Il Vaffanculicum di Renzi e la robbbetta di opposizione Fonte: micromegaAutore: Paolo Flores d’Arcais

Sulla legge elettorale “Italicum” (che la Boschi della vignetta del geniale Mannelli suFatto quotidiano ribattezza “Vaffanculicum”) Matteo Renzi va allo scontro frontale.

Quando stampa e tv non siano totalmente plaudenti, due tamburellanti interrogativi caratterizzano i commenti: perché il Premier cerca questo “scontro finale” su un tema che interessa poco e niente alla stragrande maggioranza degli italiani? E fare dell’Italicum/Vaffanculicum una sorta di piccolo armageddon della politica nostrana è segno di forza o di debolezza?

Sul primo punto la risposta è facilissima: Renzi cerca la battaglia campale su un tema i cui contenuti non interessano, e quindi sfuggono ai più, proprio per questo: che sarà vissuta come una battaglia in cui i contenuti contano pressoché zero, e dunque per i cittadini conteranno solo le “posture” e le “virtù” che in tale battaglia si manifesteranno: la coerenza dei propositi contro la tradizione delle lungaggini, l’energia contro la palude, il nuovo contro il vecchio, la riforma contro la conservazione, il coraggio di rischiare contro la vocazione a rassicuranti compromessi, ecc. Insomma la durlindana rottamatrice contro la melmosità delle nomenklature.

Renzi perciò ne uscirà benissimo, vinca o perda (molto probabilmente vince). Tanto più che i suoi antagonisti nel centro-sinistra sono giganti della tempra di Bersani e Letta, D’Alema e Bindi, e infine Speranza (vi rendete conto?!), robbbetta che nessuno che abbia residui di lucidità può prendere minimamente sul serio, e la cui rottamazione resta una delle “gesta” che hanno fornito a Renzi il suo primigenio patrimonio di credibilità e consensi.

Altra cosa sarebbe stata se nel centro-sinistra l’opposizione si fosse manifestata in modo netto e coerente (al momento di ogni voto) su tutte le questioni cruciali, a cominciare dal problema del problema, la giustizia, e con esso quello dei media (e la legge bavaglio che li connette), e insomma fosse stata frontale fin dall’inizio, visto che il disegno di Renzi era evidente e organico. Ma un’opposizione capace di fare questo non sarebbe stata capace, quando era al governo (per quasi otto anni, in epoca berlusconiana) di tutto il miserrimo cabotaggio, e il berlusconismo di risulta, e la mimesi di corruzione, e insomma sarebbe stata una cosa completamente diversa fatta da persone completamente diverse. Mentre la robbbetta questo era in grado di dare, al governo e all’opposizione: in termini di libertà e giustizia, anche in dosi omeopatiche, il nulla.

A questo punto è chiaro che l’armageddon formato twitter che vuole realizzare Renzi è una prova di forza, non di debolezza. Una prova con un margine di rischio, ovviamente, ma una prova di forza. E’ il compimento della rottamazione. Ottenuta in una sola mossa insieme a una trasformazione strutturale che rende l’esecutivo padrone dell’intera vita politica del paese: un regime plebiscitario di minoranza, dove con un terzo dei voti, e se le altre forze sono divise, si controlla il parlamento manu militari , si nominano tutti gli organismi di garanzia, si domina la tv di Stato, insomma si fa il bello e il cattivo tempo senza “lacci e lacciuoli”.

Il berlusconismo realizzato. Grazie a quanti (la famosa robbbetta e anche qualcuno in più) hanno per anni e anni stigmatizzato come estremista chi combatteva senza transigere il regime di Arcore, hanno addirittura considerato “demonizzazione” e fanatismo l’uso del termine regime , e si sono dati voluttuosamente a ogni genere di inciucio, spacciandolo per genialità strategica e convincendo non pochi guru-gonzi del sistema mediatico e di “opinione”.

Oggi siamo una non-democrazia senza opposizione, e quelle che passano per tale sono talvolta mero fascismo e/o razzismo rimpannucciato (Salvini, Meloni, ecc.), o pezzi di nomenklatura di finta sinistra non certo migliore della robbbetta (Vendola & Co). Resta il M5S, con le stranote contraddizioni, volatilità, dogmatismi, irrazionalità esoteriche, ma anche passione civile della base.

