Reddito minimo, che sia #lavoltabuona Fonte: il manifesto | Autore: Maria Pia Pizzolante

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Due anni fa, dopo una lunga cam­pa­gna popo­lare, abbiamo pre­sen­tato alla pre­si­dente della Camera Laura Bol­drini, oltre 50mila firme per una legge sul red­dito minimo garan­tito. Uno stru­mento di soste­gno al red­dito indi­vi­duale, che com­batta la dila­gante dispe­ra­zione di un Paese con enormi tassi di disoc­cu­pa­zione, una misura neces­sa­ria che fac­cia fronte all’attuale assenza di un wel­fare uni­ver­sale e di misure in grado di con­tra­stare l’esclusione sociale di milioni di persone.

Spe­ra­vamo che la legi­sla­tura più gio­vane e fem­mi­nile della sto­ria avrebbe fatto il resto, per rispon­dere a que­sta che ci sem­brava allora, come ci sem­bra ancora oggi, la più grande emer­genza poli­tica e sociale del Paese.

Ci spe­rammo ancora di più quando ven­nero depo­si­tate altre pro­po­ste di legge, con­si­de­rato che tra que­ste ve ne era una del M5S, un’altra di alcuni depu­tati del Pd e una di Sel (che ripren­deva quella popo­lare). I numeri ci dice­vano allora, e ci dicono ancora oggi, che una mag­gio­ranza in par­la­mento sul red­dito era pos­si­bile. Tanto era vero che durante il governo Letta fu appro­vata una mozione pre­sen­tata da Sel che «impe­gnava il governo ad intro­durre il red­dito minimo garan­tito» nel nostro Paese. L’unico, assieme alla Gre­cia, ad esserne sprov­vi­sto in tutta Europa.

Il governo, pur­troppo, non ne fece niente. Il cam­bio tra Letta e Renzi, le ecces­sive chiu­sure del M5S, la timi­dezza dei par­la­men­tari del Pd favo­re­voli e pro­mo­tori di una pro­po­sta, ne impe­di­rono per­sino la discus­sione. Il solito tea­trino della poli­tica, men­tre fuori, nel Paese reale, povertà e pre­ca­rietà pren­de­vano il soprav­vento. Per­ché men­tre la poli­tica ha i suoi tempi da “posi­zio­na­mento auto­re­fe­ren­ziale”, la vita corre veloce e la crisi pure. Oggi, la con­di­zione sociale è addi­rit­tura peg­gio­rata: 10 milioni di poveri, così come gli oltre 2 milioni di ragazzi che non stu­diano né cer­cano lavoro, sono lì a ricordarcelo.

Ieri, final­mente, il lea­der del M5S, Beppe Grillo, si è reso dispo­ni­bile a dia­lo­gare anche con le altre forze poli­ti­che pur di arri­vare all’obiettivo: isti­tuire lo stru­mento del red­dito minimo. Anche Tito Boeri, neo­pre­si­dente dell’Inps, nomi­nato dal pre­mier, e per­sino Gianni Cuperlo, ne hanno rico­no­sciuto l’indispensabilità per com­bat­tere le disu­gua­glianze che oggi più che mai stanno distrug­gendo il nostro Paese, alie­nando spe­ranze, dif­fon­dendo senso di abban­dono e solitudine.

E allora benis­simo le aper­ture delle forze poli­ti­che, ma sapendo che adesso non ci sono più alibi.Per que­sto fac­ciamo un appello a Pd, Sel e M5S: andiamo oltre le inter­vi­ste e i poli­ti­ci­smi, discu­tia­mone insieme e pre­sen­tiamo una pro­po­sta che abbia i numeri in Par­la­mento. Serve dimo­strare che si vuole com­bat­tere dav­vero la pre­ca­rietà e l’esclusione sociale, serve a dire ai nostri ragazzi e ragazze che que­sto Paese ha biso­gno di loro per ripar­tire, serve ren­dere per­ce­pi­bile che la poli­tica non è difesa di inte­ressi par­ti­co­lari ma dimen­sione in cui tor­nare a dar valore alla cit­ta­di­nanza. Se riu­sci­remo a isti­tuire il red­dito minimo garan­tito potremmo dare un segnale in con­tro­ten­denza alle poli­ti­che di auste­rity, far ripar­tire la domanda, rilan­ciare i consumi.

Come si finan­zia? Come lo finan­ziano Paesi che hanno eco­no­mie messe peg­gio della nostra: con la fisca­lità gene­rale. E pren­dendo i soldi (oltre al taglio di spre­chi, spese mili­tari e altre stu­pi­dag­gini inu­tili) da coloro che durante la crisi si sono arric­chiti. In parole povere: si pren­dono a chi ne ha troppi per darli a chi non ne ha per niente. Per­ché ridi­stri­buendo red­dito, avremo un po’ di dise­gua­glianze in meno e una pos­si­bi­lità in più di uscire dalla crisi. Per que­sto, dimo­stra­teci che è dav­vero #lavol­ta­buona.

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