Sicilia nera, il ritorno degli estremisti di destra e l’escalation di Forza Nuova da: l’ora quotidiano

Dal numero verde in difesa della famiglia tradizionale di Siracusa, alle marce anti migranti di Scicli, fino ai volantini anti Gender a Palermo. Il partito di Roberto Fiore sta vivendo un continuo aumento di iscritti e militanti, soprattutto nella parte orientale dell’isola. “Qui non c’è l’estrema destra, perché ci siamo noi” aveva detto Beppe Grillo. E adesso che il Movimento 5 Stelle sembra implodere giorno dopo giorno, il movimento estremista cresce sempre di più. E in agenda ha l’abolizione delle leggi abortiste e la lotta senza quartiere ad omosessuali e immigrati. GUARDA IL VIDEO

di Giuseppe Pipitone

2 febbraio 2015

A Siracusa hanno lanciato un numero verde in difesa della famiglia tradizionale e contro “l’aggressione da parte dei gay nelle scuole pubbliche”. A Palermo si sono fermati a diffondere volantini contro l’educazione alla diversità. A Scicli, invece, hanno approfittato della vigilia di Natale per regalare duemila e cinquecento statue di Gesù bambino ai ragazzi delle scuole. Ed è sempre nel ragusano che hanno imbarcato mezzo Movimento Cinque Stelle, piazzando anche la prima pedina in un consiglio comunale: quello di Noto. Crescono silenziosi, soprattutto nei piccoli centri, in particolare in Sicilia orientale: controllano il territorio, piazzano i loro rappresentanti nelle scuole, aprono nuove sedi, fanno proselitismo e puntano a presentarsi alle elezioni. Guadagnando ogni giorno consensi su consensi. È un escalation silente quella dell’estrema destra in Sicilia. Un aumento continuo di iscritti e militanti, che ha preso il sopravvento negli ultimi mesi. A profetizzarla, poco tempo fa, era stato il leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo. “Qui non c’è l’estrema destra, perché ci siamo noi” aveva detto l’ex comico, alla vigilia delle elezioni greche.

Lo spauracchio, sullo sfondo della vittoria di Alexis Tsipras e di Syriza, era il rischio di un’imponente affermazione di Alba Dorata, il partito nazionalista di estrema destra, per anni capace di guadagnare percentuali minime alle elezioni, e da due anni entrato nel parlamento ellenico con ben diciassette deputati. Un’affermazione, quella di Grillo, che rischia di essere una profezia al rovescio: la fortuna elettorale dei Cinque Stelle, infatti, risiede nella capacità di inglobare un elettorato di estrazione mista, dall’estrema sinistra, all’estrema, estremissima destra. E adesso che il Movimento di Grillo sembra implodere giorno dopo giorno, perdendo pezzi e voti tra fuoriusciti ed espulsi, c’è un partito, per anni rimasto ai margini delle cronache che inizia ad ingrossare le proprie fila: si chiama Forza Nuova, ed è stato fondato nel 1997 da Roberto Fiore e Massimo Morsello.

