Intercettazioni Tutino: “Me ne sto fottendo, pure che si chiama Lucia Borsellino” da: antimafia duemila

tutino-sampieridi AMDuemila – 18 luglio 2015

Nelle carte della Procura di Palermo dell’indagine su Matteo Tutino (primario di chirurgia plastica ora agli arresti domiciliari per truffa, ndr) non c’è traccia, a detta della Procura, della frase “va fatta fuori come il padre” contro Lucia Borsellino. Emergono però intercettazioni ad ogni modo allarmanti ed offensive. Dialoghi che dimostrerebbero l’avversione, nei confronti di Lucia Borsellino, di Tutino e del commissario straordinario dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, Giacomo Sampieri, oltre che la vicinanza dei due medici al governatore Crocetta.
Il Giornale di Sicilia ha pubblicato stamani alcuni stralci di queste intercettazioni in cui un interlocutore di Tutino arriverebbe persino a definire l’assessore alla Sanità “quella b… della Borsellino”.

Dopo che la Borsellino aveva revocato il mandato a Giacomo Sampieri, quest’ultimo, secondo quanto pubblicato nel quotidiano, parlando con Tutino avrebbe raccontato di voler fare un esposto contro l’assessore: “La denuncio per illecito… Me ne sto fottendo, pure che si chiama Lucia Borsellino”, e Tutino risponde: “Bravo”. La cosa più clamorosa è che quando i due si rivolgono a Crocetta, in riferimento alla revoca di Sampieri, il governatore avrebbe risposto: “Ora ma viru io cu Lucia”. Inoltre sarebbe emerso che un dipendente del pronto soccorso di Villa Sofia quando va a trovare Tutino gli racconta che “suo fratello – scrivono gli inquirenti – ha parlato con Ignazio Tozzo (il designato a sostituire Sampieri, ndr) ma tutto viene da quella b… della Borsellino e il presidente non la vuole fare muovere da lì…”. E ancora: “La Borsellino ha chiesto che Tozzo vada via dall’assessorato… ora hanno messo una persona onestissima per bruciarlo ed è stato messo lì appositamente perchè dà fastidio alla Borsellino”. Emerge quindi un clima di tensioni e conflitti dove anche se non si capisce con chiarezza la posizione presa da Crocetta si possono comprendere maggiormente le parole di Lucia Borsellino dopo le sue dimissioni: “Il rapporto tra Crocetta e questo primario mi ha creato forte disagio in questi anni”.
Dalle intercettazioni emergono anche alcuni colloqui tra Sampieri e Tutino sul rapporto tra il governatore e la Borsellino: “Io credo che ci sia qualcosa sotto in tutto questo e Lucia e il presidente sono in disaccordo…” dice il commissario straordinario dell’ospedale Villa Sofia. E Tutino, sottolineando ancora una volta il legame tra lui e il governatore, risponde: “Sì, totale ma mi ha detto (il presidente, ndr) stai tranquillo”.
I due, nelle conversazioni riportate dal quotidiano, si definiscono “uomini del presidente” che operano “per la legalità” e su “mandato” di Crocetta, “sapevamo – dicono tra loro – che è la linea del governo regionale perseguire il mallaffare ovunque si annidi… e lo abbiamo fatto!”
E ancora, il 28 febbraio 2014 Tutino rimarca la vicinanza privilegiata con il presidente della regione: “Senti noi abbiamo per fortuna questo rapporto che ci possiamo permettere di parlare con il presidente serenamente”.
Una vicinanza tale che, in vista delle nomine, il 25 marzo 2014 Tutino avrebbe preparato “la lista dei fedelissimi” e parlando con il segretario particolare di Crocetta, Giuseppe Comandatore, dice: “Senti, lui (Crocetta, ndr) mi ha detto che domani gli devo portare la lista dei pretoriani del presidente”. “Sì – dice Comandatore – la porti, vieni al palazzo… lo visiti, gli guardi cose e via”. “Avremo bisogno di mezz’ora – dice Tutino – perché gli parlerò di ognuno con il curriculum in modo molto… Sono fedelissimi”.

Con le intercettazioni pubblicate questa mattina la figura di Crocetta, al di là dell’esistenza o meno delle intercettazioni riportare da L’Espresso e smentite dalla Procura, è quanto meno criticabile per non aver preso le difese della Borsellino e per la vicinanza ad uomini del livello di Tutino. Già ieri gli zii di Lucia, Rita e Salvatore Borsellino, avevano chiesto al governatore della Sicilia, prima che uscissero queste nuove intercettazioni, di “non presentarsi alle manifestazioni in via D’Amelio perché non sarebbe una persona gradita”.
Di fronte alla schizofrenia esplosa in questi giorni, tra notizie e smentite, a subire il degrado mediatico e politico è soprattutto Lucia Borsellino, a cui ribadiamo con forza la nostra solidarietà e vicinanza.

