Estratto della riunione dell’Assemblea dei sindaci del Consorzio Calatino Terra d’Accoglienza svoltasi in data 06/02/2015, avente ad oggetto il riscontro al vostro articolo sulle dichiarazioni del Sindaco Avv. Zappalà

Con la presente si invia estratto della riunione dell’Assemblea dei sindaci del Consorzio Calatino Terra d’Accoglienza svoltasi in data 06/02/2015, avente ad oggetto il riscontro al vostro articolo sulle dichiarazioni del Sindaco Avv. Zappalà, con la preghiera di pubblicazione

Cordialmente

Il Presidente dell’Assemblea Arch. Marco Aurelio Sinatra

 

 

MINEO – IN RIFERIMENTO ALLE ACCUSE MOSSE DI RECENTE, A MEZZO STAMPA, DAL SINDACO DI RAMACCA, FRANCESCO ZAPPALÀ, L’ASSEMBLEA DEI SINDACI DEL “CONSORZIO CALATINO TERRA D’ACCOGLIENZA”, CONVOCATA IN VIA STRAORDINARIA ED URGENTE, NEI GIORNI SCORSI, HA SMENTITO PERENTORIAMENTE QUANTO AFFERMATO DAL PRIMO CITTADINO RAMACCHESE.
IN DETTA RIUNIONE, SI E’ SOTTOLINEATO ALTRESÌ CHE I FATTI RIPORTATI DALLO STESSO ZAPPALÀ NON RISPONDEREBBERO ASSOLUTAMENTE AL VERO. PERALTRO, NON CI SI SPIEGA COME MAI IL SINDACO DI RAMACCA AVREBBE SEMPRE VOTATO FAVOREVOLMENTE TUTTI GLI ATTI DELIBERATIVI PROPOSTI SIA IN ASSEMBLEA DEI SINDACI CHE IN CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, I QUALI SONO STATI I QUALI SONO STATI ESITATI SEMPRE ALL’UNANIMITÀ.
“APPRENDERE ORA- HANNO DETTO I SINDACI- CHE TALI ATTI SAREBBERO RITENUTI DA LUI STESSO ILLECITI CI INDIGNA MOLTO, E’ UN’AFFERMAZIONE CHE CI APPARE INSPIEGABILE”.
I SINDACI DEL CALATINO, FACENTI PARTE DELL’ASSEMBLEA, HANNO REPLICATO CHE OGNI SUA ACCUSA SI RIVELA UN’INFAMANTE E IRRAGIONEVOLE AGGRESSIONE VERSO COSTORO, DA UN LATO, OLTRAGGIANDO UN INTERO TERRITORIO, CON LE PROPRIE ISTITUZIONI, DALL’ALTRO.
“DOPO UN’ATTENTA ANALISI SU QUANTO DICHIARATO -HANNO CONTINUATO I SINDACI-, ANCORA NON CI SI CAPACITA NEL RILEGGERE E NEL RISENTIRE LE DICHIARAZIONI RESE DAL SINDACO ZAPPALA'”.
“COMPRENDIAMO LO STATO D’ANIMO DELL’UOMO ATTACCATO, MAGARI A TORTO, SULLA STAMPA -HANNO AGGIUNTI I PRIMI CITTADINI – A SEGUITO DEGLI EVENTI LEGATI ALLE INCHIESTE GIUDIZIARIE IN CORSO, MA PENSAVAMO CHE AVESSE AFFRONTATO, INSIEME A TUTTI NOI, CON SERENITA’, LA CIRCOSTANZA, FACENDO CHIAREZZA SULLA VERITA’ DEI FATTI. QUALORA, INVECE, AVESSE AVUTO DEI RIPENSAMENTI IN ORDINE AI PROVVEDIMENTI VOTATI , SAREMMO STATI PRONTI A RIVEDERE GLI ATTI E A CONCORDARE CON LUI L’ADOZIONE DI EVENTUALI PROVVEDIMENTI CORRETTIVI, MA QUESTA VOLONTA’ NON SI È ASSOLUTAMENTE PERCEPITA.
IL SINDACO DI RAMACCA HA INVECE INTESO SFERRARE UN ATTACCO VIOLENTO, OFFENSIVO E DENIGRATORIO NEI CONFRONTI DI NOI TUTTI E QUESTO NON CI DA’ PACE”.
ALL’UNANIMITA’ I SINDACI HANNO PERTANTO DECISO DI CONVOCARE IL SINDACO DI ZAPPALA’ AD UNA SPECIFICA ASSEMBLEA , DURANTE LA QUALE CHIEDERANNO AL PRIMO CITTADINO RAMACCHESE DI FORNIRE SPIEGAZIONI, NONCHE’ DI PRODURRE TUTTI GLI ELEMENTI DOCUMENTALI IN SUO POSSESSO A SUPPORTO DI QUANTO AFFERMATO.
DOPO QUESTA ASSEMBLEA, I SINDACI DECIDERANNO IL DA FARSI, NON ECLUDENDO, FIN D’ORA, ANCHE D’ INTRAPRENDERE AZIONI DI TUTELA DELL’IMMAGINE E DELLA DIGNITÀ OFFESA PRESSO LE SEDI COMPETENTI.
AL MOMENTO, E’ CONVINCIMENTO DI TUTTI CHE LA PRESENZA DEL SINDACO DI RAMACCA ALL’INTERNO DEL “CONSORZIO CALATINO TERRA DI ACCOGLIENZA” RISULTA ESSERE POLITICAMENTE INCOMPATIBILE, IN RAGIONE DEL SUO AGIRE CHE APPARE NON LEALE, MA PIUTTOSTO SUBDOLO.

Alba Dorata, «un’associazione di accoltellatori» da: il manifesto

Alba Dorata. Intervista con l’avvocato Thanasis Kampagiannis, che fa parte del movimento antifascista greco e rappresenterà una delle parti civili nel processo

Manifestazione di Alba Dorata

Qual­che giorno fa il nuovo mini­stro dell’economia greco Yanis Varou­fa­kis, durante l’incontro con il suo omo­logo tede­sco Wol­fgang Schäu­ble, aveva evi­den­ziato i rischi poli­tici che sta cor­rendo la Gre­cia in que­sto momento sto­rico. “Quando sta­sera tor­nerò nel mio Paese – ha detto Varou­fa­kis – tro­verò un par­la­mento in cui il terzo par­tito non è un par­tito neo­na­zi­sta, ma nazista”.

Il rife­ri­mento era ad Alba Dorata, par­tito che – nono­stante gli arre­sti dei ver­tici e il pro­ce­di­mento penale ini­ziato dopo l’omicidio del rap­per Pavlos Fys­sas, in arte “Kil­lahP”, nel set­tem­bre del 2013 – alle ultime ele­zioni si è con­fer­mato al terzo posto con il 6.3% dei voti.

A seguito di un anno e mezzo di inda­gini, il 4 feb­braio 2015 la Corte d’Appello di Atene, a mag­gio­ranza quasi asso­luta, ha deciso il rin­vio a giu­di­zio dell’intero gruppo par­la­men­tare e di altri mili­tanti, per un totale di 72 per­sone. L’accusa prin­ci­pale che pende sul lea­der Nikos Micha­lo­lia­kos e soci è quella di asso­cia­zione a delin­quere. Oltre a que­sto capo d’accusa, nel pro­cesso con­flui­ranno molti altri reati, tra cui appunto l’omicidio di Fys­sas, l’aggressione dei pesca­tori egi­ziani (12 giu­gno 2012) e quella ai mili­tanti del KKE nel quar­tiere peri­fe­rico di Perama, avve­nuto pochi giorni prima dell’assassinio di “KillahP”.

Finora, dai docu­menti giu­di­ziari è uscito un riqua­dro del par­tito a dir poco deva­stante: omi­cidi, pia­ni­fi­ca­zione di pogrom, aggres­sioni mirate a migranti e oppo­si­tori poli­tici, l’uso siste­ma­tico della vio­lenza come pra­tica poli­tica, l’impiego di squa­droni para­mi­li­tari, i col­le­ga­menti di alcuni depu­tati con la cri­mi­na­lità orga­niz­zata e i legami con la poli­zia greca e i ser­vizi segreti interni (EYP).

In vista dell’inizio del pro­cesso, il mani­fe­sto ha riper­corso tutti que­sti temi con l’avvocato Tha­nas­sis Kam­pa­gian­nis, che fa parte del movi­mento anti­fa­sci­sta greco e rap­pre­sen­terà una delle parti civili nel pro­cesso. Kam­pa­gian­nis inol­tre gesti­sce il sito Jail​gol​den​dawn​.com, dove rac­co­glie docu­menti pro­ces­suali e molti arti­coli in greco e in varie lingue.

Anzi­tutto, l’avvocato si sof­ferma sulla natura del par­tito. “Se si dovesse spie­gare cos’è Alba Dorata, allora biso­gne­rebbe defi­nirla come un’associazione di accol­tel­la­tori. L’essenza dell’organizzazione, infatti, sono i suoi ‘bat­ta­glioni’ mili­ta­riz­zati. L’attività poli­tica, come ad esem­pio la distri­bui­zione del cibo ‘solo per greci’, è sola­mente una facciata”.

Que­sti squa­droni, tut­ta­via, non sono stati creati di recente. “Alba Dorata ha sem­pre avuto una strut­tura para­mi­li­tare al suo interno. Quando era un’organizzazione più pic­cola, i ver­tici stessi di Alba Dorata – il comi­tato cen­trale e il suo con­si­glio poli­tico – pia­ni­fi­ca­vano e rea­liz­za­vano attac­chi. Nel 1998 Anto­nis Androu­tso­pou­los detto ‘Perian­dros’, che all’epoca era il numero due di Alba Dorata, aveva bru­tal­mente aggre­dito tre stu­denti fuori da un tribunale”.

Le cose cam­biano parec­chio con l’ingresso in Par­la­mento nel 2012. Il par­tito, su cui pio­vono i cospi­cui finan­zia­menti pub­blici riser­vati ai par­titi, ha biso­gno di “dotarsi di una strut­tura poli­tica for­male nei quar­tieri di Atene e altrove” e di allar­gare il pro­prio rag­gio d’azione. Per fare ciò, spiega Kam­pa­gian­nis, “i bat­ta­glioni ven­gono ‘impian­tati’ nelle varie sezioni locali”. Il loro fun­zio­na­mento, come hanno dimo­strato le inda­gini, è rigi­da­mente gerarchico.