Le origini del fondatore

E’ una storia complessa quella del fondatore di Forza Nuova. Una storia che il diretto interessato non vuole sia resa pubblica integralmente: sarà per questo motivo che Fiore ha ottenuto l’oscurazione della pagina Wikipedia a lui dedicata. La biografia di Fiore, però, non era presente solo su Wikipedia, ma anche negli atti della commissione d’inchiesta sul terrorismo e sulle stragi, presieduta da Giovanni Pellegrino. Nato a Roma nel 1959, Fiore inizia sin da giovane a militare in gruppi di estrema destra come Lotta Studentesca e poi in Terza Posizione, associazione dissolta. La vita di Fiore cambia il 26 agosto del 1980, quando la procura di Bologna emette un ordine di cattura per lui e altri 33 componenti dei Nar, i nuclei armati rivoluzionari. Il futuro leader di Forza Nuova fugge a Londra dove conosce Nicholas John Griffin, un politico di estrema destra, con il quale fonda il partito Terza Posizione Internazionale. Il 12 settembre del 1982 Fiore viene arrestato da Scotland Yard a Londra: su di lui pende una richiesta d’estradizione a seguito di un mandato di cattura per associazione sovversiva emesso dalla magistratura italiana. La richiesta di estradizione però viene bocciata dalle autorità britanniche perché ritenuta di natura politica. Fiore torna libero, latitante in Inghilterra, e con Nicholas Griffin e Massimo Morsello fonda, nel 1986, Meeting Point (poi chiamata Easy London) azienda che fornisce lavoro e alloggio a giovani che vogliono trasferirsi a Londra. Un vero affare: in poco tempo l’azienda comincia a fruttare milioni di sterline. Nel 1997, quindi, Fiore e Morsello fondano Forza Nuova: nel 1999, poi, il leader dell’estrema destra torna in Italia, dato che i reati che pendono sulla sua testa vanno in prescrizione. Ma non ci sono solo gli affari londinesi nel curriculum del leader nero. Il nome di Fiore figura anche agli atti della Commissione d’inchiesta del Parlamento Europeo sul razzismo e la xenofobia: nel 1991 Fiore è infatti considerato un agente dell’MI6, uno dei reparti dell’Intelligence Service britannico. Nel giugno del 1999, una nota del Sisde, segnala invece un accordo tra Forza Nuova e gli estremisti cattolici di Militia Christi: le due associazioni vorrebbero mettere in atto iniziative violente contro l’aborto.

Il ritorno dei neri

I rivoli del passato del fondatore, però, incidono probabilmente molto poco con la nuova ondata di supporter che Forza Nuova raccoglie giorno dopo giorno. Un’ondata che ha nella Sicilia orientale la sua roccaforte. Tradizionalmente legata al Movimento Sociale e ad altri movimenti di estrema destra, la provincia di Ragusa e quella di Catania si candidano probabilmente ad essere capitale di un ritorno dell’estremismo di destra. “Non si tratta di estrema destra: è solo una categoria giornalistica” sbotta a più riprese Giuseppe Provenzale, vice segretario di Forza Nuova e luogotenente siciliano di Fiore. Per i leader forzanuovisti, infatti, è essenziale non apparire legati al passato, più o meno recente dell’estremismo nero.

È a Noto che infatti Forza Nuova ha conquistato il primo consigliere comunale siciliano: si chiama Giovanni Ferrero ed era stato eletto in una lista civica alleata del Partito Democratico. A Scicli, invece, Forza Nuova è andata a pescare adepti nel Movimento Cinque Stelle: Gianluca Savà, noto commerciante cittadino, ha lasciato il meet up di Beppe Grillo che lui stesso aveva fondato, per aderire al partito di Fiore. Non il primo grillino ad aver compiuto una scelta simile. In Calabria, a Vibo Valentia, il fondatore del locale Movimento Cinque Stelle ha abbandonato i grillini per aderire, insieme a decine di attivisti, al partito di Fiore. In Sicilia, Scicli sembra candidarsi a capitale di Forza Nuova. Sono diverse le azioni messe in atto da partito di Fiore, che alla vigilia di Natale hanno donato 2.500 statue di Gesù Bambino ai ragazzi delle scuole. Sempre nella cittadina in provincia di Ragusa, nei mesi scorsi il partito di estrema destra aveva marciato per protestare contro l’apertura di un centro d’accoglienza per immigrati da parte della chiesa metodista. “La presenza di un centro per immigrati stravolgerà in peggio il tessuto sociale della città a favore di pochi che ne possono trarre un beneficio personale” tuonava la leader cittadina di Forza Nuova Maria Borgia, in passato principale animatrice della onlus Migrantes, nata nel 2006 proprio per occuparsi dei migranti, già responsabile immigrazione del piano sociale di zona della provincia di Ragusa. Un’esperienza conclusa nel 2012, quando la Faro – network di associazioni rappresentata dalla stessa Borgia – viene esclusa dall’elenco delle organizzazioni che ricevono il beneficio del 5 per mille. Un anno dopo e la Borgia si scoprirà convinta sostenitrice di Forza Nuova: e sotto le bandiere del partito di estrema destra dichiarerà guerra alle iniziative d’accoglienza per i migranti. Le stesse di cui si occupava lei.

