Centri di accoglienza, per la Misericordie Srl da: l’espresso

La Misericordie Srl è l’impresa sociale che gestisce il Cara di Crotone. E possiede quote dell’areoporto Sant’Anna e della polisportiva di Isola Capo Rizzuto. Ora, grazie a un appalto, entrano anche nel centro di accoglienza di Lampedusa

di Raffaella Cosentino

26 febbraio 2015

Centri di accoglienza, per la Misericordie Srl  un impero da Isola Capo Rizzuto a Lampedusa

Da Isola Capo Rizzuto, che a dispetto del nome si trova sulla terraferma in provincia di Crotone, a una vera, importante, isola: Lampedusa. E’ il grande balzo fatto dalle Misericordie, che hanno conquistato la gestione del centro di primo soccorso e accoglienza di Contrada Imbriacola. Se ne è parlato ieri sera nella trasmissione “Servizio Pubblico” condotta da Michele Santoro su La7, durante la puntata dedicata alla Libia e alla fuga dei profughi.

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Succede a Isola Capo Rizzuto, dove c’è il centro d’accoglienza più grande d’Italia. Ora ha 1500 posti, con la ripresa estiva degli sbarchi diventeranno 2000. Aumentando il business che gira intorno ai migranti

Dal vecchio al nuovo ente gestore si passa con una gara a procedura negoziata, indetta dalla prefettura di Agrigento, dalla quale nonostante numerose telefonate non siamo riusciti ad avere informazioni, a parte quelle, scarne, pubblicate sul sito dell’organo di governo. Questo tipo di appalto non prevede un bando pubblico e quindi non se ne conosce il valore economico.

È la stazione appaltante che, in deroga alle norme sugli appalti, invita solo alcuni soggetti a partecipare alla gara. Aggiudicazione definitiva il 23 settembre e affidamento “in via d’urgenza” della gestione dal primo ottobre scorso. Il Cspa lampedusano è rimasto chiuso per molti mesi nel 2014 dopo lo scandalo del video choc trasmesso dal Tg2 sulle “docce antiscabbia” praticate dal vecchio ente gestore, il consorzio Sisifo aderente a Lega Coop.

“Le Misericordie tornano a Lampedusa, la porta d’Europa” annunciano sul loro sito, rivendicando la presenza in un luogo simbolo, dove, sottolineano, erano già state gestori dell’allora Cpt (Centro di permanenza temporanea) dal 2007 al 2009.

La gestione viene affidata alla Confederazione nazionale, “con il supporto delle Misericordie siciliane e con l’apporto dell’esperienza della Misericordia di Isola Capo Rizzuto”. A metà ottobre, la delegazione della Confederazione che è andata a Lampedusa per un sopralluogo organizzativo contava anche tutti i nomi di riferimento del centro di accoglienza calabrese. C’erano infatti il Vicepresidente nazionale delle Misericordie con delega all’immigrazione, Leonardo Sacco, governatore dell’organizzazione di Isola Capo Rizzuto, “da anni forte dell’esperienza maturata con la gestione del Cda-Cara S.Anna” – si legge in una nota – il corettore spirituale e il direttore del Centro d’accoglienza S.Anna, rispettivamente don Edoardo Scordio e Francesco Tipaldi.

La Misericordia crotonese è una srl con capitale sociale di 98mila euro e un volume d’affari di oltre un milione e ottocentomila euro (nel 2013), partecipata al 10% dalla parrocchia di Santa Maria Assunta (o ad Nives) di Isola Capo Rizzuto e al 90% dalla “Fraternità di Misericordia”.

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La storia di Kabobo ha riacceso l’attenzione sulla disperazione di tanti stranieri che vivono ai margini. Richiedenti asilo che qui hanno trovato un sistema di accoglienza inefficiente. Che nega ogni forma di inserimento e di cure, talvolta anche psichiatriche. Mentre nel resto d’Europa in pochi mesi si decide chi ha diritto alla tutela e chi va espulso

Come emerge dal fascicolo storico della Camera di Commercio, la società ha allargato negli ultimi anni le sue attività e ampliato il numero di sedi. Attualmente ha una quota del 2,67% della Sant’Anna Spa, la società dell’aeroporto di Crotone, che sorge quasi davanti al centro di accoglienza. Si tratta di una Spa a capitale pubblico, partecipata dalla camera di commercio, la provincia e il comune di Crotone e la regione Calabria.

