la Rosa Nera – Giuseppe Pinelli – Milano 13 dicembre 2014

Vauro: “Io non rispetto il fascismo!”

Partito Comunista del Giappone raddoppia seggi | Autore: Isabel Reynolds e Maiko Takahashi da: controlacrisi.org

Il Partito comunista giapponese come minimo raddoppierà i suoi seggi in parlamento, secondo un exit poll NHK, grazie alla sua piattaforma pacifista e anti-nucleare ha fornito l’opposizione più chiara alla politica del primo ministro Shinzo Abe.

Il JCP si prevede che conquisti tra i 18 e i 24 seggi, contro gli 8 prima delle elezioni, anche se la coalizione di governo può mantenere la sua maggioranza di due terzi nella camera bassa.
I comunisti hanno chiesto di rottamare un aumento delle imposte sui consumi previsto per il 2017 e che il Giappone rimanga fuori dalla Trans-Pacific Partnership, un accordo commerciale regionale favorito da Abe. Il leader del Partito Kazuo Shii si è opposto al riavvio delle centrali nucleari chiuse dopo il disastro di Fukushima nel 2011, così come alla rivisitazione della costituzione pacifista imposta dagli Stati Uniti per permettere al Giappone di difendere altri paesi.

“E’ l’unico partito di opposizione che agisce veramente come tale”, ha detto Tomoaki Iwai, un professore di politica presso Nihon University di Tokyo. “Sarà la scelta degli elettori scontenti.”

Fondato nel 1922, il Partito Comunista del Giappone è stato inizialmente un’organizzazione illegale i cui dirigenti furono perseguitati per l’opposizione all’aggressione del Giappone in Asia. Rifondato su una base giuridica legale dopo la guerra, la sua rappresentanza parlamentare ha raggiunto un picco nel 1979 con 39 seggi quando si oppose all’introduzione di una flat tax sulle vendite.

“Ho voluto fermare il LDP”, ha detto Kazuko Takahashi, una pensionata di 84 anni che vive in Tokyo, che ha detto che ha votato per i comunisti perché era preoccupata per i cambiamenti alla Costituzione pacifista. “Non voglio un’altra guerra. La mia generazine ricorda ancora la guerra e non posso lasciare che le cose tornino così com’erano”

il partito ha spinto per un aumento delle tasse sul reddito piuttosto che di quelle sui consumi per aiutare a tenere sotto controllo il debito pubblico più grande del mondo. Cerca inoltre di fermare la costruzione di una nuova base militare statunitense sull’isola di Okinawa.

fonte: Bloomberg 

traduzione di Maurizio Acerbo

A Roma il corteo “Né Mafia Né Capitale”. I movimenti per il diritto alla città dicono la loro su La Cupola Nera Autore: fabrizio salvatori

Si è svolto oggi aRoma il corteo dei movimenti della Rete diritto alla città per protestare contro Mafia Capitale. Con lo slogan “Né Mafia né Capitale”, il serpentone ha coperto il percorso da piazza Vittorio al popolare quartiere di San Lorenzo. In testa lo striscione con la domanda che ha dato il senso dell’iniziativa: ‘Questa città di chi pensi che sia?’. Alcuni manifestanti hanno portato in piazza due grandi coppie di mani di cartone: una coppia, nera e dalle dita adunche, a rappresentare “mafiosi, politicanti, fascisti e speculatori di ogni specie” con lo slogan “Giù le mani dalla città”. Ci sono poi invece le due mani gialle e ‘umane’: “Le nostre mani – si legge su un cartello – a sostegno della città” con “casa, reddito, cultura, solidarietà e partecipazione”. Molti hanno alzato i gonfaloni verdi della ‘Libera repubblica di S. Lorenzo’ con scritto ‘Sdogana reddito per tutti, diritti, welfare, beni comuni, scuola’. Tra la gente anche militanti dei comitati per l’acqua pubblica e appartenenti al ‘Gruppo Allaccio Popolare’, che hanno per simbolo l’idraulico dei videogiochi Super Mario.Tra i manifestanti lo storico leader dei movimenti Nunzio D’Erme, festeggiato al grido di “Daje Nunzio, bentornato tra noi”: D’Erme infatti, arrestato lo scorso 24 settembre è stato liberato proprio ieri dai domiciliari. Al corteo, preceduto da una band di ottoni, hanno partecipato diverse centinaia di persone; tra gli attivisti anche alcuni immigrati dei centri di accoglienza e famiglie con bambini in passeggino.Una grande scritta sull’asfalto ‘No privatizzazione’ con la vernice bianca sull’asfalto proprio ai piedi dei cancelli dell’Atac, in via Prenestina a Roma.

Tredicesime a rischio per una piccola impresa su quattro Autore: redazione da: controlacrisi.org

Una piccola impresa su quattro potrebbeessere costretta a non pagare o a rimandare il saldo dellatredicesima. E’ quanto emerge da un’indagine condottasu un campione di oltre mille imprese distribuite in tutte le regioniitaliane: il 27% degli imprenditori interpellati, tre puntipercentuali in più rispetto alla stessa rilevazione dello scorso anno, dichiara di non essere in grado di onorare il pagamento; tra questi,il 43% segnala che già l’anno scorso è stato costretto a nonrispettare con puntualità l’appuntamento con la tredicesima.

