Il sindaco di Ramacca attacca Sinatra e il Cara di Mineo da: sudpress

Il sindaco di Ramacca attacca Sinatra e il Cara di Mineo
«Il mio Sprar è l’unico fuori dal sistema del malaffare»
Franco Zappalà, in un’intervista a Sudpress.it, si scaglia contro la «cordata della “cosca” Cara e Mafia Capitale», rivela i retroscena politici, le battaglie tra i sindaci e i nomi dietro le assunzioni “facili”.
 
«Dà ci su i delinquenti ca hannu fattu l’affari, hannu fattu i tracchiggi». È un fiume in piena Franco Zappalà, il sindaco di Ramacca, intervistato dalla testata online Sudpress.it sull’argomento Sprar e Cara di Mineo. Il primo cittadino lancia accuse pesantissime, dirette in particolar modo ai colleghi di Mineo e Vizzini, Anna Aloisi e Marco Sinatra, ma anche al presidente del consorzio Sol.Calatino, Paolo Ragusa
La «battaglia» sul Cara – Al giornalista Pierluigi Di Rosa si presenta come «l’unico elemento che sul Cara ha fatto battaglia». Poi inizia a ricostruire, senza peli sulla lingua, le vicende di Sprar e Centro di accoglienza di Mineo. «Tutti i Comuni del Calatino – sottolinea Zappalà -, nessuno escluso, hanno fatto lo Sprar con Sol.Calatino di Paolo Ragusa e con Vizzini nel mezzo, un solo Comune si è rifiutato: Ramacca, che non si è piegato a questa logica. Loro mi hanno punito per questo, hanno fatto un sacco di assunzioni con Pippo Limoli e con il Nuovo Centrodestra per punirmi, perché io non mi sono piegato alla loro logica. Il mio Sprar è l’unico che è fuori dal sistema del malaffare».

Il “braccio di ferro” contro Castiglione – Il sindaco di Ramacca racconta anche i retroscena della scelta di nominare l’ex presidente della Provincia di Catania, Giuseppe Castiglione, alla guida del consorzio che gestisce il Cara. «Cosa c’entra Castiglione, se è un consorzio di Comuni? Io sostengo che debba essere un sindaco», ribatte Zappalà, che racconta il “braccio di ferro” con i colleghi. «Tre Comuni, stranamente, approvano un atto diverso, che prevede che il presidente debba essere Castiglione. I Comuni sono Vizzini, Mineo, perchè Paolo Ragusa aveva la maggioranza in Consiglio comunale e lo ricattava, e San Cono».
Nascono due consorzi e la partita si sposta in prefettura. «Quando vedo che ci hanno fottuto in maniera piena, che c’era un disegno criminale per escludere tutti i Comuni per già chiudersi un accordo soprattutto con Vizzini al centro di questo ragionamento, faccio convocare urgentemente un mio Consiglio comunale di notte, chiamo San Michele di Ganzaria e approviamo lo stesso schema che hanno approvato loro. Dico: “A stu puntu amma ghiucari vastasi”. La mattina ci presentiamo dal notaio e quelli, quando ci hanno visti spuntare, dicono: “E voi che ci fate qui?”. Erano morti, Castiglione era morto. Addirittura volevano far saltare San Michele di Ganzaria, volevano buttarlo fuori. Quando il prefetto fa: “Adesso dovete fare gli amministratori”, perchè un sindaco doveva saltare dal cda, ci siamo messi fuori. Vizzini, siccome tu sei stato il principale traduttore di tutta questa storia, tu non ci puoi stare nel cda. Perché l’accordo di fare questo deliberato diverso rispetto a tutti gli altri… era lui (Sinatra n.d.r.) una delle menti di tutto questo ragionamento, e lo abbiamo buttato fuori. Non vi dico la scena… Castiglione era morto, perché non aveva più la maggioranza all’interno del cda, il sindaco Sinatra… non vi dico come erano morti. Se ne sono andati senza manco salutare, manco fare gli auguri di fine anno, perché per loro è stata una sconfitta politica, perché loro pensavano di avere quantomeno anche la maggioranza all’interno del cda. A questo punto abbiamo noi la maggioranza nel cda».
La resa dei conti, spiega Zappalà, arriva quando Castiglione diventa deputato. L’attuale sottosegretario all’Agricoltura «si deve dimettere quando viene eletto il nuovo sindaco di Mineo, eletto con la cordata di Paolo Ragusa. Gli stessi giorni fanno entrare nel consorzio Comuni a loro vicini per avere la maggioranza per poter votare il sindaco di Mineo. L’organizzazione si mette in moto subito per garantirsi l’equilibrio e le maggioranze all’interno. Ci riescono, ribaltano i numeri e noi siamo sotto scopa. Da quel momento io non ho più visto palla, sono stato buttato fuori, tutti gli accordi, le strategie, tutte le porcherie le hanno fatte contro la nostra volontà».

