COMUNICATO STAMPA PER L’AFFISSIONE DI UN MANIFESTO INNEGGIANTE A MUSSOLINI

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COMUNICATO STAMPA PER L’AFFISSIONE DI UN MANIFESTO INNEGGIANTE A MUSSOLINI

l’ANPI di Catania è indignata per la vergognosa pubblicazione di un manifesto che inneggia al fascismo e al suo fondatore. Stamattina la città si è svegliata con i muri imbrattati ricoperti da un oltraggioso manifesto fascista che ricorda Mussolini e i combattenti della repubblica di Salò.

L’ANPI ricorda che la legge Scelba del del 20 giugno 1952 e la legge Mancino del 1993, puniscono con pene molto severe dai cinque ai dodici anni di reclusione chi “ persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista….. denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza.”

Pertanto chiediamo al Comune di Catania  d’ intervenire immediatamente con la copertura dei manifesti e punendo gli autori di questi ignobili gesti.

Chiediamo al Signor Prefetto e al Questore  che aprano un’inchiesta per verificare il contenuto politico del manifesto  con i principi costituzionali e le leggi sopra citate  per  trarne le giuste conseguenze.

Da parte sua ANPI verificherà la possibilità di un ricorso alla magistratura tramite  querela per il contrasto penale alle condotte neofasciste.

Catania 28/4/2015

L’ANPI Provinciale Catania

Maria Elena Boschi annuncia la fiducia in aula per la legge elettorale _ Vergogna!

Maria Elena Boschi annuncia la fiducia in aula per la legge elettorale
Vergogna
La fiducia sulla legge elettorale l’aveva posta il fascismo nel 1923
con la legge Acerbo
1953 con la legge Truffa
Voluta dal governo di Alcide De Gasperi, venne proposta al Parlamento dal ministro dell’Interno Mario Scelba e fu approvata solo con i voti della maggioranza, nonostante i forti dissensi manifestati dalle altre formazioni politiche di destra e di sinistra

 

 

 

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legge elettorale del 1953, meglio nota come legge truffa dall’appellativo datole dai suoi oppositori[1] fu un correttivo della legge proporzionale vigente dal 1946. Essa introduceva un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi.

La legge, promulgata il 31 marzo 1953 (n. 148/1953) ed in vigore per le elezioni politiche del 3 giugno di quello stesso anno sia pure senza che desse effetti, venne abrogata con la legge 615 del 31 luglio 1954.

Vincono ancora una volta “loro”: Saverio Masi condannato da: antimafia duemila

martello-giustizia-5di Francesco Bertelli – 27 aprile 2015
C’è una storia agghiacciante che fa parte del nostro Paese. Lo sappiamo che l’Italia è costellata di storie strane ed inquietanti. Il passato ne è pieno. Ma questa vicenda appartiene ad un recente passato che si perpetua nel presente.

Come in un film. Sarebbe perfetta la voce fuoricampo del narratore; una voce che potrebbe dire queste parole: “Inutile che vi indignate, tanto qui funzionerà sempre così. Sono Loro che comandano”.

C’è un maresciallo dell’Arma dei Carabinieri che presta servizio presso il nucleo investigativo del comando provinciale dei Carabinieri di Palermo. Il suo nome è Saverio Masi, pochi oggi sanno la sua storia. Siamo nel 2001. Grazie al suo lavoro meticoloso, Masi riesce a costruire i movimenti di Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano. Arriva ad un passo dal catturarli. Poi però l’imprevedibile: tutto si blocca. Masi viene subito allontanato e spedito a Caltavuturo. Come per dire: troppo scomodi i curiosi, meglio allontanarli.

Masi non ci sta. Da solo e con pochissimi pezzi a disposizione ci riprova. Alla fine riesce ad individuare un contatore Enel attribuibile a chi gestisce (a quel tempo, siamo nel 2004) la latitanza di Provenzano.

Anche stavolta stessa cosa: indagini bloccate dall’alto.

Anche per la cattura di Matteo Messina Denaro il discorso non cambia. Masi, sempre nel 2004, riesce ad individuare la villa dove il boss è latitante. Ma niente da fare.

E’ come se ai piani alti la cattura di Provenzano e Messina Denaro risultasse scomoda. Collocate in un momento non propizio.

E’ la trattativa, bellezza.

Il bello però deve ancora venire. Nel 2011 infatti, Masi viene allontanato dal reparto operativo a cui apparteneva. Motivo? Una condanna a 8 mesi di reclusione per falso materiale, falso ideologico e tentata truffa, con l’accusa di aver falsificato un atto del proprio ufficio al fine di far annullare una sanzione per infrazione del codice della strada di 106 euro subita nel 2008 durante lo svolgimento delle sue funzioni, utilizzando una vettura privata, quando prestava servizio in forza al nucleo investigativo del comando di Palermo. Masi viene condannato in primo grado. Recentemente la sua condanna viene alleggerita dal campo del falso ideologico.

