Testo del comizio tenuto a Catania il 25 aprile 2015 dalla presidente provinciale ANPI Santina Sconza

 

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L’ANPI di Catania oggi festa della Liberazione è in lutto per la morte del Partigiano Antonino Mangano col nome di battaglia di Mitraglia era stato era stato sui monti di Salsomaggiore, attorno ai valichi di S. Antonio e Pietra Nera, con i partigiani della 31° Garibaldi. Nella sua vita è sempre stato un testimone di quei fatti ci ha dato col suo impegno e il ricordo una lezione di vita.

Lo ricordiamo addolorati e ci stringiamo attorno alla famiglia alla moglie e alle sue figlie e ai suoi nipoti

Questo 25 aprile è dedicato ai morti del Mediterraneo, perché l’ANPI da tempo si batte per la difesa della costituzione non c’è solo l’articolo 1 sul lavoro, l’articolo 11 sugli interventi militari ma c’è un articolo meno ricordato che è il 10

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

La maggior parte dei migranti che arrivano sulle coste italiane o sperano di arrivare ricadono sotto tutela dell’articolo 10 pertanto anche la sola morte di uno di loro è una sconfitta per la democrazia italiana.

Per questo il nostro 25 aprile non sarà una giornata di festa ma di lutto infatti il medagliere e le nostre bandiere saranno listate a lutto.

L’ANPI chiede l’apertura di un corridoio umanitario per l’accoglienza dei migranti, la distruzione dei barconi evita la morte per annegamento ma non quella di fame e sete nel deserto libico.

da molti anni c’è una riduzione delle libertà e della democrazia, pensavamo che con la caduta del governo di centro destra presieduto da Berlusconi ci fosse “un governo amico” che fermasse questa deriva, in realtà ci siamo sbagliati, siamo caduti dalla padella nella brace.

Il mago Renzi ha fatto credere a tutti che la crisi economica fosse un male della Costituzione Italiana, delle sua forma di stato e delle troppe libertà sindacali.

Il disprezzo verso il sindacato, abolizione dell’articol18 dello statuto dei lavoratori, la sordità verso le opposizioni ci preoccupa molto. La storia insegna!

Ecco perché occorre una nuova RESISTENZA.

La prima pietra è stata posta l’ANPI con ARCI, Libertà e Giustizia e con la CGIL hanno costruito il primo nucleo di resistenza a difesa della Costituzione e delle libertà democratiche, ci auguriamo che questo fronte si rafforzi.

Organizzare una grande risposta popolare anche attraverso l’uso dello strumento referendario.

LA COSTITUZIONE NON SI TOCCA!

La demolizione delle strutture repubblicane, i progetti sulla forma dello Stato e del governo che sono in discussione rispondono al bisogno di spezzare il residuo potere delle coalizioni popolari e sindacali, dei lavoratori dipendenti ed autonomi, dei precari e dei senza lavoro.

Pertanto è nostro dovere difendere questa Costituzione come base per la democrazia, difendiamo tutte le libertà individuali, e la scelta dei cittadini di costituirsi in liberi partiti e sindacati, la scelta del DIRITTO AL LAVORO ci dà il diritto allo studio.

Dobbiamo denunciare l’esaltazione della disuguaglianza, la tesi che se uno è povero è colpa sua perché non è riuscito ad affermarsi nella competizione, la ripresa di sentimenti xenofobi e razzisti, ( dei dirigenti leghisti in Italia e dalla destra xenofoba in Europa) e l’atteggiamento nei confronti dei migranti: sono tutti argomenti che ricordano le leggi razziali.

Nel 2015 ricorre anche il 100° anniversario dell’inutile massacro” della I° guerra mondiale, che è stata dichiarata contro la volontà popolare, dei socialisti, di larga parte del mondo cattolico. Si è trattato di un colpo di Stato favorito dalla monarchia, che ha precipitato l’Italia nell’orrore della guerra: Si aprirono così le porte all’avvento del fascismo.

