Comunicato stampa: condanna dell’attentato terroristico a Parigi contro il settimanale satirico Charlie Hebdo

L’ANPI PROVINCIALE CATANIA condanna totalmente l’attentato terrostico contro il settimanale satirico Charlie Hebdo

Esprimiamo solidarietà alla redazione e ai giornalisti che difendono quotidiniamente la libertà di stampa

L’Isis va fermata ad ogni costo , colpendo sia le centrali di finanziamento e i centri di reclutamento

Esprimiamo il nostro cordoglio alle vittime di questo vile attentato

E gridiamo con forza : No AL TERRORISMO

La presidente Santina Sconza

 

La persona che serve (e che manca) alla sinistra italiana Fonte: Il Manifesto | Autore: Tommaso Nencioni

La questione del leader. Con alcune eccezioni colpisce l’assenza da noi di una riflessione su una delle caratteristiche più visibili di questo processo di ristrutturazione della sinistra di alternativa, e cioè il ruolo di forza trainante assunto dalle varie leadership.L’attuale clima inter­na­zio­nale pare par­ti­co­lar­mente pro­pi­zio alla ripresa di vigore, anche in Ita­lia, di una sini­stra di alter­na­tiva cre­di­bile e poten­zial­mente ege­mo­nica. Vicende a noi assai pros­sime, come quelle gre­che e spa­gnole, spin­gono in que­sta dire­zione. Al con­tempo, i modelli offerti dalla rina­scita socia­li­sta e popu­li­sta dell’America Latina comin­ciano a essere guar­dati con sem­pre meno sno­bi­smo e sem­pre più atten­zione anche in realtà come la nostra. Come se, in paral­lelo col degra­dare del Paese nel suo com­plesso a peri­fe­ria nelle gerar­chie del sistema-mondo attuale, la sini­stra ita­liana avver­tisse la neces­sità di un bagno di umiltà, di comin­ciare ad «abbe­ve­rarsi» a realtà in altre epo­che osser­vate con sprez­zante distacco. Ci si accorge, tra l’altro, che a sua volta la nuova ondata della sini­stra inter­na­zio­nale si avvale a piene mani della lezione del pen­siero cri­tico ita­liano, e in par­ti­co­lare di Anto­nio Gram­sci.
Con alcune ecce­zioni (buon ultimo Luciano Gal­lino, La Repub­blica, 16 dicem­bre), col­pi­sce tut­ta­via l’assenza da noi di una rifles­sione su una delle carat­te­ri­sti­che più visi­bili di que­sto pro­cesso di ristrut­tu­ra­zione della sini­stra di alter­na­tiva, e cioè il ruolo di forza trai­nante assunto dalle varie lea­der­ship. La ragione di que­sta rimo­zione ha le pro­prie radici nella sta­gione ber­lu­sco­niana appena con­clu­sasi: indi­vi­duando, giu­sta­mente, nel ber­lu­sco­ni­smo la nega­zione di tutti i prin­cipi e di tutte le prassi poli­ti­che ideal­mente appan­nag­gio della sini­stra, il per­so­na­li­smo, che del ber­lu­sco­ni­smo è stato strut­tura por­tante, è rifug­gito come ele­mento intrin­se­ca­mente nega­tivo. Ma, se l’espulsione del per­so­na­li­smo dall’arena poli­tica costi­tui­rebbe una ope­ra­zione in sé salu­tare, si corre il rischio di con­fon­dere per­so­na­li­smo e neces­sità di una lea­der­ship forte.