Lobby gay e leggi abortiste: i nemici disegnati da Forzanuovisti

Ma non ci sono solo i migranti al centro delle battaglie di Forza Nuova in Sicilia. Tra gli otto punti, che rappresentano in pratica il programma del partito di Fiore un ruolo principale lo giocano le azioni in difesa della cosiddetta famiglia tradizionale e quelle contro la legge che rende legale l’aborto. Emblematico, nel primo caso, ciò che è avvenuto a Siracusa, e cioè l’apertura di un numero verde per “rispondere all’aggressione della teoria gender e di offrire un servizio alle madri e ai padri che rivendicano il diritto ad essere i primi educatori dei loro figli”. Che cos’è la teoria gender? Il riferimento di Forza Nuova è ad alcuni progetti varati nelle scuole per combattere la discriminazione di genere. E se a Siracusa è spuntato un numero verde, a Palermo Provenzale ha promosso la distribuzione di volantini nelle scuole. “In Italia esistono delle potentissime lobby gay” accusa il vice segretario Provenzale. Cosa sono le lobby gay? Provenzale fornisce una definizione quantomeno discutibile “Esistono delle lobby che riescono a portare i propri rappresentanti ai vertici della politica: mi riferisco al governatore della Sicilia, a quello della Puglia, al sottosegretario Scalfarotto che sono dichiaratamente omosessuali. Se i gay fossero discriminati in quanto tali ci sarebbe certamente qualcosa di scritto che gli impedirebbe di arrivare a simili incarichi tali”. Il primo punto in agenda dei forzanuovisti però è un altro: l’abolizione delle leggi abortiste. Per Forza Nuova la cosiddetta “rinascita dell’Italia” passa appunto da un ritorno al passato. E non è neanche detto che l’abolizione della legge che disciplina l’aborto debba passare da un referendum “Il popolo ha un’importanza notevole ma non sempre le elezioni, le leggi elettorali permettono al popolo di esprimersi. Oggi il popolo non si esprime attraverso le elezioni” continua il leader dei forzanuovisti.

Perché torna la destra

Argomentazioni che sembrano pescate direttamente dal 1925, attacchi diretti alle associazioni omosessuali, azioni contro l’immigrazione: il programma politico di Forza Nuova sembra fermarsi solo a questo. Eppure il consenso continua a crescere. “Perché ci seguono? Perché la gente cerca movimenti che siano fuori del sistema. Noi seguiamo una formazione culturale estranea a questo mondo post illuminista” continua Provenzale, glissando su particolari del mondo post illuminista da lui citato. “La crescita dell’estrema destra fascista in Sicilia non va sottovalutata. Le aggressioni verbali e non solo verbali, un diffuso proselitismo che fa presa in una società dominata dalla paura e incattivita, il diffondersi anche sui social di richiami espliciti al fascismo e al nazismo sono tutti segnali inquietanti e preoccupanti” dice Sergio Lima, dirigente di Sinistra Ecologia e Libertà. “Non bisogna sottovalutare poi – continua Lima – anche l’appeal su internet basta andare a guardare la gestione dei profili social. Un mezzo che permette ai movimento come Forza Nuova, ma anche Casa Pound di trovare supporto nelle fasce giovani della società”. “Il fatto che crescano nella Sicilia orientale si spiega col fatto che quella zona è tradizionalmente legata alla destra. Più in generale credo che franata l’ideologia di sinistra, l’unico corpo ideologico rimasto solido, in un periodo di crisi della rappresentanza e crisi della democrazia, è quello di estrema destra. Hanno un’identità monolitica, che passa da temi semplici come la religione e la lotta all’immigrazione di destra. Un’identità forte e semplice che passa dallo scontro” spiega il politologo Pietro Violante.

Alba Dorata made in Sicily?

