Il Manifesto dell’Opposizione di sinistra in Ucraina da: www.resistenze.org – popoli resistenti – ucraina – 15-06-15 – n. 548


Opposizione di sinistra | vitrenko.org  kpu.ua
Traduzione da marx21.it

12/06/2015

Il Partito Comunista di Ucraina, il Partito Progressista Socialista di Ucraina, il Partito del Lavoro, il Komsomol di Ucraina, l’Unione degli ufficiali sovietici hanno sottoscritto un accordo per coalizzarsi e hanno dato vita alla “Opposizione di sinistra”. Nel memorandum, firmato dai partiti, si spiega che la coalizione si batterà per i principi di potere popolare e giustizia sociale, contro il genocidio sociale e nazionale degli ucraini, contro il fascismo e per il ripristino delle relazioni di collaborazione con la Russia e la Bielorussia.
L’Opposizione di sinistra è guidata da Petro Simonenko (segretario del Partito Comunista), Natalia Vitrenko (leader del Partito Progressista Socialista), dal campione olimpico Rudolf Povarnitsyn e dal filosofo Georgy Krjuchkov.

Tra gli obiettivi indicati: la fine della guerra nel Donbass, l’approvazione dello status di paese non allineato per l’Ucraina, il rispetto della sovranità del paese.

Di seguito il testo del Manifesto della coalizione

Manifesto del movimento ucraino dei partiti politici e delle organizzazioni sociali di sinistra e centro-sinistra “Opposizione di sinistra”

Il corso di politica interna ed estera che è attuato in Ucraina, soprattutto dopo il colpo di Stato del febbraio 2014, sta conducendo il nostro paese alla perdita della sovranità statale, alla divisione e alla guerra civile fratricida, al collasso dell’economia, al genocidio sociale ed etnico, e minaccia il crollo dell’Ucraina e il suo utilizzo da parte di forze esterne per provocare una Terza Guerra Mondiale.

Con la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e con il meticoloso adempimento delle richieste draconiane del Fondo Monetario Internazionale, l’Ucraina ha perso la sua indipendenza economica e politica. La sua politica interna ed estera è decisa dagli Stati Uniti d’America, dalle oligarchie finanziarie internazionali.

Attraverso la realizzazione delle cosiddette riforme sul modello da bancarotta del capitalismo periferico neoliberista, con l’abbandono dell’integrazione con i paesi dell’Unione Doganale, l’Ucraina è stata condannata alla deindustrializzazione, al sequestro da parte dei clan oligarchici della proprietà pubblica, creata da diverse generazioni del popolo sovietico, alla perdita di milioni di posti di lavoro, alla povertà e all’estinzione della popolazione. Oggi, il prodotto interno lordo dell’Ucraina non raggiunge neppure il 60% del livello del 1990. Si distrugge l’industria nazionale, si annientano i settori orientati all’esportazione. Il sistema finanziario del paese è avviato al default. Il livello di  sfruttamento della forza lavoro è uno dei più alti al mondo, e il salario si trova al livello dei più poveri paesi africani. I servizi sanitari e l’istruzione sono praticamente inaccessibili alla maggioranza della popolazione. La politica indirizzata alla costruzione di uno stato mono-nazionale, l’imposizione dell’ideologia nazional-sciovinista hanno portato alla totale violazione della Costituzione dell’Ucraina, delle regole e dei principi del diritto internazionale, a una massiccia discriminazione su base linguistica, nazionale, territoriale, confessionale. Lo stato ucraino non è apparso in grado di proteggere in modo affidabile i diritti legali, la vita e la sicurezza dei suoi cittadini.

