canzone di Christy Moore -Triangolo Giallo

La poesia ha influenzato la canzone Yellow Triangle (“Triangolo giallo”) del cantante di musica folk Christy Moore. Nel 1991 il duo musicale scozzese Hue and Cry parafrasò la poesia in una canzone registrata al Cirque Royale di Bruxelles. La porzione rilevante della canzone era:

(EN) «

When they came for the Jews and the blacks, I turned away
When they came for the writers and the thinkers and the radicals and the protestors, I turned away
When they came for the gays, and the minorities, and the utopians, and the dancers, I turned away
And when they came for me, I turned around and around, and there was nobody left…

»

(IT) «

Quando vennero per gli ebrei e i neri, distolsi gli occhi
Quando vennero per gli scrittori e i pensatori e i radicali e i dimostranti, distolsi gli occhi
Quando vennero per gli omosessuali, per le minoranze, gli utopisti, i ballerini, distolsi gli occhi
E poi quando vennero per me mi voltai e mi guardai intorno, non era rimasto più nessuno…

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Smuraglia: “Napoli e il Sud protagonisti della Resistenza” da: larepubblica.it

Smuraglia: “Napoli e il Sud protagonisti della Resistenza”

IL PRESIDENTE DELL’ANPI APRE IL CONVEGNO ALLA SOCIETÀ NAPOLETANA DI STORIA PATRIA

ANTONIO FERRARA

AD APRIRE i lavori il presidente nazionale Anpi Carlo Smuraglia, volontario della Divisione Cremona. I saluti sono affidati al sindaco Luigi de Magistris, a Renata De Lorenzo di Storia patria e al combattente delle Quattro Giornate Antonio Amoretti, responsabile dell’Anpi di Napoli.

Presidente Smuraglia, perché il convegno a Napoli?

«Vogliamo ribaltare la vulgata che vuole la Resistenza come Resistenza del nord, e vogliamo dimostrare che invece si è trattato di un fenomeno che ha avuto carattere nazionale, con centinaia di azioni di civili e militari, di grandi e piccole ribellioni, tantissime in Campa- nia, in Sicilia, in Puglia, in Sardegna. Abbiamo ricostruito esattamente i tanti episodi che si sono svolti in Campania e nell’intero Mezzogiorno, e questo contribuirà a ridefinire il concetto di Resistenza, che fu una guerra di popolo nel senso che tutto il popolo si mobilitò, ognuno nel suo campo. E fu una resistenza fatta anche dai militari, che per troppo tempo anche a sinistra è stata negata, come insegna la straordinaria pagina di Cefalonia».

C’è stato un ritardo dell’Anpi?

«Stiamo lavorando dal 2011, quando sono stato eletto presidente, su questo tema. Mi sono proposto di restituire per quanto possibile la verità dei fatti e contestare una visione “eroica” della Resistenza, sottoli- neando invece il contributo normale di scelte coraggiose di tanti giovani che si sono schierati e delle donne, che non si possono solo identificare con le staffette partigiane ma hanno aiutato e nascosto tantissimi italiani dopo l’8 settembre. La Resistenza non è stata fatta solo con le armi, ma anche con l’opposizione al fascismo e ai nazisti per ristabilire il regime democratico, con gli scioperi del 1943-44».

Napoli è la città della Quattro

Giornate. Che ruolo ha avuto?

«Ci sono state rivolte contro i tedeschi in tante piccole e grandi località del Mezzogiorno dopo l’8 settembre, ma nella storiografia si citano al massimo le Quattro Giornate di Napoli che rappresentano certamente un momento altissimo di rivolta all’oppressione nazifascista, ma poi ci si ferma lì. Ecco, con il nostro convegno vogliamo dire che ci sono stati invece tantissimi casi di opposizione ai nazisti. E la Campania, anche per la rivolta di Napoli del settembre 1943, ci è sembrato il luogo più giusto nel quale l’Anpi dia conto di una lettura della Resistenza come fenomeno che ha riguardato l’intero territorio nazionale, e non solo il centronord ».

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“Vogliamo cambiare quella lettura errata che pone la rivolta al nazismo solo al centro nord”

PARTIGIANO E ANTIFASCISTA

Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia

Attentato a Di Matteo: il tritolo non si trova, in Procura una nuova lettera anonima da: antimafia duemila