Un errore che il movi­mento ope­raio ita­liano si è sem­pre guar­dato bene dal com­piere. È stata piut­to­sto la Demo­cra­zia cri­stiana, nel corso della prima repub­blica, a scon­tare un forte defi­cit di guida cari­sma­tica. Paolo Bonomi, forse l’unico vero lea­der «popu­li­sta» della sto­ria Dc, è sem­pre stato guar­dato, nel suo par­tito, con (grata) dif­fi­denza. Non a caso il gruppo diri­gente doro­teo è stato dipinto da Piero Cra­veri un «con­do­mi­nio»; ed è stato facile iro­niz­zare sui Pic­coli, Storti e Mal­fatti che que­sto con­do­mi­nio si tro­va­rono ad ammi­ni­strare.
Lo stesso non può dirsi per i par­titi della sini­stra. Togliatti e Ber­lin­guer, Morandi e Nenni eser­ci­ta­rono una lea­der­ship cari­sma­tica sul movi­mento ope­raio, la cui forza con­tri­bui­sce, anche se solo in parte, a spie­gare quella delle orga­niz­za­zioni col­let­tive che si tro­va­rono a gui­dare. I fune­rali dei due lea­der comu­ni­sti, lungi dal rap­pre­sen­tare un epi­so­dio di stru­men­ta­liz­za­zione a fini di con­senso, rap­pre­sen­tano ancor oggi un momento insu­pe­rato di autoi­den­ti­fi­ca­zione col­let­tiva, come «popolo», di milioni di persone.

Biso­gna d’altro canto rico­no­scere che negli ultimi anni si è assi­stito ad un pro­li­fe­rare di «par­titi per­so­nali» subito eclis­sa­tisi assieme al lea­der di turno. Ma si deve fare atten­zione a non con­fon­dere lea­der­ship «media­tica» e lea­der­ship «popu­li­sta». La prima, pro­dotta dall’alto delle agen­zie pub­bli­ci­ta­rie e di son­daggi e senza anco­raggi col paese reale, asse­gna al «popolo» un ruolo del tutto pas­sivo, di frui­tore di un pro­dotto altrove con­fe­zio­nato. Il tele­spet­ta­tore, appunto. La lea­der­ship popu­li­sta, per sor­gere ed affer­marsi, ha biso­gno invece di alcune carat­te­ri­sti­che di natura imma­nente: una forte mobi­li­ta­zione dal basso; un comune sen­tire che si strut­tura attorno al lea­der, e una sua capa­cità di visione e di sin­tesi delle varie istanze popo­lari. Un «popolo» nasce, e si auto-identifica come tale, prima ancora che emerga il lea­der, con fun­zione di cata­liz­za­tore. Il «popolo» comu­ni­sta dei fune­rali di Togliatti, ad esem­pio.
Al di là delle appa­renze, dun­que, l’emergere della lea­der­ship popu­li­sta, a dif­fe­renza di quella media­tica, è sem­pre un pro­cesso col­let­tivo. Non è un caso che, nelle realtà con­tem­po­ra­nee cui si accen­nava all’inizio, l’affermarsi di una nuova lea­der­ship è sem­pre andato di pari passo con lo strut­tu­rarsi di sog­getti col­let­tivi e l’emergere di nuovi gruppi diri­genti. In alcuni casi (PT bra­si­liano, Syriza), sog­getti col­let­tivi pre-esistenti sono stati raf­for­zati; in altri (Pode­mos, Frente para la Vic­to­ria in Argen­tina) movi­mento popo­lare e lea­der­ship sono cre­sciuti in paral­lelo; in altri ancora (Psu Vene­zue­lano) il par­tito è stato creato in seguito alla presa del potere, a cer­ti­fi­care che, senza una rap­pre­sen­tanza sta­bile degli inte­ressi orga­niz­zati, la lotta ege­mo­nica rimane zoppa ed espo­sta a retro­cessi improvvisi.

Non è un caso, tor­nando all’Italia, che la crisi dei sog­getti poli­tici col­let­tivi della sini­stra di alter­na­tiva sia stata accom­pa­gnata, e faci­li­tata, (anche) da un vuoto di lea­der­ship, venu­tosi a creare ormai trent’anni fa con la scom­parsa di Ber­lin­guer. Per que­sto dovrebbe essere chiaro che la ristrut­tu­ra­zione di un sog­getto col­let­tivo forte, e l’individuazione di una lea­der­ship dotata di un’altrettanto forte capa­cità di dire­zione, lungi dall’entrare in con­trad­di­zione, costi­tui­scono com­piti impre­scin­di­bili al fine di pre­sen­tare un’alternativa di sini­stra cre­di­bile e poten­zial­mente ege­mo­nica anche nel nostro Paese.

