La ricerca italiana per la grecia: Lettera aperta in solidarietà al popolo greco

[a translation of the letter is available in Greek and French language/ è disponibile la traduzione della lettera in  greco  e in francese – per firmare la lettera, inviare una email all’indirizzo ricercaperlagrecia@gmail.com]

29 giugno 2015,

Un saluto alla popolazione greca tutta e, in particolar modo, alle nostre colleghe e ai nostri colleghi del mondo dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Chi vi scrive lo fa a poche centinaia di chilometri da dove vi trovate: eppure, se misurata col metro della consapevolezza e della preoccupazione per il futuro, anche questa breve distanza sembra sparire. E lo fa in giorni in cui ci ritroviamo, su quest’altra sponda del Mare Mediterraneo, a osservare con attenzione e apprensione le vicende che si susseguono nel vostro paese e intorno a esso.

Siamo studiose e studiosi, ricercatori e ricercatrici, docenti e scienziati degli atenei italiani. Alcuni tra noi si occupano di scienze umane e storiche, altri di scienze sociali, altri ancora di scienze matematiche, fisiche e naturali. Eppure ciascuno di noi condivide una forte riconoscenza nei confronti della cultura greca e della sua storia. Come potremmo altrimenti? È stata la Grecia la vera culla del pensiero occidentale, il crocevia di esperienze che ha generato per prima lo spirito dell’amore per la conoscenza, in ogni ambito del sapere. Tutte e tutti sappiamo perfettamente quanto la cultura e il pensiero greco abbiano contribuito a quell’originaria, vera spinta verso l’unità e la fratellanza degli esseri umani in questa parte del mondo. Tutti sappiamo che essa è la nostra radice, ben prima – e ben più – di ogni mito o ideologia che di volta in volta si è voluta fondativa per l’Europa.

Soprattutto, ognuno di noi condivide una seria preoccupazione per gli eventi che si stanno avvicendando in questi giorni, così come un profondo sdegno per il ricatto che vi è stato imposto dalla tecnocrazia dell’austerity, che ha ormai svelato il vero obiettivo della sua ferocia: quello di imporre un unico, fallimentare modello economico basato sull’annientamento della dignità umana.

Per questi motivi non possiamo non supportare il popolo greco in questa pagina difficile della sua storia. Siamo consapevoli che l’esito del referendum del 5 luglio prossimo, se come ci auguriamo si affermerà la vittoria del “NO”, porterà a un clima di confusione che si cercherà di strumentalizzare per far chinare il capo alle cittadine e ai cittadini greci. Per questo motivo ci impegniamo da subito, con questa lettera, a offrirvi la nostra solidarietà: non solo morale, ma anche nella forma di atti concreti. Ciò che mettiamo nero su bianco con queste parole è l’impegno, a titolo individuale e collettivo, a sostenervi e cooperare con voi per la ricostruzione della Grecia e la costruzione di un nuovo modello sociale, economico e politico, che attraversi e coinvolga anche quello snodo cruciale che è il mondo della conoscenza, in cui tutte e tutti noi lavoriamo.

Ci auguriamo che il popolo greco faccia la sua scelta in piena autonomia e dignità, mentre la solidarietà internazionale nei suoi confronti si rafforza e continua. Sappiamo che il mondo si sta indignando e mobilitando perché la Grecia possa dimostrare che un’Europa diversa – un mondo diverso – è davvero realizzabile, rifiutando l’aut-aut tra schiavitù al mercato o barbarie. Vogliamo esprimere a ciascuno di voi, e in particolare alle nostre colleghe e ai nostri colleghi, il nostro totale sostegno. Un ultimo appunto. Non troverete al termine di questa lettera il solito elenco di sole firme “prestigiose”: d’altronde, non è intenzione di chi vi scrive proporre la consueta dichiarazione di intenti, l’ennesima vetrina intellettuale destinata a lasciare il tempo che ha trovato. Perché la nostra vuole essere una promessa di solidarietà fattuale e incisiva, prologo a tempi nuovi e animati da uno spirito differente. Lo spirito di una nuova solidarietà tra i popoli dell’Europa e del Mediterraneo, in grado soprattutto, di costruire un sapere e un mondo nuovo, più giusto, più solidale, più libero.

Un enorme grazie a tutte e a tutti voi.

Viva la Grecia!

Firmatari:

Fabrizio Rufo (Sapienza Università di Roma)

Carmela Morabito (Tor Vergata Università di Roma)

Mattia Della Rocca (Università di Pisa)

Sara Campanella (Sapienza Università di Roma)

Tiziana Sampietro (Fondazione Toscana Gabriele Monasterio – CNR, Pisa)

Enrico Campo (Università di Pisa)

Matteo Bianchi (Università degli Studi di Bergamo)

Anatole Pierre Fuksas (Università di Cassino)

Luca Ciccarese (Università di Pisa)

Giulia Frezza (Sapienza Università di Roma)

Alessandro Camiz (Sapienza Università di Roma)

Alfredo Coppa (Sapienza Università di Roma)

Silvia Martinelli (Max Planck Institute, Monaco)

Luciano Debiase (Sapienza Università di Roma)

Maria Teresa Fiorillo (Sapienza Università di Roma)

Marco Capocasa (Sapienza Università di Roma)

Martina Volpe (Sapienza Università di Roma)

Marco Oliverio (Sapienza Università di Roma)

Maria Enrica Danubio (Università degli Studi dell’Aquila)

Emore Paoli (Tor Vergata Università di Roma)

Francesca Ortu (Sapienza Università di Roma)

Filippo Terrasi (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Marco Ramazzotti (Sapienza Università di Roma)

Alba Finocchiaro (Sapienza Università di Roma)

Carlo Baghetti (Université d’Aix-Marseille – Sapienza Università di Roma)

Simona Foà (Tor Vergata Università di Roma)

Viola Sansoni (Ludwig-Maximilians-Universität, Monaco)

Alessandro Bruccoleri (Sapienza Università di Roma)

Angela Spinelli (Tor Vergata Università di Roma)

Anna Painelli (Università di Parma)

Pietro Greco (Città della Scienza, Napoli)

Sergio De Iasio (Università di Parma)

Claude Albore Livadie (CNRS – Centre Camille Jullian, Aix-en-Provence)

Mariagabriella Pugliese (Università degli Studi di Napoli Federico II)

Fabio Di Vincenzo (Sapienza Università di Roma)

Mariella Flores (Università di Torino)

Giulio Starita (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Federico Di Traglia (Università di Firenze – University of Bristol)

Anna Romani (Università di Pisa)

Angelo Piga (ICFO-The Institute of Photonic Sciences, Barcelona)

Lorenzo Fratino (Royal Holloway University of London)

Stefano Biagioni (Sapienza Università di Roma)

Renata Schiavo (University of Leiden)

Imma Iovinella (Università di Firenze)