L’approvazione da parte della Rada Suprema dell’Ucraina di gravi violazioni della procedura costituzionale e l’adozione della legge “Sulla condanna dei regimi totalitari comunista e nazional-socialista (nazista) in Ucraina e il divieto della propaganda dei loro simboli”, “Sullo stato giuridico e la memoria dei combattenti per l’indipendenza dell’Ucraina nel XX secolo”, “Sulla commemorazione della vittoria sul nazismo nella Seconda guerra mondiale 1939-1945”, “Sull’accesso agli archivi degli organi repressivi del regime totalitario comunista 1917-1991” non sono solo un riflesso della natura totalitaria del regime oggi al potere in Ucraina, ma anche una cinica falsificazione della storia e una revisione delle decisioni del Tribunale di Guerra di Norimberga. E’ una sfida a tutta la comunità mondiale. L’introduzione della censura, in violazione della Costituzione dell’Ucraina, la manipolazione della coscienza pubblica, l’intimidazione e la persecuzione dei dissidenti, la persecuzione della chiesa ortodossa canonica, il divieto anticostituzionale di partiti politici, la repressione e la violenza fisica nei confronti degli oppositori ideologici e politici, senza dubbio, rappresentano violazioni estremamente pericolose degli standard generalmente accettati nel mondo civilizzato e delle norme della democrazia, la privazione della libera espressione per il popolo dell’Ucraina.

In questa situazione, noi, i rappresentanti dei partiti politici e delle organizzazioni sociali dell’opposizione, dichiariamo di unire i nostri sforzi all’interno del movimento “OPPOSIZIONE DI SINISTRA” allo scopo di salvare l’Ucraina e difendere i diritti dei nostri concittadini alla pace, alla sicurezza e la prosperità del nostro paese, alla libertà di parola e di convinzioni, a un giusto processo, ad elezioni veramente democratiche, alla costruzione di uno stato giusto socialmente, democratico, di diritto.

Cercheremo soprattutto di ottenere la fine immediata dello spargimento di sangue nell’Est del paese, il regolamento pacifico del conflitto sulla base del pieno rispetto degli accordi di Minsk e del decentramento del potere.

Noi siamo convinti che garantire una pace duratura in Ucraina, per farla uscire da una crisi profonda e onnicomprensiva, per farla rientrare nel novero dei paesi avanzati del continente, è impossibile senza il ripristino di relazioni di buon vicinato, paritarie e reciprocamente vantaggiose con la Federazione Russa e la Repubblica di Belarus. E’ proprio con loro, e non con gli USA e i paesi dell’UE, che condividiamo la storia, la cultura, la spiritualità e i valori di civiltà. La storia ha dimostrato che l’integrità territoriale e l’indipendenza dell’Ucraina si sono conservate solo con l’unità dei nostri paesi e dei popoli fratelli.

Noi crediamo che fermare il genocidio sociale, impedire la distruzione dell’economia nazionale sia impossibile senza l’abbandono del corso neoliberista delle pseudo riforme, attuate sotto il ricatto dell’Occidente. Noi ci pronunciamo per la realizzazione di una nuova industrializzazione dell’Ucraina sulla base di una moderna innovazione tecnologica, facendo leva sulle risorse intellettuali, lavorative, naturali e tecniche interne. La nostra alternativa al neoliberismo è il modello socio-economico basato sui principi della giustizia sociale e del potere popolare.

Noi sosteniamo un corso di politica interna ed estera conforme ai principi della Dichiarazione sulla sovranità statale dell’Ucraina con la garanzia del suo status non allineato (neutrale); relazioni tra le nazionalità basate sui principi del diritto internazionale e delle disposizioni della Dichiarazione sui diritti delle nazionalità dell’Ucraina; lo status della lingua russa come seconda lingua statale.

Noi ci opponiamo all’umiliazione e al tradimento delle gesta militari e del lavoro dei nostri padri e nonni, che hanno vinto gli invasori fascisti nella Grande Guerra Patriottica e del loro operato vittorioso per risollevare la nostra Patria dalle rovine e per portarla negli anni del potere Sovietico ai vertici mondiali del progresso economico, scientifico e spirituale. Noi siamo categoricamente contro l’irruzione del neonazismo nel nostro paese, la riabilitazione e la glorificazione dei complici degli occupanti nazisti.

Rivolgiamo un appello ai partiti politici, alle organizzazioni sociali, a tutti coloro che hanno a cuore il destino della Patria, a chi condivide la nostra valutazione della situazione politica ed economico-sociale e gli obiettivi e i compiti proposti in questo manifesto, perché si uniscano al movimento “OPPOSIZIONE DI SINISTRA”.

