Nuova proposta anti corruzione di Antonio Ingroia

Turchia, Erdogan deve dire addio alla maggioranza assoluta. I Curdi entrano trionfanti in Parlamento. Prc: “Una vittoria del Pkk e di Ocalan” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Erdogan perde la maggioranza assoluta dopo il voto alle politiche di ieri. E addio riforme costituzionali. Dopo 13 anni ininterrotti al potere il partito islamico Akp, pur rimanendo il primo partito, fa un netto passo indietro. Nelle preferenze dei turchi sale, invece, e di molto il partito curdo di Selahattin Demirtas, che ha portato Hdp, nato appenna nel 2014, ben oltre la micidiale soglia di sbarramento del 10%, con un bottino di almeno 78 deputati. Erdogan non solo ha perso la sua scommessa, ma il trionfo di Demirtas toglie la maggioranza e forse il governo al partito islamico. L’Akp, dopo lo spoglio ormai pressoché completo delle schede, ha riferito Cnn Turk, resta il primo partito turco ma si ferma a poco più del 40% (contro il 50% alle politiche 2011) e a 258 deputati su 550, quindi sotto la maggioranza di 276 necessaria per formare un governo monocolore.

Nella capitale del Kurdistan turco Diyarbakir a migliaia sono scesi in piazza nella notte a cantare e ballare.  “Con questo voto hanno vinto coloro che stanno dalla parte della giustizia, della liberta’ , della pace e dell’indipendenza” ha detto Demirtas. “Curdi, armeni, turchi, aleviti, sunniti, cristiani, hanno vinto tutti coloro che si sono sentiti esclusi. Hanno vinto gli emarginati, i disoccupati, coloro che hanno dovuto soffrire per vivere e coloro che hanno sofferto il fascismo del colpo di stato. E’ una vittoria per le donne che hanno sostenuto il nostro partito”.

Nonostante la costituzione imponesse a Erdogan di essere super partes, ha fatto una campagna martellante per l’Akp, chiedendo in mille comizi 330 seggi per proclamarsi ‘superpresidente’ con pieni poteri,e scatenando una dura offensiva contro la stampa non asservita. “E’ l’ultima uscita prima della dittatura”, aveva avvertito prima del voto un’analista.

Il primo partito di opposizione, il Chp di Kemal Kilicdaroglu è intorno al 25% (131 seggi), l’Mhp di Devlet Bahceli è oltre il 16% (82 seggi), l’Hdp sfiora il 13% (78-80 deputati). Insieme le opposizioni hanno più di 290 seggi. In teoria potrebbero formare una coalizione di governo. Sarebbe un ulteriore terremoto per il Paese, malgrado le scintille fra i curdi del Hdp e i nazionalisti del Mhp. Ma, anche se il Chp già chiede la designazione a premier del suo leader Kilicdaroglu, Erdogan, come prevede la costituzione, sarà anche l’arbitro della partita truccata del dopo elezioni. Il partito del ‘sultano’ ha perso molti consensi nel Kurdistan, dove sembra che Demirtas sia riuscito ad attirare parte del voto conservatore, e anche nelle regioni lungo il confine con la Siria, dove la politica aggressiva del ‘sultano’, accusato di appoggiare i gruppi armati jihadisti, e la presenza di centinaia di migliaia di profughi siriani, provocano scontento.Il ‘Podemos curdo’, che ha fatto proprie parte delle idee libertarie della rivolta nel 2013 dei ragazzi di Gezi Park contro la deriva autoritaria e islamica imposta al Paese da Erdogan, repressa con pugno di ferro, ha conquistato consensi oltre l’elettorato curdo. E ha ottenuto probabilmente l’appoggio di buona parte dei circa tre milioni di giovani che ieri hanno votato per la prima volta.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, e Fabio Amato, responsabile Esteri di Rifondazione Comunista, hanno dichiarato: “Nonostante le intimidazioni, gli attentati e le minacce, il disegno neo autoritario di Erdogan esce sconfitto dalle elezioni, grazie alla grande affermazione del partito della sinistra e kurdo Hdp. Un successo aver superato l’assurdo sbarramento del 10% e aver proposto un’idea di paese fondata sul pluralismo e sulla tolleranza, sulla democrazia e sulla giustizia, e non su basi settarie e autoritarie. E’ una vittoria importante del compagno Ocalan e del Pkk che in questi anni hanno lavorato per costruire un progetto comune tra la sinistra turca e movimento curdo”.