Odevaine e la gara per la gestione – «Quali sono stati i passaggi brutti di questa storia? Quando si è parlato di fare la gara. I momenti più importanti sono la gara e l’assunzione di Odevaine». Le dichiarazioni di Zappalà toccano uno dei punti più contestati della gestione del Cara. «Tutte queste cose sono state trasmesse alla Procura della Repubblica – chiarisce il sindaco -, a suo tempo, quando ero solo, sparato da quelli che non mi facevano fare assunzioni, tutte le forniture… io ero tagliato fuori da tutto perché ero a libro nero, io ero l’appestato che doveva assolutamente essere attaccato». L’intervistato racconta di pareri legali costati 20mila euro e chiesti «per sapere se potevano fare l’affidamento diretto alla vecchia ati (associazione temporanea d’imprese n.d.r.). Lo studio degli avvocati non ci riesce a dire “sì, potete fare questa porcheria”».
Dopo una nota al direttore Giovanni Ferrera «mi tiro con me tutti i sindaci del cda – racconta Zappalà -, che dicono: “No, questa porcheria non la possiamo approvare”. Il sindaco di Mineo rimane isolato e non si fa più niente, e si scinde il rapporto con Pizzarotti dalla procedura di gara».
Quando arriva il momento di scegliere un esperto di immigrazione e fondi comunitari, secondo il sindaco di Ramacca «si apre una discussione all’interno del cda. Io dico che prima si deve cercare una persona interna. Loro hanno fatto una pseudo indagine, dopo scopro che già hanno fatto l’assunzione di Odevaine, allora chiedo la convocazione di un cda urgente per questa assunzione. Poi in realtà Odevaine l’hanno calato nella commissione di gara. La fretta che loro avevano era di calarlo nella commissione di gara, e poi non è andata a buon fine perché alla fine ha partecipato di fatto una sola ditta, ma loro si erano premuniti e guarda caso il funzionario era uno di Vizzini, l’altro era Odevaine e l’altro era Ferrera».

Le assunzioni, il «segnale malavitoso» e la «cosca» – «Quando poi si è parlato di fare lo Sprar io non ho permesso a questa ati, a Sol.Calatino, a Paolo Ragusa di mettere piede nel mio Comune, perché so chi siete voi, so cosa portate voi», svela ancora Zappalà, facendo riferimento al «condizionamento politico». «Dopo che io ho fatto questa cosa di non fare lo Sprar con Paolo Ragusa e con la squadra dell’ati, del Cara, etc – continua -, hanno fatto entrare 5 persone a Ramacca, tutte in contropartito a me, per darmi un segnale malavitoso, per dire: “Tu non lo hai fatto lo Sprar con noi…?”. Poi io ho visto Paolo Ragusa in un incontro e gli ho detto: “Scusa, Paolo, come ti permetti a fare tutta questa discussione?”. E lui dice: “Tu perché lo Sprar non l’hai fatto con noi?”. “E tu cu si a cumannari a mo casa? Tu mi devi imporre a casa mia se devo fare lo Sprar con te o con un altro? Io con te non lo faccio lo Sprar, con voi non ci voglio avere a che fare”. L’unico dei 15 Sprar che non fa parte della cordata della “cosca” Cara e Mafia Capitale è il mio».
La chiacchierata con Di Rosa fa luce anche sulle assunzioni. «Del Comune di Ramacca – specifica Zappalà – sono state assunte circa 35 persone. Più di 25 le ha fatte tutte Pippo Limioli, Ncd, 5-6 o 7 le ha fatte il sindacato per conto suo, sotto banco, per i cavoli suoi, e saranno stati per 7-8 che mi hanno dato la possibilità di indicare qualche nome. L’Amministrazione comunale di Mineo ne ha mandati 80. Lì l’equilibrio politico viene fortemente turbato».
Lo sfogo finale del primo cittadino è senza freni. «Fanno bene quelli che si prendono la tangente, allora? Facevano bene quelli che si sedevano con Paolo Ragusa? Fanno bene quelli che si sono spartiti tutta una serie di subappalti? Molte di queste cose sono state trattate a Roma. Io una volta sono stata a Roma, ho detto: “Voglio vedere come si muovono, cosa c’è dietro”. Sono rimasto scioccato. Hanno fatto una rappresentazione teatrale allucinante, vergognosa, ridicola. Ma la cosa che mi ha colpito è che fanno una conferenza stampa nella sala del Senato, c’erano il giornalista del Sole 24 Ore, deputati, una sfilza di big nazionali. Il presidente della Repubblica consegna una medaglia al merito a Paolo Ragusa. Io rimango colpito. Tu vedi un mondo che fa veramente paura…».