“I respon­sa­bili delle sezioni erano fon­da­men­tal­mente quat­tro – spiega l’avvocato – C’erano il ‘Füh­rer’ locale, il segre­ta­rio poli­tico, il respon­sa­bile delle azioni poli­ti­che e il respon­sa­bile dell’addestramento ideo­lo­gico”. In realtà, tut­ta­via, il ruolo di que­ste ultime due figure era molto diverso da quello che sug­ge­riva il nome: “Il respon­sa­bile delle azioni poli­ti­che era quello che alle­stiva i bat­ta­glioni con il pre­te­sto della secu­rity; e quello dell’addestramento non si limi­tava all’ideologia, ma si occu­pava dell’allenamento fisico e dell’arruolamento di gio­vani e militanti”.

Lo stesso Kil­lahP, sostiene Kam­pa­gian­nis, è stato ucciso da uno di que­sti bat­ta­glioni. “Le per­sone che hanno ucciso Fys­sas face­vano parte del bat­ta­glione locale di Nikaia – è tutto pro­vato, ci sono le liste. Non era una lite finita male, come si era detto all’inizio: era un omi­ci­dio mirato, pen­sato e orga­niz­zato da una strut­tura gerar­chica. Nel set­tem­bre del 2013 Alba Dorata stava espan­dendo le sue atti­vità, spe­cial­mente a Perama. L’organizzazione aveva anche creato dei sin­da­cati su richie­sta degli arma­tori locali, e voleva dimo­strare di avere il con­trollo totale del territorio”.

Anche il caso dell’aggressione ai pesca­tori egi­ziani, che Kam­pa­gian­nis rap­pre­senta in giu­di­zio, è piut­to­sto esem­pli­fi­ca­tivo di que­sta volontà di imporsi come forza ege­mo­nica in certe zone di Atene. “I pesca­tori ave­vano ini­ziato anche a ven­dere, e non solo a pescare. Que­sta mossa aveva fatto infu­riare i com­mer­cianti greci, che a quel punto ave­vano biso­gno di un’organizzazione come Alba Dorata per ter­ro­riz­zare i loro ‘concorrenti’”.

Kam­pa­gian­nis si sof­ferma anche sull’ascesa di Alba Dorata a Agios Pan­te­lei­mo­nas, quar­tiere di Atene con forte con­cen­tra­zione di migranti. Qui, infatti, il par­tito neo­na­zi­sta è riu­scito a creare una sorta di “net­work politico-criminale” creando comi­tati di quar­tiere fasulli, offrendo la loro “pro­te­zione” ai resi­denti, attac­cando i negozi degli immi­grati e, soprat­tutto, col­la­bo­rando atti­va­mente con il com­mis­sa­riato di poli­zia della zona.
Ed è pro­prio sul rap­porto tra poli­zia e Alba Dorata che l’avvocato tiene a sof­fer­marsi. Per capire a fondo que­sti legami, tut­ta­via, biso­gna tor­nare alla fine degli anni ’40, al ter­mine della guerra civile. “In quel momento l’estrema destra era diven­tata una parte orga­nica del mec­ca­ni­smo sta­tale greco. Per affer­mare la sua auto­rità, lo Stato aveva biso­gno di usare for­ma­zioni para­mi­li­tari di estrema destra, inclusi i col­la­bo­ra­zio­ni­sti dei nazi­sti, con­tro la sinistra”.

Que­sta orga­ni­cità – che molti osser­va­tori chia­mano “Stato pro­fondo” – aveva ini­ziato ad allen­tarsi all’inizio degli anni ’60. Il pos­si­bile cam­bia­mento, però, venne spaz­zato via dalla junta mili­tare che prese il potere nel 1967. E dopo la caduta del regime, dice l’avvocato, “lo Stato non è mai stato ripu­lito dai suoi ele­menti fasci­sti”. Negli anni ’90, que­sta inter­con­nes­sione è stata par­ti­co­lar­mente evi­dente. “All’inizio del decen­nio, la gestione la gestione del grande flusso migra­to­rio pro­ve­niente dall’Albania era stata quasi inte­ra­mente dele­gata alla poli­zia. In un certo senso, lo Stato ha ini­ziato a ricor­darsi di cosa vuol dire trat­tare una parte della popo­la­zione come degli “ille­gali” o diret­ta­mente dei nemici. Lo stesso, più o meno, è suc­cesso dopo l’11 set­tem­bre 2001 e dopo la rivolta del 2008 ad Atene”.

Que­sto, insomma, è il mel­ting pot che “ha per­messo un simile inter­vento poli­tico di un’organizzazione neo­na­zi­sta nella poli­zia. L’esperimento di Agios Pan­te­lei­mo­nas è piut­to­sto indi­ca­tivo: usando il raz­zi­smo e la pro­te­zione della poli­zia, Alba Dorata è riu­scita a sot­trarre una fetta di ter­ri­to­rio al con­trollo dello Stato”.

La poli­zia, vice­versa, ha cer­ta­mente usato Alba Dorata per i pro­pro fini. “Qual­che anno fa, il capo della poli­zia greca dichiarò che il com­pito delle forze dell’ordine era quello di ‘ren­dere la vita agli immi­grati irre­go­lari un inferno’. Ecco, se da poli­ziotto lavori in un com­mis­sa­riato come quello di Aghios, allora tendi a vedere i bat­ta­glioni di Alba Dorata come dei tuoi alleati”.

Pur essendo pro­vati i rap­porti tra poli­zia e neo­na­zi­sti – che hanno anche por­tato a diverse dimis­sioni e inchie­ste interne – l’avvocato Kam­pa­gian­nis non è per­fet­ta­mente d’accordo con la defi­ni­zione di Alba Dorata come di un “par­tito para­sta­tale”. “Il fasci­smo non è sem­pli­ce­mente un ‘para­stato’, ma ha degli obiet­tivi ben pre­cisi. Fon­dare un par­tito fasci­sta signi­fica costruire un qual­cosa che è al di fuori dai mec­ca­ni­smi sta­tali, anche se ha enormi col­le­ga­menti al suo interno”.

Su que­sto punto, diversi gior­na­li­sti greci – su tutti Dimi­tris Psar­ras, autore de La bib­bia nera di Alba Dorata – hanno par­lato di una spe­cie di stra­te­gia della ten­sione “all’italiana” por­tata avanti da Alba Dorata. “Credo che dopo il 2008 si possa dire che que­sto era l’obiettivo del par­tito”, afferma l’avvocato. “Oltre ai col­le­ga­menti con i par­titi neo­fa­sci­sti ita­liani di adesso, alcuni mem­bri di Alba Dorata hanno stu­diato in Ita­lia e hanno legami con il vostro paese che risal­gono almeno agli anni ’70. Sicu­ra­mente la stra­te­gia della ten­sione è un impor­tante rife­ri­mento poli­tico e ideo­lo­gico: fa parte del loro modo di pen­sare e di come vedono il mondo”.

A que­sto pro­po­sito anche il duplice omi­ci­dio degli alba­do­rati George Foun­dou­lis e Mano­lis Kape­lo­nis, avve­nuto il 1 novem­bre 2013 fuori dalla sede del par­tito a Neo Ira­kleio, potrebbe rien­trare in una simile stra­te­gia. L’assassinio è stato riven­di­cato da un gruppo ter­ro­ri­stico chia­mato “Potenze Rivo­lu­zio­na­rie Com­bat­tenti Popo­lari”; ma la poli­zia non ha mai tro­vato i col­pe­voli, e recen­te­mente ha ammesso di essere a un punto morto dell’inchiesta.

“Que­sto è un epi­so­dio molto oscuro”, dice l’avvocato. “Sono però con­vinto che que­ste per­sone siano per­fet­ta­mente in grado di orga­niz­zarsi una cosa del genere. Come già detto in pre­ce­denza, alcuni mem­bri di Alba Dorata erano in con­tatto con un certo sot­to­bo­sco  cri­mi­nale. E le moda­lità di que­sti omi­cidi asso­mi­gliano più a quelle impie­gate dalla mafia che dal nuovo ter­ro­ri­smo poli­tico di estrema sini­stra, che agi­sce in modo diverso”.

In defi­ni­tiva, comun­que, Kam­pa­gian­nis è con­vinto che l’inchiesta sia molto solida, e che le prove per arri­vare a una con­danna siano gra­ni­ti­che. Tut­ta­via, l’esito finale potrebbe non essere così scon­tato. “Alba Dorata si è dipinta sin da subito come vit­tima di una per­se­cu­zione poli­tica, e non tutta l’opinione pub­blica ha con­tra­stato effi­ca­ce­mente – vuoi per motivi poli­tici, vuoi per dif­fi­denza nei con­fronti dello Stato – la pro­pa­ganda del partito”.

E nem­meno l’avvento di Syriza al governo potrebbe por­tare a una con­danna certa. “Se i giu­dici hanno l’impressione che die­tro c’è un movi­mento d’opinione che tiene alta l’attenzione su que­sto pro­ce­di­mento, allora credo che saranno pra­ti­ca­mente ‘obbli­gati’ a emet­tere un prov­ve­di­mento di con­danna”. Se invece non ci sarà alcuna pres­sione dal basso, con­clude Kam­pa­gian­nis, “allora è per­fet­ta­mente pos­si­bile che Alba Dorata la fac­cia franca anche que­sta volta”.

* @captblicero

Il Porto di SCAJOLA tra Caltagirone e ‘ndrangheta (ma anche Fiumicino non scherza) da: casa della legalità e della cultura

Creato 07 Febbraio 2015

Scritto da Ufficio di Presidenza

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Possiamo ora, che le carte dell’ultimo tassello sono sul tavolo di un’articolata operazione antimafia, procedere senza violare il segreto istruttorio e senza danneggiare le indagini. E’, infatti, proprio un Decreto di Fermo della DDA di Catanzaro – quello parallelo all’Operazione “AEMILIA” e che abbiamo ripreso nella parte su quello che si può definire il “livello superiore” dell’organizzazione facente capo al GRANDE (luntrune) ARACRI Nicolino– che permettere di chiudere il cerchio sul Mega Porticciolo di Imperia. Non serve altro che tratteggiare le linee che collegano i punti sullo scacchiere. E così abbiamo fatto…
Andiamo con ordine ma cercando di essere anche sintetici.

Il Porticciolo di Imperia è l’opera sognata da sempre da SCAJOLA Claudio. Quando era Sindaco di Imperia portò all’approvazione quell’opera. La perseguì, nella sua imponenza devastante, attraverso tutti i suoi uomini (come i Sindaci a lui succeduti) e grazie all’asse “fraterno” con BULANDO Claudio. Non mollò mai la presa. Fu sempre SCAJOLA Claudio che tirava le fila di quel progetto (si vantava pubblicamente anche delle modifiche progettuali) e della sua realizzazione (incompiuta). Non aveva più competenze in merito ma lui lo faceva lo stesso.

