Scissione, basta la parola. Minoranze Pd in tilt | Fonte: il manifesto | Autore: Daniela Preziosi

 

Trasmissione televisiva Ballarò

Era stato Gianni Cuperlo, lea­der di Sini­stra­dem, a evo­carla senza nomi­narla mer­co­ledì sera, la scis­sione. Su un tema come «la qua­lità della demo­cra­zia, in gioco non è la sorte del governo ma il destino del Pd», ha detto al Tg3. La frase ha pro­vo­cato ieri un mezzo para­pi­glia nelle tante anime della mino­ranza Pd, da giorni ormai ai ferri corti per l’impossibilità — per ora — di rag­giun­gere una posi­zione uni­ta­ria sul pros­simo voto dell’Italicum dal momento che i ripe­tuti appelli a Renzi per cam­biare la legge sono caduti nel vuoto (peg­gio, nel sar­ca­smo della mini­stra Boschi che ha messo in chiaro che «chi ha perso il con­gresso non può porre dik­tat»). Dall’area cuper­liana ieri è arri­vata la ’cor­re­zione’ di Andrea De Maria: «Un grande par­tito, votato da più del 40% degli ita­liani, si raf­forza se vede al suo interno una dia­let­tica vera. E senza una sini­stra forte e visi­bile, che lo si voglia o meno, prima o poi una parte di quel 40% cer­cherà un’altra casa», ha riba­dito, sot­to­li­neando però che «a chi si rico­no­sce nella sini­stra del Pd deve essere chiaro che l’orizzonte è, e sarà sem­pre, senza ambi­guità, l’impegno nel e per il Pd».
Il vero punto è che i ber­sa­niani di area rifor­mi­sta, la fetta più grossa della mino­ranza dem, sono divisi fra i pochis­simi pronti dav­vero a votare no all’Italicum (che in aula, sulle riforme costi­tu­zio­nali, mar­tedì hanno annun­ciato il loro «ultimo sì») e quelli che non ogni caso indi­spo­ni­bili a mar­care il dis­senso. Gli uni e gli altri cer­che­ranno una linea comune nell’assemblea di domani a Bolo­gna pro­mossa dal capo­gruppo Spe­ranza, alla quale par­le­ranno il mini­stro Mar­tina e la sot­to­se­gre­ta­ria De Micheli, e cioè il ver­sante mode­rato della cor­rente. Ci sarà anche Ber­sani, che nono­stante le dure parole sulle riforme esclude cate­go­ri­ca­mente una fuo­riu­scita dal Pd. Ma la qua­dra è dif­fi­cile. Il 21 marzo resta con­vo­cata, per il momento, l’assemblea di tutte le mino­ranze (quindi anche civa­tiani e bin­diani) a Roma. Ma se Area rifor­mi­sta non rag­giun­gerà un accordo interno, rischia di tra­sfor­marsi nella uffi­cia­liz­za­zione delle divi­sioni della minoranza.

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