PAME: Le rivendicazioni immediate della classe operaia in Grecia www.resistenze.org – popoli resistenti – grecia – 09-02-15 – n. 530


Fronte Militante di Tutti i Lavoratori (PAME) | wftucentral.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

04/02/2015

Il PAME, Fronte Militante di Tutti i Lavoratori della Grecia, nel suo ultimo discorso rivolto alla classe operaia greca dice: “Nel corso degli ultimi anni il PAME, movimento di classe, è stato in prima linea nella lotta contro l’attacco del capitale ai diritti dei lavoratori e ai diritti popolari. Il suo impegno proseguirà in questa direzione perché non sono cessati i problemi e i fattori che hanno portato la stragrande maggioranza delle persone alla povertà, alla disperazione, alla perdita dei diritti e delle conquiste raggiunte in passato.

Il nostro nemico è qui! I gruppi affaristici, gli industriali e gli armatori, i proprietari delle catene alberghiere e commerciali, tutti questi con i loro governi e l’UE scaricano il peso, le conseguenze della crisi e il debito sulle spalle del popolo, mentre continuano ad arricchirsi lucrando sulla sofferenza e la miseria della stragrande maggioranza del popolo.

Il nostro avversario non ha mollato la presa con il cambio di governo, anzi sfrutta l’avvicendamento politico per restare saldo e attrezzato. Le dichiarazioni di congratulazioni e i complimenti da parte dei rappresentanti del grande capitale al nuovo governo trovano ragione nell’impegno di quest’ultimo verso una diversa formula di gestione che aiuterà il capitale a uscire dalla crisi e a ottenere nuovi vantaggi. Intendono consolidare l’intero arsenale antisindacale già messo a punto, per neutralizzare in una fase di recupero economico, qualsiasi rivendicazione militante dei lavoratori. Un pilastro fondamentale della nuova gestione è quello di insegnare a vivere con meno, accontentandosi delle briciole, come ha spiegato il nuovo ministro delle Finanze nella sua dichiarazione sulla “vita austera”.

Le dichiarazioni dei nuovi ministri a sostegno di una “forte imprenditorialità “e del graduale ripristino delle perdite in conformità con “la crescita economica e sociale” rivelano la sostanza delle loro posizioni, accuratamente nascoste dietro trucchi comunicativi.

In tutti i settori prosegue e si intensifica l’offensiva dei datori di lavoro. I licenziamenti, la disoccupazione, la prevalenza dei rapporti di lavoro flessibili, gli inaccettabili “programmi per l’impiego”, i tagli dei salari imperversano con un unico scopo: ridurre continuamente il “costo del lavoro “in modo da ampliare e moltiplicare i profitti dei grandi gruppi imprenditoriali.

Finché i monopoli e grandi gruppi aziendali terranno l’economia e il potere nelle loro mani, il movimento operaio-popolare deve stare permanente in allerta, pronto a combattere. Combattere per recuperare le perdite subite e soddisfare pienamente i bisogni contemporanei della classe operaia.

Coloro che sostengono nelle loro parole e nelle posizioni che ci sono interessi comuni tra capitale e lavoro e invocano la coesione di classe, mentono. E’ una beffa, un inganno asserire che per i lavoratori possa esserci un qualsiasi sollievo e miglioramento delle loro condizioni di vita mentre gli industriali, i grandi proprietari, i banchieri e gli armatori mantengano intatti i loro profitti e i loro interessi.

La classe operaia e il suo movimento hanno avanzato negli anni passati le loro rivendicazioni attraverso lotte di massa vigorose, militanti e collettive, nelle fabbriche e sui posti di lavoro.

Tali rivendicazioni possono essere racchiuse in poche parole: “Recupero di tutte le perdite – Non vivremo di briciole”.

Avanziamo l’obiettivo di aumenti salariali ovunque! Firma del contratto collettivo nazionale con ripristino dei 751 € come salario minimo per tutti i datori di lavoro. Nessun lavoratore sotto i 751 €. Abolizione dei salari da fame oltraggiosi da 511 e 586 €. Ripristino dei salari settoriali al livello prima del 2009.

