L’ANPI non cambia verso Tutti i no all’Italicum dal fatto quotidiano del 28/4/2015

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Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

APPUNTAMENTI

 

Oggi 28 aprile seduta del Consiglio Regionale della Lombardia con intervento del Presidente nazionale dell’ANPI sul tema 70esimo della Liberazione

 

Dal 30 maggio al 2 giugno, a Carpi (MO), quarta Festa Nazionale dell’ANPI

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

 

Breve cronaca di un 25 aprile straordinario

 

Durerà?

 

La tragedia del Mediterraneo: come uscirne?

 

Il caso “Mori”

 

Anpinews n.161

NEPAL, OLTRE DIECIMILA I MORTI, DUE MILIONI DI MINORI COLPITI DAL SISMA da:famiglia cristiana.it

28/04/2015  Lo afferma un drammatico comunicato di Save the Children. Un’emergenza umanitaria di proporzioni colossali: almeno un milione i senzatetto, quattrocentomila edifici distrutti. Il Paese ormai è un’immensa tendopoli. Manca tutto, dal cibo alle medicine.

Il terremoto in Nepal potrebbe aver provocato 10 mila vittime. Lo dice il premier Sushil Koirala che invoca un intervento internazionale. Finora i morti accertati sono 4.485, i feriti 8.235, ma sotto le macerie ce ne sarebbero almeno altri seimila.  Quattro le vittime italiane. Ci sono 39 italiani ancora non rintracciati ma “questo non vuol dire che siano dispersi”, ha precisato il ministro degli Esteri Gentiloni. Il sisma dello scorso 25 aprile ha spostato il terreno sotto l’area di Kathmandu fino a tre metri verso sud. I senzatetto, secondo il Centro nazionale delle operazioni di emergenza (Neoc), sono almeno un milione, mentre  6,6 milioni di persone sono state colpite in varia misura dal terremoto. Gli edifici distrutti completamente sono almeno 400 mila. Una catastrofe umanitaria di proporzioni bibliche.

Ma le notizie che si hanno da quello che è diventato un inferno sono ancora frammentarie. Il Paese è estremamente tortuoso e frastagliato e le difficoltà di comunicazione sono enormi. Diverse localita’, nelle vallate piu’ remote, sono ancora isolate e non sono state raggiunte dai soccorsi. Il governo stima inoltre che ci siano 400 mila edifici distrutti. Le vittime italiane – Renzo Benedetti e Marco Pojer sono state travolti da una frana mentre stavano facendo trekking a 3500 metri di quota nella Rolwaling Valley. Lo raccontano due compagni di spedizione, Iolanda Mattevi, ferita, e Attilio D’Antoni, illeso, ricoverati entrambi all’ospedale di Kathmandu. Sono morti anche Oskar Piazza, del Soccorso alpino del Trentino Alto Adige, e Gigliola Mancinelli, 51 anni, di Ancona, due dei 4 speleologi dispersi. Sono quasi due milioni i minori in Nepal che hanno bisogno di aiuto. Lo rende noto Save the Children calcolando 30 su 75 i distretti colpiti dal grave sisma, soprattutto nella regione occidentale e centrale.

“E’ l’ora per i nuovi partigiani di salvare questo paese”. Intervento di Paolo Andreozzi da: controlacrisi.org

Ancora ieri quel pericoloso cialtrone di Salvini, in tour pre-elettorale stavolta nelle Marche, ha fatto in modo di essere bersaglio – davanti a cronisti, microfoni e telecamere – di lanci di pomodori e uova. Sembra ormai questo il suo solo cliché, come quello di vecchie e bollite band di heavy metal che non credendo più in niente – se non nella saccoccia – esagerano col satanismo (pagliaccesco, beninteso) e sbarcano il lunario offrendosi a spettatori in vena di tirar mondezza sul palcoscenico.
Con la differenza, però, sostanzialissima, che mentre tutto il pubblico di quei tristi buffoni si esaurisce nelle piccole platee dei c’era-una-volta tour, quello dei guitti politici sulla breccia come Salvini è esteso quanto l’intero bacino mediatico nazionale ed è continuamente alimentato dalla rincorsa all’audience tra canali e tra testate (per far salire il prezzo da richiedersi ai rispettivi inserzionisti pubblicitari, ovviamente).Inoltre, considerate questa differenza ulteriore – ancor più importante, decisiva: a differenza del povero chitarrista imbolsito davvero e dannato per finta, che gli spettatori alla fine non prendono sul serio (stanno lì solo per divertirsi un po’, e dopo si torna alla vita vera), nel caso del cialtrone leghista i destinatari di tutto quel suo marketing razzista e inumano (i destinatari del marketing, non i bersagli degli slogan: cioè gli italiani-medi, non i migranti o i rom o in generale i povericristi) sono davvero dannati alla stupidità da un paio di generazioni di decerebrazione indotta, tanto che gli è ormai estraneo il principio di realtà (quello con cui un adulto sa separare la verità dalla finzione), e per di più si ritrovano l’anima bolsa e priva di quei nervi basici che chiamiamo empatia, dignità, coraggio, civiltà.