Treni, dieci anni fa la strage di Crevalcore. Cgil e Usb: “Sulla sicurezza non è cambiato niente”Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Sono trascorsi dieci anni dalla strage di Crevalcore, che il 7 gennaio del 2005 causo’ 17 morti (di cui 5 ferrovieri) e 20 feriti. “Di quel terribile giorno ricordiamo il dolore e la rabbia. Dolore per le vittime innocenti, tra cui cinque ferrovieri, ma anche rabbia per una strage che si poteva e doveva evitare”, dice l’Usb in una nota. La ricorrenza di Crevalcore è anche al centro di un documento stilato dai famigliari delle vittime della strage di Viareggio (29 giugno 2009) in cui viene ricordata l’assoluzione degli imputati e l’errore umano del macchinista.

Da allora le cose non sembrano essere cambiate in meglio e il sindacato di base teme che il peggio possa ancora dover venire: “La cultura dei profitti, della privatizzazione strisciante, dell’abbattimento dei diritti e della sicurezza, la costante minaccia di licenziamento introdotta dal Jobs act e che sara’ utilizzata per ‘convincere’ quei ferrovieri che si rifiuteranno di mettere in circolazione convogli non a norma, temiamo che aumenteranno la impressionante serie di omicidi sul lavoro”; nel settore della manutenzione a partire dal 2006 si contano 51 i lavoratori deceduti. “Un costo inaccettabile conseguenza di un’organizzazione del lavoro che risente dei pesanti tagli all’occupazione e dell’esternalizzazione di attivita’ verso imprese private che pongono il profitto al di sopra della sicurezza”, protesta l’Usb nel comunicato in cui punta il dito anche contro “turni di lavoro sempre piu’ massacranti e dl’innalzamento dell’eta’ pensionabile che vorrebbe ferrovieri settantenni saltare fra i binari come grilli”.

Due casi fanno un campanello d’allarme. I deragliamenti avvenuti nei giorni scorsi a Guastalla nel reggiano e sulla Ferrara-Codigoro. La protesta arriva anche dalla Filt-Cgil: chiede che in Emilia-Romagna cessino di esistere linee ferroviarie “che, in termini di sicurezza, gia’ appartengono al futuro, quelle di Rfi, e altre che stanno ancora nel passato remoto”. Ovvero quelle di Fer, per le quali il sindacato chiede un investimento urgente per dotarle di sistemi di sicurezza e protezione avanzati che intervengono automaticamente fermando il treno quando, ad esempio, va troppo veloce o supera un segnale di stop perche’ magari il macchinista, per un malore, non e’ piu’ in grado di governare il convoglio. “I casi di Guastalla e sulla Ferrara-Codigoro- dice Alberto Ballotti, della Filt-Cgil, parlando alla ‘Dire’- indicano chiaramente che le linee Fer sono obsolete dal punto di vista della sicurezza e che quindi occorre portarle al livello di quelle gestita da Rfi. Non ha piu’ senso che nella stessa regione si abbiamo linee ferroviarie con cosi’ forti differenze in termini di apparati di sicurezza”. L’appello e’ rivolto a Tper, ma anche alla Regione. “Si apra un ragionamento per investire sulla sicurezza delle linee Fer; in particolare, per la Regione- dice il sindacalista- questa dovrebbe essere una priorita’: ricordiamoci che stiamo parlando di un 30% delle infrastrutture ferroviarie della regione”.

