CANTO DEI DEPORTATI – spettacolo teatrale con Bufo Giulio – “Canto dei deportati” è l’ ultimo lavoro teatrale di Giulio Bufo, nel quale condivide la scena con l’attrice Maria Filograsso, nonché regista di questa piéce teatrale, liberamente tratta dagli articoli e dalle testimonianze raccolte nella rivista “Triangolo Rosso” dell’ ANED (“Associazione Nazionale Esuli e deportati”).

CATANIA PALAZZO DELLA CUTURA     (CORTILE PLATAMONE)  VIA VITTORIO EMANUELE  121

99999

Lo spettacolo è un omaggio attento e poetico alla resistenza umana partigiana ed alla memoria dei genocidi perpetrati dai nazifascisti nei confronti di dissidenti politici, zingari, ebrei, omosessuali, migranti, disabili, religiosi, ma con un occhio attento ai genocidi dei
giorni nostri; si propone l’obiettivo di non lasciare lo spettatore a fermarsi sui ricordi della “Memoria”, ma attraverso la sua attualizzazione a comprendere lo sterminio anche del pensiero indipendente soffocato e represso dal potere.

In scena un incontro casuale, conseguenza della fuga per la salvezza, tra un dissidente politico ed una donna, una zingara, un incontro che diventa uno scambio di confidenze, un scendere in animi spaventati, arrabbiati, indignati ed in fuga, un incontro di culture differenti, uno scambio di cartoline della memoria, un attesa di un destino che potrebbe toccargli di vivere come quello di tanti altri.
La “Memoria” con le parole dei due protagonisti scivola su una riflessione sull’oggi, su quanto le diversità, etniche, culturali, sessuali siano una ricchezza ed un immenso valore aggiunto all’umanità.
Se la “Memoria” è un dovere, fondamentale diventa la riflessione su quanto ci sia ancora da fare come comprendere e combattere ciò che soffoca la società toccando ogni corda dell’esistere.

Uno spettacolo in cui non si ride, uno spettacolo in cui ci si potrebbe commuovere e provare rabbia verso le vessazioni dell’oggi esattamente come quelle di ieri, uno spettacolo elegante e pacato che non rinuncia mai alla rabbia del proprio messaggio e per cui a tratti gridato.
In scena un Giulio Bufo trattenuto e composto, accompagnato dalla professionalità di Maria Filograsso, circondati da atmosfere soffuse e calde frutto della regia di Maria Filograsso. A cornice e completamento dello spettacolo, a formare un unicum con il testo, ci sono canzoni storiche antimilitariste ed antifasciste come “Gorizia tu sei maledetta” o, la stessa, “Canto dei Deportati” e canzoni della tradizione Yiddish e Gitana

Jobs act, il governo ha fretta. Fiom: «Siamo pronti a tutto» Fonte: il manifesto | Autore: Massimo Franchi

20eco1f02sindacatjobs-act-lapresse

Alla domanda «Che fare?» con­tro il Jobs act i sin­da­cati si pre­sen­tano oggi in par­la­mento divisi peg­gio dei rivo­lu­zio­nari russi ad ini­zio nove­cento. L’audizione sui primi due decreti del Jobs act sarà al Senato — alla Camera è stata rin­viata per le riu­nioni dei gruppi sull’elezione del pre­si­dente — inau­gu­rerà quelle delle parti sociali sul nuovo con­tratto a tutele cre­scenti che rot­tama l’articolo 18 per i nuovi assunti e sulla scia­rada di nuovi ammor­tiz­za­tori in carenza di fondi.

Cgil, Cisl e Uil sono uniti solo nella richie­sta di eli­mi­nare l’allargamento ai con­tratti col­let­tivi — vero colpo di mano del con­si­glio dei mini­stri della vigi­lia di natale — delle nuove norme sui licen­zia­menti che ren­de­ranno pos­si­bile per le imprese non rispet­tare volon­ta­ria­mente i cri­teri pre­vi­sti per sta­bi­lire chi licen­ziare e chi no — par­tendo dai cari­chi fami­liari — in caso di crisi, potendo disfarsi di chi vogliono al solo prezzo di un inden­nizzo comun­que assai leg­gero — due men­si­lità per anno di anzia­nità con un minimo di 4 e un mas­simo di 24.

