ANPI news 159

APPUNTAMENTI

 

 

► Sabato 21 aprile a Nuoro Celebrazione del 70esimo anniversario della Liberazione. Interverrà, tra gli altri, il Presidente Nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia

 

 

25 APRILE: le iniziative dell’ANPI in tutta Italia. Le manifestazioni nazionali e istituzionali  

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Uno spettacolo bellissimo (56 ragazze e ragazzi di scuole diverse)

Ancora in tema di corruzione e democrazia

Anpinews n.159

 

 

 

 

 

 

LICODIA EUBEA 24 APRILE: LIBERAZIONE LIBERI ANCHE DI CANTARE E BALLARE

anpi il 24

Ingroia: “Sul caso Contrada una solenne cantonata dei giudici di Strasburgo” da: antimafia duemila

ingroia-c-giorgio-barbagallo-2013-1L’intervento dell’ex pm che sostenne l’accusa in primo grado
di Aaron Pettinari – 14 aprile 2015
Dopo la sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che ha condannato lo Stato italiano a versare all’ex numero tre del Sisde Bruno Contrada (condannato in Cassazione a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa) 10 mila euro per danni morali in quanto, secondo i giudici, all’epoca dei fatti (1979-1988), il reato di concorso esterno non “era sufficientemente chiaro e prevedibile e il ricorrente non poteva conoscere nello specifico la pena in cui incorreva per la responsabilità penale che discendeva dagli atti compiuti”, è subito iniziata la campagna di “beatificazione” nei confronti dello stesso funzionario come se fosse arrivata una sentenza di assoluzione in grado di cancellare fatti provati in tre gradi di giudizio. Così, mentre l’avvocato Gianni Lipera torna a chiedere una revisione del processo, dall’altra c’è persino chi parla di una possibile responsabilità civile dei magistrati. Sul pronunciamento della Corte europea interviene Antonio Ingroia, ex pm che assieme ad Alfredo Morvillo sostenne l’accusa nel primo grado di giudizio nei confronti dell’ex Capo della Squadra Mobile. “La Corte di Strasburgo ha preso una solenne cantonata sia in fatto che in diritto – ha commentato senza mezze misure – I giudici parlano di una violazione dell’articolo 7 della Convenzione sui Diritti Umani che esprime il diritto sacrosanto per cui nessuno può essere condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale. Inoltre aggiunge che parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso. Un principio che è riconosciuto dalla Costituzione e che ben conoscono tutti quei giudici che si sono occupati del Caso Contrada ritenendolo colpevole. Questa sentenza nasce però da un fraintendimento”.

Che tipo di fraintendimento?
“Credo che la Corte di Strasburgo abbia pensato che i fatti contestati a Contrada non fossero punibili in assenza del reato di concorso esterno ma non è così, perché sarebbero stati comunque punibili per favoreggiamento. Ciò significa che non siamo di fronte ad un’assenza di reato come in molti vorrebbero far credere. Un tema, quello della configurazione del reato, tra favoreggiamento e concorso esterno che si è dibattuto anche in altri casi, come quello di Cuffaro e di Dell’Utri. Se fossimo in presenza di fatti che non erano punibili con alcun reato allora forse si potrebbe ragionare e dibattere si questa sentenza della Corte dei diritti dell’uomo. Siccome siamo comunque in presenza di fatti che costituiscono reato, fatti specifici e favori che il condannato ha fatto ai mafiosi, credo che non si possa neanche discutere. Per questo dico che questa sentenza nasce da un’insufficiente conoscenza del caso Contrada e delle motivazioni per cui sia stato condannato. C’è proprio anche una scarsa conoscenza del diritto penale italiano e della storia giurisprudenziale italiana. Si ignorano le oscillazioni giurisprudenziali degli anni Novanta ed anche che la giurisprudenza del Concorso esterno risale sin dall’ottocento. Si parla infatti di concorso esterno in materia di fiancheggiamento alle organizzazioni terroristiche ma anche con complicità di associazione mafiosa sin dai tempi del Regno delle due Sicilie. E di questo parlano anche studiosi come Fiandaca e Visconti, con cui mi trovo in disaccordo su altre questioni, ma che hanno scoperto proprio questi antichi precedenti giurisprudenziali. Ai tempi in cui agì Contrada, l’azione che compie da poliziotto, è indubbio che costituisca reato”.