Il giornalista Gianni Cipriani, uno dei maggiori esperti di terrorismo e servizi segreti , avverte. “Si potrebbe affermare – scriveva già due anni fa – rimandando a successive e più approfondite analisi, che con l’avanzare della crisi e delle paure ad essa connessa, con il riaffiorare del complottismo post nazista e post fascista sulle varie congiure internazionali causa di tutti i mali e con la crisi del leghismo, partito di governo corresponsabile dei disastri economici e sociali, a destra si stia per creare un nuovo spazio politico ed eversivo. Un passaggio, per esemplificare al massimo, da un razzismo protestatario e qualunquista che ha fatto (anche) le fortune della Lega e di qualche politico “italiano” che ha disinvoltamente cavalcato il tema dell’insofferenza anti-rumena, anti-rom, anti-islam e così via, ad un razzismo più scientifico e più marcatamente fascista ed ideologizzato. Fenomeno, ripeto, largamente minoritario, ma di grande appeal all’interno di piccoli gruppi”. Come dire che Alba Dorata in Italia c’è già, e a breve rischia d’entrare in parlamento

La distanza tra Syriza e il Pd Fonte: sbilanciamoci | Autore: Jacopo Rosatelli

Tornare dalla Grecia e assistere all’approvazione dell’Italicum in Senato mette tristezza, ma consente di fare chiarezza sulle radicali differenze fra Tsipras e Renzi, fra Syriza e il Pd. Contro abusivi parallelismi, per fare chiarezza occorre alzare lo sguardo, e abbracciare tutta la lunga fase della rivoluzione conservatrice e neo-liberista cominciata con le vittorie di Thatcher e Reagan: un’egemonia che ha significato la riduzione dello stato sociale e l’affermarsi di forme di governance post-democratica. L’Unione europea, intesa come istituzione e come insieme di Paesi, non ha fatto eccezione, anzi: le tecniche di governo post-democratiche – si pensi al circuito Commissione-governi nazionali sul semestre economico per l’approvazione dei bilanci – hanno trovato a Bruxelles la sperimentazione più avanzata. Pur in presenza di contro-spinte positive, dalla stesura della Carta dei diritti di Nizza alla timida crescita del ruolo del Parlamento di Strasburgo.

In Italia è risaputo che il «lungo trentennio conservatore» porta il segno del berlusconismo, incubato negli anni del craxismo in cui, sotto il manto della «modernizzazione», sono state messe in discussione non solo le conquiste sociali (un simbolo: il decreto di San Valentino), ma anche gli assetti costituzionali. È la vicenda infausta della «grande riforma» che, iniziata nel cuore degli anni Ottanta, appare oggi compiersi nel disegno di Renzi del «Sindaco d’Italia», effetto voluto della nuova legge elettorale. La rappresentanza parlamentare è distorta ma anche svilita, in coerenza con il mutamento di natura dei partiti, ridotti a holding – «contendibili» solo da chi ha i soldi per lanciare un’Opa – per la produzione di (mediocri) oligarchie elettive. E, sul piano sociale, il completamento dell’opera incominciata all’alba del lungo trentennio conservatore si compie nelle nuove norme sul mercato del lavoro: apprezzate, non a caso, da Jirki Katanien e soci, nel loro ruolo di «custodi della rivoluzione» neo-liberista.

Se Obama negli Usa ha, pur con difficoltà e contraddizioni, chiuso il lungo ciclo inaugurato da Reagan, in Europa le cose sono purtroppo andate diversamente. Né i socialisti francesi, né i socialdemocratici tedeschi, né il centrosinistra italiano hanno scalfito l’egemonia di destra. L’arretramento è continuato anche dopo lo scoppio della crisi, e le regole della governance economica Ue sono la quintessenza della profonda crisi della democrazia costituzionale. Il semestre di presidenza italiana non ha invertito la rotta: la questione della legittimità democratica è stata ignorata a dispetto dei solenni discorsi (a braccio) sulla «nuova anima dell’Europa», e i fantomatici 300 miliardi del piano Juncker sono ben lungi dall’essere sufficienti per far crescere davvero l’economia e combattere la disoccupazione. Secondo la Confederazione europea dei sindacati ne servirebbero 3000: uno zero in più.

Il primo, vero, e finora unico granello di sabbia nell’ingranaggio della rivoluzione neoliberista è quello di Tsipras, come mostrano chiaramente i suoi primi provvedimenti. E, forse, se ne aggiungerà un altro con Podemos. Esperienze diverse, ma unite da una caratteristica cruciale: in entrambi i casi c’è un nesso decisivo fra questione sociale e questione democratica, le due facce dell’egemonia conservatrice. Un nesso fra lotta all’austerità e conquiste di spazi di autodeterminazione popolare. Contro le oligarchie politico-economiche che hanno impoverito i loro Paesi dopo avere ridotto il gioco democratico ad asfittico bipartitismo. Gli Indignados sono la «gioventù senza futuro» che rifiuta un sistema politico bloccato, fondato su una legge elettorale ingiusta perché cucita su misura dei due partiti maggiori. Il grande consenso di Syriza porta lo stesso segno. L’Italia di Renzi è decisamente un’altra storia: ciò che altrove si interrompe, da noi si compie.