Per il resto le divi­sioni sono forti. Se la Cgil — che que­sta mat­tina sarà pre­sente con Susanna Camusso — rigetta com­ple­ta­mente la ratio del prov­ve­di­mento — e oggi riu­nirà la sua con­sulta giu­ri­dica per fare il punto sui ricorsi pos­si­bili in Ita­lia (codice civile, Costi­tu­zione) e in Europa (Carta dei diritti fon­da­men­tali) — la Uil invece pun­tava ad un docu­mento comune che ambisse «alla ridu­zione del danno, unica logica pos­si­bile con­tro il governo — spiega il segre­ta­rio con­fe­de­rale Guglielmo Loy — pun­tando a stral­ciare i licen­zia­menti col­let­tivi e i lavo­ra­tori degli appalti, rimet­tere san­zioni con­ser­va­tive per i licen­zia­menti disci­pli­nari e innal­zare gli inden­nizzi per evi­tare che siano più bassi degli sgravi fiscali pre­vi­sti nella Sta­bi­lità», che è invece sal­tato per le troppe diver­sità con le altre sigle. Per la Cisl, che non ha ade­rito allo scio­pero gene­rale del 12 dicem­bre e che sarà rap­pre­sen­tata da quel Gigi Pet­teni tra i più stre­nui fau­tori della linea soft con Renzi, a parte i licen­zia­menti col­let­tivi, il Jobs act ha molte parti posi­tive per­ché «il con­tratto a tutele cre­scenti è meglio della pre­ca­rietà attuale e tutto sta appunto a quanto que­sto con­tratto assor­birà delle altre tipo­lo­gie pre­ca­rie ora esistenti».

Posi­zione oppo­sta è quella della Fiom, che ieri si è riu­nita — a Corso Ita­lia — per un semi­na­rio allar­gato ai segre­tari ter­ri­to­riali per pre­pa­rare la cam­pa­gna di pri­ma­vera. L’idea di appli­care l’odiato arti­colo 8 di Sac­coni — che pre­vede come gli accordi azien­dali pos­sano dero­gare alle leggi — per attu­tire gli effetti del Jobs act è solo una delle frecce all’arco di Lan­dini, che con­ti­nua a ripe­tere di «non esclu­dere nulla», di «essere pronto a tutto» e pre­para l’attivo nazio­nale dei dele­gati per fine febbraio.

Come noto, le camere hanno 30 giorni — sca­denza il 12 feb­braio — per espri­mere un parere con­sul­tivo al governo, che poi deci­derà se tenerlo in con­si­de­ra­zione o meno. Ieri le audi­zioni sono par­tite con il sot­to­se­gre­ta­rio Teresa Bel­la­nova che ha riba­dito la richie­sta di fare in fretta: «Entro la pros­sima set­ti­mana». Ma il pre­si­dente della com­mis­sione lavoro della Camera Cesare Damiano pone una con­di­zione: «Faremo il pos­si­bile, ma si va spe­diti quando si tro­vano solu­zioni». Lasciando inten­dere che un die­tro­front del governo sui licen­zia­menti col­let­tivi potrebbe essere il com­pro­messo giu­sto. «Noi invece pre­sen­te­remo un testo alter­na­tivo che punti alla ricon­qui­sta dei diritti, ora sem­pli­ce­mente mone­tiz­zati», attacca Gior­gio Airaudo.

Bel­la­nova ha poi preso un impe­gno assai gra­voso per il governo Renzi: «Gli altri decreti (sem­pli­fi­ca­zione con­tratti, ammor­tiz­za­tori) saranno pre­sen­tati entro fine feb­braio (nel con­si­glio dei mini­stri del 20, ndr)». Per quello sull’agenzia unica ser­virà invece atten­dere le riforme costi­tu­zio­nali: ancora non è chiaro se la com­pe­tenza sulla for­ma­zione pro­fes­sio­nale rimarrà alle regioni, men­tre per quello sulla con­ci­lia­zione dei tempi di vita e tutela mater­nità ser­virà più tempo per­ché «lo vogliamo fare in modo con­di­viso», dichiara Bel­la­nova, ammet­tendo dun­que che i primi due decreti sono stati fatti in fretta, senza ascol­tare nes­suno. Nem­meno la mino­ranza dem.