Il risultato è che per ogni uovo o pomodoro lanciato verso Salvini – meglio: per ogni uovo o pomodoro di cui stampa, tv e web narrano al grande pubblico italiano la traiettoria – da parte di una ridottissima minoranza di persone sveglie, attive e indignate dai suoi slogan che si danno appuntamento nei luoghi del suo tour (e purtroppo cadono nella sua trappola teatrale, che scatta solo se lui suscita reazioni così plasticamente mediatizzabili), ebbene ci sono dieci nuove adesioni alle sue tesi tra la stragrande maggioranza degli italiani-medi, dalla mente che russa sodo e lo spirito che rutta al più. Dieci voti virtuali nuovi contro un reale uovo che vola!

Salvini lo sa, ci conta (ci conta che volino uova, al più, mai sampietrini), politicamente vive di questo e per questo soltanto.
Perché sa che gli italiani svegli, attivi e indignati dal suo razzismo e dalla sua inumanità (in cui, ripeto, non crede probabilmente nemmeno lui stesso) sono davvero pochi; mentre tantissimi sono gli indifferenti ai moti dell’anima e dell’intelletto, e all’azione conseguente da essi, che però si solleticano a sentire qualcuno in televisione così sfacciato da dire con voce ferma ciò che essi pensano in cuor loro ma che si vergognano pure di sussurrare in famiglia: le frattaglie dell’egoismo sociale più gretto.

Gli indifferenti.
Ieri era l’anniversario della morte di Gramsci, del 1937. E per fausta coincidenza, quasi un contrappasso, esattamente otto anni dopo veniva arrestato dai partigiani, definitivamente, Mussolini: il mandante di un’infinità di nefandezze – compresa quella morte precoce e funestissima.

“Odio gli indifferenti,” scriveva Gramsci nel ’17, “l’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della Storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la Storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Compagne e compagni, date retta: odiamo con maggior costrutto, risparmiamo uova e pomodori!
Voltiamo le spalle al teatro e lavoriamo pazientemente – determinatissimi, da nuovi partigiani – per un’egemonia di classe che salvi questo Paese (e noialtri gente per bene) anzitutto da se stesso.

I droni dei serial killer Fonte: il manifestoAutore: Manlio Dinucci

A Washing­ton ormai è un «maca­bro rituale»: una volta al mese mem­bri del Con­gresso, facenti parte delle com­mis­sioni sull’intelligence, vanno al quar­tier gene­rale della Cia a «visio­nare i fil­mati di per­sone che sal­tano in aria, col­pite dagli attac­chi dei droni in Paki­stan e altri paesi». Lo riporta il quo­ti­diano sta­tu­ni­tense The New York Times (25 aprile), sot­to­li­neando che que­sta «par­venza di super­vi­sione» serve a far appa­rire «un rigo­roso con­trollo, da parte del Con­gresso, sul pro­gramma di ucci­sioni mirate». Pro­gramma che «la Casa Bianca con­ti­nua a soste­nere», pro­mo­vendo ai più alti ran­ghi i fun­zio­nari della Cia che lo hanno costruito dieci anni fa, «alcuni dei quali sono stati anche alla guida dei pro­grammi sull’uso della tor­tura nelle pri­gioni segrete». I droni kil­ler sono ormai «inte­grati nel modo ame­ri­cano di fare la guerra».