Caterina Botti (Sapienza Università di Roma)

Rosanna Bonasia (Instituto Politécnico Nacional, Ciudad de México)

Cristina Padolecchia (Università di Genova)

Michele Mancarella (Université Paris Saclay – Université Paris Sud)

Dario Minervini (Università degli Studi di Napoli Federico II)

Alfonso Maurizio Iacono (Università di Pisa)

Agostino Carbone (Università degli Studi di Napoli Federico II)

Alberto Cappi  (INAF-Osservatorio Astronomico di Bologna)

Mattia Iunco (Universität Tübingen)

Vanda Bouché (Sapienza Università di Roma)

Andrea Cerroni (Università Milano-Bicocca)

Daniela Palma (ENEA, Roma)

Marco Sbardella (Università di Firenze)

Francesco Mercuri (Università di Bologna)

Mario Tiberi (Sapienza Università di Roma)

Luca Tanteri (Università di Firenze)

Francesco Verde (Sapienza Università di Roma)

Flaminia Sacca’ (Università degli Studi della Tuscia)

Stefania Tuzi (Sapienza Università di Roma)

Giusto Traina (Université Paris-Sorbonne- Institut Universitaire de France)

Eleonora Cavallini (Università di Bologna)

Francesco Mari (Université de Strasbourg)

Francesca Gazzano (Università di Genova)

Daniele Salvoldi (Freie Universität Berlin)

Alessandro Porchetta (Tor Vergata Università di Roma)

Marco Isopi (Sapienza Università di Roma)

Omar Coloru (ArScAn-HAROC Université de Paris-Ouest Nanterre La Défense)

Daniele Solvi (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Francesco A.N. Palmieri (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Petra Bernitsa (Sapienza Università di Roma)

Giovanni Balcet (Maison des Sciences de l’Homme, Paris – Università di Torino)

Ivan Davoli (Tor Vergata Università di Roma)

Leonardo Bargigli (Università di Firenze)

Manlio Maggi (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Roma)

Valerio Casadio (Tor Vergata Università di Roma)

Marco Milanese (Università degli Studi di Sassari)

Roberta Spadaccini (Università degli Studi del Sannio)

Cristina Viano (CNRS, Université Paris-Sorbonne)

Carlo Natali (Università Ca’ Foscari Venezia)

Francesca Alice Vianello (Università di Padova)

Andrea Starbini (Sapienza Università di Roma)

Nicola Ciccoli (Università di Perugia)

Umberto Roberto (Università Europea di Roma)

Arianna Bagarini (Università degli Studi di Ferrara)

Maria Letizia Verola (Liceo Scientifico Ulisse Dini, Pisa)

Giuseppe Paternostro (Università degli Studi di Palermo)

Giacomo Raccis (Università di Bergamo)

Stefano Carlesi (Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa)

Roberto Palaia (Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee, CNR – Roma)

Giorgio Manzi (Sapienza Università di Roma)

Immacolata Eramo (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)

Corrado Petrocelli (Università degli Studi di Bari Aldo Moro – Università di San Marino)

Roberto Lo Presti (Humboldt-Universität, Berlin)

Francesco Gori (Università di Palermo)

Martina Petralli (Università di Firenze)

Francesco Biagi (Università di Pisa)

Alessandra Casamassima (Biblioteca del Senato della Repubblica, Roma)

Gioacchino Micheli (Istituto di Biologia e Patologia Molecolari, CNR – Pisa)

Carmela Roscino (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)

Ida Oggiano (Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico – CNR, Roma)

Rossella Caruso (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, Roma)

Luca Nivarra (Università degli Studi di Palermo)

Fausto Gozzi (LUISS Guido Carli, Roma)

Alessandro Angelucci (Università Gabriele d’Annunzio, Chieti-Pescara)

Giancarlo Poiana (Sapienza Università di Roma)

Antonio Caputo (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Roma)

Maria Rosaria Marella (Università di Perugia)

Caterina Peroni (Università di Padova)

Luigi Punzo (Università di Cassino)

Cristina Sissa (Università di Parma)

Marcella Tambuscio (Università di Torino)

Giorgio Parisi (Sapienza Università di Roma)

Gabriele D’Avino (Université de Mons)

Paolo Anagnostou (Sapienza Università di Roma)

Cinzia Carta (Università di Bologna)

Andrea Volterrani (Tor Vergata Università di Roma)

Javier González Díez (Università di Torino)

Simona Sestito (Università di Pisa)

Simone Tulumello (Università di Lisbona)

Marica Setaro (Università di Firenze)

Arianna Sacerdoti (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Anna Borghi (Università di Bologna – ISTC, CNR)

Matteo Di Gesù (Università di Palermo)

Daniele Maestrelli (Università di Firenze – Università di Pisa)

Alessandra Fiorio Pia (Università di Torino)

Marco Caiffa (Tor Vergata Università di Roma)

Ilaria Germano (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)

Emanuele De Luca (Università di Trieste- Universidad de Valencia)

Gianfilippo De Astis (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma)

Gianluca Lattanzi (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)

Michele Napolitano (Università di Cassino)

Andrea Lassandari (Università di Bologna)

Giovanni Re (Università di Torino)

Federico Martelloni (Università di Bologna)

Giovanni Orlandini (Università degli Studi di Siena)

Augusto Vigna Taglianti (Sapienza Università di Roma)

Tiziana Nazio (Università di Torino)

Simona Taliani (Università di Torino)

Andrea Gabrielli (Sapienza Università di Roma)

Paolo Scattolin (Università degli Studi di Verona)

Marco Merafina (Sapienza Università di Roma)

Roberta Ferritto (Reading University)

Matteo Viale (Università di Torino)

Bruno Bertolini (Sapienza Università di Roma)

Olivia Bonardi (Università degli Studi di Milano)

Antonio D’Onofrio (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Valentina Pazé (Università di Torino)

Michelangelo Bovero (Università di Torino)

Lucilla Moliterno (Università di Torino)

Massimo Cuono (Università di Torino)

Guadalupe Salmoran (Università di Torino)

Manuela Derosas (Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Bergamo)

Manuela Mari (Università di Cassino)

Luigi Bonacina (Université de Genève)

Alina Di Gesù (Università di Bologna)

Annamaria Deagostino (Università di Torino)

Elena Spangenberg Yanes (Sapienza Università di Roma)

Leonardo Micheli (University of Exeter)

Raul Mordenti (Tor Vergata Università di Roma)

Luca Galantucci (Newcastle University)

Francesco Pitocco (Sapienza Università di Roma)

Mattia Granata (Università degli Studi di Milano)

Silvia Pasqua (Università di Torino)

Paola Umbri (Sapienza Università di Roma)

Matteo Zaccarini (Università di Bologna)

Federica Tomassoni (Università di Bologna)

Andrea Allamprese (Università di Modena e di Reggio Emilia)