di-matteo-c-giorgio-barbagallo-ct-2012di AMDuemila – 22 gennaio 2015

Prosegue l’”odissea” della ricerca del tritolo, il carico di esplosivo fatto arrivare da Cosa nostra a Palermo – aveva rivelato il neo pentito Vito Galatolo – per un attentato al pm Nino Di Matteo deciso già a dicembre 2012. Una ricerca che finora non ha dato i suoi frutti e che non ha fatto altro che aumentare lo stato d’allerta al Palazzo di giustizia. Come l’arrivo di una nuova lettera anonima, l’ultima di una serie di missive pervenute nei mesi scorsi, contenente indicazioni e dettagliati riferimenti sui movimenti interni alle famiglie mafiose di Palermo, in particolare del centro, sui quali si sta indagando. Nello specifico, sulla parte relativa alla progettazione dell’attentato contro Di Matteo. I nuovi spunti stanno facendo proseguire le ricerche, dopo le dichiarazioni di Galatolo che nei mesi precedenti hanno fatto scattare l’allarme a Palermo e nei dintorni. L’ex boss della famiglia dell’Acquasanta aveva parlato di “un bidone carico di tritolo”, fornendo anche i luoghi dove potrebbe trovarsi e i nomi dei personaggi coinvolti. E nei giorni successivi le ricerche si erano concentrate prevalentemente nella zona di Monreale oltre che a Tavagnaccio, nell’Udinese, dove ha risieduto in passato un soggetto molto vicino alla famiglia del neopentito. Il boss Vincenzo Graziano, costruttore accusato di essere uno degli organizzatori dell’attentato al pubblico ministero di Palermo, aveva aggiunto: “Dovete cercarlo nei piani alti”, parlando del tritolo finora mai trovato. Parole sibilline poi approfondite, nel corso dell’interrogatorio svolto davanti al gip Luigi Petrucci. “Sono cose da alto livello – aveva aggiunto il boss – stiamo montando una situazione, perché c’è Graziano, ma Graziano è nessuno, nessuno”. Il costruttore è difeso dagli avvocati Nico Riccobene e Salvatore Petronio ed ha finora sempre contestato l’accusa di essere nel gruppo organizzativo da Galatolo (ugualmente con un ruolo di spicco nella pianificazione dell’attentato).

Chi, allora, dagli “alti livelli” ha ordinato la morte del magistrato che, insieme ai colleghi Teresi, Del Bene e Tartaglia si occupa del contestatissimo processo trattativa Stato-mafia? “Gli stessi di Borsellino” aveva anticipato Galatolo, prima ancora che Graziano fosse arrestato, raccontando poi dell’ordine di morte arrivato da Castelvetrano. “Mi hanno detto che (Di Matteo, ndr) si è spinto troppo oltre” aveva scritto il boss latitante Matteo Messina Denaro nella lettera recapitata alle famiglie mafiose di Palermo. Poi i boss, aveva detto ancora il collaboratore, avrebbero fatto arrivare 150 chili di esplosivo dalla Calabria. Ma durante la fase di acquisto – avvenuta nel più completo riserbo – una parte del tritolo calabrese risultava essere danneggiato da infiltrazioni d’acqua. L’esplosivo rovinato venne rispedito indietro, e poco dopo sostituito da un nuovo carico in buono stato senza che fosse sollevato alcun problema.

Sicilia, imprese a servizio di Messina Denaro da: antimafia duemila

mani-rete-legatedi Rino Giacalone – 22 gennaio 2015

Due procedimenti penali, due procedimenti per la confisca dei beni, un unico comune denominatore, la mafia che si è fatta impresa. Imputati due pezzi da ’90. Non hanno mai sparato ma le loro aziende sono state usate come pistole fumanti minacciosamente rivolte verso imprese concorrenti…ma non solo. Uno di questi imprenditori è Michele Mazzara, l’altro è Vito Tarantolo. Sopravvissuti economicamente ai diversi cambi di guardia, da totò Minore, a Vincenzo Virga, fino a Francesco Pace, i tre capi mandamento di Trapani giudiziariamente così identificati. Sopravvissuti anche a precedenti vicende giudiziarie, chiuse in tempi e circostanze diverse con patteggiamenti per il reato di favoreggiamento. Ma dentro Cosa nostra si tratta di condanne che poi contano. Hanno raccontato ai pm con i quali hanno patteggiato le condanne, 18 mesi, quello che potevano dire, le proprie responsabilità, confermato quanto già emergeva…poi il silenzio, tanto che in particolare di Tarantolo parlavano bene i boss ascoltati durante le intercettazioni, “non è un pezzo di fango”. E così Tarantolo passando fittiziamente le imprese ad altri, ha proseguito nel fare l’imprenditore “vecchio stampo”. Michele Mazzara addirittura pensava anche a far altro, voleva far realizzare, finanziandolo, un documentario per dimostrare che a Trapani “la mafia non esisteva”. E ci stava riuscendo al solito per le orecchie attente di qualche politico: aveva contattato un ex deputato di Forza Italia, Giuseppe Maurici – uno del quale il pentito Angelo Siino raccontò a suo tempo di aver salvato da morte certa – e cercava di coinvolgere l’allora sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì.