Scuola, il feticcio della meritocrazia. Intervista a Carmelo Albanese Autore: alba vastano da: controlacrisi.org

“Chi vuole bene all’Italia vuole bene alla scuola. Renderla più giusta e più rispettata è il nostro obiettivo. Lo facciamo insieme? Dal 15 settembre al 15 Novembre andremo scuola per scuola, aula per aula a raccogliere le vostre opinioni. Scriveteci, criticateci, dite la vostra. Coinvolgetevi” (Matteo Renzi). E noi lo facciamo, Presidente Renzi. Le scriviamo per dirle che la sua forma di “pinocchite” acuta ci sta stretta e per dirle che la sua “buona scuola” in effetti è quella fondata sull’inesistente paradigma della meritocrazia. Un’invenzione per premiare il demerito e annientare il pensiero critico e la cultura. Nel saggio di Carmelo Albanese “Il feticcio della meritocrazia”(ed.Manifesto libri), l’antidoto contro il falso merito. L’autore nel corso dell’intervista spiega perché la meritocrazia è un’invenzioneNella scuola italiana il duo Renzi-Giannini ha confermato il sistema premiale basato sulla meritocrazia. Sistema che, come saggiamente spiegato nel tuo libro “Il feticcio della meritocrazia”, è pura invenzione e veicolo di corruzione. Come spiegare che il sistema basato sul merito, come accade per l’Invalsi, è fallimentare?

Tutti i governi della Repubblica che si sono avvicendati da trent’anni a questa parte, hanno scientemente perseguito l’obiettivo di smantellare tutto ciò che nella scuola pubblica funzionava. Ridurla in brandelli. Estirpare pervicacemente da questa, qualsiasi permanenza di senso fino a deturparla e privarla della sua funzione. E’ infatti noto che una popolazione istruita, una nazione istruita è il più grande pericolo per chiunque persegua lo scopo di annichilirla nei soprusi di potere e di continuare a godere di privilegi insopportabili, sfruttando la disponibilità dei molti alla sottomissione, che è figlia unica dell’ignoranza. Lungo questa via si arriva alla parolina magica “meritocrazia”. La “meritocrazia” non esiste. E’ parola priva di fondamento. Significante privo di significato. Ho ampiamente dimostrato ciò nel saggio cui tu ti riferisci e che questi signori che misurano il “merito” degli altri, avrebbero dovuto quantomeno leggere (dovrebbe essere questo il loro mestiere!), per poterlo confutare e continuare a percepire senza scandalo, lo stipendio che attualmente percepiscono ingiustificatamente, inseguendo ciò che non esiste in complicate e costosissime commissioni, create con il solo scopo di far proliferare gli istituti privati. Invece non lo hanno letto, meno che mai confutato (e come potrebbero farlo!), dunque li boccio senza appello. Sono asini patentati che giocano a non esserlo in questi scenografici e bizzarri meccanismi che hanno inventato. Fatti e tenuti in piedi da cravatte, potere, servilismo e provvedimenti disciplinari per chi non si allinea. Tutte cose che con la trasmissione del sapere non c’entrano evidentemente nulla e c’entrano molto invece, con una restaurazione delle aristocrazie sociali in un clima di moderna dittatura bianca. Gli insegnanti dovrebbero incentivare negli studenti, prima di tutto il dubbio, la critica; stimolare la capacità degli allievi di porre domande; promuovere la libertà e la tranquillità come condizioni fondamentali affinché il sapere venga trasmesso, affinché possa esserci in loro, l’attitudine all’ascolto e all’osservazione; dimensioni fondamentali alla crescita culturale e riflessiva di chiunque. Immagina se Euclide, o Socrate, o Platone avessero dovuto essere valutati nel loro insegnamento da una truppa di illustri burocrati del nulla. Il loro pensiero sarebbe stato sottomesso alle griglie dei valutatori con conseguenze che ti lascio immaginare. La “meritocrazia” , che d’ora in poi nel corso dell’intervista chiamerò con un altro nome, più reale, ad esempio “meritoillusione”, per non avvalorare la liturgia della parola che la tiene in piedi, crea solo un’infinità di paradossi come tutti i concetti religiosi che non hanno riscontro nella realtà umana. Comporta inoltre la necessità potenzialmente infinita di giudici del merito e in questo modo genera sistematicamente potere e corruzione.