Motivi di speranza pochi, dunque. Pochissimi. A incrementarli può esserci solo l’inventiva e le iniziative concrete che ciascuno di noi saprà costruire, per quanto in apparenza isolate e impotenti, senza aspettare che “arrivi” da chissà dove un nuovo strumento di azione politica di massa.

Italicum, l’appello per una prima mobilitazione martedì sotto Montecitorio. Testo e firme da: controlacrisi.org

“Noi che ci siamo ritrovati davanti a Montecitorio per protestare contro l’imposizione della fiducia sulla legge elettorale, ci rivolgiamo a quanti e quante hanno a cuore le sorti della democrazia italiana perché facciano sentire forte la loro voce per dire No all’Italicum. Martedì manifesteremo di fronte a Montecitorio per denunciare al Paese che un Governo espressione di una legge elettorale incostituzionale pretende di imporre, a colpi di fiducia e di maggioranza una riforma elettorale che mantiene tutti i vizi di stravolgimento della Costituzione del Porcellum. Una legge che, insieme alle modifiche della Costituzione, prepara una inaudita concentrazione di potere nelle mani del Governo e del suo capo, esponendo il Paese a gravi rischi di avventure autoritarie. Sarà usata per colpire ancora i diritti sociali e proseguire con più durezza le politiche di austerità a partire dalla scuola che proprio il 5 maggio sarà protagonista di un grande sciopero generale. Salvaguardare la democrazia oggi, è garantire la propria libera voce domani. Mobilitiamoci per fermare questo progetto politico che vuole riportare indietro la storia, azzerando il lascito della Resistenza”. Martedì tutti a Montecitorio !!

Bia Sarasini, Roberto Musacchio, Nicola Fratoianni, Rosa Rinaldi, Paolo Cento, Giulia Rodano, Elettra Deiana, Assunta Signorelli, Antonello Falomi, Sandro Medici, Franco Campanella, Sabrina Battista, Anna Maria Rivera, Alfonso Gianni, Daniela Caramel, Danilo Borrelli, Maurizio Zammataro, Claudia Moriggi, Luciano Colletta, Claudio Ursella, Anna Maria Costanzo, Rita Carchella, , Raffaella De Vito, Massimo Fundarò, Elio Romano, Angelo di Naro, Alfonso Perotta, Sergio Caloni, Maria Grazia Greco, Maurizio Fabbri, Lucilla De Vito Franceschi, Bruno Leonarduzzi.

L’Istat sbugiarda ancora Renzi. La disoccupazione in Italia aumenta mentre in Europa è stabile Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Mentre in Europa la disoccupazione resta stabile in Italia aumenta. L’Italia vede un rialzo, dal 12,7% di febbraio al 13% di marzo. Una perdita di più di cinquantamila posti di lavoro, un’altra tessera che si aggiunge al puzzle del disastro. A poco serve quel lievissimo incremento dei contratti a tempo indeterminato, tanto sbandierata dal ministro Poletti, effetto sicuro del Jobs act che in realtà sta trasformando le varie tipologie di precariato in una occupazione “instabile della durata di tre anni”. Insomma, Renzi ne esce con le ossa rotte. E proprio nel momento di maggiore esposizione mediatica tra Expo e Italicum. Tutte le fandonie sulla ripresa del lavoro vengono allo scoperto. “In realtà non c’è nessuna notizia – taglia corto l’economista Roberto Romano — Che la situazione reale del paese fosse questa lo sapevavamo. Anzi, è pure peggio perché se si va a dare una occhiata ai numeri si scopre che nell’incremento di Pil previsto dal Governo (0,7%) lo 0,5 è in relazione al QE, come sottolinea Bankitalia. E quindi ci si chiede dove è l’effetto positivo indotto dai provvedimenti del Governo tra Jobs act e “80 euro”. E stiamo parlando del 2015″.

