A proposito del futuro dell’ANPI e dell’antifascismo in Italiada:www.resistenze.org – segnalazioni resistenti – lettere – 05-06-15 – n. 547


Giacomo | posta @ resistenze.org

07/06/2105

Cara redazione di Resistenze.org,

ho letto l’articolo “Sul futuro dell’ANPI e dell’antifascismo in Italia” del compagno Andrea Martocchia. Ci tengo a condividere alcune mie riflessioni su quanto sono riuscito a cogliere dal contenuto dell’articolo poiché ci sono diversi aspetti che non condivido, fermo restando che il dibattito dentro e attorno all’ANPI credo sia utile per l’associazione e per l’antifascismo.

Se l’impressione che ho avuto leggendo l’articolo è che l’argomento sia stato affrontato con gli occhi di chi si occupa di ricerca storica, con rispetto per il lavoro del compagno Martocchia, vorrei provare a portare una mia riflessione sull’argomento, non accademica, ma elaborata attraverso gli occhi di un militante che cerca di battersi per poter vivere in un mondo migliore. Due modi soggettivi di vedere la stessa cosa probabilmente.

Cos’è l’ANPI

La risposta ce la dice l’articolo 2 dello Statuto; è una associazione che ha la finalità di occuparsi dei Partigiani, difendendone l’onore e tramandando il significato della loro lotta, ma non solo, essa ha anche lo scopo di battersi per i valori della Resistenza, concorrendo all’applicazione dei principi cardine della Resistenza espressi nella Costituzione e dando aiuto ed appoggio a tutti coloro che si battono per lo stesso motivo.

Ora i due aspetti sono un aspetto unico, ed è impossibile scinderli, perché se di memoria ci si vuole occupare, è proprio la storia e l’esperienza della guerra partigiana ad insegnarci ed obbligarci moralmente all’impegno di portarne avanti i valori fondanti.

E’ la conoscenza della storia stessa dei Partigiani e dell’antifascismo che ci parla di riscatto sociale, di lotta di classe, di non piegarsi di fronte alle sopraffazioni, di restituire al popolo la propria autodeterminazione.

La progressiva scomparsa dei Partigiani rende forse man mano meno necessaria l’opera di aiuto morale e materiale ai soci ed alle famiglie dei Caduti, ma sempre più fondamentale l’opera di difesa storica dell’esperienza della Lotta di Liberazione per le finalità che è stata essa combattuta, che non è sicuramente quella di rimanere impressa unicamente nei libri accademici.

Difendere la Resistenza vuol dire difendere un’esperienza ancora VIVA, non tanto perché c’è ancora qualche partigiano ultraottantenne da difendere dagli attacchi revisionisti, ma perché sono proprio questi Partigiani che ci indicano la strada da percorrere, con parole spesso dure ma significative, perché non è questa la società per cui hanno lottato e quindi tocca alle nuove generazioni raccogliere il loro testimone.

Antifascisti e Partigiani

Non concordo con la definizione “estensione vertiginosa” riferita al concetto di antifascismo quando esso viene attualizzato. Mi chiedo allora cosa si intenda per antifascismo…

Se storicamente il fascismo con a capo Mussolini si è concluso, risulta comunque da registrare come dopo il 25 Aprile 1945 il nuovo sistema statale abbia saputo riciclare al proprio interno i quadri ed i dirigenti del precedente sistema fascista, al contempo allontanando ed epurando la classe dirigente partigiana. Anche dal punto di vista storico, la questione “fascismo e antifascismo” non può relegarsi ai fatti relativi al periodo 1922-1945 in Italia (per non parlare della Spagna, della Grecia o del Portogallo).

Può dunque dirsi concluso definitivamente il fascismo, a maggior ragione quando è lo stesso Presidente Smuraglia a definire il nostro paese “non antifascista” ?

Conseguentemente l’antifascismo è solo il movimento di opposizione al ventennio Mussoliniano o anche l’opposizione alle sue derivazioni dirette e alle pratiche assimilabili anche da uno stato che dovrebbe essere democratico?

Un allargamento (!?) del concetto di antifascismo alle questioni di genere, alla tutela del patrimonio naturale ed a tutti quei temi espressi nella Costituzione non può in nessun modo essere percepito come oscuramento della specificità dei valori della guerra al nazifascismo, anzi è diretta espressione della stessa!

Che cos’era l’antifascismo degli operai degli scioperi del ’43, se non un elemento della più vasta lotta di classe contro il sistema di produzione capitalista?

Che cos’era l’antifascismo dei giovani proletari e sottoproletari se non un elemento della più vasta voglia di riscatto ed autodeterminazione?

Il dilemma attuale dell’ANPI

Cosa vogliamo dall’ANPI? Come iscritto, militante e dirigente di sezione, non intendo pretendere nulla, ma contribuire alla realizzazione del mandato dei valori della Resistenza espressi dallo Statuto. E ciò non lascia spazio alla definizioni di “impossibile” o “incompatibile”. Questi termini, che denotano anche una certa sfiducia o stanchezza, ultimamente sono stati più volte utilizzati all’interno dell’associazione nel momento in cui dalle “nuove generazioni” si sono avanzate proposte per provare a fare di più. E’ stato forse non chiedendosi l’impossibile che centinaia di migliaia di giovani hanno sacrificato la propria vita per l’avvenire di noi tutti?

Sono d’accordo quando si dice che l’ANPI deve continuare a fare l’ANPI, se per questo intendiamo che non può permettersi di perdere l’autorevolezza morale che ancora oggi le è conferita dall’opinione pubblica. Ma proprio per questo motivo l’ANPI non può ignorare le questioni politiche travagliate che stanno trasformando il nostro paese per chiudersi unicamente nella ricerca e nella divulgazione storiografica slegandole da ogni relazione con il presente.

Stando alle parole dello stesso Presidente Smuraglia, l’ANPI si è interrogata sulle motivazioni che portano molti giovani, che dovrebbero essere naturalmente attratti da un sentimento di libertà ed emancipazione, ad avvicinarsi a formazioni neofasciste che secondo opinione diffusa sono invece portatrici di valori di irreggimentazione e sopraffazione del più debole. Parziale risposta al fenomeno si è data sottolineando come tali formazioni siano spesso operative in istanze sociali tipiche della “sinistra” ma rielaborandole in chiave nazionalista.

Vista la situazione di crisi economica è evidente che sono le tematiche dei diritti fondamentali ad essere più facilmente comprese, ed è quindi soltanto declinandole in chiave antifascista e supportando le lotte sociali che si può erodere il terreno fertile alla propaganda neofascista.

E questa pratica deve diventare, assieme e non in contrapposizione a tutto ciò che l’ANPI già oggi fa nell’ambito della “memoria”, uno degli elementi cardine della militanza nella nostra associazione!

Saluti!

Giacomo
ANPI Nizza Lingotto

 

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