ANPI new 145

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Racconterò una recente vicenda, piccola, ma significativa. Lo scenario è costituito dall’anniversario (il 45°) della strage di Piazza Fontana (...)

 

Il 10 dicembre, a Roma, nella sede nazionale dell’ANPI si è costituito un “Osservatorio” sulle riforme costituzionali, sulla legge elettorale e sul problema della rappresentanza dei cittadini, con la presenza di numerosi rappresentanti di Associazioni e di diversi soggetti, partecipanti a titolo personale(…)

 

ANPINEWS N.145

Mafia Capitale e la politica “mestiere” Fonte: il manifesto | Autore: Enzo Scandurra

GianniAlemanno

Vedo con cre­scente pre­oc­cu­pa­zione una pos­si­bile e pro­ba­bile solu­zione finale alla nota e ter­ri­fi­cante vicenda di «mafia Capi­tale». E cioè: una serie di arre­sti di noti e meno noti cri­mi­nali, una serie di con­danne a espo­nenti poli­tici presi tra tutti i par­titi, la car­riera inter­rotta di altri lan­ciati verso un suc­cesso per­so­nale sicuro, il discre­dito di per­sone magari ten­den­zial­mente one­ste ma che hanno avuto la sven­tura di «incon­trare» nel loro per­corso la rete del malaf­fare dif­fuso, il sacri­fi­cio di molti one­sti ancor­ché inge­nui, mal­de­stri o incauti. Dopo­di­ché fine di una brutta sto­ria; next please! si riparte. Il popolo dimen­tica rapi­da­mente, aiu­tato dai media sem­pre a cac­cia di sen­sa­zio­na­li­smi e nuovi untori.

E’ vero invece che diverse con­cause – che hanno radici lon­tane nella mala­po­li­tica — hanno con­corso insieme per con­durre l’amministrazione romana verso que­sto esito tra­gico e che a ten­tare un’analisi delle respon­sa­bi­lità, la rete delle com­pli­cità si pro­paga senza fine come le onde di uno sta­gno dove si è get­tato un sasso. Biso­gne­rebbe ana­liz­zarle con calma que­ste cause distin­guendo tra reati giu­di­ziari veri e pro­pri (a que­sto ci pensa la magi­stra­tura) e com­por­ta­menti poli­tici magari non per­se­gui­bili penal­mente ma che non assol­vono coloro i quali, magari più scal­tri, hanno cam­mi­nato sul filo della lega­lità per­dendo di vista la bus­sola dei codici ideo­lo­gici di rife­ri­mento e l’etica poli­tica. Da ultimo c’è il popolo romano, un popolo a volte cinico, disin­can­tato quello che, come ricorda Paso­lini, ha una sola espres­sione per mani­fe­stare il pro­prio stu­pore: «Anvedi oh!». Anche lui non è inno­cente, pronto sì a riti­rare la fidu­cia a chi ha sba­gliato, ma altret­tanto super­fi­ciale nel farsi ingan­nare da nuovi miti. Dif­fi­cile che que­sto popolo si tra­sformi in cit­ta­di­nanza attiva, sen­si­bile ai pro­pri doveri e ai pro­pri diritti; esso è sem­pre pronto invece a farsi abba­gliare da obiet­tivi sor­pren­denti (il nuovo sta­dio della Roma, le Olim­piadi pros­sime). Detto così quella romana sem­bre­rebbe una situa­zione senza vie d’uscita, ma è pro­prio a par­tire da que­sta cruda realtà che può pren­dere forza (altro che rim­pa­sti e com­mis­sa­ria­menti) l’ipotesi di un risve­glio della Poli­tica, intesa, come soste­neva Michele Pro­spero in un arti­colo di qual­che giorno fa (il mani­fe­sto del 3 scorso), come pas­sione ideale, impe­gno pub­blico, senza i quali tutto, prima o poi, ritor­nerà come prima. In que­sto qua­dro deso­lante c’è la soli­tu­dine di gran parte delle per­sone che con­du­cono una vita one­sta ma che non hanno più rap­pre­sen­tanti nell’amministrazione e nella poli­tica in gene­rale. Coloro che vor­reb­bero vedere una città pulita, che non nutrono ran­core nei riguardi dei poveri e degli immi­grati, che, anzi, li accol­gono e li aiu­tano, coloro che affron­tano con dignità le dif­fi­coltà quo­ti­diane, coloro che fanno bene il pro­prio lavoro anche quando è mal pagato e rischiano di rima­nerne fuori al minimo segnale di crisi. Ma costoro non fanno numero, spesso diser­tano le urne, sono silen­ziosi e tanto più ina­scol­tati, invi­si­bili e afoni nel circo della poli­tica che grida e strilla. Quando si parla di «par­te­ci­pa­zione» (parola diven­tata quanto mai insi­diosa da maneg­giare) è a costoro che biso­gne­rebbe pen­sare e par­lare, oltre che ascol­tare con umiltà. Per­ché anche il rito della cosid­detta par­te­ci­pa­zione, senza quel corol­la­rio di pas­sioni e virtù civi­che neces­sa­rio, senza un con­te­sto valo­riale che la defi­ni­sca, ha pro­dotto, e pro­duce, danni e nuove emar­gi­na­zioni. Essa assume il sapore di con­trat­ta­zione e di media­zione tra inte­ressi in gioco e, in nome del rea­li­smo poli­tico, scade assai spesso ad oppor­tu­ni­smo, puro adat­ta­mento alla realtà. Ogni volta che essa è stata invo­cata, sia da gruppi orga­niz­zati sia da ammi­ni­stra­tori scal­tri, ha inne­scato un corto cir­cuito che ha messo fuori gioco le voci più deboli e più fra­gili allar­gando la rete delle com­pli­cità. Ha, qual­che volta, creato ulte­riori aggre­ga­zioni di poteri che si sono som­mati a quelli già esi­stenti rafforzandoli.