Approvato nella riunione costitutiva dell’ “Opposizione di sinistra”

 

Chi demonizza l’Eritrea e perché? Dossier: Tutto quello che non dovreste sapere sull’Eritrea da: www.resistenze.org – popoli resistenti – eritrea – 17-06-15 – n. 548

La cronaca di quanto sta avvenendo nella città di Ventimiglia in questi ultimi giorni ha coinciso da un lato con la presentazione del rapporto Onu sulle presunte violazioni dei diritti umani da parte dello stato eritreo nei confronti del proprio popolo e, dall’altro, con il fiorire sulle testate dei pricipali quotidiani italiani e internazionali di articoli (per esempio qui) accomunati dal tentativo di dipingere il paese africano come come un luogo terrificante, “sempre più isolato”, dove i suoi abitanti “vivono nel terrore” di finire nei “campi di prigionia”, nei “gulag” di questa “sorta di Corea del Nord, piantata nel Corno d’Africa”.

Come contributo alla formazione di un’opinione più completa sull’argomento, rimandiamo alla lettura di due testi pubblicati sul nostro sito qualche anno fa. Di seguito sono anche riportate la posizione del movimento eritreo contro le sanzioni e quella ufficiale del ministero degli esteri in merito al rapporto Onu.

Chi demonizza l’Eritrea e perché?
Dossier: Tutto quello che non dovreste sapere sull’Eritrea

La redazione di Resistenze.org


Giornata d’azione degli eritrei in Europa

E-SMART * | eritrean-smart.org

16/06/2015

Gli Eritrei in Europa, indignati dal recente attacco contro il loro Popolo e il Paese, attuato dalla cosiddetta Commissione di Inchiesta del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, stanno organizzando una manifestazione di protesta a Ginevra, in Svizzera lunedi 22 giugno il 2015.

La commissione d’inchiesta dell’ONU per i diritti umani in Eritrea, presieduta da Mike Smith (Australia), e composta da altri due membri, il signor Victor Dankwa (Ghana) e la signora Sheila B. Keetharuth (Mauritius), non è mai stata accettata dall’Eritrea dall’inizio poiché alcuni dei suoi membri avevano precedentemente caldeggiato apertamente un “cambio di regime” in Eritrea.

Questa Commissione, compromessa e di parte, ha poi presentato di recente in una conferenza stampa un lungo rapporto di 500 pagine di accuse infondate e false contro l’Eritrea, concludendo che “alcune di queste violazioni possono costituire crimini contro l’umanità.” Senza alcun senso di vergogna alla conferenza stampa, i membri della Commissione hanno spiegato che tutte queste accuse sono state formulate senza mai aver visitato l’Eritrea, un Paese che pertanto non conoscono e non hanno mai visto, ma hanno raggiunto il loro verdetto sulla base di “… circa 550 interviste riservate con eritrei testimoni che fuggiti dal loro paese … e 160 contributi scritti.”

Le testimonianze presentate dalla Commissione sono rigorosamente anonime perché i membri della Commissione sostengono che “molti potenziali testimoni che risiedono al di fuori dell’Eritrea avevano paura di testimoniare.” Tuttavia la Commissione ha scelto di ignorare centinaia di informatori volontari all’interno della diaspora eritrea disposti a dare le loro testimonianze.

Inoltre, la Commissione accusa come principali violatori: Le Forze di Difesa dell’Eritrea, in particolare l’Esercito Eritreo, il Servizio Nazionale di Sicurezza, la Polizia Eritrea, il Ministero dell’Informazione, Ministero della Giustizia, Ministero della Difesa, il Fronte Popolare per la Democrazia e Giustizia (PFDJ), l’Ufficio del Presidente, ed il Presidente.

Indignati da queste accuse assurde, migliaia di Eritrei residenti in diversi Paesi Europei stanno organizzando una manifestazione a Ginevra il 22 giugno per protestare contro questo nuovo atto di ostilità verso l’Eritrea, un Paese che non chiede altro che di essere lasciato solo a sviluppare i suoi programmi economici; che la sua Sovranità Nazionale sia rispettata come indicato nel verdetto “finale e vincolante” emesso da parte della Commissione Confini Eritrea Etiopia del 13 aprile 2002, conformemente all’accordo di pace di Algeri del dicembre 2000; e la revoca delle ingiuste sanzioni ONU imposte dagli Stati Uniti del 2009 e del 2011.