Dobbiamo dire con chiarezza che le date del 24 maggio e del 4 novembre sono giornate di lutto.

lutto per tutte le vittime: di chi cadde nelle trincee, di chi venne fucilato dai carabinieri agli ordini di generali macellai, ma soprattutto di quelli che disertarono, che si ammutinarono, che si rifiutarono di uccidere.

Il comune ha accettato la nostra richiesta di esporre la bandiera della pace, per noi che siamo da sempre contro tutte le guerre, esporre la bandiera della pace non deve essere soltanto un aspetto folcloristico ma un impegno a costruire la pace, perché senza di questa non si supera il problema delle migrazioni dei rifugiati.

Vi ricordo che la bandiera della pace fu esposta sul’Himalaia in occasione della scarcerazione della dissidente birmana Aung Sun Kji (aung san sun Kyi) premio Nobel per la pace ora presidente della repubblica Birmana.

Il MUOS è stato dichiarato abusivo dal Tribunale Amministrativo. Questa sentenza è una vittoria dell’applicazione dell’articolo 11 della costituzione ripudio della guerra e di tutti i mezzi che questa usa.

La vittoria è dovuta alla mobilitazione dei cittadini, dei pacifisti e degli avvocati che hanno creduto in questa causa. Ringraziamo tutti ma un grazie particolare alle mamme NO MUOS una resistenza che può essere paragonata alle donne del ’45.

L’ANPI invita tutti i cittadini i giovani e le donne a mobilitarsi affinché scelte politiche militariste non prevalgano. Ricordiamo che le guerre che dilagano dalle coste del mediterraneo passando dal medio fino l’estremo oriente sono causate alle folli iniziative militari dell’ultimo ventennio in cui l’Italia è stata partecipe.

l’ANPI è pronta a discutere e confrontarsi, ma prima di ogni altra cosa,

intende informare i cittadini, perché sappiano qual è la reale posta in gioco e capiscano che questa Associazione, che si rifà a valori fondamentali e in essi trova la sua forza e la sua autorevolezza, intende esercitare non solo la sua funzione critica, ma anche la sua capacità propositiva, nel rispetto assoluto del suo ruolo e della sua autonomia.

ORA E SEMPRE RESISTENZA

“Ora e sempre Resistenza”. In edicola l’Almanacco di storia di MicroMega

“Ora e sempre Resistenza”. In edicola l’Almanacco di storia di MicroMega

In occasione del settantesimo anniversario dalla Liberazione MicroMega pubblica un volume speciale interamente dedicato alla Resistenza. Un Almanacco di storia in edicola, libreria, ebook e iPad da giovedì 23 aprile. 
Il volume è aperto da un messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che sottolinea come “la Liberazione dal nazifascismo [costituisce l’] evento centrale della nostra storia recente”, si avvale della consulenza di Angelo d’Orsi, che è anche l’autore del saggio introduttivo dal titolo “Mito e enti mito della Resistenza”, e di approfonditi saggi, tra gli altri, di Franco Cordero, Luciano Canfora, Roberto Scarpinato, le articolate risposte (a un questionario in dieci domande) del cardinale arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti, di Erri De Luca, Ezio Mauro, Moni Ovadia, Lorenza Carlassare, Corrado Stajano, Gianroberto Casaleggio, Maurizio de Giovanni, Loriano Macchiavelli, Sandrone Dazieri, Marco Vichi, Giancarlo De Cataldo, Valerio Varesi, Giovanni Ricciardi, Gustavo Zagrebelsky, le testimonianze e le memorie di protagonisti come Boris Pahor, Tina Costa, Bruno Segre, Massimo Ottolenghi, Luigi Fiori, Giorgio Mori, Laura Seghettini, Giuliano Montaldo, gli studi e le interpretazioni di Paolo Borgna, Marco Albeltaro, Valerio Romitelli, Pierfranco Pellizzetti, Alberto Asor Rosa, Alessandro Portelli, Andrea Martocchia, David Broder, Mirco Dondi, Francesco Giliani, Guido Caldiron.
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Presentazioni:
25 Aprile, Bologna | 7 Maggio, Genova

IL SOMMARIO


Sergio Mattarella – La Resistenza rivolta morale, rivolta in armi contro il fascismo contro il conformismo
Il saluto e l’augurio del Presidente della Repubblica alla rivista e ai lettori per questo numero monografico dedicato a ‘Ora e sempre Resistenza’.

