell’inizio dei lavori del FMI) riportava i dati del debito pubblico italiano al mese di febbraio 2015: 2.169,21 miliardi di Euro, ovvero massimo storico assoluto. Nel mese di febbraio il debito pubblico italiano è aumentato di 3,34 miliardi.

A Marzo, secondo i dati del supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia “Finanzapubblica, fabbisogno e debito n. 24” pubblicato il 14 maggio, il debito pubblico italiano continuava ad aumentare di altri 15 miliardi, facendo segnare un nuovo massimo storico: 2.184,51 miliardi di Euro.

Ad Aprile, secondo i dati del supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia “Finanza pubblica, fabbisogno e debito n. 32” pubblicato il 15 giugno, il debito pubblico faceva segnare un nuovo massimo storico: 2.194,50 miliardi di Euro, ovvero altri 10 miliardi in più rispetto al mese anteriore.

Pochi giorni fa, il 14 luglio, il solito Bollettino statistico della Banca d’Italia “Finanza pubblica, fabbisogno e debito n. 38” aggiornando i dati del debito pubblico italiano al mese di maggio, dava notizia di un ennessimo massimo storico, questa volta arrivato a 2.218,23, quindi una crescita di oltre 23 miliardi nell’ultimo mese.

Mah! Il ministro Padoan profetizzava che il debito italiano non sarebbe aumentato, anzi prima si sarebbe stabilizzato e poi sarebbe sceso in maniera sostenuta. Per il momento la sfera di cristallo di Padoan non ci ha azzeccato o forse era offuscata; prima di leggerla avrebbe fatto bene a pulirla un po. Infatti, l’unica certezza è che nei primi 5 mesi del 2015 il debito pubblico italiano è cresciuto di oltre 83 miliardi. Certamente nel corso dell’anno il debito potrebbe invertire la tendenza e dar ragione a Padovan! Staremo a vedere.

Il debito pubblico italiano dall’inizio della crisi

Dall’inizio della crisi, dal 2007 ad oggi (31 maggio 2015) il debito pubblico italiano è cresciuto di 613 miliardi: al 31 dicembre 2007 era 1.598,97 miliardi ed oggi, secondo l’ultimo dato disponibile è 2.218,23. Nello stesso periodo il PIL è rimasto praticamente invariato: era 1.610 miliardi nel 2007 ed è 1.616 miliardi nel 2014; nel 2015, secondo le previsioni crescerà 0,7%. e sarà attorno a 1.627 miliardi. In termini percentuali, se nel  2007 il debito rappresentava il 99% del PIL, oggi è attorno al 135% (Vedasi tabella seguente e grafici).

PIL e Debito pubblico italiano

2007-2015

Anno PIL Var % Annua Debito pubblico Var % Annua % Debito/PIL
2007 1.610,30 3,95% 1.605,13 1,09% 99,68%
2008 1.632,93 1,41% 1.670,99 4,10% 102,33%
2009 1.573,66 -3,63% 1.769,23 5,88% 112,43%
2010 1.605,69 2,04% 1.851,22 4,63% 115,29%
2011 1.638,86 2,07% 1.907,61 3,05% 116,40%
2012 1.615,13 -1,45% 1.988,36 4,23% 123,11%
2013 1.609,46 -0,35% 2.068,72 4,04% 128,53%
2014 1.616,25 0,42% 2.134,91 3,20% 132,09%
2015 1.627,88 0,72% 2.218,23 3,90% 134,81%

Fonte: Elaborazione Attilio Folliero su dati Istat (PIL) e Banca d’Italia (Debito pubblico). La previsione del PIL 2015 è di fonte FMI. Debito pubblico 2015 aggiornato al 31/05/2015. Dati in miliardi di Euro

Note:

(1)  A titolo di esempi vedasi articolo del Corriere “Grecia, Draghi: «Se la crisi precipita ci troveremo in acque inesplorate»”, Url: http://www.corriere.it/economia/15_aprile_18/padoan-non-vero-che-debito-italiano-sale-anzi-si-stabilizza-a4facf38-e5d7-11e4-a911-6330ae3b663e.shtml; articolo di Repubblica: Padoan: «Debito non sale, anzi si stabilizza», Url: http://www.repubblica.it/economia/2015/04/18/news/draghi-112279405/; Articolo di RAI News: Padoan: “Non è vero che il debito italiano sale. Da crisi greca nessun impatto su Italia”, Url: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Grecia-Padoan-problema-dell-impatto-sull-Italia-di-un-eventuale-fallimento-di-Atene-non-si-pone-0ec1dd80-5a17-43cc-9882-5fbfefd2a0b9.html;