A Roma, tutti lo dicono, non si è mai rotto il patto nefa­sto tra ammi­ni­stra­zione e «mat­tone», ovvero quella giun­gla di inte­ressi che ruota intorno al con­sumo di suolo, alle con­ces­sioni ad edi­fi­care facili, al trat­ta­mento dei rifiuti. Il ter­ri­to­rio resta sem­pre il con­vi­tato di pie­tra sia per­ché dispo­ni­bile a nuove (quanto inu­tili) costru­zioni, sia per­ché altret­tanto dispo­ni­bile ad acco­gliere i rifiuti pro­dotti dai cit­ta­dini. Forse Marino aveva ini­ziato a col­pire que­sti inte­ressi — ancora non lo sap­piamo con cer­tezza — ma certo qual­cuno, o lo stesso Sin­daco, dovrà pur farlo se dav­vero non vogliamo rima­nere impi­gliati in que­sto tra­gico destino ver­go­gnan­dosi di essere romani. Come mai biso­gna appel­larsi sem­pre più spesso, noi di sini­stra, alle parole di Papa Fran­ce­sco? «Oggi viviamo in immense città che si mostrano moderne, orgo­gliose e addi­rit­tura vani­tose. Città che offrono innu­me­re­voli pia­ceri e benes­sere per una mino­ranza felice ma si nega una casa a migliaia di nostri vicini e fra­telli, per­sino bam­bini. Città che costrui­scono torri, cen­tri com­mer­ciali, fanno affari immo­bi­liari ma abban­do­nano una parte di sé ai mar­gini, nelle peri­fe­rie, che demo­li­scono barac­che, imma­gini tanto simili a quelle della guerra»? Per­ché ci è acca­duto di non essere più noi a pro­nun­ciare que­ste sem­plici frasi? Ini­zia da qui la deca­denza della poli­tica che si fa mestiere e pro­fes­sione in nome di un’efficienza tec­nica senza volto, di un «buon governo» di pre­sunti one­sti che non sa da che parte stare e da che parte andare. Salendo su un taxi a Napoli, il con­du­cente venuto a cono­scenza della mia pro­ve­nienza romana, ha detto: «Sono con­tento di quanto vi sta suc­ce­dendo, sem­brava che la colpa fosse tutta di Napoli e di noi sudi­sti strac­cioni». Amara con­so­la­zione la sua per essere stati messi tutti insieme nel pan­tano nazionale.