SAGGIO 1
Angelo d’Orsi – Mito e antimito della Resistenza
Dalle riletture storiografiche di De Felice al revisionismo più compiuto dei giorni d’oggi, assistiamo nel giudizio egemone corrente ad un vero e proprio rovesciamento della realtà a proposito della Resistenza, additata come un insieme di azioni inutili e controproducenti, e alla contemporanea riabilitazione del fascismo. Ma soltanto rispolverando lo spirito della Resistenza antifascista – come elemento basilare e irrinunciabile della identità italiana – possiamo difendere i diritti sociali e il valore della Costituzione repubblicana.

A PIÙ VOCI – Dieci risposte sulla Resistenza
card. Gualtiero Bassetti / Lorenza Carlassare / Gianroberto Casaleggio / Sandrone Dazieri / Giancarlo De Cataldo / Maurizio de Giovanni / Erri De Luca / Loriano Macchiavelli / Ezio Mauro / Moni Ovadia / Giovanni Ricciardi / Corrado Stajano / Valerio Varesi / Marco Vichi / Gustavo Zagrebelsky
Perché la Resistenza non è diventata l’unica possibile ‘memoria condivisa’ su cui costruire l’identità italiana? Come è possibile che la storiografia revisionista abbia avuto da noi tale diffusione? Qual è il lascito della Resistenza? Ha senso parlare di ‘tradimento’ della Resistenza? Sono alcune delle domande che a settant’anni dalla Liberazione MicroMega ha rivolto ad alcuni esponenti del mondo della cultura, della letteratura, della filosofia, del diritto, della religione.

ICEBERG 1 – storia e interpretazione
Franco Cordero – Etica d’una guerra partigiana
Fascismo e Resistenza non rappresentano solo due momenti storici, ma costituiscono due ‘antropologie’ radicalmente agli antipodi, divise da un’alterità incolmabile. Purtroppo, però, mentre l’antropologia fascista sembra parte integrante del corredo ‘genetico’ degli italiani, lo ‘spirito della Resistenza’ – che impone capacità critica, libertà di pensiero, autonomia – è stato un’anomalia per il nostro paese. Che non a caso, infatti, l’ha sostanzialmente lasciato cadere nell’oblio.

Luciano Canfora – Per una storia scientifica della ‘guerra di liberazione’
A partire almeno dal 1990 – quando Bobbio rilancia in un famoso articolo la tesi di Pavone sulle ‘tre guerre’ della Resistenza – si fa strada una vulgata secondo la quale durante la Resistenza i comunisti combattevano, oltre alla guerra di liberazione, anche una ‘guerra di classe’. Ma basta scorrere gli organi della stampa clandestina comunista di allora per rendersi conto che le cose stavano esattamente al contrario. Come dimostrano del resto anche gli aspri rapporti tra il Pci e alcune frange più estremiste, che quella ‘guerra di classe’ (che, se combattuta, avrebbe portato a una tragica soluzione ‘alla greca’) invece volevano scatenarla per davvero.

Marco Albeltaro – Resistenza e normalizzazione
Il processo di normalizzazione – teso a quietare sul nascere le spinte innovatrici incubate nella Resistenza – inizia subito dopo la Liberazione. Con la caduta del governo Parri, cade anche la speranza di un cambiamento profondo dell’Italia e inizia la retorica dell’unità nazionale, sfruttata per far passare in secondo piano le differenze non tanto politiche, ma esistenziali, fra fascismo e antifascismo.

