Il pentito Lo Verso: “Ho una statuetta che può riaprire il caso Manca” da: l’ora quotidiano

Il collaboratore di giustizia deponendo al processo Borsellino Quater: “Ho una statuetta della Madonna con il bambinello Gesù in braccio che mi regalò Provenzano di ritorno da uno dei viaggi a Marsiglia. Spero possa essere utile per risolvere l’indagine sulla morte dell’urologo”

di Patrizio Maggio

13 gennaio 2015

Una statuetta della Madonna potrebbe riaprire il caso di Attilio Manca, l’urologo trovato morto nella sua casa di Viterbo l’11 febbraio del 2004. Lo ha raccontato il pentito Stefano Lo Verso, deponendo al processo Borsellino Quater, nato dopo le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, che hanno riscritto la fase operativa della strage di via d’Amelio. “Ho una statuetta della Madonna con il bambinello Gesù in braccio che mi regalò Provenzano di ritorno da uno dei viaggi a Marsiglia. Spero possa essere utile per risolvere l’evento dell’urologo Manca” ha detto il collaboratore di giustizia, davanti la corte d’assise di Caltanissetta.

Proprio oggi la Commissione parlamentare antimafia si sta occupando del caso, ascoltando la deposizione del procuratore della Repubblica di Viterbo, Alberto Pazienti, e del pm Renzo Petroselli, titolari delle indagini sul caso dell’urologo assassinato. “Ci fu un incontro nell’agosto 2003, la casa l’avevo messa a disposizione io. Lui si era spostato in Francia. La prima volta in giugno ed era rientrato in luglio. Un’altra tra fine settembre e inizio ottobre, il mese successivo degli arresti per le talpe in Procura. Ecco nel mezzo ci fu questo incontro nell’agosto 2003 e c’era appuntamento con Ciccio Pastoia e Nicola Mandalà e lui mi portò un souvenir. Era una madonnina con bambino Gesù in braccio. Questa statuetta io la ricollegai al fatto che sicuramente Provenzano era stato in un luogo religioso e che quindi mi porta un pensierino”, ha raccontato Lo Verso interrogato dall’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino.

“Questa statuetta – ha continuato Lo Verso – io la tengo conservata non sotto l’aspetto che si tratta di un regalo di Provenzano ma perché questa madonnina possa essere utilizzata per risalire alle indagini che che possibilmente possono essere utili per risolvere l’evento che stanno cercando in tutti i modi i magistrati per il caso dell’urologo Manca che è stato, qualcuno dice è stato ucciso qualcuno qualcuno che si è suicidato. Io tengo tutto conservato per poter dare luce su questo evento”.

Calabria, se il No Global all’Università fa paura Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Si scatena a Catanzaro la polemica per la decisione dell’Università Magna Grecia di affidare all’ex parlamentare di Rifondazione comunista ed ex esponente no global Francesco Caruso una cattedra in Sociologia dell’ambiente e del territorio. A quanti polemizzano sulla decisione dell’Ateneo ha replicato l’ex deputato il quale ha evidenziato che la scelta dell’Università si è basata sul suo curriculum.
Il primo ad aver sollevato il caso è stato il presidente del consiglio comunale di Catanzaro, Ivan Cardamone (Forza Italia), il quale aveva osservato che “l’università di Catanzaro è statale e allora mi sembra normale sollevare un problema di opportunità morale ora che è stato affidato un incarico a Francesco Caruso. Non voglio entrare nel merito delle valutazioni effettuate dalla commissione, il mio dubbio infatti
è sull’opportunità di affidare la formazione di studenti ventenni, a chi si è reso protagonista di fatti controversi e le cui idee politiche sono quantomeno discutibili”.
A far eco alla polemica di Cardamone era stato il segretario del sindacato di polizia Coisp della Calabria, Giuseppe Brugnano, secondo il quale si tratta di una “nomina francamente inspiegabile che ci indigna e ci preoccupa per la ricaduta che potrebbe avere sugli studenti”.Il Coisp imputa a Caruso di essere stato artefice, pensate un po’, del movimento di Genova e di aver seminato marijuana nei balconi della Camera dei deputati. .
“Guardiamo all’aspetto positivo – afferma Caruso – di questa vicenda e cioè che esiste nel capoluogo calabrese un’istituzione di un certo rilievo, come l’università Magna Grecia, dove puoi insegnare anche senza avere padrini, padroni e padreterni alle spalle. Pur senza conoscere nessuno, mandi il curriculum e vieni valutato per quello che sei: dovrebbe essere la normalità, e invece già questo rappresenta un atto quasi ‘rivoluzionario’ in un ambiente come quello dell’accademia in Italia ancora soffocato da baronati e nepotismo”.
In favore di Caruso si è schierato il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, il quale ha evidenziato che “l’impegno di Francesco Caruso nei movimenti sociali, di recente tra l’altro incoraggiati persino dal Papa, viene stigmatizzato richiedendo sostanzialmente la messa al bando di un ricercatore sulla base della sua biografia politica”. Per il segretario della Cgil della Calabria, Michele Gravano, gli attacchi di cui è stato oggetto Francesco Caruso”manifestano chiusura culturale e concezioni di destra e illiberali”.