Le prove Invalsi confermerebbero tutta l’infondatezza del merito? Ovvero, i test che vengono somministrati (parola guarda caso che rimanda ai sacramenti) è oggettivo che nulla abbiano a che vedere con i programmi scolastici e con la trasmissione dei saperi, poiché (e basta divertirsi un po’ a leggerli) sono basati su logica astrusa. La domanda appropriata che ti rivolgo è “ A che serve una prova del genere se non è possibile, per logica, provare che esiste un rapporto preciso di causa –effetto tra insegnamento e risultati? Il risultato infatti, come ben descritto nel tuo saggio, è soggetto a diverse variabili

L’idea che un plotone (e dico plotone perché si tratta di una realtà più simile all’ambito militare che non a quello dell’istruzione) di illustri sconosciuti, pretenda con delle domande di logica, astrusa o meno che sia, di valutare il livello di efficacia di un’istituzione così complessa e articolata dal punto di vista delle variabili umane non contingenti che la compongono; è fatta di fiducia, libertà, di quotidiana costruzione di delicati rapporti fondati su altrettanto delicati equilibri; fa effettivamente ridere. Questi signorotti medioevali, con le loro griglie/formule magiche improbabili e i loro alambicchi che tanta soggezione provocano in un popolo si creduloni sottomessi che attendono con ansia di essere sgridati dal primo potere che capita; somigliano in tutto e per tutto agli azzeccagarbugli di manzoniana memoria, o se preferisci allo stuolo di medici/speziali che si alternavano al capezzale del misantropo di Molière. Dal comico si passa al tragico se si pensa che in base a queste cialtronerie vorrebbero “selezionare” il livello di preparazione degli studenti e dei docenti e che avvengono non nel mille e trecento, ma in piena epoca moderna. Le griglie di valutazione che sciorinano non hanno nessun fondamento oggettivo, non lo possono avere come dimostro matematicamente e logicamente nel saggio che tu hai letto (e loro no, scusa ma amo ripeterlo per dimostrare tutta la loro impreparazione e incompetenza), dunque sono proprio l’equivalente delle pozioni magiche del mago Merlino. A cosa serve tutto ciò? Come ho detto a una sola cosa. Serve alle aristocrazie per mantenere un ruolo di potere e di controllo sulle altre classi sociali. Solo e nulla più che a questo.

E nell’ipotesi, alquanto improbabile, in cui per valutare venissero considerate tutte le variabili non si promuoverebbe quell’aspetto della psicologia comportamentista che prevede il paradigma stimolo-risposta? Ovvero :”Se mi dai un premio faccio ciò che desideri, altrimenti…” Si modellerebbero così i saperi e gli intelletti in modo opportunistico, al fare solo ciò che conviene.