Nessun dipendente senza contratto collettivo. Fine alla moderna ghigliottina dei contratti individuali. Abolire immediatamente tutte le leggi antisindacali che distruggono i contratti collettivi. Piena e obbligatoria applicazione dei contratti collettivi. Cancellazione del diritto dei singoli datori di lavoro di firmare contratti con salari al di sotto dei contratti collettivi di categoria.

Ripristino del contratto collettivo per i lavoratori degli enti locali. Contratti collettivi in tutti i rami del pubblico impiego, ritorno dei salari a livelli pre-crisi e ripristino della 13° e 14° mensilità.

Ritorno a rapporti stabili di lavoro. Abolizione delle leggi che promuovono i rapporti di lavoro flessibili. “No” alla liberalizzazione degli orari di lavoro. “No” all’abolizione della domenica come giorno di riposo. Giornata lavorativa di 7 ore, 5 giorni alla settimana per 35 ore di lavoro.

Tirocini per studenti con stipendio pieno, con pieni diritti sindacali, assicurativi e pensionistici .

Difendere ed estendere i diritti assicurativi e pensionistici. Recupero integrale delle perdite pensionistiche. Abolizione di tutte le leggi che riducono i diritti assicurativi e di tutte le norme che hanno distrutto la sicurezza sociale e le pensioni, fine ai meccanismi che tagliano le pensioni entro il 2015.

Copertura immediata delle perdite, ripristino di 13° e 14° anche nelle pensioni. Lo Stato garantisca il trattamento pensionistico e le indennità. Siano lo Stato e il grande capitale a coprire il fabbisogno immediato di tutti i fondi di assicurazione. Aumento della pensione minima di 486 euro a 600 euro. Nessun lavoratore non assicurato. Reintegrazione delle prestazioni familiari e delle altre prestazioni dell’Agenzia per l’occupazione (OAED) che sono stati tagliati.

Misure di protezione immediata e sostanziale per i disoccupati e le loro famiglie. Indennità immediate per tutti i disoccupati per tutto il periodo di disoccupazione. Aumento dell’indennità di disoccupazione a 600 euro. Il periodo di disoccupazione deve essere riconosciuto come pensionabile senza spese per i disoccupati, gravato sullo Stato e i datori di lavoro.

Assistenza medica completa e gratuita per se stessi e la famiglia senza condizioni. Sussidi per l’affitto, al sostegno alimentare, per l’abbigliamento, al materiale scolastico, le spese idriche e di riscaldamento attraverso aziende di stato per i lavoratori disoccupati e a basso reddito. Mobilità a costo zero per tutti i disoccupati su tutti i trasporti pubblici. Divieto di disconnessione dalla rete elettrica, potabile, telefonica per tutti i lavoratori disoccupati e non pagati.

Sospensione di tutti gli obblighi finanziari verso banche e Stato. Cancellazione degli interessi sul debito.

Fine dei di programmi per l’impiego improntati allo sfruttamento. Fine al vile regime dell’esternalizzazione. Chiudere ora il commercio schiavistico moderno delle agenzie di lavoro temporaneo. Creare occupazione nel settore pubblico pubblico e ampliare il raggio di intervento dello stato impiegando tutti i dipendenti sospesi, senza cambiamenti lesivi dei diritti sindacali e salariali.

Eliminazione di tutte le leggi che permettono licenziamenti di massa e riduzione degli stipendi.

Sollievo alle famiglie della classe operaia dalla tassazione eccessiva. No alle privatizzazioni, nessun trasferimento dei servizi sociali e pubblici al privato. Mettere fine alla tassazione estrema. Abolire la tassa sulla casa (ENFIA) e la cosiddetta “tassa di solidarietà”. Tassazione del grande capitale al 45%.

Congelamento immediato dei prezzi su tutti i prodotti e servizi e abolizione dell’IVA con una corrispondente riduzione del prezzo di tutti i prodotti di base e di largo consumo popolare. Rimozione dei pedaggi, riduzione del 50% delle tariffe di energia elettrica, telecomunicazioni, acqua.

Abolizione dell’interesse composto su tutti i prestiti, divieto delle aste su prima e seconda casa. Eliminazione immediata di tutte le tasse gravate sulle bollette elettriche. Fermare il sequestro e la vendita all’asta delle case dei lavoratori. Abolire le imposte sul petrolio e il gas.