Certamente non aveva competenze (la carica di Sindacò la lasciò nel 1995) quando convocò tutti gli attori dell’opera al Ministero dell’Interno… Tutto si sblocca, infatti, quando SCAJOLA Claudio era Ministro dell’Interno e tenne, al Viminale, la riunione per spingere la costruzione del Porticciolo… A quella Riunione – richiamata anche negli Atti delle inchieste – al Viminale, accorsero il Sindaco di Imperia in carica SAPPA, l’assessore all’urbanistica di ImperiaLANTERI, l’assessore al bilancio di ImperiaLEONE, poi CARLI della “PORTO DI IMPERIA” e dulcis in fundo il CALTAGIRONE Bellavista Francesco con GOTTI LEGA per la società “ACQUA PIA ANTICA MARCIA”. Ci si è quasi… CALTAGIRONE ci stava ad entrare nella cordata. Gli amici al Ministero,con SCAJOLA, si danno anche un nuovo appuntamento in Liguria per perfezionare l’accordo e partire. E così è, come così saranno anche gli appuntamenti per fare il punto (diciamo così) nella villa di SCAJOLA.

Nella partita del “PORTO DI IMPERIA”c’è quindi SCAJOLA in prima fila e, come detto, i suoi uomini: GANDOLFO Domenico, CONTI Carlo, CALZIA Paolo, LEONE Rodolfo, CARLI Gianfranco, SAPPA Luigi, ISNARDI Pietro, MONTALDO Silvano. Poi troviamo il CALTAGIRONE Bellavista Francesco, entrato nella partita con al suo fianco la PARODI Beatrice ved. COZZI, figlia del noto imprenditore omertoso dell’imperiese PARODI Pier Giorgio… quella del Porto di Ventimiglia con la ‘ndrangheta che ha operato per farlo appovare e poi ci lavorava dentro. Faccendieri, amici, parenti e massoni, tutti legati a SCAJOLA, sono gli attori dello scempio chiamato di quel Porticciolo Turistico denominato “PORTO DI IMPERIA”.

CALTAGIRONE entra nella “PORTO DI IMPERIA SPA”. Si procede subito con le “varianti” al progetto. Il COMUNE DI IMPERIA darà le garanzie alle banche. CALTAGIRONE prende, – ha già fatto il favore di entrare nella cordata del sogno di SCAJOLA – mica si può pretendere che rischi in proprio). Si possono ipotecare anche i beni demaniali, che per legge non si può fare… maquel sogno di Claudio non deve infrangersi

Un “sogno” che tradotto in numeri, spazio e volumi risulta così: 1.311 posti barca, 4.000 parcheggi, 117 mila metri cubi di edifici per residenze turistiche per 6.000 metri quadrati, Yacht Club, locali e commerciale per 8.600 metri quadrati, oltre a 587 metri quadrati di servizi portuali e 15.000 metri quadrati per i cantieri nautici.

Alla posa della prima pietra per il faraonico “porticciolo” ci sono tutti. In prima fila i due Claudio: BURLANDO e SCAJOLA. C’è anche CONFALONIERI Fedele, presidente di Mediaset. Poi però, tra opere incompiute, una montagna di terra, un capannone abusivo e lievitamento di costi stratosferici (l’aumento dei costi di realizzazione è stato “solo” di 110 milioni), ed una conclusione dei lavori di realizzazioni lontani anni luce, qualcuno che ci fa affari lo si trova: sono quelli della holding ‘ndranghetista.

Lo si è denunciato ripetutamente come Casa della Legalità. Quando ci si recò davanti a quel Porto, dove si svolgeva la parata in difesa di SCAJOLA (e contro la magistratura) uno degli uomini politici liguri più fedeli di SCAJOLA, Marco MELGRATI tuonò dal palco contro la Casa della Legalità, secondo lui “personaggi squallidi”, dei veri e propri “infami”… perché, affermava MELGRATI, “Qui la mafia non esiste”.

Ed invece c’era. Eccome se c’era…

Andiamo con ordine, con calma, perché qui bisogna passare da un’inchiesta all’altra, visto che la presenza attiva della ‘ndrangheta nel cantiere del Porto di Imperia (di Scajola), è stata documentata in ogni dove e solo il negazionismo più perverso (e complice) può ostinarsi nel tentativo di nascondere.

Atto I°

C’è la “SCAVO-TER” della famiglia FOTIA, da lungo tempo indicata agli Atti dell’Antimafia, oltre che già anche nelle verbalizzazioni più risalenti nel tempo di collaboratori, quale terminale nel savonese della potente cosca dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI.

I loro mezzi sono in opera lì, nei lavori per la realizzazione di quel Porto. E dall’inchiesta “LA SVOLTA” emerge chi ce li ha fatti arrivare, lì ad Imperia, così come al Porto di Ospedaletti. Il nome del “promoter” che, intercettato, racconta la bazzecola è MARCIANO’ Giuseppe detto “Peppino”, legato alla potente cosca dei PIROMALLI e, con PALAMARA Antonio, capo-locale della ‘ndrangheta a Ventimiglia.

Era il 27 gennaio 2011 e nel tardo pomeriggio a casa del MARCIANO’ Giuseppe si parla dell’inchiesta sul giudice BOCCALATTE che per MARCIANO’ afferma: è la cosa più brutta che può esistere per noi… ma per quanto ci interessa dobbiamo vedere cosa si dicevano gli ‘ndranghetisti dell’imperiese alle 17:47 di quel giorno. Ed i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Imperia sintetizzano così: «MARCIANO’ G. dice che stamattina la magistratura ha disposto altre perquisizioni a Imperia e chiede a SOTTILE chi siano i Calabresi che avevano lavorato al Porto di Imperia che hanno l’impresa. SOTTILE risponde che si tratta dei PELLEGRINO, MARCIANO’ G. specifica che si tratta di uno di Cipressa ma che non ricorda il nome. SOTTILE suggerisce possa trattarsi di FOTIA, MARCIANO’ G. non sa se possano essere loro anche perché quella famiglia opera a Savona dopo Albenga, anche se una volta gli ha fatto prendere un po’ di lavoro, MARCIANO’ G. dice testualmente: “…ma una volta lo hanno fatto un po’ di lavoro che l’ho mandato io a FOTIA al porto (…inc…) capisci… appena hanno fatto… incominciarono il porto l’ho mandato da una parte ed è andato a fare qualche lavoro (…inc…)pure a Ospedaletti… a Ospedaletti hanno messo…”.

Nella stessa intercettazione ambientale emerge anche il contatto diretto del MARCIANO’ con il GULLACE Carmelo che lo informava delle indagini in corso.

I FOTIA hanno costruito un impero imprenditoriale dal nulla. Saliti da Africo hanno conquistato appalti pubblici da amministrazioni di centrosinistra e da quelle di centrodestra. Hanno consolidato il rapporto con le cooperative rosse, come la UNIECO con cui hanno documentato un rapporto da 3 milioni di euro, o come l’ABITCOOP colosso della Lega delle Cooperative della Liguria. Sono entrati nei cantieri dell’Autorità Portuale di Savona, così come nei lavori per il Raddoppio ferroviario S.Bartolomeo – Andora, per citare i principali, oltre ai molteplici ottenuti da COMUNI e PROVINCIA, per arrivare al proficuo rapporto con la DIOCESI savonese e le cointeressenze con questa nella società “INCISA”. Davanti all’adozione di misure interdittive antimafia promosse dal Prefetto (in parallelo a quelle disposte dal GIP per l’inchiesta “DUMPER” relativa a fatti di corruzione, frode fiscale e riciclaggio). Se l’ex economo della Diocesi savonese, Carlo Rebagliati, affermava “L’indagine di Savona sulla ‘ndrangheta si ferma allo IOR”, è certo e noto che l’amministrazione Provinciale di Savona (con i principali uomini di SCAJOLA nel savonese: VACCAREZZA Angelo, MARSON Paolo – massone -, MONTALDO Silvano – massone -), davanti al ricorso dei FOTIA contro le misure iterdittive antimafia, decidevano di non costituirsi e, quindi, di non opporsi alla richiesta di annullamento dell’interdizione antimafia.

Atto II°

Il D’AGOSTINO Ilario con il nipote CARDILLO Francesco sono pure loro al lavoro nel cantiere del Porto di Imperia. Qui però l’inchiesta che fa emergere questo filone si chiama “PIONEER” ed è della DIA di Torino. Scrive la D.I.A.: «Le indagini relative all’operazione PIONEER sono scaturite dalle dichiarazioni rilasciate dal collaboratore di giustizia VARACALLI Rocco sul conto di D’AGOSTINO Ilario, indicato come il contabile della cosca riconducibile a SPAGNOLO Antonio di Ciminà, per conto del quale gestiva in Piemonte imprese edili al fine di riciclare i proventi del narcotraffico della consorteria».

Ed il D’AGOSTINO Ilario (coinvolto anche nell’inchiesta “MINOTAURO” anche per le dichiarazioni di altro collaboratore di giustizia, MARANDO Rocco). Ancora la D.I.A.: «Gli esiti investigativi hanno chiaramente evidenziato come le imprese controllate da D’AGOSTINO, direttamente e/o tramite parenti ed altri soggetti immuni da pregiudizi penalmente, nel corso degli anni avevano ottenuto molteplici commesse ad evidenza pubblica, tra le quali lavori inerenti i cantieri per le Olimpiadi invernali di Torino 2006, la realizzazione della metropolitana di Torino, la TAV ed altri». E quindi: «In tale contesto era emersa la figura di PACE Brunino». Il legame è anche nelle società, in quelle società usate dal D’AGOSTINO, la D.I.A. infatti precisa che PACE Brunino con le sue imprese (intestate a sua moglie e parenti) è risultato «per D’AGOSTINO uomo decisivo per l’inserimento delle proprie imprese in importanti pubblici appalti. Le indagini tecniche, avviate dal mese di aprile 2008, hanno confermato l’esistenza di assidui rapporti tra le imprese di PACE Brunino e quelle riconducibili a D’AGOSTINO Ilario, evidenziando che PACE Brunino, pur dimostrando di possedere capacità imprenditoriali e professionali nettamente superiori a quelle di D’AGOSTINO, ha sovente rimesso a quest’ultimo la decisione finale in tema di acquisizione di ulteriori nuovi lavori, manifestando quindi un deciso rapporto di sudditanza nei confronti del medesimo». E quindi, senza troppo addentrarci nell’inchiesta in questione, arriviamo al punto di interesse, quando la D.I.A., in riferimento a risultanze di intercettazione, annotava: «La conversazione conferma come PACE, pur manifestando una specifica capacità professionale ed imprenditoriale, operava in subordine alle decisioni di D’AGOSTINO; questo ambiguo rapporto commerciale ha subito una spiccata evoluzione nell’estate del 2008, allorquando sono state intercettate una serie di conversazioni telefoniche dalle quali è emerso che PACE, grazie a conoscenze personali con l’Ing. CALTAGIRONE Francesco e la dr.ssa Beatrice PARODI, ha iniziato i lavori per la costruzione del nuovo PORTO di IMPERIA insieme ad imprese delD’AGOSTINO.