E’ esattamente come tu dici e come risulterebbe evidente a chiunque sia riuscito a conservare un minimo di buon senso pur nel delirio illusionistico che ci circonda. Tra le aberrazioni che mette in piedi la dinamica “meritoillusoria”, c’è anche questo paradosso. Se l’obiettivo degli individui di una comunità non è più quello di istruirsi (o di costruire edifici, curare pazienti, etc. etc. etc.), ma di fare qualsiasi attività meglio degli altri; il risultato sarà la sostituzione progressiva, nel tempo, del loro obiettivo primario. Si entrerà in gara costante con gli altri, anziché in collaborazione per lo svolgimento di un determinato compito, o la soluzione di un problema. Con il risultato che, sempre nel tempo, nessuna sarà più capace di fare nulla, ma “non lo saprà fare”, meglio di chiunque altro. Sarà una competizione progressiva, un tutti contro tutti senza esclusione di colpi con il solo fine di superare gli altri secondo parametri illusori cui si è arbitrariamente deciso di credere. Il rapporto con le cose da fare si perderà progressivamente e questo porterà ad una situazione che già puoi vedere intorno a te (visto che è un po’ di tempo che il delirio “meritoillusorio” viene contrabbandato e perseguito): la profonda incompetenza di chiunque in quasi tutti gli ambiti sociali, ottenuta, per paradosso, proprio inseguendo il merito. Vedi, anche io ho le mie colpe. Nel senso che quando decidi di smontare un delirio, rischi che i fanatici di quello che oggettivamente è un delirio, trovino nuova fiducia proprio nelle tue critiche, che hanno lo scopo di trovare argomenti densi di senso al loro fondamentalismo insensato. Lo aveva già notato Bertrand Russell, che di logica se ne intendeva, non come questi cialtroni dell’ANVUR o dell’INVALSI, o quegli altri quattro politici d’accatto del Ministero dell’Istruzione. Lo aveva notato quando diceva ai fondamentalisti religiosi, che per mettere alle strette il suo ateismo gli chiedevano di dimostrare la non esistenza di Dio; che non avrebbe dovuto lui dimostrare l’inesistenza di Dio, ma toccava a loro dimostrarne l’esistenza. Ecco, ci sono caduto. Ho mostrato agli azzeccagarbugli del Dio “merito”, che il loro Dio è inventato e non ha nessun riscontro nelle umane cose. Da bravi fondamentalisti se ne fregheranno. D’altronde quale poteva essere l’alternativa? Lasciarli agire senza far quantomeno notare l’assurdità delle loro costosissime elucubrazioni religiose? E’ uno sporco lavoro quello di mostrarli asini come di fatto sono (e non me ne vogliano questi umili, utili e straordinari animali), ma qualcuno doveva pur farlo.

A monte del sistema meritocratico c’è ovviamente un’autorità costituita che tende a creare adepti, a cristallizzare i saperi. Nella scuola crea e incoraggia differenze e competitività fra allievi e docenti, sotto il giudizio, inconfutabile( e sta avvenendo) del dirigente scolastico, che, da novello padroncino si permette di valutare e dare giudizi verso i docenti. “Lei è bravo, lei no, perché non si allinea. Lei contesta troppo. Lei parla troppo. Lei è la voce fuori del coro. Lei invece è bravissimo perché esegue tutto ciò che gli chiedo”

Si esattamente. Questo è uno dei pochi fatti concreti che produce tutto il meccanismo della “meritoillusione”. Potere, padroni, cristallizzazione del sapere e corruzione. Oltre queste “preziose mostruosità”, tutto questo loro abile specchietto per allodole, non produce nulla. E basta guardarsi intorno per vedere in ogni ambito sociale, quello che finora è riuscito a produrre. Diranno che la società non è ancora fondata sul merito. E’ falso. Nella scuola è ormai da anni che questi test vengono fomentati e creano terrore, inutilità e panico tra studenti e docenti e come unico risultato concreto, fino ad ora, hanno prodotto il tunnel della Gelmini. Producono inoltre infinite categorie di giudici e di giudici che dovranno giudicare i giudici, in un infinito carosello di potere che genera alla fine solo se stesso.

Il sistema meritocratico incorre, infine, nell’ingenerare inevitabilmente, guerre intestine fra docenti dello stessa scuola, creando due modalità comportamentali ben nette: la piaggeria e la contestazione netta ad essa. Ma prevale alla grande la piaggeria. E il contestatore ai sistemi meritocratici è davvero visto come la fastidiosa voce fuori dal coro. Come se ne esce?

