Laboratori, manager, farmacie Gli errori di Lucia da: livesiciliacatania

Giovedì 25 Giugno 2015 – 06:00 di

Negli ultimi 2 anni i giudici amministrativi hanno “censurato” più volte il governo sulla salute. I sindacati: “L’assessore non è autonomo”. Dietro l’angolo la guerra sui concorsi nelle aziende sanitarie. Oggi vertice sul taglio al budget dei centri convenzionati.

PALERMO – Qualcosa non funziona, dalla parti di piazza Ottavio Ziino. E qualcuno potrebbe andare giù subito alle conclusioni, dicendo che il pesce, se puzza, puzza sempre dalla testa. Qualcun altro, invece, potrebbe rilanciare immagini kafkiane di burocrazie labirintiche, oscure, misteriose nel senso più grigio del termine. Fatto sta che qualcosa, attorno all’assessorato alla Sanità non funziona. Dai manager alle cliniche private, dai laboratori d’analisi ai concorsi, passando per la rete ospedaliera o per la gestione del 118. Dovunque ti volti vedi inciampi e contraddizioni. Marce indietro e qualche strafalcione che qualcuno ha bollato, anche in Procura, come “sospetto”.

Ovviamente, meglio chiarirlo subito, la Sanità siciliana del passato è stata anche, e le cronache (soprattutto quelle giudiziarie) lo hanno fatto emergere in maniera plateale, un intruglio di malaffare e clientelismo, di potentati e sprechi. Che però, in qualche caso (pensiamo ad esempio alla vicenda Cirignotta o a quelle dei concorsi bocciati dal Tar) hanno affondato le proprie radici in un passato molto vicino. Troppo vicino. Quello in cui l’assessore era Massimo Russo e il dirigente generale era Lucia Borsellino.

Che oggi è assessore. E finisce per catalizzare – volente o nolente – una massa di oneri e responsabilità di gran lunga superiori al passato da alto burocrate. Spalleggiata dal governatore, sinceramente legato al suo assessore, ma al quale – vista l’impronta “antimafia” della propria esperienza politica – certamente non dispiace vantare in giunta quel cognome. Ma oltre a lui? Chi è con l’assessore? Chi gioca dalla sua parte? Ed è pronta, l’assessore alla Salute che poche settimane fa minacciò le dimissioni, a “reggere” altri due anni e mezzo?

Perché in questa metà legislatura è successo un po’ di tutto. E la semplice elencazione dei fatti – escludendo, non a caso, la vicenda della piccola Nicole, ancora assai complessa e tutta da chiarire – è il racconto di un cammino controvento per l’assessore. Di un tragitto fin troppo spesso scandito da inciampi. Da qualche scivolone. Le cui responsabilità sarebbero da cercare con attenzione, anche tra gli spigoli di piazza Ziino o i saloni di Palazzo d’Orleans. Se non fosse che l’assessore è, appunto, l’assessore.

Il caos dei manager

Iniziò con i manager della Sanità. E quello è un film. I commissari scelti da Crocetta a pochi mesi dall’insediamento, dovevano stare lì giusto il tempo di compiere le selezioni. Ma i nuovi manager arriveranno solo due anni dopo. Al termine di un iter che avrebbe dovuto celebrare il moderno principio della trasparenza per rivelarsi un vecchio esempio di opacità. Oltre a essere in parte inefficace, se è vero che alcuni dei selezionati dopo le complicatissime procedure, hanno finito per essere subito sostituiti: è il caso di Calogero Muscarnera (non bastarono due anni per verificare che non era in possesso dei titoli necessari) o di Mario Zappia (tutti quei mesi non furono sufficienti ad accorgersi di una incompatibilità dovuta a una precedente esperienza professionale nota da tempo). E l’ultimo caso, in ordine di tempo, è quello siracusano. Col dirigente generale Salvatore Brugaletta sui carboni ardenti dopo lo scandalo dei 17 migranti “dimenticati” nelle celle frigorifere per troppo tempo. “Se un manager non è all’altezza, è giusto cambiarlo”, ha tuonato Crocetta. Giusto. Peccato che quel manager è stato scelto proprio da lui e da Lucia Borsellino. Una scelta sbagliata, evidentemente, stando alle parole del governatore. Ma nessun “mea culpa”, ovviamente.

Così come avvenne, del resto, per il caso Sampieri: l’ex manager di Villa Sofia, tra i più apprezzati dal governatore Crocetta, dimessosi dopo un’indagine della Procura sulla gestione dell’azienda ospedaliera. Anche lì, il “fedelissimo” del presidente ha dovuto fare un passo indietro. E così, tra commissari e manager, in un paio di anni, sono stati quasi 50 i manager che si sono avvicendati al vertice di aziende sanitarie e ospedaliere. Un caos. Senza considerare, ovviamente, il “caso” dei manager catanesi Paolo Cantaro e Angelo Pellicanò. Prima nominati, poi “revocati” per una personale interpretazione della legge nazionale che vieta gli incarichi manageriali ai pensionati che si poggiava su un parere dell’Avvocatura dello Stato. Una storia che finì in Procura, dopo le denunce del presidente della commissione Salute Pippo Digiacomo, secondo il quale il parere alla base di quella revoca poteva essere stato in qualche “influenzato” dalla politica. Alla fine, saranno i giudici amministrativi a dare torto al governo Crocetta. I manager potevano essere nominati. Qualcuno aveva fatto cadere in errore l’assessore Borsellino.

