Caso Manca, oggi l’interrogatorio di Ingroia per le accuse contro i pm Autore: antonella frustaci da: controlacrisi.org

Antonio Ingroia, avvocato di parte civile della famiglia di Attilio Manca, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Viterbo per calunnia, colpevole di aver accusato i pm di detta procura di essere responsabili di ”inerzie e coperture” , e di essere autori di un vero e proprio ”depistaggio” nell’indagine sul caso dell’urologo di Barcellona Pozzo di Gotto trovato morto in casa sua a Viterbo,il 12 febbraio del 2004.

Attilio Manca fu trovato nella sua abitazione nudo, il naso fratturato, due fori sul braccio sinistro e una siringa priva d’ impronte sul pavimento; per gli investigatori si sarebbe trattato di overdose di eroina, nonostante il medico fosse notoriamente mancino. Attilio Manca era un medico, un luminare in campo urologico malgrado avesse solo 34 anni; si era laureato con il massimo dei voti all’Università Cattolica di Roma e si era specializzato in Francia. E’ stato il primo chirurgo italiano ad operare il cancro alla prostata con il sistema laparoscopico già nel 2002.

Secondo la famiglia, invece, la morte di Attilio è un omicidio di mafia, correlato alla copertura della latitanza del boss Bernardo Provenzano. Nell’autunno del 2003, Provenzano, sotto falso nome, si fece operare in Francia, a Marsiglia, con lo stesso metodo laparoscopico introdotto in Italia un anno prima dallo stesso Attilio Manca, che era in quei giorni, “nel sud della Francia per assistere ad un intervento chirurgico”; così disse durante l’ultima telefonata alla madre Angela Gentili che chiese di mettere agli atti i tabulati telefonici, che invece furono ritenuti dai titolari delle indagini, poco interessanti e fatti distruggere dopo 5 anni. A dirigerle, le indagini, il capo della mobile Salvatore Gava, noto alle cronache per aver falsificato un verbale sui fatti della Diaz, durante il G8 di Genova del 2001 e che è stato condannato a 5 anni di interdizione dei pubblici uffici, ma che solo 3 anni dopo i fatti di Genova indaga a Viterbo sul caso di Attilio Manca.

In un verbale, da lui redatto, asserisce che l’urologo non si era mai assentato dal posto di lavoro nel periodo in cui Provenzano si operava a Marsiglia. Qualche tempo dopo, una troupe del programma televisivo “Chi l’ha visto?”, scopre che Attilio Manca era mancato dall’Ospedale Belcolle di Viterbo, in cui prestava servizio, proprio nei 3 giorni in cui Provenzano era operato in Francia. A parlarne come omicidio di mafia è anche il pentito dei Casalesi Giuseppe Setola che però ha poi ritrattato le sue dichiarazioni quando queste sono state rese pubbliche. Se Ingroia parla di omissioni e di falsificazioni al limite “dell’insabbiamento”è per le troppe lacune nelle indagini, tante e tali da rendere evidente la scelta deliberata di farlo passare da tossicodipendente piuttosto che sollevare il velo delle connessioni tra Stato e Mafia. Tra le stranezze non rilevate : nell’appartamento non c’erano nemmeno il laccio emostatico, il cucchiaio scioglieroina, l’involucro che conteneva la sostanza stupefacente, le siringhe avevano persino il tappo salva-ago inserito. Dunque, per la Procura, il dottor Attilio Manca si sarebbe iniettato la dose di eroina, avrebbe lavato il cucchiaio, rimesso il tappo alle siringhe, sarebbe poi sceso giù per buttare nel cassonetto dell’immondizia il laccio emostatico e l’involucro (nella pattumiera di casa non è stato trovato niente) e risalito al suo appartamento per morire.

”Ci sono tutti i presupposti perché sia aperto un fascicolo dalla Procura di Palermo sul caso Manca collegato alla copertura della latitanza di Provenzano e all’indagine sulla trattativa Stato-mafia, entrambe di competenza dei magistrati di Palermo”.Questa la dichiarazione a margine della conferenza stampa rilasciata a Palermo dopo l’avviso di garanzia che,sottolinea Ingroia,-“così lo può fare solo un analfabeta del diritto o chi è in malafede, non si possono perseguire le cose che le parti dicono nel processo. “

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