ANPInews n.149

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Abbiamo indirizzato, sabato, un telegramma al neo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esprimendo – con necessaria sintesi – il nostro pensiero. Ecco il testo, al quale aggiungerò poi solo alcune rapide considerazioni:  (…)

 

 

Si sta verificando, temo, ciò che abbiamo considerato come un’ipotesi da scongiurare. Si avvicina il 20 febbraio, quando saranno presentati i famosi decreti fiscali e dentro vi sarà ancora, a quanto pare di capire, il famoso 3% di condono, perfino per i colpevoli di frode fiscale. (…)

 

 

Il 22 e 23 gennaio si è svolto, a Napoli, l’annunciato Convegno dell’ANPI nazionale sul “Il contributo del Mezzogiorno alla Liberazione d’Italia”. ANPINEWS N.149Il Convegno è pienamente riuscito, per l’elevatezza delle relazioni e dei contributi (in particolare, quello della tavola rotonda conclusiva), con una larga presenza, costante, assidua e fortemente interessata.  (…)

Podemos in piazza, il discorso di Pablo Iglesias | Fonte: ilcorsaro.info | Autore: Pablo Iglesia

Che bello, che bello vedere la gente fare la storia!

È emozionante vedere un popolo sorridere a Puerta del Sol. Un popolo con voce di gigante che chiede cambiamento, giustizia sociale e democrazia!

Vedo qui gente dignitosa, vedo qui la speranza di costruire tutti insieme un futuro migliore, vedo qui sognatori. Buon pomeriggio [ripetuto nelle quattro lingue spagnole: castigliano, galiziano, catalano e basco] benvenuti a Madrid!

Bisogna sognare, però sogniamo prendendo molto sul serio il nostro sogno. Puerta del Sol, di nuovo simbolo di futuro, di cambiamento, di dignità e di coraggio!

Due maggio 1808. Non furono i re, né i generali, né i brillanti reggimenti del palazzo reale che si opposero all’invasione [Napoleonica], fu il popolo di Madrid, quello che oggi è sceso in piazza con noi. Quello che comprò con il sacrificio la dignità, di fronte a un’invasione intollerabile. Furono quelli di sempre, che vengono dal basso, gli umili, che si scontrarono con la vergogna e la codardia dei governanti, interessati soltanto a difendere i propri privilegi.

Questa gente valorosa e umile sta nel nostro DNA, e ne siamo orgogliosi!

Più di cent’anni dopo, guardando il balcone sotto quest’orologio [dove fu proclamata la Seconda Repubblica Spagnola], ci furono persone che sognarono una Spagna moderna e democratica, in cui non ci fosse differenza tra uomini e donne, in cui tutti i bambini avessero una scuola pubblica dove andare, in cui l’oscurantismo e l’ignoranza fossero sostituiti per sempre dalla giustizia sociale e dal progresso. Questa gente coraggiosa sta nel nostro DNA, e ne siamo orgogliosi!

Puerta del Sol ha visto questa gente valorosa, umile, gli ultimi, quelli che sempre si esposero per difendere la democrazia e la giustizia quando il totalitarismo e il terrore incombettero sul nostro paese. Questa gente coraggiosa sta nel nostro DNA, e ne siamo orgogliosi!