Ma il “bollettino di guerra” ci riserva anche un’altra chicca: l’inflazione ha ripreso a salire, anche se di poco. Buona notizia? Nemmeno per sogno perché il mix di disoccupazione, e quindi di taglio del reddito da lavoro, e di prezzi verso l’alto porta dritto dritto al peggioramento delle condizioni di vita anche di chi un lavoro ce l’ha. Niente che possa spaventare nell’immediato, anche perché, come fa notare Romano, il mercato dei beni è fermo, ma se i prezzi continuano a salire e i redditi da lavoro a scendere per effetto dei ribassi nel mercato del lavoro, sono dolori. Insomma, tra tutte le soluzioni possibile che potevano uscire dal “cappello” di Renzi è venuta fuori la peggiore. Per quanto riguarda la disoccupazione tra i giovani, poi, si registra l’ennesimo aumento a quota 43,1%. C’è da aggiungere che il dato non registra, secondo quanto sottolinea l’Istat quelli inattivi, che sono il 75% della categoria. Se si considerassero questi, infatti, la percentuale di coloro che non hanno un lavoro sarebbe molto più drammatico. Solo in Grecia (50,1% a gennaio 2015), Spagna (50,1%) e Croazia (45,5% nel primo trimestre 2015) è più alta. La media dell’Eurozona resta stabile a 22,7% (un anno prima era a 24,2%). Anche nella Ue-28 resta invariata rispetto al mese precedente a 20,9% (nel marzo 2014 era a 22,8%).
“I numeri della disoccupazione dicono esattamente cosa è l’emergenza nel Paese. Il tema del lavoro dovrebbe essere l’ossessione quotidiana di chi ci governa ma non mi pare sia cosi'”, commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a margine della cerimonia di commemorazione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, a Palermo.
E Serena Sorrentino, che in segreteria della Cgil si occupa di mercato del lavoro, commenta: “I dati dell’Istat sulla disoccupazione confermano ancora una volta che cancellare i diritti non crea lavoro”. “Il jobs act – aggiunge la dirigente sindacale – ha un effetto ‘spostamento’ tra tipologie contrattuali, ma aumentare la ricattabilità dei lavoratori e la precarietà non fanno crescere l’occupazione”. Per Sorrentino “Ci vuole un piano straordinario del lavoro e un nuovo statuto dei diritti per le lavoratrici e lavoratori”.”Con una disoccupazione a questi livelli, chi ha parlato di Italia uscita dalla recessione ha commesso un clamoroso errore – spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi -. Non vediamo come un tasso a questi livelli possa far sperare in una ripartenza del paese nel corso del nuovo anno”.
La crescita del numero di disoccupati dal periodo pre-crisi ad oggi è allarmante”, denuncia il Codacons, evidenziando che il tasso di disoccupazione è passato dal 6,1% del 2007 al 13% di marzo 2015, “ciò significa che il numero di cittadini senza occupazione è più che raddoppiato nell’arco di pochi anni, passando da 1.506.000 disoccupati del 2007 ai 3.302.000 di marzo, ossia 1.796.000 disoccupati in più”.
Come spiega Openpolis, la disoccupazione in Italia è aumentata del 108,2% negli otto anni che vanno dal 2007 al 2014: più del doppio rispetto alla media Ue. La Germania, al contrario, negli stessi anni ha visto addirittura calare la disoccupazione, di ben il 41,18%. E ancora: in Italia i lavoratori precari sono aumentati del 3%, mentre in Germania il numero è calato di oltre 10 punti percentuali.

Per il segretario del Prc Paolo Ferrero, “il motivo per cui l’economia italiana cresce meno della media europea e la disoccupazione è altissima non è la crisi ma va cercato proprio nelle politiche di rigore e austerità che dicono di voler risolvere la crisi. La causa principale della disoccupazione è data dall’enorme avanzo primario di bilancio che sottrae ogni anno decine di miliardi all’economia italiana e per questa via deprime la domanda interna, il cui calo è all’origine della disoccupazione. Gli italiani non lo sanno – e chi lo dice è censurato – ma lo Stato italiano fin dal 1992 è in avanzo primario e in questi anni sono oltre 600 i miliardi che in questo modo sono stati sottratti all’economia proprio a causa delle politiche di austerità. Quella che Renzi e i suoi presentano come la cura è in realtà la malattia: per battere la disoccupazione lo stato deve spendere, non risparmiare!”

Il Governo, infine, respinge le critiche e parla d’altro. L’Italia “non puo’ permettersi il lusso di non sfruttare la finestra” della ripresa che sta per
chiudersi, spiega il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel suo intervento al Salone della Giustizia. “C’e’ una finestra di opportunita’ macro- economiche che riguarda i Paesi Ue – ha spiegato Padoan – questa finestra non durera’ in eterno, ci sono gia’ segni che si sta chiudendo. Questo Paese non puo’ permettersi il lusso di non sfruttare questa finestra” che portera’ una ripresa “molto piu’ forte e sostenuta”.

1 Maggio -Portella della Ginestra -Noi Non Dimentichiamo