(2)  Vedasi articolo <<Padoan: “Italia assolutamente solida, non siamo nel 2012”>>, Url: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Eurogruppo-Padoan-Italia-assolutamente-solida-non-siamo-nel-2012-72622056-9599-454e-9a2e-63089bd7984a.html

(3)  Finanza pubblica, fabbisogno e debito, Supplemento al Bollettino Statistico della Banca d’Italia, indicizzato per anni, è consultabile online all’indirizzo: http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/

SACP: Scollegare il Paese dal barbaro sistema imperialista che distrugge il pianeta da: www.resistenze.org – popoli resistenti – sudafrica – 20-07-15 – n. 553

La Rivoluzione democratica nazionale deve affrontare gravi sfide nel mezzo di una persistente crisi mondiale

Abayomi Azikiwe | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

14/07/2015

La direzione del Partito Comunista Sudafricano (SACP) ha tenuto dal 7 all’11 luglio un congresso speciale nel corso del quale si è ampiamente dibattuto sia dell’attuale situazione del paese, sia di quella internazionale.

Come stretto alleato del partito di governo African National Congress (ANC) e del Congresso dei sindacati sudafricani (COSATU), il SACP è stata una componente importante della lotta che ha rovesciato il sistema razzista e coloniale dell’apartheid. Nell’attuale governo del presidente Jacob Zuma, i comunisti hanno posizioni di primo piano in vari dicasteri e dipartimenti.

Il Segretario generale del SACP, Dr. Blade Nzimande è anche il ministro dell’Istruzione superiore e della formazione. Nzimande ha consegnato un importante rapporto al Congresso che illustra la situazione attuale all’interno del paese e nel mondo.

Il partito, che ha registrato una crescita significativa negli ultimi tempi in virtù della coerenza del suo orientamento ideologico, deve però affrontare le sfide legate alla frammentazione politica del Congresso dei sindacati sudafricani (COSATU) e la crisi economica in atto di portata internazionale.

Nella relazione del Segretario generale viene detto che “Non è un segreto che stiamo affrontando un periodo molto impegnativo della nostra Rivoluzione democratica nazionale, con rischi e minacce, ma anche con opportunità e responsabilità importanti. Non è certo un segreto che all’interno della nostra Alleanza a guida ANC, sempre più compagni si rivolgono al SACP per entrare in contatto con la nostra analisi collettiva della congiuntura globale, regionale e nazionale e per fissare una linea programmatica di azione. Non è neppure un segreto che fra le diversi componenti che costituiscono tale Alleanza, il SACP sia il più stabile e il più coerente ideologicamente. La rapida crescita dei nostri iscritti, senza precedenti nella storia del partito, ora si attesta a 240.000 membri circa. Non a caso, crescono i lamenti sui media di destra circa la crescente influenza del SACP sul governo e all’interno della nostra Alleanza”.

Trasformazione della Rivoluzione democratica nazionale nella fase attuale

Tuttavia, il partito riconosce che dall’affermazione del potere della maggioranza in Sud Africa, la traiettoria ideologica del sistema capitalista mondiale è stata dominante. La relazione del Segretario generale ha passato in rassegna i concetti di “fine della storia” che furono introdotti da intellettuali filo-capitalisti e dalle grandi corporation dei media dopo il crollo dei sistemi socialisti dell’Europa orientale e dell’ex Unione Sovietica.

L’affermazione che non esistono alternative divenne una frase tipica utilizzata durante i primi anni dell’ascesa dell’ANC al potere politico. Il SACP ha sempre ribadito che esiste un’alternativa al capitalismo, ed è il socialismo.

Nella relazione il partito chiede una nuova fase radicale della Rivoluzione democratica nazionale. Riconoscendo che questo punto di vista viene etichettato come “utopico” dai sostenitori della globalizzazione, ovvero l’imperialismo nel suo contesto moderno, la relazione del Segretario generale auspica una rottura totale del Sudafrica con il sistema capitalistico mondiale.

