ANPInews n. 160

 

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

APPUNTAMENTI

 

 

25 APRILE: le iniziative dell’ANPI in tutta Italia e all’estero. Le manifestazioni nazionali e istituzionali  

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

 

 Lettera aperta del Presidente nazionale ANPI (per il 25 aprile a Roma)

Al Sindaco di Roma, all’Assessore alla memoria del Comune di Roma, al Presidente della Comunità ebraica di Roma, alla Presidenza dell’ANED, alla Presidenza provinciale dell’ANPI di Roma, ad ogni altra Associazione democratica(…)

25 aprile – Festa nazionale

Il 70° della Liberazione in Parlamento

Ancora il caso Mori

Il caso del poliziotto della DiazAnpinews n.160

SCORDIA: “Liberazione 25 Aprile verso un futuro possibile” 24 Aprile 2015 ore 18.30

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ACIREALE: Giornata di studio ” a 70 anni dalla Resistenza ” Libertà e partecipazione” 24 aprile 2014 Liceo Archimede

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Occupazione, adesso barano pure sulla cassa in deroga. La Cgil svela il giochino: “|Nessun miglioramento, sono finiti i fondi!” autore fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Il calo del ricorso alla cassa integrazione non può essere scambiato come un segnale di miglioramento della situazione produttiva nel nostro Paese. La riduzione del dato ha origine per il 91,2% dal crollo della cassa in deroga e questo si spiega con un’unica ragione: l’esaurimento delle insufficienti risorse rese disponibili dai provvedimenti di legge del 2014, a partire dalla Legge di stabilità. A ciò va, inoltre, aggiunto l’effetto dei provvedimenti di legge messi in essere per il 2015, sempre in materia di ammortizzatori sociali, corrispondenti ad una riduzione delle risorse rispetto al ’14 di oltre il 50% e di una riduzione della copertura di durata di quasi il 60%”. Così la Cgil, commenta i dati diffusi oggi dall’Inps.Per il sindacato di Corso d’Italia, “Occorre distribuire subito i 490 milioni di euro, concordati con le Regioni, per coprire il fabbisogno della cassa in deroga del 2014. Le risorse ci sono e sono certificate”.

La Legge di stabilità 2015, sottolinea Corrado Ezio Barachetti, responsabile del dipartimento “Mercato del lavoro” della Cgil, “non solo ha introdotto pesanti limitazioni per i beneficiari di ammortizzatori sociali e ridotto pesantemente loro le risorse, ma non ha previsto un adeguato sostegno al fabbisogno che emerge forte dalla richiesta di attivazione di contratti di solidarietà. Questo in totale contraddizione con l’idea di rilancio di tale ammortizzatore che la legge delega 183, dello scorso 10 dicembre 2014, lasciava trasparire”.

Per il dirigente della Cgil, “serve agire urgentemente in chiave solidaristica e universale, a partire dall’esausto sud del Paese, vero protagonista del calo del 16,7% del numero di domande di disoccupazione. Nel mezzogiorno sono, infatti, oramai purtroppo in molti ad aver scelto di chiamarsi fuori dal gioco perché pesantemente frustati dalle lunghe attese e dagli inganni, come nel caso della Whirlpool Corporation”.

La mattanza e la nostra corresponsabilità morale e politica | Fonte: Il Manifesto | Autore: Annamaria Rivera

Almeno 1.600 morti dall’inizio dell’anno. Vit­time del neo­co­lo­nia­li­smo occi­den­tale, delle sue poli­ti­che di rapina, guerra, desta­bi­liz­za­zione. Vit­time anche, quei morti, delle poli­ti­che proi­bi­zio­ni­ste, quindi migran­ti­cide, di un’Unione euro­pea che ha get­tato alle orti­che per­fino i più basi­lari dei diritti umani — alla vita e all’asilo — sui quali pure si fon­dano i suoi ordinamenti.

Di fronte a quest’ultima strage, la più grave nella sto­ria degli esodi nel Medi­ter­ra­neo, la mise­ria poli­tica e morale delle isti­tu­zioni e di tanti lea­der, euro­pei e nostrani, si mostra in tutta evi­denza. In un’intervista per la Repub­blica, il pre­si­dente del Par­la­mento euro­peo, Mar­tin Schultz, pur deplo­rando (e ciò va a suo merito) l’abbandono della mis­sione Mare Nostrum in favore di Tri­ton, afferma che i respon­sa­bili delle morti dei migranti «sono gli sca­fi­sti, traf­fi­canti e cri­mi­nali»: quasi igno­rasse che ogni sistema proi­bi­zio­ni­sta è desti­nato a incre­men­tare traf­fici ille­gali e reti cri­mi­nali. Così egli fini­sce per legit­ti­mare la vul­gata che da molti anni copre ed elude le respon­sa­bi­lità della For­tezza Europa, sulla scia d’una ten­denza che, ahimé, ha avuto Gior­gio Napo­li­tano tra i più illu­stri divul­ga­tori. D’altronde, il Sal­vini che reclama il blocco navale inter­na­zio­nale davanti alle coste libi­che non fa che repli­care una tra­di­zione pur­troppo di matrice centrosinistra.