Salvatore Borsellino: “Continuare a chiedere verità e sostenere i magistrati” da: antimafia duemila

18GLI INTERVENTI del convegno “Il patto. Dal doppio Stato al sistema criminale integrato”

di AMDuemila – 18 luglio 2015
“Noi continueremo a chiedere verità e giustizia fino a quando non ce la daranno. Non vogliamo un’altra piazza della Loggia dove dopo 43 anni sono stati assolti tutti gli imputati. Se non ci sono i colpevoli non c’è stata neanche la strage ma ci sono i morti”. Ad urlarlo con forza è Salvatore Borsellino intervenuto alla conferenza di Villa Trabia. “I magistrati che cercano la verità vengono attaccati e discriminati dallo stesso Csm che nega a Di Matteo di poter continuare a servire lo Stato contro il crimine organizzato.
Saremo complici se chiuderemo gli oggi e non staremo vicino ai magistrati che stanno combattendo x la verità e la giustizia”. Parlando dell’incontro con Mattarella in via d’Amelio ha aggiunto di essere andato “per non lasciare sola mia sorella ora che abbiamo accettato che venisse un rappresentante delle Istituzioni.
Di Mattarella sto aspettando i fatti, non mi bastano le parole a sostegno dei magistrati che stanno procedendo su questa difficilissima via della verità e giustizia”.
In merito all’avocazione dell’inchiesta sul caso Agostino Borsellino ha replicato ad Ingroia. “Perché non pensare che l’avocazione sia avvenuta per dedicare forze maggiori e permettere alla Procura di essere libera di occuparsi di quel processo sulla trattativa su cui si basa il futuro del nostro Paese?” Infine Borsellino ha parlato dell’inaugurazione della casa di Paolo in via Vetriera: “E’ lì che voglio far tornare l’amore di Paolo. Ora è presente e non si allontanerà più e accoglierà tutti i ragazzi che vorranno sperimentare il suo amore e io sarò lì per quello”.

Salvatore Borsellino: “Usate parole dei figli di Paolo su ‘passerelle'”
di AMDuemila – 18 luglio 2015
“Quando si ha la sventura di essere parente di una vittima di mafia si hanno solo due possibilità – ha elencato Salvatore Borsellino nel corso del suo intervento alla conferenza “Il patto. Dal doppio Stato al sistema criminale integrato” –  o si fa l’orfano, il parente inconsolabile che piange e sta zitto, e allora ti toccherà solo una volta all’anno essere contattato da qualche giornalista che ti chiederà un ricordo il più possibile triste e lacrimevole, o avrai la possibilità di chiedere a gran voce verità e giustizia. Che tu sia parente di una vittima di serie a o di serie b, ad esempio dei ragazzi delle scorte, se ti azzardi a chiedere verità e giustizia verrai attaccato e destabilizzato, staranno attenti ad ogni tua mossa”. “Poi – ha spiegato ancora Borsellino – succederà quello che è successo in questi giorni, che verranno adoperate le parole dei figli di Paolo per dire che si dissociano a quello che i fratelli di Paolo fanno in via d’Amelio, perchè secondo qualcuno fanno delle passerelle, quando invece in via d’Amelio sono tornato dopo 10 anni di silenzio per impedire che ci siano delle passerelle, e da sette anni non si è visto  più un solo rappresentante delle istituzioni”. Borsellino ha infatti ricordato che Lucia, Manfredi e Fiammetta Borsellino “non sono mai venuti in via d’Amelio perchè hanno fatto una scelta che io rispetto di vivere le giornate che ricordano il sacrificio del padre lontano dalle polemiche vergognose che ogni anno puntualmente vengono tirate fuori”.
“Noi rispettiamo profondamente le istituzioni – ha ricordato il fondatore delle Agende rosse – ma non accettiamo che vengano vilipese da persone che le occupano indegnamente. Domani ho voluto che il nome di Paolo comparisse in secondo piano, e che i primi fossero quelli dei ragazzi di scorta, di cui non si ricorda mai nessuno”. Infine, parlando della Facoltà di Giurisprudenza, storica sede della conferenza di stasera in ricordo della strage: “In quell’università ci ritorneremo perchè là è mio fratello ed è là che dobbiamo ritornare”.