I due esponenti di Rifondazione Comunista si congratulano con i compagni kurdi e turchi, che ad ottobre hanno incontrato a Diyarbakir, e con i quali pochi.mesi fa è stata organizzata ad Istanbul la conferenza della sinistra mediterranea, per un futuro libero dalneoliberismo e dalla guerra, di democrazia.

Scuola, da oggi gli scioperi degli scrutini. Protesta Flc-Cgil contro le forzature del Governo Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Comincia oggi la serie degli scioperi degli scrutini indetti dai Cobas per protestare contro il disegno di legge sulla scuola attualmente in discussione al Senato. I Cobas hanno convocato lo sciopero degli scrutini (escludendo le classi “terminali”) l’8 e 9 giugno per Emilia-Romagna e Molise; il 9 e il 10 per Lazio e Lombardia; il 10 e l’11 per Puglia, Sicilia e Trentino; l’11 e il 12 per Liguria, Marche, Sardegna, Toscana,Umbria, Campania e Veneto; il 12 e il 13 per Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Val d’Aosta; il 17 e il 18 per l’Alto Adige. Uno sciopero è stato dichiarato anche da Flc-Cgil.

Ogni docente potrà scioperare la prima ora di ogni suo scrutinio. Successivamente, la decisione di “sfidare una eventuale precettazione” – si legge in una nota dei Cobas – spettera’ ai lavoratori/trici che decideranno in base alla sorte del Ddl al Senato.
L'”arma decisiva” per bloccare il Ddl di riforma della scuola e’ “il successo plebiscitario dello sciopero degli scrutini”, afferma Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas, che si dice “fiducioso” che lo sciopero superera’ quello del 5 maggio, “bloccando almeno il 90% degli scrutini”. Intanto, prosegue a Bologna la protesta anche con uno sciopero della fame a staffetta che partirà alle 15 e si protrarrà fino alle 19 del 13 giugno.
La manifestazione si svolgerà in via Castagnoli sotto gli uffici dell’Ufficio scolastico regionale, 24 ore su 24, per chiedere il ritiro del Ddl scuola. “La scuola pubblica ha fame di uguaglianza – scrivono gli organizzatori dello sciopero a staffetta – di risorse, di diritti, di ascolto”. Di fronte alle scelte del Governo Renzi, proseguono i manifestanti, “non resta che opporre i nostri corpi allo snaturamento selvaggio della più importante istituzione culturale del nostro paese, organo costituzionale della Repubblica come ebbe a definirla Piero Calamandrei: la scuola pubblica così come l’abbiamo conosciuta, gratuita, accogliente, aperta a tutte e tutti, sta per essere cancellata sostituita da un sistema scolastico autoritario, differenziato, diseguale e quindi ingiusto”.
I digiunatori distribuiranno materiale informativo e avranno striscioni da stendere, oltre ad libro per raccogliere opinioni e commenti dei passanti. L’organizzazione punta a garantire la presenza di almeno due digiunatori, anche di notte, e sarà sempre presente un microfono/megafono aperto a disposizione di chi ha avrà qualcosa da dire a sostegno della causa. Sono previste anche piccole iniziative a sostegno della protesta: musica, cori e teatro.

Il tormentato percorso della legge si tinge di giallo. Il 3 Giugno mentre il Senato discuteva del DDL “brutta scuola” al Miur si e’ svolta una riunione per dare applicazione alla stessa riforma sulla parte che riguarda l’organico potenziato. Secondo quanto sostiene il sindacato Flc-Cgil, sembra sia stata data l’indicazione agli uffici regionali scolastici di rilevare i fabbisogni di organico per aree omogenee di attivita’, relative classi di concorso e per ambiti territoriali. E dopo quell’incontro sarebbero state emanate circolari da parte di acuni uffici regionali per chiedere ai dirigenti scolastici, previa pronuncia dei collegi dei docenti e sulla base di una scheda di rilevazione, di evidenziare le richieste di organico potenziato sulla base di quanto previsto nel DDL.