Que­sto reso­conto del New York Times con­ferma che il pre­si­dente Obama, quando ha incon­trato il pre­mier Renzi, non poteva non essere a cono­scenza dell’uccisione di Lo Porto con un drone Cia, avve­nuta tre mesi prima. Dimo­stra che il «tre­mendo dolore», da lui tar­di­va­mente espresso, non implica un cam­bio di poli­tica sull’uso dei droni kil­ler. È lo stesso Pre­si­dente degli Stati uniti (ripor­ta­vamo sul mani­fe­sto il 12 giu­gno 2012 in base a un’inchiesta del New York Times) ad appro­vare la “kill list”, aggior­nata di con­ti­nuo, com­pren­dente per­sone di tutto il mondo che, giu­di­cate nocive per gli Stati uniti e i loro inte­ressi, sono con­dan­nate segre­ta­mente a morte con l’accusa di ter­ro­ri­smo. Soprat­tutto quando «insieme al ter­ro­ri­sta, che verrà col­pito dal drone, c’è la fami­glia», spetta al Pre­si­dente «la valu­ta­zione morale finale». Giunto il nul­lao­sta del Pre­si­dente, l’operatore, como­da­mente seduto alla con­solle di comando del drone negli Stati uniti a 10mila km di distanza, lan­cia i mis­sili con­tro quella casa in Paki­stan o in un altro paese indi­cata come rifu­gio del ter­ro­ri­sta. È stata soprat­tutto la Cia a usare i droni kil­ler in Afgha­ni­stan, Paki­stan, Iraq, Yemen, Soma­lia e diversi altri paesi. Il Comando per le ope­ra­zioni spe­ciali del Pen­ta­gono, che effet­tua azioni paral­lele a quelle Cia, ha cer­cato nel 2013 di assu­mere il con­trollo di tutte le ope­ra­zioni dei droni, ma non c’è riuscito.

La Cia con­ti­nua ad ope­rare con un numero impre­ci­sato di droni kil­ler. Si aggiun­gono a que­sti circa 250 droni da attacco della U.S. Air Force, parte di una flotta di circa 7500 droni di tutti i tipi gestiti dal Pen­ta­gono. Il loro numero è in aumento, tanto che scar­seg­giano i piloti di droni. Quelli in ser­vi­zio sono costretti a turni stres­santi, che accre­scono i «danni col­la­te­rali». Ma l’alto numero di vit­time civili è dovuto soprat­tutto al fatto che la mag­gior parte degli attac­chi dei droni (oltre il 60% in Paki­stan) è diretta con­tro case abi­tate anche da donne e bam­bini. Il numero di vit­time civili è desti­nato ad aumen­tare con l’uso di veli­voli robo­tici in grado di decol­lare, attac­care e rien­trare alla base auto­no­ma­mente. Tra que­sti il nEU­ROn, costruito da un con­sor­zio euro­peo di cui fa parte Ale­nia Aer­mac­chi, che sarà capace di «effet­tuare auto­ma­ti­ca­mente il rico­no­sci­mento del ber­sa­glio». In attesa della guerra robo­tiz­zata, Roberta Pinotti (che come Renzi ha ini­ziato da capo­scout) è decisa a far par­te­ci­pare l’Italia alla guerra dei droni: ha chie­sto a Washing­ton di poter armare gli MQ-9 Rea­per, i droni kil­ler Usa acqui­stati dall’Italia, cia­scuno capace di lan­ciare 14 mis­sili «Fuoco dell’inferno». Ottimi per distrug­gere in Libia i bar­coni dei traf­fi­canti di essere umani. Salvo il «danno col­la­te­rale» di qual­che altra strage di innocenti.

Scuola, il governo boicotta lo sciopero generale del 5 maggio Fonte: Il ManifestoAutore: Roberto Ciccarelli

Rin­viati i quiz Invalsi pre­vi­sti nello stesso giorno dello sciopero generale contro la riforma Renzi sulla Scuola. Esplode la pro­te­sta di sin­da­cati e stu­denti: «Un attacco al diritto di scio­pero» e al «diritto al dissenso»Dopo l’accusa di «squa­dri­smo» rivolta ai docenti e agli stu­denti che hanno con­te­stato venerdì scorso la mini­stra dell’Istruzione Ste­fa­nia Gian­nini alla festa dell’Unità di Bolo­gna in nome del det­tato costi­tu­zio­nale e con­tro il Ddl «Buona Scuola», il governo con­ti­nua l’attacco al diritto al dis­senso rin­viando le prove Invalsi alle pri­ma­rie dal 5 mag­gio al 6 e 7 mag­gio. Restano con­fer­mate le altre date delle prove di mate­ma­tica, ita­liano e i quiz: il 12 mag­gio nelle classi «Ti» nelle secon­da­rie di secondo grado e il 19 giu­gno nell’esame di stato con­clu­sivo del primo ciclo di istru­zione. Per tutti i sin­da­cati e gli stu­denti è un attacco allo scio­pero gene­rale, e alle mani­fe­sta­zioni stu­den­te­sche, pre­vi­ste il 5 maggio.