Salvatore Borsellino: “Intercettazioni Crocetta? Degrado vita pubblica giunto al limite”
17di AMDuemila – 18 luglio 2015
Palermo.
Le presunte intercettazioni (smentite dalla Procura di Palermo) che coinvolgerebbero il presidente della regione Crocetta e il medico personale Tutino “sono qualcosa di gravissimo – ha ribadito Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso, alla conferenza organizzata a Villa Trabia in occasione della strage di via d’Amelio – sia che le intercettazioni esistano sia che si tratti di una macchinazione”. Se si tratta di una cosa vera, ha continuato Borsellino, “è una minaccia di morte ben precisa rivolta a Lucia, proprio in occasione del 23mo anniversario della morte di suo padre, avrei voluto che Crocetta dicesse ‘non può esistere questa intercettazione’ perchè invece si è servito di una scusa puerile?”. Quello che è veramente grave, ha specificato ancora Salvatore, “è che Tutino possa aver pensato di dire queste parole senza che Crocetta reagisse come avrebbe dovuto reagire. Poi c’è la possibilità che questa sia una macchinazione ed è anche grave aver sentito che la procura dice di non avere queste intercettazioni, ma com’è possibile che dei giornalisti le abbiano? Chi è stato a farle? Si tratta di una macchinazione estremamente grave verso una delle figlie di Paolo, acuendo il dolore che può provare in questi giorni. Vuol dire che il degrado della nostra vita pubblica è giunto a un limite di non ritorno”.

Giorgio Bongiovanni: “E’ il sistema criminale a condannare a morte alcuni magistrati”
16di AMDuemila – 18 luglio 2015
“Il sistema criminale ora ha paura perchè è arrivato a condannare a morte alcuni magistrati”. A dirlo è il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni, intervento alla conferenza “Il patto. Dal doppio Stato al sistema criminale integrato” in corso a Villa Trabia (Palermo) in ricordo della strage di via d’Amelio. “Il capo della criminalità organizzata Salvatore Riina e uno dei punti di riferimento Cosa nostra, il super latitante Matteo Messina Denaro, hanno condannato a morte il magistrato Nino Di Matteo perchè è andato oltre” ha ricordato Bongiovanni. “Oltre cosa? Di cosa hanno paura? del processo a degli ex ministri? – si è domandato il direttore –  allora mi viene da pensare che l’ex presidente della Repubblica faccia forse parte di questo sistema dove lo Stato è non solo sotto ricatto ma sistema criminale”.
“Sono convinto – ha continuato Bongiovanni – che la strage di Via D’Amelio è il cuore della strage di Stato dove lo Stato in prima persona ha chiesto la morte di Paolo, rispetto a tutte le altre stragi dove sicuramente c’è stata la complicità”. Per questo secondo il direttore Bongiovanni “Solo smascherando facce più o meno visibili che ancora governano il nostro paese riusciremo a liberarlo”.
Riferendosi all’impegno di molti cittadini e movimenti che da sempre chiedono giustizia e libertà il direttore di ANTIMAFIADuemila ha detto: “Dobbiamo alzare il tiro delle nostre proteste e manifestazioni. Non possiamo accettare la trattativa in diretta che vediamo in questi giorni sulla modifica della nostra Costituzione. Bisogna avere il coraggio di dire che i magistrati devono essere sostenuti dalle alte cariche politiche e insistere affinché il presidente della Repubblica dire che lo Stato è con i magistrati condannati a morte dalla mafia.”

Antonio Ingroia: “Per verità sulle stragi non serve solo resistenza ma anche la forza di ricostruire”
di AMDuemila – 18 luglio 2015

“Dopo tanti anni siamo ancora qui a fare un’analisi sulla ricerca della verità. Ogni anno c’è un’emozione diversa. Quest’anno c’è quella dell’amarezza per tutto quello che sta avvenendo in questi giorni ma anche perché si ha la sensazione di essere lontani dalla verità”. A dirlo è l’ex pm Antonio Ingroia nel corso della conferenza “Il patto. Dal doppio Stato al sistema criminale integrato” in ricorso del 23° anniversario della strage di via d’Amelio.
“I primi anni sono stati del dolore e della rabbia, poi c’è stata l’indignazione, poi il riscatto con le battaglie vinte come nei processi Contrada e Dell’Utri, quindi la speranza quando ci trovavamo a dire che eravamo nell’anticamera della verità quando con convinzione abbiamo creduto di poter aprire certe porte. Ero ancora magistrato. Poi pian piano quelle porte sono state tutte chiuse con la certificazione di Napolitano autore del conflitto d’attribuzione che ha portato alla distruzione delle telefonate con uno degli imputati del processo, Nicola Mancino. Quello fu l’ultimo segnale. Un ostacolo, una pietra semi tombale sulla ricerca della verità sulla trattativa Stato-mafia”. Quindi ha concluso: “Per arrivare a verità e giustizia, in assenza di avamposti in politica e seppur in maniera minore, anche dentro la magistratura, tocca alla comunità farsene carico per ricostruire invertendo quel processo di omologazione che è in corso anche dentro la magistratura con sponde politiche, e dentro le correnti”. 