Oltre che sull’attrezzare le sue linee con dispositivi radio che ‘in remoto’ garantiscono la sicurezza dei suoi treni, per la Cgil Fer dovrebbe “fare un salto di qualita’ anche da un altro punto di vista” superando la situazione che la vede ancora oggi impiegare personale militare del Genio ferrovieri su alcune sue linee. “E’ una situazione che va avanti dal 2009- spiega Ballotti- in alcuni casi, stiamo parlando di sette-otto treni al giorno, per garantire il servizio si usa personale militare”; si tratta di macchinisti o di personale che svolge il compito di “secondo operatore di macchina”, un aiuto controllore per la sicurezza dei passeggeri, ma che non fa multe. “Lo facevano anche le Fs- ammette il sindacalista della Filt-Cgil- ma per gestire picchi di servizio o smaltimento di ferie, in Fer e’ ancora una prassi secondo noi ormai da superare; si passi ad una gestione piu’ normale. Peraltro, in caso di emergenza, questi militari sarebbero richiamati altrove e non potrebbero certo garantire il servizio ordinario”.

Parigi. Attentato al Charlie Hebdo: il bilancio sale a 12 morti. Assalitori in fuga. Prc: “Atto barbaro e vigliacco” Autore: Valerio Sebastiani da: controlacrisi.org

Due, o forse tre, i membri del commando vestiti di nero che gridando “vendichiamo il profeta” hanno fatto irruzione nell’edificio dove ha sede il giornale satirico francese, noto per l’ironia caustica e provocatoria con cui attaccava politici, gruppi religiosi e fondamentalisti islamici.
Sarebbero stati esplosi almeno trenta colpi dagli uomini incappucciati e armati di kalashnikov, provocando, fino ad ora, 12 morti, tra cui due poliziotti, e 5 feriti gravi. Tra i morti risultano firme importanti del giornale, nonché il direttore stesso, Stephane Charbonnier.Il settimanale francese è sempre stato al centro di aspre polemiche tra occidente e mondo islamico per la pubblicazione di caricature del profeta Maometto, tra cui una in particolare che raffigurava un Maometto nudo disteso su un letto, che ripete la battuta cult di Brigitte Bardot al regista che la inquadra: “E il sedere? Ti piace il mio sedere?”.

Intanto i sostenitori dell’ISIS esultano sui social network, nonostante non ci sia stata ancora una rivendicazione ufficiale. Così uno dei tanti tweet comparsi in rete: “Sono finiti per sempre i tempi in cui agli insulti all’Islam in Europa si rispondeva solo con manifestazioni di condanna da milioni di persone”

Dagli ultimi elementi che giungono da Parigi, pare che gli attentatori stiano fuggendo verso nordest, e abbiano abbandonato la macchina per strada nel 19/o Arrondissement di Parigi. Secondo altri media online, gli uomini in fuga avrebbero assalito un altro automobilista in quell’area.

Di seguito il commento ai fatti di Paolo Ferrero segretario di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea:
«L’attentato terroristico contro il settimanale satirico Charlie Hebdo é un atto barbaro e vigliacco che condanniamo nel modo più assoluto.
Nell’esprimere il nostro cordoglio per i giornalisti uccisi e la nostra solidarietà a chi ogni giorno pratica e difende la libertà di stampa, di parola e di satira, diciamo con forza che la barbarie integralista dell’Isis va fermata e se questo non è stato fatto è a causa dei gravi e pesanti appoggi di cui l’Isis gode tra vari alleati dell’occidente, come Arabia Saudita e Qatar. Si colpiscano i centri di reclutamento e le centrali di finanziamento e l’Isis si sgonfierà rapidamente. Parallelamente è assolutamente necessario che il Pkk Kurdo, che fronteggia gli integralisti con le armi in mano, combattendo l’Isis a Kobane, sia tolto dalla lista delle organizzazioni terroristiche. L’Isis è forte perchè gli amici degli occidentali la finanziano e perchè chi combatte l’Isis – come il Pkk – viene considerato dagli occidentali una organizzazione terroristica. Questa politica va rovesciata per sconfiggere l’Isis e la barbarie che rappresenta».