Le bocciature del Tar

E a pensarci bene, non è quella l’unica pronuncia con la quale i tribunali amministrativi hanno bocciato l’operato del governo. L’ultima è di pochi giorni fa e ha di fatto “bloccato” il concorso e la relativa graduatoria per l’apertura di 222 nuove farmacie in Sicilia. Secondo i giudici del Tar, che hanno accolto il ricorso di due esclusi, “non sembrano essere stati correttamente applicati i criteri valutativi generali”. Insomma, i punteggi si sarebbero basati su valutazione errate dell’assessorato. E non a caso, gli esclusi hanno denunciato il fatto che, con gli stessi parametri, avevano ottenuto una valutazione molto più positive in altre regioni come l’Emilia Romagna. Ma non solo. Per non andare lontano, una recente sentenza del Cga ha bloccato il recupero, già avviato dall’assessorato di Piazza Ziino, delle somme che i laboratori d’analisi e i centri convenzionati avrebbero negli anni incassato “illegittimamente” mantenendo in vita il tariffario regionale. Una sentenza che ha di poco anticipato un discusso decreto dell’assessore con il quale è stata prevista l’erogazione a quelle strutture solo dell’80 per cento del budget dell’anno precedente. Una decisione che, stando ai titolari dei laboratori, “rischia di far collassare il settore e di far perdere il lavoro a migliaia di addetti”. Un decreto del quale già in tanti chiedono il ritiro, nonostante le rassicurazioni che l’assessore avrebbe fornito in commissione Salute all’Ars. Stamattina, in assessorato, il faccia a faccia tra Lucia Borsellino e i rappresentanti dei centri convenzionati.

Il bluff dei concorsi

Ma la prossima contestazione per l’assessore è dietro l’angolo. E riguarda un altro tema scottante come quello dello sblocco dei concorsi in Sanità. Un “via libera” dato per certo, per imminente già mesi fa. Ma arenatasi al momento di fronte alla mancata approvazione delle linee guida da impartire alle aziende e nonostante gli ottimistici annunci forniti periodicamente alla stampa. Una situazione che ha già innescato un durissimo comunicato stampa di tutte le sigle sindacali rappresentative del mondo della Sanità: “Attendevamo il documento di approvazione delle linee guida – hanno dichiarato, in sintesi – e ancora, nonostante i termini previsti siano già scaduti, non ci è stato sottoposto nulla. Rigettiamo quindi ogni documento non condiviso e chiediamo un cambio di rotta”. Una valutazione, quella delle sigle, che in qualche modo conferma la valutazione fornita anche dalla Cisl in un recente convegno: “La riforma della Sanità è riuscita solo a metà. Bene il piano di rientro, ma i cittadini si sentono abbandonati”, la valutazione del sindacato.

Dal 118 a Humanitas

Ma anche a a guardare indietro non sono mancati i problemi, i “casi”. Non è ancora del tutto chiaro, ad esempio, cosa sia successo alla Seus, dove quella che sempre Digiacomo definì una “cricca” portò all’addio del manager fedelissimo di Lucia Borsellino, Angelo Aliquò. Mesi fa, ormai. Quando ad esempio la rete ospedaliera redatta dall’assessorato giungeva a Palazzo dei Normanni con alcuni errori di calcolo. O, caso certamente più plateale, per la vicenda della clinica Humanitas. Un affidamento milionario alla multinazionale per la creazione di una clinica oncologia a Misterbianco provocò reazioni furiose e fortissime polemiche sulla stampa. La frettolosa revoca di quell’affidamento si rivelerà inutile: l’assessorato aveva “dimenticato” di notificare la procedura all’azienda. Quanto basta per “soccombere” di fronte al Tar. A causa di quell’errore che l’ex ministro Gianpiero D’Alia definì, non senza una punta di sarcasmo, uno sbaglio “suicida”. E per quelle parole verrà anche convocato in Procura. Del resto, D’Alia aveva chiesto semplicemente come mai il governo non avesse fatto ricorso a quella sentenza negativa. E se fosse intervenuto nei confronti di chi aveva compiuto quell’incredibile errore. Una sconfitta, che sembrò quasi fare felice il presidente Crocetta. Nonostante qualcuno avesse fatto sbagliare Lucia. Qualcuno, dalle parti di Piazza Ziino, dove qualcosa, da tempo, non funziona. E a pensarlo sono in tanti. Come ad esempio associazioni di consumatori come il Codacons che ha chiesto le dimissioni dell’assessore dopo la vicenda del decreto sui laboratori d’analisi. O come ad esempio i sindacati della sanità. Praticamente tutti, dai confederali agli autonomi, a quelli dei medici ospedalieri, che in una nota recentissima hanno messo nero su bianco: “Abbiamo ragione di credere che l’attuale assessore, nel ruolo e non già nella persona cui confermiamo la nostra stima, non goda della necessaria autonomia negoziale ed organizzativa”. Cioè qualcuno influenza le sue scelte, spingendola, qualche volta, all’errore. Qualcuno. Tra gli angoli dell’assessorato o tra gli scranni di Sala d’Ercole, tra le direzioni delle aziende sanitarie e i saloni di Palazzo d’Orleans.