Emile Zola, “Non intendo tacere”, la preziosa antologia per imparare dall'”ottocento militante” Autore: carlo d’andreis da: controlacrisi.org

Con “Non intendo tacere – articoli e battaglie di opinione” la casa editrice Nova Delphi ci propone una preziosa raccolta di articoli di Émile Zola, il maggiore esponente del Naturalismo.
Otto articoli pubblicati su Le Figaro tra il 1895 e il 1896, che dimostrano quanto l’autore del famoso “J’accuse!” fosse “immerso fino alla vita nel fiume della storia”.
La sua analisi scrupolosa, l’osservazione scientifica e storicistica dei fatti unite alla straordinaria capacità letteraria, gli permettevano di trattare gli argomenti più vari senza cadere mai – e su questo non nutrivamo alcun dubbio – nella semplicistica e rassicurante retorica giornalistica.
Questi editoriali ci mostrano in maniera esplicita come l’autore tratti sempre temi e situazioni di cui è direttamente partecipe e testimone. Infatti si può non osservare come, partendo da un punto di vista strettamente personale, portato a volte fino ai limiti del lirismo, riesca sempre ad arrivare a delle considerazioni generali originali ed efficaci.
Un’ulteriore prova di come Émile Zola seppe bene interpretare, non solo con il lavoro letterario ma anche con quello giornalistico, il ruolo dell’intellettuale nella società moderna di cui denunciò le contraddizioni e le ingiustizie, attraverso un’appassionata “militanza” di opinione e una dialettica costruttiva con i cittadini non solo di Francia ma di tutta Europa. Com’è il caso dell’articolo intitolato: “L’amore per gli animali” scritto in risposta ad una sollecitazione di un ufficiale dell’esercito italiano in pensione che gli scriveva: “Avete notato le orribili nefandezze che a Roma vengono impunemente perpetrate nei confronti degli animali, sia in pubblico che in privato? In ogni modo, questo misfatto, ripugnante e deplorevole, è sotto gli occhi di tutti. Porvi rimedio è stato impossibile. Credo che solo voi possiate fare questo miracolo, grazie al potere delle vostre parole”. O ancora l’articolo “Ai giovani” ancora modernissimo ed estendibile a tutti anche oltre i confini nazionali, in cui Zola si scaglia contro l’arroganza dei giovani letterati che si fanno forti dell’adulazione ipocrita degli artisti che li corteggiano per avere il loro favore e il loro riconoscimento, o gli articoli strettamente sociali come il lungimirante “In difesa degli ebrei”, tema che ricorre anche nel già citato “J’accuse!” o “L’élite intellettuale e la politica”, dove ci racconta il suo amore e odio per la politica e lo scorretto rapporto di quest’ultima con gli intellettuali.
Insomma un libro per riscoprire ancora una volta un autore che tanto ha contribuito e continua a contribuire con la sua opera all’emancipazione culturale e materiale dell’umanità.Émile Zola “Non intendo tacere”
Traduzione di Antonella Costa,
Nova Delphi editore, € 10,
ISBN 978-88-97376-31-6

PRIME CONSIDERAZIONI SULLE ELEZIONI IN GRECIA da: tutti i colori del rosso


di Fabio Nobile

a) La vittoria elettorale di Siryza è straordinaria. Per la prima volta in Europa una forza di sinistra ed esplicitamente contro Bruxelles vince. Trasformarla in una vittoria politica di lungo periodo per i compagni greci sarà un compito arduo. E’ bene saperlo per affrontare la fase con la giusta razionalità.

b) Circa la scelta di Syriza di allearsi con ANEL, formazione politica riconducibile alla destra greca, ogni giudizio rischia di essere prematuro. Indubbiamente si tratta di una scelta che può rivelarsi scivolosa, ma è pur vero che data l’indisponibilità del KKE (Partito comunista greco) non c’erano grandi alternative.

