Pazzie dell’Impero da:www.resistenze.org – popoli resistenti – corea del nord – 10-02-15 – n. 530


Zoltan Zigedy | mltoday.comTraduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

30/01/2015

Ricordate Saddam Hussein? Mohammar Gheddafi? Furono, come altri prima di loro, etichettati quali canaglie internazionali, grazie alla demonizzazione messa in atto dai burocrati dell’occidente e ad una spietata campagna mediatica che li ha dipinti come il male incarnato. Un osservatore attento può aver notato come il cambio di opinioni nelle elites su questi personaggi sia coincidente con gli interessi di USA ed Europa. Quando Saddam assassinava i Comunisti Iracheni egli semplicemente indossava un cappello bianco, quando Gheddafi cooperava con gli interessi petroliferi occidentali, come quelli dell’italiana ENI, non era poi così un cattivo ragazzo.

Prima ancora di comparire ai vertici della classifica dei ricercati USA e NATO, entrambi furono oggetto di un’esecuzione sommaria, il primo con un tentativo di parvenza legale, il secondo letteralmente macellato da banditi definiti “combattenti per la libertà”

La cosa curiosa sulla deposizione di questi tiranni, asseritamente odiati dal loro stesso popolo, è che i loro rispettivi paesi sono collassati nella guerra tra sette, nella morte e nella disperazione: questo il risultato delle campagne occidentali. Quelle che un tempo furono tra le nazioni più laiche e socialmente ed economicamente avanzate del Medio Oriente e dell’Africa sono oggi state economicamente distrutte, dilaniate dalla violenza, con servizi sanitari e sociali insufficienti e condizioni di vita in via di costante deterioramento per ogni loro cittadino. Naturalmente nessuna democrazia occidentale si assumerà la responsabilità di queste catastrofi. E’ un peccato che non possano incolpare Saddam o Gheddafi.

Oggi, la posizione numero uno della classifica dei ricercati è occupata da Kim Jong-un, l’attuale leader della Repubblica Democratica Popolare di Corea (RPDC). Kim, nipote di Kim Il Sung, fondatore della RPDC e riverita figura di combattente nella resistenza contro gli occupanti giapponesi, rappresenta la terza generazione dei suoi familiari che occupa il posto di comando. Gli opinionisti occidentali invariabilmente ridicolizzano questo fenomeno bollandolo come successione ereditaria, mentre convenientemente fanno finta di non accorgersi di oltre 80 anni di successione ereditaria del potere nel fedele alleato saudito. Gli altri Hussein, la famiglia reale al potere in Giordania fin dall’indipendenza del paese, non sono mai allo stesso modo svillaneggiati dalla stampa occidentale. Anche loro sono fedeli amici degli Stati Uniti e dei leaders europei.

La Repubblica Democratica Popolare di Corea ha seguito a lungo una solitaria via di autosufficienza ed autodeterminazione che i loro leader chiamano JUCHE.

Durante l’epoca sovietica, la RPDC mantenne formali ma distanti relazioni con la comunità socialista, insisitendo nel percorrere la propria via. Molti osservatori d’area videro questo approccio al Marxismo-Leninismo come eccessivamente volontaristico, cioè, eccessivamente basato sulla capacità di uomini e donne di fronteggiare le condizioni oggettive e gli impedimenti materiali.

Si è detto che la politica estera della RPDC è stata una notevole messa in pratica della filosofia JUCHE.

Nello stesso tempo, l’atteggiamento della RPDC nei confronti delle altre nazioni è stata profondamente influenzata dalle esperienze della guerra di Corea a metà del secolo passato. La quasi totale distruzione della parte settentrionale della penisola coreana dall’areonautica degli Stati Uniti e la loro politica della terra bruciata lasciarono la Nord Corea determinata a trovare un deterrente affinchè non potesse ripetersi una tale catastrofe. Trovarono questo deterrente nello sviluppo delle armi atomiche. A fronte del tentativo di Stati Uniti e Nato di riordinare il mondo ad immagine e somiglianza dell’occidente sin dalla caduta del potere sovietico, questa decisione, col senno di poi, appare esser stata saggia ed efficiente.

Nonostante la RPDC sia rimasta in pace per oltre sessant’anni, il governo degli Stati Uniti e i suoi media servili e smidollati hanno continuato la loro spietata campagna di aggressione e calunnia.