Lucia Borsellino assessore regionale alla Salute? Non è stata brava. Anzi da: la voce di new jorck

[23 Jul 2015 |

Per sette anni Lucia Borsellino ha vissuto ai vertici della sanità siciliana. Prima accanto all’ex assessore Massimo Russo. Poi come dirigente generale. E negli ultimi due anni e 8 mesi come assessore. Vi raccontiamo con i numeri (e senza ‘intercettazioni’) un’esperienza tutt’altro che brillante. Costi della sanità cresciuti, posti letto per acuti tagliati, nomine a ruota libera, Ismett a briglia sciolta. E tanto altro ancora

Strana terra, la Sicilia. Da giorni si parla del rapporto tra politica e sanità. Si parla di un’intercettazione malandrina, modello tergicristallo: ora c’è, ora non c’è. Si parla dell’assessore, anzi dell’ex assessore, Lucia Borsellino, oggetto – stando sempre all’intercettazione malandrina – di parole non esattamente eleganti. Si parla tanto dei protagonisti dell’intercettazione misteriosa: il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, e il primario di Chirurgia plastica dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, Matteo Tutino. Di quest’ultimo, adesso, si affronta un tema che avrebbe dovuto essere affrontato dagli uffici dell’assessorato regionale alla Salute quando Tutino è stato nominato primario: e cioè i suoi titoli che, stando a quanto si legge sui giornali di questi giorni, sarebbero carenti (ma la stessa cosa si diceva quando è stato nominato: ma allora le ‘autorità’ hanno lasciato correre, tant’è vero che Tutino è diventato primario di Chirurgia plastica dell’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello). Di una cosa, però, non si parla: della sanità siciliana. A questo punto ne parliamo noi. Cominciando col dire che la sanità siciliana, negli ultimi sette anni, è precipitata nel baratro. E’ un delirio. E di questo delirio, come ora proveremo a raccontare, sono responsabili, in primo luogo, il presidente Crocetta, l’assessore Lucia Borsellino e i partiti che hanno appoggiato l’attuale governo regionale.

In un Paese normale sarebbe stato, per l’appunto, normale porsi la seguente domanda: bene, visto che tutte

Lucia Borsellino

Lucia Borsellino

le polemiche ruotano attorno alla sanità, visto che ci sarebbero state “pressioni indebite”, visto che l’assessore Borsellino sarebbe stata ostacolata, vogliamo vedere come funziona questo settore? Ci riusciamo a capire chi ha nominato chi? Proviamo a capire se i cittadini siciliani sono contenti di questo servizio? Ebbene, cominciamo subito col dire che i cittadini siciliani sono stati gabbati. Perché, dal 2008 ad oggi, prima con il governo regionale di Raffaele Lombardo e poi (per la precisione, dal novembre del 2012 ai nostri giorni) con il governo di Rosario Crocetta i cittadini siciliani sono stati penalizzati e, come già accennato, presi in giro.

Il grande raggiro messo in atto contro i siciliani si chiama medicina del territorio. La presa in giro inizia nel 2006 con il governo nazionale di Romano Prodi. E diventa operativa con il governo nazionale di Silvio Berlusconi tra il 2008 e il 2011. E prosegue, ininterrottamente, con il governo Monti, con il governo Letta e va avanti con l’attuale governo di Matteo Renzi. In che cosa consiste questa presa in giro? Semplice: si sbaraccano interi ‘pezzi’ del servizio sanitario pubblico nel nome della già citata medicina del territorio. In cambio di un ospedale nel quale vengono, per esempio, ridotti i servizi del 30 per cento, la Regione – nel nostro caso la Sicilia – si impegna a realizzare presidi medici pubblici nel territorio.

Parliamo dei Pte (Punti territoriali di emergenza) e dei Pta (Punti territoriali di assistenza). Ebbene, tra il 2008 e il 2012 – il periodo in cui sono stati sbaraccati interi settori della sanità pubblica siciliana – di questi Pte e Pta se ne sono visti pochissimi. Tutt’oggi – e siamo nel 2015 – questi Pta e Pte non solo si contano sulla punta delle dita, ma – in termini di servizi forniti ai cittadini – lasciano molto a desiderare. E questo non per demerito dei medici o degli infermieri, ma perché i governi regionali – prima quello di Lombardo e poi quello di Crocetta – non li hanno mai dotati di personale e mezzi idonei. Di fatto, sono stati sbaraccati servizi sanitari che funzionavano per avere in cambio servizi carenti e, in alcuni casi, per non aver alcun servizio. Di fatto, un raggiro ai danni dei cittadini siciliani che pagano le tasse per avere in cambio, nella migliore delle ipotesi, servizi sempre più carenti, nella peggiore delle ipotesi, il nulla mescolato col niente.