Antonio Ingroia: “Credo che sia un fatto grave l’avocazione dell’indagine su Agostino. Si dà un segnale preoccupante all’esterno”
di AMDuemila – 18 luglio 2015

Non c’è solo il caso dell’intercettazione Tutino-Crocetta ad allarmare Antonio Ingroia, l’ex pm di Palermo, oggi avvocato, intervenuto durante l’evento organizzato a Villa Trabia (Palermo) dall’associazione culturale Falcone e Borsellino a 23 anni dalla strage di via d’Amelio. “Ho letto sui giornali che la Procura generale di Palermo ha avocato l’indagine dell’omicidio Agostino che stavano seguendo i colleghi Di Matteo e Del Bene. Avvero un segnale brutto nell’avocazione perché la firma in calce al provvedimento è di un amico come Roberto Scarpinato con cui abbiamo fatto tante battaglie dallo stesso avamposto. Lo so che lo farà per ragioni istituzionali, doverose, se ha ritenuto di agire così, ma quando si combatte la stessa battaglia un atto del genere scatena certi meccanismi e all’esterno fa passare un messaggio di divisione come se fosse uno scippo. Magari per personalismi, protagonismi. Questa cosa mi preoccupa perché così si incrina il funzionamento di quegli avamposti su cui la comunità che chiede verità e giustizia confidava”.

Antonio Ingroia: “Credo che l’intercettazione sia una bufala. Se Crocetta deve dimettersi è per ragioni politiche”
10di AMDuemila – 18 luglio 2015

“Tra il comunicato della Procura di Palermo e quello de L’Espresso credo al primo”. Lo ha detto Antonio Ingroia nel corso della conferenza “Il patto. Dal doppio Stato al sistema criminale integrato” in ricordo del 23° anniversario della strage di via d’Amelio. “In quell’ufficio so che ci sono persone serie. Sono d’accordo che si faccia chiarezza sulla vicenda Crocetta-Tutino e sul governo regionale. Sono d’accordo che si faccia giustizia, sia essa penale o etico-politica. Ma questo valga per tutti, anche per quei giornalisti, qualora si dimostri che sia una bufala questa vicenda. In passato, quando divulgammo il comunicato sulla non presenza del nome di Schifani nel registro degli indagati adoperammo un escamotage. Perché per indicare Schifani avevamo usato un altro nome. Ma mai smentimmo dicendo che Schifani non fosse indagato. Per questo dico che il comunicato della Procura è molto tranciante. Non lascia ad interpretazioni”. Quindi aggiunge: “Crocetta deve dimettersi per ragioni politiche. Ma quel che sconcerta di questi giorni è anche la fila che si è creata dall’uscita dell’Espresso con tanti politici dal passato imbarazzante che si sono ripuliti l’anima su questa indagine”. In merito all’intervento di Manfredi Borsellino alla commemorazione del pomeriggio al Palazzo di Giustizia Ingroia ha detto: “Non c’ero. Mi sono commosso vedendo su internet l’intervento. Però non mi è piaciuta una cosa. L’applauso dei ministri Alfano ed Orlando, il primo Ministro già al tempo di Berlusconi che ostacolò le indagini con un disegno di legge sulle intercettazioni, bavaglio per l’informazione e manette per la magistratura. Il secondo uomo della continuità di quella linea di governo che parte da Berlusconi e arriva oggi a Renzi”.

Antonio Ingroia: “Intercettazione Crocetta-Tutino serve per destabilizzare e distrarci da verità”
9di AMDuemila – 18 luglio 2015

“Nei giorni scorsi è uscito un articolo fondato su un’intercettazione inesistente che serve a destabilizzare la famiglia Borsellino e che serve a distrarci sulla ricerca della verità sul tema dello Stato-mafia”. A dirlo è l’ex pm Antonio Ingroia, alla conferenza “Il patto. Dal doppio Stato al sistema criminale integrato” in corso a Villa Trabia (Palermo) in ricordo della strage di via d’Amelio in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Commentando i fatti recenti Ingroia ha aggiunto: “Se questa intercettazione c’è che il direttore dell’Espresso la tiri fuori. As ogni smentita è stata detta una cosa diversa. Prima si dice che è dentro all’indagine su Tutino, poi che è parte di indagine segreta, poi che è di un’altra procura. Personalmente, di fronte al contenuto mostruoso di quell’intercettazione credo che chiunque abbia detto o inventato questa mostruosità debba vergognarsi e dimettersi. Sia esso Presidente della Regione, giornalista o direttore dell’Espresso. Per questo è importante andare a fondo su questa vicenda che lascia una profonda amarezza in questi giorni”. 

