Bambino di 4 anni fa il saluto fascista. Le maestre: “O il piccolo la smette o deve cambiare asilo” da: la repubblica.it

Pubblicato: 12/05/2015 10:14 CEST Aggiornato: 12/05/2015 10:14 CEST
SALUTO ROMANO

Salutava i compagni, le maestre e i bidelli alzando il braccio destro e schiudendo il pugno. Un saluto romano in piena regola. Peccato che la mano fosse quella di un bambino di 4 anni, iscritto al primo anno di asilo.

A raccontare la sua storia il quotidiano La Repubblica che descrive lo stupore delle insegnanti e la successiva decisione di convocare i genitori.

Decidiamo di convocare i genitori. Quando spieghiamo loro il comportamento anomalo del figlio e chiediamo, a nostra volta, spiegazioni, ci rispondono così: “Che cosa c’è di strano? Vogliamo dargli un’educazione rigorosa e allo stesso tempo naturale”.

Le maestre restano senza parole di fronte all’ammissione dei genitori. Trent’anni lui, 29 lei, rivendicano con fierezza di essere fascisti. Il padre, riferisce ancora Repubblica, durante il colloquio all’asilo alza perfino la manica della camicia per mostrare alle insegnanti una svastica tatuata.

Quel richiamo si risolve in un nulla di fatto: il bambino, infatti, si ostina a salutare come un piccolo Balilla. Così, le maestre si trovano costrette a un secondo colloquio con mamma e papà.

Vengono riconvocati dalle maestre e a questo giro gli viene posto un ultimatum. Delle due l’una: o il bambino la smette di salutare come il Duce, oppure non può più frequentare la scuola materna. Che è pubblica e si riconosce, come ovvio, nei valori sanciti dalla Costituzione italiana il cui carattere è rigorosamente antifascista.

Una seconda strillata che dovrebbe essere servita a frenare quel saluto del Duce. Certo non a cambiare le idee dei due giovani genitori. E, del resto, forse non è un caso, come osserva ancora Repubblica, che la cittadina d’origine della coppia, Cantù, in provincia di Como, ospiti da due anni il Festival Boreal, un raduno d’ispirazione neonazista organizzato da Forza Nuova. Un raduno, tra l’altro, finanziato dal sindaco, Claudio Bizzolero, in nome della libertà di pensiero.

Video degli scontri del 12 maggio 1977 dove morì Giorgiana Masi

Barbara Spinelli lascia la lista Tsipras ma tiene il seggio a Bruxelles da: l’espresso

«Tradito il progetto originario» dice l’eurodeputata, contraria alla candidatura del civatiano Pastorino in Liguria. L’ex garante de L’Altra europa: «Sarò indipendente nel gruppo della Sinistra unitaria Europea»

DI LUCA SAPPINO

11 maggio 2015

Barbara Spinelli lascia la lista Tsipras ma tiene il seggio a Bruxelles

«L’Altra Europa nacque come progetto di superamento dei piccoli partiti di sinistra» dice l’eurodeputata Barbara Spinelli, già firma del quotidiano la Repubblica, eletta alle ultime europee con la lista Tsipras, L’Altra Europa, appunto, che però, secondo Spinelli, ha tradito il progetto originario. «Ho deciso di prendere le distanze da L’Altra Europa con Tsipras, nata in occasione delle ultime elezioni europee, e di conseguenza il mio statuto di europarlamentare cambia», spiega in una nota ufficiale, «sarà quello di indipendente nel gruppo Sinistra Unitaria Europea-Ngl».

Indipendente dunque, sì, perché Barbara Spinelli non lascia il suo seggio, lo stesso che quando accettò la candidatura disse che non avrebbe mai occupato. «Sono solo la garante delle lista» diceva in campagna elettorale, alimentando non poche polemiche, accusata di confondere gli elettori, chiedendo preferenze che avrebbe poi girato ad altri; la versione è però cambiata presto, alla conta dei voti: «Vado in Europa per il bene del Paese» spiegò, e perché «Sel» diceva, «non è affidabile». Di Sel era infatti il primo dei non eletti, il trentenne Marco Furfaro, che aveva raccolto quasi 24 mila preferenze (e che oggi preferisce non rilasciare dichiarazioni). E Spinelli, forse anche per il dibattito interno al partito di Vendola, allora animato da Gennaro Migliore (oggi passato nel Pd di Renzi), aveva deciso di andare a Bruxelles, per tutelare il processo di «unione della sinistra». Diversamente fece Moni Ovadia, anche lui candidato, che rinunciò, come annunciato, in favore di Curzio Maltese.

