Comunicato Stampa- La CGIL di Catania aderisce alla manifestazione BLOCCHIAMO LA DERIVA AUTORITARIA

La CGIL di Catania aderisce alla manifestazione
BLOCCHIAMO LA DERIVA AUTORITARIA
DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA E LA COSTITUZIONE indetta dall’ANPI Catania per il 10 marzo ore 17’30 in via etnea sotto la prefettura e ne condivide i contenuti. La Cgil di Catania invita tutti gli iscritti al sindacato a partecipare
CGIL CATANIA

Il Jobs act è una bufala, lo dicono pure le imprese: ecco perché…Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Che il Jobs act sarà soltanto un enorme rimescolamento di carte che produrrà ben pochi posti di lavoro nuovi lo dice anche Unimpresa. Secondo l’associazione imprenditoriale, l’incremento dei contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato previsti dalle nove norme sulle tutele crescenti sara’ legato in parte alla stabilizzazione degli attuali precari (tempo determinato, contratti a progetto, partite Iva), e in parte all’emersione di occupazione irregolare o cosiddetta “in nero”. Resta sì un piccola fetta di “nuove assunzioni di disoccupati” in senso stretto ma solo derivanti “da incremento di produzione e prospettive di crescita delle aziende italiane”. Allaa fine i “contratti nuovi” e non i “nuovi contratti” saranno 250.000. Considerando che non avrà alcuna minima influenza sui disoccupati veri e propri sarà soltanto una goccia nel mare, creata peraltro con i soldi pubblici.

Come dimostra una tabella pubblicata da Repubblica, esistono ormai ben dodici categorie di assunzioni incentivate, che corrispondono alle bellezza di cinque miliardi di risorse pubbliche (dati Uil) verso le aziende. Una cifra pazzesca che di fatto rende questi posti di lavoro “pubblici” nel verso senso della parola.
“Le aziende stanno aspettando, per assumere, questo contratto a tutele crescenti perché – prosegue Damiano – estremamente conveniente sotto il profilo dei costi e della normativa sui licenziamenti. È prevedibile una ‘fiammata’ occupazionale, persino superiore alle previsioni del ministro Poletti che ha parlato di 150.000 assunti nel 2015. Sarà un impulso positivo ed una iniezione di ottimismo dopo i lunghi anni di crisi, ma non sarà sufficiente se non si produrrà un risultato stabile per l’occupazione”.

Non solo, in questa “bufala” dei posti di lavoro, riprendendo le parole di Unimpresa, molti posti di lavoro saranno trasformati in contratti di 36 mesi senza nessuna garanzia di assunzione. E saranno in molti a farne le spese. L’allarme è scattato in tutti quei settori dove si opera per appalti: le aziende al cambio commessa metteranno in esubero i vecchi dipendenti, e potranno assurmerne di nuovi, molto meno costosi, grazie agli incentivi messi a disposizione dal governo con la legge di stabilità. I call center sono più che esposti: secondo la Cgil sono 7 mila i lavoratori ad altissimo rischio di sostituzione nei prossimi mesi, e per il momento purtroppo non si vede nessuna via d’uscita.

“Un socialismo chiamato Europa dei popoli”. Il dibattito al convegno su Berlinguer da: controlacrisi.org

Come si costruisce una civiltà più avanzata di fronte alla crisi economico-sociale e democratica e della stessa idea di Europa, nel momento in cui la vittoria di Tsipras in Grecia reclama un generale cambiamento? Vale a dire: come può avanzare un nuovo socialismo nel Vecchio Continente?
A queste domande si è cercato di dare una risposta proprio a partire dalle riflessioni sull’Europa di Enrico Berlinguer nel convegno che si è svolto a Roma venerdì 6 marzo. Promosso da Futura Umanità, Rosa Luxemburg Stiftung, Nicos Poulantzas Institute e dal Gue, nell’Auditorium di via Rieti si sono ritrovati a confronto esponenti politici, storici e intellettuali italiani, greci, tedeschi, francesi e spagnoli sotto il titolo “Berlnguer e l’Europa, i fondamenti di un nuovo socialismo”, a conferma che le riflessioni politiche del segretario del Pci, pur espresse in un’epoca storica ormai lontana, offrono un terreno fertile per seminare nuove idee e per affrontare i problemi oggi sul tappeto.
Come sottolineato da Paolo Ciofi nell’introduzione, Berlinguer considerava «esaurite le due fasi del “movimento per il socialismo” fino ad allora conosciute, quella “scaturita dalla Rivoluzione di ottobre” e “quella socialdemocratica”», e dunque suggeriva di aprire «una terza fase, o una terza via “rispetto alle vie tradizionali della socialdemocrazia e rispetto ai modelli dell’Est europeo”». Di fronte a quella che il segretario del Pci definiva «una crisi di fondo del sistema», insufficiente risultava la riproposizione di politiche di stampo keynesiano che galleggiano nella sfera distributiva senza toccare la sostanza dei rapporti di proprietà. In altri termini, nel pieno dell’offensiva neoliberista di Reagan e Thatcher e agli albori della rivoluzione digitale che si veniva profilando,
Berlinguer vedeva esaurirsi “la spinta propulsiva” della socialdemocrazia, di quel compromesso tra capitale e lavoro, che in cambio di una certa redistribuzione del reddito assicurava ai gruppi dominanti il mantenimento della propria posizione di potere. E quindi progettava un nuovo assetto di società in cui, nella connessione organica tra socialismo e democrazia, si potessero pienamente affermare i valori di libertà e uguaglianza, di solidarietà e di giustizia, come peraltro la Costituzione italiana prevede.
È attorno a questi concetti, ampiamente illustrati nella introduzione di Ciofi e nelle relazioni di Bierbaum, Liguori, Hobel, Golemis e Forenza che si è sviluppato un ricco e articolato dibattito. Al microfono si sono succeduti gli interventi di Casula, D’Agata, Streiff, Ferrara, de Masi, Garnier, Di Siena. Contributi scritti sono stati forniti da Greco, Lopez, Mola e Lussana. In conclusione si è convenuto di proseguire l’approfondimento e il confronto a livello europeo sui fondamenti di un nuovo socialismo e di una nuova sinistra in Europa.

il Sunia catania aderiscealla manifestazione del 10 marzo

il Sunia di Catania aderisce alla manifestazione indetta dall’Anpi  e concorda sulle finalità dell’iniziativa Giusi Milazzo