“Si tratta di un fatto gravisssimo del quale il MIUR dovra’ rispondere in Parlamento – si legge in una nota firmata dal segretario Flc Domenico Pantaleo – avendo notizie di numerose interrogazioni parlamentari già depositate. Non e’ possibile che mentre e’ in corso la discussione sul DDL, che incontra la radicale opposizione di tutto il mondo della scuola, il MIUR illegittimamente e peraltro appesantendo inutilmente il lavoro delle scuole faccia finta che il disegno di legge sia stato approvato. Chiediamo al MIUR di fare revocare tutte le circolari emanate illegittimamente e siamo pronti a chiamare in giudizio MIUR e direttori degli uffici regionali scolastici. Chiediamo ai collegi dei docenti di non esprimersi, rigettando eventuali richieste di delibere, essendo evidente la forzatura che ha solo l’obiettivo di agevolare l’iter di un disegno di legge inaccettabile e incostituzionale”.

Da Marx a Churchill, dalla Fiom alla coalizione sociale: Landini lancia la sua creatura. Il 20 in piazza coi migranti Fonte: L’Huffington PostAutore: Angela Mauro

coalizione

“Il punto è che nessuno di noi l’ha mai fatto questo percorso… Non è facile, né semplice, né scontato. E sarebbe rassicurante se si potesse dire: da oggi nasce una nuova forza politica. Sarebbero tutti più contenti sui giornali. E invece continueranno a non capire cosa sta succedendo… E fanno bene ad avere timore”. Non è il discorso di un criptico intellettuale. E’ Maurizio Landini, l’ex saldatore a capo della Fiom, che arringa la platea gremita del centro congresso Frentani a Roma. Secondo giorno di assemblea della ‘sua’ coalizione sociale. Oltre 200 interventi solo nella prima giornata di ieri , a nome di 300 associazioni di 80 città d’Italia. Qui lo considerano un successo. Non tanto per i numeri – “siamo all’inizio”, premette Landini – ma per quello che definiscono un ‘mix riuscito’. Tra sindacato e precari non iscritti al sindacato, l’intellettuale Stefano Rodotà e il militante del centro sociale, la Fiom e i comitati che occupano stabili per “il diritto alla casa”, sdogana Landini, lui che ammette: “Da metalmeccanico queste cose non le capivo…”.

Dopo la due giorni, il primo appuntamento è per “il 20 giugno a Roma contro le stragi nel Mediterraneo e per porre il problema di come affrontare il tema dei migranti”, dice il segretario della Fiom. E’ la risposta che s’incastra bene nella cronaca del giorno, diretta al governatore della Lombardia Roberto Maroni che ha intimato ai comuni di non accogliere i migranti in arrivo dal nord Africa, pena la perdita dei finanziamenti regionali. “Un modo barbaro di affrontare temi complessi”, denuncia Landini. Ma, al di là del 20 giugno, la coalizione sociale si muove senza calendari alla mano e consapevolmente senza una forma. Se non nei temi. Per orientarsi, forse può risultare utile la traccia di Stefano Rodotà: “La democrazia si salva se si sprigiona tutta la creatività sociale di associazioni e movimenti: questo è il compito che abbiamo davanti. Solo così si potrà dire che il potere non sta tutto da una sola parte”. Standing ovation per lui e anche uno, due tre, “Ro-do-tà! Ro-do-tà!” che ricordano piazza Montecitorio alle elezioni quirinalizie 2013.

Altri tempi. Oggi la ‘parte con il potere” di cui parla il professore è Matteo Renzi, naturalmente bersaglio di tutti gli interventi. “Il premier fa bene a preoccuparsi di chi c’è fuori dal Pd – attacca Landini – ma sarebbe ora che si occupasse anche di chi mettono dentro il Pd!”. Da Vincenzo De Luca a Mafia capitale: “La corruzione è un sistema in questo paese che serve per avere più potere e più soldi…”, continua il leader Fiom. E di fronte alla corruzione si esercita un “garantismo peloso e ipocrita, da prima Repubblica… – scandisce Rodotà – Renzi non dovrebbe guardare al codice penale ma all’articolo 54 della Costituzione sulla disciplina e l’onore che dovrebbero contraddistinguere chi è nelle istituzioni pubbliche”.

La griglia è questa. E Renzi è anche quello che ha fatto il Jobs Act, che porta avanti la sua ‘Buona scuola’. Per Landini i tempi sono maturi per mollare gli ormeggi. E si lancia in un territorio finora sconosciuto alla Fiom. “Io mi sono sempre battuto per l’applicazione delle leggi. Ma non posso chiedere l’applicazione del Jobs Act: piuttosto devo battermi contro. E così sulla scuola o sul diritto alla casa”. L’ammissione: “Io delle occupazioni non ero entusiasta… Lo capisci solo quando tocca a un metalmeccanico. E allora: se ci sono case sfitte o spazi inutilizzati bisogna fare qualcosa…”. Gli applausi gli coprono la voce.