Per Barbara Spinelli questa è dunque la seconda giravolta. Ma la decisione è maturata negli ultimi mesi, ricchi di frizioni interne al gruppo dei garanti della lista Tispras. Lì, lo storico Marco Revelli ed altri, contrariamente a quanto avrebbe voluto fare Barbara Spinelli, hanno lavorato per la creazione delle liste unitarie alle regionali con Sel e pezzi del Pd, puntando come già raccontato dall’Espresso ad aprire una costituente, a giugno, che unisca i pezzi della diaspora della sinistra. Impresa epica, sicuramente. Ma proprio il caso ligure, con la candidatura a presidente del civatiano Luca Pastorino, ha spinto Spinelli a scrivere, insieme a Guido Viale, sociologo, ex leader sessantottino, poi Lotta Continua, una lettera che lasciava immaginare questa ultima svolta: «La dirigenza di Altra Europa ha ignorato o misconosciuto uno dei cardini dell’appello istitutivo dell’Altra Europa» scrivevano i due sulla Liguria, «quello di non candidare personaggi che ricoprissero o avessero ricoperto cariche elettive o ruoli dirigenti in altri partiti nella passata e nella presente legislatura». Spinelli oggi aggiunge: «Non intendo contribuire in alcun modo a un’ennesima atomizzazione della sinistra, promuovendo o fondando un’ulteriore frazione politica. Continuerò a combattere le grandi intese, l’idea di un ‘Partito della Nazione’, l’ortodossia delle riforme strutturali, la decostituzionalizzazione della nostra democrazia. Nelle prossime regionali appoggerò tutti coloro che sono davvero e sino in fondo impegnati in questa battaglia».

La Flc-Cgil risponde alla ministra Boschi: “La scuola non è del Governo” Autore: redazione da: controlacrisi.org

“La dichiarazione della Ministra Boschi conferma l’arroganza e il disprezzo della democrazia. La scuola non è dei sindacati ma nemmeno proprietà privata del Governo”. Così Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc, la Federazione dei lavoratori della conoscenza della Cgil in riferimento alle affermazioni fatte dal ministro Maria Elena Boschi durante un comizio a Pesaro sabato. “La scuola – ha detto Pantaleo – è del Paese e di chi quotidianamente garantisce alle nuove generazioni di avere una istruzione all’altezza dei tempi. Lo sciopero e le manifestazioni del 5 maggio hanno dimostrato che studenti, personale della scuola, famiglie e Paese sono contro il disegno di legge della brutta scuola. Gli emendamenti approvati non cambiano l’impianto autoritario e incostituzionale del disegno di legge. Nelle prossime ore la mobilitazione continuerà e si allargherà”. “Se dovessi dire che abbiamo la certezza che incontreremo il governo – aveva detto la scorsa settimana il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, dopo l’incontro con una delegazione del Pd – direi una cosa non vera, anche se il Pd ha registrato la nostra richiesta. Abbiamo rispiegato le ragioni dello sciopero e del successo che ha avuto, abbiamo apprezzato la disponibilità di metodo per continuare a vederci ma – ha aggiunto la leader della Cgil – molti nodi li può sciogliere il governo non un singolo partito”. Sempre in quel contesto, Susanna Camusso aveva ricordato che tra gli scogli da superare ci sono ancora la questione dei precari, il contratto (in attesa di rinnovo da tanti anni) e i criteri di valutazione degli insegnanti. “Sono nodi che lasciano aperti interrogativi su come inizierà il prossimo anno scolastico. Pur apprezzando il metodo, per ora non abbiamo fatto grandi passi in avanti”.
Al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che parla di un testo “arricchito e integrato con la risoluzione di alcuni nodi tecnici e politici che ci aspettavamo e siamo lieti siano stati sciolti già qui alla Camera”, rispondono i grillini che bollano tutto come un “impianto irricevibile”.

Rifoma scuola, Camusso: Governo ascolti e non sia arrogante Fonte: rassegna

“Quando il mondo della scuola si mobilita insieme agli studenti e alle famiglie, con le dimensioni di questo periodo, il governo dovrebbe farsi qualche domanda”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, risponde alle dichiarazioni del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, in un’intervista a RadioArticolo1 (ascolta il podcast integrale ).

“A forza di dire che loro tirano dritti, non valutano l’astensione o le mobilitazioni, sembra che si vogliano isolare in una torre d’avorio – prosegue -. L’idea di Boschi, che la scuola non sarebbe ‘proprietà dei sindacati’, è tipica di un governo che non vuole fare i conti con la realtà del paese: la scuola in Italia viene da una serie di riforme, prima quella Moratti e poi quella Gelmini, che sono sempre state contrastate. Lo stesso governo ha detto che non andavano bene. La scuola oggi è frutto di quei provvedimenti, non certo del sindacato che ha sempre difeso i lavoratori, la funzione sociale e il percorso di costruzione dell’integrazione nella scuola”.

Susanna Camusso quindi prosegue: “Viene un sospetto: l’arroganza del governo nel negare le ragioni dei lavoratori della scuola significa che non hanno un progetto, e allora affermano il principio della proprietà, il principio che c’è un uomo solo al comando che dirige tutto. Dovrebbero rileggersi gli studiosi del lavoro, che spiegano che non è la singola scuola d’eccellenza che crea crescita e sviluppo, ma è la crescita dell’istruzione in un intero territorio”.

Così facendo, secondo il segretario, “forse terrebbero conto delle nostre ragioni, quando diciamo che il primo problema è la dispersione scolastica, la non costruzione d’integrazione, la necessità di essere nei luoghi di frontiera. Non serve la scuola dei ricchi – conclude -, al contrario lo sviluppo del paese si è sempre creato quando l’istruzione si diffondeva e diventava conoscenza collettiva”.