La Misericordia ha il 50% della polisportiva di Isola Capo Rizzuto. Possiede una struttura alberghiera collegata al santuario della Madonna Greca e un centro convegni. Dalle carte ufficiali risultano classificati come “bar, affittacamere, case per vacanze e bed and breakfast”. A questo si aggiungono imprese di pulizia e scuole parificate dall’asilo alle superiori, corsi di formazione e aggiornamento professionale non riconosciuti, la “nebulizzazione antincendio” nei porti, il noleggio di attrezzature e di biciclette, la pulizia di aree pubbliche e la rimozione di neve e ghiaccio.

Inizialmente l’attività principale era l’erogazione di prestazioni di assistenza sanitaria. Nell’oggetto sociale dell’srl oggi può rientrare tutto ciò che ruota attorno al centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto e molto altro. Si va dalla manutenzione edile alla gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata, ai servizi per l’educazione, alla tutela dell’ambiente. Ci sono il turismo sociale, la gestione di centri di formazione, il trasporto e il soccorso sanitario, le strutture residenziali per persone con disabilità, le strutture sanitarie diagnostiche, la costituzione e la gestione di strutture per immigrati, la realizzazione e la gestione di centri e strutture per attività sportive, lo svolgimento di attività agricole e manutenzione del verde. La Misericordia, fondata dal parroco don Edoardo Scordio, gestisce il Cara calabrese, considerato “il più grande d’Europa” da almeno un decennio. L’ultimo appalto triennale fino al 2015 è di 28.021.050 euro iva esclusa per una capienza ufficiale di 729 posti. Ma i richiedenti asilo ospitati hanno spesso sfiorato le 2000 presenze.

Il documento viene fuori da una corrispondenza tra l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle Laura Ferrara e il prefetto di Crotone. Ferrara aveva visitato il Cara di Sant’Anna lo scorso 26 ottobre, come membro della Commissione Libe (Libertà civili e affari interni) per verificare le condizioni di vita e la corretta gestione dei fondi.

Dopo la visita, l’eurodeputata aveva scritto al prefetto per chiedere chi fornisce e controlla i beni erogati dall’ente gestore come “pocket money”. Si tratta dei 2,50 euro al giorno che gli ospiti dovrebbero ricevere per le proprie necessità. La Misericordia ha spiegato all’eurodeputata che l’erogazione avviene con un credito virtuale di 5 euro ogni due giorni, spendibili solo nel centro per l’acquisto di beni forniti dallo stesso ente gestore (marche da bollo, sigarette, snack) che ne stabilisce anche i prezzi.

Questo sistema, è apparso alla Ferrara “ai confini della legalità” perché “il valore reale di questi cinque euro dipende, in ultima analisi dai prezzi effettivamente praticati nel Centro e sui quali si presume avvenga un controllo”. A controllare dovrebbe essere la prefettura, che ha risposto alla richiesta di accesso agli atti pochi giorni fa, dopo oltre tre mesi. “Gli accertamenti non hanno dato esito su alcun rincaro sui beni per i migranti” precisa la prefettura, che cita anche i rapporti di monitoraggio del  progetto Praesidium , costituito dall’ Organizzazione internazionale per le migrazioni , l’ Unhcr  (Alto commissariato Onu per i rifugiati),  Save The Children  e la  Croce Rossa . Ma la missiva del prefetto non dice che uno di questi rapporti, risalente al 2013, ha rilevato che a Isola Capo Rizzuto “da settembre 2011 a maggio 2013, gli ospiti riferiscono che il buono economico non è stato erogato”. Secondo questo report, quando il pocket money è stato erogato, ai migranti sarebbero stati consegnati solo due pacchetti di sigarette da 10 a settimana come equivalente di tutto l’importo settimanale pari a 17 euro e cinquanta centesimi.

Ferrara chiede anche di conoscere come avviene la selezione dei fornitori del centro di accoglienza, i bilanci e i rendiconti consuntivi dell’ente gestore e le informazioni relative al vincitore della gara d’appalto per la costruzione dei nuovi alloggi sostitutivi dei container. “La documentazione non è in possesso della prefettura – è la risposta che arriva da Crotone – può essere fornita solo dall’ente gestore o dal Ministero”. Eppure nella Convenzione tra la Prefettura e la Confederazione nazionale delle Misericordie per la gestione del Cara di Crotone, sottoscritta da Leonardo Sacco, all’articolo 21 si prevede l’obbligo per l’ente gestore di inviare alla prefettura report bimestrali sui servizi effettivamente erogati, comprese l’analisi dei costi del personale utilizzato per tutti i servizi, e “la quantità dei beni acquistati ed oggetto di tutte le forniture previste in convenzione”.