Italia in Ciad per grande esercitazione militare US Africom di Antonio Mazzeo da: lacittà futura

 

Forze armate italiane in Ciad per un’articolata operazione militare multinazionale sotto il Comando Usa. Il Ciad, uno dei paesi più poveri dell’Africa, ha visto accrescere nell’ultimo decennio il proprio ruolo di protagonista politico-militare regionale investendo il 2,6% del proprio PIL alle spese militari. Con l’Alenia in pole position tra le aziende fornitrici.

di Antonio Mazzeo

Dal 16 febbraio al 9 marzo 2015, un contingente italiano parteciperà a Flintlock 2015, la principale esercitazione di pronto intervento di US Africom, il Comando delle forze armate Usa per il continente africano.

Le operazioni saranno coordinate da un centro interforze nella capitale N’Djamena e si svolgeranno principalmente in Ciad e, secondariamente, anche in Camerun, Niger, Nigeria e Tunisia. A “Flintlock 2015” parteciperanno oltre 1.200 militari provenienti da venti paesi (oltre all’Italia, Belgio, Burkina Faso, Danimarca, Canada, Ciad, Estonia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Mali, Mauritania, Norvegia, Olanda, Repubblica Ceca, Senegal, Spagna, Stati Uniti e Svezia). “Sotto la guida dello US Special Operations Command Forward – West Africa, Flintlock è un’esercitazione congiunta finalizzata a perfezionare lo scambio d’informazioni a livelli operativi e tattici nella regione del Sahara e a promuovere una più stretta collaborazione e coordinazione”, spiega il Comando di US Africom. “Quest’esercitazione punta all’interoperabilità e alla capacity- building tra le forze militari anti-terrorismo del continente africano, dell’Occidente e degli Stati Uniti d’America. Essa rafforza le istituzioni responsabili della sicurezza e sviluppa la mutua cooperazione tra le nazioni aderenti alla Trans-Sahara Counter-Terrorism Partnership (TSCTP). Flintlock consente inoltre a US Africom di sviluppare le iniziative di addestramento militare e di cooperazione regionale multinazionale”.

La scelta del Comando Usa di svolgere in Ciad la maggiore esercitazione annuale del continente africano, è stata accolta con particolare favore dal governo e dalle autorità militari locali. “Si tratta di un evento importantissimo per la storia militare del nostro paese”, ha dichiarato il generale Zakaria Ngobongue, comandante dell’esercito del Ciad. “Le forze armate nazionali svilupperanno le attività addestrative di Flintlock ‘15 con la consapevolezza di contribuire al rafforzamento delle relazioni tra i militari dei paesi partecipanti e della loro capacità ad assicurare una condizione di stabilità per la crescita e lo sviluppo della regione. Quest’esercitazione premia l’impegno e il progresso dei nostri militari, in tutti questi anni, nel dare sicurezza e stabilità al nostro popolo”.

