Tsipras ha perso, la stampa italiana ha vinto da: il manifesto

Merkel e Tsipras a Bruxelles

Voi che mani­fe­state al freddo e al gelo con il mani­fe­sto in tasca, state facendo un grosso errore. State spre­cando tempo, e forse anche denaro, inu­til­mente. La causa è persa, la guerra è finita. Ale­xis Tsi­pras ha ceduto, si è arreso alle poten­tis­sime forze della finanza, quelle stesse che ten­gono in ostag­gio da più di un anno il pre­si­dente del con­si­glio italiano.

Il sogno di un ribal­ta­mento della realtà eco­no­mica dell’eurozona è ormai tra­mon­tato sotto i colpi impla­ca­bili della realtà. Biso­gna ammet­terlo: non c’è altra strada.

Basta leg­gere con atten­zione la stampa ita­liana di que­sti giorni e si capi­sce che per la Gre­cia non c’è, non c’è mai stata, alcuna spe­ranza. Le cose vanno dette: ieri l’autorevole Cor­riere della Sera ha dato una grande lezione di gior­na­li­smo a tutti noi. In prima pagina il titolo diceva «Tsi­pras: accetto le regole UE». Eh sì, cari let­tori, que­ste sono vere noti­zie: il popu­li­sta anti­eu­ro­peo alla fine si è con­ver­tito e ha visto la luce. Sotto il titolo il pezzo ini­ziava così «Ber­lino apre sul caso greco». Ovvia­mente, il pezzo dice il falso, la verità sta nel titolo.

Il nostro eroe è stato costretto a capi­to­lare e ad accet­tare le ter­ri­bili «regole UE», quelle su cui si fonda, per capirci. Tu, inge­nuo let­tore, credi che par­lino di libertà, demo­cra­zia e soli­da­rietà ed ecco cosa si impara a non leg­gere Il Cor­riere. Le regole fon­da­tive dell’Unione euro­pea, quelle che Ale­xis Tsi­pras ha appena accet­tato, dicono tutt’altro: che i debiti deb­bono essere pagati per intero, che siamo nati per sof­frire, che i poveri devono diven­tare sem­pre più poveri e i ric­chi sem­pre più ric­chi e che lo stato sociale costa troppo.

D’altronde, il gio­vane pre­mier greco era vera­mente con le spalle al muro. Lo ha rive­lato la Repub­blica due giorni fa con uno scoop «mon­diale»: le casse di Atene pos­sono reg­gere appena due set­ti­mane, non di più. Dal primo marzo niente più sti­pendi né pen­sioni. Ma come si è saputa que­sta scon­vol­gente noti­zia? Da «fonti con­ver­genti di Atene e Bru­xel­les», vi si legge. Auto­re­vo­lis­sime ma ano­nime. Que­sto ovvia­mente non ha impe­dito ad altri accor­tis­simi organi di stampa di ripren­dere l’esclusiva repub­bli­cana e riprodurla.

Sulle fonti di Bru­xel­les non c’è biso­gno di dilun­garsi, le cono­sciamo tutti. Sarebbe invece inte­res­sante sapere di più sulle fonti di Atene. Il let­tore del mani­fe­sto, che è stato edu­cato nel sospetto sta­li­ni­sta, magari le asso­cerà ai per­so­naggi che sono stati ospi­tati sulla stampa ita­liana durante il periodo pre­e­let­to­rale. Eccoli. Tutti espo­nenti di spicco della «nuova» classe diri­gente, la cui parola conta: l’ex mini­stra ed ex com­mis­sa­ria euro­pea Anna Dia­man­to­pou­lou, fuori dalla poli­tica dal 2012, l’ex pre­mier George Papan­dreou, fuori dal Par­la­mento, l’ex mini­stra del Turi­smo Olga Kefa­lo­gianni, bella donna, il pre­si­dente dimesso del Pasok Evan­ge­los Veni­ze­los. Magari però sono fonti ancora più pre­sti­giose: l’ufficio stampa di Nuova Demo­cra­zia, il gover­na­tore della Banca di Gre­cia Yan­nis Stour­na­ras oppure il suo suc­ces­sore al mini­stero delle Finanze greco Ghi­kas Har­dou­ve­lis, un ban­chiere desa­pa­re­cido dal 26 gennaio.

Ma molto pro­ba­bil­mente la fonte miste­riosa di Repub­blica è l’ex mini­stro della Salute Ado­nis Geor­gia­dis, pre­sti­gioso edi­tore di pam­phlet anti­se­miti, che invi­tava i greci a riti­rare i risparmi dalle ban­che. Sfor­tu­na­ta­mente, i greci non hanno dato ascolto a Geor­gia­dis, forse per­ché lo cono­scono, ma lo sce­na­rio dell’assalto agli spor­telli è molto pia­ciuto alla stampa main­stream (come diciamo noi in Tra­cia) di que­sto paese.

Ma que­sti sono det­ta­gli. La noti­zia vera è che Tsi­pras e Varou­fa­kis hanno ammesso pub­bli­ca­mente che sono pronti ad acco­gliere il 70% delle impo­si­zioni della troika in cam­bio dei famosi 7,5 miliardi. Il governo greco ha accet­tato quelle più impe­gna­tive e ha fatto mar­cia indie­tro su quelle meno impe­gna­tive, giu­sto per non fare brutta figura di fronte al suo elet­to­rato. Tsi­pras final­mente «è diven­tato adulto», come argu­ta­mente ha sot­to­li­neato il socia­li­sta Mar­tin Schulz: una volta al governo, solo i bam­bini fanno quello che ave­vano pro­messo prima del voto.

In altre parole, Atene ha detto di no a qui­squi­lie del tipo: nuovi aumenti dell’Iva, nuovi tagli alle inden­nità e alle pen­sioni, per­met­tere licen­zia­menti in massa, restri­zioni all’attività sin­da­cale. Ha accet­tato invece obtorto collo di com­bat­tere l’evasione fiscale, faci­li­tare la crea­zione di nuove imprese, rifor­mare l’amministrazione pub­blica, rive­dere il codice deon­to­lo­gico delle ban­che, aggra­vare le pene per l’evasione fiscale, imporre una legi­sla­zione anti­mo­no­po­li­sta e in favore della concorrenza.

Come avrete capito, l’austerità è finita, si parla di riforme vere e di svi­luppo: tutte misure che vanno nella dire­zione con­tra­ria alle dema­go­gi­che pro­messe pre­e­let­to­rali di Tsi­pras. Che sarebbe dun­que un uomo distrutto, un lea­der in rapido declino, soste­nuto da appena il 72% dei suoi concittadini.

In que­sta nuova situa­zione, con Syriza pronta ad ade­rire al Ppe, forse ci sono spe­ranze di con­vin­cere anche il seve­ris­simo arti­co­li­sta che su Il Foglio di ieri sen­ten­ziava: «Come si fa a tenere den­tro l’eurozona un paese che prima è entrato fal­si­fi­cando i conti, ora fa di tutto per dimo­strare di non rico­no­scere gli impe­gni e nep­pure di cono­scere le regole di con­vi­venza nel gruppo?». La rispo­sta, per l’articolista, è ovvia: biso­gna but­tare fuori la Gre­cia di Tsi­pras «per fare chia­rezza». Dra­ghi si è fatto subito tra­durre l’articolo in ita­liano per studiarlo.

In con­clu­sione, caro let­tore mani­fe­stante, la situa­zione è dispe­rata, non hai alcuna spe­ranza. Arren­diti al genio della grande stampa di que­sto paese. E forse ti per­met­te­ranno di vedere San Remo.

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