Egitto/ Il primo Protocollo medico contro la violenza di genere sulle donne. da: ndnoidonne

A partire dal 2015 su tutto il territorio egiziano entrerà in vigore il primo protocollo medico per i casi di violenza sulle donne.

inserito da Zenab Ataalla

Cairo. E’ appena passato il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne e in concomitanza con la ricorrenza il Ministero della Salute egiziano ha lanciato una novità assoluta, un Protocollo medico da adottare contro le violenze di genere. Il documento redatto in collaborazione con l’UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, provvede a informare il personale medico sulle procedure da seguire in caso di violenze nei confronti delle donne. “Si tratta di una conquista che l’Egitto non era riuscito ancora a raggiungere nonostante i suoi sforzi per affrontare questo tipo di violenza” dice Mervat al Talawy, capo del Consiglio Nazionale per le Donne d’Egitto (NCW).
Il protocollo, che sarà operativo dal 2015, mira a circoscrivere le azioni da adottare in questi casi. Alle donne non sarà solo garantito il primo soccorso dopo il trauma fisico subito, ma avranno diritto all’assistenza psicologica e legale. Allee donne che hanno subito una violenza sessuale verrano effettuati degli esami per verificare l’eventuale contagio di malattie sessualmente trasmissibili o l’eventuale gravidanza. Elemento non trascurabile, nessuna verrà costretta a ritornare nella casa dove la violenza è stata perpetrata. In passato troppe volte, la paura di lasciare i mariti violenti e per di più di non essere accettate dalla famiglia di origine, ha spinto negli anni passati molte donne a non denunciare i loro aguzzini e andare avanti come se nulla fosse mai accaduto.

Si tratta di considerare le donne delle sopravvissute e di seguirle nel loro percorso riabilitativo senza mai giudicarle per quello che hanno vissuto. “Combattere la violenza contro le donne significa non solo arrestare e condannare i responsabili, ma significa anche dare alle donne un’assistenza adeguata in quanto le sole ed uniche vittime degli espisodi di violenza”, ha aggiunto al Talawi. Nonostante siano passati ormai quasi 20 anni dalla 4° Conferenza Internazionale sulle Donne, quella di Pechino, in cui il tema della violenza sulle donne è stato definito come una grave violazione dei diritti umani, l’Egitto è ancora passi indietro rispetto ad altri Paesi del mondo.

La pubblicazione nell’aprile del 2013 del rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Uguaglianza di Genere e l’Empowerment Femminile sui casi di violenza di genere in Egitto ne è la testimonianza. Più del 90% delle intervistate hanno confermato di aver subito una qualche forma di violenza, soprattutto dopo la rivoluzione del 2011.

E non conforta nemmeno il dato che riguarda la pratica delle mutilazioni genitali femminili. Vietate di fatto nel 2008, è ancora alta la percentuale delle bambine che vi sono sottoposte, soprattutto nelle aree rurali del Paese, dove sono l’ignoranza e la povertà a scandire la vita sociale delle comunità. Secondo il rapporto Unicef del 2008, è alta la percentuale delle donne con un’età compresa tra i 15 e i 49 anni che ha subito mutilazioni genitali. Parliamo del 95,2%, che si è ridotto ad un 91% nel 2013.

Dunque è plausibile affermare che le leggi ci sono, e le pene per chi commette violenza di genere contro le donne sono state persio inasprite con il nuovo Presidente El Sisi. Ma come sottolinea Mervat el Talawy “La nuova Costituzione egiziana garantisce alle donne molti diritti che però rimarranno solo lettera morta se non cambieranno la società e la cultura egiziana all’interno delle quali la violenza è radicata. Bisogna invece lavorare per cambiarle perché siano effettivamente riconosciuti alle donne il diritto ad una vita libera da violenze e abusi.”

| 02 Dicembre 2014

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