Il voto pro-Palestina del Parlamento europeo. Spinelli, Maltese, Forenza: “Atto coraggioso”Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Il Parlamento di Strasburgo ha approvato ad ampia maggioranza una risoluzione sottoscritta da quasi tutti i gruppi che sostiene “in linea di principio” il riconoscimento dello Stato della Palestina sulla base dei confini del 1967, appoggia la soluzione a due Stati con Gerusalemme capitale e esorta la ripresa dei colloqui di pace. La risoluzione è stata approvata con 498 sì, 88 no e 111 astensioni. Un grande applauso di una larga parte dell’Aula di Strasburgo ha accolto oò voto, secondo molti osservatori storico, a sostegno dello stato della Palestina. In particolare, la risoluzione è stata il frutto della convergenza dei testi presentanti da cinque gruppi, quello del Ppe, del S&D, della sinistra Unita (Gue), dei liberali e dei Verdi, appoggiata anche da alcuni esponenti ‘grillini’ come Massimo Castaldo e Ignazio Corrao.Sul voto di Strasburgo hanno rilasciato una lunga Eleonora Forenza, Maltese e Spinelli, che parla di “un atto politico coraggioso e di grande importanza”. “L’Unione in quanto tale – aggiunge Ferrero – non parla ancora con un’unica voce in politica estera, e riconoscere gli Stati è legalmente prerogativa degli Stati”.

Di positivo, secondo Ferrero, c’è che l’Assemblea dell’Unione “ha forzato abitudini, tempi, pavidità, contro il parere delle destre più gelose delle sovranità assolute degli Stati, e con il suo voto ha affermato di voler esserci e di voler dire la sua parola inequivocabile, su una questione del Medio Oriente che, irrisolta, ha generato lungo i decenni un gran numero di guerre e di morti”. “In quest’ambito – proseguono – il Parlamento non ha esitato a lanciare un messaggio di disapprovazione nei confronti del governo israeliano, che si è adoperato in tutti i modi per evitare che l’Europa uscisse allo scoperto con questa dichiarazione, e si conquistasse un diritto di presenza e di parola politica in materia, seguendo la linea degli Stati dell’Unione che già hanno riconosciuto lo Stato Palestinese. L’Alto Rappresentante Federica Mogherini vedrà fortemente accresciuto il proprio peso e la propria influenza, se vorrà esercitarli, dopo la decisione dei parlamentari riuniti a Strasburgo”.

“Alcuni gruppi politici hanno tentato di dire che la risoluzione approva e legittima lo Stato palestinese a condizione che i negoziati di pace riprendano seriamente e abbiano successo – osservano ancora i tre parlamentari europei -. È un’interpretazione del tutto fallace della mozione approvata. Il riconoscimento «va di pari passo» con i negoziati di pace – questo dice letteralmente il testo – e la condizionalità fortunatamente non c’è”.

ISTITUITO PRESSO L’ANPI (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA) L’OSSERVATORIO SULLE RIFORME COSTITUZIONALI E SULLA LEGGE ELETTORALE.

ISTITUITO PRESSO L’ANPI (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA)  L’OSSERVATORIO SULLE RIFORME COSTITUZIONALI E SULLA LEGGE ELETTORALE.

ADERISCONO, TRA GLI ATRI, GUSTAVO ZAGREBELSKY, MAGISTRATURA DEMOCRATICA, NADIA URBINATI, ARTICOLO 21, ALFIERO GRANDI, DOMENICO GALLO, SANDRA BONSANTI E CORRADO STAJANO

Su richiesta di diverse Associazioni ed a seguito di una immediata manifestazione di disponibilità da parte della Presidenza dell’ANPI, si è costituito – il 10 dicembre – presso la sede nazionale dell’ANPI, in Roma,  un “Osservatorio” sulla materia delle riforme costituzionali,   della  legge elettorale e della rappresentanza dei cittadini, con la presenza di numerosi rappresentanti di Associazioni e di diversi soggetti, partecipanti a titolo personale. E’ stata chiarita, anzitutto, la ragione della scelta di creare un ”Osservatorio” presso l’ANPI, nel senso che i promotori ed i presenti hanno concordato sul valore anche simbolico di ritrovarsi in una sede in cui i valori ed i princìpi costituzionali sono al primo posto, non solo per la tradizione storica dell’Associazione, ma anche perché essi fanno parte delle stesse indicazioni statutarie dell’ANPI, che naturalmente non pretende di avere l’esclusiva in materia, ma la considera  tra le più rilevanti  delle proprie finalità ed è dunque la sede più idonea a costituire un punto di incontro per tutti coloro che assumono come bussola i valori della Costituzione.