Ricostituzione dell’Organizzazione per i programmi abitativi dei lavoratori con tutta la sua autorità. Riavviare progetti di edilizia popolare.

Salute e istruzione esclusivamente pubbliche e gratuite. Sistema sanitario unico, pubblico, gratuito e moderno. Prevenzione, tutela ed emergenza sanitaria per tutti, finanziate esclusivamente dallo Stato.

Abolizione di qualsiasi tariffa per i servizi sanitari. Cancellazione del ticket di 5 euro all’ingresso dell’ospedale e di 1 € per ogni prescrizione medica.

Misure di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, con infrastrutture adeguate, personale medico, tecnico e infermieristico statale.

“No” al macello dei Centri di Valutazione e Certificazione della disabilità. Copertura totale per i disabili, indipendentemente dal grado di invalidità, dei farmaci, delle cure, degli ausili tecnici; indennità per tutti i disoccupati disabili.

Cura prenatale gratuita per tutte le coppie. Misure sostanziali e immediate per la tutela della maternità. Sistema di istruzione pubblica in esclusiva, gratuita, eliminando qualsiasi interesse affaristico. Ampliare la rete degli asili pubblici gratuiti per tutti i bambini. Pasti gratuiti e alloggi per tutti gli studenti delle università, con dormitori nuovi e sicuri.

Il PAME sostiene anche le rivendicazioni dei lavoratori autonomi. Congelamento dei debiti a favore dell’Organizzazione assicurativa dei lavoratori autonomi (OAEE), dello stato, delle banche e dei privati. Capitalizzazione dei debiti, senza supplementi e tasse aggiuntive. Rateizzazione con pagamenti non superiori complessivamente al 10% del reddito disponibile. Depenalizzazione dei crediti di OAEE, abolizione delle leggi corrispondenti. Nessun sequestro dell’abitazione principale. Sospensione dei pignoramenti di immobili commerciali, attrezzature, veicoli e conti bancari per i lavoratori autonomi che mantengono la loro attività.

Il PAME evidenzia che chi identifica gli interessi dei lavoratori con i profitti delle imprese, chi pone gli impegni verso l’Unione europea davanti alla sopravvivenza e alla dignità delle persone che lavorano è passato sull’altra sponda. La continua ricerca del profitto richiede un movimento operaio disarmato, lavoratori senza diritti, non organizzati.

Nessun governo, non importa sotto quale profilo si presenti, può essere più forte del potere della classe operaia quando richiede il soddisfacimento dei suoi diritti. Non bisogna concedere terreno alle illusioni disarmanti che il capitale, avvezzo a derubare la classe operaia sia in in tempi di crisi che in tempi di crescita, sarebbe ora dalla parte dei nostri diritti. L’inazione e il ritardo danno spazio a nuove concessioni: si propagherà altra povertà, altra miseria, nuove perdite.

Il sistema di sfruttamento non cambia. Non diventa più umano attraverso gli avvicendamenti di governo. Dalle nostre azioni, dalle nostre lotte e rivendicazioni dipende la nostra salvezza, la nostra vita dignitosa, posti di lavoro permanenti e stabili con pieni diritti.

C’è un solo modo perché i lavoratori fronteggino la povertà, riconquistino ciò che hanno perso, abbiano piena soddisfazione dei loro bisogni contemporanei. L’unità di classe e l’aggregazione comune e la lotta decisiva contro il capitale e i partiti politici che lo servono.

In primo luogo la priorità deve essere la ricostruzione del movimento operaio-popolare, una robusta pratica sindacale collettiva e l’adozione di rivendicazioni contro i profitti dei monopoli.

Tutti i lavoratori devono avere come priorità la necessità della lotta, il reclutamento nei sindacati, l’organizzazione nei luoghi di lavoro, nelle categorie e nei quartieri: priorità urgenti per tutti i dipendenti.

La nostra forza sta nell’unità della classe operaia, nella sua alleanza con i lavoratori autonomi, i contadini poveri, i giovani e le donne.

La Segreteria esecutiva del PAME
Gennaio 2015
Fonte: pamehellas.gr

 

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