Alexis il rosso rilancia: “Vogliamo i debiti di guerra”. E Varoufakis attacca Renzi. Grexit tema al G20 | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

“Manterremo le promesse elettorali”. Alexis Tsipras oggi ha parlato di fronte al Parlamento della Grecia per quello che può essere considerato il discorso sul programma di Governo. Anche se il deficit supera il 180% e la prima scadenza di pagamento bussa ormai alle porte (poco poiù di 4 miliardi alla fine di marzo), Alexis il rosso va dritto per la sua strada. E alla vigilia della prima vera prova importante, il faccia a faccia con l’Eurogruppo (preceduto dal G20 di Istanbul dove è tra i temi emergenti), continua a mantenere la posizione di chiusura totale verso la Troika, anche se offre la possibilità di un “programma-ponte”.

Tsipras, in sostanza, chiede agli altri 18 membri nuovi fondi, ma senza negoziarli con la Troika, fino a giugno, abbandonando la dottrina “dell’austerita’ che si e’ rivelata disastrosa”. Il premier greco ha detto che vuole rispettare il Patto di Stabilita’ (sottoscritto dai Paesi membri dell’Ue nel 1997 sul controllo delle rispettive politiche di bilancio che rafforzava il trattato di Maastricht del 1992, ma superato dal Fiscal Compact, ndr) sottolineando che “l’asuterita’ non fa parte del trattato”.

“Vogliamo dire chiaramente a tutti che non negoziamo la nostra sovranita’ nazionale, non negoziamo il mandato (ricevuto) dal popolo”, ha aggiunto Tsipras, riferendosi al voto dato a Syriza che e’ stato un chiaro segnale di rifiuto dell’austerita’ e di cambio di politica.”Per questo il nuovo governo non ha diritto di chiedere una proroga di questo programma, che vaale 240 miliaardi, ma solo un programma ponte durante il quale concludere un negoziato per definire insieme un programma di crescita”, ha detto il premier ellenico. La Grecia vuole un nuovo ‘contratto’ con l’Ue, quindi, che “rispettera’ le regole dell’Eurozona ma non includera’ misure irrealizzabili che siano un altro volto dell’austerita’”.

Nel suo discorso programmatico al Parlamento di Atene, il premier greco Alexis Tsipras poi ha rimesso avanti la questione delle “riparazioni di guerra della Germania”, che, ha detto, “e’ un obbligo storico chiedere”. Il riferimento e’ al 50% debito che venne abbonato nel 1953 alla Germania Federale per i danni dovuti dalla Germania Nazista (e solo in parte ancor quelli del trattato di Versailles della i guerra mondiale) da tutti i Paesi, inclusa la Grecia. La Grecia ha “un obbligo morale davanti al nostro popolo, quello di reclamare il prestito, che il III Reich obbligo’ l’allora bana centrale ellenica a versare, e le riparazioni per l’occupazione” tedesca durata 4 anni. Va detto che mentre per le riparazioni fu imposto un forfait valido per tutti i paesi, per il primo la Grecia non ebbe alcuna compensazione.

Intanto Atene, dopo che Roma e Parigi si sono sostanzialmente fatte da parte cedendo la leadership nelle trattative ad Angela Merkel, manda una frecciata rivolta al governo Renzi. “Funzionari italiani mi hanno detto che non possono dire la verità. Anche l’Italia è a rischio bancarotta ma teme ritorsioni da parte della Germania”, dice il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis dopo il tour europeo che l’ha portato anche a Roma.
Sul fronte globale, a favore della Grecia in questo momento giocano alcuni fattori importanti come la crisi Ucraina e il G20 di Istanbul, dove Usa e Gran Bretagna da domani andranno in pressing sull’Eurozona perché trovi una soluzione ed eviti una nuova fase d’instabilità dalle ripercussioni potenzialmente globali.

Alla Casa Bianca non è piaciuta affatto l’apertura di Mosca ad Atene sul fronte finanziario. “Incoraggeremo le due parti a trovare un percorso comune. E’ importante che la Grecia e l’Ue lavorino insieme”, dice un funzionario americano senior anticipando i colloqui del G20. E anche Londra torna a farsi sentire, con il ministro delle Finanze George Osborne che punta il dito sulla stallo nei negoziati europei con Atene a causa del quale Londra starebbe preparando un piano di contingenza e a Istanbul “incoraggerà i partner a risolvere la crisi”.