Anna Vinci: “Bisognava eliminare chi non permetteva allo Stato di trattare con l’altra faccia della luna”
3di AMDuemila – 18 luglio 2015

Palermo. Un potere occulto strisciante che ha influito sulle scelte del nostro paese con ricatti e piani eversivi, è questo il quadro che presenta la scrittrice Anna Vinci, intervenuta alla conferenza “Il patto. Dal doppio Stato al sistema criminale integrato” organizzata dall’associazione culturale Falcone e Borsellino in occasione del 23° anniversario della strage dove morì Paolo Borsellino e gli uomini della scorta. “Il 24 maggio ’84 Tina Anselmi – ha raccontato Anna Vinci – dopo la chiusura dei lavori della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2 disse ‘Frugando tra i segreti della P2 ho scoperto come il potere possa essere  una mera apparenza e di come per 10 anni i servizi segreti sono stati gestiti da un potere occulto'”. A conferma delle parole della Anselmi, la biografa della ex-parlamentare della Dc ha raccontato del forte impegno da parte di vertici delle Istituzioni dell’epoca per far tacere e sminuire lo scandalo della P2. “Quando viene acclamato con grandi consensi il nuovo presidente Cossiga…Tina Anselmi riceve una visita di Martelli e Formica che le dicono di mettere pace su questa faccenda”.
Riferendosi alle stragi del ’92, Anna Vinci ha spiegato che “prima bisognava eliminare qualcuno che dava fastidio (l’omicidio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, ndr)  ad un certo punto la cosa diviene più grave e bisogna eliminare coloro che non permettono allo Stato sotterraneo di trattare con l’altra faccia della luna”.
La scrittrice ha sottolineato, facendo un parallelo con la situazione attuale, la gravità del tentare sempre di spostare l’attenzione e confondere cambiando il senso e il valore delle parole: “Il piano di rinascita democratica della P2 dimostra come si cerchi sempre di cancellare realtà e il significato delle parole, si parla di rinascita democratica quando si tratta in realtà di un vero e proprio piano eversivo”.

Saverio Lodato: “In questi giorni Borsellino assassinato ancora”
6di AMDuemila – 18 luglio 2015
Palermo.
In questi 23 anni che ci separano dalla strage di via d’Amelio “abbiamo continuato cocciutamente a chiedere verità e giustizia, con la presunzione di voler conoscere non solo i nomi degli esecutori materiali della strage ma anche dei mandanti di coloro che quei macellai avevano ispirato”. A dirlo lo scrittore e giornalista Saverio Lodato nel corso della conferenza “Il patto. Dal doppio Stato al sistema criminale integrato” in ricordo del 23° anniversario della strage di via d’Amelio. “Oggi – ha continuato – dobbiamo riconoscere che ci ritroviamo con un pugno di mosche in mano perchè 23 anni dopo, in forme che sono cambiate ma la sostanza è rimasta la stessa, Paolo Borsellino è stato assassinato in questi giorni un’altra volta” parlando del fatto che “Rita e Salvatore Borsellino (fratelli del giudice ucciso, ndr) si sono visti costretti a intimare pubblicamente al presidente della Regione Sicilia Crocetta, che da anni si fregia del titolo di presidente antimafioso, di non mettere piede a Palermo e in via d’Amelio in questi giorni”. O che Manfredi, figlio di Paolo Borsellino, “sia scoppiato in lacrime di fronte al nuovo Presidente della Repubblica raccontando il calvario attraversato in questi due anni da sua sorella Lucia (dimessasi nelle scorse settimane dall’assessorato alla sanità, ndr) che forse si era illusa di poter cambiare qualcosa”. “Vi sembra normale – ha proseguito Lodato – che 23 anni dopo non possa essere presente qui il pm Nino Di Matteo, perchè diversamente il Csm lo metterebbe sotto punizione come ha già fatto? O che in questi giorni parecchi commentatori, approfittando della scandalosa vicenda di Crocetta, e non parlo delle intercettazioni ma di un Rosario Crocetta che oggi si trova nell’impossibilità di svolgere le sue funzioni, abbiano titolato con sommo gaudio ‘antimafia finalmente a pezzi’?”.
“Il ‘doppio Stato’? – si è dunque chiesto lo scrittore – In Italia non c’è, c’è uno Stato-Mafia e una Mafia-Stato, diversamente tutto quello che accadde nel ’92 non si sarebbe dovuto ripetere, non avremmo assistito allo scenario al quale stiamo assistendo in questi giorni”. E infine: “Le menti raffinatissime di cui parlava Falcone? Sono sotto gli occhi di noi tutti e continuano ancora oggi a fare il loro sporco lavoro, è cosa che ormai riguarda tutto il territorio nazionale”.

