Giornalismo, l’appello dei redattori di Left per non essere fatti fuori senza colpo ferire Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Il tempo stringe. mercoledì 21 gennaio ci sarà l’asta per la vendita della testata left, l’ultimo tentativo da parte del collettivo, pardon, cooperativa, di non farsi “stampare addosso” un licenziamento sile jobsact. Hanno lanciato in rete una appello per la raccolta dei fondi necessari. Un tentativo disperato ma necessario. Pagina Fb “iosonoleft”. “Se non ce la facciamo vi ridiamo i soldi”, scrivono sui social. Sono molti i giornalisti che hanno aderito. Anche firme importanti del Tg3. Siamo un po’ tutti stufi di questo clima piratesco, a dire la verità. Nel campo dell’editoria in questi mesi, e anni, sta accadendo di tutto. Pensavamo di averne viste abbastanza.

E invece la storia di left, settimanale di area centrosinistra costretto sempre a rinascere dalle sue ceneri, tra mille fotogrammi di sgarri e colpi di mano, ancora ci costringe a riflettere. Una situazione molto ingarbugliata, quella attuale, in cui redazione, testata ed editore viaggiano su binari diversi. Tutto fila liscio finché left, reduce da una crisi precedente, esce come allegato all’Unità. I dolori cominciano con la sospensione delle pubblicazioni. E si amplificano con l’attuale fase politica, che nel centrosinistra, e non solo, rischia di provocare più di qualche movimento tellurico.

Ma non basta perché l’amministratore unico della cooperativa riesce anche a divergere dall’opinione dei soci-giornalisti deliberando la rinuncia al comodato d’uso della testata e la “non partecipazione” all’asta (determinazione poi ritirata) per la sua acquisizione. In questo modo Matteo Fago, l’editore, diventa l’unico attore in campo pronto a prendersi tutto. E nel frattempo incassa, particolare non indifferente in tutta questa brutta storia, l’addio del direttore Giovanni Maria Bellu (intervista), “reo” di aver chiesto il gradimento alla sua redazione. Ce ne è abbastanza per un film “in giallo”, nel senso dell’ittero? No, perché in questo caso la realtà supera davvero la fantasia. E dal cappello di Fago left arriva in edicola con un numero nuovo di zecca “strillato” grazie al popolare faccione di Tsipras. Messaggio chiaro: “Eccoci, ci siamo pure noi sul carro dei vincenti”. Il punto, però, è che la redazione, otto giornalisti e due poligrafici, quelli che hanno sudato fino a poche settimane prima, giura di non aver mai schiacciato un tasto per quel numero. E allora?

E allora siamo alle solite. In qualche sperduta stanza di una qualche segreteria più o meno politica, ci stanno un manipolo di colleghi pronti a “cogliere al volo” l’occasione. Piccola nota stonata in una partitura presa para para da una esibizione tutto sommato clownesca: Curzio Maltese e Barbara Spinelli, che con Tsipras possono vantare qualche contatto in più di Fago, fanno sapere di non aver gradito che l’immagine di Alexis Tsipras venga utilizzata quasi come una “copertura” da un giornale che manda via i giornalisti. E sembra che di questo “fattarello” un po’ spiacevole per la verità ne abbiano parlato addirittura a Bologna, nel corso dell’assemblea nazionale dell’Altra Europa, dove si dovrebbe riunire la sinistra.
Il leader greco, attraverso il suo portavoce, aveva espresso la propria solidarietà ai giornalisti “buttati fuori dalla redazione”. Una solidarietà “scontata” non solo da parte di Tsipras ma da “tutto Syriza”. Fago risponde dicendo che lui non ha chiuso le porte a nessuno.
“Ora Fago sostiene di essere aperto al dialogo? Bene, non vediamo l’ora di incontrarlo, sperando di poter tornare a lavorare”, dice a Repubblica.it Cecilia Tosi, fiduciario sindacale di Left.

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