Mazzara intanto oltre che fare l’imprenditore agricolo si occupva di turismo, gestiva un albergo a San Vito Lo Cappo dove, soprattutto d’estate, non passava settimana in cui organizzava cene affollate e lontane da occhi indiscreti. Per tutti e due il pm Andrea Tarondo ha chiesto sorveglianza speciale per 4 anni e confische di beni superiori ai 50 milioni di euro. Le loro storie sono uno spaccato della storia trapanese. Una storia dove Cosa nostra primeggia, dove ha avuto dapprima la copertura di politici che negavano l’esistenza poi di politici che dicevano che era sconfiotta, di politici che preferiscono chiamare malandrini i mafiosi, e di altri che sostengono che Matteo Messina Denaro, il super boss latitante dal 1993, non è il primo dei problemi. Politici che dopo avere snobbato i guai dei beni confiscati che la mafia voleva riprendersi oggi si sorprendono se un bene confiscato spesso a fatica riesce a sopravvivere. I nomi? D’Alì, senatore, Damiano,  sindaco di Trapani, Errante sindaco di Castelvetrano, poi ci sono deputati come Paolo Ruggirello che in passato ha certamente cercato sostegno elettorale nelle mafia, politici che condannati sono stati eletti nei consigli comunali, come Giuseppe Ruggirello nella vita dirigente dell’agenzia delle Entrate, o ancora Santo Sacco o Lillo Giambalvo che a Castelvetrano frequentavano le aule consiliari e parlavano con i boss, o Pietro Pellerito, infermiere professionale e consigliere provinciale pronto a favorire qualche imprenditore mafioso. E l’elenco potrebbe continuare con il sindaco di Campobello Ciro Caravà che evitata una condanna in primo grado per mafia rischia la condanna a 7 anni per concussione. Tra gli assolti poi le condanne etiche e morali non dovrebbero mancare, Bartolo Pellegrino ex vice presidente della Regione, prescritto per il reato di corruzione, l’ex sindaco di Valderice, Camillo Iovino, assolto in secondo grado e che però con i parenti dei boss mafiosi ogni tanto parlava e dava consigli. In mezzo a questa “gentaglia” personaggi come Michele Mazzara, 54 anni, “è la classica figura dell’uomo ponte, tra la mafia e la politica”. Questa la conclusione del pm Andrea Tarondo nel procedimento per l’applicazione della sorveglianza speciale e la confisca dei beni dinanzi al Tribunale delle misure di prevenzione. Rapporti non datati nel tempo ma che il magistrato ha per così dire aggiornato alla luce delle recenti operazioni antimafia, quelle che in sostanza riguardano la ricerca del super latitante Matteo Messina Denaro. E’ il sostegno da lui, Michele Mazzara, dato a Cosa nostra “ad avergli permesso di fare una incredibile scalata imprenditoriale nel settore soprattutto edilizio e anche dell’attività agricola”. Due settori cruciali per la mafia “di grandissima rilevanza soprattutto per l’influenza sul tessuto sociale, che è in gran parte nelle campagne soprattutto, è agricolo, e che vede nel Michele Mazzara un referente mafioso di primissimo piano, una sorta di dominus da un punto di vista economico delle attività agricole, dell’attività quindi anche di ammasso, di acquisto, intermediazione di prodotti agricoli, quindi un soggetto di riferimento particolarmente importante”. In Cosa nostra contano anche le parentele e Michele Mazzara ne vanta una rilevante, quella con l’ex consigliere comunale del Psi di Trapani Francesco Orlando, uomo d’onore riservato della famiglia mafiosa di Trapani, condannato alla pena di anni otto di reclusione per il reato di associazione mafiosa, e che ha svolto una funzione di raccordo particolare col mondo della politica legata alla mafia. Mafia, politica, impresa e affari. Affari di “munnizza”. La gestione dei rifiuti è stato altro campo di interesse del mazzara e anche in questo ha trovato precise sponde, “come quella con il direttore dell’Ato Rifiuti Salvatore Alestra”. Tutto questo tradotto in poche parole, ossia con “la capacità di acquisire il controllo diretto e indiretto sul territorio di attività economiche, di concessioni, ma anche di contributi pubblici. C’è una mafia per così dire “operativa”, militare, capace di uccidere e far stragi, ma c’è anche la mafia organizzata per penetrare il tessuto economico, quella mafia che convive con la politica e che foraggia la corruzione. La Cosa nostra “segreta” di Matteo Messina Denaro, fatta da colletti bianchi, da uomini d’onore affiliati senza tanti riti e senza punciute. Un altro dei punti di riferimento di questa strategia tra mafia ed economia la Procura di Trapani lo ha individuato nell’imprenditore Vito Tarantolo. Grazie a imprenditori del calibro di Tarantolo sul finire degli anni 80 e i primi degli anni ’90, Cosa Nostra trapanese è passata da un ruolo quasi secondario di accettazione, di imposizione, di guardianìa, di assunzioni, a quello di controllo egemonico con lo sviluppo della strategia “corleonese” affidata al capo mafia Vincenzo Virga che grazie a Tarantolo “pretenderà sempre di più di controllare direttamente l’attività economica e i lavori pubblici”. “E’ il caso, per esempio, della famosa galleria di Favignana e il relativo appalto”. Ma al centro degli interessi c’era anche l’imprenditoria privata. Gli anni 80/90 furono gli anni del “sacco trapanese”, dello sviluppo urbanistico, disordinato dal punto di vista ambientale, ma “ordinato per le regole feree imposte da Cosa nostra”. “Le decisioni – ha rimarcato il pm – avvenivano nell’ambito dei comitati di affari trapanesi dove siedevano mafiosi, politici e imprenditori e si traducevano in scelte amministrative, sotto il controllo di un regime mafioso, con una cinghia di trasmissione che funzionava perfettamente fra decisioni mafiose, corruttela e gestione degli appalti pubblici, che determinava attraverso i sistemi di gara da attuarsi e l’impresa che doveva aggiudicarsi i lavori, e se non ci si poteva mettere d’accordo prima si prendeva la busta del soggetto che doveva vincere, la si cambiava, la si mutava inserendo il valore e l’offerta che consentiva l’aggiudicazione”. Una mafia prevaricatrice “che non consentiva uno sviluppo imprenditoriale secondo le regole della libera concorrenza, ma che imponeva a tutti i soggetti imprenditoriali di inserirsi nell’ambito di un circuito mafioso che contemplava ovviamente anche una parte di utile riservato ai soggetti pubblici di riferimento, ai soggetti politici, ai pubblici funzionari che venivano autonomamente corrotti…e alla mafia si pagava la quota associativa, niente pizzo, ma una quota di partecipazione per accedere al rapporto sinergico tra mafia ed appalti, tra mafia e lavori pubblici”.

