Orazio Costerellaa e Gaetano Di Blasi partigiani a cura di Carla Mariani

Poggio di Otricoli , 15 – 17 febbraio 1944
Orazio Costorella e Gaetano Di Blasi
a cura di Carla Mariani

A Poggio di Otricoli, in quei giorni c’era la neve e faceva molto freddo. C’era anche un bel po’ di movimento tra partigiani che andavano e venivano e soldati sbandati che lì trovavano accoglienza. Nel paese funzionava anche un centro di reclutamento per chi voleva entrare nelle bande partigiane, della selezione si occupava Gimmo Leonelli. In generale la popolazione si dimostrava disponibile a dare, come poteva, una mano ai “ribelli”.

I partigiani del San Pancrazio erano stati informati che il 15 febbraio i fascisti sarebbero venuti a Poggio di Otricoli per fare un po’ di “pulizia” e per operare una requisizione di generi alimentari, in prevalenza grassi animali. Si organizzò allora una spedizione, concordata probabilmente con Bartolucci Gildo, composta da Gaetano Menichelli, Edmondo Marinelli, Rengo Enzo e pochi altri. I partigiani presero posizione sulla Provinciale Madonna Scoperta – Calvi, aspettarono tutto il giorno ma i fascisti non vennero. Si decise di tornare in montagna e di lasciare in paese Orazio Costorella, Gaetano Di Blasi, Barabba e un maresciallo dei paracadutisti, che a Poggio godevano di amicizie sicure . Verso sera, Edmondo Marinelli, mentre era sulla strada appena fuori il paese, moschetto in spalla, fu avvistato da un camion di fascisti che gl’intimarono l’ “ALT”, lui non si fermò e così cominciarono a sparargli contro raffiche di mitra. Riuscì a ripararsi dietro un fosso e a mettersi in salvo .
I fascisti arrivarono sul finire del giorno successivo, ed allora accorsero tutti i partigiani che stavano in zona. Lo scontro a fuoco fu violento e quando terminò i fascisti fuggirono portandosi dietro i loro feriti, ripiegarono verso la piazza di Santa Maria e frettolosamente si diressero verso Otricoli.
Gaetano Di Blasi, che durante lo scontro a fuoco aveva scelto come postazione la terrazza della casa di Lorenzo Petrucci – il nostro contastorie – , venne colpito da una pallottola che gli attraversò la gola, ferendolo gravemente alla carotide. Era in una pozza di sangue quando Lorenzo, appena sedicenne, lo trovò sotto la porta finestra che cadendo aveva divelto. Le sue condizioni erano disperate, Orazio e Barabba rimasero con lui per assisterlo nell’agonia. A nulla valsero i soccorsi prestati, alle dieci e trenta di quella sera Gaetano morì. Orazio, si sentiva impotente, tanto più che durante lo scontro non aveva potuto combattere perché si era ustionato una mano nell’esplosione della chiesina di San Pancrazio, alcuni giorni prima. Per tutta la notte i compagni e la famiglia di Lorenzo Petrucci vegliarono Gaetano. Alle prime luci dell’alba, i fascisti con i tedeschi avevano circondato il paese, erano dappertutto, si vedevano nella macchia e per le strade. Orazio e Barabba cercarono di nascondersi in una porcilaia, ma durante il rastrellamento vennero catturati e trascinati sulla piazza del paese per essere interrogati. Tutta la popolazione fu obbligata ad assistere all’interrogatorio. Iniziarono con Orazio, un tenente dei fascisti gli domandò cosa avesse fatto alla mano, ma Orazio non rispose, così come rimase in silenzio quando gli chiese di rivelare il luogo dove stavano i partigiani. Lo freddarono con sei colpi di rivoltella in bocca: aveva compiuto venti anni il giorno prima. Una volta a terra gli spararono il colpo di grazia alla testa ed infierirono sul suo cadavere. Quando iniziarono ad interrogare Barabba, era talmente sconvolto e spaventato davanti a tanta crudeltà, che si dichiarò disposto a parlare. Lo portarono via e di lui si è persa ogni traccia.
La sera di nuovo tutti gli uomini furono costretti a presentarsi in piazza, davanti ai gerarchi fascisti, alcuni vennero malmenati e ad alcuni vennero tolte le scarpe, circa 25 persone furono arrestate e portate alle carceri di Terni. L’elenco era stato stilato con ogni probabilità da Matticari Natale, membro della Milizia repubblicana, fratello di Lorenzo, segretario del Fascio di Poggio . Nelle carceri di Terni le persone arrestate subirono violenze e torture tanto che uno di loro, il mulattiere Marco Di Rocco rimase per una settimana tra la vita e la morte, e c’è chi si ricorda che dalle carceri i familiari di “Fiocco” riportavano indietro i panni insanguinati.

Si viveva nella paura e nel sospetto, i delatori erano il nemico peggiore, il timore delle ritorsioni falsava gli atteggiamenti e le decisioni che si dovevano prendere. La popolazione civile era stata coinvolta così tanto nel meccanismo della guerra, che più la guerra diventava fratricida, tanto più era funzionale al sistema.

Gaetano Di Blasi, era nato a Calatafimi (Trapani), il 20 gennaio del 1923 , ex marinaio, dopo l’8 settembre 1943 arrivò a Poggio di Otricoli , e si unì alla lotta partigiana.

Orazio Costorella, era nato a Misterbianco (Catania), il 16 febbraio 1924. Arruolato con il 14° Reggimento autieri di Treviso, dopo l’8 settembre 1943, arrivò a Poggio di Otricoli e si unì alla lotta partigiana. Il 25 aprile 2006 è stato insignito da Carlo Azeglio Ciampi della medaglia d’oro al valor civile

Le notizie sono tratte dal libro Fischia il vento…Narni, 8 settembre 1943 – 13 giugno 1944, edito dal Comune di Narni, a cura di Carla Mariani, al tempo responsabile dell’Archivio Storico Comunale di Narni.

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