Quando non c’erano libertà, Puerta del Sol vide giovani studenti e lavoratori giocarsi tutto per la dignità del nostro paese: siamo orgogliosi di questa gente!

Puerta del Sol ha visto il ritrovamento della libertà, e in quel 15 Maggio [2011, manifestazioni degli Indignados] vide migliaia di giovani gridare “Non ci rappresentano! Vogliamo democrazia!”. Questa gente valorosa è qui ora. Siete voi la forza del cambiamento. Grazie di essere qui!

Oggi, a Puerta del Sol, sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno. Oggi sogniamo un paese migliore, però non abbiamo riempito Puerta del Sol per sognare, ma per realizzare il nostro sogno nel 2015. Bisogna portare avanti i propri sogni, e quest’anno lavoreremo perché arrivi il cambiamento politico, quest’anno cominciamo qualcosa di nuovo, quest’anno è l’anno del cambiamento, e vinceremo le elezioni contro il Partido Popular!

Bisogna sognare e noi sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno. Atene, Europa, gennaio 2015, anno del cambiamento. Il vento del cambiamento comincia a soffiare in Europa! Meno di una settimana di nuovo governo in Grecia: elettricità gratuita per 300.000 famiglie che non la potevano pagare, sospensione dei processi di privatizzazione dei porti, della compagnia pubblica dell’elettricità e di 14 aeroporti, recupero della copertura sanitaria per tutti i cittadini, riconoscimento della cittadinanza greca a tutti i bambini, indipendentemente dal colore della pelle, riassunzione dei maestri licenziati, smantellamento immediato delle recinzioni che separavano il popolo dal parlamento della gente. E inoltre, un primo ministro che non ha bisogno di giurare in cravatta, e il cui primo atto simbolico è stato di rendere omaggio agli eroi della resistenza contro l’occupazione tedesca.

Chi diceva che non si può? Chi diceva che un governo non può cambiare le cose?

Oggi la Grecia ha un governo del cambiamento. Oggi i governi italiano e francese riconoscono che bisogna porre un limite alla Merkel. Magari sarà lei a trovarsi isolata in Europa. In Grecia hanno perso i suoi emissari: ha perso l’emissario Samaras, e ha perso l’emissario Rajoy, che è andato in Grecia per appoggiare il governo del fallimento. In Grecia finalmente ha vinto il popolo greco!

Oggi sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno.

In Grecia si è fatto in sei giorni più di quanto abbiano fatto molti governi in anni. Io so che dovranno affrontare difficoltà, so che governare è difficile, però chi sogna seriamente può cambiare le cose, e in Grecia c’è un governo serio, un governo responsabile, un governo che lavora per il suo popolo.

Molti vogliono vincolare il destino di Podemos al destino del governo greco. Appoggiamo i nostri fratelli, però nessuno ha compiuto il loro dovere al posto loro, e nessuno compirà al posto nostro il dovere degli spagnoli. A noi cittadini spagnoli tocca ora essere protagonisti della nostra storia, e sogneremo, però credendo seriamente al nostro sogno.

Che è successo? Che è successo in questo paese? Questa situazione di umiliazione e impoverimento non si spiega solo con il fatto che alcuni abbiano governato male, non si spiega solo con il fatto che alcuni siano negligenti – e lo sono. Il problema è un modello di paese che ha messo lo Stato a lavorare contro la società, una minoranza che ingrossava i suoi conti in banca mentre la maggioranza vedeva deperire i propri. Questa è la corruzione: rubare le istituzioni alla gente.

La corruzione non sono solo gli svergognati che rubano denaro pubblico. La corruzione è che un 1% di ricchi possieda quanto il 70% della popolazione. Da quando è iniziata la crisi, c’è un 27% in più di ricchi: esattamente la stessa percentuale di spagnoli a rischio povertà. Le persone assistite dalla Caritas sono aumentate del 30% dall’inizio della crisi: della stessa percentuale è aumentata la vendita di auto di lusso. Questa è la corruzione!