Attenzione: la medicina del territorio è importante. E la legge che la prevede è giusta. Perché la medicina

sanità emergenza

del territorio dovrebbe alleggerire il lavoro dell’Aziende ospedaliere, a cominciare dai Pronto soccorso. La dimostrazione del fallimento – e quindi del raggiro – della sanità del territorio è data dal caos che si registra nei Pronto soccorso siciliani: infatti, in assenza di Pta e Pte (o in presenza che Pta e Pte carenti), i cittadini continuano a recarsi nei Pronto soccorso. Che sono ogni giorno travolti dal caos. Con i cittadini-utenti che, invece di prendersela con una politica fallimentare – e con un governo regionale fallimentare – se la prendono con i medici!

Dal 2008 al 2012 la dottoressa Lucia Borsellino è stata accanto all’ex assessore Massimo Russo. Andando ad occupare, anche, la poltrona di dirigente generale: ovvero il ruolo burocratico più importante (e più remunerativo) della pubblica amministrazione. Di fatto, gli ospedali pubblici siciliani sono stati massacrati: tagli di posti letto per acuti, tagli di interi reparti, tagli di personale medico e infermieristico. Ma in cambio – contrariamente alle promesse – non c’è stata la medicina del territorio, ma qualcosa che fino ad oggi, nella grande maggioranza dei casi, è stata una presa in giro. A conti fatti, governi nazionale e regionale – dal 2008 ad oggi – hanno ‘risparmiato’ sulla pelle dei cittadini siciliani.

Qual è il risultato di questa follia? Semplice: che oggi la medicina del territorio è, come già ricordato,

Posti letto sanità

carente, se non assente. Mentre non si sa dove ricoverare i malati acuti, perché mancano i posti-letto. Malati acuti che solo con grande difficoltà trovano posto nelle cliniche private convenzionate con la Regione. Su questa mancanza di posti letto per acuti l’assessore Lucia Borsellino ci può dire qualcosa? E’ un suo ‘successo’ o ha creato e continua a creare enormi disagi ai cittadini siciliani?

Ora, numeri alla mano, dimostriamo due cose. Primo: che dal 2008 ad oggi il costo annuale della sanità siciliana è aumentato (e di conseguenza che i governi Lombardo e Crocetta hanno fallito l’obiettivo di ridurre le spese). Secondo: dimostreremo come i siciliani vengono truffati dallo Stato in materia di spese sanitarie.

Cominciamo con il primo punto. Nel 2008 il costo della sanità, in Sicilia, era di poco inferiore a 8 miliardi di euro all’anno. Nel 2015 – e siamo ai nostri giorni – il costo supera i 9 miliardi di euro all’anno. Come si può desumere dai dati ufficiali, i governi di centrosinistra di Lombardo e Crocetta, lungi dal migliorare i conti della sanità siciliana, li hanno peggiorati.

Non solo. La quota di compartecipazione della Regione alle spese della sanità siciliana sfiora oggi il 50 per cento. In pratica, su oltre 9 miliardi di euro, la Regione paga poco più di 4,5 miliardi di euro all’anno, lo Stato poco meno di 2,5 miliardi di euro all’anno, mentre il resto arriva dall’Irap, l’imposta a carico delle imprese. Questi dati sono paradossali, se si pensa che una Regione ricca come la Lombardia paga una quota di compartecipazione alle spese sanitarie che si ferma al 46 per cento circa. In pratica, secondo lo Stato, la Sicilia sarebbe una Regione più ricca della Lombardia, tant’è vero che una quota importante della spesa sanitaria viene pagata dalle imprese dell’Isola! Gli imprenditori siciliani – in termini di Irap – vengono considerati più ricchi di quelli lombardi!

Ma c’è anche un raggiro nel raggiro. Fino al 2006 la quota di compartecipazione della Regione siciliana

Renzi e Crocetta

Matteo Renzi e Rosario Crocetta

alle spese sanitarie era del 42 per cento circa. Nel 2006 il governo Prodi, bontà sua, decide che la quota di compartecipazione della Regione siciliana alla spesa sanitaria debba passare, in tre anni, dal 42 per cento circa a quasi il 50 per cento. In pratica, dal 2009 in poi, la Regione siciliana paga 600 milioni di euro all’anno in più. Soldi che, fino al 2006, erano carico dello Stato.

La questione non viene presentata come una penalizzazione, ma come una sostituzione. Perché la Regione siciliana avrebbe recuperato questi fondi incassando una quota delle accise sui carburanti consumati in Sicilia. Il passaggio viene specificato nella Finanziaria nazionale del 2007. Poi, però, succede qualcosa. Della quale è responsabile il PD (come vi abbiamo raccontato qui).