E’ qui che si salda l’asse tra mondi diversissimi. E’ questo il cuore della coalizione sociale, esperimento che vuole incrociare “battaglie sul reddito e salario”, urla Michele De Palma, responsabile Auto della Fiom, un altro “piccolo Landini” – nota una signora in platea – che infiamma il Frentani. Perché “il contratto a tutele crescenti non ha nulla a che fare con il tempo indeterminato: è solo un altro contratto precario”. Sul reddito minimo la coalizione sociale proverà a muoversi in autunno. “Tra 2-3 mesi ci si ritrova qui per lanciare le mobilitazioni d’autunno – propone Landini – ma nel frattempo bisogna costruire tante piccole coalizioni sociali nei territori…”. E si va avanti. Con l’idea fin troppo chiara che “ci siamo rotti le scatole di essere sempre quelli che pagano le tasse e si fanno il mazzo dalla mattina alla sera” (sempre Landini). Avanti, ma a ruota libera.

Così libera che oggi al Frentani le citazioni dotte hanno coperto archi finora imprevedibili a sinistra. C’è Marx: “La coalizione è sempre l’esito di collisioni”, dice Francesco Raparelli, precario del Laboratorio per lo sciopero sociale: “La nostra coalizione deve avere la capacità di collidere”. C’è anche Eduardo Galeano: “Il cammino lo facciamo insieme”, dice Giuseppe De Marzo di Libera: “Perché i tre milioni e 200mila ‘working poors’ in Italia non dovrebbero esistere: sono incostituzionali!”. C’è l’Italo Calvino de ‘Le città Invisibili’: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui…”, recita – sì, recita – Gianmarco De Pieri del Tpo di Bologna. Ma c’è anche Winston Churchill, citato da Landini: “Ci sono tre tipi di bugie: le piccole, le grandi e le statistiche… sull’occupazione di cui ci inondano da mesi senza che cambi nulla”. E ci sono le mondine. Anche Rodotà recita alla fine: “Sebben che siamo donne, paura non abbiamo, abbiam delle belle buone lingue, in lega ci mettiamo…”. In platea c’è chi ironizza: “Veramente il canto continuerebbe così: ‘E la libertà non viene, perché non c’è l’unione, crumiri col padrone, son tutti da ammazzar…’”. Alt: è solo un canto. E di altri tempi, ovviamente sì.

Da Marx a Churchill, dalla Fiom alla coalizione sociale: Landini lancia la sua creatura. Il 20 in piazza coi migranti Fonte: L’Huffington PostAutore: Angela Mauro

coalizione

“Il punto è che nessuno di noi l’ha mai fatto questo percorso… Non è facile, né semplice, né scontato. E sarebbe rassicurante se si potesse dire: da oggi nasce una nuova forza politica. Sarebbero tutti più contenti sui giornali. E invece continueranno a non capire cosa sta succedendo… E fanno bene ad avere timore”. Non è il discorso di un criptico intellettuale. E’ Maurizio Landini, l’ex saldatore a capo della Fiom, che arringa la platea gremita del centro congresso Frentani a Roma. Secondo giorno di assemblea della ‘sua’ coalizione sociale. Oltre 200 interventi solo nella prima giornata di ieri , a nome di 300 associazioni di 80 città d’Italia. Qui lo considerano un successo. Non tanto per i numeri – “siamo all’inizio”, premette Landini – ma per quello che definiscono un ‘mix riuscito’. Tra sindacato e precari non iscritti al sindacato, l’intellettuale Stefano Rodotà e il militante del centro sociale, la Fiom e i comitati che occupano stabili per “il diritto alla casa”, sdogana Landini, lui che ammette: “Da metalmeccanico queste cose non le capivo…”.

Dopo la due giorni, il primo appuntamento è per “il 20 giugno a Roma contro le stragi nel Mediterraneo e per porre il problema di come affrontare il tema dei migranti”, dice il segretario della Fiom. E’ la risposta che s’incastra bene nella cronaca del giorno, diretta al governatore della Lombardia Roberto Maroni che ha intimato ai comuni di non accogliere i migranti in arrivo dal nord Africa, pena la perdita dei finanziamenti regionali. “Un modo barbaro di affrontare temi complessi”, denuncia Landini. Ma, al di là del 20 giugno, la coalizione sociale si muove senza calendari alla mano e consapevolmente senza una forma. Se non nei temi. Per orientarsi, forse può risultare utile la traccia di Stefano Rodotà: “La democrazia si salva se si sprigiona tutta la creatività sociale di associazioni e movimenti: questo è il compito che abbiamo davanti. Solo così si potrà dire che il potere non sta tutto da una sola parte”. Standing ovation per lui e anche uno, due tre, “Ro-do-tà! Ro-do-tà!” che ricordano piazza Montecitorio alle elezioni quirinalizie 2013.