Bruno Pezzarossi (Scuola Superiore di Studi Giuridici, Università di Bologna)

Alessandro Ferretti (Università di Torino)

Nicoletta Taurian (Università di Trieste)

Salvatore Losco (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Alberto Di Cintio (Università di Firenze)

Elena Ghibaudi (Università di Torino)

Marco Cosentino (Università dell’Insubria)

Mario Fiore (Istituto di Biologia e Patologia Molecolari – CNR, Roma)

Antonella Arena (Università di Messina)

Paola Stiuso (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Maria Letizia Ruello (Università Politecnica delle Marche)

Piero Morpurgo (Liceo Giordano Bruno, Roma)

Ornella Cirillo (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Francesco Spada (Sapienza Università di Roma)

Laura Stancampiano (Università di Bologna)

Sacri Moreno (Estación Biológica de Doñana – CSIC)

Maria Luisa Chirico (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Claudio Rossi (Policlinico Umberto I – Sapienza Università di Roma)

Mario Caruso (Tor Vergata Università di Roma)

Marta Gomes de Souza (Sapienza Università di Roma)

Cinzia Battaggia (Sapienza Università di Roma)

Michela Santangelo (Università di Pisa)

Sara Sparagna (Università di Cassino)

Giulio Mino Marini (Università di Pisa)

Carlo Utzeri (Sapienza Università di Roma)

Franca Pelliccia (Sapienza Università di Roma)

Pasquale D’Alessio (Università di Napoli Federico II)

Vittorio Angiolini (Università degli Studi di Milano)

Vittorio Ferruzzi (Sapienza Università di Roma)

Stefano Tollari (Università dell’Insubria)

Silvia Ferrarese (Università di Torino)

Giovanni Bazzocchi (Università di Bologna)

Alessandra De Rossi (Università di Torino)

Vincenzo Desiderio (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Mari D’Agostino (Università di Palermo)

Andrea Rodighiero (Università degli Studi di Verona)

Alessandra Filabozzi (Tor Vergata Università di Roma)

Patrizia Gentili (Sapienza Università di Roma)

Marta Morvillo (Università di Bologna)

Antonella Tramacere (Università di Parma)

Alessandra Montanini (Università di Parma)

Ranieri Urbani (Università di Trieste)

Barbara De Rosa (Università di Napoli Federico II)

Rosella De Salvia (Istituto di Biologia e Patologia Molecolare – CNR, Roma)

Marco Vighi (Università di Milano-Bicocca)

Sebastiano Ghisu (Università degli Studi di Sassari)

Mary Anne Tafuri (Sapienza Università di Roma)

Fernando Giobbe (Università di Napoli Federico II)

Alessandro Arienzo (Università di Napoli Federico II)

Chiara Ingrosso (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Matilde Sicuranza (Università di Napoli Federico II)

Andrea Ilari (Istituto di Biologia e Patologia Molecolare – CNR, Roma)

Stefania Cocco (Università Politecnica delle Marche)

Rolando Dromundo (Università di Pisa)

Roberto Pirisi (Scuola Normale Superiore, Pisa)

Francesca Di Rosa (Sapienza Università di Roma)

Aniello Lampo (ICFO-The Institute of Photonic Sciences, Barcelona)

Petronia Carillo (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Enrico Cundari (Istituto di Biologia e Patologia Molecolare – CNR, Roma)

Alessandro Bianchi (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)

Giuseppe Saccomandi (Università di Perugia)

Augusto Amici (Università di Camerino)

Salvatore Palidda (Università di Genova)

Antonio Fantoni (Sapienza Università di Roma)

Elga Riccardi (Università di Camerino)

Giorgio Tassinari (Università di Bologna)

Franca Gusmini (Liceo Classico “Tito Livio”, Milano)

Velia Minicozzi (Tor Vergata Università di Roma)

Andrea Perali (Università di Camerino)

Lucio Pellacani (Università di Roma La Sapienza)

Danila Moscone (Tor Vergata Università di Roma)

Giuseppe Palleschi (Tor Vergata Università di Roma)

Elisabetta Meacci (Università di Firenze)

Tiziana Drago (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)

Piero Totaro (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)

Angela Drago (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)

Alessandro Cattabiani (LMT-ENS Cachan)

Stella Agnoli (Sapienza Università di Roma)

Daniela Gigante (Università di Perugia)

Isabella Passariello (CIRCE Laboratory – INNOVA)

Maria Francesca Petrocchi (Università degli Studi della Tuscia)

Giulio Cattarin (Politecnico di Milano)

Andrea Amadei (Tor Vergata Università di Roma)

Antonella Friscini (Università del Salento)

Cecilia Mannironi (Istituto di Biologia e Patologia Molecolare – CNR, Roma)

Lucia G. Quagliano (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma)

Roberto Scandurra (Sapienza Università di Roma)

Dino Costa (Università di Messina)

Mariangiola Dezani-Ciancaglini (Università di Torino)

Barbara Illi (Istituto di Biologia e Patologia Molecolare – CNR, Roma)

Pierangelo Crucitti (Società Romana di Scienze Naturali)

Alessandro Bartoloni (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

Haralabos Tsolakis (Università di Palermo)

Ernesto d’Albergo (Sapienza Università di Roma)

Piero Di Girolamo (Università degli Studi di Teramo)

Fabrizio Tonello (Università di Padova)

Francesca Bianco (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

Flavia De Nicola (Università del Sannio)

Giorgio Lo Feudo (Università della Calabria)

Margherita Calò (Università di Messina)

Antonella Bandiera (Università di Trieste)

Manfredi Longo (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

Walter D’Alessandro (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

Riccardo Narducci (Tor Vergata Università di Roma)

Vito Francesco Polcaro (INAF-IAPS)

Federico Oliveri (Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace- Università di Pisa)

Rosella Nave (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

Carlo Magni (Sapienza Università di Roma)

Ernesto Burgio (European Cancer and Environment Research Institute, Bruxelles)

Alessandro Teta (Sapienza Università di Roma)

Lidia Lo Schiavo (Università di Messina)

Veronica Morea (Sapienza Università di Roma)

Maddalena Andreussi (Sapienza Università di Roma)

Riccardo Adami (Politecnico di Torino)

Margherita Eufemi (Sapienza Università di Roma)

Claudio Marchese (Università di Messina)

Piera Rella (Sapienza Università di Roma)

Sara Bressi (EPFL, Lausanne)

Federico Aschieri (Technische Universität Wien)

Michele Correggi (Università degli Studi di Roma 3)

Mariantonietta Intonti (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)

Giulio Moini (Sapienza Università di Roma)

Giulia Pavan (Tor Vergata Università di Roma)

Lorenzo Zamponi (Istituto Universitario Europeo, Firenze)

Giulia Volpe (Tor Vergata Università di Roma)

Guido Bonino (Università di Torino)