Sergio Tancredi

Sergio tancredi

Il risultato è che, dal 2009 ad oggi, la Regione siciliana perde, in media, 600 milioni all’anno. Della questione si è anche occupato anche il deputato del Parlamento siciliano del Movimento 5 Stelle, Sergio Tancredi. Che parla anche dell’accordo capestro con il governo nazionale di Matteo Renzi (come potete leggere qui). Un accordo in base al quale, dal 2014 al 2017, la Sicilia perderà circa 2 miliardi di euro. Giusto chiedere il perché di questo accordo al presidente Crocetta. Ma giusto anche chiedere il perché di questo accordo anche all’assessore Lucia Borsellino. C’è stato un dissenso tra Crocetta e Lucia Borsellino su questo specifico argomento? A noi non risulta. Così come non risulta che Crocetta e Lucia Borsellino si siano attivati per sbloccare la questione legata al raggiro – ai danni di 5 milioni di siciliani – della Finanziaria nazionale 2007. Un raggiro che, dal 2007 ad oggi, è costato alla Regione siciliana circa 5 miliardi di euro. E che continuerà a costare, come già ricordato, 600 milioni di euro ogni anno.

Alla luce di questi dati di Bilancio – che in quanto numeri non possono essere smentiti – qualcuno ci può spiegare perché l’assessore Lucia Borsellino dovrebbe essere considerata brava? In che cosa sarebbe consistita la sua bravura, prima come stretta collaboratrice dell’ex assessore massimo Russo, poi come dirigente generale e, da due anni e otto mesi a questa parte, in qualità di assessore regionale alla Salute? A noi non sembra che l’assessore Lucia Borsellino – al pari del presidente Crocetta – abbia difeso gli interessi della Sicilia. Sarà stata brava, forse, per il governo nazionale: quel governo nazionale che continua a ‘rapinare’ alla Sicilia una barca di soldi ogni anno. Ma i siciliani, con la sua gestione della sanità, hanno perso un sacco di soldi. Ciò significa servizi sempre più carenti.

Dunque, tagli disposti dai governi regionali Lombardo e Crocetta a carico del servizio sanitario siciliano. E soldi dei siciliani finiti nella ‘casse’ romane con la compiacenza degli stessi governi siciliani. Il tutto per ‘risparmiare’ sulla pelle di 5 milioni di siciliani. Creando un sacco di problemi ai medici e agli infermieri che lavorano negli ospedali pubblici dell’Isola costretti a operare in condizioni sempre più precarie. E, nel caso dei medici pubblici, con le retribuzioni bloccate dal 2010 (il grande governo Berlusconi…).

Ebbene: e se ora vi dicessimo che una parte dei soldi ‘risparmiati’ sulla pelle dei siciliani – o grazie al blocco delle retribuzioni a carico dei medici che operano nelle strutture sanitarie pubbliche dell’Isola – sono stati utilizzati per progetti che a noi non convicono affatto che, anzi, ci sembrano esempi di clientelismo inveterato?

Non ci convince il progetto per la rete reumatologica: ha prodotto effetti positivi? E per chi? Idem per il progetto relativo al diabete mellito. E che dire delle Odontoambulanze di Trapani, Marsala e Mazara del Vallo? Mezzo milione di euro quando il costo non superava i 200 mila euro! Vogliamo parlare delle “Cure domiciliari” elettorali? Sono 10 milioni di euro che, se non ricordiamo male, sono state sbandierate, guarda caso, durante le campagne elettorali del 2012. Alla fine le “Cure domiciliari” funzionano? A noi risulta di no.

Parliamo delle terapie del dolore di Villa Sofia – siamo a Palermo – care, a quanto si racconta, al senatore del Nuovo centrodestra, Renato Schifani? Qualcuno, in assessorato regionale alla Salute, ci dirà qualcosa del progetto 4.2 relativo alla leucemia  mieloide, in ‘bilico’ tra Palermo e Catania?  Ci sono notizie sui 2 milioni di euro del progetto per la rete materno infantile? ‘Sta nuova rete c’è o e un ‘gol’ subito dai siciliani?

Insomma, c’erano tutti questi ‘bei’ progetti e, in questi ultimi due anni il governo regionale ha chiuso i Punti nascita per ‘risparmiare’? E non si poteva ‘risparmiare’ dando qualche incarico in meno e assicurando qualche servizio in più? Soprattutto nelle aree disagiate della Sicilia che, senza Punti nascita, diventano ancora più disagiate?

Quasi quasi ci dimenticavamo del volontariato: l’assessore Lucia Borsellino ce ne può parlare? Lo stesso assessore sa qualcosa dei 5 milioni di euro impegnati per la riabilitazione? Dove sono finiti questi soldi?  E della prevenzione cardiovascolare si sa più nulla? E che dire dei progetti per la prevenzione in ambiente di lavoro, 4 milioni tondi tondi di euro? Ancora: che fine hanno fatto i 650 mila euro per i progetti legati all’asbestosi? Ci fermiamo qui, per carità di patria. C’è stata ‘trasparenza’ amministrativa nella spesa di tutti questi soldi? A noi risulta di no.

Ismett

Apriamo il capitolo dell’Ismett di Palermo? E’ la piattaforma trapiantologica arrivata nella seconda metà degli anni ’90 del secolo passato da Pittsburg. Si dovrebbe trattare di un centro trapianti. Ma a quanto pare, oltre ai trapianti di organi, l’Ismett è diventato l’ospedale dei politici, degli alti burocrati e della gente importante di Palermo e della Sicilia. Ed è anche logico: avendo ‘terremotato’ – come già accennato – tutti gli ospedali pubblici dell’Isola, riducendo i posti letto per acuti, beh, bisognava trovare una soluzione per le persone ‘importanti’: politici & familiari, burocrati & familiari e, in generale, gente che conta.