Entrano così in scena anche così le imprese in capo alla ‘ndrangheta targate D’AGOSTINO… “I.D COSTRUZIONI”, “METROQUADRO COSTRUZIONI”, “REALE COSTRUZIONI”…

Le attività di indagine rivelano anche altro. In quelle intercettazioni c’è un nome che emerge: SCAJOLA Claudio.

Scrive la D.I.A. «Rileva evidenziare, ai fini che qui interessano, che nel medesimo contesto investigativo sono state intercettate anche se seguenti conversazioni, che fanno riferimento a contatti avuti da PACE Brunino con l’allora Ministro dell’Interno Claudio SCAJOLA:

telefonata… del 27.05.2008, ore 13.16, in uscita dall’utenza in uso a PACE Brunino verso l’utenza … intestata a MARINA DEGLI AREGAI Spa ed in uso a TORRE Gian Marco
Gian Marco: Pronto?
Pace: Sono Bruno, Gian Marco, ciao
Gian Marco: dimmi
Pace: senti, mi ha telefonato la segretaria di SCAJOLA… del Ministro…che deve fare un lavoro… ad Arma di Taggia
Gian Marco: si
Pace: ma tu sai niente? Gli hai dato tu il numero? Chi gliel’ha dato
Gian Marco: eh no! Gliel’avrà dato qualcuno, non credo… non io
Pace: non sai (non compr.) la segretaria, adesso poi magari mi informo, avevo appuntamento alle 4 e mezza poi ti dico… credevo che gliel’avevi doto tu il numero
Gian Marco: non, non no, io non gliel’ho dato, però gliel’avrà dato qualcuno, sicuro
Pace: ma è amico della dottoressa (Beatrice PARODI, ndr), SCAJOLA?
Gian Marco: eh si, eh! Altro che amico!
Pace: ah. Bon, Allora (non compr) la dottoressa
Gian Marco: ah può essere la dottoressa, CARLO CONTI, qualcuno… che sa che fai i lavori a Imperia
Pace: ah, ho capito, vado a vedere poi..
Gian Marco: va bene, ciao Bruno

telefonata … del 27.05.2008, ore 13.22, in entrata sull’utenza … in uso a PACE Brunino dall’utenza … in uso all’arch. RAIMONDO Sergio
Sergio (RAIMONDO) con Pace parlano della segretaria di SCAJOLA e del lavoro che deve fare e di preventivi che lei ha in possesso. Pace si accorda di vedersi e andare insieme a vedere il lavoro, in seguito parlano di tale Marchisio che ha una bozza di progetti per la costruzione di 26 alloggi e gli ha proposto due soluzioni per avere una permuta per la costruzione, Pace chiede se gli interessa prendere la progettazione non solo di questi alloggi ma anche per quanto concerne altre proprietà dì grande prestigio. Pace gli da l’indirizzo così lui guarderà mediante il satellite per le fotografie aeree: Via G. Berlo 63 Imperia poi gli dice che le progettazioni le hanno fatte lo studio LEINGUEGLIA

telefonata … del 27.05.2008, ore 13.33, in uscita dall’utenza … in uso a PACE Brunino verso l’utenza … in uso a PANAIA Vincenzo
Pace chiama Maurizio e gli chiede dei conti delle fatture in entrata del mese € 30.216,42. Pace gli dice di fare una alla Sal di € 50.000,00 e di mandarla a sua moglie e di dare disposizioni al commercialista di giù che manda la fattura via email a sua moglie e di mettere sulla fattura le coordinate bancarie così fa subito il bonifico. Inoltre dice che oggi è impegnato perché lo ha chiamato il ministro Scojala e ha un appuntamento alle ore 18,30 e sicuramente gli parlerà di alcune proposte.

… – INTEGRALE
Pace: io oggi è difficile che vengo perché mi ha chiamato il Ministro SCAJOLA, che vuole parlarmi, che ho un appuntamento alle 3 e mezza, non lo so, mi parla del PORTO DI IMPERIAe di altre cose
Maurizio (sta parlando con un’altra persona)
PACE: Hai capito?
Maurizio: e quindi non ci sei?
Pace: e non credo perché ora sono qua davanti alla PARODI e le domando se sa qualcosa di questo, cazzo, (non comprensibile) il numero mio a SCAJOLA
Maurizio: digli che noi lo abbiamo votato, comunque
Pace: eh, dopo di che vado la alle 3 e mezza e non so a che ora mi sbrigo
Successivamente Maurizio gli passa il padre e parla con Pace dicendo:
Uomo: Bruno…tu non vieni qua?
Pace: No non posso perché mi ha chiamato il ministro SCAJOLA e non so che cosa vuole
Uomo: Ah! senti un attimo tu fai quel bonifico per quella ditta!
Pace: Stai zitto non parlare non fare….(si accavallano le voci)
Uomo: (l’uomo si accorge di aver detto qual cosa che non doveva dire e tergiversa) no!….ti stavo dicendo….ehi…vedi se puoi versare perché copriamo il mese di maggio noi. cioè perché ci sono le cose di maggio per dire quelle che sono già in corso e mi mancano undicimila euro ( si sente in sottofondo Maurizio che dice Cinquantamila va bene e il padre gli risponde va bene facciamo questa..) si accavallano le voci e sì salutano.

Telefonata … del 27.05.2008, ore 14.21, in uscita dall’utenza… in uso a PACE Brunino verso l’utenza … in uso alla moglie di PACE
Pace chiama con il figlio Matteo e la moglie parlano del più e del meno e delle dimissioni di un loro dipendente e di un appuntamento con il ministro SCAJOLA»
Atto 3°

Nei cantieri del PORTO di IMPERIA vi operava un’altra impresa. Un impresa della provincia di Reggio Emilia, di Montecchio Emilia, specializzata nella lavori di costruzione porti ed aeroporti.
Questa impresa ha lavori importanti economicamente nel cantiere che doveva dare forma al sogno di SCAJOLA.

E’ la “SAVE GROUP SRL”. Società che è emerso, dalle indagini della DDA di Catanzaro, come abbiamo visto nell’apposito approfondimento, essere una delle principali operazioni promosse dalla “famiglia di Cutro”, ovvero dal GRANDE (luntrune) ARACRI e suoi più fedeli cumpari. Una società che, dopo l’esplodere delle inchieste giudiziarie sul PORTO DI IMPERIA, gli uomini di GRANDE (luntrune) ARACRI Nicolino vogliono portare al fallimento in fretta, anche se poi emergerà la contrarietà a questo fallimento proprio di GRANDE (luntrune) ARACRI Nicolino, durante il colloquio in carcere con l’avvocato (e concorrente esterno all’associazione mafiosa secondo la DDA di Catanzaro) STRANIERI Benedetto.

[clicca sull’immagine dello schema conclusivo delle
“connessioni” che abbiamo sin qui raggiunto per ingrandirla]

Ripercorriamo, con massima sintesi, i passaggi essenziali di questo aspetto [pubblicato qui nel dettaglio]:

«[omissis]
Per come evidenziato nella nota investigativa della DIA di Roma, “in una conversazione ambientale del 15.6.2013, alle ore 10,52, svoltasi presso lo studio di STRANIERI tra quest’ultimo e l’avv. MAZZEO Saverio (…), lo STRANIERI definiva il DILETTOil braccio destro di Nicolino”, dimostrando di ben conoscere le connotazioni strutturali della cosca nonché le sue ramificazioni nel territorio emiliano.

Il primo riscontro dei contatti tra i due si aveva il 15 giugno 2013. In quella mattinata venivano intercettate in ambientale importantissime conversazioni tra presenti all’interno dello studio dello STRANIERI:
la prima, tra lui e il suo collega MAZZEO Saverio, di assoluto interesse per le tematiche trattate (la cosca GRANDE ARACRI e i suoi interessi, lo spessore criminale del capo cosca, ecc.);
l’altra, in successione, sempre presente il MAZZEO, con DILETTO Alfonso, PATRICELLI Patrizia (proprietaria unitamente a VECCHI Giovanni, della SAVE GROUP S.r.l.), STORANI Gabriele, AIELLO Francesco, nel corso della quale gli veniva chiesto di occuparsi delle vicende legali, in sede civile, della predetta società reggiana, con particolare riguardo alla necessità di dissequestrare alcuni conti correnti. Nei discorsi fatti in quell’occasione, emergevano anche riferimenti a forti interessi economici all’estero, a progetti d’investimenti in Africa nonché alla disponibilità d’ingentissime somme di denaro.

Va sottolineato che il DILETTO non risultava ad alcun titolo inserito nella compagine societaria della SAVE GROUP S.r.l.. In particolare:

– nella prima intercettazione, il 15 giugno 2013 alle 10.52 (…) STRANIERI Benedetto riferiva al collega MAZZEO di avere tra i suoi clienti anche GRANDE ARACRI Nicolino: “adesso c’ho anche na … Nicolino Grande Aracri … di Crotone … ne hai sentito parlare?”. L’altro replicava: “si si si … quelli so tuttiii … tutta gente seria …”. Al riguardo, gli precisava che lui si occupava comunque solo dell’aspetto civile e quindi gli chiedeva consiglio su quanto gli si potesse richiedere quale corrispettivo: “… però io tutto il civile … io …” “ … si, quanto … intanto dimmi na cosa …quanto gli può chiedere …”. Proseguendo, cominciava a spiegare il merito della controversia legale della quale avrebbero dovuto occuparsi (ndr fallimento SAVE GROUP) ed insieme pianificavano la strategia da seguire: “… tu mi devi dire … questi ce l’hanno a morte con quelli là che gli hanno fatto … quelli, dice, mi hanno fatto una sola …” “no, perché loro lo volevano ricusare … volevano andare in televisione li, volevano andare …” “… infatti io gli ho detto state buoni …” “… l’importante è che gli facciamo il mazzo … perché qui non possiamo sbagliare …” “… io considererei na cosa … qua noi partiamo svantaggiati perché …” “poi glielo diciamo …” “…cioè, faremo il possibile ma partiamo svantaggiati … e poi ci sono anche le altre cause … poi ci sono uno, due, tre, quattro e cinque cause … perché una volta che tu ottieni poi devi fare opposizione nei vari procedimenti …” . Di seguito, STRANIERI Benedetto esplicitava a chiare lettere il ruolo ricoperto da DILETTO Alfonso, ovvero quello di “uomo di fiducia” di GRANDE ARACRI Nicolino, e quindi la riconducibilità a lui del mandato ottenuto: “… questa società, siccome hanno visto che c’è il problema dei giudici che sono … poi eh … questi cristiani qua … questo che viene oggi … è praticamente il braccio destro di Nicolino Grande Aracri … ne hai sentito parlare?”, enfatizzandone la figura criminale: “mo te lo faccio vedere chi è Nicolino Grande Aracri così ti rendi conto …” “noooo! Eccolo qua vedi … Nicolino Grande Aracri … è il capo cosca …” “no, loro sono di Cutro … ” “allora, Nicolino Grande Aracri è questo qua è il capoclan della ‘ndrangheta di … ecco qua … inc … ” “… (legge qualcosa relativa alla figura di Nicolino Grande Aracri n.d.t.) … per tentata estorsione aggravata al Porto di Kaleo…”, facendo perfino una stima approssimativa degli affiliati o comunque delle persone vicine, delle quali poteva avvalersi in territorio emiliano: “… inc … allora questi qua c’hanno … tutta Reggio Emilia … perché c’hanno 7000 eh … calabresi a Reggio Emilia e 3/4mila a … a … Parma … c’hanno tutte” le … inc ….”, sottolineando l’importanza di non disattendere le aspettative: “… allora qua non dobbiamo sbagliare!”.