Tamara Bruni (Sapienza Università di Roma)

Ervino Cus (Università di Trieste)

Jolanda Guardi (Universitat Rovira i Virgili, Tarragona)

Gianni Piazza (Università di Catania)

Stefano A. E. Leoni (Conservatorio Giuseppe Verdi, Torino – Università di Urbino Carlo Bo)

Franco Praussello (Università di Genova)

Raffaele Spiezia (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Marco Biffoni (Sapienza Università di Roma)

Romeo Carabelli (Université de Tours)

Roberta Cipollini (Sapienza Università di Roma)

Marco Vignudelli (Università di Bologna)

Luisa Brucale (Università di Palermo)

Francesco Correale (CNRS, Tours)

Giuseppe Longo (Università degli Studi di Napoli Federico II)

Joselle Dagnes (Università di Torino)

Alessandra Ciattini (Sapienza Università di Roma)

Roberto Cavarra (Sapienza Università di Roma)

Silvia Morante (Tor Vergata Università di Roma)

Maria Assunta Casalino (Università degli Studi di Roma 3)

Monica Piras (Università di Cagliari)

Ezio Laconi (Università di Cagliari)

Stefano Manfredda (Università di Cagliari)

Mauro Federico (Università di Messina)

Vincenza Ferrara (Sapienza Università di Roma)

Giuseppe Maimone (Università di Catania)

Gabriella Baptist (Università di Cagliari)

Ferruccio Damiani (Università di Torino)

Emilia Mauriello (Laboratoire de Chimie Bactérienne – CNRS)

Steve Buckledee (Università di Cagliari)

Sabrina Fusari (Università di Bologna)

Maria Pascale (IPPSAR Commerciale “De Carolis”, Spoleto)

Sebastiano Pennisi (Università di Cagliari)

Giovanna Romeo (Sapienza Università di Roma)

Luciano Gallino (Università di Torino)

Umberto Albarella (University of Sheffield)

Chiara Angiolini (Università Ca’ Foscari Venezia)

Giovanni Destro Bisol (Sapienza Università di Roma)

Cecilia Maria Totti (Università Politecnica delle Marche)

Simone Contiero (ITIS Marconi, Pontedera – Università di Pisa)

Laura Bettini (Sapienza Università di Roma)

Cristina Chiavari (Università di Bologna)

Clara Urzi (Università di Messina)

Silvia Damiano (Università di Camerino)

Mara Maggiulli (Liceo Classico “Oriani”, Corato)

Deborah Ciero (Sapienza Università di Roma)

Miriam Melis (Università di Cagliari)

Giuseppe Musumeci (Università di Catania)

Carmelo Cedrone (Comitato Economico e Sociale Europeo, Bruxelles)

Giuseppe Forte (Università di Catania)

Umberto Marini Bettolo (Università di Camerino)

Lucia Zabatta (ISFOL – Istituto per lo Sviluppo della Formazione e dell’Orientamento dei Lavoratori)

Vincenzo Fiore (University College London)

Bianca Colonna (Sapienza Università di Roma)

Andrea Piras (Università di Bologna)

Enrico Pasini (Università di Torino)

Ilaria Agostini (Università di Bologna)

Fabrizio Ricci (Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Agostino Cilardo (Università degli Studi di Napoli L’Orientale)

Antonio Pioletti (Università di Catania)

Filomena Viviana Tagliaferri (Institute of Mediterranean Studies – Foundation for Research and Technology, Hellas. Rethymno)

Domenico Antonio Cusato (Università di Catania)

Teresa Sardella (Università di Catania)

Paola D’Alconzo (Università degli Studi di Napoli Federico II)

Concetta Sipione (Università di Catania)

Giovanna Caltagirone (Università di Cagliari)

Marco Barbieri (Università di Foggia)

Salvatore Giuffrida (Università di Catania)

Alessandro Campus (Tor Vergata Università di Roma)

Chiara Concolino (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)

Mauro Majone (Sapienza Università di Roma)

Giorgio Graziani (Sapienza Università di Roma)

Bernardina Sani (Università di Siena)

Andrea Imperia (Sapienza Università di Roma)

Giuseppe Giudice (Università degli Studi di Napoli Federico II)

Barbara Nelli (Università degli Studi dell’Aquila)

Roberto Feuda (Caltech)

Carlo Di Marco (Università di Teramo)

Maria Giovanna Musso (Sapienza Università di Roma)

Laura Saija (Università degli Studi di Catania)

Fabiana Arduini (Tor Vergata Università di Roma)

Enzo Cicero (Università di Messina)

Lorenzo Pagliano (Politecnico di Milano)

Cesare Manetti (Sapienza Università di Roma)

Renata Morresi (Università di Macerata)

Andrea Manganaro (Università di Catania)

Silvia Cristaldi (Università Kore di Enna)

Maria Rosa Cremonesi (I.S. d’Arco – d’Este)

Lucia Aquilanti (Università Politecnica delle Marche)

Enrico Bolzoni (Università di Bologna)

Stefano Salvia (Università di Pisa)

Assunta Matassa (Università di Torino)

Paolo De Santis (Università degli Studi di Roma 3)

Claudia Tagliavia (ISFOL – Istituto per lo Sviluppo della Formazione e dell’Orientamento dei Lavoratori)

Marco Ghimenti (Università di Pisa)

Concepcion Rubies (Università di Bologna)

Paolo Favilli (Università di Genova)

Leonardo Varvaro (Università degli Studi della Tuscia)

Luca Leuzzi (Istituto di Nanotecnologia – CNR, Roma)

Angelo D’Orsi (Università di Torino)

Sergio Brenna (Politecnico di Milano)

Salvatore Iaccarino (Università di Pisa)

Ana Urbiola (Universidad de Granada)

Paolo Castorina (Università di Catania)

Alessandra Pagliarani (Università di Bologna)

Ilaria Damiani (Tor Vergata Università di Roma)

Lorenzo Brusca (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

Daniele Cinti (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

Giorgio Demurtas (Sapienza Università di Roma)

Alessandra Bernardini (Università di Cagliari)

Anna Cusano (Sapienza Università di Roma)

Bruno Paparatti (Università degli Studi della Tuscia)

Stefania Ursida (Università di Torino)

Claudio Scaletta (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

Gianfranco Bocchinfuso (Tor Vergata Università di Roma)

Maria Foti (Università di Messina)

Emanuele Pontecorvo (Sapienza Università di Roma)

Fabio De Nardis (Università del Salento)

Venerando Pistarà (Università di Catania)

Fabio Mencarelli (Università della Tuscia)

Giovanna Filosa (ISFOL – Istituto per lo Sviluppo della Formazione e dell’Orientamento dei Lavoratori)

Gaetano Bucci (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)

Antonella Ghersetti (Università Ca’ Foscari Venezia)

Stefania Arcara (Università di Catania)