Per l’Invalsi, un isti­tuto di ricerca dipen­dente dal mini­stero dell’Istruzione, su tratta di uno spo­sta­mento dovuto alla neces­sità di assi­cu­rare l’attendibilità «scien­ti­fica» dei dati. Il 5 mag­gio, infatti, le scuole saranno deserte, o chiuse, con­si­de­rata l’altissima ade­sione allo scio­pero con­tro il governo Renzi e il Ddl 2294 sulla scuola attual­mente in discus­sione in par­la­mento e da appro­vare «entro metà giu­gno». Una spie­ga­zione che non ha sod­di­sfatto per nulla gli oppo­si­tori del governo. Per i Cobas, che ave­vano ini­zial­mente con­vo­cato da soli il 5 mag­gio uno scio­pero gene­rale con­tro la «scuola dei quiz» Invalsi e la «Buona Scuola» è un «intol­le­ra­bile impo­si­zione, ille­git­tima e anti­sin­da­cale» del Miur.

«Pro­ce­de­remo subito per via legale — ha detto Piero Ber­noc­chi . deci­siva è la corale pro­te­sta dei lavo­ra­tori e dei sin­da­cati che co-promuovono lo scio­pero del 5». L’obiettivo è «bloc­care lo scia­gu­rato prov­ve­di­mento che apri­rebbe la strada all’annullamento per via ammi­ni­stra­tiva dello stesso diritto di scio­pero». «L’Invalsi — pro­se­gue Ber­noc­chi — ère­vede la pos­si­bi­lità di rin­vio solo in casi ecce­zio­nali». Ma que­sta richie­sta avrebbe dovuto essere avan­zata entro il 12 dicem­bre 2014, con pro­to­collo ante­ce­dente al 28 otto­bre dello stesso anno. I Cobas pro­se­gui­ranno la mobi­li­ta­zione con­tro i quiz anche il 6 e il 12 mag­gio. «L’aspetto più grave della vicenda è che il sistema Invalsi è al cen­tro dell’impianto del Ddl Renzi» sostiene Usb scuola che pro­cla­merà il blocco delle atti­vità fun­zio­nali all’insegnamento rela­tive alle prove Invalsi per la scuola pri­ma­ria il 6 e 7 mag­gio e per quella secon­da­ria il 12 mag­gio. Il rin­vio di 24 ore delle prove «dimo­stra la debo­lezza del Governo» a parere del segre­ta­rio gene­rale della Uil scuola, Mas­simo Di Menna.

La Gilda degli inse­gnanti parla di una «stra­te­gia per boi­cot­tare la grande pro­te­sta con­tro la rifor­mka del governo Renzi». «Ci chie­diamo chi abbia asse­gnato que­sto potere al pre­si­dente dell’Invalsi Anna Maria Ajello — domanda Rino Di Meglio (Gilda), il quale sol­leva il dub­bio che il rin­vio sia dovuto alle pres­sione di «qual­che diri­gente sco­la­stico». «In tal caso — sostiene — si trat­te­rebbe di una grave inge­renza».
Di «attacco al diritto al dis­senso» e di «annul­la­mento del diritto di scio­pero», parla anche Danilo Lam­pis (Unione degli Stu­denti): «È un atto gra­vis­simo e senza pre­ce­denti — sostiene — Il governo con­ti­nua a mil­lan­tare un pro­cesso demo­cra­tico ine­si­stente. Da mesi sono ina­scol­tate le pro­te­ste con­tro la “Buona Scuola”, la reto­rica di Renzi e Gian­nini sta diven­tando ridi­cola. Lo spo­sta­mento delle prove è la prova del loro atteg­gia­mento anti-democratico».

Quello dei quiz-Invalsi, e della valu­ta­zione di tipo quan­ti­ta­tivo e deter­mi­ni­stico, è l’ultimo fronte pole­mico aperto dal governo con­tro lo scio­pero del 5 mag­gio. A com­pli­care una situa­zione già tesa è l’accusa di «squa­dri­smo» rivolta dalla mini­stra Gian­nini a chi la con­te­sta. Nel Pd ha pro­vo­cato un’alzata di scudi da parte di Ste­fano Fas­sina e, ieri, del pre­si­dente Orfini e del vice-segretario Gue­rini: «è sba­gliato impe­dire di par­lare come bol­lare di squa­dri­smo chi dis­sente» hanno detto. «Espri­mere il dis­senso su un brutto Ddl non è lesa mae­stà — ha detto Dome­nico Pan­ta­leo (Flc-Cgil) La con­te­sta­zione subìta, anzi­ché indi­gnarla, dovrebbe indurre la mini­stra Gian­nini a riflet­tere. E con lei la sena­trice Puglisi e la diri­genza Pd».