anpinews n.151

Legge elettorale e riforma del Senato: era (ed è) una questione democratica“: sabato 21 febbraio, a Torino, iniziativa pubblica promossa dall’ANPI Nazionale. Interverranno Gustavo Zagrebelsky, Carlo Smuraglia e Antonio Caputo coordinati da Sandra Bonsanti. Aderiscono ARCI, Libertà e Giustizia e UISP. La partecipazione della CGIL 

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Nella riunione del Comitato nazionale di venerdì, ho ricordato – prima di tutto – Massimo Rendina, un valoroso partigiano e Vicepresidente dell’ANPI, che ci ha lasciato pochi giorni fa(…)

Subito dopo il ricordo di Rendina, ho voluto che il Comitato nazionale  ascoltasse alcune parole di “commemorazione” e di riflessione, sulle recenti 300 vittime, che sono andate – in condizioni terribili – ad aumentare la schiera dei tanti, troppi morti che sta raccogliendo il Mediterraneo(…)

ll mondo è attraversato da violenze e da guerre. Non siamo mai stati così vicino alla guerra come ora, almeno da molti anni. Adesso è alle porte, in Europa; ma vi sono mille focolai in Africa, in Medio oriente, nel mondo. Anche questo ci   lascia, non dico indifferenti ma poco inclini alla riflessione e al ricordo(…)

Queste note sono già troppo lunghe e non voglio appesantirle ancora. Ma non posso tacere su ciò che è avvenuto e sta avvenendo, in Parlamento, sul tema delle riforme ed ora, in particolare, su quella del Senato(…)ANPINEWS N.151

FILM “LA ROSA BIANCA” 22 febbraio 2015 ore 21.00 presso OFFICINA REBELDE via Coppola 6

 

11021175_1405344336436343_2556488756341224521_n[1]

 

La Rosa Bianca
Gli studenti di Monaco che sfidarono il regime nazista
La voce stentorea del giudice Roland Freisler pronunciò la sentenza dopo neanche quattro ore dall’inizio del processo, nell’aula 216 della “Corte del Popolo” di Monaco. Era il 22 febbraio 1943, sul banco degli imputati sedevano tre giovani studenti, membri del gruppo “La Rosa Bianca”, colpevoli di aver prodotto e distribuito volantini contro Hitler e la Germania nazista: Hans Fritz Scholl, Sophie Magdalena Scholl, Christoph Hermann Probst.
Così si chiudeva il dispositivo di condanna:
“Accertato che: gli accusati hanno, in tempo di guerra e per mezzo di volantini, incitato al sabotaggio dello sforzo bellico e degli armamenti, e al rovesciamento dello stile di vita nazionalsocialista del nostro popolo, hanno propagandato idee disfattiste e hanno diffamato il Führer in modo assai volgare, prestando così aiuto al nemico del Reich e indebolendo la sicurezza armata della nazione.
Per questi motivi essi devono essere puniti con la morte.
Il loro onore e i loro diritti di cittadini sono revocati per sempre.”
I condannati vennero riportati nelle loro celle. A Sophie Scholl la guardia consegnò premurosamente carta e penna, dicendole di iniziare a scrivere le lettere di commiato. Lei rimase stupefatta, chiese: “Non ci sono 90 giorni di tempo?” era il periodo che, normalmente, trascorreva tra la lettura della sentenza e l’esecuzione della stessa. Il carceriere rispose con un laconico: “Inizi a scrivere”. Non ci sarebbero stati ritardi, stavolta, nei confronti di questi temibili oppositori del regime. La sentenza, pronunciata alle 13,30, sarebbe stata eseguita lo stesso pomeriggio; alle 17,00 i tre furono condotti alla ghigliottina.
Nel corso degli anni successivi, prima della caduta del Reich, altre 25 persone, in contatto o affiliate alla Rosa Bianca, furono processate per gli stessi reati ed altre cinque condanne alla decapitazione furono comminate: al prof. Kurt Huber ed a Alexander Schmorell, Willi Graf, Hans Leipelt e Heinz Kucharski (solo quest’ultimo riuscì miracolosamente a salvarsi, fuggendo dalla prigione durante un bombardamento aereo). La ferocia del regime nazista però, in questi casi, destò perplessità persino fra gli stessi sostenitori.
Chi andava al patibolo, infatti, non erano membri delle “razze inferiori”: ebrei, zingari o slavi, ma studenti figli della borghesia tedesca, che fino a poco tempo prima avevano militato nella Hitler jugend (Gioventù hitleriana) e colpevoli solo di aver scritto delle cose ormai evidenti a gran parte della popolazione: la guerra, scatenata dalla follia di Adolf Hitler, era irrimediabilmente persa, l’esercito tedesco si era macchiato di crimini indicibili e lo sterminio degli ebrei e delle popolazioni invase non era in alcun modo giustificabile.
Come riuscirono questi giovani, cresciuti nella Germania nazista, a sottrarsi all’indottrinamento pervasivo ed alla martellante propaganda del regime? Come svilupparono una coscienza critica e trovarono la forza ed il coraggio di reagire? A distanza di 72 anni la loro storia ha ancora qualcosa da insegnarci?
Se ne parlerà nell’anniversario dell’esecuzione, domenica 22 febbraio 2015 alle ore 21,00, presso la sede di Officina Rebelde (via Coppola, 6 – Catania), dopo la proiezione del film “La Rosa Bianca – Sophie Scholl” (Germania – 2005): una magistrale ricostruzione cinematografica della tragica vicenda dal regista Marc Rothemund.