L’Ocse boccia la scuola italiana | Fonte: rassegna

L’Italia deve “migliorare equità ed efficienza” del suo sistema educativo, che “ha un basso rapporto tra qualità e costo e dovrebbe fare di più per migliorare le opportunità per i meno qualificati”. A dirlo è l’Ocse nel suo rapporto ‘Going for Growth’ rilevando, in particolare, le poche risorse destinate al settore. L’organizzazione parigina bacchetta in particolare il nostro Paese per la spesa per l’istruzione “scesa ben al di sotto della media” e per i numerosi cambi, “tre in quattro anni”, al vertice dell’agenzia per la valutazione della scuola. “Cambiare verso significa ripristinare le risorse”, commenta a caldo su twitter il segretario confederale della Cgil, Gianna Fracassi.

l dossier dell’Ocse parla anche del Pil procapite dell’Italia che nel 2013 è stato al di sotto del 30% rispetto agli altri Paesi più ricchi che fanno parte dell’organizzazione. Segue la solita richiesta dell’Osce: le riforme strutturali – è l’invito – sostengano domanda a breve termine. In questa fase di limitato margine delle politiche macroeconomiche, “è importante che l’agenda delle riforme strutturali metta più attenzione su quelle riforme che oltre ad accrescere la produttività e la creazione di posti di lavoro nel medio termine sappiano sostenere la domanda nel breve termine”.

Scrive la capo economista dell’Ocse, Catherine Mann, nel rapporto: “Se il passo di queste riforme dovesse rallentare troppo c’è il rischio che si sviluppi un circolo vizioso, in cui la domanda debole mina alla base la crescita potenziale, prospettiva che deprime ancora di più la domanda, dato che sia gli investitori sia i consumatori diventano ostili al rischio e preferiscono risparmiare”.

Anche su privatizzazioni e deregulation l’Ocse insiste. L’Italia deve ancora fare passi avanti sulle privatizzazioni, che “non hanno raggiunto gli obiettivi fissati” negli anni scorsi, e implementare con più efficacia le riforme per la riduzione delle “barriere alla concorrenza”. In particolare, occorre “eliminare i legami di proprietà tra i governi locali e i fornitori di servizi, migliorare gli incentivi all’efficienza della giustizia civile, e snellire ulteriormente le procedure di bancarotta per ridurre durata e costo”. Inoltre, rimarca l’Ocse, “un numero significativo di decreti attuativi” per le riforme di “deregulation abbastanza estesa” approvate tra il 2011 e il 2012 “devono ancora essere emanati”.

Per la morte di Massimo Rendina alcuni pensieri di vincenzo calò

Ho appreso della morte del caro Massimo Rendina da un comunicato di Paolo Masini, assessore alla Scuola con delega alla Memoria di Roma Capitale: “Pochi minuti fa è venuto a mancare il partigiano nella lotta di Liberazione, custode e testimone di memoria nel dopoguerra, grande amico. Ha rappresentato una voce libera per Roma e per l’Italia, e l’esempio di come ai nostri giorni sia ancora possibile mettere in pratica e trasmettere in modo alto e nobile i valori di quella grande pagina della nostra Storia che fu la Resistenza. Il nostro abbraccio ai familiari e all’Anpi”.

Massimo era nato a Venezia il 4 gennaio 1920, ed era diventato presidente dell’Anpi di Roma (lo è stato per 12 anni prima di assumere la carica di Presidente onorario), dove abitava ormai da molti anni. Si è spento all’età di 95 anni.

Commosso il sindaco di Roma, Ignazio Marino. “Massimo Rendina è stato uno straordinario custode della memoria di uno dei periodi più difficili della storia della nostra città e di questo Paese. Per decenni ha portato avanti in maniera instancabile la testimonianza e il ricordo della resistenza partigiana con la sua attività all’interno dell’Anpi, con l’impegno professionale e con le lezioni nelle scuole. Rivolgo, a nome di tutti i cittadini romani, le mie più sentite condoglianze ai suoi familiari e ai suoi cari. Roma, medaglia d’oro per la resistenza, non dimenticherà la sua lezione di vita”.

La scelta più importante della sua vita è riconducibile al periodo in cui abitava a Bologna e si era appena avviato alla professione di giornalista, quando era stato chiamato alle armi. Tenente di Fanteria, al momento dell’armistizio era subito passato con la Resistenza al comando, in Piemonte, di una formazione autonoma “La barca” alla cui guida, col nome di battaglia di “Max il giornalista” o “Max Manara”, aveva combattuto sino al luglio del 1944. Diventato capo di stato maggiore della I Divisione Garibaldi (comandava la 19sima brigata “Giambone” e poi la 103sima brigata “Nannetti”), aveva preso parte alla liberazione di Torino, e nel capoluogo piemontese aveva ripreso la professione a l’Unità. Dal quotidiano del PCI, Massimo Rendina è poi passato alla Rai, come direttore del telegiornale.