In questo raduno di protesta, gli Eritrei dimostreranno chiaramente e apertamente al mondo che le accuse della Commissione d’inchiesta dell’ONU per i diritti umani in Eritrea sono una grande bugia, e che tutto il Popolo Eritreo è unito nella difesa del proprio Paese, del proprio Governo e del proprio Presidente.
15 Giugno 2015

* Dal sito: E-SMART, acronimo che sta per “Eritrean Sanctions Must be Annulled and Repealed Today” (Le sanzioni all’Eritrea devono essere annullate e revocate oggi), è un movimento di eritrei e di amici dell’Eritrea che si oppone alle ingiuste sanzioni imposte all’Eritrea nel 2009 e 2011 sulla base delle risoluzioni 1907 (2009) e 2023 (2011) del Consiglio di sicurezza dell’Onu.


Il Rapporto della “Commissione d’inchiesta”: Cinica parodia politica che mina i diritti umani

Comunicato stampa del Ministero degli Esteri | eritreaeritrea.com

09/06/52015

Asmara – Il popolo e il governo dell’Eritrea ritengono che le selvagge accuse mosse contro di loro dalla “Commissione d’inchiesta” istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite di “violazione sistematica e massiva dei diritti umani”, sono totalmente infondate e prive di ogni merito.  Queste accuse sono semplicemente la continuazione e l’escalation della campagna a sfondo politico per minare il progresso politico, economico e sociale che il Paese sta realizzando, anche nel settore dei diritti umani. Sono un attacco, non tanto sul governo, ma su un popolo civile e una società che hanno a cuore i valori umani e la dignità.

Queste accuse e i tentativi spregevoli di mettere a tacere coloro che hanno qualcosa di positivo da dire sull’Eritrea, sono un tentativo trasparente di correre contro il tempo per impedire il crescente e sempre più produttivo impegno internazionale con l’Eritrea. Chiaramente, il ricorso ad accuse estreme e iperbole indecenti, tra il cinico e l’ingiustificato riferimento a “possibili crimini contro l’umanità”, ha lo scopo di prevenire una riflessione sobria sulle realtà in Eritrea e di forzare le cose prima che l’equità e la giustizia possano prevalere . E ‘anche innegabile che ci sono quelli che si nascondono dietro a queste affermazioni oltraggiose per mistificare le loro trasgressioni contro l’Eritrea e cercare pretesti per i loro atti di destabilizzazione.

L’Eritrea ha sempre dichiarato che come nazione nata nella lotta per i diritti umani, rimane pienamente impegnata a garantire e migliorare i diritti umani dei suoi cittadini, per migliorare la qualità di tutti i suoi cittadini. Si tratta di un atto d’accusa dire che in una regione fortemente minacciata dalla violenza, gravi abusi,dall’estremismo e dal terrorismo, dove tanti commettono tanti crimini, gli sponsor della Commissione scelgono di attaccare la pacifica, stabile, armoniosa, incentrata sullo sviluppo umano, Eritrea.

E’ necessario che siano messi fortemente in discussione e considerati responsabili perché le loro azioni e la mancanza di integrità e professionalità minano i diritti umani e la credibilità delle istituzioni per i diritti umani, così come la pace e la stabilità regionale. L’Eritrea chiede insistentemente che tutte le nazioni e tutte le persone che credono nell’equità, nella giustizia e nei diritti umani pongano fine alla farsa che viene perpetrata dalla “Commissione d’inchiesta”.

Per l’Eritrea gli attacchi in corso, volti a minare la sua sovranità e il progresso, sono una questione gia vista. Ci hanno negato il nostro diritto all’indipendenza come ex paese coloniale a causa del percepito “interesse strategico” degli Stati Uniti. Pochi ci hanno supportato durante la nostra lotta legittima per la libertà. I potenti hanno cercato di denigrare la nostra causa e di farci ripiombare nella sottomissione. Siamo stati regolarmente cancellati. E tuttavia, grazie alla forza della nostra determinazione e umanità, ne siamo usciti vittoriosi.