Nel prosieguo, svelava alcuni dei compiti che gli erano stati “affidati”: “… quelli ti tirano fuori cento? Trecento! Di fatti loro ora cosa m’hanno chiesto a me? Di trovare un commercialista per portare questa società qui…” “…e gliel’ho trovata … perché così iniziano a spostare qualche … qualche processo che verrà no…? Qui a Roma, perché a Reggio Emilia ci fanno male tutti perché come sentono eee … ‘ndrangheta, Grande Aracri … capito? E’ la fine!”.

Infine raccontava di aver recentemente incontrato GRANDE ARACRI Nicolino, appellandolo con il suo soprannome “mano di gomma”, nel carcere di Catanzaro ove era detenuto: “ … Eccolo qua vedi? Questo è Nicolino Grande Aracri … “mano di gomma” (fonetico) …” “… sono andato la settimana scorsa io eh … a trovarlo …” “… sono andato a trovarlo … sta a Catanzaro adesso … sta in custodia cautelare per 22 omicidi … capito? Eccolo qua va! “arrestato estorsione presunto boss Nicolino Grande Aracri” … insomma questi sono le … i personaggi … allora loro dicono … a Reggio Emilia ormai come sentono che c’è sto Nicolino Grande Aracri insomma la famiglia, questi dice si …”.

Proseguendo la conversazione (…), i due continuavano a parlare della questione della quale avrebbero dovuto occuparsi, facendo riferimento all’azione di fallimento promossa nei confronti della SAVE GROUP S.r.l..

Poi lo STRANIERI lo informava di aver ricevuto una telefonata alle 9.15 e di aver appreso che DILETTO e PATRICELLI erano in viaggio all’altezza di Bologna.

Nel prosieguo (…), lo STRANIERI si vantava con il collega di avere clienti molto pericolosi con i quali occorreva non sbagliare: “ … mo ho preso tutti i Casamonica …” “… Guerino Casamonica …” “… tutta gentaglia …” “(sorride) … tu mi sa che li gestisci bene no?” “si si … certo se sbagli sti personaggi … eh … però io non sbaglio …”, rischio che STRANIERI escludeva di correre poiché poteva contare su molti “agganci” presso il Tribunale di Roma, in ragione della conoscenza di suoi colleghi in servizio presso le segreterie: “… sai perché non sbaglio io? Perché poi quando vedo che cos’è laaa … là … specialmente a Roma al Tribunale io conosco tutti alle segreterie capito? Tutti i marescialli … allora vado là… “senti ma questo qua come lo vedi? Che dice questo? Come possiamo fare?” … inc… già so tutto…”. A riprova, si vantava di aver ottenuto la scarcerazione del genero di GRANDE ARACRI Nicolino, ABRAMO Giovanni: “si, sul penale non ti devi preoccupare … inc …” “… i risultati io … li acchiocco tutti … perché bene o male …” “… a questo qua no … (abbassando molto la voce) a Nicolino Grande Aracri…il genero …inc…ha ammazzato… lo sai come?…col bazooka…condannato all’ergastolo …inc… mo guardi su internet e lo vedi … si chiama Abramo Giovanni … in Cassazione, in Cassazione … annullata la sentenza … capito?”.

Alle 12.48 (…) nell’imminenza dell’arrivo di DILETTO Alfonso e degli altri, lo STRANIERI ribadiva al MAZZEO l’appartenenza di tali soggetti alla ‘ndrangheta, specificando anche il ruolo di “portaordini” per conto del boss detenuto, svolto da AIELLO Francesco e spiegando al riguardo, le modalità adottate per eludere le restrizioni dovute dalla detenzione: “Questi, questi che arrivano, ti faccio vedere … questi sce … questi è ‘ndrangheta, capito? Proprio …” “Franco (ndr AIELLO Francesco) lo sai che cos’è? Franco è un … un porta ordini … capito? Di, di Nicolino Grande Aracri … (breve pausa) … lui, ogni due o tre giorni va a casa di … inc … Grande Aracri e la moglie di Nicolino gli dice … fai questo, fai quello, vai là … prende il pullman … (fischia) … Roma, cosi … capito? Eh …”;

la seconda intercettazione iniziava alle ore 13.00 (…) allorquando il DILETTO e la PATRICELLI entravano nello studio di STRANIERI Benedetto che gli presentava l’avvocato MAZZEO. Prima di ciò, il DILETTO, che evidentemente in quel frangente aveva incontrato AIELLO Francesco, esprimeva allo STRANIERI alcune perplessità sul conto di lui (ndr AIELLO): “… inc … a me non mi piace … eh …” “… perché a me quello lì non mi piace proprio per niente … quello parla troppo … inc …”. Poi lo stesso DILETTO prendeva la parola ed introduceva il discorso inerente alla situazione della SAVE, esponendo alcune problematiche e fornendo allo STRANIERI la documentazione necessaria per agire in sede legale.
[omissis]»

La DDA di Catanzaro nel Decreto di Fermo:
«[omissis]
Fatto di assoluta rilevanza è che in un passo della conversazione GRANDE ARACRI diceva a STRANIERI di chiedere contezza a DILETTO Alfonso di un ingente somma di denaro che, per come evidenziato nella medesima nota investigativa, è da ritenersi collegata alla vicenda della SAVE GROUP, società emiliana interessata dalle pressioni del DILETTO.

In tal senso, di seguito si riporta il colloquio videoregistrato (…):

Intercettazione ambientale registrata il 09.07.2013 nella casa Circondariale di Bari “Francesco Ricci” iniziata alle 13.55 e terminata alla 14.00 tra Stranieri Benedetto e Grande Aracri Nicolino (…)

[omissis]

B: La … la … la … come si dice … alla società sua, la SAVE Group, la vogliono far fallire a tutti i costi la società …

N: E perchè?

B: Perchè hanno arrestato Caltagirone per la storia di …

N: Si …

B: Di Fiumicino, Caltagirone deve dare i soldi a loro, loro non hanno potuto pagare gli operai

e alcuni fornitori gli hanno fatto la …

N: L’atto ingiuntivo …

B: No l’atto ingiuntivo, hanno chiesto, hanno fatto il sequestro dei beni da tre milioni e mezzo

di Euro (3.500.000)

N: In questo problema qua, hanno messo in mezzo pure mio genero in mezzo …

B: In questo problema?

N: In questo problema qua hanno messo pure mio genero in mezzo …

B: No …

N: Perché dice che è uscito sul giornale l’altro giorno …

B: No civile, no penale …

N: Si, si è uscito sul giornale anche mio genero l’altro giorno …

B: Tuo genero?

N: Il fidanzato di Valentina …

B: Come si chiama?

N: E … e… e … Gaetano, Gaetano, Gaetano …

B: Ma della SAVE Group? No, no, sono andato su no!

N: No …

B: Almeno io non ho chiesto no, tuo genero conoscevo soltanto …

N: No … no … subito hanno messo, hanno messo perché lui è il genero del boss piripò, piripà

… (modo di dire) …

B: Sta su a Reggio Emilia lui?

N: Si, si …

B: Ma questo ragazzo chi è il nipote …?

N: E’ … è … è Gaetano Belfiore si chiama …

B: Perché a me, Alfonso mi ha mandato un ragazzo ...

N: E chi è? … inc …?

B: E’ ha detto questo è mio nipote, ha detto lui, che mi ha dato qualche cosa insomma, capito? Forse era lui allora …

N: Si, sicuramente si …

B: E quindi, insomma, stiamo lavorando pure su … inc … mi ha detto che ti saluta, l’ho visto

N: Grazie …

B: Gli ho detto che venivo e basta, questo è quanto, il resto tutto a posto …

N: E … adesso gli dovete dire così, così: “i soldi che fine hanno fatto?” (al minuto 21:28)

ndr: contemporaneamente, GRANDE ARACRI mima con le mani il gesto di contare i soldi

B: Eh?

ndr: STRANIERI non capisce e GRANDE ARACRI mima nuovamente con le mani il

gesto di contare i soldi e ripete:

N: Che fine hanno fatto i soldi?

B: Va bene, glielo dico io …

N: Chiedete che fine hanno fatto i sei milioni di euro (6.000.000) …

ndr: al minuto 21:42, GRANDE ARACRI mima ancora con le mani il gesto come per contare i soldi e si mette una mano al lato della bocca, per attutire la voce, per essere sicuro di non essere ascoltato da alcuno oltre che da STRANIERI
[omissis]»

Ora è quindi chiaro anche questo ultimo tassello della ‘ndrangheta nel PORTO DI IMPERIA, operazione voluta da SCAJOLA, perseguita da SCAJOLA e curata dagli uomini di più stretta fiducia e amicizia di SCAJOLA.

Dagli Atti delle molteplici inchieste giudiziarie sul PORTO DI IMPERIA si posso, poi, anche leggere i numeri relativi all’operazione, ed in particolare quelli relativi alla SAVE GROUP dei GRANDE ARACRI, relativi a questa operazione.