La disponibilità del Ciad ad ospitare “Flintlock 2015” è stata particolarmente apprezzata da Washington. “L’esercitazione multinazionale è un esempio perfetto della cooperazione regionale e internazionale tra partner africani, europei e nord americani”, ha dichiarato l’ambasciatore Usa in Ciad, James A. Knight. “Flintlock ‘15 si realizza grazie al successo e alle lezioni apprese nel corso delle precedenti esercitazioni, condotte ininterrottamente dal 2005 per ridurre il peso e ogni forma di sostegno delle organizzazioni estremiste violente”.

I giochi di guerra previsti nei prossimi mesi in Ciad sono stati al centro di un affollato convegno sulla “cooperazione alla sicurezza nella regione del Sahel”, tenutosi N’Djamena a metà dicembre, a cui hanno partecipato i leader delle comunità tradizionali del paese, i responsabili delle forze armate nazionali, l’ambasciatore statunitense Knight e il generale James B. Linder, Comandante in capo del Comando Usa per le operazioni speciali in Africa. “Le minacce che provengono dalle organizzazioni estremiste necessitano di un approccio più aggressivo da parte dei paesi della regione maggiormente colpiti”, ha dichiarato Sua Maestà il Sultano Tamitah Djidingar, presidente dell’Association of Tribal Leaders, co-organizzatrice dell’evento. “I militari non devono più essere visti come l’altro e non devono essere un’entità estranea”, ha aggiunto Sua Maestà il Sultano. “La coalizione civili-militari deve essere la cortina che sbarra la strada a tutte le forme d’estremismo, al terrorismo e ai trafficanti. Con l’ospitalità di Flintlock 2015, il Ciad ha un’opportunità unica per migliorare la partnership tra le forze militari della regione e internazionali, così come quella tra la popolazione civile del paese e le sue forze armate. Noi combatteremo insieme e insieme sconfiggeremo il male comune”.

Il Ciad, uno dei paesi più poveri dell’Africa, ha visto accrescere nell’ultimo decennio il proprio ruolo di protagonista politico-militare regionale. “Le crisi in Mali e nella Repubblica Centrafricana, in particolare, hanno fornito a N’Djamena l’opportunità di candidarsi a svolgere un ruolo militare e diplomatico sempre più incisivo in questi difficili teatri”, scrive Vincenzo Gallo in un suo recente studio pubblicato dal Centro Studi Internazionale – Cesi. “Tale atteggiamento proattivo ha avuto il triplice effetto di favorire il rafforzamento delle relazioni con quei Paesi occidentali impegnati nella lotta al terrorismo in Africa, in primis Francia e Stati Uniti, di dimostrare all’opinione pubblica internazionale la volontà del N’Djamena di impiegare le ingenti risorse destinate alla difesa non solo per scopi di sicurezza interna ma anche per il mantenimento della stabilità regionale, e infine di consolidare il proprio ruolo di attore emergente in Africa”.

Le scelte politico-militari del Ciad hanno però comportato enormi sacrifici in termini di risorse economiche e vite umane. “Nell’ultimo decennio gli ingenti introiti derivanti dall’estrazione di petrolio hanno permesso al Presidente ciadiano, Idriss Deby Itno, al potere ininterrottamente dal 1990, di investire cifre considerevoli nel settore difesa”, aggiunge Vincenzo Gallo. Stando ai dati ufficiali, nel 2011 il Ciad ha destinato il 2,6% del proprio PIL alle spese militari. La sola partecipazione alle operazioni in Mali con AFISMA (African-led International Support Mission to Mali) ha comportato una spesa di 114 milioni di dollari circa, mentre più di 30 militari ciadiani hanno perso la vita in combattimento. Discutibile nelle forme e negli esiti il contributo del Ciad alle operazioni di peacekeeping dell’Unione africana nella Repubblica Centrafricana; nell’aprile 2014, il governo ha formalizzato il ritiro del contingente di 850 soldati, dopo che era stato documentato che alcuni militari ciadiani avevano aperto il fuoco in modo indiscriminato contro i civili.