Ignazio Sanna (Università di Cagliari)

Maria Marcella Tripodo (Università di Messina)

Gioacchino Francesco La Torre (Università di Messina)

Maria Luisa Barcellona (Università di Catania)

Stefano Catucci (Sapienza Università di Roma)

Anna Maria Giammarioli (Istituto Superiore di Sanità, Roma)

Chiara Lastoria (Tor Vergata Università di Roma)

Daniela Marsili (Istituto Superiore di Sanità, Roma)

Alessandra De Cesaris (Sapienza Università di Roma)

Filippo Gravagno (Università di Catania)

Antonucci Massimo (Istituto Superiore di Sanità, Roma)

Vito Marco Lamorgese (Istituto Superiore di Sanità, Roma)

Eloise Longo (Istituto Superiore di Sanità, Roma)

Giovanni Martines (Università di Cagliari)

Gianna Foschi (Tor Vergata Università di Roma)

Ilaria Damiani (Tor Vergata Università di Roma)

Maria Clara Nucci (Università di Perugia)

Franco Giovannelli (Istituto di Astrofsica e Planetologia Spaziali, Roma)

Marielle Martiniani-Reber (Musée d’Art et d’Histoire, Genève)

Mauro Di Mario (Tor Vergata Università di Roma)

Chiara Marcella Polcaro (Istituto Metodologie Chimiche – CNR, Roma)

Barbara Caccia (Istituto Superiore di Sanità, Roma)

Piero G. Giulianini (Università di Trieste)

Pablo Riviere-Marichalar (ESAC/ESA, Madrid)

Michela Becchis (Tor Vergata Università di Roma)

Fabio Fossa (Università di Pisa)

Francesca Urbani (Istituto Superiore di Sanità, Roma)

Manuela Nazzari (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

Rinaldo Cervellati (Università di Bologna)

Maria D. Caballero-Garcia (Czech Technical University, Prague)

Carlos Eiroa (Universidad Autonoma de Madrid)

Maria Grazia Meriggi (Università di Bergamo)

Inma Dominguez (Universidad de Granada)

Simone Ciuffi (Università di Firenze)

Domenico Di Mauro (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

Teodoro Roca Cortés (Universidad de La Laguna, Tenerife)

Caterina Fattorusso (Università degli Studi di Napoli Federico II)

Luis M. Sarro (Universidad Nacional de Educación a Distancia, Madrid)

Nora Loiseau (ESAC, Madrid)

Vito Antonio Liturri (Sapienza Università di Roma)

Luigi Capuozzo (Sapienza Università di Roma)

Paolo Pini (Università di Ferrara)

Rosa Ruscitti (Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Giacomo Fiumara (Università di Messina)

José S. Gómez Soliño (Universidad de La Laguna, Tenerife)

Maria Derme (Sapienza Università di Roma)

Alessandro Pelizzola (Politecnico di Torino)

Elisabetta Mattei (Istituto di Biologia Cellulare e Neurologia – CNR, Roma)

Sarah Rodriguez (Institut de Recherche en Astrophysique et Planétologie, Toulouse)

Anna Lisa Basso (Istituto di Biologia Cellulare e Neurologia – CNR, Roma)

Nicola Fantini (Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Ilaria Schiavoni (Istituto Superiore di Sanità, Roma)

Maria Grazia Giansanti (Istituto di Biologia e Patologia Moelcolari – CNR)

Hipólito Delgado Rodríguez (Universidad de La Laguna, Tenerife)

Claudio Vitturini (Sapienza Università di Roma)

Mario Fiore (Sapienza Università di Roma)

Gabriella Liberati (Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Félix J. Ríos (Universidad de La Laguna, Tenerife)

Ruggero Casacchia (Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Patrizia Mignucci (Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Cinzia Spaziani (Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Antonio Carnassa (Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Donato Cioli (Istituto di Biologia Cellulare e Neurologia – CNR, Roma)

Massimo Adriani (Istituto Nazionale Per Studi Ed Esperienze Di Architettura Navale Vasca Navale – CNR, Roma)

Pasquale Saldarelli (Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante – CNR, Bari)

Fabio Palmieri (Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Giorgio Dilecce (Istituto di Nanotecnologia – CNR, Bari)

Andrea Pellegrini (Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima – CNR, Lecce)

Monica Zucchi (Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Alberto Molino Benito (Instituto de Astronomia y Geofisica – Universidad de Sao Paulo)

Rosa Maria Spitaleri (Istituto per le Applicazioni del Calcolo – CNR, Roma)

Fabio Villani (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

Tiziana De Carolis (Sapienza Università di Roma)

Stephen Monna (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

Renato Foschi (Sapienza Università di Roma)

Carlo Salerno (Istituto di Ricerca Sulle Acque – CNR)

Eddo Rugini (Università degli Studi della Tuscia)

Andrea Capocci (Sapienza Università di Roma)

Lidia de Bari (Istituto di Biomembrane e Bioenergetica – CNR, Bari)

Sabino Maggi (Istituto di Ricerca sulle Acque – CNR, Bari)

Aurora Colina (Sapienza Università di Roma)

Stefano Velia (Istituto Superiore di Sanità, Roma)

Roberto Fattorusso (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Marzio Zapparoli (Università degli Studi della Tuscia)

Miguel de Val-Borro (Princeton University)

Rodolfo Negri (Sapienza Università di Roma)

Stefania Furia (ENEA – Centro Ricerche Ambiente Marino, La Spezia)

Rossella Cossu (Istituto per le Applicazione del Calcolo – CNR, Roma)

Luis Fernando Lanz (Instituto de Física de Cantabria, Santander)

Valerio Cordiner (Sapienza Università di Roma)

Concetta Giancola (Università degli Studi di Napoli Federico II)

Giancarlo Sciascia (Fondazione Bruno Kessler)

Renzi invece di parlare a vanvera di Grecia dovrebbe pagare le pensioni giuste agli italiani. Intervento di Argyrios Panagopoulos da: controlacrisi.org

Matteo Renzi non ha fatto niente per il suo paese e per l’Europa durante il semestre italiano. È stato latitante in qualsiasi sfida europea degli ultimi mesi, per esempio quando Merkel e Hollande trattavano con la Grecia di Tsipras la soluzione della crisi greca. Avete visto da qualche parte Renzi? Avete sentito se ha preso una sola iniziativa?

Improvvisamente il presidente del consiglio dei ministri italiano si è messo a fare campagna elettorale per il referendum in Grecia traducendo in italiano i compiti estivi che deve fare a casa sua, che probabilmente sono stati scritti direttamente in tedesco.
“Euro o dracma”, ha balbettato il signor Renzi che ha fatto aumentare i poveri nel suo paese, ha fatto fuori la Corte Costituzionale per non pagare i pensionati, mentre la Cassazione gli ha fatto mezzo regalo per evitare di restituire agli statali il maltolto. Altro che pagare le pensioni ai greci, come diceva giorni fa! Il capo del governo italiano e il suo ministro delle Finanze non possono pagare le pensioni agli italiani, perché altrimenti saranno licenziati dal… fiscal compact, da quella che l’ha imposto o da qualche lettera della BCE firmata dal fido italiano Draghi.