Non diversamente dalle campagne del terrore e delle fandonie ordite contro Cuba socialista, la Repubblica Popolare di Corea è stata dipinta come una terra di prigioni e deprivazione. Molto dell’immaginario isterico viene dai fuoriusciti, in particolare Shing Dong-hyuk. La storia di Shin è stata arrangiata in un libro da un giornalista del Washington Post, Blaine Harden con il sinistro titolo: “Fuga dal campo 14: la notevole odissea di un uomo, dalla Corea del Nord alla libertà in occidente” Il libro fu positivamente recensito da ogni maggiore testata amica dell’occidente. Un membro della prima commissione di inchiesta delle Nazioni Unite sugli abusi contro i diritti umani in Nord Corea per quanto riferito ha citato Shin come l’ “unica e più forte voce” sulle atrocità all’interno dei campi nordcoreani.

La Corea del Nord ha ufficialmente risposto diffondendo un video del padre e dei familiari di Shin che lo denunciano come bugiardo in fuga da un’accusa di stupro.

Naturalmente, NESSUNO nei media capitalisti di oggi ha riconosciuto credibilità alcuna a questa protesta. Allo stesso modo nessuno dei giornalisti occidentali ha seriamente ascoltato altri fuoriusciti che hanno contestato i dettagli descritti da Shin. La sua storia è troppo buona, troppo spettacolare per metterla in dubbio.

Sfortunatamente non lo è. E sfortunatamente nessuna sorta di confessione potrebbe convincere i gretti media occidentali, le Nazioni Unite o le prevenute associazioni per i diritti umani. Essi hanno avuto tale confessione il 16 di gennaio, quando Shin ha ammesso che parte della sua straziante storia era inventata. Con molto imbarazzo, ha evitato ogni ulteriore dichiarazione pubblica, anticipando che avrebbe fornito ulteriori spegazioni

Il britannico Independent riporta: “Gli attivisti per i diritti umani hanno riferito che ciò può significativamente rallentare la campagna per accusare Kim di crimini contro l’umanità” E si spera! Si spera che il fatto che la principale fonte per la demonizzazione di Kim abbia ammesso di aver mentito possa spingere i gruppi per la tutela dei diritti umani a riconsderare la propria campagna. Può essere che alcuni movimenti per i diritti umani siano tanto corrotti quanto i media occidentali che hanno propinato al pubblico la farsa di Shin.

Pur con scarsezza di  prove, gli opinionisti americani ed europei costantemente ci ricordano che la Nord Corea è un cupo e depresso paesaggio popolato da gente che muore di fame ed è affamata di libertà. Un fotografo commerciale di Singapore, Aram Pan ha letto ed ascoltato questi crudi giudizi. Come riportato dalla testata conservatrice britannica Daily Mail lo scorso maggio:

“Quando un uomo di Singapore vede soddisfatto il desiderio di visitare la Corea del Nord, cerca di farsi coraggio per affrontare le scene di terre aride e gente veramente molto triste che ha visto in un documentario di “Panorama” sulla BBC”

Ma quello che ha trovato lo ha mandato fuori di testa per tutte le più giuste ragioni.

All’interno dell’enclave comunista nel 2013, il fotografo Aram Pam ha visto con i propri occhi mercati brulicanti di gente, uomini e donne che si divertono all’interno di un parco acquatico di foggia occidentale ed ettari su ettari di campi pronti per il raccolto, frantumando tutte le sue illusioni su cosa potesse riservare una vacanza in Nord Corea.

Sebbene si aspettasse difficoltà per  comunicare con uno stato che supponeva riservato e segreto, Il Sig. Pan ha spiegato: “Ho inviato diverse mail a molti contatti nordcoreani, tutti erano facilmente reperibili online con una facile ricerca. Un giorno uno di loro mi ha risposto ed ho incontrato una loro rappresentanza. E’ stato molto più facile di quanto mi aspettassi”

Dopo due visite, l’incongruenza delle descrizioni date dai media ufficiali con quello che effetivamente aveva avuto modo di vedere, imbarazzò Pam: “Tornando per il mio secondo viaggio, ho potuto comprendere molte cose. Ho viaggiato da Pyongyang ad Hyangsan, da Wonsan a Kumgangsan, a Kaesong e ritorno. Le cose che ho visto e fotografato mi hanno convinto che la situazione non è poi così male come mi ero aspettato”

La gente sembra condurre la propria vita quotidiana in modo semplice e tutto sembra incredibilmente normale. Qualcuno dei miei amici mi ha detto che tutto quello che ho visto deve essere falso e che quello che ho fotografato non era altro che una messinscena di massa.

Ma più riflettevo su questa prevenzione, più mi convincevo che non aveva senso… come si può fabbricare e mettere in scena miglia e miglia di campi solo perchè i miei occhi potessero vederli, come si può far fingere migliaia di persone che sembrano condurre una vita normale?