L’analisi del SACP sottolinea come “In questa relazione politica abbiamo sostenuto che le mutevoli realtà globali, regionali e nazionali sottolineano la correttezza di un percorso strategico di lotta antimperialista e anti-monopolista, ancorato alla strategia della Rivoluzione democratica nazionale in atto. Quest’ultima, tuttavia, deve essere “radicale” nel senso che deve trasformare radicalmente le caratteristiche sistemiche della nostra economia politica che riproducono di continuo il nostro posizionamento semi-coloniale all’interno del sistema imperialista mondiale. E questo richiede la costruzione di uno Stato e di un potere popolare per distaccare sempre più le sorti del nostro Paese e dei suoi popoli da un sistema imperialista che sta trascinando tutti noi nella barbarie e verso una irreversibile distruzione planetaria”.

Questo, secondo il Segretario generale, può essere fatto con l’unità della classe operaia. Nel sottolineare l’unità d’azione, il partito si rende conto che gli attuali problemi relativi alle correnti e fazioni che hanno diviso il COSATU sono un grosso ostacolo sulla strada dell’avanzamento della lotta anticapitalista e antimperialista, verso la rivoluzione e ricostruzione socialista.

Egli afferma che “La frammentazione della classe operaia è dovuta, tra le altre cose, al “labour brokering” [forma di esternalizzazione grazie alla quale le aziende che domandano lavoro occasionale assumono intermediatori di mano d’opera, i quali a loro volta assumono i lavoratori, ndt], alla precarietà, all’outsourcing e al taglio dei costi che hanno modellato il paesaggio e le dinamiche sociali dei nostri comuni urbani e villaggi contadini. L’aumento della disoccupazione e la crescita degli emarginati dall’economia dominante, forniscono il nesso cruciale tra la ristrutturazione dei luoghi di lavoro e della classe operaia con l’economia politica dei comuni africani e dei villaggi rurali. Le donne, non da ultime a causa del ruolo di riproduzione sociale fondamentale che svolgono all’interno di queste località, costituiscono una parte importante del dinamismo delle città e villaggi. L’offensiva diretta contro la classe operaia organizzata in generale, e il COSATU in particolare, ha indebolito non solo la forza del movimento sindacale, ma contribuirà anche all’allentamento del già debole legame tra le lotte sul posto di lavoro e quelle delle comunità”.

Anche il COSATU tiene un suo congresso speciale

I problemi interni alla grande federazione sindacale sudafricana sono discussi in uno speciale congresso nazionale convocato per il 13 luglio. L’espulsione del Sindacato nazionale dei lavoratori metalmeccanici (NUMSA) insieme con l’ex Segretario generale Zwelinzima Vavi ha creato tensioni all’interno del COSATU.

NUMSA è il più grande affiliato all’interno di COSATU ad aver rotto con molti della direzione nazionale per l’alleanza con l’ANC e il fallimento di una campagna per il partito al governo nelle elezioni nazionali del 2014. Vavi è stato sospeso e poi reintegrato nel 2014. Quindi, nel 2015, è stato espulso dal Comitato esecutivo centrale della federazione.

Sia NUMSA che Vavi sostengono che le loro espulsioni siano in contrasto con la costituzione della federazione. All’odierno congresso nazionale speciale del COSATU, la dirigenza ha affermato che non ci saranno ricorsi presentati a nome di NUMSA e Vavi.

Un nuovo Sindacato dei metalmeccanici liberati (LIMUSA) è stato creato diversi mesi fa e accettato al congresso nazionale speciale. Inoltre secondo il vicepresidente Zingosa Logi è stato anche accreditato per partecipare all’incontro.

Tuttavia, i membri di COSATU espulsi hanno avvertito che la mancata risposta alle loro preoccupazioni potrebbe distruggere la federazione. Vavi ha riferito a Eyewitness News che la federazione corre il rischio di una irreparabile distruzione e che non sarebbe stato facile raggiungere l’unità. L’ex Segretario generale continua a dirsi costernato per la situazione in cui versa la federazione.