In Grecia probabilmente le parole non hanno perso ancora il loro valore. Per democrazia si intende la partecipazione del popolo alle decisioni e non solo alle elezioni o ai referendum, come si è visto dalla grande manifestazione in piazza Syntagma. Per sinistra si intende fare politiche per la gente, cercare di ridistribuire la ricchezza tassando chi ha i soldi e le grandi imprese, fare battaglie contro la povertà, l’evasione fiscale e la corruzione, rispettare ed estendere i diritti dei lavoratori, essere coerenti e leali con i compagni e il popolo. SYRIZA e Tsipras sono di sinistra perché lo dice la gente.

È bello e facile rilasciare interviste gratis per parlare a nome degli altri, scordando che durante il suo operoso governo il debito italiano continua ad aumentare, insieme con la disoccupazione e la povertà. Quante scuole e ospedali dovrà chiudere e quante persone dovranno essere licenziate per diminuire il debito italiano dai 2.200 miliardi di oggi al 60% del vostro Pil nei prossimi vent’anni? Renzi assomiglia ogni giorno di più a Samaras o peggio al suo compagno di partito, il socialista Venizelos.
Povero Matteo! Ha sbagliato anche questo compito! Il vero dilemma non è “euro o dracma”. Perfino Mariano Rajoy, che sparse veleni dapper tutto contro Tsipras, oggi ha espresso le sue preoccupazioni per l’uscita di un paese dall’eurozona. Perché se la Grecia tornasse alle sue dracme la cosa più probabile è che il nostro Matteo si troverebbe di fare i conti in sesterzi. Perché per quando insignificante nel contesto europeo meriterebbe almeno una moneta.. imperiale.

Così si salva la democrazia: appello di Barbara Spinelli e Étienne Balibar Fonte: http://barbara-spinelli.it/Autore: barbara spinelli

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Chiediamo ai tre creditori della Grecia (Commissione, Banca centrale europea, Fondo Monetario internazionale) se sanno quello che fanno, quando applicano alla Grecia un’ennesima terapia dell’austerità e giudicano irricevibile ogni controproposta proveniente da Atene. Se sanno che la Grecia già dal 2009 è sottoposta a un accanimento terapeutico che ha ridotto i suoi salari del 37%, le pensioni in molti casi del 48%, il numero degli impiegati statali del 30%, la spesa per i consumi del 33%, il reddito complessivo del 27%, mentre la disoccupazione è salita al 27% e il debito pubblico al 180% del Pil.

Al di là di queste cifre, chiediamo loro se conoscono l’Europa che pretendono di difendere, quando invece fanno di tutto per disgregarla definitivamente, deturparne la vocazione, e seminare ripugnanza nei suoi popoli.
Ricordiamo loro che l’unità europea non è nata per favorire in prima linea la governabilità economica, e ancor meno per diventare un incubo contabile e cader preda di economisti che hanno sbagliato tutti i calcoli. È nata per opporre la democrazia costituzionale alle dittature che nel passato avevano spezzato l’Europa, e per creare fra le sue società una convivenza solidale che non avrebbe più permesso alla povertà di dividere il continente e precipitarlo nella disperazione sociale e nelle guerre. La cosiddetta governance economica non può esser vista come sola priorità, a meno di non frantumare il disegno politico europeo alle radici. Non può calpestare la volontà democratica espressa dai cittadini sovrani in regolari elezioni, umiliando un paese membro in difficoltà e giocando con il suo futuro. La resistenza del governo Tsipras alle nuove misure di austerità — unitamente alla proposta di indire su di esse un referendum nazionale — è la risposta al colpo di Stato postmoderno che le istituzioni europee e il Fondo Monetario stanno sperimentando oggi nei confronti della Grecia, domani verso altri Paesi membri.

Chiediamo al Fondo Monetario di smettere l’atteggiamento di malevola indifferenza democratica che caratterizza le sue ultime mosse, e di non gettare nel dimenticatoio il senso di responsabilità mostrato nel dopoguerra con gli accordi di Bretton Woods. Ma è soprattutto alle due istituzioni europee che fanno parte della trojka — Commissione e Banca centrale europea — che vorremmo ricordare il loro compito, che non coincide con le mansioni del Fmi ed è quello di rappresentare non gli Stati più forti e nemmeno una maggioranza di Stati, ma l’Unione nella sua interezza.

Chiediamo infine che il negoziato sia tolto una volta per tutte dalle mani dei tecnocrati che l’hanno fin qui condotto, per essere restituito ai politici eletti e ai capi di Stato o di governo. Costoro hanno voluto il trasferimento di poteri a una ristretta cerchia di apprendisti contabili che nulla sanno della storia europea e degli abissi che essa ha conosciuto. È ora che si riprendano quei poteri, e che ne rispondano personalmente.

Genova luglio 1960. Quell’analisi così puntuale di Raniero Panzieri. Intervento di Franco Astengo da: controlacrisi.org

Sono passati cinquantacinque anni e non è possibile far trascorrere questa ricorrenza nel silenzio e nell’oblio.
Era l’Italia del 1960. Il Paese si trovava in pieno miracolo economico, ma il benessere nascondeva profonde lacerazioni politiche e sociali.
Si stava provando, con fatica, a uscire dagli anni’50 e a far nascere il centrosinistra. Un giovane democristiano, Fernando Tambroni esponente della corrente del presidente della Repubblica Gronchi, assumeva la Presidenza del Consiglio sostenuto da una maggioranza comprendente il partito neofascista, l’MSI.
Quell’MSI che stava tornando alla ribalta con la sua ideologia e la sua iniziativa: quell’MSI che decise, alla fine del mese di Giugno, di tenere il suo congresso a Genova, Città medaglia d’oro della Resistenza.
L’antifascismo, vecchio e nuovo, disse di no. Comparvero sulle piazze i giovani dalle magliette a strisce, i portuali, i partigiani.
La Resistenza riuscì a sconfiggere il rigurgito fascista. Ma si trattò di una vittoria amara, a Reggio Emilia e in altre città la polizia sparò sulla folla causando numerose vittime.
Questi i fatti, accaduti in quell’intenso e drammatico inizio d’estate di cinquantacinque anni fa: è necessario, però, tornarvi sopra per riflettere, partendo da un dato.