Prima Pagina Donne (12-18 gennaio 2015) da: ndnoidonne

Emma Bonino e la dichiarazione sulla sua malattia,Valeria Fedeli Presidente del Senato protempore, il ritorno di Greta e Vanessa ..la Kostner e la sospensione …dalle gare

inserito da Paola Ortensi

3 Prima Pagina Donne (12-18 gennaio 2015)

La maggioranza degli articoli dell’inizio settimana, non potevano che essere ancora concentrati sul drammatico attentato di Parigi, con tutti i collegamenti e gli eventi che questi hanno comportato compresi i funerali di tutte le vittime e ancora la decisione di Charlie Hebdo di uscire in milioni di copie con una nuova copertina su Maometto; quando la “cronaca” italiana ci ha richiamate/i in Patria per una notizia che seppure ha tenuto la prima pagina non per molto ha colpito a fondo, sviluppando una forte emozione. Il riferimento è ad Emma Bonino che ha voluto comunicare ufficialmente di avere un tumore ai polmoni e che per questo avrà bisogno di dedicare del tempo a curarsi. La notizia è arrivata in un momento non qualunque ed assumendo così un significato ed un valore in più rispetto allo stile di vita della Bonino. Le dimissioni di Napolitano hanno aperto la campagna, di fatto, per la sua successione ed è noto come il nome della Bonino poteva e anzi sicuramente sarebbe stato tra le proposte con un ampio spettro di consensi. Il suo annuncio ha assunto così non solo l’informazione di un avvenimento di vita per lei definibile come una nuova battaglia ma l’aver voluto bloccare qualunque ipotesi di proposta di candidatura per la Presidenza della Repubblica. Non volendo rinunciare a dire che sarei stata felice, credo insieme a tante/i altre/i di vederla candidata e magari eletta oggi non possiamo che inviarle tutti gli auguri possibili di curarsi bene e farcela a vincere la malattia.

E’ comunque proprio la vicenda iniziata della futura elezione del Presidente che ha evidenziato il protagonismo di un’altra donna: la senatrice Valeria Fedeli divenuta Presidente vicaria del Senato in contemporanea alla funzione assunta dal Presidente del Senato Grasso, di supplente di Napolitano fino all’elezione del nuovo Presidente, ipotizzata per la fine di gennaio o forse i primi giorni di febbraio. Il protagonismo femminile a cui assistiamo grazie anche al notevole numero di ministre, continuo a pensare e a sperare che mostri uno stile originale e apprezzabile di gestione del ruolo. Questo nonostante sia proprio la vittoria, riguardante le elezioni regionali di primavera, alle primarie liguri del PD, di una donna ad avere spinto Coferrati alle dimissioni dal Partito accusando la candidata di avere usato metodi scorretti nella promozione dei votanti; candidata che comunque ha vinto nonostante ben 13 sezioni siano state dichiarate irregolari. Lasciamo Coferrati e Raffaella Paita in Liguria in una vicenda triste e preoccupante per le conseguenze generate e per le motivazioni del conflitto.

