Taranto, una polveriera chiamata Ilva. Da mercoledì si tratta su una mega-Cig per 5.000 Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

L’Unione sindacale di base (Usb) ha proclamato lo sciopero ad oltranza dei lavoratori dell’Ilva a partire dalle 7 di mercoledì prossimo con presidio permanente davanti a tutte le portinerie. L’iniziativa, spiegano, viene assunta ”vista la gravissima situazione dell’indotto Ilva e vista l’assenza di risposte concrete ai problemi di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie” e ”a sostegno della protesta degli stessi”. Intanto a Roma inizieranno le trattative al ministero dello Sviluppo economico che potrebbero avere in agenda una mega-cassa integrazione per circa 5.000 dipendenti proprio quando inizia il periodo di amministrazione controllata. Il quadro è aggravato dall’impossibilità, secondo quanto sottolineano i magistrati, di rendere esigibili due miliardi sequestrati ai Riva, e tuttora nei forzieri svizzeri. Una situazione pesante che fa il paio con il blocco di fatto del risanamento ambientale.

Resta l’occupazione simbolica dell’aula consiliare del Municipio dopo che lo stesso sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, che nei giorni scorsi ha scritto due lettere a Renzi accennando anche a ”possibili problemi di ordine pubblico”, ha consegnato agli operai le chiavi della sala in cui si celebrano le sedute del Consiglio comunale. I lavoratori, molti dei quali non percepiscono lo stipendio da 6-7 mesi, sono disperati e pronti a tutto.La mobilitazione dell’indotto proseguirà, ma ora non sono escluse iniziative anche da parte dei dipendenti diretti dell’Ilva, che devono fare i conti con lo spauracchio della cassa integrazione e i timori di un possibile ridimensionamento dello stabilimento siderurgico. La Fiom Cgil ha chiesto la conferma dei contratti di solidarietà sollecitando un confronto con l’azienda. La Cgil di Taranto propone di ”ricorrere al fondo Fintecna (150 milioni), anche attraverso l’anticipazione dal fondo strategico, per pagare i crediti delle imprese dell’indotto”. L’Ilva pubblica, insomma, è già una polveriera.

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