Lo zio di Massimo, Roberto Rendina fu ucciso alle Fosse Ardeatine a Roma.

Riconosciuto Partigiano combattente dal 1 novembre del ’43 alla fine della liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Docente di Storia della Comunicazione, anche membro del Comitato scientifico dell’Istituto Luigi Sturzo per le ricerche storiche sulla Resistenza, nel 1995 ha pubblicato per gli Editori Riuniti, con prefazione di Arrigo Boldrini, il Dizionario della Resistenza italiana e Italia 1943-45. Guerra civile o Resistenza?, Newton.

Addolorato per la scomparsa di Rendina anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: “Ci lascia un uomo straordinario, simbolo della lotta per la libertà contro il nazifascismo e per la difesa dei valori di democrazia e di amore per la patria. A noi tutti resta il compito e l’onore di custodire e continuare a far vivere, attraverso un impegno quotidiano rivolto soprattutto ai giovani, la grande e preziosa eredità che racchiude gli ideali sui cui si fonda la nostra Costituzione. Ai suoi familiari e all’Anpi esprimo il cordoglio a nome mio e della Regione Lazio”.

E anche l’Anpi Roma piange la morte del suo ex presidente: “Con la scomparsa di Rendina viene a mancare non solo un protagonista e testimone della Resistenza italiana, ma un lucido intellettuale, una guida sempre attenta ai cambiamenti della società, un esempio per le nuove generazioni a lui molto care”. Vicepresidente dell’Anpi nazionale e presidente onorario dell’Anpi di Roma – aggiunge l’associazione – Rendina è stato presidente per oltre 12 anni del Comitato Provinciale di Roma e del Lazio. Nel novembre del 2011, ultimo presidente Partigiano combattente, ha lasciato il testimone ai non partigiani”.

E Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, parla di “tristezza e cordoglio” per la scomprsa di un “uomo di cultura dalla spiccata concretezza. Rendina ha incarnato i più alti valori della democrazia italiana, trasmettendo in ogni suo intervento il significato più profondo delle scelte che furono intraprese per affrancare il paese dal giogo nazifascista e riconquistare libertà e diritti a lungo negati. Sono certo che la sua testimonianza e il suo incrollabile impegno a servizio della collettività non saranno dimenticati”.
Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha ricordato come lui sia stato “un testimone leale e appassionato di molti decenni della nostra storia” e ribadito: “L’immagine più nitida che mi resta di lui è quella, più recente, di instancabile dirigente dell’Anpi, al vertice della quale ha saputo difendere la memoria autentica dei valori della Resistenza e tramandarla ai giovani con passione ed entusiasmo”.
Vice presidente dell’Anpi nazionale, così lo ricorda Carlo Smuraglia, presidente nazionale ANPI: “La notizia della morte di Massimo Rendina, valoroso partigiano e vice presidente nazionale dell’Anpi, ci ha addolorati e sconvolti. Perdiamo un uomo coerente e limpido per tutta la sua vita, interamente dedicata ai suoi ideali. Non lo dimenticheremo mai, perché è stato uno dei capisaldi della Resistenza, dell’antifascismo, della cultura e della democrazia del nostro Paese. Per questo lo indicheremo sempre come esempio ai giovani e a tutti coloro che amano la libertà”.
La Presidente della camera Laura Boldrini ha detto: “Esprimo il grande cordoglio mio e della Camera dei deputati per la scomparsa di Massimo Rendina, figura straordinaria di combattente contro il nazifascismo e poi di animatore della democrazia. Fino alla fine della sua lunga e bellissima vita ha saputo testimoniare l’attualità dei valori della Resistenza e la necessità di difenderli ogni giorno, senza dar mai per acquisite una volta per tutte le conquiste che la sua generazione aveva fatto per noi. La Camera -aggiunge- troverà il modo per ricordare adeguatamente e per trasmettere ai più giovani la lezione di questo garante della Repubblica nata dalla lotta partigiana”.
E l’amico di sempre Walter Veltroni ricorda l’impegno comune per “La casa della storia e della memoria” nata a Roma per ricordare e non dimenticare.
Ciao comandante “Max”. Condottiero leale e impavido di cui ricorderemo le virtù umane e il grande valore di combattente. Ci hai teso le mani, raccolti timorosi e spauriti e guidati verso il coraggio delle nostre idee, che oggi sono l’appiglio per guardare avanti nel tuo ricordo, nella speranza del domani. Ci mancherai, ma ci sarai sempre, perché è a te che dobbiamo l’ardore che oggi ci fa sentire meno soli in un mondo ingiusto.
Vincenzo Calò.