La liberazione delle due ragazze Greta e Vanessa, grazie al lavoro del Ministero degli Esteri è divenuta la notizia, non solo, purtroppo, per la felicità che dopo sei mesi ha generato il risultato ma anche per le polemiche che si sono sviluppate circa il presunto riscatto che l’Italia avrebbe pagato. Le giovani sono state accusate di incoscienza e anche di una serie di sospetti sulla vera natura del loro viaggio e della loro ONG. Ad annebbiare la gioia del loro ritorno tutta una serie di illazioni sul riscatto e sull’opportunità di pagarlo. Devo dire che sono contenta che siano tornate e allora, bisognerebbe accettare anche le modalità con cui questo è avvenuto cercando di non lasciarsi andare a quell’ipocrisia dilagante per cui: si plaude al ritorno ma ci si allarga a ogni critica possibile, senza il coraggio di dire cosa si sarebbe dovuto fare. Lasciarle lì? Greta e Vanessa hanno chiesto scusa alle famiglie e agli Italiani di avere creato tanti problemi e di questo le ringraziamo e speriamo che questa esperienza sia loro utile per decidere al meglio come guardare nel futuro. I pericoli che hanno corso speriamo gli abbiamo insegnato a ponderare meglio le loro decisioni che fin ora sono state anche sicuramente condizionate dalla giovane età. Discussioni e considerazioni di certo non sono finite qui e ci sarà modo di tornarci sopra.

Le notizie più importanti hanno quasi sempre o dovrebbero avere la possibilità di essere seguite ed accompagnate. E lo facciamo per il viaggio nello spazio di Samantha Cristoforetti che dopo il commovente saluto di capodanno con Napolitano sappiamo che è sembrato aver avuto insieme ai suoi compagni dei problemi, che hanno destato preoccupazione circa la navetta spaziale. Tutto si è risolto per il meglio, come ci informano, e noi le inviamo i nostri saluti continuando a seguire la sua magnifica avventura nello spazio.

E di avventura si tratta anche se parliamo della sospensione dalla possibilità di partecipare all’attività agonistica per Carolina Kostner, trovata colpevole per aver coperto il suo, al tempo, fidanzato, accusato di far uso di sostanze proibite; e per questo sospesa per un tempo così lungo da mettere a rischio la sua magnifica carriera di pattinatrice sul ghiaccio. E così mentre ancora una volta il mondo si contorce e gira su se stesso offrendo notizie tante e diverse, realtà per realtà che vedono le donne in crescita nel loro protagonismo e nella loro turbolenta ricerca di un posto adeguato e rispetto alle loro aspirazioni a tutto campo nella società, a Roma apre il salone della sposa. Abiti bellissimi, ed un offerta sempre più ricca di modalità per affrontare il matrimonio al meglio in tutti i suoi particolari; il giorno immaginato da molte giovani come il più bello e come la realizzazione di un sogno o magari della propria favola, ci ricordano la complessità delle aspirazioni e desideri che incrociano e forse lo sarà sempre le tante facce di una vita completa fatta di risposte ai percorsi che tutte/i facciamo nella realizzazione della nostra completezza di vita.

Come altre volte una notizia merita una citazione fuori sacco pur riportandola schematicamente, consapevoli del grande spazio che ha sull’informazione e convinta che valga la pena di essere però letta e meditata. Papa Francesco nel suo viaggio nelle Filippine accompagnato dal successo comprovato da milioni di presenze, come è noto, nel viaggio, interrogato dai giornalisti sui fatti di Parigi, dopo aver condannato senza mediazioni chiunque pensi di dare la morte in nome di Dio, ha aggiunto che: se il suo amico offendesse la sua mamma lui gli darebbe un pugno. L’enormità delle interpretazioni che ne sono seguite meritano che ognuno pensi in proprio davanti ad un esempio apparentemente così semplice e immediato secondo lo stile di questo Papa ma così denso di stimoli a riflettere, non credo a caso, partendo proprio dalla” parola”: mamma.

Qahera, supereroina col velo da: ndnoidonne

Un’eroina dei fumetti indossa l’hijab e lotta accanto alle donne del mondo arabo musulmano per conquistare diritti e rispetto

Zenab Ataalla

Si chiama Qahera Jalabeya, indossa l’hijab ed è l’eroina delle donne arabe e musulmane. Il fumetto nasce nel 2011, al tempo della rivoluzione che ha dato un nuovo corso all’Egitto, dall’efficace matita di Deena Mohamed, diciannovenne ideatrice del personaggio. “Le donne musulmane sono spesso rappresentate come oppresse ed in cerca di qualcuno che corra in loro aiuto. Questo è uno dei motivi per cui ho dato vita a Qahera”. Il compito di combattere la società misogina egiziana è affidato ad una donna che appartiene alla medesima cultura. “Ho deciso di realizzare una supereroina velata per combattere l’islamofobia che le donne reali che indossano l’hijab sono costrette a fronteggiare ogni giorno. C’è così poca rappresentanza delle donne che lo indossano, come se fossero al di fuori del mondo e del tempo. Rappresentarle non è una cosa sbagliata ed è per questo che ho voluto contribuire anche io con il personaggio di Qahera”. Deena Mohamed ha iniziato quasi per gioco tra amici, poi ha colto le potenzialità del suo personaggio, che sdogana ruoli e azioni non ci si aspetta da una donna musulmana che indossa il velo.

