Riforma Rai, il No di Rifondazione comunista: “Indietro di 40 anni” Autore: redazione da: controlacrisi.org

 La cosddetta riforma della Rai che Renzi porterà al Consiglio dei ministri a giorni sta sollevando un vespaio di polemiche. Lo schema è quello di affidare maggiori poteri, se non proprio tutti, ad un amministratore delegato togliendo di mezzo sia il direttore generale che il consiglio di amministrazione e lasciando una vigilanza molto ridimensionata al Parlamento, che a quel punto non potrebbe eleggere nemmeno il cda.
Se sono vere le notizie apparse sui giornali, la “controriforma” di Renzi del servizio pubblico radiotelevisivo, secondo Rifondazione comunista, come si legge in una nota a firma di Stefania Brai, “ci riporta indietro di esattamente 40 anni, a quando cioè prima della grande riforma del ’75 la Rai era tutta sotto il controllo del governo”. Così Renzi, con la banale scusa di “allontanare i partiti” dalla gestione dell’azienda pubblica “dà il potere di nominare un “amministratore unico” ai soli partiti che stanno al governo. Con l’eliminazione della figura del presidente nominato dal consiglio di amministrazione e di quella del direttore generale si raggiunge un duplice obiettivo: assumere tutto il controllo della Rai da parte del governo ed iniziare una vera privatizzazione del servizio pubblico equiparandolo a qualunque azienda privata”.
Rifondazione comunista si batterà insieme alle forze sociali, culturali e professionali perché la Rai possa tornare a svolgere quel ruolo di volano dell’industria culturale italiana che spetta al servizio pubblico radiotelevisivo. E si dichiara contro qualunque tentativo di ulteriore privatizzazione delle istituzioni che producono conoscenza, cultura e sapere. “Occorre invece lavorare per la ricostruzione di un tessuto di partecipazione reale – si legge ancora nella nota – per ridiscutere il ruolo di un servizio pubblico radiotelevisivo all’altezza delle sfide tecnologiche di oggi e di domani mettendo intorno a un tavolo non i 30 esperti di Renzi ma tutte le professionalità coinvolte insieme le forze sociali e culturali, all’associazionismo e ai movimenti”.
Per il Prc, occorre elaborare un grande progetto culturale che riporti la Rai ad essere un’azienda realmente democratica e autonoma, decentrata e partecipata, che possa ridare vita a tutta la produzione indipendente diffusa su tutto il territorio nazionale, pluralistica nella sua offerta culturale nel rispetto dei tanti “pubblici” e sganciata dalle logiche di mercato.
“Una Rai governata da un consiglio di amministrazione conclude Brai – formato da personalità del mondo della cultura, dell’informazione, del lavoro e della produzione culturale, nominate in base a curricula pubblici in modo tale da garantire professionalità indipendenza e autonomia dai partiti e dai governi”.
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