Paolo Borgna – La ‘meglio gioventù’: la Resistenza degli ‘azionisti’
Leggendo i loro diari, le loro lettere, colpisce soprattutto la lucidità del loro sguardo, la capacità di vedere in anticipo le conseguenze della storia che si stava consumando davanti ai loro occhi. La lotta armata, alla quale molti aderenti al Partito d’Azione prendono poi parte, è l’esito di una preparazione morale, intellettuale, politica maturata negli anni, che attendeva solo il momento propizio per liberare l’Italia. Il futuro di minoritarismo a cui è destinato il Pd’A è inversamente proporzionale al prezioso contributo – di idee e di sangue – che i suoi aderenti diedero alla Resistenza italiana.

Valerio Romitelli – Partigiani e qualunquisti
La storia dell’Italia repubblicana è stata possibile esclusivamente grazie alla Resistenza. Questo semplice fatto dovrebbe bastare a fare dell’esperienza partigiana una premessa indiscussa e indiscutibile dell’attuale identità italiana. E invece fin dai primi anni del dopoguerra – con il successo del movimento qualunquista di Giannini – comincia a serpeggiare un atteggiamento scettico, quando non di aperta condanna. Atteggiamento che ha sempre trovato una sponda in quella ‘maggioranza silenziosa’ desiderosa solo di tornare al quieto vivere dopo le devastazioni della guerra.

Pierfranco Pellizzetti – La grande dissipazione del ’45
Di ‘Resistenza tradita’ si parla spesso in riferimento alla cosiddetta Prima repubblica. Ma è già con la ‘svolta di Salerno’ – aprile 1944 – che quel tradimento si consuma. Tradimento ai danni dei giovanissimi partigiani che combattevano sulle montagne – di molti dei quali non conosciamo neanche i nomi – che la nomenklatura dei partiti (Pci in testa) ha voluto subito normalizzare. Un tradimento dell’ethos resistenziale che costituisce il peccato originale su cui si costruirà la futura Repubblica.

Alberto Asor Rosa – Lo spirito della Resistenza nella Costituzione
La Resistenza fu in Italia allo stesso tempo lotta di liberazione nazionale contro l’occupante tedesco e lotta contro il regime fascista. Questa doppia natura la carica di valori fondativi della successiva Repubblica, aspetto che è difficile trovare altrove. Si tratta pertanto di un colossale spartiacque per la storia italiana. Purtroppo questa consapevolezza non è ancora diventata patrimonio universale. E di strada ne abbiamo ancora parecchia.

Alessandro Portelli – L’eroismo e l’eccidio
Una contronarrazione revisionista cerca da tempo di trasformare un atto eroico dei partigiani in un agguato terroristico, responsabile tra l’altro della successiva strage delle Fosse Ardeatine. Questo testo esamina le tante menzogne su via Rasella, ribadendo alcune inconfutabili verità storiche su quel che è stato un gesto compiuto per la libertà. Un attacco gappista che la stessa Cassazione ha considerato ‘legittima azione di guerra” contro gli occupanti nazisti.

SAGGIO 2
Roberto Scarpinato – Resistenza, Costituzione e identità nazionale: una storia di minoranze?
“La lezione della storia dimostra come le minoranze progressiste in Italia abbiano sempre avuto vita difficile. Condannate nel corso dei secoli al rogo, al carcere, all’abiura, all’esilio e, nel migliore dei casi, al silenzio e all’irrilevanza sociale, hanno svolto un ruolo spesso determinante per l’evoluzione del paese, ma solo grazie a temporanee crisi di potere delle maggioranze e a contingenti circostanze favorevoli”. Così è stato anche per la Resistenza, che ci ha lasciato una preziosissima eredità, la Costituzione, oggi più che mai sotto assedio.