Altri tempi. Oggi la ‘parte con il potere” di cui parla il professore è Matteo Renzi, naturalmente bersaglio di tutti gli interventi. “Il premier fa bene a preoccuparsi di chi c’è fuori dal Pd – attacca Landini – ma sarebbe ora che si occupasse anche di chi mettono dentro il Pd!”. Da Vincenzo De Luca a Mafia capitale: “La corruzione è un sistema in questo paese che serve per avere più potere e più soldi…”, continua il leader Fiom. E di fronte alla corruzione si esercita un “garantismo peloso e ipocrita, da prima Repubblica… – scandisce Rodotà – Renzi non dovrebbe guardare al codice penale ma all’articolo 54 della Costituzione sulla disciplina e l’onore che dovrebbero contraddistinguere chi è nelle istituzioni pubbliche”.

La griglia è questa. E Renzi è anche quello che ha fatto il Jobs Act, che porta avanti la sua ‘Buona scuola’. Per Landini i tempi sono maturi per mollare gli ormeggi. E si lancia in un territorio finora sconosciuto alla Fiom. “Io mi sono sempre battuto per l’applicazione delle leggi. Ma non posso chiedere l’applicazione del Jobs Act: piuttosto devo battermi contro. E così sulla scuola o sul diritto alla casa”. L’ammissione: “Io delle occupazioni non ero entusiasta… Lo capisci solo quando tocca a un metalmeccanico. E allora: se ci sono case sfitte o spazi inutilizzati bisogna fare qualcosa…”. Gli applausi gli coprono la voce.

E’ qui che si salda l’asse tra mondi diversissimi. E’ questo il cuore della coalizione sociale, esperimento che vuole incrociare “battaglie sul reddito e salario”, urla Michele De Palma, responsabile Auto della Fiom, un altro “piccolo Landini” – nota una signora in platea – che infiamma il Frentani. Perché “il contratto a tutele crescenti non ha nulla a che fare con il tempo indeterminato: è solo un altro contratto precario”. Sul reddito minimo la coalizione sociale proverà a muoversi in autunno. “Tra 2-3 mesi ci si ritrova qui per lanciare le mobilitazioni d’autunno – propone Landini – ma nel frattempo bisogna costruire tante piccole coalizioni sociali nei territori…”. E si va avanti. Con l’idea fin troppo chiara che “ci siamo rotti le scatole di essere sempre quelli che pagano le tasse e si fanno il mazzo dalla mattina alla sera” (sempre Landini). Avanti, ma a ruota libera.

Così libera che oggi al Frentani le citazioni dotte hanno coperto archi finora imprevedibili a sinistra. C’è Marx: “La coalizione è sempre l’esito di collisioni”, dice Francesco Raparelli, precario del Laboratorio per lo sciopero sociale: “La nostra coalizione deve avere la capacità di collidere”. C’è anche Eduardo Galeano: “Il cammino lo facciamo insieme”, dice Giuseppe De Marzo di Libera: “Perché i tre milioni e 200mila ‘working poors’ in Italia non dovrebbero esistere: sono incostituzionali!”. C’è l’Italo Calvino de ‘Le città Invisibili’: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui…”, recita – sì, recita – Gianmarco De Pieri del Tpo di Bologna. Ma c’è anche Winston Churchill, citato da Landini: “Ci sono tre tipi di bugie: le piccole, le grandi e le statistiche… sull’occupazione di cui ci inondano da mesi senza che cambi nulla”. E ci sono le mondine. Anche Rodotà recita alla fine: “Sebben che siamo donne, paura non abbiamo, abbiam delle belle buone lingue, in lega ci mettiamo…”. In platea c’è chi ironizza: “Veramente il canto continuerebbe così: ‘E la libertà non viene, perché non c’è l’unione, crumiri col padrone, son tutti da ammazzar…’”. Alt: è solo un canto. E di altri tempi, ovviamente sì.