Questo è un punto cui sono particolarmente sensibile. Devi sapere che ho sviluppato nel corso della mia vita, o forse l’ho avuto in dotazione nel mio patrimonio genetico fin da bambino, un rifiuto e un’indolenza spontanea verso qualsiasi forma di potere. Per questo dove gli altri provano rabbia verso la sciocchezza, a volte molto ben congegnata, della sua improbabile forza, io provo disincanto e rido non di rado delle sue trovate e dei suoi ambasciatori, i potenti appunto. Mai mi sognerei di scomodare un sentimento così profondo come la rabbia verso un potente. Pur essendo la rabbia l’immagine speculare e distorta dell’amore, il potente di turno, non la merita ugualmente. Provo solo un immenso piacere a mostrargli la mia indifferenza alle sue sciocche regole e la miserabilità di tutto ciò che lo circonda e su cui si fonda il suo carisma malato. Per non parlare della piaggeria, con la quale al potere si rassegnano gli impotenti. Puoi anche chiamarla, sudditanza, servilismo, meschinità umana. Il potente non è nessuno fin quando non incontra sulla sua strada un numero abbastanza nutrito di impotenti che gli concedono la loro disponibilità a crederlo tale. Mettiamola così, il padrone non esiste, ma esistono i servi. Se ne esce coltivando in noi stessi alcune preziose qualità, come la capacità di dubitare, l’esercizio della critica, la fiducia in noi stessi e nei nostri simili, un’idea collaborativa e solidale tra gli individui che abitano il pianeta a partire dai nostri simili. Da chi come noi, fa parte della specie umana. Tutte cose che andrebbero insegnate, anche a scuola, se non ci fosse una pseudo cultura fondata proprio sulla necessità contraria di formare schiavi pronti a perpetuare nel tempo il primo potere che capita. A cominciare dalla fandonia “meritoillusoria”.

Inoltre il cospicuo budget , di svariati milioni di euro, che viene messo a disposizione per le prove Invalsi e i fondi che ricevono le scuole vengono utilizzati per premiare il de-merito, mentre le scuole italiane cascano a pezzi e vengono negati gli spiccioli per riparare una fotocopiatrice o per l’acquisto di banchi a norma. Per un vero progetto culturale che favorisca il pensiero critico e i veri saperi, mentre si promuovono i saperi standardizzati. Tutto ciò non è deprecabile?

Tutto ciò è deprecabile quanto inevitabile. Come ti dicevo, quando si decide di seguire un’illusione, un fondamentalismo religioso, quale la parabola “meritoillusoria” certamente è, la prima cosa che viene meno è il senso della realtà. Tutto il complesso e inutile baldacchino “meritoillusorio”, che nasce come una malattia all’interno della scuola e si diffonde come una piaga biblica in tutta la società, ha come prima conseguenza, quella di prosciugare tutte le risorse della società in meccanismi complessi e inutili, ma molto costosi. Il meccanismo giudicante è ricorsivo come ti ho detto fin’ora e dunque se tutti gli individui dovranno essere impiegati per fare i giudici dei giudici dei giudici del merito, non ce ne sarà nessuno utilizzabile per rifare i tetti di una scuola. E anche qualora vi fosse, fosse cioè scampato ai meccanismi infiniti di reclutamento del supposto “migliore” della classe, o delle varie classi che esistono nella società anche al di fuori della scuola, non ci sarebbero denari per pagarlo. Arriveremo a un punto, se questo delirio continuasse e dipende da noi non permettere che ciò avvenga, in cui non solo non ci saranno più risorse e persone per rifare i muri o i tetti di una scuola; ma avremo ottenuto una società i cui membri sapranno fare tutti i giudici del merito, senza che vi sia più nessuno capace di fare qualcosa di davvero utile socialmente; come i muri di una scuola o qualsiasi altra necessaria e non delirante attività umana.

Ucraina, “Tutto il Gue/Ngl ha votato compatto contro la risoluzione maggioritaria” Autore: redazione da: controlacrisi.org


Circola in rete la notizia secondo cui diversi deputati del GUE/NGL avrebbero votato, il 15 gennaio a Strasburgo, a favore della risoluzione di mozione comune “RC-B8-0008/2015” sull’‪#‎Ucraina‬ (tra questi Barbara Spinelli e alcuni deputati della Linke) o si sarebbero astenuti (Curzio Maltese e SYRIZA). In una nota il Gue/Ngl chiarisce che quella notizia è destituita d’ogni fondamento: il GUE/NGL ha votato compatto contro la risoluzione maggioritaria, radicalmente antirussa. Purtroppo l’approvazione di quella risoluzione non ha permesso al GUE di votare la propria mozione “B8-0027/2015″, che difendeva una linea diametralmente opposta.”La tesi di chi accusa Spinelli e la Linke di appoggio alla mozione maggioritaria rimanda a una pagina del sito indipendente http://www.votewatch.eu. Quella pagina riporta dati corretti, registrando la divisione all’interno del GUE su dei singoli emendamenti alla risoluzione approvata, ma non sulla risoluzione stessa”, si legge nella nota. “Tutti gli emendamenti presentati dal GUE/NGL sono stati bocciati dal Parlamento europeo. Le differenze all’interno di ciascun gruppo parlamentare sugli emendamenti non sono infrequenti, soprattutto quando si discutono argomenti particolarmente drammatici. Ben altra rilevanza avrebbe la divisione sul voto finale, che tuttavia non c’è stata. Ed è bene che non ci sia stata, alla luce dell’offensiva militare che il governo di Kiev ha lanciato in questi giorni nell’Est dell’Ucraina”, conclude la nota GUE/NGL

