Berlinguer, l’Eurocomunismo che voleva salvare l’Europa dal disastro capitalista. Un evento il 6 marzo a Roma autore redazione da: controlacrisi.org

«Si parla ormai di fallimento della Comunità. C’è chi raccomanda di tornare indietro all’Europa delle patrie. Ma una frammentazione dell’Europa in Stati nazionali costituisce, contrariamente a quanto avvenne nel secolo scorso, un freno allo sviluppo, alla crescita della civiltà in Europa e anche alla crescita della civiltà su tutto il pianeta. L’Europa dei popoli e del lavoratori è l’unica Europa possibile».
Quando Enrico Berlinguer pronunciava queste parole (1984) c’era tutto un altro mondo e la costruzione dell’Europa unita era agli inizi. Dopo oltre trent’anni, però, ciò che il segretario del Pci già intravedeva, cioè il declino politico e sociale dell’Europa, oggi è sotto gli occhi di tutti. Ecco perché di fronte alla Grecia di Tsipras, all’Europa della Merkel e alla frammentazione della sinistra italiana, il pensiero e la pratica politica di Enrico Berlinguer costituiscono un ineludibile punto di riferimento da cui muovere per affrontare la crisi globale.
A conclusione dell’”anno berlingueriano”, che per i trent’anni dalla morte ha visto svolgersi in tutta Italia numerosi incontri e seminari sul pensiero politico di Enrico Berlinguer, non poteva mancare un evento dedicato alle riflessioni sull’Europa del segretario del Pci. Riflessioni che – alla luce di quanto accade dentro e attorno al Vecchio continente (dalla crisi Ucraina al disastro del Medio Oriente, alla disoccupazione di massa – appaiono attuali quanto, in alcuni passaggi, profetiche.
Alla «visione puramente “contabile”» delle classi dirigenti europee, che «hanno, sì, interesse a una liberalizzazione dei mercati e degli scambi ma non hanno uguale interesse all’adozione di politiche comuni che perseguano l’obiettivo di uno sviluppo economicamente e socialmente più equilibrato e più giusto», Berlinguer contrapponeva l’idea dell’eurocomunismo: poiché il capitalismo «abbandonato alla sua spontaneità» non può che accentuare diseguaglianze e ingiustizie; e poiché per «salvare la democrazia … bisogna superare il capitalismo», ecco che la dimensione europea diventava quella più adeguata alle sfide del tempo e, soprattutto, più favorevole all’unità delle classi lavoratrici con l’obiettivo di una trasformazione radicale dello stato di cose presente. Insomma, l’Europa che Berlinguer immaginava non era sovietica ma nemmeno capitalistica; una sorta di “terza via” (bisogna ricordare che siamo ancora in piena Guerra Fredda) per permettere, appunto, la nascita di un’Europa dei popoli e dei lavoratori.

Concetti su cui si sviluppò la collaborazione con Altiero Spinelli (il quale, si tende a dimenticare, era stato eletto come indipendente nelle liste del Pci al parlamento Ue ed ebbe modo di osservare che il segretario del Pci portò a compimento la saldatura tra democrazia e socialismo) verso un assetto più democratico delle istituzioni europee, per un’Europa più democratica, federalista, in grado di affermare il proprio ruolo e la propria autonomia politica ed economica. Viceversa, un’Europa pedissequamente allineata alle posizioni degli Usa, «appendice del Patto atlantico», avrebbe condannato il Continente «alla perdita definitiva di ogni sua funzione di progresso nel mondo», decretandone il declino sociale, politico ed economico.

Queste riflessioni saranno al centro dell’incontro internazionale che si terrà venerdì 6 marzo a Roma (9,30-17,30, presso l’Auditorium di via Rieti 11), promosso dall’Associazione Futura Umanità, da Rosa Luxemburg Bruxelles, dall’istituto Nicos Poulantzas e dal Gue, al quale parteciperanno esponenti politici e studiosi provenienti oltre che dall’Italia anche da Grecia, Germania, Spagna e Francia (qui il programma)
In occasione del convegno, gli Editori Riuniti hanno stampato un volume con i sette discorsi che il segretario del Pci tenne durante il suo mandato di eurodeputato.

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