ICEBERG 2 – storie resistenti
Andrea Martocchia – Il Territorio Libero di Cascia
Nella pubblicistica del partigianato e nella storiografia resistenziale viene generalmente omesso. Eppure il Territorio Libero di Cascia – esperienza sorta nella Valnerina umbra tra il febbraio e il marzo 1944 – merita un approfondimento. Oltre al fatto di essere precedente a molte altre esperienze di autogoverno dei partigiani, quella di Cascia ebbe infatti una rilevanza politico-sociale irripetibile, trattandosi di uno dei pochi casi in cui l’Italia rurale si incontrava con la componente operaia e quella straniera, rappresentata dai partigiani jugoslavi.

David Broder – I partigiani che volevano fare la rivoluzione
Nato a Roma nel 1942 come ‘La Scintilla’, il Movimento comunista d’Italia, meglio conosciuto col nome del suo giornale Bandiera Rossa, sarebbe diventato nei mesi dell’occupazione nazista della capitale la principale spina nel fianco di tedeschi e fascisti, militarmente superiore anche alle formazioni partigiane animate dal Pci. Proprio con quest’ultimo e con la sua linea politica di unità nazionale, tuttavia, il gruppo si sarebbe infine scontrato, dovendo rinunciare al proprio obiettivo di trasformare la Resistenza in rivoluzione sociale.

Mirco Dondi – Regolamenti di conti e violenze nel dopo Liberazione
I giorni successivi alla Liberazione sono caratterizzati, ovunque in Europa, da un desiderio di giustizia che si traduce spesso in violenze fuori controllo, perpetrate sia dalle formazioni partigiane sia, soprattutto, dai civili, la cui ira è più imprevedibile e difficilmente arginabile. Se non ci fosse stata la guerra fredda, la violenza successiva alla Liberazione sarebbe entrata nell’ordinaria tragicità di una guerra che si sconta, anche, nel dopoguerra. Con la guerra fredda invece cambia la percezione del fenomeno, che assume nuovi e distorti significati, tesi a delegittimare il nuovo nemico comunista.

Francesco Giliani – Cgl rossa e lotta di classe al Sud (1943-44)
La ‘Cgl rossa’, rinata a Napoli nell’ottobre del 1943 e diretta, fra gli altri, da comunisti ‘dissidenti’ come Enrico Russo e Nicola Di Bartolomeo, fu per alcuni mesi e fino allo scioglimento avvenuto nell’agosto del 1944 la principale confederazione sindacale nel Sud Italia liberato dagli alleati. Attestandosi però su una linea ‘classe contro classe’ ansiosa di trasformare la lotta partigiana in rivoluzione sociale, essa sarebbe presto entrata in rotta di collisione con il Pci togliattiano e con l’‘unità nazionale’ sancita dalla svolta di Salerno, perdendo infine la lotta per l’egemonia ingaggiata con la Cgil unitaria creata dal Patto di Roma.

Guido Caldiron – La mancata Norimberga italiana
Dopo il 25 aprile 1945 la gran parte dei criminali di guerra del nostro paese non pagò per le proprie responsabilità, mentre il fallimento dell’epurazione e le amnistie restituirono rapidamente potere e libertà ai protagonisti del Ventennio e ai repubblichini, aprendo la strada alla riorganizzazione politica degli sconfitti della seconda guerra mondiale. I casi emblematici di Graziani e Borghese.

MEMORIE
Boris Pahor – Il contributo della Resistenza slovena
Il regime fascista – odioso in ogni sua manifestazione – nelle regioni dell’Istria e della Dalmazia ha assunto anche il volto della violenta occupazione straniera che pretendeva di cancellare ogni traccia di culture e lingue con grandi tradizioni. Per questo in quei territori la liberazione dal nazifascismo è stata anche guerra di liberazione nazionale. Uno dei suoi protagonisti, esponente di spicco della cultura slovena, oggi alla soglia dei 102 anni, ricorda i momenti più significativi di quel periodo.

