A chi appartiene Gerusalemme? da: www.resistenze.org – popoli resistenti – palestina – 26-05-15 – n. 545

 

Juan Cole* | juancole.com
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

18/05/2015

Il primo ministro di estrema destra israeliano Benjamin Netanyahu ha celebrato la “Giornata di Gerusalemme” con un discorso nel quale affermava che “Gerusalemme è sempre stata la capitale del solo popolo ebraico e di nessun altro”, avvertendo inoltre che la città si trova sotto la minaccia del terrorismo musulmano.

Gerusalemme, Daru Shalem, venne fondata circa 5500-6500 anni fa dal popolo proto-canaaneo, molto prima che esistesse l’ebraismo. Fu dedicata al dio del tramonto, Shalem.

Se ne fa menzione per la prima volta in un testo egizio successivo al 2000 a.C., ancora una volta prima della comparsa dell’ebraismo.

Penso che si possa dedurre che la città di Shalem, il dio del tramonto, fu probabilmente la capitale di molti popoli prima che ci fosse una religione chiamata ebraismo.

Pressapoco nel periodo che va dal 1500 al 1200 a.C., Gerusalemme era governata dai faraoni egizi di Memphis, con i cananei che in ogni caso continuavano ad esserne i loro rappresentanti.

Piccoli re cananei continuarono a dominare la regione dopo la fine del controllo egizio. Con il passare del tempo, alcuni di loro adottarono pratiche che poi andarono via via associandosi con l’ebraismo, ma continuarono ad esistere molte altre correnti di fede cananea. Probabilmente esistettero piccoli capi tribali chiamati Davide e Salomone dopo il 1000 a.C., ma sembra che Gerusalemme non fosse ancora stata popolata nel 1000-900 a.C. e di conseguenza costoro non vi avevano un palazzo.

Qualunque fosse la natura delle varie confederazioni tribali dei cananei in Palestina, incluse quella dei proto-israeliani, nel 900-700 a.C., la regione cadde, nel corso di quell’ultimo periodo, nelle mani degli assiri.

Nel 597 a.C., i babilonesi conquistarono la Palestina e poi trasferirono almeno una parte della sua popolazione a Babilonia. E’ probabile che sia stato lì che la religione ebraica fu pienamente elaborata.

Nel 539 a.C., Babilonia cadde nelle mani dell’impero achemenide dei persiani, che emancipò gli ebrei. Gli achemenidi governarono la gran parte del mondo civilizzato, dall’Egitto all’odierno Pakistan. La Palestina fu governata dell’Iran per quasi 200 anni, fino al 330 a.C., quando Alessandro sconfisse gli achemenidi.

La dinastia tolemaica greca controllò la Palestina fino al 198 a.C., quando i seleucidi la conquistarono.

La rivolta dei maccabei nel 168 a.C. stabilì un piccolo stato ebraico nell’area. A parte i clan israeliti del periodo pre-assiro, esso fu l’unico stato ebraico pre-moderno ad avere Gerusalemme come capitale. Tuttavia, dal 40 a.C. fu vassallo dell’impero partico iraniano. Erode divenne vassallo dei romani in Palestina nel 6 dell’era volgare (d.C.).

Gerusalemme fu romano/bizantina fino al 614 d.C., quando venne conquistata dall’impero sassanide iraniano.

Nel 629 i Bizantini la ripresero.

I musulmani conquistarono Gerusalemme nel 638 e la governarono fino 1099, quando fu presa dai crociati, che uccisero o espulsero ebrei e musulmani della città.

I musulmani sotto Saladino la riconquistarono nel 1187 e permisero agli ebrei di farvi ritorno.
E’ probabile quindi che la città fu capitale di qualcosa come il Regno Crociato di Gerusalemme per diversi decenni.
I musulmani poi la governarono fino alla fine della Prima guerra mondiale, cioè per oltre un millennio.

Pertanto, Gerusalemme fu governata dall’Iran per circa 250 anni e dai crociati per altri 200 anni ed è stata la capitale di molti popoli, tra cui i regni cananei e il Regno latino di Gerusalemme. E’ stata inoltre spesso una capitale provinciale sotto gli imperi musulmani.

Nell’accordo Sykes-Picot tra Francia e Gran Bretagna durante la Prima guerra mondiale e che ridisegnò il Medio Oriente, Gerusalemme era stata assegnata alla Russia.
Lenin, avendo trovato l’accordo nel palazzo dei Romanov nel 1917, dopo la Rivoluzione d’Ottobre, ne fu oltraggiato e ordinò la sua immediata pubblicazione. Ritirò la Russia dalla guerra e rinunciò al premio di Gerusalemme.
La città fu consegnata ai britannici dalla Conferenza di Pace di Versailles, come parte mandato britannico della Palestina.