Oggi, nonostante le calunnie vili e le false accuse, nonostante un silenzio assordante internazionale di fronte all’occupazione illegale della nostra terra, in violazione del diritto internazionale, nonostante la pressione economica e l’incoraggiamento dell’immigrazione clandestina, la nostra determinazione e la fiducia che costruiremo una nazione dignitosa e prospera, rimane incrollabile. L’Eritrea non sarà deviata da tale obiettivo alto e raddoppierà la sua determinazione e gli sforzi per raggiungerlo.

Ministero degli Affari Esteri dell’Eritrea

 

L’Italia venderà decine di cacciabombardieri al Kuwait da: www.resistenze.org – osservatorio – della guerra – 17-06-15 – n. 548


Antonio Mazzeo | antoniomazzeoblog.blogspot.it

16/06/2015

Le autorità del Kuwait hanno avviato una trattativa con il Ministero della difesa italiano, l’Aeronautica militare e l’industria Alenia Aermacchi (Finmeccanica) per acquistare sino a 28 cacciabombardieri di ultima generazione Eurofighter 2000 “Typhoon”. La notizia è stata resa pubblica dall’agenzia Usa Defense News che ha specificato altresì che i colloqui tra le parti hanno preso il via il 31 maggio scorso a Kuwait City. “Alenia Aermacchi è una delle aziende partner del consorzio europeo che produce i velivoli insieme a BAE Systems e Airbus e sta coordinando la campagna di marketing degli Eurofighter in Kuwait”, riporta Defense News. L’azienda del gruppo Finmeccanica insieme ai responsabili del Ministero della difesa e dell’Aeronautica avrebbe offerto alle autorità kuwaitiane due squadroni di cacciabombardieri (tra 24 e 28 velivoli) più la fornitura delle attività logistiche e dell’addestramento dei piloti.

Con una lunghezza di 16 metri e un’apertura alare di 11, l’Eurofighter 2000 può raggiungere la velocità massima di 2 mach (2.456 Km/h) e un’autonomia di volo di 3.700 km. Il velivolo può essere armato con cannoni Mauser da 27 mm, bombe a caduta libera e a guida GPS, missili aria-aria, aria-superficie e antinave a guida radar e infrarossa ed è stato utilizzato per la prima volta in combattimento durante le operazioni della coalizione internazionale anti-Libia nel 2011. Alenia Aeronautica partecipa al 19,5% del programma del caccia europeo concorrendo alla progettazione e alla produzione di alcune componenti (ala sinistra, fusoliera posteriore, piloni alari), del sistema di navigazione, dell’armamento, della propulsione e dei sistemi di alimentazione secondari. L’azienda si è occupata infine dell’assemblaggio finale degli esemplari acquistati dall’Aeronautica militare italiana, attualmente in dotazione al 4° Stormo di Grosseto, al 36° di Gioia del Colle (Bari) e al 37° di Trapani-Birgi. Gli Eurofighter 2000 sono stati venduti pure ad Austria, Arabia Saudita, Germania, Gran Bretagna e Spagna mentre è in corso una trattativa con le forze armate dell’Oman.

Italia e Kuwait hanno sottoscritto l’11 dicembre 2003 un Memorandum d’Intesa sulla cooperazione nel campo della difesa, ratificato dal Parlamento italiano con la legge n. 147 del 18 luglio 2005. Il Memorandum mira a rafforzare la partnership tra i due paesi attraverso lo scambio di esperienze e conoscenze specialistiche nei settori dell’addestramento militare e della tecnologia informatica, l’organizzazione di programmi e corsi militari e di istruzione, lo scambio di osservatori in esercitazioni militari, l’assistenza tecnica sugli equipaggiamenti e sui sistemi di difesa, lo scambio di informazioni tecniche sui mezzi militari in costruzione. Per facilitare la cooperazione soprattutto nel settore industriale-militare, il 18 luglio 2012 è stato firmato un secondo Memorandum of Agreement tra il Segretario Generale della Difesa italiano, gen. Claudio Debertolis e il Capo di Stato Maggiore del Kuwait, gen. Khaled Jarrah Al-Sabah. “Con questo MoA – spiega il portavoce del Ministero della difesa italiano – le Parti hanno finalizzato la stretta collaborazione che riguarderà, tra l’altro, le fasi basica ed avanzata dell’addestramento al volo, prevedendo contestualmente la costituzione di una Steering Committee che avrà il compito di seguire l’implementazione e l’esecuzione dell’attività addestrativa secondo i tempi concordati, attraverso successivi accordi nell’ambito dei quali collocare le iniziative industriali, finanziarie e militari congiunte”.