Giuseppe Lombardo: “E’ il silenzio a rendere forte la ‘Ndrangheta”
lombardo-giuseppe-c-giorgio-barbagallodi AMDuemila – 18 luglio 2015

“Qualcuno mi ha rimproverato perchè parlare della ‘Ndrangheta la rende forte, io ho risposto che il silenzio la rende forte, ho ribadito il silenzio è omertà, l’urlo è liberazione – con queste parole Giuseppe Lombardo, magistrato di Reggio Calabria, ha voluto lanciare il suo messaggio alla conferenza, organizzata dalla rivista ANTIMAFIADuemila “Il patto. Dal doppio Stato al sistema criminale integrato” in ricorso a Villa Trabia a Palermo per il 23° anniversario della strage di via d’Amelio. Il magistrato reggino non potendo essere presente di persona a scritto una lettera nella quale cerca di dare un volto alla criminalità organizzata che è fatta  di “uomini che fuggono da se stessi, senza anima, cuore” e che “non sono modelli nemmeno per i figli”. “uomini soli e lo sanno – scrive Lombardo augurnadosi che presto arriverà il giorno del cambiamento. “Quel giorno capiranno che è finita l’era delle collusioni…quel giorno tutto sarà cambiato, tutti assieme ci muoveremo nella giusta direzione, ci muoveremo da uomini liberi come ci ha insegnato Paolo Borsellino”.

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Foto del pm Lombardo © Giorgio Barbagallo

FOTOGALLERY in aggiornamento © Paolo Bassani

Il testo integrale dell’intervento di Manfredi Borsellino da: livesicilia

borsellino-manfredi-c-lapresseda livesicilia.it – 18 luglio 2015

Le parole lette dal commissario di polizia, figlio del giudice ucciso dalla mafia 23 anni fa, durante la commemorazione nell’aula magna della Corte d’Appello di Palermo.
Oggi io intervengo non per commemorare mio padre, cosa che probabilmente molti presenti in quest’aula sanno fare e faranno meglio del sottoscritto, oggi intervengo perché non credevo che la figlia più grande di mio padre, colei con cui viveva in simbiosi e dialogava anche solo con lo sguardo, dopo 23 anni dovesse vivere un calvario simile al suo e nella stessa terra che lo ha elevato suo malgrado eroe.

Non entro, non posso entrare vista anche la mansione che ricopro e l’amministrazione cui appartengo, nel merito delle indiscrezioni giornalistiche di questi giorni, indiscrezioni che avranno turbato probabilmente molti di voi, ma vi assicuro non l’interessata, mia sorella Lucia, perché consapevole e da tempo, del clima di ostilità in cui operava e delle offese che le venivano rivolte per adempire nient’altro che al suo dovere.

Mi si lasci però dire che non sarà la veridicità o autenticità del contenuto di una singola intercettazione a impedire che i siciliani onesti, che mi sforzo a ritenere rappresentino ancora la maggioranza in questa terra disgraziata, sappiano lo scenario drammatico in cui mia sorella Lucia si è ritrovata a operare in questi anni di guida di uno dei rami più delicati dell’amministrazione regionale.

Lucia ha portato la croce fino al 30 giugno scorso, perché amava a dismisura il suo lavoro, voleva davvero una Sanità libera e felice, come diceva lei. E’ rimasta per amore di giustizia, per suo padre, per poter “spalancare” le porte di un assessorato e di una Sanità intera, da sempre in Sicilia centro di interessi e malaffare, agli inquirenti, perché nessuna risultanza investigativa generata anche dal suo operato andasse dispersa.

Non so dirvi obiettivamente con quale forza mia sorella, così apparentemente fragile, abbia retto psicologicamente e tollerato ciò che noti professionisti e manager della Sanità pensavano e avrebbero detto di lei, ma so che lei è e sarà per sempre la più degna dei figli di suo padre!

Eccellenza Prefetto Pansa, dovrei oggi chiederle qui, innanzi alle più alte cariche dello Stato, di essere destinato altrove, lontano da questa terra disgraziata, ma non solo non glielo chiedo, ma le ribadisco con forza che io ho il dovere di rimanere qui, lo devo a mio padre e adesso, soprattutto, a mia sorella Lucia.