Nel piano di partizione della Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1947, Gerusalemme fu designata come “corpo separato” sotto amministrazione internazionale. Non è quindi stata data a Israele dall’Onu. Anche se la propaganda israeliana insiste da sempre nel dire che il piano di partizione delle Nazioni Unite venne accettato, naturalmente non fu così. Hanno conquistato molto più territorio di quanto l’Assemblea Generale avesse concesso loro, inclusa Gerusalemme Ovest.

Furono i coloni ebrei della Palestina mandataria che usarono la violenza per impossessarsi di parte della città, ignorando il diritto e gli accordi internazionali. In ogni caso, la città era popolata in larga maggioranza dai palestinesi, il che ne faceva una città palestinese a tutti gli effetti.

Nel 1967, l’esercito israeliano ha preso Gerusalemme Est e da allora ha cacciato la popolazione palestinese, l’ha costretta alla povertà, ne ha usurpato la proprietà, circondandola di insediamenti. Non c’è giustificazione alcuna che figuri in qualche accordo o legge internazionale che permetta agli israeliani di comportarsi in questo modo nei confronti di persone che abitavano a Gerusalemme da più di un millennio (e che in ogni caso sono quasi certamente i discendenti di ebrei palestinesi convertiti all’Islam). La violenza resta il principale strumento con cui Israele governa Gerusalemme Est, quindi i moniti di Netanyahu sulla violenza musulmana non sono che fantasie.

I musulmani considerano Gerusalemme la terza città santa dell’Islam. Sebbene gli occidentali gli ripetano continuamente che non hanno il diritto di farlo, sembrano essere piuttosto attaccati alla dottrina. Ci sono 1,5 miliardi di musulmani dai nervi tesi dopo secoli di colonialismo occidentale, durante il quale gli è stato detto che la loro religione era inutile e arretrata. L’occupazione di Gerusalemme è stata menzionata da al-Qaeda come una delle ragioni per i loro attacchi contro New York e Washington. L’insistenza degli estremisti ebrei fa infuriare il mondo musulmano quando invadono di volta in volta la moschea di Aqsa e minacciano di demolirla. Sembra di assistere a quei vecchi cartoni animati della Warner Bros. in cui un bambino un po’ sciocco continua a provocare la tigre in gabbia.

(*) Juan Cole è professore di storia e direttore del Centro studi sull’Asia meridionale dell’Università del Michigan

Tutti a Roma alla prima assemblea nazionale della Coalizione Sociale Fonte: Red.Autore: Claudio Grassi da: controlacrisi.org

coalizione

Il 6 e il 7 giugno saremo tutti a Roma alla prima assemblea nazionale della Coalizione Sociale. La cosa più sbagliata che si possa fare è contrapporre l’iniziativa della Coalizione Sociale con il processo riaggregativo e unitario della Sinistra. Servono entrambe le cose! Il problema però è che se non si mettono in movimento energie nuove e se non si costruisce, anche da noi, come avvenuto in Grecia e in Spagna, una forte mobilitazione sociale contro le politiche di austerità, il processo riaggregativo a sinistra sarà una riedizione ancora una volta fallimentare di quanto già visto (magari con protagonisti diversi) con Arcobaleno, Fds, Ingroia, Altra Europa….. Occorre ben altro. La Coalizione Sociale, per la credibilità di chi l’ha proposta, può essere quel progetto capace di attivare le tante energie che le attuali forze politiche non sono capaci di muovere, ma che sono essenziali per costruire una reazione alle politiche di questa Europa e del governo Renzi.

Per questo è importante esserci e contribuire a costruirla.

La denuncia della Cgil: «All’Expo la polizia spia i lavoratori» Fonte: il manifestoAutore: Roberto Ciccarelli

«All’Expo Milano viene pra­ti­cato uno spio­nag­gio poli­tico ai danni dei lavo­ra­tori come alla Fiat negli anni Set­tanta». Per Anto­nio Lareno, dele­gato Cgil per l’Expo, non ci sono dubbi: «Cin­quan­ta­mila cit­ta­dini che hanno pre­sen­tato una can­di­da­tura per lavo­rare all’Expo sono stati fil­trati dalle forze di poli­zia a loro insa­puta nell’ultimo anno». Alcune cen­ti­naia di lavo­ra­tori, assunti fino ad aprile, sono stati licen­ziati prima dell’inizio del «grande evento» per motivi, non ancora chia­riti, di sicurezza.

Il loro numero non è ancora pre­ci­sato. Sem­bra comun­que supe­riore alle tre­cento per­sone. Lo atte­stano le testi­mo­nianze rac­colte anche dalla Cgil. I licen­zia­menti sono avve­nuti per tre ragioni: «Per causa di forza mag­giore non dipen­denti dalla volontà» di Expo; «per prov­ve­di­menti delle auto­rità com­pe­tenti» o delle «auto­rità com­pe­tenti di pub­blica sicu­rezza». Tra le per­sone col­pite da que­sto bando ci sono coloro che hanno par­te­ci­pato a mani­fe­sta­zioni con­tro la riforma Gel­mini nel 2008, hanno occu­pato una casa o lavo­rato con rifu­giati politici.A Expo è stato creato uno stato di ecce­zione dove qual­cuno – la Que­stura di Milano, il mini­stero dell’Interno? — decide in maniera insin­da­ca­bile chi può lavo­rare e chi no. I cri­teri di que­sta ope­ra­zione di poli­zia non sono noti, tanto meno ai diretti inte­res­sati. Ad oggi non si cono­sce né l’archivio dal quale sono state attinte le infor­ma­zioni, né chi ha legit­ti­mato la loro dif­fu­sione a sog­getti terzi come le aziende o l’Expo.