Tina Costa – Io, giovane staffetta partigiana
“Fin da piccola mi avevano abituato a non chinare la testa e a 7 anni feci la mia prima azione di rivolta contro il fascismo quando mi rifiutai di indossare la divisa da ‘figlie della Lupa’. A neanche 18 diventai una staffetta partigiana: con la mia bicicletta dovevo attraversare la Linea Gotica e consegnare delle borse ai combattenti che si trovavano nel territorio occupato dai nazisti. Rischiai anche la vita ma rifarei tutto”.

Bruno Segre – Io, avvocato, partigiano di ‘Giustizia e libertà’
Gli anni del carcere, le rocambolesche fughe, le amicizie, i due fortuiti incontri con Umberto di Savoia, le battaglie. Il ricordo degli anni dal ’42 al ’44 di un antifascista della prima ora, partigiano di Giustizia e libertà, e successivamente protagonista di tante battaglie per i diritti civili nell’Italia repubblicana – dall’obiezione di coscienza al servizio militare al divorzio. Che si dice convinto: “Lo spirito della Resistenza vive e vivrà sempre”.

Massimo Ottolenghi – Ricordi di un ‘gagno’ di ‘Giustizia e Libertà’
L’antifascismo di Massimo Ottolenghi, nato nel 1915, comincia in realtà ben prima della guerra. Dalla distribuzione dei volantini fatti pervenire a casa della nonna come involucri per il miele, passando per la diffusione della stampa proibita fra i professori universitari torinesi sul tram numero 1 di Torino, fino alla lotta partigiana vera e propria condotta nella Valle di Lanzo, un unico filo lega diverse avventure ed esperienze: il filo dell’impegno per la giustizia e la libertà. Raccontando qui quella esperienza, Ottolenghi considera la mancata epurazione incubatrice dell’evoluzione che ancora perdura.

Luigi Fiori – Fra Diavolo, partigiano borghese
Cresciuto nella bambagia, in una famiglia dell’alta borghesia, voleva fare lo scultore e mai si sarebbe sognato che sarebbe diventato uno dei simboli della Resistenza. È stato l’incontro con gli altri soldati al fronte che ha iniziato ad aprirgli gli occhi su un regime che fino ad allora aveva accettato, un po’ per inerzia e un po’ per ignoranza. E dopo l’8 settembre diventa il famoso Fra Diavolo, giungendo al comando di una brigata.

Giorgio Mori – Storia di un partigiano migrante. Dalle cave di Carrara alle miniere del Belgio alla delusione per l’Italia di oggi
Da soldato in Africa, dove ha incontrato per la prima volta la ferocia della guerra, a partigiano nelle cave di Carrara, dove ha sperimentato la durezza della Resistenza. E non meno difficile è stato per Giorgio Mori il dopoguerra: rimasto senza lavoro per via della sua attività sindacale, dovette emigrare in Belgio dove lavorò nelle miniere. Oggi la sua vita è dedicata a diffondere tra i giovani la conoscenza della guerra di liberazione e i valori a cui essa si ispirava.

Laura Seghettini – La maestra col fucile
Il ruolo delle donne nella Resistenza è stato spesso sottovalutato. Eppure le partigiane furono tante: molte facevano le staffette, portando viveri, armi e messaggi ai combattenti, altre hanno anche imbracciato il fucile, come racconta qui Laura Seghettini che si unì al battaglione Picelli. Un’esperienza che l’ha segnata profondamente e che le ha insegnato i valori della democrazia e della socialità, ai quali ha improntato il resto della sua vita.

Giuliano Montaldo – Il mio cinema partigiano
Da “Achtung! Banditi!” con Carlo Lizzani a “L’Agnese va a morire” e “Il tiro al piccione”, un grande Maestro del cinema italiano – che coi suoi film ha trasmesso quello “spirito della Resistenza che ancora mi appartiene” – racconta aneddoti e storie della sua vita: “La Dc osteggiò i miei lavori e l’egemonia della leadership nella Resistenza, tutta nordica, escluse il Sud”.