Le politiche del signor Rajoy non creano lavoro, ripartiscono la miseria. Lavori precari e a tempo per stipendi indegni, questa è la sua ripresa? Il comitato europeo per i diritti sociali ha denunciato che il salario minimo spagnolo non garantisce la vita dignitosa.

Quasi otto milioni di lavoratori guadagnano meno di mille euro, o molto meno. È questa la sua ripresa?

A loro dobbiamo sommare centinaia di migliaia di lavoratori autonomi o falsi autonomi, di piccoli commercianti e imprenditori che si fanno in quattro per arrivare alla fine del mese.

Sono i difensori del totalitarismo dei tagli e dell’austerità quelli che stanno distruggendo la Spagna. Sono loro che distruggono la pace sociale, sono loro gli antisistema; i tagli e le politiche di austerità stanno dividendo il nostro paese in due: quelli che ne hanno tratto beneficio, e quelli che stanno peggio di prima, quelli che stanno in alto e quelli che stanno in basso. Per molto tempo ci hanno fatto credere a delle menzogne, ci hanno fatto credere a quella menzogna secondo la quale le cose funzionano se le cose vanno bene ai più ricchi. Se le cose vanno bene ai ricchi, andranno bene a tutti, se i ricchi sono contenti e li si lascia fare il proprio comodo, la società avanza e tutti ne beneficiamo.

È una menzogna, è una favola che si è trasformata in un incubo, però ora recupereremo il nostro diritto a sognare, a costruire insieme un paese migliore, un paese per la gente!

Solo quando quelli che stanno in basso vogliono, e quelli che stanno in alto non possono, si apre la possibilità del cambiamento. Il cambiamento quelli che stanno in alto lo chiamano azzardo e caos, noi che stiamo in basso lo chiamiamo democrazia!

Che cos’è la democrazia? La democrazia è la possibilità di cambiare ciò che non funziona. Quello che hanno fatto i governi di questo paese non ha funzionato.

Oggi non siamo qui per protestare, siamo qui perché sappiamo che il momento è adesso. Dalla nostra capacità di approfittare di questo momento dipende ciò che succederà a una generazione intera, ai nostri figli e alle nostre figlie, ai nostri anziani, ai nostri fratelli e sorelle, ai nostri giovani, al nostro paese. A tutti loro dobbiamo un paese e un futuro migliore, e per questo siamo qui, non per protestare.

Noi sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno.

Il compito che abbiamo di fronte, lo realizzeranno gli spagnoli che vogliono il cambiamento, gli spagnoli che vogliono un paese migliore. E sogniamo, certo, pero sogniamo seriamente un paese in cui chi si è visto costretto a partire possa comprare un biglietto di ritorno, dove chi voglia portare avanti un progetto possa farlo senza dipendere dalle banche, un paese dove l’accesso alla casa non si converta in un calvario di tutta la vita, un paese dove non si guadagnino stipendi da fame, un paese dove esistano politiche che difendano dall’esclusione e dalla povertà.

Oggi diciamo a questi aristocratici arroganti, alla casta che insulta e mente: la libertà e l’uguaglianza trionferanno!

Sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno.

Di che parliamo quando sogniamo un cambiamento? Vogliamo un cambiamento che salvaguardi le pensioni degli anziani che si sono rotti la schiena lavorando, vogliamo un cambiamento che potenzi le nostre piccole e medie imprese e olii il nostro sistema imprenditoriale. Vogliamo che i nostri investimenti in ricerca e sviluppo si equiparino alla media europea, vogliamo scommettere sull’industria innovatrice, sulla sovranità tecnologica, sulla sovranità alimentare ed energetica, vogliamo un cambiamento che apra le porte all’economia verde, per uscire da un modello del “mattone” improduttivo, instabile e precario che solo produce precari e autonomi asfissiati. Vogliamo un cambiamento nel modello energetico, senza sprechi, che scommetta sulle rinnovabili e rompa i monopoli. Vogliamo un cambiamento nel mercato del lavoro, per produrre e competere meglio, anziché rendere più economici i licenziamenti e abbassare i salari. Vogliamo un cambiamento che metta in ordine i conti, per sapere in cosa e come spendiamo. Bisogna ingaggiare una battaglia senza quartiere contro la frode fiscale, perché farlo significa garantire i diritti di tutti.

Sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno.