Insomma, fino a quando un comune mortale finisce in un ospedale e non si trova un posto letto dove ricoverarlo e curarlo, beh, di questo non gliene frega niente a nessuno. E questa è la sorte che, dal 2010, tocca a tutti i siciliani normali. Ma se un politico, o un alto burocrate o una persona comunque ‘importante’ si sente male, via, non è che si può pretendere che venga trattata come i normali cittadini? Per questa categoria di ‘eletti’ serve qualcosa di speciale: da qui la trasformazione dell’Ismett da centro trapianti in ospedale tutto-fare per gente importante.

Sapete qual è il risultato? Che l’Ismett, ogni anno, costa di più dell’Azienda ospedaliera Ospedale Civico di Palermo. In pratica, l’Ismett costa di più della più grande Azienda ospedaliera della Sicilia! E’ una follia, ma è così. Ogni anno l’Ismett costa ai siciliani 94 milioni di euro. Una somma enorme. Di questi, poco più di 40 milioni di euro vanno per i trapianti. Il resto dei soldi dove finisce lo sa solo Iddio!

C’è stato, in verità, un tentativo, da parte del presidente Crocetta di ridurre il costo dell’Ismett. E ci ha provato anche il PD con il presidente della Commissione Sanità del Parlamento siciliano, Pippo Di Giacomo. Ma poi è piombato in Sicilia il braccio destra di Renzi, il ministro Graziano Delrio, che ha ordinato al PD di erogare all’Ismett i circa 94 milioni di euro. Come se i soldi per pagare questo costoso ‘giocattolo’ li tirasse fuori Roma e non gl’ignari siciliani!

Com’è finita con l’Ismett? Crocetta e Pippo Di Giacomo sono stati messi a tacere. L’assessore Lucia Borsellino non ha mai parlato. La convenzione per il 2015 non è stata ancora firmata. Ma, a quanto sembra, per l’Ismett, anche per quest’anno, sarebbero pronti da 90 a 100 milioni di euro. Anche su questo, una domanda per l’assessore Lucia Borsellino: cosa pensa di questa scandalosa cifra che ogni anno la Regione siciliana paga all’Ismett? E’ corretto che un centro trapiantologico sia stato trasformato in un ospedale tutto-fare per politici, alti burocrati e raccomandati vari? (se volete sapere qualcosa in più dell’Ismett leggete qui)

Vogliamo parlare delle nomine nelle Aziende sanitarie provinciali (Asp) e nelle Aziende ospedaliere della Sicilia? Nelle intercettazioni che riguardano il dottore Tutino e il dottore Giacomo Sampieri, ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera Villa Sofia- Cervello, sembra che i due erano i grandi ‘decisori’. A noi la cosa non risulta proprio. Risulta, invece, che Tutino e Sampieri erano solo due chiacchieroni: due dilettanti allo sbaraglio non a caso nominati da Crocetta. Perché due ‘politici’ che parlano al telefono di nomine nella sanità, loro sì, andrebbero ricoverati…

Le nomine nella sanità, in Sicilia – ci dispiace per Tutino e Samperi e per quelli che gli vanno dietro – non dipendono da due medici scelti dal presidente della Regione di turno, ma da giochi molto più grandi che hanno molto a che vedere con la Massoneria. Tant’è vero che tre di loro, tutt’ora in carica, non avevano raggiunto il punteggio fissato da una speciale commissione nominata proprio dall’assessore Lucia Borsellino! Come siano potuti diventare direttori generali noi non l’abbiamo capito: ma dubitiamo molto che c’entrino Tutino e Sampieri!

Leggiamo – ma l’avevamo letto anche qualche anno fa – che la nomina a primario del dottore Tutino sarebbe illegittima. E ci chiediamo e chiediamo: come hanno fatto gli uffici dell’assessorato regionale alla Salute a non accorgersene? Dobbiamo pensare che non hanno controllato le ‘carte’?

Noi, di cose strane, ne abbiamo vista tante. Anche incarichi importanti affidati a Tutino dall’assessore Borsellino. Poi la storia è quella che è: ma noi parliamo con i numeri e con le ‘carte’. E appunto perché parliamo con i numeri e le ‘carte’ riteniamo che l’esperienza di Lucia Borsellino all’assessorato regionale alla Salute non sia stata esaltante. Anzi. Alla fine, è stata l’assessore del peggiore governo della storia dell’Autonomia siciliana: il governo Crocetta. Dentro questo governo ha condiviso tante cose, che noi abbiamo provato per sommi capi a raccontare. Fatti politici e amministrativi che hanno penalizzato la Sicilia. Da dimenticare è il governo Crocetta. Ma da dimenticare sono anche l’assessore Lucia Borsellino e i partiti che hanno sostenuto questa disastrosa esperienza politica e amministrativa.