Come dimen­ti­care infatti l’eccidio che si con­sumò la notte tra il 28 e il 29 marzo 1997, quando una cor­vetta della Marina Mili­tare, la Sibilla, spe­ronò la Kater I Rades, facendo un cen­ti­naio di vit­time. In quel lon­tano 1997, men­tre il governo Prodi cer­cava d’arginare, col blocco navale mili­tare, il flusso di esodi dall’Albania, la Lega Nord con­du­ceva una cam­pa­gna for­sen­nata inci­tante alla cac­cia con­tro gli alba­nesi, fino all’istituzione di una taglia (come ad Acqui Terme) per ogni alba­nese «clan­de­stino» cat­tu­rato e rimpatriato.

Al di là della dif­fe­renza di stile e di les­sico, non molto diversa è oggi l’oggettiva con­ver­genza tra forze poli­ti­che diver­genti. Men­tre Sal­vini, reso ancor più sfre­nato dall’alleanza con l’estrema destra fasci­sta, spe­cula cini­ca­mente su ciò che ormai dovremmo chia­mare geno­ci­dio, Renzi non va oltre la dema­go­gia quando afferma, in un tweet, che «la bat­ta­glia di tutti deve essere con­tro i traf­fi­canti di esseri umani». Entrambi sono, in fondo, degna espres­sione della pro­fonda crisi, anche poli­tica, ideo­lo­gica e morale, dell’Unione euro­pea. Che si esprime dall’alto fino al basso degli umori popo­lari: è impres­sio­nante la valanga, via web, di com­menti com­pia­ciuti per la strage. E scon­for­tante è con­sta­tare come, sia pur con qual­che variante, tutto si ripeta secondo l’eterno ritorno di ciò che mai è stato ela­bo­rato e trasceso.

Ancor più scon­for­tante la con­sa­pe­vo­lezza della nostra impo­tenza. Certo, con­ti­nue­remo a mani­fe­stare (oggi ci saranno pre­sidi e sit-in in tutta Ita­lia) e a insi­stere nelle nostre riven­di­ca­zioni: il ripri­stino di una mis­sione di ricerca e sal­va­tag­gio in acque inter­na­zio­nali, simile a Mare Nostrum; la crea­zione di cor­ri­doi uma­ni­tari e il rila­scio di visti d’ingresso verso i vari paesi dell’Ue; il supe­ra­mento di Dublino III, così da per­met­tere ai rifu­giati di sce­gliere il Paese ove restare e da coin­vol­gere i diversi Stati dell’Unione. E tut­ta­via il tempo sarebbe ormai maturo per azioni poli­ti­che più inci­sive, ampie, ade­guate al geno­ci­dio di cui, nostro mal­grado, siamo cor­re­spon­sa­bili morali.

I sommersi che nessuno vuole salvare Fonte: Il Manifesto

Il corpo del bam­bino che gal­leg­gia con il volto immerso nella densa mac­chia nera di petro­lio che cir­conda il luogo del nau­fra­gio. Un pic­colo fagotto di lana che un pesca­tore passa nelle mani di un altro. Imma­gini, impen­sa­bili e reali, della tra­ge­dia nelle acque del Medi­ter­ra­neo. Morti annun­ciati, senza con­fini, al ver­tice della cru­deltà con cui il mondo, l’Europa, l’Italia assi­stono alla con­danna degli ultimi, dei deboli, dei som­mersi che la culla dell’inciviltà rifiuta di salvare.

In que­ste ore, come sem­pre, abbon­dano com­menti e lamenti di ipo­criti e scia­calli, e la reto­rica è merce copiosa pronta a mar­cire nella falsa coscienza dei nostri con­fini, indi­vi­duali prima che nazionali.

Da poli­tici e auto­rità nem­meno un cenno al ruolo di tri­bu­nale spe­ciale che l’Europa, e que­sto governo, si sono asse­gnati sei mesi fa con la deci­sione di con­dan­nare a morte bam­bini, donne e uomini can­cel­lando l’operazione Mare Nostrum, l’unica, prov­vi­so­ria zat­tera di sal­va­tag­gio per più di cen­to­mila pro­fu­ghi nel 2014.

L’Europa ha bran­dito un nefa­sto Tri­tone capace solo di assi­stere impo­tente all’ultima eca­tombe. Non è finita, le destre invo­cano il blocco navale, il pre­mier chiede droni armati per col­pire gli sca­fi­sti, le diplo­ma­zie arran­cano al seguito delle guerre che i rispet­tivi governi nep­pure dichia­rano ma sem­pli­ce­mente pra­ti­cano. Le opi­nioni pub­bli­che seguono sugli schermi l’inevitabile sob­balzo media­tico, spet­ta­trici di una deriva demo­cra­tica che semina una pro­gres­siva assue­fa­zione all’orrore assor­bito ogni giorno.

E un’ecatombe in più o in meno non fa dif­fe­renza, al mas­simo serve, come capita in que­ste ore, a rad­dop­piare l’inutile replica di Tri­ton. Peg­gio di niente.