La società borghese e la strategia dello “Stato Penale Globale”. Il progetto antagonista di DOC(K)S Autore: giovanni russo spena da: controlacrisi.org

“Controlacrisi”vuole diventare, con queste prime note, uno degli spazi media-partner di un “percorso collettivo di formazione e di condivisione di esperienze” sulla democrazia autoritaria e sulle “trasformazioni contemporanee dei dispositivi di controllo sociale”cui sta lavorando DOC(K)S, strategie di indipendenza culturale. Vi sono già stati due seminari; altri due seguiranno.
“Un lavoro che, coinvolgendo – come scrive Giovanni Russo Spena nell’intervento riportato di seguito – Italo Di Sabato (dell’Osservatorio contro la repressione), soggetti politici, centri sociali, sindacalismo di base, intellettualità garantiste, potrebbe portare ad un momento nazionale,unitario e plurale, con esperienze di lotta e resistenza a livello nazionale (No Tav, comitati operai e per il diritto all’abitare, comitati sorti contro la criminalizzazione della marginalità). 
Qual è il convincimento nostro? Si susseguono eventi che,al di là delle apparenze, sono tra loro correlati:persone morte a seguito di interventi di polizia (basti pensare, di recente, all’esecuzione del giovane Bifolco a Napoli), crescente repressione politica (sia poliziesca che giurisdizionale) di avanguardie di movimenti di lotta (per decapitare preventivamente forme e tempi di rivolta sociale contro la recessione,la precarizzazione delle vite,l’impoverimento di massa). La tesi della ricerca di DOC(K)S è che “esista un’unica matrice politico/governamentale che rende ragione di questi eventi. Che stia avvenendo, in altri termini, un processo di sostituzione della funzione di mediazione sociale propria delle istituzioni rappresentative con un apparato giuridico/legale volto al controllo”. Il conflitto sociale è ridotto a problema di ordine pubblico. I governi attuano strategie di contenimento sociale, per risolvere in senso repressivo l’insorgenza del conflitto sociale. Depenalizzazione e decarcerizzazione sono i parametri della nostra lotta radicalmente democratica, spesso nella più completa assenza e rimozione delle sinistre. Le quali sembrano non comprendere un dato strutturale:stiamo vivendo la seconda grande crisi storica del liberalismo politico. Anche le democrazie rappresentative parlamentari diventano oligarchie e plutocrazie. Quanta democrazia sopporta il capitalismo?Capitalismo e democrazia appaiono incompatibili e, addirittura, antagonistici.

La governabilità borghese si nutre di “stato di eccezione”. Crescono le “zone rosse”, le zone militari: Genova 2001 e, poi, Val Susa sono stati laboratori di sospensione della democrazia. Dispositivi normativi infami, come il decreto Lupi contro il diritto all’abitare (che attacca frontalmente diritti di residenza e di cittadinanza) sono emblemi di un processo in atto: l’avanzamento dello “stato penale globale” va di pari passo con il dissolversi dello “stato sociale”, con la spoliazione privatistica dei diritti di cittadinanza (ai beni comuni, al sapere, alla formazione). Vengono strumentalizzati rancori, paure di un popolo che, nella crisi, vive spaesamento e privazione di senso, nel contrasto all’immigrazione (presunta “clandestina”); perfino nella guerra contro il “terrorismo globale” Giorgio Agamben ha trattato temi importanti come quello della diffusione dei “dispositivi biometrici” (impronte digitali, videosorveglianza). ”E’ evidente che uno spazio videosorvegliato non è più lo spazio pubblico di identità comunitaria. E’ la deriva del potere moderno verso la biopolitica, cioè verso l’uso e l’occupazione anche dei corpi; di corpi docili ed ordinati dei sudditi”. E’ lo “stato del controllo”, per l’appunto.