L’avvocato di Contrada ha già annunciato una nuova richiesta di revisione del processo.
Ai lettori voglio chiarire un aspetto. Bruno Contrada è colpevole e resta tale, non ci sono nuove prove e, a mio parere, non esistono margini per alcune revisione. Non ci sono nuovi elementi di prova e questo è il motivo per cui fino ad oggi le richieste di revisione fin qui presentate sono state respinte. Non solo. Questa sentenza non entra nel merito dei fatti per cui Contrada è stato condannato”.

Come mai sui reati di mafia c’è una così forte diversità tra Italia ed Europa?
Purtroppo le parole di Falcone quando scriveva trent’anni fa, nel maxi ter, che il concorso esterno è il reato più idoneo per colpire l’area grigia e quel rapporto di continuità mafiosa, sono rimaste al vento. L’Italia ci ha messo tanti anni per arrivarvi, ed ha anche compiuto tanti passi indietro in materia. L’Europa invece non è cresciuta per niente. Solo quando toccano con mano certi temi si trovano poi a correre ai ripari. Un caso su tutti è quanto avvenuto in Germania dove si sono accorti della mafia e delle criminalità organizzate soltanto dopo la strage di Duisburg. Purtroppo la storia dimostra che ci si risveglia dal letargo soltanto dopo il sangue versato. Ed è un po’ quello che stiamo vedendo anche in Italia oggi quando si parla in materia di sicurezza nei Tribunali quando invece si è fatto finta di non vedere in passato”.

Foto © Giorgio Barbagallo

“Eurosolidarity e partito sociale per stare nei processi dello scontro reale”. Parla Francesco Piobbichi | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Rifondazione stavolta ha deciso di cambiare pelle, almeno ci prova fino in fondo, questa è la sensazione che si è avuta ascoltando il seminario Eurosolidarity che non a caso è stato piazzato dentro la conferenza dell’organizzazione del partito e al quale sono stati invitati i compagni greci e spagnoli che si occupano di mutualismo. Ne abbiamo discusso con Francesco Piobbichi che da anni oramai si occupa di mutualismo e pratiche sociali nel PRC.

Nel tuo intervento hai ricostruito la storia del percorso del partito sociale, ed hai detto che siete partiti dallo studio dello stato e della sua trasformazione nella crisi, che vuol dire?
Noi abbiamo iniziato a lavorare sulla forme della politica partendo dall’analisi scientifica di come si è modificato il ruolo dello Stato, nel liberismo prima e poi con l’accellerazione della crisi. Abbiamo indagato le condizioni di vita delle classi subalterne, ed abbiamo studiato le mosse del nostro avversario. Poi abbiamo studiato come i proletari si autorganizzavano per difendere le loro condizioni di vita dal punto di vista storico. Infine, abbiamo collocato le nostre pratiche nel presente, cioè abbiamo fatto inchiesta sociale nel paese attraverso le pratiche sociali. Insomma dietro il pane ad “un euro al kg” c’era un fornaio marxista.

E che avete scoperto, così lontani dalla politica tradizionale?
Abbiamo capito che è finito il 900, il compromesso tra capitale e lavoro, e quindi di conseguenza il ruolo dei partiti politici di massa, dei sindacati e anche di quello che viene chiamato terzo settore. Siamo di fronte ad un processo autoritario del capitalismo in Europa che Usa la crisi per restringere sovranità democratica e diritti. Questo processo non lascia spazio di manovra ai partiti riformisti, schianta il ruolo dei sindacati e rottama chi pensava di dare una pennallata di sinistra a tutto questo.