Le foto di Pan possono essere viste in questo sito: http://www.dailymail.co.uk/news/article-2638213/Tourist-took-camera-inside-North-Korea-expected-really-really-sad-people-shocked-seemingly-ordinary-lives-citizens.html.

In un altro fulgido esempio di come un alleato degli Stati Uniti sia saldamente onorato al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, la Repubblica della Corea (la Corea del Sud n.d.t.), il vicino meridionale capitalista della Corea del Nord, ha espulso l’americana-coreana Shin Eun-Mi per aver “lodato” la Corea del Nord in alcune conferenze a Seoul. Secondo un articolo della scorsa settimana del  Deutsche Welle La Signora Shin, nativa della California e con nessun legame di parentela con Shin Dong hyuk “ha fatto arrabbiare le autorità della Corea del Sud quando ha detto che un certo numero di nordcoreani che vivono nella Corea del Sud sarebbero ritornati volentieri nella loro patria, causa della difficoltà di vivere nel Sud. La Signora Shin ha anche detto che molti nordcoreani sono fiduciosi che il nuovo giovane leader della nazione comunista possa migliorare la qualità della vita del “regno eremita”.

La scrittrice ha inoltre tessuto le lodi della birra nordcoreana che ha detto essere molto meglio delle insipide birre del sud.
Sembra proprio che preferire la birra nordcoreana possa portarti in galera per più di dieci anni.

Precedentemente, in Dicembre, la Signora Shin ha subito un attentato alla propria vita ad opera  di un liceale, il quale gli ha tirato addosso un ordigno esplosivo autocostruito per protestare contro un suo discorso. (Potete vedere l’attentato a questo link ) Un giornalista conservatore ha subito raccolto 17.000 dollari per la difesa del terrorista. La polizia del luogo ha fermato e tratenuto la Signora Shin per muoverle contestazioni con riferimento ai discorsi tenuti dalla medesima, come racconta il Wall Street Journal. Suppongo sia questo il modo in cui gli alleati degli Stati Uniti onorino il rispetto dei diritti umani.

Non sorprende che questo tipo di controinformazione, considerata in conflitto con quella ufficiale, sia assente oppure seppellita nelle ultime pagine nei media occidentali. Ma in prima pagina spiccherà l’intrusione informatica nei dati della Sony, gigante dell’intrattenimento. Dopo che i media che si nutrono dell’altrui disgrazia hanno spremuto ogni goccia di scandalo e pettegolezzo sui contenuti riservati, ormai divenuti pubblici, un’onda di indignazione è montata in tutti gli Stati Uniti. Legando in modo inconsistente il tentativo di pirateria all’altro stupido e volgare film che la Sony stava per far uscire, l’informazione ufficiale e gli opinionisti hanno puntato un minaccioso indice contro la Nord Corea. Hanno piratato la Sony, ha proclamato il Presidente Obama, e il governo ha le prove.

Le società che si occupano di sicurezza in internet, di regola sotto osservazione da parte di un cliente importante come il Governo degli Stati Uniti, hanno invece insistito che lo stesso Governo era in errore. Hanno evidenziato diverse incongruenze che non solo hanno posto in dubbio che la Nord Corea fosse coinvolta ma che era impossibile che potesse portare a termine un’operazione simile. E’ stato invece ipotizzata l’azione di un soggetto che ha agito dall’interno della compagnia.

Con l’usuale insolenza, il governo ha replicato che le cose stavano in modo differente, ma non potevano rivelarne le ragioni per non mettere a rischio la sicurezza nazionale.

Più tardi, fonti ufficiali del governo hanno asserito di aver fatto intrusione nella rete internet controllata dalla Nord Corea qualche tempo prima e per tale motivo hanno avuto prove lampanti del loro coinvolgimento. Stranamente, tale intrusione non è però servita a mettere sull’avviso la Sony di questo pericolo.

Nei panni degni di un bulletto di scuola, il Governo degli Stati uniti ha oscurato internet per la Nord Corea per un giorno o due. Nello stesso tempo rifiutava di ammettere la propria trasgressione. E fecero seguire altre sanzioni.

Per converso, fonti ufficiali nordcoreane, spesso accusate di irrazionale aggressività, suggerirono con calma che le due nazioni stabilissero una commissione d’inchiesta paritetica per indagare l’asserito ruolo della Nord Corea nel pirataggio ai danni della Sony. Il suggerimento fu ignorato.