Ilva, il processo contro morti e veleni inizierà il 20 ottobre. Tutte accolte le richieste di rinvio a giudizio Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Tutte confermate dal Gup le 47 richieste di rinvio a giudizio per il processo “Ambiente Svenduto”,a Taranto. Il processo, che riguarda l’Ilva, e’ nato dall’inchiesta giudiziaria che, il 26 luglio del 2012, porto’ il gip Patrizia Todisco, con l’accusa di disastro ambientale, a sequestrare senza facolta’ d’uso tutta l’area a caldo del siderurgico di Taranto – altiforni, acciaierie, cokerie, parchi minerali -, nonche’ ad effettuare i primi arresti, tra cui quelli dei proprietari dell’Ilva, Emilio e Nicola Riva (Emilio e’ poi morto nell’aprile 2014). Oggi, dunque, dopo un anno di udienza preliminare e anche un tentativo della difesa di alcuni imputati di spostare il processo a Potenza (ma la Cassazione ha rigettato l’istanza), il gup Gilli ha deciso sulla sorte dei 52 imputati. Tra i proscioglimenti di oggi, spicca quello di Lorenzo Nicastro, ex assessore regionale pugliese all’Ambiente, accusato di favoreggiamento verso l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, rinviato invece a giudizio insieme a Nicola Fratoianni. La prima udienza del processo in Corte d’Assise si terra’ ora il 20 ottobre prossimo.
Il rinvio a giudizio riguarda, con imputazioni diverse dalla Procura, 44 persone fisiche e 3 societa’: Riva Fire, Riva Forni Elettrici e Ilva. Quest’ultima ha anche presentato istanza di patteggiamento che pero’ la Procura, ritenendola non congrua, ha respinto. Tra le persone fisiche ci sono Nicola e Fabio Riva (quest’ultimo si e’ costituito a giugno ed ora e’ in carcere a Taranto) e l’ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso, accusati, con altri, di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale. L’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, è accusato di concussione aggravata, mentre il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno di omissione di atti di ufficio. Nella lista ci sono amministratori e funzionari pubblici, anche ex, e diversi dirigenti ed ex consulenti Ilva.
“Sembra, anche se poi dobbiamo leggere le motivazioni, che l’istanza accusatoria portata avanti dal mio ufficio abbia trovato quasi completo accoglimento”, ha commentato il procuratore di Taranto Franco Sebastio. ”Da una parte – ha aggiunto – per noi è un motivo di tranquillità. Siccome noi siamo sempre preoccupati per il fatto di poter commettere errori, sempre dietro l’angolo. Questa prima pronuncia, che va inquadrata nei tempi contenuti e ridotti di un provvedimento di rinvio a giudizio, ci rassicura, ci rasserena. A quanto pare errori, quanto meno madornali, non ne abbiamo commessi, fermo restando – ha osservato Sebastio – che ci sarà un approfondimento dibattimentale e poi si andrà alle decisioni
di merito”.
E mentre il verdetto del gup ha posto un primo punto fermo nella vicenda che attiene l’Ilva del passato (gestione Riva), i commissari Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba oggi spiegheranno alle commissioni della Camera quale sara’, o potrebbe essere, l’Ilva del futuro.
Per la parte industriale e’ prevista, tra l’inizio dell’autunno e la fine dell’anno, la costituzione di una newco per l’Ilva, mentre per il risanamento ambientale l’azienda, entro fine mese, dovra’ dimostrare di aver attuato l’80 per cento delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) come previsto da specifico piano normato da un Dpcm di marzo 2014. E’ previsto che il 27 luglio l’Ilva invii la relazione sull’Aia al ministero dell’Ambiente mentre sui lavori saranno Ispra e Arpa Puglia a fare le verifiche.
Il coportavoce nazionale dei Verdi Angelo Bonelli ricorda in una sua nota che Taranto è la citta’ dei veleni dove 30 persone ogni anno hanno perso la vita a causa dall’inquinamento, i bambini si ammalano di tumore del +54% rispetto alla media pugliese, la diossina ha contaminato la catena alimentare e gli operai muoiono in fabbrica per gravi incidenti sul lavoro. “Ora potra’ cominciare a sperare di avere giustizia”. Il processo “Ambiente svenduto” – aggiunge Bonelli – sarà il più importante nella storia della Repubblica Italiana e mentre a Roma si approvano vergognosamente decreti salva Ilva che espugnano Taranto, noi continuiamo a sollecitare la necessaria conversione industriale per passare da un’economia dei veleni ad un’economia della vita come accaduto in altri paesi europei come ad esempio a Bilbao e Pittsburgh”. Bonelli cosi’ conclude: “Per noi Verdi che siamo costituiti come parte civile nel processo Ambiente Svenduto, Taranto non e’ un caso isolato: bisogna liberare l’Italia dai veleni e dalla corruzione che sono due facce dello stesso problema”.