Attraverso la sua supereroina Deena affronta anche un altro problema, a volte trattato in maniera superficiale dall’opinione pubblica egiziana, ma molto sentito dalle associazioni femminili, quello cioè delle molestie sessuali che molte donne hanno subito dopo la rivoluzione del 2011. Il fenomeno ha avuto proporzioni tali che persino le Nazioni Unite nel 2013 lo hanno denunciato in un Rapporto, sottolineando che il 91% delle donne non si sente sicura di camminare per strada. Il problema, afferma la fumettista, deve essere “affrontato socialmente non solo qui in Egitto, ma in tutto il mondo”.

In uno dei fumetti Leyla, una giovane senza velo che indossa una camicia ed un paio di jeans, dopo essere stata vittima di molestie per strada le denuncia alla polizia. L’ufficiale che la accoglie invece di arrestare il colpevole se la prende con la giovane, imputandole la colpa di indossare abiti troppo occidentali e poco modesti. Sulla strada del ritorno Leyla si imbatte in un gruppo di ragazzi che arrivano a minacciarla con i coltelli. Qahera irrompe nella scena armata di una mazza da baseball, mette a terra i ragazzi e promette alla giovane Layla “non preoccuparti, aspetterò con te per testimoniare contro questi uomini”. Il fumetto finisce con i molestatori appesi al muro con sotto la scritta “Questi uomini sono perversi”. Perché, spiega Deena, sia Qahera e Layla sono vittime di harassment. Non c’entra il loro modo di vestire indossando il velo o i jeans, la responsabilità di queste violenze è della cultura maschilista comune in tutto il mondo. Nelle più recenti vignette Qahera si domanda e si risponde “se l’hijab non protegge dalle molestie, cosa può avere quell’effetto? Quello che le previene è dare unicamente la colpa ai molestatori, gli unici a rispondere socialmente, moralmente e legalmente delle azioni che hanno commesso”. Il messaggio è chiaro e anche condiviso, visto il successo che riscuote la sua pagina Facebook, che conta più di 14mila amici.

Usura e sportello ‘sdebitiamoci’ da: ndnoidonne

Federconsumatori e Ambulatorio Antiusura Onlus impegnate per aiutare le vittime dell’usura con un numero verde

Viola Conti

Il fenomeno dell’usura e del sovraindebitamento assumono dimensioni allarmanti nel nostro Paese. Federconsumatori e Ambulatorio Antiusura Onlus impegnate per aiutare i cittadini coinvolti attraverso la consulenza gratuita dello sportello “Sdebitiamoci”.

I dati diffusi il mese scorso sull’illegalità che colpisce e danneggia le imprese rappresentano un segnale allarmante. Sono particolarmente rilevanti gli indicatori sulla crescita del fenomeno dell’usura nel nostro Paese. Secondo uno studio diffuso recentemente da Confcommercio il 28,9% dei commercianti conferma la crescita nell’ultimo anno del ricorso al prestito ad usura. Dalle numerose richieste di aiuto pervenute allo sportello di Federconsumatori e Ambulatorio Antiusura Onlus, dedicato al sovraindebitamento e all’usura si attesta un grave aumento di entrambi i fenomeni. “I dati registrati sul campo” dichiarano Luigi Ciatti presidente dell’Ambulatorio Antiusura e Sergio Veroli, Vice Presidente Federconsumatori ” denunciano non solo un aumento costante dei casi di circa il 20% su base annua, ma che l’indebitamento medio delle famiglie è cresciuto in modo preoccupante.” Fino a pochi anni fa con 15.000 € si riusciva a risolvere molti casi di indebitamento, oggi non ne bastano 35.000.
Lo sportello “Sdebitiamoci” rappresenta un supporto concreto che, attraverso l’aiuto di esperti legali, fornisce un aiuto ai cittadini vittime di sovraindebitamento o usura, individuando percorsi di risoluzione personalizzati volti a riorganizzare il bilancio familiare, ristrutturare il debito e prevenire, ove possibile, lo sbocco in circuiti criminosi usurari. Lo sportello è attivo e a disposizione di tutti i cittadini per offrire gratuitamente consulenza legale a persone sovraindebitate o vittime di usura. Per fissare un appuntamento basta chiamare il numero 3403713926.