Cgil, la minoranza chiede l’azzeramento dei vertici: “Hanno fallito, basta” | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

“Via i vertici della Cgil”. Ieri si è svolta a Roma l’assemblea dei rappresentanti sindacali dell’area di minoranza in Cgil “Il sindacato è un’altra cosa”. L’area è guidata da Sergio Bellavita (intervista di LiberaTv), che ha tenuto la relazione di apertura, tutta incentrata su un attacco molto duro verso la segreteria, accusata di aver condotto il sindacato in una sorta di vicolo cieco. “Una situazione inedita e drammatica – viene definita nel documento finale -. Pensioni, libertà assoluta di licenziamento, riduzione ammortizzatori sociali, contrattazione di restituzione, generalizzazione della precarietà fanno dell’Italia un paese tra i più brutali d’Europa contro il lavoro”.

E anche se Susanna Camusso si agita tanto, con il referendum, “più sulla rappresentazione del conflitto che sul conflitto vero”, quindi, la realtà è che Jobs act e accordo del 10 gennaio, secondo i ribelli della Cgil, “stanno sulla stessa linea”. Insomma, anche se nessuno in Cgil sembra voler fare bilanci rispetto a un passaggio che senza dubbio può essere considerato epocale sul tema dei diritti dei lavoratori, sembra che il tempo di tirare delle righe sia arrivato davvero. “Il sindacato è un’altra cosa” tenta di farlo non scorgendo però in Landini, e nella Fiom, un possibile alleato in questa direzione. Il suo scontro con Camusso non sembra per il momento scaldare gli animi dei sindacalisti della minoranza della Cgil.

Detto questo, però, l’idea è di andare giù duri contro una maggioranza che di fatto sta facendo perdere di credibilità al sindacato, ormai visto come un corpaccione mollo solo in grado di fornire “servizi” e indire “proteste di testimonianza”, e quindi rendersi del tutto invisible ai bisogni reali di chi sta sul posto di lavoro. Anzi, la situazione è così drammatica che Bellavita fa una previsione molto chiara sul futuro materiale dell’organizzazione sindacale. “Presto – sentenzia – la Cgil comincerà a smaltire gli apparati perché è chiaro che l’organizzazione è sovradimensionata rispetto a quello che effettivamente dovrà svolgere”.

L’unica proposta che passa è quella del referendum. A patto, però, che sia “parte di una indispensabile mobilitazione generale, di una vertenzialità diffusa sugli stessi temi senza la quale nulla è tuttavia possibile, a partire dalla stessa campagna referendaria”.
Mentre si alternano gli interventi davanti a una platea di più di cento persone, qualcuno chiede addirittura di andare a spulciare i bilanci dei territori e chiedere conto di quello che si sta facendo nel concreto.

Dall’”altro mondo” della Grecia in collegamento Skype, porta la sua testimonianza Sotiris Martalis, del Comitato centrale di Syriza. Martalis parla di unan vittoria elettorale che arriva dopo ben 35 scioperi generale e di un sindacato che è quasi completamente in mano a Syriza. “C’è un governo di salvezza nazionale – puntualizza Martalis – e non un governo di sinistra”. E poi aggiunge: “Tsipras ha altri quattro mesi per convincere il popolo greco”. Nel documento finale sulla Grecia c’è un giudizio tutto sommato “attendista”. La partita è aperta. Da una parte si riconosce il tentativo di riscrivere il memorandum, dall’altra, però, si sottolinea che tale proposito “non ha purtroppo determinato quella rottura indispensabile per sostenere politiche economiche e sociali di segno opposto a quelle d’austerità”.

All’assemblea è intervenuto il professor Di Stasi, esperto di diritto del lavoro. Senza mezzi termini Di Stasi ha detto che dentro la proposta Cgil del nuovo statuto dei lavoratori si cela il pericolo di un allontanamento dalla Costituzione della Repubblica.

Il prossimo marzo l’area terrà un seminario del coordinamento nazionale. “Un seminario che si carica di un gravoso impegno: immaginare una strada per la ricostruzione del conflitto che si affranchi dalle pastoie di una burocrazia sindacale logora e complice”.