Un film idiota della Sony, “L’intervista” fu messo al centro della scena in questo polverone. La Sony furbescamente produsse il film che dipingeva il crudele assassinio di Kim Jong-un probabilmente senza timore che la Corea del Nord potesse reagire. I manager della Sony, usi a viaggiare nello stesso mondo di finzione filmica come l’ex presidente Ronald Reagan, tentarono di fomentare la pazzia isterica e xenofobica dei primi film Holliwoodiani sul terrore rosso: “L’invasione degli Ultracorpi, Tramonto rosso 1 e Tramonto Rosso 2”. In effetti basterebbe solamente rifarsi a Tramonto Rosso 2 per allontanare anche la più remota ipotesi di una improbabile reazione nordcoreana. Senza dubbio i capi della Sony previdero che fanatici paracadutisti sarebbero calati su loro studios per punirli di quell’assassinio “virtuale”

Gli esperti dei media abboccarono all’esca della Sony. Fu costruita una vera e propria campagna per diffondere quella volgare e stupida pellicola e sollecitarne la visione come atto di sfida verso la Nordcorea. Era come se ci venisse chiesto di raccontare barzellette sulle scorregge per dimostrare la nostra devozione alla libertà di parola.

Tutti coloro che sono stati coinvolti in questa farsa dovrebbero sentirsi in imbarazzo.

Svillaneggiare la Corea del Nord è un’ossessione diplomatica. Tuttavia, sebbene la Repubblica Popolare e Democratica di Corea non prenda alla leggera insulti ed offese, essi nel passato si sono offerti di rimpatriare senza condizioni i cittadini statunitensi accusati od incarcerati per atti illeciti (I predicatori evangelici sono adusi a violare le leggi, determinati come sono a portare la Cristianità ai pagani. Come i missionari degli antichi imperi, essi servono entrambi i loro signori – Dio e l’Imperialismo –  per domare i miscredenti). Si sono solo limitati a chiedere in passato che gli Stati Uniti mandassero alti funzionari per facilitare il rimpatrio. Per chiunque in sintonia con sottigliezze diplomatiche, questa è una prassi volta a mantenere le due parti su un piano di parità, senza che una delle due debba apparire sottomessa. Chiaramente la Corea del Nord ha tentato di aprire tale negoziazione. Ad ogni buon conto, gli Stati Uniti non si sono fatti sfuggire l’occasione per ignorare e rimbalzare l’offerta. Qualche volta inviarono una figura pubblica senza poteri ad osservare il rimpatrio, Qualche altra volta inviarono una funzionario governativo di bassa caratura.

Nel novembre dello scorso anno, la Corea del Nord ha tentato di rilasciare gli ultimi due cittadini statunitensi – un provocatore ed un fanatico religioso. Chiesero nuovamente un’addetto ufficiale di gabinetto che prendesse in consegna i prigionieri. Gli Stati Uniti inviarono invece James Clapper, direttore dell’intelligence nazionale. In un’intervista con il Wall Street Journal, Clapper disse senza mezzi termini che i funzionari della Repubblica Democratica e Popolare di Corea volevano discutere di argomenti seri: “I nordcoreani sembrarono delusi quando arrivai senza avere in mano proposte più ampie di pacificazione – ha detto. Allo stesso tempo non chiesero nulla di specifico in cambio del rilascio dei prigionieri.” Ma Clapper non aveva nulla da offrire. Nelle sue parole: “Si aspettavano qualche nostro grosso passo in avanti, che offrissi una grossa trattavita, che so, un riconoscimento, un trattato di pace o quant’altro. Naturalmente non ero lì per farlo, e così rimasero delusi, mettiamola così.”

Dopo una cena di tre ore che ha seguito il suo arrivo, Clapper ha presentato ai funzionari una laconica lettera del Presidente degli Stati Uniti  scritta solo in Inglese in cui si salutava il rilascio dei prigionieri come “gesto positivo”. “Il Generale Kim Young Chol sembrò esser stato preso alla sprovvista quando gli fu consegnata la lettera” ha detto Clapper.

C’è da stupirsi che i funzionari nordcoreani fatichino a capire le ragioni degli USA? I funzionari americani sono semplici arruffoni o pervicacemente determinati a rovesciare il governo della Repubblica Democratica Popolare di Corea? Decenni di ostilità suggerirebbero la seconda ipotesi.

Zoltan Zigedy – zzs-blg.blogspot.it/

Per leggere tre articoli molto buoni sulla Repubblica Popolare Democratica di Corea, vedere:
(su “L’Intervista”) http://www.huffingtonpost.com/dan-kovalik/the-problem-with-the-inte_b_6456322.html
Framing the DPRK: the US Still Cannot be Rational, forthcoming in Marxism-Leninism Today
(sull’economia della RPDC) http://mltoday.com/western-media-get-north-korean-economy-wrong

 

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