Tratto da: livesicilia.it

Foto © LaPresse

Crocetta vattene, e vattene subito da: antimafia duemila

crocetta-lodatodi Saverio Lodato – 18 luglio 2015

Rita e Salvatore Borsellino hanno invitato pubblicamente il “governatore” di Sicilia, Rosario Crocetta, a non imporre la sua presenza in occasione delle tante manifestazioni che, da oggi a domenica, si terranno a Palermo in ricordo del ventitreesimo anniversario della strage di Via D’Amelio. “Presenza non gradita” hanno stigmatizzato.
Crocetta, dal canto suo, fa sapere che sino a lunedì non metterà piede a Palermo, quindi accetta di togliere il disturbo. Entro questo lasso di tempo, aggiunge, deciderà se, come e, eventualmente, quando dimettersi.
Guardate un po’ in quale pozzo senza fondo sono caduti la Sicilia e il suo massimo rappresentante istituzionale.
Guardate un po’, agli occhi dell’Italia e del mondo intero, che effetto deve fare sapere che un presidente della regione, che per anni si è fregiato del titolo di “presidente antimafia”, è ristretto ai domiciliari, in altra provincia, per esplicita richiesta della famiglia di quel giudice, Paolo, che insieme a cinque uomini e donne della sua scorta venne fatto a pezzi dal tritolo dello Stato-Mafia e della Mafia-Stato. E che non solo è ristretto ai domiciliari ma che, spontaneamente, decide di bere l’amaro calice, nella speranza, e questo é sin troppo facile intuirlo, che quando le commemorazioni saranno finite tutto potrà tornare al suo posto, compreso lui.
Guardate un po’ il capo dello Stato, Sergio Mattarella – che invece a Palermo viene, può venire ed è presenza graditissima per i familiari -, che si vede fare gli onori di casa da un presidente a interim, tal Baldo Gucciardi, dirigente PD, di nuovissimo conio essendosi trovato qualche giorno fa a sostituire Lucia Borsellino alla guida della sanità dopo le sue irrevocabili dimissioni per “ragioni etiche”, ancor prima che politiche, e poi lo stesso Crocetta che si era “autosospeso”, di fronte al dilagare dello scandalo.