Negli Atti della Procura di Imperia si legge che:

«… ACQUAMARE s.r.l. una volta ottenuto l’appalto da Porto di Imperia s.p.a. per la realizzazione del porto, ha sub-appaltato l’intera opera a PESCHIERA Edilizia s.r.l., la quale ha a sua volta sub-appaltato le opere a mare a SIELT s.r.l. e le opere a terra a EUROAPPALTI s.r.l.,le quali a loro volta hanno sub-appaltato rispettivamente a SAVE group (Opere a mare) e a IMPREGECO (Opere a terra)…»

«In particolare. Ia catena dei sub-appalti e stata cosi ricostruita:

1) il 12.02.2007 Porto di Imperia s.p.a. affida ad ACQUAMARE s.r.l. la realizzazione “chiavi in mana” di tutte le opere, a terra e a mare, del Porto di Imperia per 160.000.000 di euro (contratto CARLI/MERLONGHI) poi lievitati a 209.000.000 con contratto del 30.04.2009 CONTI/DEGL’INNOCENTI);

2) il 14.02.2007 ACQUAMARE s.r.l. affida a PESCHIERA Edilizia s.r.l. la realizzazione “chiavi in mano” di tutte le opere, a terra e a mare, del Porto di Imperia per 110.000.000 di euro (contratto MERLONGHI/MERLONGHI, la quale e contemporaneamente legale rappresentante di entrambe le società).
Tale cifra poi lievita a 160.000.000 di euro con successivo contratto (MERLONGHI/FOCI Emanuela, figlia della prima) concluso il 20.01.2009 o il 27.02.2009: esistono infatti due copie di questo stesso contratto apparentemente identiche ma con date diverse.

3) il 16.02.2007 PESCHIERA Edilizia s.r.l. affida a SIELT s.r.l. la realizzazione “chiavi in mano” delle opere marittime, impiantistiche e di urbanizzazione del Porto di Imperia (contratto MERLONGHI/GAMBA Alessandro); corrispettivo 55.000.000 di euro

4) il 14.01.2008 SIELT affida a SAVE Group la realizzazione “chiavi in mano” delle opere marittime, impiantistiche e di urbanizzazione (GIOVAGNOLI/VECCHI), corrispettivo 38.000.000 di euro.

5) il 15.01.2008 tra SIELT e SAVE il corrispettivo per la realizzazione chiavi in mano delle opere marittime, impiantistiche e di urbanizzazione viene aumentato di 800.000 euro (GIOVAGNOLI/VECCHI)

6) il 04.04.2007 PESCHIERA Edilizia affida ad EURO APPALTI s.r.l. la realizzazione “chiavi in mano” dell’autorimessa interrata (MERLONGHI/GAMBA) corrispettivo 11.500.000 di euro;

7) il 25.03.2008 PESCHIERA Edilizia s.r.l. affida ad EURO APPALTI s.r.l. la realizzazione “chiavi in mano” delle opere a terra, opere a verde ed impianti di irrigazione (MERLONGHI/GIOVAGNOLI); corrispettivo di 43.000.000 di euro;

8) il 01 .07.2008EUROAPPALTI s.r.l. affida a IMPREGECO la realizzazione “chiavi in mano” delle opere a terra, opere a verde ed impianti di irrigazione (GIOVAGNOLI/PATRICELLI) corrispettivo 30.000.000 di euro;

9) il 01.10.2008 PESCHIERA affida a SIELT la realizzazione “chiavi in mana” di lavori aggiuntivi (impianti di aspirazione, cave nautiche, pavimentazione) (MERLONGHI/GIOVAGNOLI), corrispettivo di euro 3.500.000;

10) il 02.10.2008 SIELT affida a SAVE Group la realizzazione “chiavi in mana” di lavori aggiuntivi quali impianto di aspirazione, cave nautiche, pavimentazioni (GIOVAGNOLINECCHI) corrispettivo euro 2.350.000;

11) il 18.02.2009 EURO APPALTI s.r.l. affida a IMPREGECO s.r.l. la realizzazione “chiavi in mano” del completamento dell’autorimessa interrata (GIOVAGNOUNECCHI) corrispettivo 3.900.000;

12) il 26.11.2009 SIELT affida SAVE group la realizzazione “chiavi in mano” della spiaggia artificiale (GIOVAGNOLINECCHI) corrispettivo 275.000 euro

13) il 30.04.2010 SIELT affida a SAVE group la realizzazione chiavi in mana di lavori aggiuntivi specificatamente elencati (GIOVAGNOLINECCHI) corrispettivo euro 2.150.000 e viene stabilito che il nuovo importo per l’intero appalto delle opere affidate a SAVE Group di euro 43.575.000».
Ed ancora la sintesi di appalti e subappalti:

«Porto di Imperia s.p.a appalta la totalità delle opere ad ACQUAMARE s.r.l. – che riveste la qualità di contraente generale;

ACQUAMARE sub-appalta tutte le opere a PESCHIERA Edilizia (si noti che il legale rappresentante è il medesimo per entrambe le società MERLONGHI Delia ed anche la sede è coincidente);

PESCHIERA Edilizia sub-appalta le opere a terra aEURO APPALTI e le opere a mare a SIELT Immobiliare

SIELT Immobiliare sub-appalta le opere a mare a SAVE Group mentre EURO APPALTI subappalta le opere a terra a IMPREGECO e METROQUADRO

SAVE Group sub-appalta a 10 ditte tra cui la FUTURA Costruzioni e la B&C Costruzioni rinvenute sul cantiere al momento dell’accesso ispettivo; IMPREGECO sub-appalta a 5 ditte tra cui la FUTURA Costruzioni; METROQUADRO sub-appalta a 7 ditte tra cui la B&C Costruzioni».
Sempre dagli Atti, per restare all’aspetto “contabile”, si apprende che la SAVE GROUP S.r.l. risulta invece aver versato alle ditte a cui ha subappaltato i lavori un totale di 19.126.236,81 euro(sui 43.575.000 euro a questa corrisposti a contratti per i vari subappalti affidati con relativa “lievitazione”)

Ma il quadretto non è ancora ben delineato. E se già ora i tratti di indecenza non sono pochi, aspettate di andare oltre…

Prima di procedere però un piccolo e brevissimo passo in dietro, con un semplice appunto che poi si comprenderà: la progettazione esecutiva dell’opera sogno di SCAJOLA Claudio è stata curata dalla “SAVE ENGINEERING” che, come indica il nome, non per niente distante dalla SAVE GROUP SRL – anzi – tanto cara con i suoi piccioli al capo indiscusso della ‘ndrangheta cutrese: GRANDE (luntrune) ARACRI Nicolino.

La Procura di Imperia, esaminando ogni dettaglio dell’operazione “PORTO DI IMPERIA” scopre che «nella sostanza il “vero” contraente generale” dell’opera è la «SAVE ENGINEERING», società in cui si congiungono «in forma orizzontale» la SAVE GROUP e la IMPREGECO cioè i veri costruttori mascherati dietro una rete di subappalti a cascata che abbiamo ben esaminato. Comunque, per non lasciare spazi a dubbi, ecco cosa è negli Atti dell’indagine nero su bianco:

«Al fine di individuare il reale costruttore dell’opera occorre scendere nella catena dei (finti) subappalti fino ad arrivare allivello di SAVE GROUP (sub-appaltatrice di SIELT per le opere a mare) e IMPREGECO, (sub-appaltatrice di EUROAPPALTI per le opere a terra).

SAVE ed IMPREGECO sono collegate tra loro in forma orizzontale per mezzo della SAVE Engineering la quale appare essere, nella sostanza il “vero” contraente generale, in quanto, sia pure non scelto attraverso gara è, di fatto, non un mero intermediario, ma una società di ingegneria che ha redatto i progetti esecutivi e dunque è parte attiva nella realizzazione delle opere a terra ed a mare (…).

Ciò risulta dalle dichiarazioni rilasciate a questo ufficio il 15-07.2011 da BOTTAZZI Alessandro Maria, responsabile tecnico della SAVE Group s.r.l.:

“ADR: sono il responsabile tecnico della SA VE Group s.r.l. faccio il coordinamento delle commesse che ci vengono assegnate. Con rifermento alla realizzazione del Porto Turistico di Imperia la SAVE Group nel gennaio 2008 ha concluso con SIELT Immobiliare .s.r.l. un contratto di sub-appalto per la realizzazione di tutte le opere a mare ad eccezione della spiaggia artificiale. Preciso che una parte di tali opere in particolare relative al Molo S. Lazzaro era stato già fatto da Lavori Marittimi Liguri Per opere a mare intendo la costruzione di moli, banchine , molo paraonde, riempimenti dello Yacht Club e tutte quelle che sono le opere strumentali alle opere marittime cioè: impianti elettrici e meccanici, le pavimentazioni di bordo banchina, gli arredi portuali, le bitte, le colonnine e gli ormeggi. Parte di queste opere è stata da noi data in ulteriore sub-appalto ad una serie di ditte tra cui EURO MARE. FUTURA COSTRUZIONI, B&C, COMAR, EDILALBA, MC ecc.

ADR: L ‘importo complessivo indicato nel contratto di sub-appalto per la realizzazione “chiavi in mano” delle opere a mare era pari a 38.800.000. Durate il corso dei lavori a seguito di alcune richieste di miglioramento ci sono state delle integrazioni. In particolare ci era stato richiesto di realizzare circa 40 cave nautiche in via Scarincio- che ad oggi però non sono state realizzate, – poi un impianto di sollevamento e smaltimento acque nere e di sentina per le grandi imbarcazioni (realizzato e funzionante); poi ci è stato richiesto di aumentare la qualità dei pavimenti e quindi di pavimentare buona parte del Porto con la pietra anzichè con autobloccanti in CLS. Si tratta di pietra arenaria che ci è stata fornita dalla ditta Stone Service di Belluno e che è in parte di provenienza cinese. Complessivamente queste tre modifiche hanno comportato un aumento di circa 2.350.000 euro.

Successivamente ci sono stati piccoli aggiustamenti dei contratti, ad esempio con riguardo ai fari, alla banchina Medaglie d’Oro che ha necessitato di un consolidamento. E c’è stato un ulteriore aumento di circa 2.250.000 euro.