Obiettivo salute. Senza tabù da: ndnoidonne

Un passo avanti per le donne asiatiche: i governi hanno riconosciuto la loro autonomia anche nella vita sessuale

Elisabetta Borzini

La conclusione del dodicesimo Summit dei Ministri della Salute degli stati dell’ASEAN, tenutosi a Settembre ad Hanoi, Vietnam, è chiara: l’Asia affronta la salute a tutto tondo. Dalle malattie sessualmente trasmissibili alla terza età alle pandemie, in Paesi diversi tra loro ma spesso accomunati da quelle che i libri di storia chiamano dittature illuminate, c’è’ forse poco spazio di espressione per la società civile, ma una grande attenzione al suo benessere. Tra i temi trattati emerge un focus sull’HIV, e all’interno del pannello tematico si discute molto di categorie chiave e di donne. A differenza di molti Stati occidentali, in cui l’opinione pubblica viene imboccata con foto di madri africane che languiscono in letti di ospedale, qui il discorso, di natura politica e aperto a diverse figure professionali, è scientifico. Quello che colpisce è che sia Stati a maggioranza islamica (come l’Indonesia) sia a maggioranza cattolica (le Filippine) affrontino temi delicati come il preservativo femminile, la prostituzione e i rapporti sessuali tra uomini – più pericolosi dal punto di vista epidemiologico e bombe pronte a esplodere trattandosi spesso di uomini non omosessuali – con naturalezza e scientificità. Personalmente mi ha fatto riflettere su come reagirebbe in Italia una sala piena di scienziati, ma anche politici e giornalisti, a temi come il sesso anale, il lubrificante vaginale come arma contro il contagio e i female condoms. Ma la cosa che forse colpisce di più è la presenza attiva e partecipativa delle donne. L’Asia non è l’Africa, l’epidemiologia dell’HIV è molto diversa, ma tuttavia circa la metà dei nuovi casi tocca sempre le donne (con l’eccezione del Vietnam, dove la sieropositività femminile è pari a circa 1/5 rispetto a quella maschile).

Qui si incontrano donne, come l’epidemiologa americana Elizabeth Pisani, ma anche come la Ministra della Sanità Indonesiana, Nafsi Mboi, che parlano di HIV/AIDS e di sessualità. Il rischio di contagio nelle donne, essendo riceventi, aumenta esponenzialmente, specialmente se in compresenza di infezioni sessualmente trasmissibili che facilitano la lacerazione delle pareti vaginali e della cervice. Le donne sono anche, benché spesso si dimentichi, soggetti volontariamente sessualmente attivi. La bassa conoscenza anatomica del proprio corpo, associata a malattie sessualmente trasmissibili pre-esistenti, e l’attività sessuale non protetta rendono le donne, senza distinzione di casta, religione, stato sociale, una delle categorie a rischio. A tutto questo va aggiunto che in Paesi in via di sviluppo il sesso viene spesso suddiviso tra “familiare” (nel contesto della coppia), “commerciale” e “transazionale” (cioè un ibrido, non propriamente associabile alla prostituzione perché vi è una relazione tra i due individui e raramente viene pagato l’atto sessuale, mentre piu’ spesso l’uomo tende a “provvedere” a parte dei bisogni della donna). Il sesso transazionale si basa solitamente su una relazione fluida e non necessariamente di lungo termine, per cui la donna in questione molto spesso ha relazioni transazionali con più uomini contemporaneamente. Uno dei segreti meglio serbati della medicina moderna è il preservativo femminile (http://www.path.org/blog/2014/09/seven-secrets-female-condom/). È un fatto. I motivi di tanto mistero sono facilmente individuabili, il più ovvio: in moltissime culture il corpo della donna è un tabù che nemmeno lei conosce, e pensare che non solo sia lei a decidere se e quando procreare ma che abbia anche la conoscenza anatomica necessaria a inserire un preservativo nella cervice uterina è impensabile.

Benché la trasmissione per via sessuale (con rapporti vaginali) sia molto rara se tali rapporti avvengono quando la persona infetta ha una bassa carica virale (aggirandosi su 1/300 i.e. 1 possibilità su 300 di contrarre il virus), l’assenza di uno screening continuativo, soprattutto tra i giovani, è una bomba a orologeria. Però in paesi come la Thailandia, l’Indonesia, la Cambogia, dove i turisti vanno e trovano tutto e tutto a un prezzo risibile, il corpo delle donne diventa arma e campo di battaglia: il mercato del sesso è vasto e diverso, tutto si può provare e tutto si può avere, e spesso a pagarne le coseguenze sono donne-ragazze-bambine che non hanno la consapevolezza e le risorse per proteggersi. I governi tailandese e malese hanno affinato, nel corso degli anni, una strategia infallibile: le case chiuse (nei loro casi karaoke e centri massaggi) con anche un solo caso di sieropositività tra le ragazze sono costrette a chiudere. In questo modo i gestori sono i primi a mettere preservativi in ogni stanza e ad allontanare le ragazze che non li usano. Con questa politica, semplice ma infallibile, il tasso di HIV in Thailandia è stato abbattuto nel corso degli anni Novanta. L’Indonesia, prima dell’insorgere di gruppi di Polizia Morale, aveva una politica molto illuminata sul coinvolgimento dei gruppi chiave, quelli il cui comportamento a rischio poteva compromettere la salute di tutta la popolazione, tra tutti le prostitute e le waria, le prostitute transessuali.