c) I rapporti di forza. Sul piano istituzionale europeo Tsipras è oggettivamente isolato: i più vicini, ovviamente solo a parole, sul tema dell’austerity sono Renzi e Hollande. Giova, in proposito, ricordare che non più di sei mesi fa la Merkel ha “rifatto” il governo francese, perché non perfettamente allineato ai diktat di Berlino. Sul piano interno Tsipras ha certamente un margine più ampio, che si è ora consolidato col grande successo elettorale. Decisivi comunque sono i primi cento giorni, durante i quali sono indispensabili i primi concreti provvedimenti per alleviare il disagio sociale.

d) Atteso che i rapporti di forza sembrano essere questi, la partita che si gioca Tsipras è tutta politica. Se l’obiettivo generale del governo Tsipras è aprire lo scontro sull’impianto delle politiche economiche europee, la sua azione – sul breve periodo – deve essere necessariamente finalizzata ad aprire un varco negoziale vero su austerity e debito (questione 1) e a compattare e strutturare il sostegno popolare al governo (questione 2). Decisiva è, quindi, la capacità di tenuta di Syriza tanto sotto il profilo istituzionale, nella gestione delle dinamiche governative e parlamentari, quanto sotto il profilo sociale, nel mantenere il bandolo della matassa politica in una società segnata e provata dalla crisi. La Merkel, infatti, potendo disporre delle leve politiche e finanziarie europee, giocherà a logorare il governo greco: bastone e carota, aperture e chiusure, nubi e schiarite, ossessivamente. Continuamente si tenterà di riassorbire Syriza in logiche ultra-gradualiste. Molto dipenderà quindi dalla determinazione e dalla capacità di Syriza di reggere lo scontro con la Merkel e la Troika, senza cedimenti e con la disponibilità ad assumere anche scelte di completa rottura.

e) Per aprire un varco vero su austerity e debito (questione 1) bisogna, quindi, individuare degli interlocutori in Europa e provare a premere su di loro, e sulle loro contraddizioni, per aumentare la pressione su BCE e Berlino. Serve premere su forze che hanno un peso sul piano politico, sindacale e sociale, in primo luogo all’interno del cuore pulsante dell’Europa: in Francia e Germania. Più di tutto conterà quanto si alzerà il livello di mobilitazione popolare nel resto d’Europa, la funzione e la forza che metterà in campo la sinistra politica e sociale europea e la pressione che ne scaturirà in quei paesi in cui il consenso verso le politiche d’austerity, e le forze politiche che le sostengono, sono in costante calo. Il potenziale positivo dell’effetto contagio è ancora una volta enorme; da quello dipende in gran parte l’isolamento o meno della Grecia.

f) Per compattare e strutturare il sostegno popolare al governo (questione 2) servono molti passi in avanti. In termini di capacità di mobilitazione popolare al di là della smagliante leadership, la più transitoria delle virtù politiche, bisogna fare molto. Pur tenendo in grande considerazione le pratiche mutualistiche, fiore all’occhiello di Syriza e aspetto dal quale dovremmo certamente trarre insegnamento, non bisogna sottovalutare la capacità di mobilitazione e la strutturazione che esprimono i corpi intermedi tradizionali, primo tra i quali il sindacato. Ed è qui che c’è un nodo di non poco conto: la più importante organizzazione sindacale greca, il Pame, in grado di portare in piazza milioni di lavoratori, è saldamente in mano ai comunisti del KKE.

g) Il risultato del KKE è certamente di tenuta e non era affatto scontato. Bisogna ammettere che anche grazie alla strutturazione e alla radicalità della critica da sinistra mossa dal KKE che Syriza è riuscita a costruire una piattaforma politica avanzata. Ma bisogna avere chiaro che se Siryza, tuttavia, fallirà anche chi oggi si chiama fuori, come il KKE, ne sarà responsabile. Il terzo partito di Grecia è il neonazista Alba Dorata. Una forma di sostegno condizionato sul piano politico sarebbe, con ogni probabilità, la scelta giusta per il KKE e la Grecia. L’attesismo della purezza, in una fase così complessa e dinamica, rischia infatti di essere esiziale.