Il mercato del lavoro precarizzato proietta la sua intrinseca violenza sullo Stato, che mette a punto strumenti repressivi sempre più sofisticati come parte fisiologica della “governabilità”(altro che “mele marce”; si tratta di una ristrutturazione sistemica). Quando i potenti, infatti, dicono che “stiamo in guerra” alludono alla connessione tra stato di guerra imperiale e diffusione del comando militare sul territorio. L’immaginario della sicurezza diventa metafora di una nuova “legge marziale”.

Vogliamo, allora, discutere collettivamente di diritto costituzionale alla “resistenza”, contro l’assolutismo della “ragion di stato”. Vogliamo discutere di “garantismo sociale”, ricercando i nessi tra conflitto, rivolta, spazi di libertà. Contro il paradigma del “diritto del nemico”, di cui è metafora il “nemico” migrante “clandestino”, oggetto della legislazione emergenzialista e proibizionista (e di tante orribili ordinanze di tanti sindaci, spesso di centrosinistra, che combattono i poveri, non la povertà). Proponiamo l’amnistia sociale, che non può essere un terreno caro solo ai garantisti; perchè conflitto sociale e lotte per le libertà democratiche sono sempre più connesse. Anche in questo caso: il tempo è ora.

Pensioni: Cantone (Spi), mobilitazione più forte del passato per cambiare riforma Fornero | Fonte: rassegna

“Il sindacato, tutto e unitariamente, deve mobilitarsi per portare il Parlamento italiano a cambiare nel profondo la riforma della pensioni della Fornero che così tanti danni ha creato in questi anni”. Così il segretario generale dello Spi Cgil, Carla Cantone, sull’inammissibilità del referendum della Lega sull’abrogazione della legge Fornero.

“Lo sciopero di tre ore che abbiamo messo in campo all’epoca evidentemente non è bastato – ha continuato Cantone – ed è per questo che ora serve una mobilitazione più forte. Perché si sta impedendo ad una intera generazione di andare in pensione chiudendo lo spazio per nuovi posti di lavoro, perché esistono ancora gli esodati e perché i giovani non hanno alcuna certezza sul loro futuro previdenziale”.

La sinistra ripresenti il referendum sulla Legge Fornero Fonte: rifondazione.it | Autore: Paolo Ferrero, Roberta Fantozzi

Comunicato stampa di Paolo Ferrero , segretario nazionale di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, e Roberta Fantozzi , responsabile Lavoro di Rifondazione Comunista

«La bocciatura da parte della Corte Costituzionale del referendum sulle pensioni è una cattiva notizia, che segue l’affossamento attuato da Napolitano a fine 2012 del primo referendum promosso sulla legge Fornero da parte di Rifondazione Comunista. Napolitano decise allora – nonostante i nostri reiterati appelli – di sciogliere le Camere prima della fine del 2012, facendo così decadere la possibilità di indire il referendum sulla base delle firme raccolte.
Noi però non ci arrendiamo perché riteniamo che la legge Fornero sia una legge inaccettabile, tra le peggiori della storia della repubblica. Ha aumentato l’età per andare in pensione di oltre 6 anni, si accanisce contro le donne e gli uomini che lavorano, contro quelli che un lavoro l’hanno perso e non sanno come arrivare alla pensione, contro i giovani che vedono bloccato anche da quella legge l’accesso al lavoro mentre la disoccupazione giovanile è alle stelle, contro le donne che gravate dal lavoro riproduttivo non raggiungeranno mai i requisiti per la pensione anticipata.
Nell’auspicare che si modifichino le norme sulla presentazione dei referendum – in modo da avere il parere della consulta prima e non dopo la raccolta di firme – aspettiamo le motivazioni della sentenza, al fine di mettere in campo altre iniziative referendarie contro la legge Fornero non contestabili per errori nella predisposizione dei quesiti, come quella della Lega.
Chiediamo anzi sin d’ora a tutta la sinistra e alle organizzazioni sindacali di promuoverlo insieme e di costruire iniziative di lotta, sia a livello sociale che politico, contro questa orribile legge».