Tra le ragioni indicate per ‘giustificare’ ilmancato pagamento della tredicesima prevale l’eccessivaconcentrazione degli adempimenti fiscali in dicembre, indicata dal 63% delle imprese che sono costrette a non pagare; scende rispetto alloscorso anno la quota di imprese, il 35%, che denuncia la mancataconcessione da parte delle banche del prestito necessario a coprirel’esigenza di maggiore liquidità. Un’indicazione, questa, cherifletterebbe un primo, timido, segnale di inversione di tendenza nelsettore del credito.

“I can’t breathe”. Diecimila a Washington e quarantamila a NY per protestare contro le violenze della polizia | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Una folla pacifica, composta da circa 10.000 persone, ha conquistato ieri Pennsylvania Avenue a Washington marciando verso il Capitol Hill. Molti con le mani alzate, a simboleggiare i ragazzi neri disarmati uccisi dalla polizia. Molti con felpe e striscioni con la scritta ‘I can’t breathe’, non posso respirare, la frase pronunciata da Eric Garner poco prima di morire per mano di un agente. La marcia e’ in memoria e per chiedere giustizia per i casi piu’ eclatanti che si sono verificati negli ultimi anni: da Trayvon Martin a Tamir Rice, da Eric Garner a Michael Brown. A New York, 44mila persone hanno partecipato a un’altra marciada Washington Square fino al quartier generale del New York Police Department a lower Manhattan.

La famiglie dei quattro ragazzi sono simbolicamente riunite nella marcia. E le mamme rilasciano la prima intervista congiunta: ai microfoni della Cnn esprimono il loro dolore, ma anche la rabbia. ”I nostri figli sarebbero vivi se fossero stati bianchi” affermano. E cercano di spiegare come la comunita’ nera vive quella che per loro e’ una mancanza di giustizia. I poliziotti che hanno ucciso Brown e Garner non sono stati incriminati. Neanche la guardia privata responsabile della morte di Martin. Decisioni che hanno sollevato critiche e tensioni, come quelle a Ferguson dopo l’uccisione di Brown. E dato vita a un movimento spontaneo che, sotto la guida del reverendo Al Sharpton e della sua National Action Network, e’ arrivato alla marcia sulla capitale e nelle maggiori citta’ americane. ”Basta violenza della polizia”, ”Black lives matter”, la vita dei neri conta, sono alcuni degli striscioni agitati nella vie delle citta’ americane.
A New York circa 3.000 persone marciano verso il quartier generale della polizia per protestare contro l’atteggiamento razzista, confermato con il caso Garner ma gia’ emerso in passato con la pratica dello stop-and-frisk, fermare e perquisire, adottata nella maggior parte dei casi nei confronti dei neri. Il caso Garner, l’uomo di colore ucciso a Staten Island, ha riaperto il dibattito. ”Se fosse stato bianco e fosse stato preso a fare la stessa cosa, vendere sigarette, sarebbe stato fermato e non avrebbe perso la vita” afferma Gwen Carr, la madre di Eric Garner. Il video dell’uccisione mostra come l’uomo, disarmato e con le mani alzate, sia stato attaccato dagli agenti che non si sono fermati neanche quando a terra diceva di non poter respirare

Libri & Conflitti. Il Sale, un romanzo per gli amanti del genere introspettivo-psicanalitico Autore: carlo d’andreis da: controlacrisi.org

Il Sale di Jean- Baptiste Del Amo (Neo edizioni, pagine 272 euro, 16.00) è un romanzo che piacerà agli appassionati del genere introspettivo-psicanalitico.

L’invito a cena che Louise rivolge ai suoi tre figli Fanny, Albin e Jones, ormai adulti e lontani dalla casa paterna, diventa un’occasione per ognuno di loro di ripercorrere le loro vite, in qualche modo segnate da episodi accaduti dutante l’infanzia e l’adolescenza.

Un viaggio a ritroso nelle memorie individuali che in alcuni casi travalica le generazioni, alla ricerca di una motivazione, di una causa, una colpa o di un evento che ha forgiato un certo temperamento e causato un determinato destino.

Ne risulta un quadro familiare molto complesso in cui i genitori, e in particolare il padre, ”l’architetto coscienzioso e spietato della loro esistenza”, svolgono (e non poteva essere diversamente in una trama dai connotati spiccatamente freudiani) un ruolo centrale nella determinazione delle vite dei figli; esistenze che ci appaiono sempre più complesse nel lento svelamento delle loro tappe più significative. Sullo sfondo la città francese di Sète, vivace nei mesi caldi e malinconica d’inverno. E’ lo scenario ideale dove alla fine anche le vite più burrascose e ostinate ritrovano il loro porto tranquillo nella familiarità dei volti dei propri cari. Quei volti che ci accompagnano da sempre e che ci costringono a un bilancio del nostro vissuto.

Un testo ben scritto Il Sale, forse con un abuso di immagini retoriche consegnate al lettore quasi come un tentativo di stupire, laddove, c’è da dire, l’originalità stilistica che l’autore mostra di possedere, non le richiedeva. Il libro chiude con delle “Isole uniche”: pensieri definitivi dei personaggi che non avrebbero trovato spazio nell’organicità della narrazione.

Il sale, di Jean-Baptiste Del Amo
Neo edizioni
Prezzo: € 16.00
ISBN: 978-88-96176-15-3
Pagine: 272