ADR:ci siamo poi occupati anche delle opere a terra con la ditta IMPREGECO che è controllata dalla SAVE Engeenering. La IMPREGECO ha ricevuto il sub-appalto da Euro Appalti S.R.L. in particolare per la realizzazione chiavi in mano delle opere a terra dei settori di Banchina S. Lazzaro (ad eccezione del parcheggio interrato), Hall del Mare (ad esclusione delle vele), Yacht Club, Calata Anselmi, locale per servizi diportisti e locale pubblico del Molo Lungo e passeggiata Alta di Molo S.Lazzaro e tute le opere a verde dell’area portuale. Il nostro corrispettivo da contratto era pari a 30.000.000. successivamente a seguito della interruzione del rapporto tra Nuovi Lavori Liguri ed EURO APPALTI abbiamo acquisito anche il completamento delle opere del parcheggio interrato per la somma di euro 3.900.000. Successivamente ci è stato assegnato per la somma di 275.000 euro la realizzazione della spiaggia artificiale. Noi però avevamo come incarico solo la realizzazione della spiaggia mentre la fornitura del materiale- cioè del pietrisco – era di competenza della committenza. Inoltre ci dovevano occupare del solo carico della terra di risulta degli scavi dell’autorimessa. Per quanto mi risulta il pietrisco per la spiaggia proveniva da S. Bartolomeo e dagli scavi della ferrovia e dalla statale 28 di Pieve di Teco

ADR: ad oggi sono rimaste da completare opere per il costo 25.500.000 di euro, a cui vanno ad aggiungersi altri 2.000.000 di euro che sono frutto della transazione con SIELT ed EURO APPALTI per lavori già eseguiti

ADR: preciso che al di là del dato formale dei contratti nei rapporti diretti il mio referente era l’Ing. Francesco BELLA VISTA CALTAGIRONE. La contrattazione l’hanno fatta VECCHI Giovanni, il legale rappresentante della SAVE e CALTAGIRONE. L’interlocutore principale anche per quanto le scelte “estetiche” più importanti era sempre lui. CALTAGIRONE veniva spesso sul cantiere a volte ricordo anche la domenica per seguire direttamente i lavori. GIOVAGNOLI invece l’ho visto pochissime volte in cantiere.

ADR. Preciso che la stipulazione dei contratti tra SAVE e SIELT come tra Euro Appalti ed IMPREGECO è avvenuta materialmente a Roma in via Lungotevere Aventino n. 3, una residenza storica ove hanno anche sede ACQUA MARCIA s.p.a. e PESCHIERA s.r.l.

[…]

ADR: preciso che per quanto a mia conoscenza, ACQUAMARE s.r.l., PESCHIERA s.r.l., così come SIELT ed EUROAPPALTI non sono società operative in quanto non hanno dipendenti e non ho mai visto nessuno di loro in cantiere a parte quelle poche volte che è venuto GIOVAGNOLI. In cantiere ci sono sempre il geom. MAGITTERI e DELLA GIOVANNA ma no so per quale società essi operino.

[…]

ADR: preciso che in parte siamo stati pagati permutando il nostro corrispettivo nel 10% con beni immobili da parte di ACQUAMARCIA s.p.a. sono immobili ad Alessandria, Verona, S. Lorenzo.
Se non ricordo male deve esserci un contratto concluso tra SAVE ed ACQUAMARCIA oppure GEDEAM“».

Vi è quindi il dettaglio economico della “cascata” di subappalti, sempre rintracciabile negli Atti delle inchieste giudiziarie:

«[…]

La IMPREGECO S.r.l. ha … sottoscritto contratti di sub appalto per l’esecuzione dei lavori … con le seguenti nove società, versando in totale la somma di € 3.710.008,73:

a. COMAR S.r.l.– corrispettivi € 125.720,00;

b. FONDAMENTA– corrispettivi € 317.100,00;

c. Q5 S.r.l. -corrispettivi € 700.000,00;

d. RDB S.p.A. – corrispettivi € 700.000,00;

e. PRIMA S.r.l. – corrispettivi € 394.000,00;

f. GEO.MONT S.r.l. – corrispettivi € 336.713,80;

g. VIVAI PIANTE– corrispettivi € 660.000,00;

h. ELECTRON SERVICE S.r.l.– corrispettivi € 34.550,00;

i. FUTURA S.a.s.– corrispettivi € 835.924,93.

[…]

La SAVE S.r.l. ha sottoscritto contratti di sub appalto per l’esecuzione dei lavori … con le seguenti undici società, versando in totale la somma di €19.126.236,81:

a. MARITTIME SUB SRVICE – corrispettivi € 597.848,00;

b. EDIL G. & C. – corrispettivi € 126.192,00;

c. B & C corrispettivi € 2.815.765,84;

d. SAVE ENGINEERING – corrispettivi € 6.453.887,10;

e. EUROMARE– corrispettivi € 3.240.592,97;

f. METROQUADRO– corrispettivi € 732.550,00;

g. TMC – corrispettivi € 145.445,96

h. STONE SERVICE S.r.l.- corrispettivi € 2.011.111.10;

i. FUTURA COSTRUZIONI corrispettivi € 2.287.185,44;

j. EDIL KHAZZAR– corrispettivi € 64.000,00;

k. EDIL ALBA– corrispettivi € 650.939,40.

Con contratto del 20/01/2008 la SAVE GROUP S.r.l.(committente) ha affidato allaSAVE ENGINEERING S.r.l., “la progettazione esecutiva e la realizzazione di tutte le opere impiantistiche inerenti il contratto di sub appalto di cui al punto a) delle premesse”….»
Per la Procura di Imperia c’è molto che non va in questa partita… l’hanno pensata diversamente, invece a Torino i giudici (di primo grado) che hanno sentenziato che è andato tutto bene. Le contestazioni di reato della Procura di Imperia (buona parte delle quali finite in prescrizione) erano solo fantasmi, secondo i Giudici torinesi.

Così, ora, si è chiarito perché il GRANDE (luntrune) ARACRI Nicolino non voleva che fosse fatta fallire quel gioiellino chiamato “SAVE”.

Ma la storia non finisce mica qui. Se certi destini ed ambienti si sono incrociati ad Imperia, anche a Fiumicino non si è scherzato.

Infatti a Fiumicino, per la costruzione del PORTO CONCORDIA (sic), opera da 400 milioni di euro, chi chiamò il CALTAGIRONE Bellavista Francesco all’opera? Ma il SAVE GROUP, ovviamente. Qui però sono volati gli stracci… anzi i massi, nel vero senso del termine. Perché la SAVE non ci stava ad incassare meno di quanto concordato e così i suoi lavoratori hanno demolito la massicciata del porto, portandosi via i massi della diga. Era aprile 2011. La SAVE dichiarava di aver realizzato opere per 16 milioni ma di aver visto pagamenti da ACQUA MARCIA di soli 9 milioni di euro. A battere i pugni sul tavolo è VECCHI Giovanni che abbiamo incontrato con gli uomini dei GRANDE ARACRI dall’avvocato STRANIERI (concorrente esterno in associazione mafiosa, secondo la DDA di Catanzaro e la D.I.A.) proprio per far fallire con rapidità e sicurezza la SAVE. Così se CALTAGIRONE con la sua impresa i 5 milioni di differenza rivendicati dalla SAVE GROUP non riteneva fossero dovuti, scoppia il putiferio. La diga viene smembrata e mentre l’impresa di CALTAGIRONE cerca di tamponare il disastro, giunge inaspettata (forse) sulla scena anche l’ITALIA DEI VALORI di DI PIETRO. Con il proprio Consigliere Comunale CUTOLO Claudio scende in pista per la difesa delle piccole aziende aderenti al consorzio che opera per la SAVE GROUP

A novembre 2012 però scatta il sequestro di quel cantiere: carenze strutturali, problemi di stabilità e sicurezza dell’intera opera. Nel 2013 CALTAGIRONE Bellavista Francesco riceve la visita della Guardia di Finanza di Roma: un nuovo arresto (come ad Imperia), disposto dal GIP di Civitavecchia, per frode in pubbliche forniture, appropriazione indebita e trasferimento fraudolento di denaro a terzi.

Qui, nel Lazio, per Porto della “CONCORDIA”, che prevede 1.445 posti barca, un albergo con spa e centro congressi, due yacht club, il restauro del faro antico, la torre di controllo, la chiesa (non poteva mica mancare… se lo avessero saputo ad Imperia, l’avrebbero inserita pure loro) ed i servizi, ovviamente i costi potevano non lievitare, sul modello di Imperia? Certo che no. Qui si sono quadruplicati. E qui lo scacchiere ed il modus operandi non cambia rispetto ad Imperia…

Cascate di subappalti che partono dalla società del CALTAGIRONE. Si assiste, si legge negli Atti «alla stipula di una serie di contratti di subappalto fra Acqua Tirrena srl, formalmente amministrata da Merlonghi Delia, Peschiera edilizia srl e Sielt immobiliare srl – nessuna delle quali risulta essere operativa – per poi giungere alla ditta che effettivamente sta realizzando l’opera, SAVE GROUP srl».

Come prima più di prima, si potrebbe quindi concludere… e così, intanto si è chiarito meglio che quelle cointeressenze di ‘ndrangheta che “circondano” lo SCAJOLA Claudio, vadano ben oltre al solo rapporto con MATACENA e la RIZZO..

E’ morto a 95 anni il partigiano Rendina, “Max il giornalista”. Prc: “Abbraccio affettuoso e commosso” Autore: redazione da: controlacrisi.org

E’ morto Massimo Rendina, storico partigiano, vice-presidente dell’Anpi Nazionale, che a gennaio aveva compiuto 95 anni. A darne notizia, in una nota, è l’assessore alla Scuola con delega alla Memoria di Roma Capitale Paolo Masini. “Partigiano nella lotta di Liberazione – ricorda l’assessore-, custode e testimone di memoria nel dopoguerra, grande amico. Ha rappresentato una voce libera per Roma e per l’Italia, e l’esempio di come ai nostri giorni sia ancora possibile mettere in pratica e trasmettere in modo alto e nobile i valori di quella grande pagina della nostra Storia che fu la Resistenza. Il nostro abbraccio ai familiari e all’Anpi.
Rendina abitava a Bologna. Tenente di Fanteria, al momento dell’armistizio era subito passato con la Resistenza al comando, in Piemonte, di una formazione autonoma alla cui guida, col nome di battaglia di “Max il giornalista”, aveva combattuto sino al luglio del 1944. Diventato capo di stato maggiore della I Divisione Garibaldi, aveva preso parte alla liberazione di Torino e nel capoluogo piemontese aveva ripreso la professione a l’Unità. Dal quotidiano del PCI, Massimo Rendina è poi passato alla Rai, come direttore del telegiornale. Docente di Storia della Comunicazione, Rendina, che viveva a Roma, era diventato il presidente della locale Associazione degli ex partigiani e membro del Comitato scientifico dell’Istituto Luigi Sturzo per le ricerche storiche sulla Resistenza. Tra i suoi ultimi lavori il Dizionario della Resistenza.
In questo intervento per le celebrazioni del 25 aprile nel 2011 Rendina parlò della crisi economica e della involuzione democratica.
Il commento di Paolo Ferrero, segretario del Prc: “Con lui se ne va un pezzo della storia democratica e antifascista di questo paese. Massimo Rendina è una di quelle persone che con le loro azioni pratiche hanno di fatto gettato le basi della nostra Carta Costituzionale. La sua vita, il suo impegno civile e politico  sono e resteranno per noi un ineludibile punto di riferimento. Alla moglie e ai figli l’abbraccio affettuoso e commosso di tutto il nostro Partito, della nostra comunità”

Terni, la lotta dei ragazzi d’acciaio che non si vogliono arrendere Fonte: il manifesto | Autore: Massimo Franchi

Fieri, con­sa­pe­voli, guar­din­ghi. Due mesi dopo l’accordo che ha sal­vato la loro accia­ie­ria, i 2350 ope­rai dell’Ast di Terni stanno ancora com­bat­tendo. Inten­dia­moci, niente a che vedere con le man­ga­nel­late prese a Roma dalla poli­zia, i 34 giorni di scio­pero a oltranza (44 in tutto), il blocco dell’Autostrada del Sole, l’occupazione delle por­ti­ne­rie. È una bat­ta­glia più sot­tile ma altret­tanto impor­tante: quella per l’applicazione pre­cisa del testo dell’accordo. Per­ché tutti sono con­sci che la vit­to­ria sta nell’aver «dato un futuro all’acciaieria e per farlo serve che si torni al regime di pro­du­zione al più pre­sto, che gli inve­sti­menti pro­messi siano imple­men­tati in fretta e che, non potendo sosti­tuire i 300 che hanno accet­tato la mobi­lità volon­ta­ria, i cari­chi di lavoro siano distri­buiti in modo equo» spiega Ste­fano Gar­zu­glia, sem­pre in prima fila con il suo metro e novanta e la sua barba lunga in que­sti lun­ghi mesi di ver­tenza come dele­gato Rsu.