Vavi ha osservato che “Non vi è alcuna scorciatoia per l’unità a meno che non si abbia un’agenda per dividere la federazione. Non si possono licenziare i lavoratori ordinari dalla federazione e poi dire di essere ancora interessati all’unità” (Eyewitness News, 13 luglio).

Gli attuali dirigenti del COSATU respingono la posizione di Vavi affermando che la fonte dei problemi sta in quei sindacati e leader che sono stati espulsi. Nel frattempo, il primo vice presidente del COSATU, Tyotyo James, ha lanciato un appello alle fazioni divise per mantenere la calma durante il dibattito.

“A coloro che hanno detto che oggi noi stiamo scavando la tomba del COSATU, dobbiamo rispondere che ‘non è così’. Se si può dissentire su qualsiasi questione, occorre farlo con rispetto”. (Eyewitness News, 13 luglio)

Gli sforzi del SACP insieme con l’ANC per rimediare al danno arrecato a COSATU, elemento chiave all’interno dell’Alleanza tripartita, si rivelerà fondamentale in tutti gli sforzi per rinnovare la Rivoluzione democratica nazionale. A meno che non salga alla ribalta un movimento sindacale politicamente unito, sarà impossibile combattere efficacemente il capitale finanziario internazionale e la sua presa sul popolo sudafricano.

Sciopero, il governo insiste che intende abolirlo. Delrio “nomina” Sacconi e Ichino come plenipotenziari in Parlamento! Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Governo sempre più determinato a rivedere dalle fondamenta il diritto di sciopero. Così determinato che tutto quello che accade nella pubblica amministrazione, fino agli enti locali, viene strumentalizzato come un argomento a favore di una stretta ulteriore. E così il neoministro delle Infrastrutture Graziano Delrio passa il suo tempo a “monitorare” le proteste al sito archeologico di Pompei, piuttosto che all’Atac. Il quadro che ne trae così come quello del presidente del Consiglio Renzi, è impietoso, per lui. “Una cosa e’ chiedere un contratto collettivo che non venga rinnovato ogni dieci anni senza dover aspettare la Corte costituzionale, un’altra e’ timbrare il cartellino e poi non lavorare come il contratto impone. Chi non rispetta le regole non sta protestando ma sta facendo un atto di sabotaggio, di spregio verso il bene pubblico. Con loro si deve essere molto duri, nessuna timidezza”. Insomma, non pago di aver praticamente annullato gli scioperi a Milano con la scusa dell’Expo ora si scaglia contro tutto, il resto degli altri settori, e tutti, i lavoratori: per proclamare una astensione dal lavoro, laddove sarà ancora possibile considerato che tutto verrà “spammato” attraverso la definizione di “servizio pubblico essenziale” ci vorrà il referendum. Non ha fretta l’ex braccio destro di Renzi. Aspetta la legge. E nomina come suoi plenipotenziari, pensate un po’, due “paladini” della difesa dei diritti dei lavoratori Ichino e Sacconi. In un intervista comparsa oggi sul Corriere della Sera sfoga tutto il suo odio di classe contro i lavoratori e mostra i denti a chi intende portare avanti le sue rivendicazioni attraverso una qualche forma di mobilitazione. Ma ancora non basta, a quanto pare. Una causalità la contemporanea espulsione dalla Cisl del delegato a capo della rivolta a Pompei? Roma e a Pompei che c’azzeccano? “Possono sembrare molto diversi fra loro. Ma hanno anche qualcosa che le mette sullo stesso piano, sono beni comuni, appartengono alla collettivita’. E quindi credo sia giusto far rientrare la fruizione dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali”.
In questa prospettiva il cosiddetto “sciopero selvaggio” (che non lo è nei fatti) diventa inammissibile, anche se Delrio non ritiene opportuno un intervento diretto del governo su questa delicata materia: “Lo sciopero e’ un diritto tutelato dalla Costituzione e quindi credo sia meglio evitare un intervento diretto del governo. In Parlamento ci sono gia’ diverse proposte di legge, come quella dei senatori Maurizio Sacconi e Pietro Ichino, ad esempio, e c’e’ anche una proposta di iniziativa popolare”. Proposte in cui si ammette lo sciopero solo se proclamato dal 50% piu’ uno dei lavoratori e per Delrio si deve partire da qui, come anche “sono convinto- dice- che il referendum preventivo fra i lavoratori sia una buona idea”