Strage di Brescia, confermato l’intreccio servizi segreti neofascismo. Condanna all’ergastolo per Maggi e Tramonte Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

A 41 anni dalla strage di piazza della Loggia a Brescia, ieri la Corte d’assise d’appello di Milano ha condannato all’ergastolo (dopo due assoluzioni), l’ex leader di Ordine Nuovo, Carlo Maggi e l’informatore dei servizi segreti Maurizio Tramonte. Il 28 maggio del 1974, una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista con la presenza del segretario della camera del lavoro di Brescia, Gianni Panella, del sindacalista della Cisl, Franco Castrezzati e del parlamentare del Pci, Adelio Terraroli. Morirono otto persone e rimasero feriti in centodue. Le vittime erano cinque giovani insegnanti iscritti alla Cgil scuola, dai 25 ai 37 anni, un pensionato ex partigiano di 69 anni e due operai di 56 e 60 anni. Per i loro famigliari, quella di ieri è una sentenza storica. Sulla vicenda era intervenuto di recente anche il presidente Mattarella.
Alla commistione tra galassia neofascista e servizi segreti aveva fermamente creduto l’ex giudice istruttore Guido Salvini che, appreso della sentenza, non risparmia critiche ai pm milanesi per l’ inchiesta sulla strage di Piazza Fontana: “L’esito è il premio per un impegno, quello della Procura di Brescia, che non è mai venuto meno in tanti anni. Se la Procura di Milano avesse fatto
altrettanto, credo che sarebbe stato possibile andare anche per piazza Fontana al di là di quella responsabilità storica che comunque le sentenze hanno accertato in modo indiscutibile nei confronti delle stesse cellule di Ordine Nuovo al centro del processo per Piazza della Loggia”.

L’intercettazione e il nostro lavoro da: l’espresso

L’Espresso è stato l’unico giornale nazionale a occuparsi del caso Tutino fin dal 2013. Quando il medico è stato arrestato abbiamo continuato a indagare. Fino alla notizia della frase su Lucia Borsellino. Ascoltata e riscontrata. E al governatore è stata data la possibilità di dare la sua versione prima della pubblicazione

23 luglio 2015

L'intercettazione e il nostro lavoro

L’Espresso è stato l’unico giornale nazionale a occuparsi delle vicende del dottor Matteo Tutino e dello scandalo dell’ospedale Villa Sofia di Palermo. Ha cominciato a lavorare sul caso alla fine del 2013, quando Tutino era ancora considerato una bandiera di legalità nell’isola e vantava pubblicamente le frequentazioni con importanti magistrati.

Come riportano gli atti della procura, tra «l’autunno del 2013 e i primi mesi del 2014» erano in corso intercettazioni telefoniche e ambientali nei confronti di Tutino. A maggio 2014 uno degli investigatori fa ascoltare ai cronisti Piero Messina e Maurizio Zoppi il brano di un audio, presentandolo come la dichiarazione di Tutino al governatore Rosario Crocetta sulla necessità di “far fuori” l’assessore Lucia Borsellino. In quel momento, l’esistenza di intercettazioni era ancora segreta e parlarne avrebbe compromesso l’esito delle indagini.

Per questo, non se ne fa cenno quando “l’Espresso” pubblica il 20 giugno 2014 un’inchiesta sul sistema di potere creato dal dottor Tutino, medico personale del presidente siciliano Rosario Crocetta, e sulle sue frequentazioni con importanti magistrati palermitani. Il titolo è “Antimafia senza rughe”.

Un anno dopo, il 29 giugno 2015 Tutino viene arrestato con accuse gravissime. Il 30 giugno Lucia Borsellino annuncia le dimissioni dall’assessorato alla Sanità. Il 2 luglio 2015 alle 13.19 la stessa fonte contatta Piero Messina e gli ricorda la vicenda dell’intercettazione. Gli scandisce parola per parola la frase di Tutino: « Lucia Borsellino va fatta fuori. Come il padre ». E il silenzio di Crocetta inciso nei nastri.

Anche altri giornalisti nell’isola hanno sentito parlare di una registrazione di quel tenore. Ne scrive “la Sicilia” di Catania, senza ricevere smentita. In quei giorni – come ha dichiarato poi all’Ansa il presidente della Commissione sanità del parlamento siciliano Pippo Digiacomo – gira «la notizia di un’intercettazione imbarazzante. L’hanno fatto sapere a Lucia Borsellino, a me, a Crocetta e altri. Appunto, da tempo. Ne ho parlato col presidente la settimana prima della pubblicazione».

Ma i cronisti de “l’Espresso” cercano altri riscontri, da fonti diverse di differenti ambienti investigativi, a cui fanno esplicitamente presente la volontà del giornale di non danneggiare le indagini in corso e, soprattutto, non scrivere falsità.

Lunedì 13 luglio, alla vigilia della pubblicazione del settimanale, Messina e Zoppi incontrano un autorevole inquirente a cui sottopongono parola per parola il testo dell’intercettazione tra Tutino e Crocetta. Ricevono una conferma totale e chiara, assieme all’invito a procedere con la pubblicazione: «Questa volta si va fino in fondo».

Anche al governatore Rosario Crocetta viene offerta la possibilità di commentare e dare la sua versione. Il 9 luglio via sms è stato chiesto al suo staff un incontro al presidente siciliano nella giornata di lunedì per parlare del caso di Villa Sofia. La risposta è stata “ok”. Ma al lunedì le ripetute telefonate non hanno ricevuto rispost