I partner della Nato allargata da: il manifesto.it

www.resistenze.org – osservatorio – della guerra – 17-12-14 – n. 524

15/12/2014

E’ tempo di anni­ver­sari per la Nato. Ad Amman (Gior­da­nia), il 9–10 dicem­bre, sono stati cele­brati i venti anni del «Dia­logo medi­ter­ra­neo».
Pre­senti il segre­ta­rio gene­rale della Nato Jens Stol­ten­berg e i 28 rap­pre­sen­tanti del Con­si­glio nord-atlantico, insieme agli amba­scia­tori dei 7 paesi part­ner: Alge­ria, Egitto, Gior­da­nia, Israele, Marocco, Mau­ri­ta­nia e Tunisia.

Tre anni fa, ha ricor­dato Stol­ten­berg, «durante l’operazione diretta dalla Nato per pro­teg­gere il popolo della Libia, sia la Gior­da­nia che il Marocco hanno dato impor­tanti con­tri­buti mili­tari: ciò è stato reso pos­si­bile da anni di coo­pe­ra­zione mili­tare tra i nostri paesi». Il «Dia­logo medi­ter­ra­neo» pre­vede infatti la for­ma­zione di uffi­ciali dei paesi part­ner alle acca­de­mie mili­tari Nato, tra cui il «Defense Col­lege» di Roma, e quella di forze spe­ciali da parte di «Squa­dre mobili di adde­stra­mento» inviate in loco dalla Nato. A tali atti­vità si aggiun­gono quelle pre­vi­ste dai «pro­grammi di coo­pe­ra­zione indi­vi­duale» della Nato con cia­scuno dei sette partner.

Il più impor­tante è quello con Israele, rati­fi­cato dalla Nato nel dicem­bre 2008, tre set­ti­mane prima dell’operazione israe­liana «Piombo Fuso» con­tro Gaza. Esso sta­bi­li­sce la con­nes­sione di Israele al sistema elet­tro­nico Nato, l’aumento delle eser­ci­ta­zioni mili­tari con­giunte e della coo­pe­ra­zione nel set­tore degli arma­menti, per­fino l’allargamento della «coo­pe­ra­zione con­tro la pro­li­fe­ra­zione nucleare» (igno­rando che Israele, unica potenza nucleare della regione, rifiuta di fir­mare il Trat­tato di non-proliferazione ed ha respinto la pro­po­sta Onu di una con­fe­renza per la denu­clea­riz­za­zione del Medio Oriente).

«Con la nascita dell’Isis e il dif­fon­dersi della vio­lenza e dell’odio in tutto il Nor­da­frica e Medio­riente – ha sot­to­li­neato Stol­ten­berg ai part­ner – tale siner­gia tra di noi è più neces­sa­ria che mai». E, rife­ren­dosi alla Gior­da­nia, l’ha defi­nita «un’isola di sta­bi­lità in un mare di tur­bo­lenza», lodan­dola per «il suo con­tri­buto alla sta­bi­lità della regione e alle ope­ra­zioni con­dotte insieme a paesi Nato». Lodi meri­tate: la Gior­da­nia ha con­tri­buito a creare il «mare di tur­bo­lenza», par­te­ci­pando prima alla guerra Nato che ha demo­lito lo Stato libico, quindi alla guerra con­dotta dalla Nato in Siria in modo coperto.

La Gior­da­nia, come la Tur­chia, costi­tui­sce la base avan­zata di tale ope­ra­zione che, con­dotta in siner­gia con Israele, mira a demo­lire non l’Isis (fun­zio­nale a tale stra­te­gia) ma lo Stato siriano. Per i loro meriti, ha annun­ciato Stol­ten­berg, le forze armate gior­dane entrano ora a far parte della «Forza di rispo­sta della Nato».

Cele­brato il ven­te­simo del «Dia­logo medi­ter­ra­neo», il segre­ta­rio gene­rale della Nato e i 28 rap­pre­sen­tanti del Con­si­glio nord-atlantico sono andati a Doha (Qatar) per cele­brare, l’11 dicem­bre, il decimo anni­ver­sa­rio della «Ini­zia­tiva di coo­pe­ra­zione di Istan­bul», la part­ner­ship tra la Nato e quat­tro monar­chie del Golfo: Bah­rain, Emi­rati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar. Stol­ten­berg ha citato «la cam­pa­gna di Libia quale esem­pio di come la Nato e i part­ner del Golfo pos­sono lavo­rare insieme». Nella guerra con­tro la Libia si distinse il Qatar che, come dichia­rato dallo stesso capo di stato mag­giore («The Guar­dian», 26 otto­bre 2011), infil­trò in Libia migliaia di com­man­dos agli ordini del Pentagono.

Lo stesso Qatar che oggi, come risulta anche da un’inchiesta del «Finan­cial Times», spende miliardi di dol­lari per finan­ziare e armare i gruppi isla­mici che com­bat­tono in Siria, com­preso l’Isis, soste­nuto anche da Kuwait e Ara­bia Saudita.

Sarà un caso che, a Doha, il segre­ta­rio gene­rale della Nato non abbia mai nomi­nato l’Isis?

 

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