Sogniamo un paese in cui nessuno rimanga escluso, in cui tutti abbiano il riscaldamento d’inverno, dove non ci sia una sola famiglia senza un tetto sotto cui passare la notte. Mai più un paese senza la sua gente!

Per questo è necessario dispiegare un piano di riscatto cittadino, che si impegni al massimo nel fermare il dissanguamento e l’asfissia che impediscono la ripresa, bisogna destinare risorse di emergenza nazionale ai settori più vulnerabili ed esclusi. Bisogna ascoltare i premi Nobel e ristrutturare il debito: questa ristrutturazione deve essere rigorosa, solvente e onesta, dev’essere conforme a quella che è la quarta economia dell’Euro, la Spagna.

Ciò che è in gioco oggi in Europa e in Spagna è la democrazia stessa, e davanti al totalitarismo finanziario, noi stiamo con la democrazia!

Qualche giorno fa si sono riuniti al forum di Davos i grandi investitori mondiali. Millesettecento jet privati sono arrivati per discutere del cambiamento climatico. Bisogna ricordargli che la sovranità europea non sta a Davos, non sta nel Bundesbank, non sta nella Troika, non è della Merkel: la sovranità europea è dei cittadini. Ora basta con la sovranità sequestrata, ora basta con governi codardi che non difendono i loro popoli!

Sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno.

E oggi sogniamo un’Europa dei cittadini, non degli affaristi e delle banche, un’Europa della gente e dei popoli. Permettetemi di salutare alcuni sognatori: questi giovani che hanno riempito le piazze di Maggio, questi giovani esemplari che hanno impedito gli sfratti con i loro corpi, giocandosi la libertà. Questi eroi e queste eroine con il camice bianco che hanno difeso il diritto alla salute e la dignità del lavoro nelle professioni sanitarie. I malati di epatite che hanno dovuto occupare gli ospedali per rivendicare il loro diritto a vivere, questa marea verde che ci ha ricordato che non c’è democrazia senza educazione pubblica di qualità. Questa valorosa classe operaia, lavoratori della AENA, lavoratori della Coca Cola, siete un esempio! Queste nonne e nonni infaticabili che chiamano “yayoflautas” [misto tra yayo, nonnino, e perroflauta, punkabbestia] e che difendendo la propria dignità difendono quella dei loro figli e dei loro nipoti. Queste migliaia di giovani esiliati, che ci stanno vedendo in streaming: vi prometto che costruiremo un paese nel qualche possiate tornare!

Queste donne che ci hanno dovuto ricordare che nessuno ha diritto a decidere dei loro corpi. Quelli che sono stati truffati con i derivati, che ci hanno ricordato come i ladri più pericolosi usano gel e cravatta. Questi studenti che sono stati l’avanguardia della comunità universitaria. Questi lavoratori migranti: nessuno ha il diritto di chiamarvi stranieri in Spagna!

Grazie, grazie a tutti per essere quel movimento popolare senza il quale il cambiamento non sarà possibile nel nostro paese.

Sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno.

Alcuni dicono che la Spagna è una “marca” [“marca España”, equivalente del nostro “made in Italy”]. Pensano che tutto si possa comprare e vendere. Noi amiamo il nostro paese, che trova le sue radici in una storia di lotta per la dignità. Quelli che credono che tutto si possa comprare e vendere hanno voluto trasformare quel Cavaliere dalla triste figura in una marca, in marketing. Maledetti quelli che vogliono trasformare la nostra cultura in merci! Diceva Antonio Machado, per bocca del suo Juan de Mairena, che quell’hidalgo pazzo era un esempio, un esempio di nobiltà e valore contro l’ingiustizia, diceva che a volte c’è bisogno di pazzi dignitosi che si scontrino con i potenti, c’è bisogno di sognatori valorosi che sappiano sognare un mondo migliore e osino chiamare le cose con il loro nome, c’è bisogno di sognatori che osino difendere gli ultimi, che osino scontrarsi con i primi, servono Don Chisciotte! Siamo orgogliosi di questo sognatore a cavallo, di questo spagnolo universale, non permettiamo che i traditori trasformino il Chisciotte in una marca, non permettiamo che comprino e vendano la dignità e la bellezza, non permettiamo che comprino e vendano i sorrisi. Il diritto della nostra gente a sorridere non si vende, il diritto ad avere scuole e ospedali non si vende, la sovranità non si vende, la nostra patria non è una marca, la nostra patria è la gente!