In secondo luogo, si è cercato di precisare i contenuti, le finalità, e le modalità di azione dell’”Osservatorio”, concordando che gli aspetti “organizzativi” saranno meglio definiti in prosieguo, anche in via sperimentale, partendo peraltro dal presupposto della necessità di  disporre, per quanti credono nei valori della Costituzione e della coerenza interna  delle scelte in  essa espressa, di una sede di ricerca, di confronto, di riflessione e, occorrendo, di iniziative, che attualmente manca, con la conseguenza che ciascuno assume le posizioni che ritiene giuste e opportune, ma, senza un valido e continuo confronto e senza un coordinamento con altre posizioni, riflessioni ed iniziative.

D’altronde, è stato rilevato da tutti, che la riforma del Senato, così come quella della legge elettorale stanno procedendo in modo discontinuo, anche con improvvise accelerazioni, mentre gran parte dei cittadini è distratta da altre vicende, assai rilevanti in un periodo di grave crisi economica, politica e morale, e poco si conosce di quanto sta avvenendo nel contesto istituzionale. Da ciò la necessità non solo di fornire informazioni precise, ma anche di approfondire le delicate e complesse questioni in discussione, anche al fine di assumere posizioni precise e, per quanto possibile, concordanti. Convinzione comune e diffusa, dei partecipanti alla riunione e degli aderenti, è che siano in gioco problemi di portata rilevantissima, che riguardano in definitiva e prima di ogni altra cosa, gli spazi di democrazia di cui devono godere i cittadini e le stesse modalità e possibilità di esercizio della sovranità popolare.

All’”Osservatorio” hanno dato finora la propria adesione Associazioni come: Associazione per la democrazia Costituzionale, i Comitati Dossetti, La rete per la Costituzione, Art. 21, Magistratura democratica, Iniziativa 21 giugno (Lib Lab), l’Associazione  Giuristi democratici,  l’Associazione per il rinnovamento della sinistra, il Manifesto in rete, “Agire politicamente” (coordinamento cristiano democratico). C’è la disponibilità manifestata dalla  CGIL, particolarmente  in relazione alla legge elettorale; aderiscono – fra l’altro – diversi componenti della presidenza di Libertà e Giustizia, a partire dal  prof Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Costanza Firrao,  Sandro Materia; costituzionalisti come il prof. Villone, il prof. Azzariti e il prof. Pace, studiosi e personalità come Nadia Urbinati, Corrado Stajano, l’avv. Antonio Caputo, difensore civico del Piemonte, Raniero La Valle , Francesco Baicchi, Alfiero Grandi, Domenico Gallo, Carlo De Chiara, Anna Falcone, Felice Besostri, Vincenzo Vita, Valdo Spini (Presidente Fondazione Rosselli)  e molti altri, non meno significativi, che sarebbe difficile elencare, in questa sede, oltre al Presidente nazionale dell’ANPI,  prof. Carlo Smuraglia.

Molti degli aderenti erano presenti anche alla riunione del 10 dicembre; altri, non potendo materialmente  intervenire, avevano comunque manifestato  la loro adesione.

Il nuovo organismo,di  cui verranno nel prosieguo meglio definiti gli aspetti organizzativi e le modalità d’incontro ed iniziativa, nasce dunque sotto i migliori auspici, rifiutando – come tale – qualunque collocazione e appartenenza politica e qualunque pregiudiziale a favore o contro ma concordando sulla assoluta necessità di operare nell’interesse del Paese, per difendere e valorizzare la Costituzione repubblicana e gli stessi fondamenti della democrazia.

Naturalmente si tratta di un organismo aperto all’adesione di quanti si riconoscono nei suoi obiettivi e nei valori di fondo cui si ispira.

Roma, 17 dicembre 2014

L’ANPI provinciale di Catania augura Buone Feste e che il 2015 sia un anno di Pace e Democrazia

15