Non si trattò semplicemente di un moto di piazza, di opposizione alla scelta provocatoria di una forza politica come quella compiuta dall’MSI di convocare il proprio congresso a Genova e di annunciare anche come quell’assise sarebbe stata presieduta da Basile, soltanto quindici anni prima, protagonista nella stessa Città di torture e massacri verso i partigiani e la popolazione.
Si trattò, invece, di un punto di vero e proprio snodo della storia sociale e politica d’Italia.
Erano ancora vivi e attivi quasi tutti i protagonisti della vicenda che era parsa chiudersi nel 1945, ed è sempre necessario considerare come quei fatti si inserissero dentro una crisi gravissima degli equilibri politici una crisi inserita anche in un mutamento profondo dello scenario internazionale, nel quale si muovevano i primi passi del processo di distensione ed era in atto il fenomeno della “decolonizzazione”, in particolare, in Africa, con la nascita del movimento dei “non allineati”.

Prima ancora, però, dovrebbe essere valutato un elemento, a nostro avviso, di fondamentale importanza: abbiamo già accennato all’entrata in scena di quella che fu definita la generazione “dalle magliette a strisce”, i giovani che per motivi d’età non avevano fatto la Resistenza, ma ne avevano respirato l’aria entrando in fabbrica o studiando all’Università accanto ai fratelli maggiori; giovani che avevano vissuto il passaggio dall’Italia arretrata degli anni’40-’50 all’Italia del boom, della modernizzazione, del consumismo, delle migrazioni bibliche dal Sud al Nord, di una difficile integrazione sociale e culturale.
Allora i moti del Luglio’60 non possono essere considerati semplicemente un punto di saldatura tra le generazioni, anzi rappresentavano un momento di conflitto, di richiesta di cambiamento profondo, non limitato agli equilibri politici.

Un punto di analisi, questo, non ricordato di frequente: al riguardo del quale abbiamo pensato di presentare un testo, a nostro giudizio illuminante, scritto da Raniero Panzieri e apparso, il 25 Luglio del 1960 proprio nel momento in cui i nuovi equilibri politici si andavano formando ( il governo Tambroni si era dimesso e Amintore Fanfani si apprestava a varare quel ministero che Aldo Moro avrebbe definito delle “convergenze parallele”: per la prima volta, infatti, il PSI si sarebbe astenuto, come i Monarchici, sull’altro versante. Si trattava del prodromo del governo organico di centrosinistra che poi lo stesso Moro avrebbe presieduto nel Dicembre del 1963).
L’articolo di Panzieri (che non aveva ancora aperto la serie dei “Quaderni Rossi”) uscì sulla rivista della federazione torinese del PSI, “La Città” e ne riportiamo di seguito uno stralcio particolarmente significativo:

” E’ dunque necessario conquistare, al livello delle forze politiche organizzate, una consapevolezza precisa e seria del movimento reale del Paese. E per questo occorre, innanzi tutto, riconoscere i tratti del processo democratico che da lungo tempo è andato maturando nella nostra società, al di fuori, in gran parte, dalle linee e dagli obiettivi perseguiti dai partiti di sinistra. Ciò che è caratteristico di questo processo è che, nonostante la sua estraneità ai partiti, non ha per nulla i connotati tipici della “spontaneità”: il suo grado di coscienza è fortemente sottolineato dalla capacità delle giovani leve operaie di “servirsi” del sindacato unitario (soprattutto) e anche dei partiti di classe, nella stretta misura in cui la partecipazione e il sostegno delle organizzazioni operaie esistenti è necessario all’affermazione di uno schieramento unitario di classe. perciò l’estraneità organizzativa ai partiti di decine di migliaia di giovani operai, che sono state la punta avanzata del movimento, deve essere valutata come un rapporto di spinta, di azione critica esercitata da forze consapevoli, ora in modo chiaro, ora in forme incerte e travagliate, di rappresentare esigenze e scopi di lotta più complessi e più avanzati di quelli offerti dalle organizzazioni e di dover esercitare con la loro autonomia una pressione perché queste si adeguino ai rapporti di classe…

…..Ma questi elementi possono prendere rilievo e consistenza durevole soltanto in una prospettiva politica generale. E proprio questa prospettiva è presente nell’azione dei partiti solo assai parzialmente e in modo deformato. Essa dovrebbe concretarsi nella rivendicazione di un mutamento profondo nelle strutture economiche e sociali, nella individuazione dei processi totalitari del potere, che dalla grande fabbrica si estendono a tutti i livelli del Paese, in un rifiuto del divario che l’azione capitalistica provoca e aggrava di continuo tra la realtà dei rapporti politici e le istituzioni…”

Fin qui lo stralcio dell’articolo di Raniero Panzieri: un Panzieri quasi profetico a indicare temi che poi sarebbero stati alla base delle lotte operaie del decennio, fino a sfociare nell’ “Autunno caldo” del 1969, nell’unità e nel sindacato dei “Consigli” (stava già, forse, nell’articolo citato quell’interrogativo suscitato da qualcuno, proprio a proposito del Luglio’60: ultimo episodio della Resistenza o primo vagito del ’68?).
E, ancora, quanto vale oggi il richiamo di Panzieri nella drammaticità del momento storico che stiamo vivendo?
Interrogativi che rimandiamo all’attualità: una complessa e difficile attualità.
In quel Luglio ’60, da non considerare – ripetiamo – soltanto per i fatti accaduti in quei giorni, ma nel complesso di una fase di cambiamento della società e della politica, si aprì, ancora, a sinistra, una discussione sulla natura della DC, fino a quel momento perno fondamentale del sistema politico italiano.
Molti si chiesero, a quel momento, se dentro la DC covasse il “vero fascismo” italiano: non quello rumoroso e un poco patetico del MSI, ma quello vero; quello che poteva considerarsi il vero referente dei ceti dominanti, capace di portare al blocco sociale di potere l’apporto della piccola e media borghesia.
Il partito democristiano appariva, dunque, a una parte della sinistra, soprattutto nei giorni infuocati della repressione, come il partito che avrebbe potuto in qualunque momento rimettere in moto in Italia (ricordiamolo ancora una volta: eravamo a soli quindici anni dalla Liberazione) un meccanismo politico-sociale-repressivo-autoritario tale da dar vita a nuove esperienze di tipo fascista.
L’analisi sviluppata dal PCI togliattiano fu diversa.
Nonostante le asprezze della polemica quotidiana il PCI aveva assunto come stella polare di tutta la sua strategia l’intesa con le masse cattoliche, da sottrarre al predominio moderato prevalente dal ’47 in poi (grazie alla “guerra fredda”) al vertice della DC.
Ma la prospettiva non era così ingenua: essa comportava il proposito di far emergere le forze presenti all’interno della DC, anche al vertice del partito.
In quel Luglio ’60 il PCI cercò di operare in quella direzione, e il successo dello sciopero generale, pur macchiato di sangue, si rivelò efficace e significativo anche perché dall’interno della DC si aprì finalmente un varco a quella parte del gruppo dirigente che, sulle rovine dell’esperimento Tambroni, poté riproporre con maggiore efficacia e speranza di esito positivo una soluzione diversa: quella che abbiamo già richiamato delle “convergenze parallele” e, successivamente, del centrosinistra “organico”.
Oggi, a cinquantacinque anni di distanza, possiamo meglio valutare l’esito di quei fatti: le contraddizioni che ne seguirono, il rattrappirsi progressivo della realtà riformatrice( a partire dal “tintinnar di sciabole” dell’estate 1964, fino alla disgraziata stagione del terrorismo, aperta nel 1969 dalle bombe di Piazza della Fontana), l’assunzione, in particolare da parte del PSI ,via, via, di una vocazione “governista” sfociata nel decisionismo craxiano, i limiti di puro politicismo insiti nella strategia berlingueriana del “compromesso storico”, nello sviluppo abnorme di quella che già dagli anni’50 Maranini aveva definito come partitocrazia (con il contributo di un complessivo “consociativismo” allargato all’intero arco parlamentare) e, infine, nella “questione morale” che segnò, all’inizio degli anni’90, lo sconquasso definitivo del quadro di governo in coincidenza con la caduta del muro di Berlino (sulla quale furono commessi errori di valutazione enormi) e con l’avvio, con il trattato di Maastricht, della logica monetarista anti-democratica di gestione dell’Unione Europea sul modello reaganian-tachteriano della crescita delle diseguaglianze economiche e sociali.