Ma le vostre pratiche sociali, il vostro percorso verso il mutualismo è stato e rimane complicato, c’è ancora chi vi accusa di fare la carità rossa o di fare testimonianza.
Ci sono due tendenze devastanti nella sinistra in Italia, la prima è la dimensione degli eterni sconfitti, un immagine sulla quale ha lavorato in questi anni un quotidiano come La Repubblica, oscurandoci da un lato e dall’altro dando un immagine di noi, dei comunisti sconfitti perenni, di nerds. La seconda è quella di chi non si rende conto che nei quartieri la legittimità sociale si riacquista nella quotidianità, nell’essere utili socialmente, dal tema del caro vita al blocco degli sfratti. Il vero problema è che il 90% del ceto politico della sinistra se entra oggi in un quartiere popolare rischia un attacco di panico, noi invece dovremmo costruire la nostra forza negli spazi che genera la crisi.

Salvini però entra, e voi no…
Entra la guerra tra poveri perchè è un tema vero, Salvini è un generatore automatico di comunicati stampa e non è meno politicante di altri, lui sfonda perchè entra nei quartieri attraverso i talk show non perchè c’è una presenza sociale della Lega. In fin dei conti anche lui è parte del processo di americanizzazione della nostra società, ed è utile al sistema per rafforzare il bipolarismo liberista. Dove operiamo con le pratiche mutualistiche le cose sono differenti.

In che senso?
Nel senso che siamo riconosciuti come differenti dagli altri, non ci vedono solo prima delle elezioni ma tutte le settimane, questa internità ci permette di implementare le nostre pratiche e comprendere i bisogni del popolo della crisi. I Gruppi di Acquisto Popolare, il dentista e lo psicologo sociale, la lotta contro gli sfratti nel centro-nord stanno diventando qualcosa di molto più significativo di una semplice pratica di partito. Stanno diventando una forma di lotta sociale territoriale confederata che apre a processi reali di autorganizzazione. A Lodi oramai abbiamo sperimentato un processo di autorganizzazione sociale che si è dotato di un programma di solidarietà che potrebbe essere replicabile in tutta Italia, ma anche a Piacenza e Padova, come a Bergamo o a Torino siamo impegnati per lavorare in questa direzione.

Cioè copiate Landini…
Avere la Fiom in tutti i territori che organizza processi di autorganizzazione sociale sarebbe utilissimo, come del resto potrebbe esserlo con USB. Di fatto da alcune parti questi rapporti già avvengono, ma devo dire che siamo ancora ad una fase primitiva. Il programma del comune sociale potrebbe essere sicuramente un luogo in cui cooperare e crescere tutti insieme. Il Fondo di Solidarietà per disoccupati ad esempio che abbiamo concepito come vertenza da sviluppare nei comuni, e sostenuto al tempo stesso da processi di autorganizzazione (con i profitti dei prodotti coltivati in forma solidale nei terreni demaniale e venduti dai GAP) è un tema che potrebbe diventare battaglia comune, se a Lodi lo abbiamo fatto potremmo farlo ovunque.

Non rischiate così di pensare troppo al locale e perdere il piano generale?
Affatto, basta pensare a Syriza e alle pratiche sociali di Solidarity For All. Non è un caso che abbiamo chiamato questo dibattito Eurosolidarity chiamando a discutere le realtà spagnole e greche che lavorano sul mutualismo. Con loro vogliamo costruire l’internazionale della solidarietà attiva contro il neoliberismo, questo ci pare ad esempio il miglior modo per far crescere il fronte politico e sociale contro l’austerity. Uno spazio non eurocentrico, ma più largo dell’Europa, che guarda con interesse il confederalismo democratico della Rojava e supera i confini di un’Europa fortezza della precarietà e della disoccupazione. Il meticciato di fatto lo generano le pratiche sociali, e noi dobbiamo lavorare per costruire un linguaggio comune per tutti i senza potere dell’euromediterraneo. Se dovessi fare un esempio concreto del nostro lavoro, penso alle palestre popolari che sono attraversate da migranti, rom, precari che crescono nelle stesse periferie, e che costruiscono allenamento dopo allenamento controcultura, uno stile di vita che permette di affrontare la barbarie sociale che ci scarica addosso il capitalismo.