h) Per quanto riguarda l’Italia, che non è la Grecia, dobbiamo lavorare ad un nostro originale percorso di unità in grado di essere efficace nel nostro Paese. Non esiste in Europa un percorso che è copia dell’altro. Esiste in generale l’esigenza di rafforzare politicamente l’unità d’azione delle forze che in Europa si battono contro la Troika e per noi l’urgenza di poter dare il nostro contributo.

i) A coloro i quali cercano di legittimare il proprio posizionamento politico in Italia in virtù di quanto accade in Grecia vanno ricordati alcuni paletti che qualificano l’impresa di Siryza. 1. Syriza fa un accordo di governo solo dopo aver raggiunto rapporti di forza schiaccianti in proprio favore; 2. nelle precedenti tornate elettorali Syriza ha risolutamente rifiutato ogni genere di accordo col Pasok e coi vari partiti filo-Bruxelles; 3. Syriza si è giustamente rifiutata di candidare all’interno delle proprie liste gli esponenti di Dimar, una formazione politica nata nel 2010 da una scissione da destra di Synaspismós.
E’ utile conoscere anche questi aspetti se si vuole valorizzare l’esperienza greca.

EXPO: LETTERA APERTA A RENZI da: tutti i coloridel rosso


“Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone … si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”
Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo

Signor presidente del Consiglio,
i giornali ci informano che lei sarà a Milano il 7 febbraio per lanciare un Protocollo mondiale sul Cibo, in occasione dell’avvicinarsi di Expo. Ci risulta che la regia di tale protocollo, al quale lei ha già aderito, sia stata affidata alla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition. Una multinazionale molto ben inserita nei mercati e nella finanza globale, ma che nulla ha da spartire con le politiche di sovranità alimentare essenziali per poter sfamare con cibo sano tutto il pianeta.

Expo ha siglato una partnership con Nestlè attraverso la sua controllata S. Pellegrino per diffondere 150 milioni di bottiglie di acqua con la sigla Expo in tutto il mondo. Il Presidente di Nestlé Worldwide già da qualche anno sostiene l’istituzione di una borsa per l’acqua così come avviene per il petrolio. L’acqua, senza la quale non potrebbe esserci vita nel nostro pianeta, dovrebbe quindi essere trasformata in una merce sui mercati internazionali a disposizione solo di chi ha le risorse per acquistarla.

Questi sono solo due esempi di quanto sta avvenendo in preparazione dell’Expo. Scriveva Vandana Shiva: “Expo avrà un senso solo se parteciperà chi s’impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro famiglie e di chi il cibo lo mette in tavola. Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio.”

“Nutrire il Pianeta, Energia per la vita.” recita il logo di Expo. Ma Expo è diventata una delle tante vetrine per nutrire le multinazionali, non certo il pianeta. Come si può pensare infatti di garantire cibo e acqua a sette miliardi di persone affidandosi a coloro che del cibo e dell’acqua hanno fatto la ragione del loro profitto senza prestare la minima attenzione ai bisogni primari di milioni di persone? Expo si presenta come la passerella delle multinazionali agroalimentari, proprio quelle che detengono il controllo dell’alimentazione di tutto il mondo, che producono quel cibo globalizzato o spazzatura, che determina contemporaneamente un miliardo di affamati e un miliardo di obesi. Due facce dello stesso problema che abitano questo nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo ma anche nelle nostre periferie sempre più degradate.

Expo non parla di tutto ciò. Non parla di diritto all’acqua potabile e di acqua per l’agricoltura familiare. Non parla di diritto alla terra e all’autodeterminazione a coltivarla. Non si rivolge e non coinvolge i poveri delle megalopoli di tutto il mondo, non si interroga su cosa mangiano, non parla ai contadini privati della terra e dell’acqua, scacciati attraverso il Land e Water grabbing (la cessione di grandi estensioni di terreno e di risorse idriche a un paese straniero o ad una multinazionale), espulsi dalle grandi dighe, dallo sviluppo dell’industria estrattiva ed energetica, dalla perdita di sovranità sui semi per via degli OGM e costretti quindi a diventare profughi emigranti. E non cambia certo la situazione qualche invito a singoli personaggi della cultura provenienti da ogni angolo della terra e impegnati nella lotta per la giustizia sociale. Al massimo serve per creare qualche diversivo. In Expo a fianco della passerella delle multinazionali si dispiega la passerella del cibo di “eccellenza”. Expo parla solo alle fasce di popolazione ricca dell’occidente e questo ne fa oggettivamente la vetrina dell’ingiustizia alimentare del mondo, nella quale la povertà si misurerà nel cibo: in quello spazzatura per le grandi masse e in quello delle eccedenze e degli scarti per i poveri.