Grazie agli accordi Italia-Kuwait, alcuni gruppi di piloti kuwaitiani sono periodicamente ospiti della Scuola internazionale di addestramento al volo e al pilotaggio di cacciabombardieri del 61° Stormo dell’Aeronautica di Galatina (Lecce). Il 14 febbraio 2014, la Scuola di volo è stata visitata dall’ambasciatore in Italia del Kuwait, Sheikh Ali Khaled Al-Sabah, che così ha avuto modo di conoscere le modalità di funzionamento dei simulatori di volo del caccia-addestratore Aermacchi MB339, delle strutture del Ground Based Training SystemG.B.T.S., il sistema integrato di addestramento aereo basato sul nuovo velivolo T346A (prodotto anch’esso da Alenia Aermacchi), e del cosiddetto R.E.S. (Representation and Elaboration System), il sistema che consente, in maniera automatizzata e computerizzata, di ricostruire la complessa dinamica delle missioni di volo.

Sempre nell’ambito degli accordi internazionali con il Kuwait, il Centro di Selezione dell’Aeronautica militare di Guidonia (Roma) ha svolto, dal 14 al 20 gennaio 2015, le attività di verifica attitudinale per una trentina di aspiranti piloti delle forze armate kuwaitiane. Altri 26 cadetti della Kuwaitian Air Force sono giunti il 27 aprile scorso a Napoli-Capodichino a bordo di un aereo da trasporto C-17, per poter espletare in Italia le procedure necessarie al conseguimento dell’idoneità al pilotaggio di aerei da guerra. Dopo un breve soggiorno presso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, i militari hanno partecipato a un’intensa attività addestrativa presso le scuole dell’Aeronautica di Galatina-Lecce e del 70° Stormo di Latina.

Attualmente un contingente militare italiano (Task Force Air Kuwait TFA-K) di 190 unità opera in Kuwait nell’ambito delle operazioni della coalizione internazionale a guida Usa impegnata contro l’Isis in Iraq e Siria. Il contributo nazionale, avviato nell’ottobre 2014, vede lo schieramento di un velivolo da rifornimento in volo KC-767-A del 14° Stormo di Pratica di Mare (Roma) nella base aerea di Al Mubarak, Kuwait City (sede del quartier generale delle forze aeree kuwaitiane), di quattro cacciabombardieri “Tornado” versione IDS (ricognizione e sorveglianza) ad Al Jaber (scalo aereo a una settantina di km dal confine con l’Iraq, utilizzato anche dai velivoli Usa) e di due velivoli a pilotaggio remoto “Predator” del 32° Stormo di Amendola (Foggia) ad Al Salem (base aerea ad una cinquantina di Km. dall’Iraq, sede del 386th Air Expeditionary Wing dell’US Air Force).

Rilevanti gli affari nell’emirato del complesso militare-industriale italiano. Nel giugno 2013, Selex ES (Finmeccanica), azienda leader nella produzione di sistemi elettronici e radar, ha firmato un contratto del valore di 40 milioni di euro con la Direzione generale dell’aviazione kuwaitiana, per realizzare le infrastrutture di rete (sistemi hardware e software) per la gestione del traffico nell’aeroporto internazionale di Kuwait City e di altri scali nazionali, e il supporto logistico per quattro anni. Nel novembre 2010 Selex aveva firmato con la stessa autorità kuwaitiana un contratto di 16 milioni di dollari per la fornitura di un sistema radar primario ATCR-33/S, di un radar secondario SIR-S e di una stazione di terra ADS-B (Automatic Dependent Surveillance Broadcast) per il controllo del traffico aereo a Kuwait City. Al “Salone della difesa” tenutosi in Kuwait a fine dicembre 2013, i manager di Selex ES hanno annunciato l’apertura di una propria sussidiaria, Selex ES Kuwait. Quest’ultima ha poi stipulato una joint venture con la compagnia al-Safwa Security and Defence Systems per avviare progetti nel settore dell’elettronica militare e navale.