«Il pro­blema riguarda la nostra demo­cra­zia – con­ferma Lareno – Que­sto è un caso limi­tato, ma esi­ste uno spio­nag­gio ille­cito e una vio­la­zione della pri­vacy dei cit­ta­dini. Que­ste pra­ti­che potranno essere usate domani per altri eventi, e in ogni luogo di lavoro. Basta dichia­rarli “zone a inte­resse stra­te­gico” dove l’accesso viene rego­lato in base all’autorizzazione di un organo di poli­zia o ammi­ni­stra­tivo. Stiamo assi­stendo a una cosa mostruosa».

Venerdì scorso a Milano i rap­pre­sen­tanti sin­da­cali hanno incon­trato alcuni diri­genti di prima fila dell’esposizione nell’ambito delle atti­vità dell’osservatorio Expo, una strut­tura bila­te­rale di con­ci­lia­zione interna. «Hanno fatto la parte di chi se c’era, dor­miva – rac­conta Lareno — È stato con­fer­mato che le per­sone che lavo­rano con un con­tratto a ter­mine, i volon­tari Expo e i gior­na­li­sti sono stati “fil­trati”. È una palese vio­la­zione dell’articolo 8 dello Sta­tuto dei lavo­ra­tori che vieta inda­gini sulle opi­nioni dei lavo­ra­tori e dell’articolo 15 che vieta le discri­mi­na­zioni sul posto di lavoro». Cgil, Cisl e Uil invie­ranno dif­fide alle aziende e a Expo dove chie­de­ranno la rein­te­gra dei lavo­ra­tori. Poi ci sarà il risvolto penale e un espo­sto al garante della privacy.

Lo scan­dalo, sol­le­vato da Radio popo­lare e da Roberto Mag­gioni su Il Mani­fe­sto del 27 mag­gio scorso , è poli­tico. Ieri lo ha dovuto rico­no­scere l’Ad Expo Giu­seppe Sala: «È neces­sa­rio con­fron­tarsi con la que­stura e i sin­da­cati — ha detto — è un tema da capire e su cui a noi arri­vano alcune infor­ma­zioni che cer­chiamo di gestire con buon­senso. Dob­biamo impe­gnarci la set­ti­mana pros­sima per capire meglio». Prima di valu­tare un passo indie­tro, «dob­biamo capire le moti­va­zioni». L’incontro è stato fis­sato in que­stura a Milano gio­vedì 4 giu­gno. «Quella di Sala è una prima ammis­sione di con­sa­pe­vo­lezza – risponde Lareno — Rac­co­gliamo con favore il fatto che cominci a porsi il pro­blema di rive­dere le pro­ce­dure in atto anche per­ché c’è gente che è stata cac­ciata dall’Expo, pur avendo la neces­sità e il diritto di lavorare».

L’esistenza di uno stato di ecce­zione all’Expo era stata con­fer­mata dal vice­mi­ni­stro degli Interni Filippo Bub­bico (Pd) in una dichia­ra­zione a Radio Popo­lare: «Expo è un sito sen­si­bile, di rile­vanza stra­te­gica — ha detto — ci sono delle atti­vità di pre­ven­zione i cui cri­teri non pos­sono essere resi noti per­ché per­de­reb­bero di effi­ca­cia». Il governo, invece, dovrà ren­derli noti. Que­ste pra­ti­che vio­lano i prin­cipi costi­tu­zio­nali e dello sta­tuto dei lavo­ra­tori e creano una situa­zione para­dos­sale rispetto alla pro­ce­dura anti­ma­fia coor­di­nata dal Gicex, il gruppo inter­forze coor­di­na­mento Expo. «Un’azienda che con­corre per un appalto Expo cono­sce le pro­ce­dure a cui viene sot­to­po­sta — sostiene Lareno — Que­sto non avviene nel caso dei lavo­ra­tori sot­to­po­sti a un giu­di­zio di cui igno­rano i cri­teri. A Expo la libertà delle per­sone è con­si­de­rata più peri­co­losa dell’attività mafiosa. Per que­sto viene tenuta segreta».

«L’effetto pra­tico di que­sta pro­ce­dura di poli­zia di mas­sima segre­tezza è infe­riore a quello del Daspo — con­clude — Se te lo danno non puoi entrare negli stadi. All’Expo no, puoi com­prare un biglietto, o un pass sta­gio­nale, e entrare. Siamo oltre la tra­ge­dia e il ridicolo».