L’avversario in que­sto caso non è più il governo, la pro­prietà tede­sca o la “taglia­trice di teste” Lucia Mor­selli. Si tratta invece del diret­tore del per­so­nale Arturo Fer­rucci, l’uomo a cui è deman­dato il com­pito di defi­nire i famosi «orga­nici di inno­va­zione» per rilan­ciare la produzione.

La dimo­stra­zione pla­stica del cam­bio di ruolo si è avuta gio­vedì. L’ad Lucia Mor­selli ha incon­trato i sin­da­cati pro­vin­ciali riba­dendo l’impegno a tor­nare a pieno regime ad aprile, la con­ferma di un uffi­cio com­mer­ciale che gesti­sce gli acqui­sti e le ven­dite in auto­no­mia dalla pro­prietà tede­sca — con­di­zione per avere il con­trollo sui pro­dotti e garan­tire la pro­du­zione — in un incon­tro quasi gio­viale, lon­ta­nis­simo dalle ten­sioni della ver­tenza : «Ci dava ragione su tutto, tanto che alla fine mi sono chie­sto: ma dov’è la fre­ga­tura?», scherza il segre­ta­rio Fiom di Terni Clau­dio Cipolla. Nel frat­tempo però le Rsu con­trat­ta­vano con Fer­rucci la nuova orga­niz­za­zione del lavoro. «Siamo par­titi subito con un pro­blema sui numeri: per l’azienda quelli che hanno accet­tato la buo­nu­scita per mobi­lità volon­ta­ria sono 326 e non 300 – rac­conta Danilo Tonelli, altro Rsu Fiom — Que­sto signi­fica che per loro ci sono 26 ope­rai in meno e così i cari­chi di lavoro aumen­tano. Reparto per reparto vanno ridi­scussi i ruoli, le fun­zioni e que­sto ci pre­oc­cupa molto — con­ti­nua –Per esem­pio da me all’area a freddo alla linea 6 saremo sem­pre meno a gestire il carro, con la cer­tezza di non poter con­trol­lare tutto e met­tere a rischio le ope­ra­zioni e noi stessi. Ser­vi­reb­bero altre assun­zioni, ma figu­rati se Mor­selli le farà», osserva sar­ca­stico. Anche sulla pro­messa di tor­nare a pieno regime ad aprile, Danilo è poco con­vinto: «Ce lo augu­riamo tutti. Però ho molti dubbi che riu­sci­remo a tor­nare ai livelli di pro­du­zione di prima in così poco tempo».

L’altra bat­ta­glia è por­tata avanti degli ope­rai dell’indotto, quelli che hanno perso di più. Per la mag­gior parte delle loro ditte – a par­tire dall’Ilserv, la più grande che for­ni­sce dispa­rati ser­vizi all’interno delle accia­ie­rie con i suoi 300 dipen­denti — il mese di set­tem­bre sarà quello deci­sivo. I con­tratti di appalto che Mor­selli ha impo­sto di ridurre di almeno il 20% sono stati sem­pli­ce­mente pro­ro­gati di un anno. A set­tem­bre dovranno essere ridi­scussi e già «ci si pre­para a dover scen­dere in piazza per rispon­dere a nuovi ricatti», rac­conta Gian­franco. Nel frat­tempo la ristrut­tu­ra­zione pro­cede a cascata e da ini­zio feb­braio la Ilserv ha tolto il sub-appalto alla pic­cola Ise (9 dipen­denti, tra­sporto sco­rie fer­rose). Met­tendo a rischio i posti.

E così gli ope­rai — o almeno gli iscritti e i sim­pa­tiz­zanti della Fiom — si ritro­vano per la Festa del tes­se­ra­mento in una sera di inverno in un Pala­Tenda pieno, attento e coin­volto nell’ascoltare Mau­ri­zio Lan­dini e applau­dire il con­certo di Luca Bar­ba­rossa («Vec­chio amico della Fiom e di Mau­ri­zio») con la sua Social Band e le imi­ta­zioni di Andrea Per­roni. Sotto palco bal­lano i figli, i nipoti degli ope­rai e tutti si chie­dono: «Ma loro lavo­re­ranno all’acciaieria come noi, i nostri nonni e trisnonni?».

Nella pla­tea che man­gia le due por­chette cotte da un gruppo di dele­gati, con i ragazzi della scuola alber­ghiera a ser­vire ai tavoli come volon­tari, non ci sono però solo ope­rai. La città è ancora stretta alla sua accia­ie­ria, così i geni­tori, gli atti­vi­sti delle altre cate­go­rie Cgil, ma anche i com­mer­cianti e i pen­sio­nati festeg­giano «i nostri ope­rai d’acciaio che hanno pie­gato Mor­selli e i tedeschi».

C’è anche chi ha scelto di «pren­dere i soldi». Come Leo­nardo, 40enne senza dimo­strarlo che ha comun­que deciso di rima­nere in Fiom e ha già rin­no­vato la tes­sera — «7 euro al mese» – nono­stante tec­ni­ca­mente sia «un eso­dato». «Sono stato uno degli ultimi, di sicuro l’ultimo ope­raio». Gli 80 mila euro di incen­tivo all’esodo sban­die­rati da Mor­selli per ridurre il numero di esu­beri, ini­zial­mente fis­sati a quota 560, sono in realtà molto meno, al netto delle tasse.

«Il boni­fico è arri­vato il 29 gen­naio: 61mila 600 euro», riprende. Scelta «sof­ferta, molto sof­ferta». «Mi sono letto con atten­zione il testo dell’accordo e devo dire la verità: non ho tro­vato la cer­tezza del futuro. Mi auguro con tutto il cuore che tra dieci, vent’anni all’acciaieria lavo­rino tutti quelli che ci sono ora e anche molti di più. Ma lì non c’è scritto. Secondo me c’è il 50% di pos­si­bi­lità che accada. E allora ho deciso di pren­dere i soldi», rac­conta con la fac­cia tirata. «Ho scelto di rifarmi una vita. Mi sono dato 10 mesi per tro­vare qualcos’altro, qual­che idea ce l’ho. Ma una cosa la so: se i com­pa­gni dovranno tor­nare in piazza per difen­dere l’acciaieria, io sarò con loro. Come sem­pre con tutta la città».

Il senso di appar­te­nenza è rima­sto intatto. E non a caso la Fiom di Terni ha deciso di inti­to­lare il bel dvd cele­bra­tivo della lotta «La bat­ta­glia di una città» – rea­liz­zato con la coo­pe­ra­tiva Gali­leo e in ven­dita a Terni. Tren­ta­cin­que minuti che con­den­sano in imma­gini 4 anni, dal primo annun­cio del 6 mag­gio 2011 quando la Thys­sen comu­nicò «l’addio agli acciai spe­ciali» alla firma dell’accordo al mini­stero del 3 dicem­bre scorso con Mau­ri­zio Lan­dini e Rosa­rio Rappa sor­ri­denti, per chiu­dere con l’esito del refe­ren­dum del 16–18 dicem­bre, che con il 90% di par­te­ci­pa­zione e l’80% di «Sì» validò l’accordo, sulle note de La sto­ria siamo noi di De Gre­gori e la scritta «Non pie­ghe­rete i ragazzi d’acciaio».

Sul palco prima della cena, dopo l’introduzione di Clau­dio Cipolla e il rin­gra­zia­mento a Zoro (Diego Bian­chi) per le imma­gini che hanno «ripri­sti­nato la verità sui man­ga­nelli e le colpe della poli­zia», Lan­dini è voluto par­tire dalla parola «dignità» per spie­gare che cosa ha signi­fi­cato «la lotta e la vit­to­ria degli ope­rai di Terni». «Siamo qui sta­sera per sot­to­li­neare ancora una volta l’importanza della bat­ta­glia che è stata com­bat­tuta qui, una bat­ta­glia di carat­tere nazio­nale, che dimo­stra come la lotta dei lavo­ra­tori, quando que­sti sono uniti, paghi anche in tempi di crisi». «Aver fatto cam­biare idea alla Thys­sen­Krupp aver man­te­nuto i due forni, aver otte­nuto gli inve­sti­menti, sui quali oggi va tenuta alta l’attenzione – ha con­ti­nuato – è tutto frutto di quella lotta e nes­sun altro può appun­tarsi meda­glie al petto”, con espli­cito rife­ri­mento a Mat­teo Renzi, che ha citato Terni come crisi risolta dal governo, dimen­ti­can­dosi che “lo scio­pero ad oltranza è par­tito pro­prio dopo una pro­po­sta di com­pro­messo del governo che dava ragione all’azienda e che i lavo­ra­tori hanno subito contestato”.

La chiu­sura di Lan­dini, anche lui man­ga­nel­lato con gli ope­rai, ha voluto met­tere assieme “l’importanza di iscri­versi alla Fiom” e “il futuro della sini­stra”. «Oggi in Ita­lia arri­viamo al punto che qual­cuno pensa che dovremmo rin­gra­ziarlo se ci dà da lavo­rare, a qual­siasi con­di­zione – ha detto – Invece a Terni siete riu­sciti a difen­dere la dignità. Iscri­versi alla Fiom signi­fica pro­se­guire que­sta bat­ta­glia e por­tare avanti una lotta sociale in cui abbiamo biso­gno di allearci con tante altre espres­sioni sociali per ricon­qui­stare quello che la poli­tica ci ha tolto: i diritti del lavoro e una spe­ranza per una sini­stra che riporti le per­sone a votare».