Tutti questi Paesi, che convergono in Vietnam, portano storie di successi, per quanto riguarda il ruolo delle donne nella pandemia dell’HIV/AIDS e dà da pensare come il dialogo, sebbene spesso ostacolato da forze politiche o religiose, sia alla fonte di una risposta così puntuale ed efficace a una pandemia che in altre zone del mondo e parità di ricchezza (negando, di fatto, il nesso tra HIV e povertà) non cessa di mietere vittime. Al 12mo Summit dei ministri della sanità dei Paesi ASEAN si riconosce, forse per la prima volta, che le donne rientrano sì nella categoria a rischio ma principalmente per via delle loro scelte sessuali. Questo è un punto molto importante perché spesso delle vittime si ha compassione, le si relega al ruolo di “vittime dei fatti”, mentre con questa posizione i governi asiatici riconoscono nella donna un membro attivo della società, anche dal punto di vista sessuale, che va tutelato comunque e non solo in concomitanza di violenza domestica o in quanto vittima di traffico. Riconoscendo alla donna la sua dimensione sessuale la si porta su un piano di parità, in cui non deve essere protetta da se stessa o da non meglio specificati “uomini” ma del cui corpo lei stessa deve prendere atto e prendersi cura.

Comunicato stampa -NO MUOS-

Sanità al collasso, domani la mobilitazione della Cgil: “Pronto soccorso nel caos” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

La sanità è al collasso e i cittadini, privi di un’efficace rete territoriale alternativa, sono costretti a recarsi nei Pronto Soccorso di ospedali senza più i posti letto sufficienti. Quello che sta accadendo in questi giorni nei maggiori ospedali italiani ha dell’incredibile. Complice anche l’ondat di influenza, ormai non passa giorno che i reparti di pronto soccorso a fine giornata non registrino presenze superiori a 250.La riduzione dei fondi e del personale ricade così sulle liste di attesa, e quindi sui cittadini, privati di un diritto fondamentale. Gli operatori, intanto sono costretti a turni massacranti per mantenere i servizi. Sono questi i temi al centro della mobilitazione della Fp Cgil di domani in tutta Italia. Ilsindacato lancia ai cittadini una domanda provocatoria: Sicuri di volervi far curare da medici e infermieri stressati?.

Per spiegare ?#ProntoSoccorsoKo? La Fp-Cgil mette in fila i numeri della crisi del sistema: persi 23.500 operatori sanitari, di cui 5mila medici, dal 2009 al 2013; 32mila gli operatori sanitari con contratti precari su un totale di 670mila; 31 i miliardi di tagli tra il 2009 e il 2015, a cui si aggiungono i 4 previsti dall’ultima legge di stabilità che, ricadendo sulle regioni, colpiranno inevitabilmente il Servizio Sanitario Nazionale; persi 1,3 posti letto ogni mille abitanti in 12 anni, passati da 4,7 a 3,4 a fronte una media Ocse al 4,8; sotto la media anche la spesa sanitaria complessiva, che in Italia è poco superiore al 9% del pil.
Senza contare che l’Italia è stata deferita alla Corte Europea di Giustizia per l’assenza di una normativa sull’orario di lavoro per i medici, che dovrebbe prevedere un massimo di 48 ore settimanali e riposi giornalieri di 11 ore. “Dati – sottolinea il sindacato – che permettono di capire le ragioni del caos che caratterizza il lavoro nei Pronto Soccorso. Mentre si riduce la capacità del sistema ospedaliero di rispondere ai sempre maggiori bisogni di cura dei cittadini, questi ultimi si rivolgono più frequentemente ai soli presidi h24 accessibili, ma non idonei”.

L’ultima relazione della Corte dei conti parla chiaro: visto che scuola e sanità hanno di fatto finanziato l’austerità dal 2009, o si mette in conto unan revisione della spesa nellaa direzione degli investimenti oppure le prossime vittime saranno i Lea, i livelli minimi di assistenza e quindi il “nocciolo duro” dei servizi. Secondo i magistrati contabili, il processo di revisione della spesa sanitaria «dovrà essere più selettivo e reinvestire risorse nei servizi sanitari relativamente più carenti». Per la corte queste risorse vanno prese dai settori come l’acquisto di beni e servizi non effettuati attraverso le centrali regionali d’appalto o con convenzioni della Consip. Si devono invece basare su «processi molecolari di riorganizzazione» condotti dalle singole Asl. Le regioni dovranno effettuare una più attenta riprogrammazione dei fabbisogni, mentre il governo dovrebbe potenziare il piano di medicina preventiva indicato dal piano nazionale delle riforme presentato nel Def 2014.