Attualmente, tra i maggiori fornitori di armi al paese africano compaiono l’Ucraina, il Belgio, la Russia, Israele, la Cina e, immancabilmente l’Italia. Nel 2014 l’azienda Alenia Aermacchi (gruppo Finmeccanica) ha consegnato all’Aeronautica militare ciadiana un aereo per il trasporto tattico C- 27J “Spartan”. Un altro C-27J era stato consegnato nel dicembre 2013. Per i due velivoli, il regime di N’Djamena ha sborsato più di 106 milioni di dollari; l’accordo con Alenia Aermacchi ha previsto pure la fornitura di supporto logistico, parti di ricambio, kit di protezione balistica, ricerca e soccorso.

Il grido della Nigeria: “Noi come la Francia. Non potete stare zitti”.Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

All’indomani della storica marcia contro il terrorismo a Parigi, che ha visto sfilare, tra altri 40 capi di Stato e di governo, in prima fila il presidente nigeriano Goodluck Jonathan, dalla Nigeria arrivano critiche all’Occidente accusato di ignorare la “tragedia” provocata da Boko Haram. Ad esprimerle è stato Ignatius Kaigama, arcivescovo cattolico di Jos, che, ricordando il grande sostegno e la grande solidarietà che la comunità internazionale sta dando a Parigi, ha affermato che “è necessario che lo stesso spirito si abbia nei confronti non solo dell’Europa, ma anche della Nigeria, del Niger, del Cameron”.

Intervistato dalla Bbc, l’alto prelato ha infatti ha sottolineato come questi paesi più poveri abbiamo bisogno che “risorse internazionali vengano mobilitate per combattere queste individui che portano tanta tristezza a tante famiglie”. L’arcivescovo ha parlato dopo che negli ultimi due giorni almeno 23 persone sono rimaste uccise in tre attentati provocati da kamikaze donne, una che sarebbe stata una bambina di 10 anni. “Siamo di fronte ad una tragedia monumentale che addolora tutta la Nigeria, ma sembra che siamo senza aiuto – ha detto ancora – perchè se avessimo potuto fermare Boko Haram, l’avremmo fatto subito. Ma invece continuano ad attaccare, uccidere e conquistare territori, con una totale impunità”. Per l’arcivescovo Kaigama infatti gli attacchi, in particolare quello dei giorni scorsi dove centinaia di persone sono state uccise dai terroristi islamici che hanno conquistato la città di Baga, costringendo i governativi ad abbandonare la base militare, mostrano che le forze armate nigeriane non sono in grado di fermare la furia di Boko Haram.
A chiedere il coinvolgimento della comunità internazionale per bloccare Boko Haram è anche Terre des Hommes, che esprime forte preoccupazione per l’evolversi del conflitto in Nigeria.

“Mancano le parole per descrivere queste atrocità. Questi episodi dimostrano un disumano disprezzo per il valore della vita di chi è più indifeso e non può sottrarsi agli ordini”, afferma Raffaele K. Salinari, presidente della Federazione Internazionale Terre des Hommes. “La comunità internazionale non può stare zitta – aggiunge – ma deve spingere il governo nigeriano a proteggere con maggiore determinazione la popolazione civile da Boko Haram. In maniera particolare vanno protetti tutti i luoghi frequentati dai bambini, prime tra tutte le scuole, dove il gruppo terrorista spesso sequestra i suoi futuri combattenti. Garantire tutti i diritti dei bambini, rafforzare l’educazione e la protezione dell’infanzia, in Nigeria come altrove, è una valida strategia per contrastare il terrorismo”.
Terre des Hommes è promotrice della Coalizione Stop all’Uso dei Bambini Soldato e da tre anni, con la sua Campagna “Indifesa”, è impegnata a difesa delle bambine nel mondo, con progetti concreti per migliorare la loro condizione e azioni di sensibilizzazione per denunciare le violazioni dei loro diritti.