Ebbene, proprio in quella situazione, all’inizio degli anni ’90, complice anche il cedimento alla logica della “governabilità” in luogo del tipo di rappresentanza politica insito nella Costituzione Repubblicana avvenuto attraverso l’adozione del sistema maggioritario, l’implosione della DC consentì di verificare la giustezza di certe analisi: le masse DC, la gran parte dell’elettorato democristiano, in quel momento di trasformazione del sistema politico trovarono, infatti, sede politica e dirigenti in cui affidarsi in Alleanza Nazionale (l’ex-MSI diventato ormai vero e proprio soggetto di massa) e in Forza Italia (diventato subito il maggior partito italiano, dal punto di vista dei risultati elettorali).
Il che induce a pensare, anche oggi, come una analisi della DC di tipo “azionista” non risultasse del tutto errata: certo era schematica perché leggeva il presente di allora, quello degli anni’60, con le categorie del passato conosciuto negli anni’30 – ’40 (il fascismo).

Però introduceva un elemento che non andrebbe mai trascurato e che ci riporta all’attualità: la sinistra non ha saputo rimanere tale, almeno nelle sue connotazioni di fondo, ed ha via via introiettato elementi importanti dell’identità della desta.
Forse luglio’60 rappresentò uno degli ultimi passaggi utili per contrastare radicalmente questo processo di involuzione e riproporre alcune radici di fondo della prospettiva resistenziale.
Non è questa la sede per una analisi approfondita, ma non crediamo di errare dicendo che quel “vero fascismo” che aveva tentato di emergere nel luglio ’60 rappresentava un agglomerato di interessi-pregiudizi-istinti che continua ad esistere e che, al dissolversi del “grande ombrello” DC dopo aver trovato albergo anche in una destra populista e razzista tenuta assieme da un personalismo di infima categoria come quello berlusconiano oggi trova oggettivamente spazio nella logica, retta anch’essa da una forte spinta di carattere personalistico e gerarchico, del “potere per il potere” che caratterizza parte preponderante del PD.
Una situazione ormai non più fronteggiata da una sinistra coerente con i suoi principi fondativi, disorientata e smarrita, incapace di affrontare fino in fondo il tema dell’organizzazione politica.
Una sinistra che lascia anch’essa spazio all’improvvisazione contestatrice di soggetti che presentano caratteristiche del tutto interne al sistema sostanzialmente ossequiandolo, con una idea confusa delle “masse” come soggetto indistinto di una “moltitudine” il cui fine dovrebbe essere quella del “movimento per il movimento” agito abilmente dall’alto per preservare “l’autonomia del politico” dalla confusa “autonomia delle masse”.
Sono cambiate troppe cose da cinquantacinque anni a questa parte, mentre si presenta durissimo e in forme inedite l’attacco capitalistico alla pace, al sistema di relazioni internazionali, alle condizioni di vita materiali dei ceti subalterni, al lavoro, allo stato sociale, alla democrazia rappresentativa.
Resta l’interrogativo di fondo lanciato allora: nel Luglio ’60 vinse la democrazia.
E adesso?

“Sostegno e solidarietà alla Grecia”, l’appello di intellettuali italiani e professori che sta girando sul web Autore: redazione da: controlacrisi.org

Sono centinaia gli studiosi e i ricercatori di Università italiane e internazionali che hanno aderito alla lettera di solidarietà al popolo greco e di sostegno per il ‘no’ al referendum. Tutti condividono “una seria preoccupazione per gli eventi che si stanno avvicendando in questi giorni, così come un profondo sdegno per il ricatto imposto al popolo greco dalla tecnocrazia dell’austerity, che ha ormai svelato il vero obiettivo della sua ferocia: quello di imporre un unico, fallimentare modello economico basato sull’annientamento della dignità umana”. “Per questi motivi – scrivono gli studiosi nella lettera aperta – non possiamo non supportare il popolo greco in questa pagina difficile della sua storia. Siamo consapevoli che l’esito del referendum del 5 luglio prossimo, se come ci auguriamo si affermerà la vittoria del ‘NO’, porterà a un clima di confusione che si cercherà di strumentalizzare per far chinare il capo alle cittadine e ai cittadini greci. Per questo motivo ci impegniamo da subito a offrirvi la nostra solidarietà: non solo morale, ma anche nella forma di atti concreti. Ciò che mettiamo nero su bianco con queste parole è l’impegno, a titolo individuale e collettivo, a sostenervi e cooperare con voi per la ricostruzione della Grecia e la costruzione di un nuovo modello sociale, economico e politico, che attraversi e coinvolga anche quello snodo cruciale che è il mondo della conoscenza, in cui tutte e tutti noi lavoriamo”.
“Sappiamo che il mondo si sta indignando e mobilitando perché‚ la Grecia possa dimostrare che un’Europa diversa, un mondo diverso, è davvero realizzabile, rifiutando l’aut-aut tra schiavitù al mercato o barbarie”.
“È stata la Grecia – conclude la lettera aperta – la vera culla del pensiero occidentale, il crocevia di esperienze che ha generato per prima lo spirito dell’amore per la conoscenza, in ogni ambito del sapere. Tutte e tutti sappiamo perfettamente quanto la cultura e il pensiero greco abbiano contribuito a quell’originaria, vera spinta verso l’unità e la fratellanza degli esseri umani in questa parte del mondo. Tutti sappiamo che essa è la nostra radice, ben prima – e ben più – di ogni mito o ideologia che di volta in volta si è voluta fondativa per l’Europa”.