Hanno voluto umiliare il nostro paese con questa truffa che chiamano austerità. Mai più la Spagna senza la sua gente, mai più la Spagna come marca per gli affari dei ricchi. Non siamo una marca, siamo un paese di cittadini, sogniamo come Don Chisciotte, però prendiamo molto sul serio i nostri sogni. E oggi diciamo patria con orgoglio, e diciamo che la patria non è una spilletta sulla giacca, non è un braccialetto, la patria è quella comunità che assicura che si proteggano tutti i cittadini, che rispetta le diversità nazionali, che assicura che tutti i bambini, qualunque sia il colore della loro pelle, vadano puliti e ben vestiti a una scuola pubblica, la patria è quella comunità che assicura che i malati vengano assistiti nei migliori ospedali con le migliori medicine, la patria è quella comunità che ci permette di sognare un paese migliore, però credendo fermamente nel nostro sogno.

Madrid, Europa, 31 gennaio 2015, anno del cambio, possiamo sognare, possiamo vincere!

(2 febbraio 2015)

Ucraina, i ribelli si preparano per una controffensiva e gli Usa sono pronti a dare armi a Kiev. Il No della Germania | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 Ucraina sempre più vicina all’orlo del baratro. Mentre il leader dei ribelli Alexander Zakharcenko, a capo dell’autoproclamata repubblica di Dontesk, ha annunciato che tra dieci giorni partirà una mobilitazione generale per una controffensiva con 100 mila persone, gli Usa mettono in campo l’opzione della fornitura di armi a Kiev. Un salto di qualità del conflitto che vede un coinvolgimento sempre più ufficiale di Washington. Per il momento c’è il no della Germania, preoccupata di non recidere del tutto il tenue filo della diplomazia. ”Non ci sarà – lo dico anche agli amici statunitensi che stanno pensando di inviare armi – una soluzione militare di questo conflitto. Ci saranno semmai pi— morti”, ha avvertito il ministro tedesco degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier. Per il ministro la soluzione del conflitto ucraino va ricercata viceversa per via esclusivamente diplomatica. ”Le vere soluzioni politiche arrivano sempre al tavolo della trattativa, e mai dalle canne dei fucili”, ha sottolineato durante una conferenza regionale della Spd a Norimberga. Quasi identiche le parole usate da Merkel in Ungheria nel corso di una visita ufficiale. Budapest è dipendente per l’85% dal gas russo.

Intanto, il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto “a tutte le parti coinvolte nel conflitto” nel sud est ucraino “di mettere fine urgentemente alle azioni militari e a qualsiasi altra manifestazione di violenza”.
Secondo stime delle Nazioni Unite, dall’aprile 2014 il conflitto nell’Ucraina orientale ha provocato oltre 5100 morti e costretto alla fuga più di 900.000 persone. I combattimenti in corso rappresentano il peggiore momento di violenza dal cessate il fuoco sottoscritto nel settembre 2014.

La recente, grave recrudescenza dei combattimenti in diverse aree dell’Ucraina orientale, comprese quella di Donetsk, roccaforte dei ribelli, e quella di Debaltseve, controllata dal governo, hanno costretto i civili a pagare un prezzo elevato, con oltre 25 persone uccise dal 29 gennaio. Il 30 gennaio, si legge nel comunicato di Amnesty international, un mortaio ha colpito circa 200 persone in fila per ricevere aiuti umanitari. Cinque sono morte sul colpo, un’altra in ospedale e molte altre sono rimaste ferite. Un testimone oculare ha riferito ad Amnesty International che il colpo di mortaio è arrivato senza alcun preavviso sul gruppo di persone in coda per ricevere del cibo. Nell’esplosione, alcune vittime hanno perso parti del corpo e brandelli di pelle sono stati ritrovati su un’insegna luminosa a 15 metri di distanza. Secondo gli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, l’attacco è stato probabilmente portato da un proiettile d’artiglieria di 122 millimetri proveniente da nordovest, ossia dalla zona controllata dalle forze governative.