In questi mesi, di fronte a tutto quello che è accaduto nella nostra città, dall’illegalità allo sperpero di ingenti risorse economiche per l’organizzazione di Expo in una città dove la povertà cresce quotidianamente e che avrebbe urgenza di ben altri interventi, noi abbiamo maturato un giudizio negativo su Expo. Ma come cittadini milanesi non posiamo fuggire la responsabilità di impegnarci affinché l’obiettivo di “Nutrire il pianeta” possa essere meno lontano. Per questo avanziamo a lei e alle autorità politiche ed amministrative che stanno organizzando Expo alcune precise richieste.

Il Protocollo mondiale sulla nutrizione che lei intende lanciare, pur dicendo anche alcune cose condivisibili, evitando i nodi di fondo, rimane tutto all’interno dei meccanismi iniqui che hanno generato l’attuale situazione. Noi le chiediamo di porre al centro la sovranità alimentare e il diritto alla terra negati dallo strapotere e dal controllo delle multinazionali, in particolare quelle dei semi. Chiediamo che sia affermata una netta contrarietà agli OGM che sono il paradigma di questa espropriazione della sovranità dei contadini e dei cittadini, il perno di un modello globalizzato di agricoltura e di produzione di cibo che inquina con i diserbanti, consuma energia da petrolio, è idrovoro e contribuisce al 50% del riscaldamento climatico.

Le chiediamo che venga affermato il diritto all’acqua potabile per tutti attraverso l’approvazione di un Protocollo Mondiale dell’acqua, con il quale si concretizzi il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico sanitari sancito dalla risoluzione dell’ONU del 2011. Chiediamo che vengano rimessi in discussione gli accordi di Partnership tra Expo e le grandi multinazionali che, lungi dal rappresentare una soluzione, costituiscono una delle ragioni che impediscono la piena realizzazione del diritto al cibo e all’acqua.

Chiediamo che si decida fin d’ora il destino delle aree di Expo non lasciandole unicamente in mano alla speculazione e agli appetiti della criminalità organizzata e che, su quei terreni, venga indicata una sede per un’istituzione internazionale finalizzata a tutelare l’acqua. Potrebbe essere l’Authority mondiale per l’acqua e il cibo come beni comuni a disposizione di tutta l’umanità. Una sede dove i movimenti sociali come i Sem Terra, Via Campesina, le reti mondiali dell’acqua, le organizzazioni popolari e i governi locali e nazionali discutano la politica per la vita.

Una sede nella quale la Food Policy diventi anche Water Policy, dove si discuta la costituzione di una rete di città che assumano una Carta dell’acqua e del Cibo, nella quale si inizi a concretizzare localmente la sovranità alimentare, il diritto all’acqua, la sua natura pubblica, la non chiusura dei rubinetti a chi non è in grado di pagare, la costituzione di un fondo per la cooperazione internazionale verso coloro che non hanno accesso all’acqua potabile nel mondo. Una sede nella quale alle istituzioni e ai movimenti sociali, venga restituita la sovranità sulle scelte essenziali che riguardano il futuro dell’umanità.

“La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone” affermava Gandhi. E questa verità oggi è più che mai attuale e ci richiama alla nostra responsabilità, ognuno per il ruolo che svolge.

Moni Ovadia, Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Piero Basso, Franco Calamida, Massimo Gatti, Antonio Lareno, Antonio Lupo, Emilio Molinari, SilvanoPiccardi, Paolo Pinardi, Basilio Rizzo, Erica Rodari, Anita Sonego, Guglielmo Spettante.

Le adesioni alla lettera aperta, sia individuali che collettive, vanno comunicate al seguente indirizzo mail: Vittorio Agnoletto vagnoletto@primapersone.org