Guardate un po’ come si sarà sentito il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, mentre Manfredi Borsellino lo informava dell’inferno attraverso il quale era passata sua sorella Lucia.
Mentre gli parlava di “silenzio sordo” delle istituzioni, all’indomani della sua lettera di dimissioni dall’assessorato alla sanità “che andrebbe riletta perché invece dice tutto”.
Mentre, spesso interrompendosi per le lacrime, gli diceva: “mia sorella Lucia è rimasta in carica per amore della giustizia, per suo padre, per potere spalancare agli inquirenti le porte della sanità dove si annidano mafia e malaffare. Da oltre un anno era consapevole del clima di ostilità e delle offese che le venivano rivolte. Lucia ha portato una croce e tutti lo possono testimoniare”.
Serve ancora dell’altro? Non può bastare per dare un taglio netto? Non è sin troppo evidente il vuoto di potere che nessuna “toppa Gucciardi” può più nascondere, al punto in cui sono arrivate le cose?
E Crocetta non prova orrore di fronte a un simile scenario?
Non riesce ad avere un soprassalto di dignità?
Non sente su di sé tutta l’umiliazione, la vergogna, la responsabilità per quanto sta accadendo?
Di un presidente della regione di tal fatta, i siciliani non sanno che farsene.
Se ne vada Crocetta, e se ne vada subito.
No, non dica altro. Si chiuda in un rigoroso e assai prolungato silenzio. Ma per davvero. Parole ne ha dette, in queste settimane. E tante. Decisamente troppe, e molte, ma questa è opinione nostra, tutt’altro che pertinenti o condivisibili. Al punto che un commentatore, il quale non appartiene alla sua area politica e al quale va riconosciuto il merito di non essersi lasciato incantare dal suo eloquio, iniziando un suo articolo che La riguardava, lo aveva fatto con queste parole: “Dice, dice e dice. E non capisce quello che dice”.
Alla luce del verminaio che sta venendo fuori, ora che il macigno è stato in parte sollevato, sarebbe difficile dire che avesse tutti i torti.
Gentile Crocetta, se ne sarà accorto. Oggi noi non le stiamo contestando nessuna telefonata intercettata, vera o presunta che sia.
Non sono stati i brogliacci delle sue conversazioni, vere o presunte che siano, a spingerci a scrivere queste righe. Bensì tutto ciò che appare alla luce del sole. Quello che nessuna inchiesta della magistratura, nessun decreto di “secretazione”, potrà ormai tenere lontano dalla consapevolezza dell’opinione pubblica. Gli elementi che abbiamo – purtroppo – bastano e avanzano.
Lei ha fatto il suo tempo, e il suo tempo è abbondantemente scaduto.
Se ne vada per non compromettere agli occhi di quei pochi, pochissimi siciliani, che ancora ci credono, quel diritto al voto che Le aveva consentito di diventare “governatore di Sicilia” seppure eletto con una minoranza di consensi.
Deve dimettersi, e subito. Non si lasci tentare dal giochino delle “auto dimissioni”, e dalla speranza contenuta nel detto, tipicamente mafioso, del “calati junco ca passa la china”. Questa volta, la nottata non passerà facilmente. Poi, se su quella telefonata che in questi giorni ha tenuto banco Lei ha ragione, sarà il tempo che Le darà ragione.
Ma se ne vada subito, per non dare altri alibi a quanti pretenderebbero che la sua triste parabola, interminabile sommatoria di errori politici, di immagine, etici, sia la prova del nove dell’inconsistenza e dell’impossibilità, in Sicilia, di qualsiasi forma di lotta alla mafia.
Si rende conto che per causa sua e del suo “cerchio magico”, come usa dire oggi, i figli di Paolo Borsellino si sono visti costretti a prendere le distanze persino dalle celebrazioni in onore del sacrificio del loro padre?
Se ne vada subito Crocetta, per non sfregiare ancora – nel qual caso i chirurghi estetici suoi amici non potrebbero più fare miracoli -, quel poco che resta nel mondo dell’immagine della Sicilia.
Se ne vada subito perché non si possa anche dire che nella terra in cui Paolo Borsellino venne fatto a pezzi un presidente di regione – ed è di Lei, caro Crocetta, che stiamo parlando – giunse al perverso paradosso di utilizzarne la figlia, Lucia Borsellino, per assicurarsi una indiscutibile patente di “antimafiosità”. Sino a quando il limone fu spremuto e Lucia fu costretta a dimettersi.
Se ne vada , perché la sua reazione di fronte alla pubblicazione di quella telefonata fra Lei e “Il Gran Primario” Tutino, che Lei dice non ci fu, ci è apparsa fuori dalla grazia di Dio: “certo, Tutino parlava male della Borsellino”.
Ma davvero? Allora Lei sapeva chi si era messo dentro?
E Lei, il “simbolo dell’Antimafia” per definizione, che faceva? Cercava di convincerlo del contrario? Voleva redimerlo durante “pomeriggi letterari” in cui vi confrontavate dialetticamente sui valori della mafia e quelli dell’antimafia? E qui dovrà convenirne che la telefonata non c’entra proprio nulla.
La verità è che Lei, gentile Crocetta, per dare a Tutino il benservito, ha aspettato che si facesse avanti la “Benemerita” – sì, insomma: l’Arma dei carabinieri -, mettendo il “Gran Primario” agli arresti domiciliari.
Lei teneva al Tutino, non teneva a Lucia Borsellino.
E’ di questo che dovrebbe vergognarsi.
Questo è stato il suo errore umano e politico più grossolano. Ecco i primi motivi che ci vengono in mente a sostegno di sue dimissioni immediate e irrevocabili.
Ma adesso, gentile Crocetta, cerchi di fare uno sforzo supplementare di ascolto.
Appena qualche giorno fa, il Pd siciliano, dopo aver detto di Lei peste e corna, aveva rimpiazzato la Borsellino alla sanità con un dirigente di sua fiducia: Baldo Gucciardi. Le dimissioni di Lucia Borsellino, per il PD siciliano, erano dunque scivolate via come l’acqua da un colapasta. Non una parola di disappunto. Non una parola dei big nazionali e siciliani di quel partito rispetto a un fatto traumatico che avrebbe meritato ben altra sottolineatura, ben altra riflessione. Non un moto di sdegno, di stizza, di vergogna. Neanche una parola.
Ecco il “silenzio sordo” delle istituzioni di cui Manfredi ha riferito al capo dello Stato.
Al punto che il PD, al quale stava e sta a cuore il “bersaglio grosso” della guida del governo siciliano, aveva commentato: “siamo al timone” (come in altre epoche avrebbero detto: “abbiamo una banca”).
E il senatore Giuseppe Lumia, suo carissimo amico e angelo custode, e che di timoni se ne intende, aveva profetizzato, dopo la catastrofe del suo governo, alla quale però Lumia prevedeva – come del resto le tante tribù del PD siciliano, fatta eccezione per il Ferrandelli – che Lei sopravvivesse; profetizzava, dicevamo, “l’avvio della stagione delle riforme”. Qualche volta ci vien da chiederci se anche il Lumia capisca bene quello che dice.
Ora questi sono gli stessi che, a scandalo esploso, hanno inondato le agenzie di stampa con quest’invito a Lei rivolto: “chiarisca”.
E’ una lista lunga, quella di lorsignori che in queste ore sfogliano la margherita per capire se è più conveniente per loro che Lei vada via o che Lei rimanga.
I Renzi, i Guerini, le Serracchiani, i Rosato, i Faraone, i Raciti, i Lumia, i Cracolici, eccetera, eccetera, eccetera. Tanto silenziosi alla notizia della lettera di dimissioni di Lucia, tanto pimpanti e vocianti appena era stato servito in tavola il piatto ghiotto di “mafia” e “antimafia”. A non voler far l’elenco di quelli di tutti gli altri schieramenti politici.
Non faccia il gioco di tutti questi signori, Crocetta. Siciliani o romani che siano. Loro, sotto sotto, ancora ci sperano che Lei resti inchiavardato alla sua poltrona.
Dica soltanto: “non c’è proprio niente da chiarire. E si torni all’urne. Non sono l’unico che i siciliani hanno ormai il diritto-dovere di cacciare”.
E lo faccia entro domani.
Come gesto in occasione dell’ anniversario della strage di Via D’Amelio, non sarebbe un gesto da buttar via.
Non è mai troppo tardi.

saverio.lodato@virgilio.it