La Cgil affonda il Def di Renzi e ritira fuori la bandierina della patrimoniale Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Una imposta sulle grandi ricchezze finanziarie, l’aumento della tassazione sulle successioni almeno a livello europeo e l’utilizzo dei fondi pensione per gli investimenti di cui ha bisogno l’Italia. Sono le proposte della Cgil presentate dal segretario generale, Susanna Camusso, come critica “in positivo” del Def firmato dal Governo Renzi. Per il momento la risposta politica di Corso d’Italia è tutta qui. Eppure nella “pars destruens” il Def dell’ex sindaco di Firenze viene fatto letteralmente a pezzi dalla Cgil. A cominciare da quello che è il tema più importante, l’occupazione.

Altro che “recupero dell’occupazione nel prossimo triennio”, sottolinea la Cgil. Il tasso di disoccupazione previsto per il 2015 resta al 12,3%, il doppio di quello pre-crisi, “e non si prevede un recupero dell’occupazione perduta nemmeno al 2019, in cui il tasso di disoccupazione viene programmaticamente previsto al 10,5%”. Colpito e affondato? Colpito, sicuramente. Affondato, si vedrà. Che gli importa a Renzi di un sindacato che continua a sfornare bellissime analisi econometriche in cui addirittura si dice che “il salario sta diminuendo” ma rimane perfettamente immobile sul piano dell’offensiva politica? “Non essendo programmato neanche un aumento significativo dell’occupazione, aumenterà la disuguaglianza nella distribuzione del reddito nazionale a scapito del lavoro e della crescita”. “Sette anni di tagli non hanno avuto effetto sul debito pubblico, non funziona questa logica. La
disoccupazione e’ un elemento che moltiplica il debito, ecco perche’ bisogna partire dall’occupazione”, sottolinea Camusso. La riduzione di fatto del salario ha una immediata e esiziale conseguenza sul Def del bimbotto toscano: saltano tutti i discorsi sulla ripresa della domanda interna. Insomma, siamo davanti alle solite “scommesse” in un quadro in cui “le previsioni del Governo appaiono ancora una volta irrealistiche ed illusorie”. Sull’altro grande tema, quello della riduzione del fisco, le cose vanno addirittura peggio. Tra riduzione delle tax expenditures, e dei trasferimenti a Regioni e Comuni, ci saranno “tagli alla spesa locale e aumenti delle imposte locali”. Senza parlare del fatto che di lotta all’evasione e all’elusione non c’è traccia.Per quanto riguarda la patrimoniale, che nel documento Cgil viene indicata come “Imposta sulle Grandi Ricchezze Finanziarie”, tassando solo il 5% delle famiglie finanziariamente piu’ ricche, con aliquota progressiva per la parte eccedente i 350mila euro, si avrebbe – secondo la Cgil – un gettito potenziale di 10 miliardi di euro l’anno. Dall’aumento della tassa sulle successioni, poi, si potrebbero ricavare 4 miliardi di euro l’anno. La misura prevede l’esenzione per la prima e unica casa dell’erede per cinque anni e l’esenzione entro il limite di 500 mila euro del valore complessivo del patrimonio ereditato; le imposte – ha sottolineato Camusso – andrebbero a colpire le grandi ricchezze, togliendo argomenti a chi in passato ha “invocato la
difesa dell’abitazione dell’anziano per difendere patrimoni di palazzi interi”. Secondo i calcoli della Cgil con i 10 miliardi del gettito potenziale dell’imposta sulle grandi ricchezze si potrebbe finanziare un piano per l’occupazione capace di creare oltre 740 mila nuovi posti di lavoro, aggiuntivi, in tre anni. Quanto all’imposta sulla successione l’idea della Cgil e’ di puntare a uno 0,5% di gettito, da destinare agli investimenti e quindi sempre alla creazione di lavoro.