Adesso la Cassazione ha confermato la condanna: il maresciallo Saverio Masi (caposcorta del pm Nino Di Matteo) è stato condannato a sei mesi per falso materiale e tentata truffa. In appello era caduta l’accusa per falso ideologico e la difesa aveva chiesto, il giorno prima del pronunciamento della Cassazione, l’annullamento con rinvio per entrambe le accuse. Nulla da fare.

La domanda sorge spontanea: e adesso? Come agirà l’Arma dei Carabinieri? Espelle il maresciallo? Getta discredito nei suoi confronti? Staremo a vedere, il fatto certo è che questa condanna pare mossa sempre attraverso quel filo rosso che vuole liberarsi inesorabilmente di certe figure scomode al “sistema”. Condanna che potrà sicuramente mettere in cattiva luce le rivelazioni rilasciate da Masi stesso al processo sulla “trattativa” fra Stato e mafia.

Vincono “loro” quindi. Per l’ennesima volta. Si rischia così di perdere professionalmente uno dei soggetti più esperti nella lotta alla mafia. Ci sono soggetti  in alto che aspettavano questo tipo di verdetto e si sono mossi perché ciò accadesse. Masi è scomodo. Non lo si può eliminare fisicamente, si sceglie l’eliminazione dal punto di vista professionale. Ecco l’Italia del 2015.

Non sono bastati io sit-in di Scorta Civica e delle Agende Rosse presenti in Italia. Non è bastato il grido della società civile contro gli abusi che un uomo onesto come Masi ha subito in questi quattro anni di processo. Serve qualcosa di più.
E’ lampante che tutte queste manovre giunte alla fine ad una condanna, siano il frutto della trattativa che è ancora in corso, e che tutti (nel mondo istituzionale) fanno finta di non vedere. Con una mano ci si tappa un occhio e con l’altra si stringono legami ed accordi per far fuori (professionalmente, come in questo caso) i migliori talenti nella lotta alla criminalità.

Il 29 aprile a Milano sia impedita la parata nazifascista da: anpi nazionale

Lo stesso giorno presidio unitario antifascista (a partire dalle ore 17,00) alla Loggia dei Mercanti

A Milano il Comitato permanente antifascista contro il terrorismo per la difesa dell’ordine repubblicano ha lanciato un appello affinché venga impedita la parata nazista che ogni anno viene organizzata per ricordare l’uccisione avvenuta 40 anni fa di un giovane di destra, Sergio Ramelli.

Questo il testo dell’appello

“Non è più tollerabile che Milano debba assistere ogni 29 aprile alla parata nazifascista che da anni deturpa la nostra città strumentalizzando il doveroso ricordo dei tragici episodi da noi duramente condannati, avvenuti quaranta anni fa nella nostra città, con l’uccisione del giovane Sergio Ramelli.
Il 29 aprile prossimo ricorrerà il quarantesimo anniversario della morte di Sergio Ramelli.
L’esperienza degli anni passati lascia certamente presagire che tale pur legittima manifestazione di ricordo sarà il pretesto, come avvenuto in occasione delle manifestazioni precedenti, per frange di neofascisti di tutta Italia per inscenare l’ennesima parata militare con l’utilizzo e la magnificazione di simboli neonazisti e neofascisti. Naturalmente, non si vuole mettere in discussione il fondamentale principio di libertà di manifestazione del proprio pensiero sancito dall’art. 21 della nostra Carta Costituzionale.
È altresì vero, tuttavia, che tale principio incontra limiti ben precisi e anch’essi sanciti per Legge laddove si risolva nella apologia del fascismo.
Abbiamo rivolto un forte appello alle pubbliche autorità perchè quest’anno, a soli quattro giorni dal settantesimo della Liberazione, a due giorni dalla Festa del Primo Maggio e dall’inaugurazione di EXPO 2015, non si ripeta questa grave offesa a Milano Città Medaglia d’Oro della Resistenza e venga impedita l’ennesima manifestazione di aperta apologia del fascismo che si porrebbe in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione repubblicana e con le leggi Scelba e Mancino.
Chiamiamo gli antifascisti, i milanesi ad una numerosa e pacifica partecipazione al presidio unitario promosso dal Comitato Permanente Antifascista per la difesa dell’ordine repubblicano che si svolgerà Mercoledì 29 Aprile 2015 a partire dalle ore 17,00 alla Loggia dei Mercanti, luogo simbolo di Milano, capitale della Resistenza.”